| I beni comuni Laccezione di beni comuni muta nel tempo e nello spazio in ragione dellapproccio culturale, economico, filosofico e giuridico. Per quanto ci serve possiamo trarre una definizione dalla Costituzione, stabilendo un nesso con interesse generale: in questa nozione possono essere ricomprese molte cose, ma certamente i beni comuni rientrano nellinteresse generale. Da questa premessa deriva che i beni comuni sono intrinsecamente sociali, anche quando sono goduti individualmente, e non sono suscettibili di godimento esclusivo: o ci sono per tutti o mancano a tutti. Questa enunciazione, in apparenza universalmente condivisibile, sottende alcuni aspetti dirimenti, come il ruolo delle istituzioni pubbliche nel tutelare i beni comuni, i limiti da dare al diritto di un soggetto di gestire privatamente ed accumulare un bene, e anche la valenza della proprietà privata: questa non ha un fondamento naturale ma è definita e limitata dalle convenzioni sociali, che in quanto tali devono riconoscere la prevalenza dellinteresse generale (principio sintetizzato già nel 1300 dal francescano Okham, che ha originato il diritto soggettivo, e mutuato da Hobbes, che ha gettato le basi del diritto positivo, stabilito dai singoli Stati); oppure è un diritto naturale dellindividuo che precede lorganizzazione sociale e quindi è sovraordinata ai beni comuni, che sono opinabili, come sostenevano i giusnaturalisti seicenteschi e come sostanzialmente sostengono i neoliberisti; oppure è unaberrazione da eliminare a favore del collettivismo assoluto (come sostenevano Proudhon, Tommaso Moro oltre a Engels e Marx). Le differenze in queste percezioni sono sostanziali, e per questo motivo la definizione ed i principi gestionali dei beni comuni hanno fortemente caratterizzato le teorie sociali, per questo stesso motivo laffermazione del capitalismo ha visto lapprofondimento del dibattito sui beni comuni mentre la loro incidenza è altresì notevolmente scemata. Nel passato pre-industriale erano diffusamente considerati beni comuni risorse che oggi sarebbe impensabile annoverare tra questi; tra i beni comuni vi erano risorse che risultavano essenziali per la sussistenza economica e sociale delle comunità: in Trentino le regole (comunità rurali) già nellXI secolo si erano consolidate sulla gestione dei beni comuni (coltivi e boschi), così come nel resto dellItalia erano assai diffusi usi civici di varia natura; in Inghilterra vi furono le terre comuni o comunitarie (commons) fino nel XVII secolo, quando furono privatizzate con leggi apposite (Enclosure Bills, leggi sulla recinzione). La proprietà della terra (principale fonte di lavoro e sostentamento), e il limite alla concentrazione fondiaria, è stata oggetto di riflessione dal 1600 al 1900 anche per i padri del pensiero liberale, da Locke a Tocqueville; Marx pose al centro della sua Weltanshaung la collettivizzazione dei mezzi di produzione e delle materie prime. Nel 900 i beni comuni, sostanzialmente sottratti al patrimonio delle comunità locali, hanno paradossalmente ampliato la loro gamma: la percezione della rilevanza di quelli materiali non legati alla produzione (tra questi anche lambiente, in tutte le sue componenti) e di quelli immateriali (come listruzione, la salute, ma anche la dignità della persona ed il rispetto dei diritti fondamentali) ha superato i limiti del dibattito filosofico per divenire patrimonio comune. Non solo, il concetto di cosa è - o potrebbe essere - bene comune si è negli ultimi decenni dilatata, in ambito alle correnti progressiste ed ambientaliste, in senso spaziale e temporale con i concetti di globalizzazione e sostenibilità: il bene comune non deve essere accessibile solamente a tutti i membri di una comunità ristretta, ma il suo utilizzo ed il percepimento dei frutti che ne derivano devono essere garantiti a tutte le comunità ed alle generazioni future. È quindi evidente lincongruenza prima segnalata: a fronte di una cresciuta diffusa coscienza popolare sullimportanza di individuare e tutelare i beni comuni, anche di carattere globale, si riscontra una progressiva riduzione dellimportanza dei beni comuni riconosciuti come tali dallordinamento giuridico. Persino sullacqua - bene comune per antonomasia - la pressione verso la privatizzazione e la mercificazione è fortissima ed accompagnata dallaccondiscendenza delle istituzioni; con il GATS (accordo globale condotto dal WTO) non solo lerogazione dellacqua ma anche altri servizi come listruzione, la sanità, le telecomunicazioni, i trasporti, la tutela ambientale, sono diventati oggetto di commercio: molti di questi servizi sono beni comuni e anche beni di necessità vitale, che tradizionalmente venivano forniti o regolamentati dalle autorità pubbliche. Il WTO, con la motivazione di rendere competitivi i mercati dei servizi, consente e favorisce enormemente la loro deregolamentazione, la privatizzazione e la penetrazione delle multinazionali in questi settori. Risulta quindi chiaro che i beni comuni hanno una enorme valenza politica perché il loro riconoscimento implica una pervasiva organizzazione sociale e produttiva, quindi un progetto socio-culturale forte e condiviso. Su questo punto si misura tangibilmente la separazione tra il capitalismo liberista (fondato sulla competizione tra gli individui e la concorrenza commerciale) che limita la gamma dei beni comuni (necessariamente sottratti sia allappropriazione individuale sia alla concorrenza) ed amplia larea del brevettabile e del privatizzabile, ed il modello socialista (nel senso lato, originario di Leroux, come opposizione ed antitesi allindividualismo), basato sulla cooperazione tra le persone (pragmatica o etica che sia), che espande la gamma dei beni comuni e le garanzie sociali che ne consentono la fruizione, sottraendoli alle regole della competizione mercantile per porli sotto la tutela dellordinamento giuridico e costituzionale. Il primo modello, riduttivista nei confronti dei
beni comuni, comporta un alleggerimento strutturale della
società, un impoverimento del patto sociale, che si
affermano con il radicarsi del pensiero liberale (informato
da Locke, lesegeta della proprietà privata quale
diritto naturale delluomo, sovraordinato ai diritti
sociali, e Humboldt, il teoreta dello Stato minimo), con
il conseguente progressivo spostamento dei conflitti di
classe, di genere, di generazione, dai luoghi della
politica ai tribunali. In America le parti sociali sono
le migliori clienti degli avvocati per il fatto che i
beni comuni, segnatamente quelli immateriali, non sono
garantiti ma oggetto di contrattazione, contesa e
contenzioso. Così le assicurazioni vanno a sostituire la
previdenza pubblica (il modello assicurativo
made in USA sta rapidamente prendendo campo anche in
Italia, a partire dalla riforma Dini sulla
previdenza) e la contrattazione collettiva del lavoro (fondamento
costituzionale della nostra Repubblica e quindi bene
comune) viene rapidamente destrutturata e superata dalla
titolarità individuale del rapporto prestatore-datore (flessibilità).
Persino la tutela della salute, se questa non è
percepita come bene comune (come Ne consegue che leffettiva tenuta del modello socialista (socialismo è un termine che esprime un principio comune ad una vasta gamma ideologica: da Marx a Mounier, con il socialismo cattolico, a Calogero, con il liberalsocialismo), dove questo è il riferimento, è immediatamente valutabile proprio con la misura positiva del peso sociale dei beni comuni, o la misura negativa delle privatizzazioni di questi, del depotenziamento dello stato sociale e dello spostamento nei tribunali della rivendicazione dei diritti collettivi. Un ulteriore significativo spartiacque lo si trova nellapplicare alla gestione dei beni comuni il concetto di sussidiarietà (art. 118 Titolo V della Costituzione): con questa lettura per bene comune si intende non solo la risorsa ma anche laccesso collettivo ad essa, cioè la forma partecipata e comunitaria della proprietà o della fruizione. Quindi valorizzare i beni comuni significa necessariamente dare rilevanza sociale e politica al collettivo, significa attuare modelli di gestione e di decisione basati sulla democrazia partecipativa, che affianchi alle istituzioni coloro che hanno interesse alla conservazione ed alla corretta utilizzazione dei beni comuni. La partecipazione rappresenta la sola garanzia che i fruitori dei beni comuni abbiano piena coscienza del valore di questi e che questi siano gestiti secondo il loro reale valore; la stessa partecipazione, come massima ed immediata espressione dellinteresse generale, è da annoverare tra i beni comuni. È quindi evidente che il riconoscimento concreto dei beni comuni, mediante la definizione di un quadro normativo che ne garantisca la tutela e la gestione partecipata, è fattore di enorme rilevanza politica, per chi non aspiri ad una società liberista. |