|
| gins0108 La cultura dellunità Sarebbe, credo, un errore immaginare il processo unitario della sinistra italiana come una marea crescente, un lento ma costante movimento in una direzione sola. Tutta lesperienza e la fatica degli ultimi mesi ci suggerisce unaltra immagine, meno rassicurante ma più veritiera. E quella di un processo fragile, capace di notevoli passi in avanti, come quelli della manifestazione del 20 ottobre e dellassemblea dell8 e 9 dicembre, ma anche di forti battute darresto, segnalate dal ricorrente predominio della cultura dei distinguo su quella dellunità. Forte, inoltre, rimane la possibilità che tutto si fermi improvvisamente. In questa nostra declinazione modesta di un tema universale - la dialettica delluno/molti - tuttora soverchiante è la presenza dei molti e appena visibile quella dell uno. Non per questo dobbiamo scoraggiarci. Prima di tutto, come ha suggerito benissimo Rossanda, dobbiamo avere più attenzione, anche più pietà, luno per laltro, luna per laltra. Vanno ascoltate con grande attenzione le ragioni di coloro che rimangono titubanti, e rispettate le culture e le provenienze diverse. Non possiamo pensare di trovarci subito daccordo su tutto. Troppe sono le sedimentazioni, le diversità e le diffidenze, soprattutto almeno nella mia esperienza limitata - a livello personale. Di fronte a queste realtà bisogna elaborare un metodo per cui si registrano i distinguo ma si cerca contemporaneamente lazione condivisa. Ho limpressione che un po alla volta sia questo che sta succedendo a livello territoriale un quartiere dove la Sinistra lArcobaleno decide di coordinarsi, un consiglio provinciale dove propone unitariamente una mozione su Vicenza, una regione, lUmbria, che in questi giorni ha aperto un Tavolo regionale e programma iniziative in preparazione della conferenza programmatica di febbraio. Si comincia, fra mille difficoltà, la pratica del lavoro insieme. Non basta. Bisogna inventare nuove forme che rafforzino la cultura dellunità. Non per cercare lunità in sé, ma perché essa ci offre la possibilità di contare di più, di elaborare una visione del riformismo radicale, di pensare e scrivere collettivamente a sinistra, di rappresentare degnamente in Parlamento i movimenti e le proteste che altrimenti non avrebbero alcun ascolto, di sperimentare e proporre nuove forme della politica e della democrazia, sia al nostro interno, sia nel mondo esterno soffocante della politica nazionale . Quattro suggerimenti di metodo, telegraficamente. Primo, la necessità impellente di un tesseramento diretto, individuale, alla Sinistra lArcobaleno. Tanti di noi non abbiamo in tasca alcuna tessera di uno dei partiti esistenti e vogliamo aderire allaggregazione che nasce ora, per poter tracciare insieme i suoi lineamenti. Secondo, incoraggiare e promuovere il lavoro decentrato dei singoli territori e città, ma anche degli incontri trasversali, come gli autoconvocati o lincontro tra la rete di donne e lassociazione fiorentina per la sinistra unità e plurale - iniziative che possano dare ricchezza al processo nel suo insieme. Terzo, pensare sistematicamente al contenuto democratico dei prossimi mesi. Lassemblea romana era bella ma poco democratica. La carta dintenti, come ha scritto Lea Melandri, era pre-confezionata. In questa fase i quattro segretari devono aprire ad altre soggettività per poter decidere insieme le prossime mosse. Sarebbe un errore pensare che tutto vada in frantumi senza un controllo stretto dallalto. Bisogna fare bene le cose già annunciate. Il dibattito del prossimo febbraio, per esempio, di cui tuttora mancano notizie, deve assumere una forma democratica e deliberativa precisa. Certe parole utilizzate finora - pronunciamento popolare, grande campagna di ascolto nel Paese - non sono rassicuranti. Tante persone ci guardano, un po curiose e un po scettiche. Vogliamo rispondere alle loro aspettative solo con la vecchia politica?. Ultimo, senza aspettare nessuno, la necessità di discutere sulla forma e le regole della nuova aggregazione politica. E un lavoro difficilissimo, senza molti suggerimenti dal passato. Come si fa a controllare la gerarchia maschile, la personalizzazione della politica, il narcisismo, le clientele, i dettami dei media? O la politica è solo, inevitabilmente, questo? Paul
Ginsborg |
| capannori0907 Cari amici, Comunicato stampa del Comune di Capannori IL COMUNE SI IMPEGNA A FAVORIRE GLI ISTITUTI DI FINANZA ETICA. IL CONSIGLIO COMUNALE HA APPROVATO UNA MOZIONE A FAVORE DELLA FINANZA ETICA E SOLIDALE Lamministrazione comunale di Capannori si impegna a favorire gli istituti di credito che non abbiano effettuato alcuna transazione bancaria in materia di esportazione, importazione, transito di materiale di armamento, come definito dalla legge 185 del 1990 e in stretto riferimento alla Tabella annualmente ufficializzata dal Consiglio dei Ministri. E quanto previsto da una mozione a favore della finanza etica e solidale illustrata dalla consigliera dei Ds Loris Banducci e scaturita da una proposta dellOsservatorio per la pace di Capannori, nellultima seduta del consiglio comunale, approvata con lastensione dei gruppi di minoranza. Il Comune, inoltre, si impegna ad attribuire nelle gare per servizi economico-finanziari (servizio tesoreria, mutui, fideussioni) un maggiore punteggio alle offerte tecniche di istituti di credito che applichino condizioni favorevoli di credito nei confronti delle piccole e medie imprese, dei soggetti no-profit e di quelli impegnati nella cooperazione esercitata nel rispetto delle autonomie e della dignità di ogni comunità locale. Ed inoltre che considerano lelemento della compatibilità ambientale come condizione necessaria per il finanziamento di attività e iniziative e che considerino elementi negativi svolgere attività collegate al settore del commercio delle armi, avere sede o società controllanti altri società aventi sede in Stati riconosciuti paradisi fiscali. La mozione impegna inoltre lamministrazione capannorese a valutare la fattibilità tecnica di una collaborazione con gli istituti di finanza etica che rispettino tali requisiti e della progettazione di una campagna di sensibilizzazione al risparmio etico e a forme di sostegno dellimprenditoria sociale. Capannori, 31 ottobre 2007 |
| lavav0907 Affare dei lavavetri: clamorosa smetita del procuratore capo di Firenze LAVAVETRI: FIRENZE;
PROCURA CHIEDE ARCHIVIAZIONE
(ANSA) - FIRENZE, 10
SET - |
| disperc0907 Il 7 settembre una proficua riunione per rilanciare liniziativa con i movimenti e per lalternativa ! Oltre cento compagni e compagne hanno partecipato venerdi 7 settembre, a Firenze nella Casa del Popolo 25 aprile, allassemblea promossa da 19 circoli di base di Rifondazione Comunista per rilanciare liniziativa e il conflitto sociale nel territorio e con i movimenti. Dalle 18 alle 24, con una breve pausa per una cena autogestita, sono intervenuti in un confronto davvero franco e proficuo 27 compagni/e, tra cui il segretario di federazione compagno Maurizio De Santis, e ben 12 interventi di realtà sociali e comitati, impegnati sulle principali vertenze aperte a Firenze e sul territorio provinciale (diritti sociali, migranti, casa, alta velocità, trasporto pubblico, tranvia, inceneritori, urbanistica, ambiente, acqua, movimento contro la guerra, precarietà). Presenti inoltre, tra gli altri, Unaltracittà-unaltromondo, il Coord. Dei Comitati Cittadini, il Movimento Antagonista Toscano, Libero Mugello, Cobas, SdL, RdB e sinistra sindacale CGIL. I Circoli promotori hanno inteso con questa riunione di lavoro aperta alle realtà sociali non solo ribadire i motivi del profondo dissenso nei confronti dellingresso in Giunta Regionale del PRC, nel merito e nel metodo, ed esprimere il disagio crescente di tanti compagni e di vasti settori sociali per la situazione nazionale (attacco dei poteri forti e progetto politico del Partito democratico), ma guardare avanti e uscire da uno scontro tutto interno al partito, proponendo alle/i compagne/i e a tutto il partito alcune linee di lavoro. - Ricollocare il ruolo dei circoli tutti, delle zone, delle commissioni di lavoro nel vivo della iniziativa e del conflitto sociale come concreta saldatura tra politica e società, come principale antidoto alle derive politiciste e moderate, alla cosiddetta crisi della politica, come terreno principale di verifica della linea politica, vista lapertura a breve della fase congressuale del PRC, e per impedire che il dissenso e la delusione si trasformino in disimpegno dalla militanza. -Il necessario confronto e azione comune a sinistra deve misurarsi con le realtà ed i conflitti sociali, per non ridursi ad operazione di gruppi dirigenti, confermando peraltro il ruolo e lautonomia del PRC. Con questa impostazione e in funzione di un processo più ampio, è importante partecipare alle iniziative della sinistra plurale nei nostri territori e al tempo stesso sviluppare, e non indebolire, le importanti esperienze di conflitto e di alternativa in corso, come quelle, ad esempio, con Unaltracittà e i Comitati a Firenze, e con LiberoMugello a Borgo San Lorenzo. -Nellimmediato è stato ribadito limpegno sulle vertenze del lavoro, le emergenze abitative, a partire dal Luzzi, la lotta contro la campagna securitaria dei sindaci-sceriffo e per il ritiro dellordinanza lavavetri, lopposizione agli inceneritori, la mobilitazione contro la base di Vicenza e la TAV. -La manifestazione del 20 ottobre è una scadenza importante, forse decisiva, dopo il 4 novembre (precarietà) ed il 17 febbraio (Vicenza), che ci impegna tutti per bloccare e sconfiggere le politiche liberiste portate avanti anche dai settori dominanti di questo governo, venendo meno allo stesso programma concordato: ma proprio per ottenere la più ampia e combattiva partecipazione, occorre darsi obiettivi chiari e rivendicare una svolta netta, uscendo da un linguaggio cifrato e tutto interno al palazzo. -Dallassemblea dei circoli è scaturita anche lesigenza di rivolgere un appello al partito affinchè il prossimo Congresso del PRC rappresenti una occasione vera di partecipazione democratica, di discussione vera e non precostituita, per consegnare a tutti i compagni e le compagne il compito di definire con chiarezza le scelte future ed il ruolo del PRC. Questa riunione di lavoro ha rappresentato un buon auspicio per i difficili impegni che ci attendono! p. i circoli promotori: Alidina Marchettini, Marco Fantechi, Adriana Miniati, Antonio Andreotti, Laura Nencini, Marco Chiari (presidenza dellassemblea) Firenze 7 sett.2007 (agosto 2007) Il PRC rilanci l'iniziativa
con i movimenti per una svolta verso l'alternativa. E'stata scelta la via
burocratica, dei soli organi interni del partito, spesso
non adeguatamente informati come via libera all'accordo
per l'ingresso in giunta.
del Comitato Politico Provinciale del PRC di Firenze Comunicato diramatao da alcuni
componenti del Comitato Politico Provinciale di Firenze
del PRC (luglio 2007) |
| comcostfi0707 Comitato per la Difesa della Costituzione -
Firenze |
| decalogo Decalogo dellAssociazione toscana per una Sinistra unita e plurale 3 luglio 2007 Preambolo La nostra intenzione è promuovere una nuova aggregazione della Sinistra, per trasformare la politica e la società della nostra regione. Siamo individui, associazioni, comitati, partiti e movimenti che non accettano né la deriva moderata del nascente Partito Democratico, né la frammentazione, la dispersione e le rivalità che caratterizzano lattuale sinistra italiana. Abbiamo una grande occasione per ricostruire una politica di cambiamento, continuando a lottare per la difesa e lattuazione della nostra Costituzione. Il momento storico chiede il coraggio di sperimentare e unassunzione collettiva di responsabilità. Vorremmo coordinarci con iniziative simili in altre regioni dellItalia, in modo da costruire una Sinistra nuova, sperimentale e unitaria, che parta dal basso e non solamente dallalto. Decalogo 1. Siamo contro il capitalismo neo-liberista, fondato sulla ricerca esasperata del profitto, sul predominio della finanza, sulla gestione privata dei beni comuni dellumanità e sullaumento delle disuguaglianze a livello mondiale. Siamo per un sistema economico che rafforzi ogni forma di giustizia e solidarietà sociale, che protegga e allarghi lo stato sociale, e che contemporaneamente sviluppi i diritti, le potenzialità, le libertà e le capacità di ogni donna e ogni uomo. Il lavoro è un diritto, è lelemento fondante della società. Per questo è necessario sottrarlo alla dimensione dilagante della precarietà, che mina profondamente la serenità e la vita delle persone. 2. Siamo contro la devastazione del nostro pianeta, che i poteri globali considerano unimmensa riserva di risorse da sfruttare senza limite, senza avere alcuna vera consapevolezza della necessità di proteggere la vita animale e vegetale e la bellezza della natura. Non abbiamo più davanti a noi i tempi lunghi del passato; il pericolo è qui e ora. Siamo per un radicale cambiamento di rotta che stabilisca un nuovo equilibrio fra esseri umani e natura, in cui il progresso non sia solo misurato attraverso laumento del PIL, e in cui la conservazione e lincremento dei beni naturali come aria, acqua e biodiversità siano a fondamento della politica. Siamo per un impegno volto alla creazione di una diffusa cultura ambientalista sul nostro territorio. 3. Siamo contro la guerra! Siamo per una pace vera e duratura in ogni aspetto delle relazioni umane, per un mondo libero da armi e da basi militari, libero dalla pena di morte. 4. Siamo contro un mondo dominato da uomini e dai valori patriarcali del comando, della competizione e della conquista e contro ogni rappresentazione della donna come oggetto e merce di scambio. Ci opponiamo a qualsiasi idea che deleghi alla famiglia le responsabilità che sono pubbliche e alla donna tutto il peso della cura e della sfera domestica. Siamo per la libertà delle donne, in un mondo fondato sull'effettiva uguaglianza dei diritti dei due generi, sia nella sfera privata che nella sfera pubblica. Siamo per la valorizzazione delle differenze in modo che valori non patriarcali di inclusività, di non violenza, di cura delle relazioni prevalgono nello spazio pubblico. 5. Siamo contro qualsiasi idea di una comunità chiusa e uniforme, contro la diffidenza e il pregiudizio, che innalzano muri e conducono inevitabilmente al razzismo. Siamo per laccoglienza e la pari cittadinanza delle persone migranti. Siamo per il riconoscimento e la valorizzazione delle differenze di genere e orientamento sessuale, per la libera scelta negli stili di vita e per il rispetto delle culture e dei bisogni di ogni donna e ogni uomo. Siamo per una società plurale, aperta e antiautoritaria, perché una società escludente, gerarchica e fondata sullordine accentua linsicurezza e la solitudine. 6. Siamo contro qualsiasi ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche nella politica democratica della Repubblica. Siamo per la laicità dello stato! 7. Siamo contro unidea della società in cui laccesso allistruzione, alla cultura e la possibilità di decidere il proprio futuro sia fortemente determinato dalla classe sociale. Siamo contro il mercato dei saperi e delle informazioni che tramite copyright e brevetti ostacolano la condivisione e il libero sviluppo della ricerca. Siamo per un investimento significativo e continuativo in favore di scuole e università statali, capaci di garantire un insegnamento di qualità e una reale diffusione di saperi e cultura. Crediamo che la conoscenza sia un bene comune ed in quanto tale accessibile a tutti. Siamo per il sostegno e la valorizzazione delle arti, necessarie per la libera crescita culturale e morale del paese. Vogliamo cittadine e cittadini attivi, istruiti e critici. 8. Siamo contro unidea di potere che svuota la stessa democrazia rappresentativa e separa la politica dalla società. Attualmente, i partiti politici rischiano di ridursi a mero ceto politico e amministrativo in un circo mediatico controllato da chi ha più risorse. Siamo contro qualsiasi politica populista, di destra o di sinistra, in cui i cittadini sono ridotti a rispondere soltanto a una "chiamata" alle urne. Siamo per nuove forme di democrazia che combinino la democrazia rappresentativa e partecipativa, che valorizzino il coinvolgimento delle persone nei processi decisionali e che orientino a un nuovo codice etico le spese e i compensi dei loro rappresentanti ovunque collocati. La nostra idea della democrazia è quella che ha il suo punto di partenza nella Costituzione Repubblicana, nata dalla Resistenza e dalla lotta antifascista. 9. Siamo contro i rapporti verticali e gerarchici del potere che conducono al clientelismo, vecchio e radicato male dellItalia che annulla i diritti della cittadinanza. Siamo per i rapporti orizzontali di solidarietà e per lassoluta trasparenza nei processi decisionali, negli appalti e nei concorsi pubblici. Nella vita deve contare chi sei e non chi conosci. Il potere non deve essere concentrato nelle mani di pochi, ma diffuso e decentrato sul territorio e tra le persone. 10. Siamo contro unidea della politica che mette lenfasi sulla leadership carismatica e su personaggi autocratici. La politica non deve essere una carriera, una sfera in cui conta più di ogni altra cosa lambizione personale. Siamo per una politica accessibile a tutte e tutti, che parli il linguaggio della vita della persone piuttosto che quello tecnico degli apparati. Crediamo che gli incarichi e le responsabilità debbano basarsi sulla capacità e la competenza di uomini e donne, inseriti in un forte contesto di servizio, di rotazione di compiti, di autocontrollo del narcisismo e della competitività. Regole e modi per un lavoro collettivo. 1. Cerchiamo di trovare le cose che ci uniscono, non quelle che ci dividono. 2. Proviamo a ragionare senza pregiudiziali, a mettere a disposizione di tutti e tutte identità e appartenenze di ciascuno, ricercando sempre un consenso fra noi, frutto di discussione e dibattito. 3. Cerchiamo anche modalità condivise per raggiungere decisioni in tempi ragionevoli 4. Le nostre riunioni devono caratterizzarsi per linclusività: autocontrollo nei tempi degli interventi, incoraggiamento al contributo di tutti /e, attenzione alla massima circolazione dellinformazione interna e cura che i nuovi partecipanti non si sentano ospiti, ma protagonisti alla pari degli altri. |
| idrocarburi Firenze 25 giugno 2007 Al Presidente del Consiglio Regionale Toscano OGG: Interrogazione Orale Urgente In merito ai permessi per la ricerca ed estrazione di idrocarburi concessi alla società Heritage Petroleum PLC su un area di oltre 1450 km2 di territorio toscano Considerato che vi è grande attenzione a livello nazionale e locale da parte dei cittadini in merito ai danni paesasggistici e ambientali che possono provocare gli impianti di ricerca ed estrazione di idrocarburi, come note vicende quali quella della Val di Noto hanno dimostrato; Preso atto dei permessi di ricerca per idrocarburi denominati Siena Belforte e Cinigiano concessi alla società Heritage Petroleum PLC della durata di sei anni; Preso atto inoltre dei Decreti n° 1903, 1904, 1905 del 26/04/2007 dellArea di Coordinamento Programmazione e Controllo Settore Valutazione dImpatto Ambientale della Regione Toscana, pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana in data 6 giugno 2007; Considerato che si tratta di permessi di ricerca che riguardano un amplissima area di territorio regionale oltre 1450 km2 nei comuni di Volterra, Pomarance, MontecatiniVal di Cecina e Castelnuovo Val di Cecina Casole dElsa, Radicondoli e Chiusdino, San Gimignano, Poggibonsi, Castellina in Chianti, Colle Val Delsa, Castelnuovo Berardenga, Asciano, Murlo, Monteroni dArbia, Monteriggioni, Sovicille, Siena ,Barberino Val DElsa, Arcidosso, Scansano, Campagnatico, Roccalbegna, Castel del Piano, Civitella-Paganico, Roccastrada e Cini= gliano, Buonconvento, Murlo, Monticiano, San Giovanni dAsso e Montalcino, siti nelle provincie di Siena, Grosseto, Pisa e Firenze, territorio di grande pregio, bellezza, ambientalmente delicato e di grande richiamo artistico e turistico, così come dimostra per parte di esso la dichiarazione di Patrimonio dellUmanità decretata dallUnesco e di conseguenza degno della massima tutela; Rilevato: - che gli interventi proposti nel programma di ricerca in oggetto risultano ricompresi nella tipologia di opere previste dallart. 1, lettera g), del D.P.C.M.1/9/2000 e pertanto sottoposti alla procedura di Verifica di competenza regionale; - il permesso di ricerca come si legge nei richiamati decreti nella sua generalità, pre= vede una successione di attività tra loro consequenziali, in sintesi consistenti in studi e ricerche per i primi due anni di vigenza del permesso di ricerca, e un successivo quadriennio durante il quale è prevista lesecuzione di pozzi esplorativi (a partire dal terzo anno in poi), per la delimitazione di eventuali giacimenti e le prove di produzione di idro- carburi. Considerato, inoltre, che la Provincia di Siena ha in particolare affermato la necessità che tutte le attività programmate nel permesso di ricerca vengano assoggettate alla procedura di VIA, mentre la Regione Toscana, come si evince dai decreti precedentemente citati, ha escluso la procedura stessa per la prima fase, inserendo per questultima una serie di prescrizioni - prevedendo invece la V.I.A per le fasi successive; Considerato, altresì, che forte perplessità e contrarietà ai progetti di ricerca sovra esposti è stata espressa da cittadini, associazioni ambientaliste, esponenti del governo e delle istituzioni nazionali e locali; Preso atto della particolare attenzione sempre dimostrata dalla Regione Toscana, in merito alla tutela del territorio, nei propri atti di programmazione, fra i quali il Piano di Indirizzo Territoriale e le proprie leggi urbanistiche quali la 5/2005; Tenuto conto ,altresì, che il Consiglio Regionale ha recentemente approvato due mozioni rispettivamente riguardanti i siti di Caprese Michelangelo (AR) e Acquabolla di Montespertoli (FI) che impe= gnano la Giunta Regionale a non concedere lautorizzazione per lestrazione di CO2; Considerato: - che le vicende sopra richiamate di Acquabolla e Caprese Michelangelo dimostrano che in mancanza di una netta e chiara volontà politica di contrarietà allo sfruttamento del territorio a fini di estrazione di sostanze del sottosuolo si crea un automatismo - qualora non sia impedito da una Valutazione dImpatto Ambientale negativa - fra la fase di ricerca-sondaggio e le fasi successive di estrazione delle medesime; - nel suo complesso per la vicenda di cui alloggetto della presente interrogazione sembra parimenti mancare quella volontà sopra richiamata e che quindi si nel futuro si possano ripetere le condizioni per le quali non sia possibile esprimere uno stop alle fasi successive alla prima se non legato unicamente ad una eventuale VIA negativa. Interroghiamo la Giunta Regionale per sapere se intenda esplicitare la volontà di fondo di non giungere in futuro al realizzarsi dei progetti di estrazione di idrocarburi nelle aree citate, e di conseguenza se intende ritirare del tutto o in parte gli atti deliberati in merito alla vicenda alloggetto della presente interrogazione, così da rendere chiara la volontà medesima e le azioni conseguenti I Consiglieri Monica Sgherri Fabio Roggiolani Mario Lupi |
| appellounione 21 giugno 2007 il primo giorno di una calda estate. Segue l'appello alla nascitura Unione. I diversi partiti del centrosinistra, da Rifondazione Comunista al futuro Partito Democratico, sembrano vicini ad un'intesa che li porterà ad amministrare insieme la nostra regione. La notizia della nascita dell'Unione in Toscana può ridursi all'annuncio a mezzo stampa di uno dei tanti accordi di governo fra le forze politiche del centrosinistra o essere invece l'apertura di uno spazio nuovo e un'occasione per favorire partecipazione e cambiamento. In questi anni in Toscana un progetto di "altra società possibile" ha preso forma nelle associazioni democratiche e nei movimenti: una società di pace, che inizia con l'eliminare definitivamente la guerra dal proprio territorio; una comunità solidale fondata sui Beni Comuni e sui servizi pubblici fondamentali, da sottrarre al mercato in quanto elementi primi della vita e costitutivi del nostro stesso essere in società; una comunità aperta, poggiata sui diritti delle persone -non delle merci -siano esse nate qui o in qualunque altra parte del mondo; una società che ambisce a far partecipare tutti alle scelte e alla vita della collettività. Qui ci concentreremo su pochi nodi, fra i molti su cui ci siamo impegnati in questi anni e su cui continueremo a lavorare. Alcuni temi, dunque, e una proposta. Innanzitutto una domanda semplice: cosa ci fa una base militare statunitense, fra Pisa e Livorno, a oltre sessant'anni dalla fine della seconda guerra mondiale? Vecchi involucri racchiudono le nuove forme della guerra permanente. Ma la responsabilità, rispetto alle grandi questioni globali, a partire dalla guerra, non si colloca al di là di ciascuno di noi né investe solo terre lontane da quelle che abitiamo ogni giorno. Occorre trasformare i luoghi in cui viviamo e contribuire così alla reale costruzione della pace. Non bastano parole e intenzioni: è il momento di progetti "partecipati" per la riconversione ad usi civili della base di Camp Darby. E' il momento di definire tempi precisi e modi per ottenerla. Occorre una exit strategy per la base, per dirla con ironia. Ma occorre un' exit strategy anche per i privati che hanno investito nel settore dell'acqua, da Arezzo a Firenze, facendo profitti sulla gestione di questo bene fondamentale, oltre che producendo disastri. Che senz'acqua non ci sia vita lo sanno anche i bambini: l'acqua è di tutti e nessuno deve poter mercificare un bene vitale. L'acqua è anche il simbolo di un insieme di beni e servizi fondamentali -da garantire ad ogni persona -che nel corso del secolo scorso furono sottratti alla sfera del profitto perché considerati troppo importanti e universali. Quel che oggi avviene, attraverso la loro commercializzazione, è la mercificazione della cittadinanza stessa e la trasformazione dei cittadini in consumatori. Vogliamo una Toscana in cui Beni Comuni e servizi pubblici locali siano considerati elementi della cittadinanza, da gestire in maniera democratica e partecipata, non servizi a mera rilevanza economica da lasciare in mano al mercato. Sulla questione del rinnovamento delle forme della democrazia la giunta Martini ha dato segnali positivi e concreti negli ultimi mesi con il tentativo di coinvolgere ampie reti dei cittadini nella stesura della nuova legge regionale sulla partecipazione. Attraverso un confronto costante e a vari livelli è emerso un progetto di legge interessante. Bisogna ora lavorare per portare questo processo a compimento, rafforzando gli elementi della legge che puntano sulla continuità della partecipazione e sulla creazione, attraverso una lunga e tenace attività sul territorio, di cerchi sempre più ampi di cittadini attivi, critici e istruiti. Occorre invece evitare ad ogni costo lunghe e inconcludenti consultazioni, che si riducono a vere e proprie prese in giro per chi partecipa. Tra le priorità di un rinnovato patto di governo per la Toscana vi deve essere il pieno riconoscimento dei diritti per i migranti. L'approccio, ampiamente diffuso anche a sinistra, che parte dal tema "sicurezza" distorce la lettura della realtà e genera interventi controproducenti. I migranti regolari - che rappresentano il 7% della popolazione, con punte di oltre il 15% in alcune aree della regione - contribuiscono in maniera decisiva alla crescita del benessere delle nostre comunità ma godono di scarsi diritti, spesso sono anzi soggetti a forme di sfruttamento che rasentano lo schiavismo. Occorre perciò un cambio di rotta, che metta al centro i diritti in tutti i campi: dalla sicurezza sul lavoro, alla salute, all'istruzione. E occorre lanciare la sfida dell'intercultura come frontiera di una nuova modernità. Così come il lavoro deve riassumere quel ruolo fondante che la Costituzione gli attribuisce, non a caso, fin dal suo primo articolo. Il lavoro va sottratto alla logica della precarietà, che sta seminando insicurezza nella vita delle persone, che lo va riducendo a merce priva di diritti, che ne depotenzia le capacità d'interlocuzione sociale e politica. Vi sarebbero molti altri temi su cui vorremmo soffermarci, fra cui la necessità di riaffermare con forza la laicità come caratteristica fondamentale di ogni spazio pubblico, come rifiuto di qualsivoglia integralismo, come ricerca di forme armoniche di convivenza capaci di rispettare le differenze. Ma vorremmo concludere un appello già lungo con una proposta rivolta ai nostri amministratori regionali. Sarebbe assai utile per il governo della Toscana organizzare al più presto un convegno dal titolo 'Le buone e le cattive pratiche'. In un momento in cui la classe politica viene accusata, con più di una ragione, di essere una casta sempre più separata dalla vita dei cittadini, sarebbe il caso di esaminare con rigore -e con una vera partecipazione- il tema delle buone e delle cattive pratiche, non solo del governo, ma anche dei cittadini stessi. Si trovano proprio in Toscana, più precisamente a Siena, gli affreschi più famosi al mondo dedicati a questo tema; si tratta di riattualizzare il soggetto di Ambrogio Lorenzetti nell'epoca della speculazione edilizia e della distruzione dell'ambiente, negli anni della politica Spa e del crescente egoismo di famiglie e individui. Ma non vi sono solo le cattive pratiche, naturalmente: basti pensare alla reputazione internazionale di cui gode tutt'ora il servizio sanitario toscano oppure al fenomeno del volontariato sociale, che coinvolge un numero enorme di nostri concittadini. Cosa può fare l'Unione in Toscana per favorire le buone pratiche e scoraggiare le cattive? Crediamo che questa possa essere una buona domanda e un buon banco di prova per il futuro. Andrea Bagni, Lisa Clark, Mauro Faticanti, Tommaso Fattori, Paul Ginsborg, Vincenzo Striano, Vanna Van Straten, Don Armando Zappolini. |
| sinunplu A Firenze in questo periodo si stanno susseguendo diverse riunioni plenarie e dei gruppi di lavoro per la Sinistra Unita e Plurale. Sono già stati elaborati due documenti, che attualmente sono allo stato di bozza e in corso di modifica e integrazione, che verranno presentati ufficialmente nei prossimi giorni: quello sui costi della politica con una conferenza stampa probabilmente il 28 giugno, quello sulla sicurezza verrà diffuso il 25. C'è poi un decalogo, anche quello in elaborazione, che dovrebbe essere definito a breve. Di seguito le bozze.
|
| verdireg comunicato stampa AMMINISTRATIVE VERDI : USCIRE DAL PANTANO Firenze 13 giugno 07 I Ds non si rendono conto che non occorre che la vicenda politica diventi penale per dare segni rilevanti di cambiamento; e in questo loro non vedere stanno portando lintera coalizione di centrosinistra a deragliare e al dissolvimento. - hanno dichiarato oggi Mario Lupi, capogruppo VERDI per lUnione, Fabio Roggiolani, consigliere Verdi e Presidente della Commissione Sanità insieme ai portavoce della Federazione Regionale Toscana, Mauro Romanelli e Daniela Morra, a commento delle elezioni amministrative toscane e delle indiscrezioni giornalistiche sulle intercettazioni di DAlema, Fassino, Latorre sulla vicenda Unipol-Bnl. Dala contiguità facilona con cui si è stabilito un rapporto preferenziale con imprenditori più o meno rispettabili del settore immobiliare; settore che ha avuto tra le sue caratteristiche quello della ricchezza facile legata alla speculazione sulle aree e al consumo di territorio; da chi offre la tessera ai furbetti del quartierino, - hanno proseguito i dirigenti Verdi toscani - a chi approva regolamenti urbanistici comunali vergognosi come Campi Bisenzio od a Bagno a Ripoli: cè una contiguità che va spezzata. Occorre una riflessione di tutta la coalizione di centrosinistra per adottare, qui, in Regione Toscana, e subito, un segnale nazionale di rottura della contiguità, di una serie di riforme urbanistiche stringenti che fermino non solo il consumo del territorio ma anche il consumo di ogni ulteriore credibilità politica residua. Tanto più è necessaria e possibile questa svolta che si osserva invece la capacità riformatrice della coalizione in Toscana che cè nelle vicende della sanità, dellagricoltura, del turismo e della formazione, ad esempio. Oggi più di ieri esce dalle urne una protesta morale dei cittadini che quando ci sono segnali coerenti, come quelli dati dai Verdi di Pistoia con la lista Arcobaleno, stimolano gli elettori non a stare a casa e non votare, ma a dare la preferenza a unaltra linea politica mantenendosi nel centrosinistra. Dove invece nessuno raccoglie questa richiesta, la gente cambia voto: vota a destra, non va a votare o vota liste civiche di protesta, laddove si presentano. I Verdi - concludono i quattro esponenti del Sole che Ride - chiedono quindi a tutta la coalizione, ma in particolare a Ds e Margherita, di riacquisire lo spirito unitario e la voglia comune di cambiamento. Ad esempio, sarà necessario chiarire subito che un sindaco o un presidente di provincia, dopo aver assolto il primo mandato, non necessariamente deve vedersi garantito il secondo, soprattutto se una parte della coalizione richiede le primarie. In ogni caso devesser chiaro che non lasceremo solo lelettorato e non faremo morire la partecipazione in nome dellunità per forza. E se svolta non sarà, riassumeremo tutta la nostra libertà politica. Il prossimo banco di prova è il Pit e la riforma della legge 1, insieme ovviamente alla definizione della nuova alleanza dellUnione e per il governo della Regione e la conseguente nuova Giunta che sia realmente rappresentativa e adeguata alle sfide della seconda metà della legislatura. Gruppo Verdi per lUnione / ufficio stampa |
| comcostfi COMITATO DI FIRENZE PER LA DIFESA DELLA COSTITUZIONE Crisi della politica: rafforzare le istituzioni rappresentative e la partecipazione democratica Il Comitato di Firenze per la difesa della Costituzione esprime viva preoccupazione per il dibattito che in questi giorni ha impegnato esponenti della politica e del potere economico intorno al tema della crisi della politica. Si ha l'impressione che, in presenza di una evidente e forte disaffezione dei cittadini nei confronti della politica e delle stesse istituzioni, e di una conseguente deriva di segno qualunquistico che coinvolge tanta parte del paese, si voglia convogliare l'opinione pubblica in direzione di una soluzione tecnocratica e/o liederistica della crisi in atto. Se la classe politica dirigente rappresenta una sorta di escrescenza cancerosa che si nutre del denaro pubblico e della ricchezza del paese, e si dimostra per di più incapace di prendere le decisioni necessarie all'utilità pubblica, perché non affidare a una classe di tecnici competenti o, meglio, a un lieder in possesso dei maggiori poteri la direzione della cosa pubblica? Ai cittadini, residuo di democrazia ammissibile, il potere limitato al solo momento elettorale. Senza dubbio la crisi della politica esiste e non da ora; senza dubbio esistono, e devono essere denunciati, lo spreco di denaro pubblico ed una politica autoreferenziale e molto spesso clientelare, che domina a tutti i livelli, a cominciare dai partiti. Senza dubbio esiste, e non da ora, un sempre maggiore scollamento delle rappresentanze istituzionali dai cittadini, che configura la crisi della politica come vera e propria crisi della democrazia. Il Comitato fiorentino per la difesa della Costituzione intende riprendere la parola, ritenendo che una crisi di queste proporzioni si possa superare solo con un forte rilancio della partecipazione democratica che riaffermi i principi costituzionali della trasparenza e dell'imparzialità dell'azione a tutti i livelli delle istituzioni. La Costituzione repubblicana afferma, in particolare, che "tutti i cittadini hanno diritto di riunirsi in partiti per concorrere liberamente a determinare la politica nazionale" (art. 49). I partiti politici, invece che essere strumenti in mano dei cittadini, si sono venuti chiudendo - e l'attuale legge elettorale ha rafforzato questa deriva - in logiche autoreferenziali, mentre le stesse istituzioni (Parlamento, Regioni, Comuni), anche per effetto di leggi che hanno ridimensionato il ruolo delle assemblee elettive locali, precludono forme di effettiva partecipazione e trasparenza. Per non dire del fatto che si tende sempre di più ad introdurre nelle istituzioni pubbliche logiche privatistiche, le quali, non solo sottraggono l'attività politica ed amministrativa a qualsiasi forma di controllo sociale, ma consentono ampio margine a logiche clientelari. Preoccupano, comesi diceva, interventi di autorevoli esponenti del mondo della politica e dell'economia volti ad indirizzare lo sbocco di tale crisi verso soluzioni che, all'insegna di un malinteso senso dell'efficienza e della governabilità, in realtà appaiono scelte autoritarie volte a mettere in discussione l'assetto democratico del nostro Paese e gli istituti di democrazia rappresentativa. Fra pochi giorni ricorre l'anniversario della vittoria referendaria che ha sconfitto il tentativo autoritario, contenuto nella controriforma costituzionale voluta dalla destra con la proposta del premierato, di ridimensionare il ruolo del Parlamento. Questa scelta popolare deve essere rilanciata con forza nella consapevolezza che la crisi della politica si supera solo se si riaffermino e soprattutto si pratichino, coerentemente ed a tutti i livelli, i valori fondanti della Costituzione, restituendo agli organi rappresentativi la piena responsabilizzazione delle scelte politiche ed ai partiti politici il ruolo importante di strumenti di partecipazione democratica. Per queste ragioni il Comitato richiama le forze politiche dell'UNIONE all'impegno assunto in campagna elettorale per la messa in sicurezza della Costituzione con la modifica dell'art. 138 della Costituzione, al fine di precludere riforme costituzionali a colpi di maggioranza, contro il consenso popolare. La messa in sicurezza della Costituzione non significa impedire qualsiasi modifica della Costituzione. Alcune modifiche si possono e si devono introdurre. E' però necessario impedire modifiche a colpi di maggioranza, e comunque in contrasto con quei principi caratterizzanti della Costituzione che il voto referendario dello scorso anno ha confermato. Il compito prioritario è quello di dare anzitutto piena attuazione alla Costituzione ed alla sua forma di democrazia partecipata. Sotto questo profilo il Comitato, nel riaffermare che la Costituzione non consente limitazioni alla partecipazione di tutti i cittadini attraverso i partiti politici alla determinazione della politica del Paese, manifesta il proprio fermo dissenso rispetto al referendum elettorale recentemente proposto che non solo peggiora l'attuale legge elettorale, ma soprattutto, attraverso la scelta di un premio di maggioranza alla lista che ottiene il maggior numero di voti, tende, in modo autoritario, a limitare la rappresentanza politica o, peggio ancora, a snaturare il momento elettorale con liste eterogenee formate sulla base di accordi verticistici, senza alcuna possibilità di scelta da parte dei cittadini. Il Comitato auspica pertanto che le forze politiche procedano ad una loro autoriforma e si aprano al confronto per individuare nei principi costituzionali e con il consenso popolare l'unico percorso che possa consentire il superamento dell'attuale situazione di crisi della rappresentanza politica. |
| firenze da Il Manifesto del 31 Maggio 2006 Sono
trascorsi due anni dalle elezioni amministrative che
hanno visto a Firenze una coalizione di sinistra,
costituita da Rifondazione comunista, Unaltracittà/Unaltromondo,
i Comitati dei Cittadini, condividere un programma
elettorale e una candidatura alternativa a quella del
sindaco uscente. Da due anni questa coalizione, che è
presente in Palazzo Vecchio con 4 consiglieri, si è
attivamente impegnata per sostenere quei contenuti che
hanno contraddistinto un programma nato direttamente dall'esperienza
del Forum per Firenze. Maurizio De Santis, Ornella De Zordo, Giorgio Pizziolo |
| pit La Regione ha
approvato un interessante ordine del giorno che speriamo
abbia concrete ricadute anche qui a Pistoia. Tra le altre
cose c'è un impegno a completare la legge regionale 1/2005
con il regolamento di attuazione degli articoli 19 e 20
"istituzione del garante della comunicazione" e
per "l'effettuazione della valutazione integrata,
ivi inclusi gli indicatori per il monitoraggio degli
effetti, nonché le specifiche modalità per l'informazione
e la consultazione del pubblico,..." Non mancheremo di ricordarlo. Segue il testo integrale dell'odg. 2006.06.21 ODG collegato alla
discussione sul documento preliminare al Piano Regionale
di Indirizzo Territoriale. Approvato. Valutato il documento preliminare
relativo al Piano regionale di Indirizzo Territoriale; Considerato altresì che proprio
la "città della Toscana" è quella che
concentra ed addensa i maggiori nodi critici ambientali e
sociali, e che pertanto è necessario individuare
politiche tese anche al superamento di queste criticità
che si possono riassumere nell'obiettivo della "bonifica": Impegna la Giunta - per l'energia, a
considerare prioritarie le politiche volte alla riduzione
della dipendenza dalle fonti fossili esauribili nella
produzione di energia elettrica, sviluppando anche un
piano di azioni e di incentivi per stimolare l'utilizzo
di fonti alternative rinnovabili nell'industria, nel
commercio, nella residenza e negli edifici pubblici (e
illuminazione pubblica), favorendo anche la ricerca di
soluzioni architettoniche e progettuali innovative; |
| goveacqua Da qui comincia una politica dei
beni comuni - 2 luglio 2006, Liberazione Comincia una politica dei
beni comuni e comincia una politica
ambientale. ........... ma la Toscana non ci sente (segue articolo tratto integralmente da Greenreport) Il Consiglio dei ministri
s´impegna perché l´acqua resti pubblica |
| spagna Ai nostri amministratori
consigliamo una visita al sito www.sociopolis.net. |
| usa Avviso per i
viaggiatori diretti verso gli Stati Uniti |
| retenumu Appello al governo
della Rete del Nuovo Municipio Lassemblea della rete ANM riunita a Milano esprime forte contrarietà sul disegno di legge 772 proposto dal governo che impone la messa sul mercato dei servizi pubblici locali essenziali per la vita delle comunità quali il Trasporto Pubblico Locale, il Gas, i Rifiuti, lElettricità, ecc, Quindici e più anni di politiche di aziendalizzazione, liberalizzazione privatizzazione dei servizi di pubblica utilità, hanno dimostrato nei fatti di non mantenere le promesse: è peggiorata la qualità dei servizi è aumentata la precarizzazione del lavoro e sono aumentate le tariffe. Tale fallimento manifesta che la qualità, luniversalità e lefficienza dei servizi può essere garantita solo da un maggior controllo e partecipazione nella gestione dei servizi stessi da parte dei cittadini. Una materia così essenziale per il benessere delle comunità locali richiederebbe una discussione pubblica sul tema dei beni comuni e dei servizi pubblici che coinvolga gli amministratori e le comunità locali, le organizzazioni dei lavoratori e la cittadinanza tutta. La scelta di inserire surrettiziamente il disegno di legge in oggetto come collegato alla legge finanziaria, proposta dal governo e sancita con un voto trasversale dalla Commissione Bilancio del Senato del 18 Ottobre, da approvare oltretutto con un probabile voto di fiducia, non consente, paradossalmente non solo un dibattito pubblico ma neppure un adeguato dibattito parlamentare. La Rete del Nuovo Municipio chiede pertanto che si riconsideri questa scelta stralciando il DDL dalla legge finanziaria riconsegnandolo alla discussione parlamentare e al dibattito delle comunità locali. Adesioni Amministratori pubblici: Alberto Magnaghi, Irma Dioli, Marco Gelmini, Anna Pizzo, Salvatore Amura, Massimo Rossi, Elisabetta Mura, Maurizio Morgano, Alessandro Esposito, Mauro Solari, Rita Zanutel, Adriano Labbucci, Salvatore Rao, Edoardo De Blasio, Elisabetta Campus, Luigi Merli, Stefano Fabbioni, Luca Rodda, Emidio Panichi, Francesco Frieri, Angelo Zaninello, Ubaldo Maroni, Vania Bianchi, Mario Agostinelli, Giuseppe Stocchino Società civile: Prof. Giorgio Ferraresi, Polimi; Marco Bersani, Attac; Rosario Lembo, Contratto Mondiale Acqua; Sandra Cangemi, Coordinamento Nord/Sud del Mondo; Alberto Ziparo, Università di Firenze; Osvaldo Pieroni, Università della Calabria; Alberto Brugnoni, Mag2; Giorgio Conconi, Mani Tese; Renato di Nicola, Abruzzo Social Forum; Anna Marson, Università Iuav Venezia; Luigi Monconi, Segretario Comunale Cgil; Bianca Dacomo Annoni, Icei; Giuseppe Oleandro, Spi Cgil Nazionale. Fonte:
Liberazione Leggo su Liberazione di ieri lintervento del ministro Lanzillotta a difesa del disegno di legge sui servizi pubblici locali. Mi sono occupato della questione per tanti anni e da una posizione che certamente non era vicina allala radicale dellattuale compagine di governo (ero responsabile del Centro studi di Federtrasporto-Confindustria). Proprio da quella ottica sono andato maturando la convinzione che le posizioni tipiche del liberismo di sinistra - così bene sintetizzate dal ministro - sono frutto non di una ponderata disamina delle questioni in campo, ma di una vera e propria fissazione ideologica. E allora ci tengo a spiegare perché gli argomenti di Linda Lanzillotta non si reggono in piedi e lo farò restando allinterno del moderno pensiero ortodosso sullorganizzazione dei servizi pubblici. Prima questione: si vuole mettere a gara la gestione di servizi che utilizzano delle reti che restano pubbliche. Qui si dimentica di ricordare che quando si opera una separazione tra rete e servizi (come nelle ferrovie, nellacqua, nelle telecomunicazioni, nellenergia...) si generano degli effetti sia positivi che negativi. Gli effetti positivi sono dati dagli incentivi allefficienza impliciti nella messa a gara della gestione di servizi pubblici; gestione che, proprio perché ormai libera dagli oneri connessi alla rete, è accessibile da una larga schiera di imprese che cercheranno di conquistarla riducendo i propri costi. Ma esiste anche un effetto negativo: laumento dei costi (i cosiddetti costi di transazione) necessari per mantenere i rapporti economici tra la gestione della rete e la gestione dei servizi che sulla rete operano. Si tratta di una questione di non poco conto; tantè che sia nella letteratura che nella realtà, il modello separazione rete/servizio e messa a gara dei servizi non è unico. Basti pensare alle ferrovie giapponesi che sono state riorganizzate dividendo il servizio nazionale in alcuni servizi macroregionali gestiti da aziende che mantengono al proprio interno sia la rete che il servizio. Oppure si potrebbe citare lo studio di uno dei massimi economisti dei trasporti mondiali (John Preston) che, valutando il principio della separazione rete/servizio nel settore ferroviario (principio introdotto in Europa addirittura per via normativa) sposa proprio il modello giapponese. Secondo Preston, mantenendo integrata la gestione della rete con quella dei servizi si riducono sensibilmente i costi di transazione; il che non impedisce di operare una concorrenza comparata tra i diversi gestori ferroviari (nazionali o regionali che siano) grazie a meccanismi che stimolino i peggiori a raggiungere le prestazioni dei migliori, in termini di minori costi e di maggiore qualità. In realtà non ci sarebbe neanche bisogno di andare tanto lontano. Prima che londata del liberismo di sinistra investisse anche il trasporto pubblico locale (tpl), il miglior sistema di gestione era quello dellEmilia-Romagna. Anche in questo caso non si era proceduto a nessuna separazione rete/servizio e tanto meno alla messa a gara delle gestioni: si operava appunto con un meccanismo di concorrenza comparata (nel gergo degli economisti yardstick competition): ciascuna delle nove aziende provinciali di tpl era sussidiata dalla Regione, sia sulla base della quantità di servizio che doveva assicurare, sia tenendo conto delle prestazioni delle altre otto aziende provinciali. Il meccanismo ha portato proprio quel sistema di tpl ad avere i più alti livelli di efficienza in Italia. Ma così siamo arrivati alla seconda questione: si vuole mettere a gara la gestione dei servizi pubblici per raggiungere più alti livelli di efficienza. Io non voglio sostenere che non sia vero che con le gare si aumenta lefficienza: staremmo a discuterne per decenni. Ma una cosa è certa: le gare non sono lunico sistema per innalzare lefficienza. Io lo insegno persino agli studenti dei miei corsi universitari: le gare sono la forma estrema di applicazione della concorrenza ad un settore di servizi che si vuole che resti pubblico (e su questo ha ragione il ministro, non stiamo infatti parlando né di privatizzazione, né di liberalizzazione). Non cè solo la concorrenza comparata, che ho citato prima, ma si può anche ricorrere ai cosiddetti contratti di servizio incentivanti. In parole povere: un Ente locale stipula un accordo con lazienda prevedendo che i benefici economici per lazienda siano strettamente legati alle sue prestazioni (sempre in termini di costo e di qualità). Qualcuno potrebbe sostenere in punta di teoria che il meccanismo non può funzionare se lazienda è pubblica o addirittura di proprietà dellEnte locale sua controparte contrattuale. Ma qui per fortuna ci viene incontro lesperienza concreta: lazienda di tpl di Roma (la più grande dItalia) ha radicalmente migliorato i propri livelli di efficienza proprio grazie allattivazione di un meccanismo di questo tipo. Non cera dunque bisogno delle gare e della separazione rete/servizio che invece proprio a Roma sono state successivamente applicate. Ma se esistono alternative alle gare per perseguire lefficienza, viene allora il dubbio che lobiettivo non sia lefficienza, bensì qualcosaltro; e qui ci viene in aiuto sempre il ministro Lanzillotta, consentendoci di passare alla terza questione: lobiettivo delle gare è ridurre le posizioni di rendita monopolistiche e corporative (pubbliche e private) che si annidano proprio nel settore dei servizi pubblici locali. Innanzitutto ricordiamoci che la voce di costo principale nella maggior parte dei servizi pubblici locali (sicuramente nel settore dei trasporti) è il lavoro: viene allora il sospetto che a suocera si dica che si vuole aumentare lefficienza perché nuora intenda che si vuole ridurre il costo del lavoro. E del resto questo si è fatto; tanto per fare un esempio: come hanno fatto alcune imprese a vincere la gara per la gestione dei servizi aggiuntivi di tpl di Roma? Semplice: pagando meno i loro dipendenti; di più: non applicando ai lavoratori il contratto nazionale di categoria. Allora se la questione è questa lo si dica apertamente (ma non si venga a dire che è una battaglia di sinistra...). Ma diamo il beneficio del dubbio ai liberisti di sinistra: le incrostazioni della rendita nei servizi pubblici sono altre. Il che è anche vero; certo, bisognerebbe ricordare che proprio in questo decennio di severe riforme e riorganizzazioni, i costi inutili non si sono ridotti, al contrario: basti pensare alla moltiplicazione di Spa (con i generosi stipendi di amministratori e dirigenti) o al montaggio e smontaggio di agenzie, holding, strutture di monitoraggio (con imponenti compensi per consulenti giuridici ed aziendali). Allora una campagna di moralizzazione in questo settore sarebbe anche necessaria, ma la si può realizzare senza smantellare un sistema frutto di decenni di conquiste politiche e sociali (mi verrebbe da dire di civiltà): si cominci a chiedere ai partiti di fare un passo indietro dalle aziende, rinunciando alle collocazioni dorate di fine carriera e alla spartizione delle posizioni dirigenziali; si prosegua estinguendo la malsana consuetudine che porta i dirigenti sindacali a pensare che la rappresentanza degli interessi dei lavoratori sia la strada maestra per approdare ai vertici delle aziende pubbliche. E una campagna che si può (e forse si deve) fare; non servono le gare e gli spezzatini, ci vuole solo coraggio politico. E se proprio si vuole fare innovazione nelle forme di gestione, si stia a sentire quanto da anni vanno sostenendo non solo le associazioni e i movimenti, ma anche alcune delle voci più avanzate delleconomia ambientale e istituzionale: si esca dal modello privatistico della Spa e si aprano i servizi pubblici a forme innovative di proprietà collettiva e di gestione partecipata. E poi staremo a vedere se le rendite corporative resisteranno. In conclusione mi sia concesso di aggiungere due sole considerazioni. La prima: va bene pensare allefficienza e alla riduzione dei costi, ma ricordiamoci anche dellefficacia; ricordiamoci cioè che i servizi pubblici hanno una missione, appunto una missione pubblica. Seconda considerazione: i servizi pubblici non sono più una questione locale, ma nazionale, se non europea. Dalla trasformazione dei servizi pubblici locali dipendono questioni fondamentali per la qualità dello sviluppo futuro: basti pensare alla diffusione delle energie rinnovabili o ad un sistema di trasporto alternativo allautomobile. Che allora si intervenga per legge su questo: che sia ridefinita la missione dei servizi pubblici in termini di nuovo modello di sviluppo e che su questa rinnovata missione si costruisca un vero e proprio schema di politica industriale e di investimenti pubblici. Che la si smetta con linfinito gioco gattopardesco delle riforme e controriforme e ci si occupi finalmente delle questioni serie (e di sinistra). |
| holdser Riportiamo di seguito un comunicato dei capigruppo del PRC (regionale e comunali) che ci pare condivisibile. Tuttavia sarebbe stato meglio abbandonare il politichese per dire più chiaramente che il difetto di queste holding sta nellallontanamento dellamministrazione del servizio dalla possibilità di controllo dei diretti interessati, che sono gli utenti e i lavoratori degli enti gestori. Marletto, vedi riquadro qui sopra, lo avevo fatto con efficacia. In queste holding non cè assolutamente una rappresentanza significativa delle categorie citate, non solo: queste società sono gestite, per la componente pubblica, direttamente dalle assemblee dei sindaci, quindi sono fuori dalla possibilità di controllo anche da parte degli organi elettivi, cioè i consigli comunali. Inoltre dove è presente il privato questo, in qualche caso anche per esplicità indicazione normativa, detiene un potere gestionale sostanzialmente superiore a quello del pubblico. Si ha quindi il rischio che si stabilisca un tacito patto per il quale il privato fa prevalere i propri interessi commerciali in cambio del mantenimento di un sovrabbondandante organico, sia a livello amministrativo che tecnico, di personale ben pagato la cui maggiore referenza à la tessera di partito. Si ha inoltre il consueto proliferare di consulenze e di emanazioni societarie, ciascuna con un proprio organo amministrativo costituito con il medesimo criterio clientelare. In questa situazione i delegati dei sindaci presenti nelle società non hanno alcun interesse ad essere intransigenti rappresentanti dellinteresse degli utenti e dei lavoratori, ma solo quello di garantire il mantenimento di una reciproca copertura tra privato e pubblico (partititco); se prendessero posizioni intransigenti sarebbero di fastidio per i partiti che ne hanno determinato la collocazione, i quali hanno bisogno di riserve dove rafforzare la loro influenza e piazzare amici e personale politico in aspettativa (ex assessori, ex sindaci, ex consiglieri ecc), che non hanno altra possibilità di impiego se non quello dipendente dal clientelismo politico e che non possono gravare sulle finanze dei partiti. Dove invece il privato non è presente la gestione partitica è analogamente sfrenata e la possibilità di controllo da parte degli utenti e dei lavoratori altrettanto inconsistente. In altre parole lingegneria societaria di questi enti è estremamente pericolosa perché non garantisce affatto una gestione nellineteresse degli utenti e dei lavoratori, tuttaltro, rischia di far gravare pesantemente proprio su questi, in termini di tariffe e di licenziamenti, le carenze gestionali e non solo. Quando poi queste holding vengono portate in borsa allora il dramma si compie perché i mercati finanziari non premiano chi fa politiche sociali, e tariffazioni improntate all'equità ed alla solidarietà, ma chi fa rapidamente utili alleggerendo (licenziando) le strutture, portando il rapporto tra erogazione del servizio e soddissfazione dell'utente (che diventa a tutti gli effetti cliente) al minimo sostenibile, il tutto comunque a prescindere dalla corretta gestione (Enron, Cirio, Parmalat ecc docet). In fine, in merito al comunicato del PRC, ci auguriamo che, per il futuro, dato che in passato non è sempre successo, i sottoscrittori si comportino coerentemente con esso quando si tratta di votare e di prendere posizione negli organi elettivi e non solo. Mauro Chessa PRC Gruppo Toscana Firma fra i Sindaci di un protocollo d'intesa in direzione della holding dei servizi pubblici. Rifondazione: un salto nel buioRidemocratizzare il processo decisorio è prioritario rispetto alla discussione sul dimensionamento Sui servizi pubblici siamo nuovamente al giro di boa. Dimensionamento, efficienza, trasparenza, competitività e economicità sono i temi allordine del giorno. Si deve partire da una operazione verità: la situazione dei servizi pubblici (gas, acqua, rifiuti, trasporti) in Toscana è molto variegata. Il processo di liberalizzazione è compiuto solo per lacqua: 6 ambiti territoriali ottimali, 6 soggetti gestori. Esternalizzazioni e aziendalizzazioni sono già andate molto avanti, in tutti i settori con un netto peggioramento delle condizioni dei lavoratori -, ma non è decollato il processo di dimensionamento, che oggi vede una miriade costosa di consigli di amministrazione (rifiuti). E fallito lindirizzo e il controllo pubblico: i consigli comunali sono esautorati dalle scelte di programmazione, di tariffazione, di trasparenza; controllori e controllati coincidono troppo, lATO è composta dai sindaci che sono in maggioranza nelle società di gestione. E difficile che multino se stessi! E fallito anche lobiettivo della migliore qualità del servizio e delleconomicità: come testimoniano le cronache dei giornali. Emerge il tema delle diseguaglianze ed iniquità tariffarie: per i rifiuti la TIA ha sostituito la Tarsu ma la sostanza è la stessa perché il cittadino non paga per i rifiuti prodotti. E così le politiche per la riduzione della produzione dei rifiuti vanno a farsi benedire. Siamo allanno zero per la partecipazione: se ne parla molto e non si pratica per niente. Ed infine, il programma e Governo dellUnione ribadiscono proprietà e gestione pubblica per lacqua. Inoltre è in piedi un movimento che riflette e chiede proprietà e gestione pubblica dei servizi, fuori dalle regole di mercato, proprio perché sono i beni comuni naturali e sociali verso i quali deve essere garantito il diritto universale allaccesso delle presenti e future generazioni. Rifondazione Comunista non crede nel potere salvifico del privato, è convinta invece che la qualità dei servizi pubblici si raggiunga attraverso un forte radicamento sul territorio, protagonismo dei consigli elettivi e partecipazione attiva della cittadinanza. Con queste convinzioni ha affrontato la discussione sul documento preliminare alla legge regionale non escludendo a priori di misurarsi con il tema del dimensionamento a condizione che questo sia fortemente intrecciato con il rilancio del ruolo pubblico. Questa sfida è possibile solo se investiamo su un rinnovato ruolo degli ATO, e per questo, siamo invece contrari a un ATO unica regionale. Parlare di holding ci sembra sbagliato e pericoloso perché la sfida del soggetto gestore unico per ATO è ambiziosa (va a toccare interessi forti protetti dai tanti consigli di amministrazione) e solo, a ruolo pubblico rafforzato, si potrà parlare di dimensionamento regionale. Sbagliato perché il salto che si propone rischia di annegare definitivamente la grande sfida che abbiamo di fronte: ridemocratizzare la gestione dei servizi. Siamo molto preoccupati delle fughe in avanti. I capogruppo di Rifondazione Comunista: Monica Sgherri Regione Toscana, A. Nicotra Arezzo, M. Monconi Carrara, E. Ruggeri Empoli, A. Nocentini Firenze, M. Zaccherotti, Grosseto, A.Trotta Livorno, G. Marchi Massa, R. Checcoli Piombino, M. Bini, Pisa, R. Billero Pistoia, L. Becheri Prato, F. Andreini Siena, R. Giusti Viareggio |
| roggiolani da Greereport del 15 novembre 06 (sul tema vedi anche riquadro sopra) Roggiolani sulla holding: «Non siamo stati messi in condizione di capire quale sia il trucco» E sul rigasificatore della Olt: «Finché non si esprime la commissione sui grandi rischi non inizia proprio un bel nulla» FIRENZE.
Con il protocollo firmato ieri dai sindaci la holding
regionale ha fatto un passo importante pur dovendo
scontare le defezioni (momentanee) di qualche comune (e
diverse sono state anche le posizioni da parte dalle
forze politiche). Il commento dei Verdi toscani arriva
per bocca di Fabio Roggiolani (nella foto), che
nei giorni scorsi nel corso dellultimo congresso
italiano del Sole che Ride ha assunto lincarico di
responsabile nazionale della programmazione del partito.
«In tutta questa storia della holding il quadro non è
per niente chiaro spiega Roggiolani - i cittadini
sembrano espropriati di qualsiasi decisione e non si
capisce se stanno tentando la definitiva consegna di
tutto in mano allEni, o se è la costruzione di una
efficace concorrenza allEni. I Verdi finora non si
erano espressi perché non siamo stati messi in
condizione di capire quale sia il trucco». |
| dezordo (sul tema vedi anche i 2 riquadri sopra) Comunicato stampa: Holding multiservizi, De Zordo: "Domenici oltre il programma dell'Unione, a destra. Contro ogni logica democratica si persegue il profitto di pochi: da ripensare totalmente l'architettura dei beni comuni in Toscana" Firenze, 13 Novembre 2006 Costituire un'unica grande holding per la gestione di acqua, gas e rifiuti, e presumibilmente utilizzare la forma giuridica della società per azioni, come sempre fino ad oggi è stato fatto, significa permettere una maggiore e pervasiva presenza dei privati nella gestione dei beni comuni del territorio. Questa è una cosa sbagliata che risponde solo a logiche liberiste e non al bene della comunità. Lo stesso governo Prodi, con i decreti Bersani/Lanzillotta dello scorso luglio, ha affermato che la proprietà e la gestione delle reti idriche deve essere pubblica e non può essere dunque affidata a privati. Oggi il sindaco Domenici e i suoi colleghi scavalcano a destra l'Unione rispondendo a mere logiche liberiste che hanno come unico obiettivo il profitto dei privati. Aggiungiamo che persino i conservatori inglesi si stanno ricredendo e lo scorso luglio hanno definito "non giusta" la decisione di separare le infrastrutture dalla società di gestione. Tutti sanno infatti come la privatizzazione delle ferrovie è stato un disastro sociale, tecnico, organizzativo e finanziario, conclusosi con il fallimento della società privata RailTrack e la rinazionalizzazione delle reti. Il corretto punto di partenza per l'architettura
dei servizi pubblici essenziali ed insostituibili alla
vita e dal vivere insieme sono i diritti, umani e sociali,
e non i bisogni: diritto alla salute, diritto all'acqua,
diritto alla conoscenza, diritto alla casa... Da qui, la
funzione pubblica deriva dalla responsabilità/dovere
della comunità di creare le condizioni ed i mezzi
necessari per garantire l'accesso ai beni e servizi
relativi ai diritti. Per questo motivo la firma di oggi
è particolarmente grave perché non esiste nessuna norma,
né nazionale né europea, che vieta il ricorso all'affidamento
in diretta, ovvero ad un'azienda pubblica. Anzi, per
quanto riguarda l'acqua, dopo i decreti Bersani e
Lanzillotta, è stato introdotto il divieto di ricorrere
ad una gestione privata e tutti sanno che le Spa sono un
soggetto giuridico di natura privatistica. Più i beni comuni e i servizi
pubblici sono parte integrante e qualificante del vivere
insieme, più forte e reale deve essere il coinvolgimento
dei cittadini al governo dello sviluppo comunitario. Nell'economia
di mercato, invece, è normale che non operino meccanismi
di democrazia. La cultura di governo di una Spa è tutto
salvo democratica, partecipata. Il fatto che i poteri pubblici diano il loro avallo a tale modello non rende pubbliche una logica e una pratica imprenditoriali di natura privatistica. Il caso frequente dell'indebitamento dei gestori Spa sui mercati di capitale internazionali è a questo riguardo molto significativo. Logicamente, i poteri pubblici non possono opporsi al ricorso a detti mercati. Cosi facendo, riducono considerevolmente il loro potere decisionale, passando quest'ultimo, per l'essenziale, nelle mani degli operatori finanziari. Una volta inseriti nei meccanismi finanziari privati, la logica finanziaria determinerà le grandi scelte dell'azienda e i suoi margini di manovra. La promozione e il sostegno ai processi di liberalizzazione, di deregolamentazione e di privatizzazione dell'acqua e, in particolare, la diffusione e l'espansione delle società multiutilities (acqua, energia, telecom, trasporti, rifiuti ) rappresenta oggi la punta avanzata del neocapitalismo municipale competitivo. I cittadini sono ridotti a clienti e a consumatori. Gli uffici territoriali attraverso i quali l'azienda è presente sul territorio sono trasformati in business units. Come accade per le piccole cliniche, le piccole scuole, i piccoli uffici postali nei piccoli comuni (è notizia di queste settimane il taglio effettuato da Poste spa), gli uffici territoriali della Spa idrica sono eliminati per ragioni di riduzioni di costi, contribuendo cosi allo sfilacciamento del tessuto sociale dei piccoli centri e, quindi, al loro spopolamento. Per evitare pianti del coccodrillo, come i conservatori inglesi, ma soprattutto per evitare pianti ai toscani, non sarebbe meglio per tutti cambiare già ora, ed evitare di compiere l'errore? Domenici e la sua maggioranza non sono di questo parere. In futuro ne pagheremo tutti le conseguenze. |
| sfratti UNIONE INQUILINI Segreteria Nazionale Via Cavour 101 00184 Roma Tel. 06/4745711 fax 06/4882374 Sito internet: www.unioneinquilini.it Roma 25 ottobre 2006 COMUNICATO STAMPA CASA/SFRATTI: FORZA ITALIA E LA DESTRA VOGLIONO SFRATTARE PRODI SPALANCANDO LA PORTA AGLI SFRATTI DI 200.000 FAMIGLIE. URGENTE
LA MOBILITAZIONE POPOLARE E DI TUTTA LA SINISTRA Le conseguenze della bocciatura del decreto sono gravissime: ricomincia infatti da subito il calvario per 200.000 famiglie, circa 600.000 persone in tutta Italia, alle cui porte busseranno nuovamente ufficiali giudiziari e forze dell'ordine. Persone povere, anziani, malati terminali, portatori d'handicap sono adesso nuovamente in balia della legge della giungla. Sappiano queste persone, e tutte le persone oneste ha attaccato Simoni - che le ordinanze di sgombero potrebbero benissimo essere controfirmate dai 151 deputati della destra, Forza Italia in prima fila, che hanno votato una pregiudiziale dettata non dal rispetto della Costituzione italiana, ma dagli interessi delle rendita parassitaria della grande proprietà immobiliare. Ma dove erano i senatori del centrosinistra assenti? Dove è finita la sedicente destra sociale di AN? Altro che incostituzionalità ha ricordato Simoni - il decreto era assolutamente rispettoso della Costituzione Italiana e della normativa vigente, in particolare dell'art. 11 del Patto Internazionale sui diritti economici sociali e culturali, ratificato dall'Italia con la legge 25 ottobre 1977, n. 881, per il cui mancato rispetto le Nazioni Unite hanno più volte richiamato il governo italiano. Nel merito ha precisato il segretario dell'Unione Inquilini - il decreto aveva distinto tra gli interessi della grande proprietà e quelli dei piccoli padroni di casa. Non a caso soltanto Confedilizia aveva tuonato contro il decreto. Soprattutto, per la prima volta, il decreto aveva indicato una strada concreta per uscire dall'emergenza, impegnando comuni e stato a proporre programmi di edilizia sociale come condizione indispensabile per l'allungamento della proroga delle esecuzioni. Bocciando il decreto salvasfratti Forza Italia e la destra vogliono sfrattare il governo Prodi. In realtà, attaccano i diritti e incitano all'odio di classe. Per queste ragioni ha ribadito Simoni - invitiamo il governo Prodi a trovare immediatamente una soluzione di salvaguardia degli sfrattandi per non farli diventare l'agnello sacrificale dei giochi politici. E, contemporaneamente, a convocare il tavolo prograamtico per il rilancio del settore abitativo pubblico. Infine, non da ultimo ha proposto il segretario dell'Unione Inquilini - lanciamo un appello ai sindacati, movimenti, associazioni di volontariato, eletti locali e parlamentari all'organizzazione dei picchetti unitari antisfratto in tutta Italia. Invitiamo anche i sindaci, lasciati soli sul fronte casa, ad ottemperare all'obbligo di soccorso e a requisire come è loro dovere ai sensi della L. 833/78. Info e contatti: 3384642514 |