bechini0807

Segue un intervento uscito ieri (1 agosto) su Il Manifesto sui temi in oggetto. Vi chiedo - se siete d'accordo - di pensarci su e mettere in piedi comitati per la raccolta delle firme. I moduli saranno pronti a settembre ed è da settembre che partirà la raccolta delle firme. Per maggiori informazioni: www. altragricoltura.net
Grazie, Ivano

Il 20 luglio 2007, presso la Corte di Cassazione abbiamo depositato due leggi di iniziativa popolare, la prima la chiamiamo Legge per la Sovranità Alimentare e la seconda è pensata per istituire il Referendum consultivo sugli OGM (in Italia non esiste lo strumento dei referendum consultivi). Il Comitato Promotore è stato promosso da Altragricoltura Foro Contadino e da altre associazioni e movimenti tra cui Equivita (comitato scientifico animalista) e l’Associazione Consumatori Utenti – ACU. Non a caso, fra i firmatari il deposito delle leggi, ci sono Gianni Cavinato (Associazione Consumatori Utenti), Fabrizia Pratesi de Ferrariis (Equivita) e Enrico Lucconi (particolarmente attivo con altri nella stesura della legge che indice il referendum sugli OGM). Ma cosa vogliamo? Con la Legge per la Sovranità Alimentare i contadini e i loro alleati propongono la strada per uscire dalla pesantissima crisi che sta investendo le campagne italiane. Nella legge si propone alle istituzioni di assumere i principi della sovranità alimentare come una delle chiavi possibili con cui affrontare il rilancio dell’agricoltura italiana, mettendo al centro gli interessi di chi lavora la terra e di chi consuma il cibo. La Legge per la Sovranità Alimentare, oltre che indicare principi, punta a realizzare spazi di partecipazione democratica con le Consulte per la Sovranità Alimentare e strumenti operativi nuovi come quelli contro il dumping, per promuovere il ciclo corto o l’Agenzia per la gestione dei beni comuni e le risorse naturali in agricoltura. Insomma, pensiamo all’agricoltura e alla ruralità come a un “bene comune”, esattamente come l’acqua e l’energia. La Legge che istituisce il Referendum sugli OGM, realizza il primo degli obiettivi della partecipazione democratica: quello di permettere ai cittadini con il proprio voto di decidere sull’introduzione degli ogm in Italia. La normativa europea prevede la consultazione popolare prima che gli OGM, sia pure nella forma della coesistenza, vengano definitivamente liberalizzati nella produzione. E’ arrivato il momento che il parlamento italiano, in ottemperanza al dettato normativo del legislatore europeo, convochi, con apposita legge, il referendum perché su questo tema così delicato i cittadini possano esprimersi per far valere i loro interessi contro le pressioni delle lobbies nazionali e internazionali del transgenico. Perché in Francia e Germania questo è possibile e in Italia no? A partire da Settembre si avvierà la campagna di raccolta delle firme che punta fin d’ora a realizzare il più ampio risultato, intervenendo per sei mesi in una vasta azione di sollecitazione della società. Il Comitato Promotore sta organizzando la rete territoriale e gli strumenti organizzativi di coordinamento perché la campagna di raccolta delle firme veda il protagonismo diffuso ed ampio di tutte le esperienze locali e di base, anche perché siamo convinti di avere il diritto di scegliere su questioni così delicate. Noi pensiamo che la Toscana possa dare un grande contributo a due proposte semplici quanto profonde e facciamo appello alle realtà di movimento, alle realtà contadine di base impegnate in vertenze, mobilitazioni e pratiche di economia etica oltre che alle realtà del consumo critico, dell’ambientalismo, del mondo accademico e delle istituzioni per costituire uno strumento operativo ampio e rappresentativo, che porti un grande contributo di idee e di migliaia di firme. Per info, contatti ed adesioni: toscana@altragricoltura.net

Ivano Bechini           Comitato promotore Leggi contadine

Maurizio Mazzariol  Soccorso Contadino - Altragricoltura

Rosa Pinamonti         Foro Contadino – Altragricoltura

da www.altragricoltura.net
testo legge sovranità alimentare
testo legge OGM

 

 

bancaetica

Questo il testo dell'intervento di Ornella De Zordo, capogruppo di Unaltracittà/Unaltromondo:

«Sono tra i proponenti di un Appello di amici e soci di Banca Etica che in questi anni hanno sostenuto il progetto della Banca e ne hanno condiviso gli obiettivi e l'ispirazione.
Crediamo in una finanza etica alternativa al sistema finanziario dominante. Una finanza etica fondata sulla partecipazione democratica , una finanza etica che sostiene progetti ed attività per una nuova economia, una finanza etica che non si compromette con i poteri economici e finanziari dominanti.
Il percorso di Banca Etica è stato faticoso ed entusiasmante. Dopo 8 anni di avvio di quel percorso è importante che i valori che ne stavano alla base siano rilanciati e non siano dimenticati o ridotti a pura declamazione, o addirittura persi.
Ci aspettiamo una Banca Etica che promuove la partecipazione democratica dei suoi soci, che si rinnova in continuazione promuovendo il ricambio democratico dei suoi gruppi dirigenti, che finanzia progetti di qualità di un'economia solidale innovatrice, una Banca che è riconosciuta come un'alternativa al sistema finanziario dominante.
Ci aspettiamo una Banca Etica capace di sperimentare pratiche finanziarie realmente diverse e non semplicemente di umanizzare un sistema della finanza che riduce l'etica a marketing.
Ci aspettiamo una Banca Etica che continui a puntare sulla pace, la solidarietà e la sostenibilità dello sviluppo.
Ci aspettiamo una Banca Etica - autenticamente democratica e popolare - che parte dal basso.
Non ci aspettiamo una Banca Etica che parte dall'alto e che non alimenta un dibattito al suo interno tra i soci e i suoi gruppi locali o che demonizza i punti di vista differenti definendoli residuali, una Banca Etica troppo presa da dinamiche di potere e della sua conservazione per poter ascoltare la vera voce della sua base.
Ci preoccupa l'idea di una Banca Etica che si fa coinvolgere in iniziative con banche che finanziano la vendita delle armi o che - senza le necessarie prudenze - investa in modo speculativo in mercati azionari dalla assai dubbia eticità, guadagnando dalla privatizzazione di una previdenza di cui andrebbe difeso il carattere pubblico.
Temiamo di scoprire una Banca Etica che rischia di perdere - giorno dopo giorno - il suo carattere alternativo e di innovazione. O che usa i suoi soci e i suoi gruppi locali in una democrazia di facciata, senza coinvolgerli direttamente nelle decisioni.In questi anni molte banche tradizionali hanno avviato operazioni (ovviamente da noi criticate) di finanza cosiddetta etica: fondi, partnership, investimenti ad hoc.
Banca Etica, senza i suoi valori originari, rischia di vedere appannarsi la sua immagine all'esterno, di perdere il suo carattere di alterità, di farsi sorpassare da queste e future iniziative, di perdere quell'impatto dirompente che aveva caratterizzato i suoi albori. Il rischio è che diventi una Banca - solo un po' più umana e corretta - come le altre.
Noi chiediamo che Banca Etica si apra ad una nuova stagione: quella dell'autentica partecipazione e del ricambio democratico dal basso che mette al centro i soci ed i gruppi locali , di un dibattito plurale e senza discriminazioni che dia spazio a punti di vista diversi , quella di una Banca che non rischia di rovinare la sua immagine facendo partnership con chi fa affari sulla vendita delle armi o speculando sui mercati azionari.
Noi chiediamo rispetto per tutti i soci, per tutti i gruppi locali e per i loro rispettivi ed anche diversi punti di vista.
Noi chiediamo che il prossimo Consiglio di Amministrazione si ispiri a questi valori e che apra una nuova stagione favorendo nuovi processi di partecipazione e di inclusione e di rinnovamento politico, culturale e gestionale della Banca.
Noi soci, simpatizzanti, amici del progetto Banca Etica chiediamo a coloro che si candideranno al prossimo Consiglio d'Amministrazione di prendere impegni precisi rispetto ai seguenti aspetti: - promuovere con pazienza la massima partecipazione di soci e clienti, attuando un deciso ed effettivol decentramento decisionale e favorendo l'eventuale ricambio manageriale;- rompere i rapporti con tutti i partner che siano - a qualunque titolo - coinvolti con le attività di commercio e produzione di armi e in altre attività dannose per la salute e l'ambiente;- utilizzare i fondi raccolti attraverso fondi comuni di investimento e fondi pensione in investimenti locali e responsabili, non soltanto - come oggi accade - verso titoli collocati in borsa, che sono troppo pochi, non bisognosi di capitali perchè già in grado di procurarsene, sganciati dai territori; - garantire che di ogni progetto finanziato dalla Banca venga svolta - e sia centrale nel processo di valutazione - l'analisi sociale ed ambientale, oggi realizzata solo per una quota dei prestiti concessi.Crediamo che - nella complessità della gestione di un operatore finanziario etico - questi quattro punti debbano costituire i capisaldi dell'azione, le colonne portanti di ogni scelta strategica.
Siamo disponibili ad ogni forma di aiuto e confronto sia necessaria per sostenere il progetto di Banca Etica e per rimarcarne la differenza rispetto alle tante operazioni di maquillage aziendale che sono in corso nel mercato finanziario.Banca Popolare Etica è un progetto straordinario che merita di continuare a raccogliere convinte adesioni di migliaia di cittadini e istituzioni: vanno cercate e trovate tutte le soluzioni per mantenerne intatta la forza e lo spirito originario. A partire dall'assemblea del prossimo 26 maggio.

PROMOTORI: ORNELLA DE ZORDO - ANDREA FERRANTE - MARCO GALLICANI - PAUL GINSBORG - GIULIO MARCON - ALESSANDRO MESSINA - RICCARDO PETRELLA - ALESSANDRO SANTORO - PIERLUIGI SULLO - ANTONIO VERMIGLI - ALEX ZANOTELLI Per adesioni
info@finansol.it - Info: http://www.finansol.it/?p=308». (fn)

 

 

 

 

valdinievole

Al Presidente della Regione Toscana

All’Assessore all’Urbanistica Riccardo Conti

All’Assessore all’Agricoltura Susanna Cenni

All’Assessore all’Ambiente Marino Artusa

Al Presidente del Consiglio Regionale Toscano

Ai Capogruppo Consiliari Regione Toscana

Loro Indirizzi

Vi scriviamo nuovamente chiedendoVi di modificare le normative urbanistiche della Regione che prevedono la possibilità di trasformare le serre in blocchi edilizi residenziali od anche commerciali, di servizi ecc.. Anche nell’incontro che abbiamo avuto con l’Assessore Conti in Valdinievole il 10 maggio sul PIT, l’assessore ha manifestato più volte l’esigenza di tutelare e salvaguardare il territorio e le attività esistenti. Vi chiediamo quindi di emanare con urgenza provvedimenti atti a bloccare l’edificabilità delle serre.

A tal fine precisiamo:

la superficie coperta da serre in Toscana è di 804 Ha di cui 240 Ha in provincia di Lucca, 235 Ha in provincia di Pistoia, certo non tutte trasformabili in case, ma è una superficie enorme;

le aziende che producono fiori e fronde nelle Province di Lucca e Pistoia sono 1.059 ed occupano complessivamente 11.000 addetti. Nel 2007 è stato istituito dalla Regione Toscana il Distretto Floricolo fra le province di Pistoni e Lucca con lo scopo di promuovere il comparto. Non è difficile immaginare che molti agricoltori preferiranno trasformare la propria serra in appartamenti giacché coltivando non potranno mai realizzare i soldi che potrebbero guadagnare costruendo case, contribuendo nei fatti a compromettere il florovivaismo toscano;

il presupposto che prevede che si possa considerare la serra un volume trasformabile in appartamenti è assurdo e illegittimo. La serra per sua natura è uno strumento indispensabile per la coltivazione, finita la sua funzione dovrebbe essere smantellata ed il terreno rimanere atto a coltivazioni;

la trasformazione della serra (con concessione) in case potrebbe aprire un varco immenso al cemento ed alla speculazione sempre molto attiva e pronta ed avere effetti devastanti sul territorio.

In attesa di una vostra cortese risposta vogliate gradire i nostri più cordiali saluti.

Pescia, 11 maggio 2007

Verdi Valdinievole   Legambiente Pistoia   Osservatorio Politiche Urbanistiche in Valdinievole

Rifondazione Comunista         Laboratorio di Pescia                    Comunisti Italiani Pescia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

energie

».. LO SAI CHE CON LE BOLLETTE ENEL ALLA VOCE A3 IL TUO FINANZIAMENTO PER FONTI
  RINNOVABILI NON VA  IN MAGGIOR PARTE AD ENERGIE PULITE COME SOLARE, EOLICO, FOTOVOLTAICO MA  AD
INCENERITORI DI RIFIUTI, RAFFINERIE, CENTRALI A CARBONE ?

 
».. LO SAI CHE L'UNIONE EUROPEA PER QUESTO HA GIA' AVVIATO UNA PROCEDURA  D' INFRAZIONE CONTRO  L'ITALIA ?

  a.. LO SAI CHE EX MUNICIPALIZZATE E IMPRESE PRIVATE DEL SETTORE CON LA COMPIACENZA DI MOLTI POLITICI PROPONGONO DI COSTRUIRE SEMPRE PIU' INCENERITORI DI RIFIUTI E CENTRALI A FONTI FOSSILI PERCHE' IN QUESTO MODO CHI LI GESTISCE GUADAGNA CON I NOSTRI SOLDI GRAZIE  A QUESTO MECCANISMO PERVERSO E VERGOGNOSO ?

 
».. LO SAI CHE CI SONO ALTERNATIVE REALI AGLI INCENERITORI ED ALLE FONTI FOSSILI INQUINANTI ?

 
».. LO SAI CHE SEMPRE PIU' RICERCHE DIMOSTRANO CHE GLI INCENERITORI ED ALTRE CENTRALI  A FONTI FOSSILI  SONO FORTEMENTE INQUINANTI E CAUSANO TUMORI ED ALTRE MALATTIE ?

E' ORA DI DIRE BASTA  A QUESTA VERGOGNA !

VOGLIAMO FINANZIARE LE FONTI VERAMENTE RINNOVABILI, VOGLIAMO PROMUOVERE LE RACCOLTE DIFFERENZIATE SPINTE CHE POSSONO ARRIVARE ANCHE OLTRE Il 75% , VOGLIAMO PROMOVERE LE ALTERNATIVE AGLI INCENERITORI  COME I TRATTAMENTI BIOLOGICI "A FREDDO"!

FIRMA LA PETIZIONE ON LINE ALLA COMMISSIONE EUROPEA ED AL GOVERNO ITALIANO

http://www.PetitionOnline.com/RESETINC/petition.html

 

 

 

 

calabria

Appello pro Congiusta

Mario Congiusta da tre giorni è in sciopero della fame per chiedere in maniera estrema l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale e quello delle Istituzioni sul problema della Giustizia e della Legalità in Calabria.

Ecco l'Appello che abbiamo predisposto come Comitato spontaneo di sostegno alla protesta di Mario Congiusta, che da tre giorni è in sciopero della fame per chiedere in maniera estrema l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale e quello delle Istituzioni sul problema della Giustizia e della Legalità in Calabria.
Vi invitiamo a dare la Vostra adesione e ad aver la buona volontà di inoltrare la presente e-mail a tutti i Vostri amici che ritenete possano essere interessati a darci una mano.
CORAGGIO! AIUTATECI A FAR DIVENTARE IL "CASO CALABRIA" UN'EMERGENZA DI INTERESSE NAZIONALE.
Uniamoci virtualmente alla protesta estrema e non violenta di Mario Congiusta, dei familiari delle vittime e dei ragazzi di Locri del movimento "E adesso ammazzateci tutti" per gridare all'Italia intera che "I CALABRESI HANNO FAME SOLO DI GIUSTIZIA"!

Grazie a nome di tutti noi.
per il Comitato Spontaneo di sostegno alla protesta di Mario Congiusta
Giovanni Pecora

Le eventuali adesioni possono essere inviate con le seguenti modalità:
1 - rispondendo in reply alla presente e-mail;
2 - inviando un fax al numero 178 227 1483;
3 - trasmettendo un telegramma a:
Mario Congiusta
c/o camper dei diritti negati
Piazza del Tribunale
89044 LOCRI (RC)
4 - telefonando o inviando un SMS ai numeri 339 488 6216 oppure 349 366 8216


^^^^^^

APPELLO A SOSTEGNO DELLA PROTESTA ESTREMA DI MARIO CONGIUSTA A LOCRI (RC)

Al Sig. Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano
Al Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri On. Romano Prodi
Al Sig. Ministro dell'Interno On. Giuliano Amato
Al Sig. Ministro delle Finanze Dott. Tommaso Padoa Schioppa
Al Sig. Ministro della Difesa On. Arturo Parisi
Al Sig. Ministro della Giustizia On. Clemente Mastella

LORO SEDI

Signor Presidente della Repubblica, Signor Presidente del Consiglio, Signori Ministri, il nostro conterraneo calabrese Mario Congiusta, padre del giovane imprenditore Gianluca assassinato a Siderno (RC) poco più di un anno addietro, ha iniziato dal 13 c.m. uno sciopero della fame come estremo e disperato tentativo di porre all'attenzione delle SS.LL.
non solo la richiesta di avere giustizia per suo figlio e per tutti i morti ammazzati calabresi per i quali non si hanno ancora esiti certi né di indagini né processuali, ma soprattutto per richiedere con forza il potenziamento dell'organico dei magistrati inquirenti applicati presso la Procura della Repubblica di Locri e per l'invio di contingenti di Forze dell'Ordine e militari specializzati nel controllo del territorio per rafforzare la presenza numericamente assolutamente insufficiente delle forze già presenti sul territorio calabrese.
A parte la straordinarietà della protesta, che vede un padre di famiglia mettere il proprio personale sacrificio a servizio dei diritti negati all'intera collettività dei suoi corregionali e non per rivendicare qualcosa legato alla sua persona o di suoi familiari, e questo a dimostrazione di quanto stia crescendo il senso civico e la coscienza civile nella nostra regione, ci preme evidenziare il fatto che Mario Congiusta è un uomo con gravissimi problemi di salute.
Mario rischierebbe veramente di morire a causa della sua protesta estrema, e a nulla fino ad oggi sono valse le offerte di una "staffetta" simbolica di sostituirlo nello sciopero della fame presentategli dai ragazzi di Locri del movimento "E adesso ammazzateci tutti" e da altri di noi, che comunque hanno iniziato assieme a lui già da ieri lo sciopero della fame.
Per questo motivo presentiamo alla Vostra attenzione questo appello, ad ognuno per le sue competenze istituzionali: il Signor Presidente della Repubblica nella Sua veste innanzi tutto di garante dei diritti costituzionali di tutti i cittadini italiani, nonchè di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura; il Signor Presidente del Consiglio nella qualità di primo rappresentante dell'Esecutivo che dovrebbe assumere il ruolo di coordinamento per i diversi provvedimenti urgenti in merito alle legittime richieste di Mario Congiusta; il Signor Ministro dell'Interno per le competenze in merito delle attività delle Prefetture interessate e per la gestione delle forze di Polizia; il Signor Ministro delle Finanze per la realizzazione di un piano straordinario investigativo e di controllo della Guardia di Finanza e degli Uffici delle Entrate; il Signor Ministro della Difesa per le competenze relative non solo all'Arma dei Carabinieri ma anche dei reparti speciali dell'Esercito specializzati nel controllo del territorio; il Ministro della Giustizia per gli opportuni interventi ispettivi sugli uffici giudiziari calabresi e per il raccordo con il CSM.
Mario Congiusta sta mettendo a repentaglio la sua vita come un eroe, e noi non possiamo permettergli questo sacrificio sublime ma assolutamente inutile, perchè a noi calabresi la gente come Mario serve viva e vitale per portare avanti il nostro desiderio di riscatto per la nostra terra.

PER QUESTO MOTIVO

facciamo appello alle SS.LL. affinchè vogliano dare nelle prossime 48 ore, prima che danni irreversibili possano ledere la salute di Mario Congiusta, un segnale chiaro e forte di attenzione ai problemi da lui sollevati.
Lo slogan che accompagna lo sciopero della fame iniziato da Mario Congiusta è "NOI CALABRESI ABBIAMO SOLO FAME DI GIUSTIZIA".
Con queste parole, che nella loro crudezza e semplicità racchiudono tutto il dramma di questa nostra terra, vogliamo concludere questo Appello, nella speranza che per la Vostra sensibilità umana ed Istituzionale non cadrà nel vuoto dell'indifferenza né della retorica.

L'appello di Mario Congiusta e' l'appello di quei tanti calabresi che da tempo in movimento vogliono risposte definitive e concrete su una presenza reale ed efficace dello stato in Calabria.
Come Mario Congiusta abbiamo solo fame di giustizia e di sicurezza sul nostro territorio. non ne possiamo più di dovere sopportare il giogo e la presenza mafiosa che forte ed indisturbata continua ancora ad agire nella nostra regione. Ed allora se lo Stato e le sue Alte Istituzioni hanno veramente a cuore la Calabria, facciano sentire una volta per tutte la loro voce ed affermino concretamente la loro autorità.
LA FORTE PROTESTA PACIFICA E NON VIOLENTA DI MARIO CONGIUSTA E' ANCHE LA NOSTRA, E' QUELLA DI TUTTI I CALABRESI ONESTI.
Essa necessita di una risposta vera e non più rinviabile.
Noi calabresi mobilitati e stretti in questo momento attorno a Mario Congiusta chiediamo unitamente a lui ed ai ragazzi che lo stanno affiancando nello sciopero della fame un vero rispetto ed una vera attenzione rivendicando con orgoglio e dignità il diritto di potere operare e convivere liberamente nella nostra terra.

PER IL COMITATO SPONTANEO DI SOSTEGNO ALLA PROTESTA DI MARIO CONGIUSTA A LOCRI
Giovanni Pecora

Primi aderenti:
Movimento dei ragazzi di Locri "E adesso ammazzateci tutti",
Calabria Protagonista, Associazione Pic-Asso, Associazione
antimafia "Rita Atria", Associazione Ulixes, Calabrialibre, Calabria-
lavoro.it, Calabria Protagonista, Calabria Solidale, Centro Studi
Regionale "G. Lazzati", Governo Civico per la Calabria, Movimento
Giovanile Salesiano Calabria, Osservatorio antimafia,
Osservatorio "Falcone-Borsellino-Scopelliti", Pastorale diocesana
giovanile Locri, Studenti in Movimento.

Lunedì, 16 ottobre 2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

lanzillotta

riceviamo e pubblichiamo

Care/i, come da impegno preso nella riunione della campagna Stop Bolkestein dell’8 settembre scorso vi inviamo una proposta di lettera appello per fermare il DDL Lanzillotta. Vi preghiamo di mandare le adesioni delle diverse reti in tempi brevi inviandole a marcattac@email.it o a pavanelli@fpcgil.it .

Un caro saluto.

Rosa Pavanelli e Marco Bersani

SI FERMI IL DISEGNO DI LEGGE “LANZILLOTTA”. SI APRA UNA AMPIA E PARTECIPATA DISCUSSIONE NEL PAESE SUI BENI COMUNI E I SERVIZI PUBBLICI

Siamo associazioni e reti di movimento, organizzazioni sindacali e politiche, territoriali e nazionali. In questi anni abbiamo contribuito a costruire vertenze, mobilitazioni e proposte per una nuova idea dello spazio pubblico che avesse al centro la definizione e la salvaguardia dei beni comuni e dei servizi pubblici, come fondamento del contratto sociale e come base della democrazia partecipativa.

Abbiamo contrastato le politiche liberiste volte, dentro una logica di svalorizzazione della gestione pubblica, a consegnare ai privati e ai mercati finanziari beni primari come l’acqua e l’energia e beni sociali come l’insieme dei servizi pubblici locali.

Abbiamo contrastato l’idea che il mercato sia l’unico regolatore della società, opponendoci all’accordo Gats dentro l’Organizzazione Mondiale del Commercio e alla direttiva Bolkestein dell’Unione Europea. Abbiamo chiesto a gran voce e in tutte le sedi che fosse collettivamente definito lo spazio dell’interesse generale e dei diritti sociali –beni comuni e servizi pubblici- come indisponibile alle logiche di mercato, essendo l’efficacia sociale la sua unica ragion d’essere.

Riteniamo i servizi pubblici locali il luogo deputato all’esercizio della democrazia e della partecipazione da parte delle comunità locali che si definiscono tali proprio per la condivisione di beni e servizi all’interno di un comune territorio.

Abbiamo preso atto positivamente di come il programma di governo dell’Unione abbia deciso di “mantenere in mano pubblica proprietà e gestione dell’acqua”, ma riteniamo che quanto scritto a proposito dell’acqua abbia una valenza più generale e debba coinvolgere l’insieme dei beni comuni e dei servizi pubblici che rendono esigibili i diritti fondamentali dei cittadini.

Del resto, venti e più anni di politiche liberiste hanno dimostrato di non mantenere quanto dichiarato dai loro sostenitori : le liberalizzazioni e le privatizzazioni hanno comportato dovunque peggioramento delle condizioni di lavoro, aumento delle tariffe, diminuzione della qualità dei servizi. Oltre a un depauperamento delle conoscenze acquisite in anni di gestioni pubbliche e ad uno svuotamento del controllo democratico e della partecipazione sociale.

Crediamo che sull’intera questione, così come sta avvenendo in Europa, debba essere aperta una grande e articolata discussione nel Paese, mettendo in pratica percorsi di partecipazione a tutti i livelli, locali e generali, dando voce all’intelligenza sociale che in questi anni di protagonismo e di emersione dei movimenti ha prodotto proposte ed esperienze alternative e praticabili.

Non va in questa direzione il DDL 772 (meglio conosciuto come “Lanzillotta”), approvato al Consiglio dei Ministri il 30 giugno e già presentato al Senato, perché apre al mercato lo spazio dei servizi pubblici locali, settori strategici per il benessere e la stessa economia delle comunità locali. Inoltre, prevedendo l’obbligo di messa in gara di tutti i servizi pubblici locali, ad eccezione del servizio idrico integrato, determina le condizioni per una preoccupante diminuzione dello spazio pubblico che pregiudica fondamentali diritti sociali e svilisce il ruolo, l’autonomia e il pieno esercizio della funzione pubblica degli Enti e delle comunità locali.

Non è un caso che su questo aspetto anche l’ANCI esprima severe critiche e proponga sostanziali modifiche.

Lo consideriamo negativo nel metodo, perché tenta di risolvere solo dentro percorsi istituzionali un tema che riguarda l’insieme della società e che avrebbe bisogno per essere definito di un grande percorso di partecipazione sociale.

Percepiamo oltretutto una certa fretta nel volerlo portare ad approvazione, con il concreto pericolo che venga addirittura inserito come allegato alla Legge Finanziaria.

Chiediamo con forza e determinazione, al Governo e alle forze politiche che lo compongono di desistere, se mai vi sia, da una simile intenzione. Chiediamo che la discussione del DDL 772 sia sospesa nel suo specifico e che invece si apra un percorso aperto di discussione pubblica e partecipata sulla definizione dei beni comuni e dei servizi pubblici, sul governo pubblico e partecipativo della loro gestione a partire dal coinvolgimento delle comunità e degli Enti Locali, delle organizzazioni sindacali, delle realtà associative e di partecipazione sociale.

Un percorso nuovo, aperto, democratico, senza scorciatoie. Un altro mondo. Che è possibile.

 

 

 

 

 

 

 

CONTRO APPELLO PER L’OCCIDENTE E L’ORIENTE PER IL SUD E PER IL NORD

Una risposta laica e cristiana al sen. Marcello Pera

Firma e fai firmare! http://www.arcoiris.tv/appello_pera/risposta_controappello/   Il senatore Pera ha pubblicato un Appello in cui raccoglie tutto l'afflato razzista della Fallaci, accusa l'Europa di non essere cristiana, vuole imporre una sottomissione totale alla cultura e alla politica statunitense in difesa di quella che lui chiama la "civiltà occidentale" che s'identifica con la teoria aberrante dei neo-teo-con. Anche da un punto di vista cristiano questa teoria è semplicemente una eresia e la negazione dei
fondamenti cristiani ed evangelici. Sono convinto che il Pera voglia costituire un partito politico per spartirsi le spoglie del partito-azienda berlusconiano, quando dopo il 10 aprile inizierà la diaspora dei disperati. Non è più tempo di tacere, bisogna testimoniare che in Italia vi sono ancora donne e uomini che pensano con la loro testa e non sono xenofobi come lui e i suoi alleati leghisti. Siamo per un mondo aperto, libero e complesso.
Egli non ha il diritto di appropriarsi indebitamente la rappresentanza del cristianesimo, anche se parte del clero fornica con lui.
Egli ha raccolto circa 8000 firme, noi dobbiamo superare le 10.000.
A tutti un grazie riconoscente per l'attenzione.
Paolo Farinella, prete
Dott. Angelo Cifatte
Il sito dove firmare è il seguente: http://www.arcoiris.tv/appello_pera/risposta_controappello/

 

 

PETIZIONE PER CHIEDERE A CIAMPI LA MEDAGLIA D'ORO AI "RAGAZZI DELLA FORTEZZA"

In questi giorni è stata concessa la medaglia d'oro a un italiano, Quattrocchi, presente in Iraq per "lavoro", caduto nelle mani di sequestratori che lo hanno ucciso. È stato detto che, prima dell'esecuzione, ha chiesto loro di non essere bendato per "dimostrare come sa morire un italiano".

Il 31 marzo 1944, ALDO CALUGI, operaio di Pontelungo, 20 anni appena, catturato dai fascisti, condannato a morte per essersi rifiutato di arruolarsi nell'esercito collaborazionista della repubblica di Salò, gridò al plotone di esecuzione: "NON VOGLIO ESSERE BENDATO, VOGLIIO VEDERE IN FACCIA CHI MI AMMAZZA!".

Dimostrò, insieme ai compagni uccisi con lui (VALORIS, ALVARO E VINICIO) di essere UN GRANDE ITALIANO innamorato dell'Italia, a chi l'Italia aveva portato al disastro e resa schiava dell'invasore nazista.

Sono passati più di 60 anni: quanto ancora dobbiamo aspettare per vedere assegnata una medaglia ai nostri eroi? Chiediamo al nostro Comune, alla nostra Provincia, al Presidente Ciampi, quello che ai nostri ragazzi spetta da tempo. E lo facciano subito!

Il Presidente Ciampi, almeno per coerenza, non potrà rifiutarla.

Tutti i cittadini della provincia di Pistoia sono perciò invitati a firmare la petizione presso il Circolo Garibaldi, Corso Gramsci 52, Pistoia.


Circolo Arci Garibaldi

Gruppo Teatro Ragazzi

A.N.P.I Pistoia

 

 

 

 

Pistoia Sud

Pistoia 30/04/2006

Att: Sindaco del Comune di Pistoia
Presidente Circoscrizione n.2
Commissione edilizia della Circoscrizione n.2
Arch. Perugi
Ing. Evangelisti
Assessore alla viabilità Fedi-Assessore urbanistica Ginanni

PETIZIONE DEI COMITATI RIUNITI DI PISTOIA ZONA SUD “CONTRO CORDOLI E BARRIERE” e “MONTESECCO”
(Riunione della cittadinanza del 28/04/2006)
NON VOGLIAMO BARRIERE TRA LE NOSTRE CASE E LE NOSTRE FAMIGLIE

I cittadini della zona Pistoia Sud e residenti delle strade limitrofe a Via Guicciardini , Via Berni e Via Toscana (Via Bassa della Vergine, Via Fiorentina, Via Erbosa, Via Martino Bianchi, Via Monfalcone, Via di Montesecco, Via G.B.Vico, Via Filangeri, Via Guido Rossa, Via Udine, Via dei Salici, Via IV Novembre, Via F. De Sanctis, Via Castel dei Frosini, Via Beccaria, Via Gorizia, Via V. Peloni, Via M. Romagnoli, Via Spallanzani, Via Parallela Sud, Via Bonellina, Via di Canapale, Via Calamandrei, Via A. Manzoni, Via F. Vannucci) si sono riuniti dietro invito dei Comitati Riuniti in data 28/04/2006 presso la Sala Cinema della Parrocchia della Vergine.
L'assemblea partecipata da circa 100 persone ha evidenziato seri problemi legati alla trasformazione in atto della viabilità a Sud della città, che non rappresenta un miglioramento della vivibilità della zona ma anzi ha fatto emergere aggravandoli disagi già esistenti.

La zona a sud di Pistoia, fortemente sviluppatasi con sempre nuovi insediamenti intorno alle vie storiche di comunicazione e di circolazione interna sopra indicate, sin dagli anni '50 è stata pianificata urbanisticamente come zona verde e residenziale della città; questa sua identità è stata mantenuta coerentemente nel tempo e ne è segno la recente preoccupante ristrutturazione del vecchio Mulino Bini con circa 70 appartamenti, la futura ristrutturazione dell'area Banci ed altri insediamenti nascenti.
Per questo motivo la linea viaria di collegamento Via Guicciardini, Via Berni e Via Toscana a servizio del traffico extraprovinciale e pesante si è rivelata nel tempo un'importante errore di progettazione, una ferita viaria che divide tuttora il quartiere ove soprattutto pedoni, bambini, anziani e ciclisti per comunicare tra case, famiglie e servizi l'attraversano continuamente e pericolosamente ogni giorno.
Il cosiddetto miglioramento della viabilità non è tale per la gente della zona, non risolve il problema ma lo aggrava e sembra pensato senza considerare che la gente qui ci vive, cammina ed attraversa quotidianamente il quartiere e che desidera continuare a farlo in sicurezza e tranquillità per se stessa, per i propri cari, soprattutto anziani e bambini.

La previsione di una maggiore fluidità del traffico, soprattutto quello pesante, non libera il quartiere dal pericoloso attraversamento di TIR e dall'alta densità del traffico e serve interessi che non appartengono alla gente del posto. Tale tratto di strada viene trasformato in una vera e propria autostrada e le strade circostanti in nastri di viabilità che obbligano i veicoli a circo-girotondi inquinanti e costosi per raggiungere luoghi attualmente facilmente accessibili.
Soprattutto l'attraversamento di questa superstrada sarà nei fatti impossibile, sia materialmente che per evidente prudenza e ragionevole ansia collettivamente diffusa e che renderà per prima cosa gli anziani autosufficienti in anziani handicappati, chiusi nelle proprie case (per andare in Chiesa, al Supermercato, in Farmacia, al Cimitero della Vergine, agli asili ecc.. dovranno farsi trasportare da parenti), i bambini dovranno aspettare di essere sempre accompagnati dai genitori in qualsisi piccolo spostamento e quindi penalizzati nella loro crescita responsabile e nella loro autonomia, gli adulti ciclisti e rispettosi dell'ambiente saranno costretti a lasciare la bicicletta a casa ed usare macchine per gli spostamenti.
E' stato sottolineato che questo significa "azzerare" completamente la possibilità di vivere ed usare normalmente e senza pericolo il quartiere ed in poche parole abbassarne la sicurezza e la qualità della vita.

I Cittadini sostengono che qualsiasi forma di programmazione del territorio deve tenere in giusta considerazione le loro legittime istanze e bisogni, e rispettare standard indicati dalla comunità per la tutela della persona e della qualità della vita.
Nello specifico i cittadini hanno evidenziato

1. L'imminente attuazione della delibera datata 25 ottobre 2005 che prevede la nuova viabilità della zona Sud con sbarramento degli incroci: Via Erbosa, Incrocio del Fagiolo e Via Bassa tramite spartitraffico, già in fase avanzata di realizzazione (incrocio di Via Erbosa chiuso), ed indicata da codesta Amministrazione come soluzione ottimale al fine di eliminare il traffico gravante sullo Sperone e sulla Via Fiorentina è da considerarsi assolutamente improponibile. Questa soluzione appare ancora più grave se si pensa alla prospettiva che tale sbarramento interesserà tutto il tratto stradale da rotonda di s.Agostino a rotonda della Vergine e che la conseguente velocizzazione del traffico su una superstrada percorsa da mezzi pesanti dividerà in modo inesorabile e definitivo un quartiere residenziale, che si è sviluppato armonicamente intorno alle sue storiche vie di comunicazione ed incroci (Via Erbosa, Via Fiorentina e Via Bassa della Vergine per l'appunto).

2. Qualsiasi modalità di attraversamento pedonale e ciclabile tramite strisce e/o semafori anche a chiamata, di una della strada ad alto scorrimento veloce (superstrada) percorsa anche da mezzi pesanti è stata allo stesso modo considerata improponibile in quanto ritenuta pericolosa e non in grado di garantire ai cittadini il sicuro attraversamento del proprio quartiere e l'accesso ai vari servizi (scuole medie ed elementari, tre asili nido, farmacie, supermercati ecc) dislocati da una parte e/o l'altra degli incroci del Fagiolo, della Via Erbosa e della Via Bassa della Vergine.

3. Il contesto urbano suddetto, composto da famiglie di residenti abitanti al di là e al di qua dei citati incroci è da considerarsi e da rispettare nella sua identità urbanistica di quartiere unico e che in quanto tale non può essere diviso da uno spartitraffico che obbliga i cittadini tutti a munirsi di auto, anche quando non ce ne sarebbe bisogno solamente per raggiungere nuclei familiari, amicali e comunitari che risiedono all'interno del quartiere stesso compromettendone drasticamente una discreta seppur migliorabile qualità della vita.

Quindi

I CITTADINI CHIEDONO

1. L'immediata rimozione delle barriere che impediscono il normale uso dell'incrocio di Via Erbosa e la non attuazione della chiusura di Via Fiorentina e di Via Bassa della Vergine.

2. La messa in sicurezza dell'attraversamento della Via Guicciardini senza barriere architettoniche

3. Incontro della cittadinanza con il Sindaco e i responsabili tecnici e politici della progettazione della suddetta nuova circolazione del traffico nell'area del Fagiolo e delle zone ad esso adiacenti al fine di cercare, nel più completo senso civico di tutti, altre soluzioni, alternative, che certamente ci sono e che siano assolutamente meno invasive e devastanti, per i residenti e cittadini tutti, di quella proposta dalla sopraddetta delibera in questione e che soprattutto siano utili a riciclare il traffico pesante ed ad alto scorrimento su altri circuiti viabili oltre Via Guicciardini, Via Berni e Via Toscana rispettando i reali bisogni dei residenti di Pistoia-Sud.

COMITATI RIUNITI DI PISTOIA-ZONA SUD
MONTESECCO & CONTRO CORDOLI E BARRIERE

 

 

 

 

 

 

appello

Appello firmato da :
Andrea Bagni, Beppe Banchi, Ornella De Zordo, Maurizio De Zordo, Francesco Francisci, Paolo Gaccione, Paul Ginsborg, Carlo Lucchesi, Corrado Mauceri, Siliano Mollitti, Mario Monforte, Andrea Montagni, Valeria Nardi, Anna Nocentini, Sara Nocentini, Roberto Passini, Luca Ragazzo, Nicola Rotondaro, Monica Sgherri, Claudio Tamburini, Sandro Targetti, Massimo Torelli, Giovanni Varrasi

Le ultime elezioni ci lasciano un risultato positivo e una strada da percorrere: il risultato è che Berlusconi ha perso, e una destra impresentabile non è più al governo.Tutti siamo chiamati alla realizzazione di questo percorso: partiti, movimenti, associazioni, cittadini, soggetti sociali, tutte le esperienze che insieme hanno determinato la vittoria dell'Unione.
L'apporto della Toscana sarà fondamentale, con il suo ricco contributo di esperienze di base, di reti di soggetti, di mobilitazioni, come lo è stato per sconfiggere Berlusconi. Per fare questo è importante che in Toscana si colmi un grave ritardo qual è l'assenza politica e sociale del progetto dell'Unione. Non ci riferiamo necessariamente al quadro dei governi locali, l'Unione di cui parliamo è lo spazio politico in cui si incontrano, si confrontano e agiscono le forze politiche e le istanze sociali che provengono dal territorio che si sentono parte di una coalizione politica attiva e plurale che sta per governare il paese: questa è la risposta al voto del 61% delle donne e degli uomini della nostra regione.

E' necessario per questo essere capaci di attivare e intrecciare i diversi livelli, istituzionali, politici e sociali, per contribuire alla riapertura di una stagione più avanzata rifuggendo da qualunque tentativo di autoreferenzialità, trovando la «strada per l'Unione» nelle nostre realtà locali. Allo stesso tempo crediamo che l'Unione saprà dare risposte adeguate se sarà presente una sinistra forte, in cui le diverse soggettività (partiti, movimenti, associazioni) lavorino in rete per interpretare le istanze sociali emergenti, e renderle protagoniste ai diversi livelli, aprendo una nuova fase di confronto politico tra società e istituzioni: questa è la sfida che ci attende e che ci vedrà presenti e protagonisti in tutte le articolazioni della società.


A margine di quest'appello assolutamente condivisibile, anche se dichiaratamente non rivolto ai governi locali, è difficile non cercare una trasposizione su Pistoia: come è possibile trovare una linea di comunicazione, e di percorso comune, tra la societá civile e l'establishment ulivista, in una situazione chiusa e stagnante come quella pistoiese, dove i partiti sembrano sempre piú comitati d'affari, con una amministrazione comunale così ostile e incomunicante con le realtà sociali, disinteressata persino alla valorizzazione del principale organo elettivo comunale (il Consiglio) ?

 

 

 

 

 

ripetitore

All'Att:

Sindaco
Giunta Comunale
Consiglieri Comunali

(Bertinelli Samuele, Barontini Francesca, Venturi Giuseppe, Vannucchi Mirco, Taffini Giorgio, Orlandini Sandro, Mariani David, Colombo Salvatore, Bruni Pierpaolo, Giampaoli Alice, Francini Daniele, Giudice Nicola, Mazzieri Luciano, Anichini Roberto, Mazzocchi Maurizio , Fusari Andrea, Guiducci Giuliano, Laing Simona, Buiani Lisabetta, Vettori Marco, Billero Rosalia, Vettori Albano, Mazzotta Pietro, Civinini Umberto, Soldi Vittorio, Marulli Carlo, Montalti Beppino, Niccolai Alberto, Capecchi Alessandro, Cipolla Roberto, Zuccherini Giorgio,, Barbarito Nicola, Bartolomei Alessio, Vannucci Iole, Parisi Antonio, Federighi Giorgio, Gestri Maurizio, Bennati Ezio, Cipriani Jessica
Durante Carlo(.

Desideriamo richiamare la vostra attenzione invitandovi  a prendere posizione sulla questione riguardante l'istallazione di un'antenna di telefonia mobile nel parco di Montesecco.
Nonostante il Comitato avesse già richiesto spiegazione sui lavori in corso, senza alcuna risposta da parte degli uffici comunali competenti, sono andati avanti lavori che hanno eretto l'antenna su una larga piattaforma di cemento ed hanno previsto nuovi scassi sul noto parco di Montesecco (vincolato e protetto rispetto a qualsiasi lavoro di trasformazione del suolo), apertura di una strada in mezzo al parco, assodata con calcinacci non da discarica pieni di plastica e vetri,   cementificazioni e posizionamenti di linee elettriche con interramenti e pozzetti in una zona che come è noto è:

  1. Parco pubblico
  2. Zona a vincolo paesaggistico
  3. Zona a vincolo in altezza  sud di Pistoia

Soprattutto richiamiamo l'attenzione del Sindaco, Giunta e Consiglieri che si evidenzia una TOTALE MANCANZA  DI IMPATTO AMBIENTALE.
la localizzazione di tale antenna, di cui è a tutti noto la nocività sulle persone è situata in zona ad alta concentrazione urbanistica, nel mezzo di un centro abitato,  servizi commerciali, vicina ad un asilo e non lontana dalle scuole.

Chiediamo quindi che  sia oggetto di discussione in Consiglio
  1. La legittimità della concessione edilizia data per tale installazione
  2. il  regolamento sull'istallazione delle antenne adottato dal Comune
  3. il piano di localizzazione delle antenne sul nostro territorio
  4. la messa a tutela del parco di Montesecco da scempi e degradi e la sua apertura in sicurezza ai cittadini
  • Ci aspettiamo che il Consiglio Comunale nella sua totalità si adoperi per sollecitare la RIMOZIONE DI TALE  apparecchiatura DAL UN SUOLO PUBBLICO E TUTELATO  DI MONTESECCO e per la sospensione dei lavori in corso  in quanto fattore di seria deturpazione dell'ambiente, di  uomini donne e bambini che li ci abitano.
  • Ci aspettiamo che il Consiglio Comunale si adoperi seriamente per la realizzazione definitiva del PARCO DI MONTESECCO nel rispetto della natura del luogo e dei cittadini che lo hanno richiesto ed ottenuto.

Confidiamo sulla sensibilità ed impegno civico della Giunta del nostro Consiglio Comunale e sul suo interesse   per la difesa della bellezza della nostra città, della sua vivibilità e dei suoi abitanti.  Speriamo inoltre a questo giro di poter evitare incresciose azioni legali a tutela di quanto i cittadini dovrebbero vedersi semplicemente assicurato dai propri governanti.

Cordialmente e
buon lavoro

Comitato di Montesecco
(membro del Coordinamento dei Comitati Cittadini)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

precariato

Appello contro la precarietà

Stop precarietà ora

Noi, donne e uomini che in questi anni hanno lottato contro il liberismo e la guerra, per un altro mondo possibile, vogliamo impegnarci a suscitare e organizzare un grande movimento contro la precarietà.

La precarietà del lavoro e delle condizioni di vita segna oggi donne e uomini, occupati e disoccupati, nativi e migranti.

Le donne sono le più colpite dai processi di precarizzazione del lavoro, dallo sgretolamento e dalla privatizzazione dei sistemi pubblici di servizio alla persona. La lotta contro la precarietà è parte della lotta per l’autodeterminazione.

La condizione migrante concentra su di sé tutti gli aspetti della vita precaria, per le lavoratrici, per i lavoratori e per le loro famiglie. La lotta per la parità dei diritti per i migranti, per la fine della persecuzione nei loro confronti, per la chiusura dei Cpt, per la fine della schiavitù dovuta al vincolo del permesso di soggiorno legato al posto di lavoro, fanno parte della lotta contro la precarietà e di quella per i diritti universali di cittadinanza.

La lotta contro la precarietà oggi si svolge in tutto il mondo, dalla Francia agli Stati Uniti, al Nord come al Sud, e percorre la società, la cultura, la politica con conflitti sempre più diffusi ed estesi.

In Italia è giunto il momento di rivendicare un cambiamento radicale di tutta la legislazione che in questi anni ha precarizzato il lavoro e la vita sociale. Si devono estendere conflitti e movimenti nella società per conquistare il diritto a condizioni di vita dignitose, per la libertà di decidere per sé e per il proprio avvenire.

Per queste ragioni proponiamo come primi terreni e obiettivi comuni di mobilitazione, i seguenti punti:

1. L’abrogazione delle tre leggi simbolo della politica per la precarietà del governo delle destre, la legge 30, la legge Bossi-Fini sui migranti, le leggi Moratti sulla scuola e l’università e di tutte le disposizioni e decreti a esse collegati.

2. La fine del regime della precarietà a vita che oggi tocca milioni di lavoratrici e lavoratori. La riscrittura di tutta la legislazione sul lavoro e sull’occupazione, per mettere fine a tutte le forme di precarietà permanente e diffusa, per combattere il lavoro nero e sottopagato, per contrastare la caduta dei salari, la flessibilità selvaggia negli orari, il peggioramento delle condizioni di lavoro. Per questo bisogna mettere in discussione anche la Legge 196 del 1997 e procedere alla riscrittura del Codice Civile. Il lavoro a termine deve tornare a essere solo un eccezione e dovrà in ogni caso garantire salari e contributi più alti del lavoro a tempo indeterminato.

Lo sblocco delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni e l’assunzione a tempo indeterminato, con contratto di lavoro pubblico, dei precari che lavorano nei servizi pubblici, nelle pubbliche amministrazioni, nella scuola, nella sanità, nelle università e negli enti di ricerca. Senza un lavoro stabile non vi può essere un servizio pubblico adeguato che garantisca a tutti i diritti di cittadinanza.

Nuove norme contro le imprese pubbliche e private, che si «smontano» (tramite appalti, trasferimenti di ramo d’azienda, esternalizzazioni) con il solo scopo di ridurre diritti e salari. Occorre affermare il principio di responsabilità della impresa su tutta la filiera del lavoro e riassorbire all’interno delle strutture pubbliche il lavoro esternalizzato che garantisce diritti tutelati dalla Costituzione. Va garantita la centralità del pubblico nel collocamento dei lavoratori.

3. La redistribuzione delle ricchezza, per aumentare le retribuzioni e per conquistare la garanzia del reddito e della contribuzione pensionistica in ogni periodo della vita, anche attraverso il ripristino di una pensione pubblica adeguata e sufficiente. La lotta contro la precarietà nel lavoro e nella vita delle persone (e, in primo luogo, delle giovani e dei giovani), impone la necessità di estendere e qualificare la tutela dei diritti sociali per tutte e tutti, nativi e migranti – a partire dal diritto alla casa, alla sanità, all’istruzione – e di introdurre forme universali di garanzia del reddito, sia attraverso trasferimenti monetari che con servizi gratuiti (in particolare scuola, salute, trasporti, cultura).

4. L’estensione a tutti i lavoratori dei diritti sindacali, del diritto ad essere reintegrati nel posto di lavoro a seguito di licenziamento senza giusta causa, del diritto di sciopero, della diritto alla rappresentanza sindacale. L’estensione dei diritti di democrazia, di decisione e di partecipazione, a tutti gli aspetti e momenti della vita sociale e lavorativa delle persone, a partire da una legge che garantisca una piena e reale democrazia nei luoghi di lavoro.

5. La messa in discussione delle politiche liberiste a livello europeo. In particolare occorre cancellare la direttiva Bolkestein e quella sugli orari di lavoro e contrastare alla radice ogni tentativo di mercificazione dei beni comuni, di privatizzazione dei servizi pubblici, di concorrenza al ribasso tra aree e paesi sui diritti sociali e del lavoro.

Proponiamo questi punti all’iniziativa, al confronto, alla discussione di tutte le forze sociali, politiche e culturali e ci diamo appuntamento per sabato 8 luglio a Roma, per una grande assemblea che sviluppi e approfondisca i contenuti di una piattaforma di lotta contro la precarietà.

Questa assemblea avvierà un percorso di mobilitazione che sfocerà tra la fine di ottobre e i primi di novembre in una grande manifestazione nazionale a Roma.

Adesioni :

Fabio Alberti, Un ponte per …

Giovanni Amedura, Tavolo Migranti

Sergio Bellucci, associazione Demote

Paolo Beni, presidente nazionale Arci

Gianfranco Benzi, ufficio internazionale Cgil

Marco Berlinguer, Transform Italia

Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas Scuola

Marco Bersani, Attac Italia

Albino Bizzotto, presidente Beati i costruttori di pace

Ugo Biggeri, pres. Fondazione culturale responsabilità etica

Ugo Boghetta, resp. nazionale lavoro Prc

Daniele Borghi, presidente Ics

Gloria Buffo, Sinistra Ds

Loris Campetti, redattore de «il manifesto»

Carla Casalini, redattrice de «il manifesto»

Mauro Casola, coordinatore nazionale Unione degli Studenti

Bruno Ciccaglione, segreteria nazionale Sincobas

Luigi Ciotti, presidente Libera

Lisa Clark, Beati i costruttori di pace

Coordinamento collettivi universitari Roma

Tonino Cordeschi, esecutivo nazionale Cobas Sanità

Danilo Corradi, resp. precarietà Giovani Comunisti

Simonetta Cossu, vicedirettrice «Liberazione»

Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom-Cgil

Tonio Dall’Olio, presidenza Libera

Flavia D’Angeli, resp. precarietà Prc

Alice D’Ercole, Unione degli Universitari

Marco D’Ubaldo, esecutivo nazionale Confederazione Cobas

Tommaso Fattori, Rete dei forum e dei movimenti toscani

Aldo Garzia, giornalista

Alessandro Genovesi, Comitato Precariare stanca

Daniele Giordano, Unione degli Universitari

Sergio Giovagnoli, presidenza nazionale Arci

Giuliano Giuliani

Patrizio Gonnella, associazione Antigone

Severo Lutrario, Attac Italia

Giulio Marcon, presidente Lunaria

Alessandra Mecozzi, ufficio internazionale Fiom-Cgil

Felice Mometti, rivista «Erre»

Sandro Morelli, direttore rivista «Quale Stato»

Luciano Muhlbauer, Consigliere regionale Lombardia Prc

Enrico Panini, segretario generale Flc-Cgil

Luigia Pasi, Rete regionale lombarda contro la precarietà

Ciro Pesacane, Forum Ambientalista

Nicoletta Pirotta, Rete regionale lombarda contro la precarietà

Anna Pizzo, Consigliere indipendente Prc Regione Lazio

Carlo Podda, segretario generale Fp-Cgil

Gabriele Polo, direttore de «il manifesto»

Margherita Recaldini, segreteria nazionale Sincobas

Francesca Re David, Fiom-Cgil nazionale

Rete nazionale dei ricercatori

Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom-Cgil

Carla Ronga, Associazione Aprile per la Sinistra

Franco Russo, parlamentare Prc

Raffaele K. Salinari, Terre des hommes

Piero Sansonetti, direttore di «Liberazione»

Sergio Segio, Rapporto diritti globali

Bas Sene, Tavolo Migranti

Massimo Serafini, segreteria nazionale Legambiente

Vincenzo Siniscalchi, Sult

Aurelio Speranza, Cnl

Gabriella Stramaccioni, direttrice Libera

Gigi Sullo, Carta Cantieri Sociali

Claudia Tagliavia, Comitato Precariare stanca

Nicola Tranfaglia, parlamentare Pdci

Angelo Tria, Transform Italia

 

 

 

 

 

 

 

moratoria

PER UNA MORATORIA NAZIONALE SUGLI IMPIANTI ENERGETICI A COMBUSTIBILI FOSSILI E SUGLI IMPIANTI D'INCENERIMENTO

Questo appello tratta parallelamente degli impianti energetici e degli impianti d'incenerimento.

Chiede l'attivazione di programmi di efficienza energetica e di risparmio energetico, una ampia diffusione delle fonti energetiche rinnovabili e dei sistemi di co-generazione, il rifiuto del ricorso al nucleare e all'incenerimento dei rifiuti in qualsiasi forma .

Questa iniziativa mira a dar corso immediato ad una moratoria nazionale sugli impianti.

A Roma il 15 giugno, alle ore 12, presso il Senato della Repubblica, si è tenuta una conferenza stampa su questi temi fondamentali. In quella sede è stato fissato l'obiettivo di un milione di firme.

Appello

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Ai Presidenti della Camera e del Senato

A conclusione dell'Incontro “NO COKE a CIVITAVECCHIA” del 13 maggio 2006 - promosso dal Comitato No Coke dell'Alto Lazio, a cui hanno partecipato il Comitato di Livorno-Pisa contro il Rigassificatore OffShore, il Coordinamento Provinciale dei Comitati per la Difesa dell'Ambiente del delta del PO, Il Comitato Malagrotta di Roma - in cui si è esaminata la situazione nazionale venutasi a determinare in materia energetica circa l'opposizione diffusa delle popolazioni locali in relazione alla localizzazione di impianti di produzione di energia con l'uso di combustibili fossili, di impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati e di quelli per i rifiuti industriali, anche con recupero di calore, di impianti di cocombustione dei rifiuti ad esempio in cementifici o centrali a carbone, si è deciso di lanciare questo APPELLO al nuovo Governo e al nuovo Parlamento perché si facciano carico di una serie di esigenze improcrastinabili:

occorre urgentemente attivare una corretta procedura per redigere un piano energetico nazionale che sia sostenibile sul piano sanitario, ambientale, economico, e cioè:

a) che tenga conto dell'esigenza di far uscire, definitivamente e nel breve periodo, il paese dall'uso dei combustibili fossili;

b) che attivi programmi di efficienza energetica degli impianti di produzione e trasporto dell'energia, di riconversione energetica dell'apparato produttivo e dei trasporti, nonchè di risparmio energetico negli edifici residenziali, industriali, commerciali e per i servizi, sia pubblici che privati;

c) che preveda di introdurre le fonti energetiche rinnovabili e i sistemi di co-generazione distribuita, ampiamente competitivi già nel breve periodo (come indicato nelle Direttive Comunitarie);

d) che escluda in modo netto qualsiasi ritorno all'energia nucleare, questo sia per ragioni sanitarie, che ambientali ed economiche – gli alti costi dell'intero ciclo di vita della filiera nucleare, ivi compresi il decommissioning e l'irrisolto problema delle scorie – quanto in riferimento alle strette relazioni tra nucleare civile e militare e ai rischi dell'uranio e del plutonio;

e) che accolga coerentemente e in modo definitivo le Direttive Comunitarie relativamente alla definizione dei rifiuti non biodegradabili quale fonte energetica NON rinnovabile.

Questo APPELLO - sottoscritto dai Comitati che hanno già costituito la RETE NAZIONALE CONTRO GLI IMPIANTI ENERGETICI A COMBUSTIBILI FOSSILI E GLI IMPIANTI DI INCENERIMENTO, oltre che da Parlamentari, accademici, ambientalisti - viene presentato al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Presidenti di Camera e Senato perché:

1. sia dato corso immediato a una MORATORIA NAZIONALE sulla localizzazione o messa in attività degli impianti energetici a combustibili fossili e degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilati e di quelli per rifiuti industriali, anche con recupero di calore;

2. venga scongiurato il ricorso all'utilizzo dell'energia nucleare, utilizzo che viene oggi rilanciato soprattutto per ragioni militari;

3. venga radicalmente rivista la politica dell'intero ciclo di produzione e di gestione dei rifiuti, abbandonando la non-soluzione dell'incenerimento in quanto nociva, con bilanci energetici negativi, antieconomica. Vengano, inoltre, attivate concretamente e diffusamente politiche di riduzione, di riutilizzo e di riciclaggio dei rifiuti urbani ed industriali e quindi della materia-energia in essi incorporata; vengano poi favorite le tecnologie a freddo per il trattamento dei rifiuti che restano dopo le raccolte differenziate e le pratiche di riutilizzo e di riciclaggio.

Venga ridotta, infine, quella parte di tariffazione che finanzia la costruzione di inceneritori e vengano tolti gli incentivi – certificati verdi – per l'incenerimento dei rifiuti .

4. siano costituite COMMISSIONI PARLAMENTARI sull'ENERGIA, al fine di promuovere una approfondita indagine conoscitiva sui fabbisogni nazionali effettivi e differenziati per usi finali (catasto della domanda);

5. si attivi una COMMISSIONE NAZIONALE presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con la partecipazione di tutti gli enti Energetici, Ambientali e di Ricerca (ENI, ENEL, ENEA, ISS, CNR, Università, Associazioni Ambientaliste, Comitati, ecc.) con il compito di redigere i lineamenti di un serio e organico PIANO ENERGETICO NAZIONALE ecocompatibile e articolato a scala regionale e locale, in coerenza con l'obiettivo dichiarato nel programma elettorale del Presidente del Consiglio Prodi di raggiungere almeno l'80% degli obblighi di riduzione delle emissioni dei gas climateranti stabiliti dal Protocollo di Kyoto attraverso misure interne (senza cioè fare ricorso al mercato internazionale dei permessi di emissione);

6. siano riviste le localizzazioni o i possibili siti degli impianti energetici a combustibili fossili (inclusi i rifiuti), attivando la Conferenza Stato-Regioni , l'ANCI e l'UPI in modo da tener preventivamente conto della partecipazione dei cittadini interessati, quale garanzia primaria di democrazia (garantire la piena attuazione della Convenzione di Aarhus).

FIRMATARI

• Comitato No Coke Alto Lazio

• Comitato Livorno-Pisa Contro il Rigassificatore OffShore

• Coordinamento Prov.le dei Comitati per la Difesa dell'Ambiente del Delta del Po

• Comitato Malagrotta No al gassificatore di Roma

• Comitato Monte d'Oro di Muggia – S. Dorligo della Valle (Trieste)

• Comitato per la Salvaguardia del Golfo di Trieste

• Comitato No Terminal di Monfalcone (Gorizia)

• Associazione Forumambientalista

• Comitato della Valdisieve

• Coordinamento dei Comitati Liguri e Toscani per la Difesa dell'Ambiente

• Liviana Andreossi, Comitato Difesa Litorale Carsico di Trieste/Monfalcone

• Giovanni Iudicone, Rete Regionale dei Rifiuti del Lazio

• Coordinamento dei Comitati Ambientalisti Lombardia

• Rete Nazionale Rifiuti Zero

• Carta

• Alex Zanotelli

• Ciro Pesacane, Presidente Nazionale Forum Ambientalista

• Roberto Musacchio, deputato PRC europarlamento

• Maurizio Acerbo, deputato PRC alla Camera

• Cristiana Perugia, deputata PRC alla Camera

• Giovanni Gabriele, Presidente Italia Nostra, sezione La Spezia

• Mirko Lombardi, Responsabile Nazionale Ambiente PRC

• Ivan Nardone, Responsabile Nazionale Agricoltura PRC

• Tonino d'Angelo, Presidente Nazionale Medicina Democratica e portavoce Coordinamento contro Centrali Termoelettriche in Capitanata

• Emauele Montini, Avvocato in Roma, Presidente Associazione Avvocati per l'Ambiente

• Monica Sgherri, Capogruppo Rifondazione Comunista Regione Toscana

• Elio Romano, Responsabile Ambiente e Territorio PRC Lazio

• Gabriele Volpi, Capogruppo Verdi Consiglio Comunale Livorno

• Alessandro Trotta, Capogruppo Rifondazione Consiglio Comunale Livorno

• Giuliano Giorgetti, Dipartimento Politiche Sociali CGIL Regionale Toscana

• Paolo Cacciari, Deputato, Capogruppo PRC Commisione Ambiente

• Beatrice Bardelli, Giornalista

• Sabina Morandi, Scrittrice

• Massimo Dalla Giovanna, Social Forum, Genova

• prof. Massimo De Santi, fisico, ex responsabile Settore Energia Regione Toscana

• prof. Mario Martelli, Università di Pisa

• prof. Andrea Masullo, Università di Camerino

• prof. Giorgio Nebbia, emerito Università' di Bari

• prof. Nicola Loprieno, genetista, Università di Pisa

• prof. Vincenzo Balzani, Università di Bologna

• prof. Mauro Cristaldi, Università La Sapienza di Roma

• prof. Luigi Ferrajoli, Università Roma 3

• prof. Alessandro Logar, matematico, Università di Trieste

• prof. Elena Comparini, matematica, Università di Firenze

• prof. Gianni Tamino, biologo, Università di Padova

• prof. Valerio Gennaro, Medici per l'Ambiente (ISDE – Genova)

• prof. Lidia Mosca, biologa all'area Science Park Trieste

• prof. Don. Ezio Fonio, Curatore del Museo di Storia Naturale Don Bosco, Torino

• Franco Carletti, Consigliere di Cassazione

• Movimento Consumatori

• Toufic El Asmar, Membro Consiglio Federazione Regionale Verdi della Toscana

• Renato Zanoli, Medicina Democratica, Torino

• Fulvio Aurora, Medicina Democratica

• Maurizio Marchi, Medicina Democratica, Livorno e P rovincia

• Roberto Passini, Avvocato in Firenze

• Corrado Mauceri, Avvocato in Firenze

• Paolo Solimeno, Avvocato in Firenze

• Giancarlo Altavilla, Avvocato in Pisa

• Matteo Ceruti, Avvocato in Rovigo

• Francesco Martone, Senatore PRC – Sinistra Europea

• Pietro Folena, Deputato PRC –Sinistra Europea

• Attac Circolo Prato-Pistoia

• Comitato Attac di Firenze

• Marco Bersani, Presidente Attac Italia

• Laura Tussi, docente-ricercatrice e giornalista, Milano

• Massimo Merighi, Antidisinformazione Amici di Beppe Grillo, Sicilia ( www.bispensiero.it )

• Alberto Mangano, Verdi – Palermo

• Michele Citoni, giornalista, documentarista

• Massimo Parrini, WWF Firenze

• Angelo Palmieri, WWF Sicilia

• Nicola Cipolla, CEPES, Centro Studi

• Giorgio Cariglia, Gruppo Consiliare Regionale Arcobaleno (Valle D'Aosta)

• Gianluigi Salvador, Settore Energia e Rifiuti, WWF Veneto

• Nimby Trentino

• Christiana Soccini, ricercatrice faunistica-ambientale, Verdi Tarquinia (Viterbo)

• Guido Pollice, Segreteria Nazionale VAS “Verdi, Ambiente e Società”

• WWF Puglia

 

 

 

 

 

 

 

 

salvadori

Riceviamo, condividiamo e pubblichiamo

Egregio Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi mi rivolgo a Lei attraverso l'indirizzo di posta elettronica redazione.web@governo.it perchè non sono stato in grado di trovarne uno che Le facesse capo direttamente, nella speranza che queste parole non vadano perdute. Sono un cittadino, ed un Suo elettore (ma questo è solo un inciso), che essendo preoccupato per la situazione dei conti pubblici è disponibile nel suo piccolo a fare i sacrifici che il Suo Governo individuerà per il bene dell'Italia. A tal proposito, alla luce di quanto palesemente emerso dall'inchiesta mandata in onda dal programma Report (pubblicata da RAI Trade 2005) sul tema "Uno stipendio onorevole" di Bernardo Iovene (andata in onda nel settembre 2003), chiedo che venga urgentemente attuata una riforma del sistema delle retribuzioni dei rimborsi dei benefit e dei vitalizi di parlamentari, senatori e ministri al fine di:

  1. tagliare i privilegi che creano ingiustizia sociale ed incidono pesantemente sulla spesa pubblica (ad esempio vitalizi, uffici, collaboratori senza contratto, auto blu ecc.)
  2. sottoporre a revisione e rendicontazione le voci di rimborso spese
  3. adozione di un codice di comportamento etico

Dare il buon esempio è la prima regola del "buon padre di famiglia" e quindi del buon politico. Non si può pretendere rigore senza dare conto di comportamenti rigorosi. Con rinnovata fiducia  
Andrea Salvadori
Pistoia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

rstamp


Dallo scorso 3 ottobre, secondo l'art. 32 del decreto legge n. 262, in internet non si può più riportare liberamente il testo di un qualsiasi articolo tratto da un qualsiasi sito o giornale, pur citando la fonte . Per poterlo fare occorre pagare un compenso all'editore. E se non lo si fa le sanzioni sono salatissime.

Fino al giorno prima del decreto il copyleft era ammesso sul web con la sola restrizione di citare rigorosamente la fonte editoriale e l'autore del pezzo.

Così vengono imbavagliati migliaia di siti, di blog e di forum. Questo incredibile balzello non fa differenza tra gli operatori professionali dell'informazione e chi pubblica articoli senza scopo di lucro.

La libertà non si può fermare. L'informazione su internet deve rimanere libera.

Chiediamo al Governo che ritiri questo decreto legge. Chiediamo al Parlamento che lo cancelli.

Il diritto all'informazione non si tocca!

Aderisci alla campagna
http://db.peacelink.org/campagne/info.php?id=20