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dal sito de La Fucina delle Idee di Lucca

Incontro in Regione sul nuovo ospedale
Favilla: “Incontro positivo e interlocutorio. Chiederemo una revisione dell’accordo di programma”

Barbara Di Cesare

Il sindaco Mauro Favilla, accompagnato dal vicesindaco Giovanni Pierami, ha partecipato, in Regione, all’incontro con tutti i soggetti sottoscrittori dell’accordo di programma per la realizzazione del nuovo ospedale.

“Si è trattato di un incontro positivo – ha sottolineato il primo cittadino, - interlocutorio e improntato alla massima collaborazione tra gli enti. L’incontro si è concentrato sulle valutazioni politiche e sugli aspetti urbanistici e sanitari.
L’assessore regionale alla salute, Rossi, ha confermato la volontà di andare avanti nel progetto per non perdere i finanziamenti e realizzare il complesso degli investimenti che riguardano i quattro ospedali. Da parte mia, ho fatto presente che il Consiglio comunale, all’unanimità, ha convenuto che la scelta di ubicare il nuovo ospedale a S. Filippo sia sbagliata e vada, quindi, ripensata. Ho anche riconfermato che Lucca vuole la nuova struttura sanitaria, e vuole l’investimento, ma pone obiezioni, di cui non si può non tenere conto”.

Da parte sua l’assessore Rossi ha ribattuto che la scelta dell’ubicazione fu fatta in sede di accordo di programma e ha anche invocato la continuità negli enti, per cui una decisione assunta da una precedente amministrazione non esonera quella nuova dal portarla a termine.

“Come Comune di Lucca – sottolinea il sindaco Favilla – abbiamo fatto presente che il cambiamento prospettato non è affatto una intenzione improvvisata, tanto che, tra i fattori che hanno causato l’inasprimento dei rapporti politici in seno al Consiglio comunale e il commissariamento della precedente amministrazione c’era anche il problema dell’ubicazione dell’ospedale a S. Filippo”.
Favilla ha inoltre ricordato che la nuova amministrazione da lui guidata ha riscosso il consenso dell’elettorato proprio sul tema di una diversa ubicazione dell’ospedale, tanto che oggi l’intero Consiglio comunale ha ufficialmente dichiarato l’appoggio alla linea espressa dal sindaco.
“La riunione si è sciolta – conclude Mauro Favilla – con un invito, che ho immediatamente accolto a trasmettere nel più breve tempo possibile una serie di relazioni nelle quali siano chiaramente esplicate - agli enti coinvolti nell’accordo di programma - le ragioni sanitarie ed urbanistiche che portano alla richiesta di una revisione dell’accordo stesso. Adesso si tratta di mettere in calendario un nuovo incontro per l’esame delle ragioni che presenteremo”.

Lucca, 10 settembre 2007


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da Lo Schermo di Lucca

Rossi rilancia: "Il 10 settembre riunione fra i sottoscrittori dell'accordo di programma sul nuovo ospedale". Adesso solo un voto unanime può evitare le vie legali

Attualità: Sanità

del 02/08/2007 di Cecilia Pierami

LUCCA - Il 10 settembre potrebbe essere il giorno della verità per il futuro della sanità lucchese. E' infatti questa la data proposta dall'assessore regionale Enrico Rossi per riunire tutti i sottoscrittori dell'accordo di programma. Fra questi, infatti, ci sarà il sindaco di Lucca Mauro Favilla, che ha chiesto una modifica per poter spostare la localizzazione del monoblocco da San Filippo.

Il "botta e risposta" fra il sindaco di Lucca, Mauro Favilla, e l’assessore regionale alla Sanità, Enrico Rossi, sembrerebbe arrivato al suo epilogo.

Dopo un primo incontro del 12 luglio e la seduta del consiglio comunale del 19 luglio (in cui si sono votati due ordini del giorno che davano mandato a Favilla di intraprendere le azioni necessarie per la modifica della localizzazione del nuovo ospedale) c'è stato infatti un rimbalzo di dichiarazioni di responsabilità sui mancati sviluppi della vicenda.

Rossi avrebbe infatti affermato, in merito al nuovo ospedale, di "essere in attesa di comunicazioni ufficiali da Lucca", ricevendo nella giornata di ieri l'immediata replica del sindaco, che aveva definito l'esternazione dell'assessore reginale: "alquanto singolare", visto che "in data 24 luglio l’amministrazione ha provveduto ad inviare una comunicazione scritta per chiedere un incontro urgente che oggi torno a sollecitare”.

E siamo alla giornata di oggi, che ha visto arrivare (forse) l’ultima puntata della bagarre a distanza. Enrico Rossi ha fatto sapere in una nota stampa della Regione di aver già provveduto a rispondere con una lettera al primo cittadino lucchese, indicando tra l'altro una data per quello che probabilmente sarà uno snodo importante nella vicenda.

L'assessore ha infatti espresso la massima disponibilità a incontri e valutazioni sul problema del nuovo Ospedale proponendo, come caldeggiato da Favilla, la data del 10 settembre per riunire tutti gli enti sottoscrittori dell'Accordo di Programma.

“Signor sindaco - ha scritto Enrico Rossi - in risposta alla Sua lettera del 24 luglio, scritta a seguito del Consiglio Comunale di Lucca svoltosi il 19 luglio, e giunta in Regione il 27 luglio, oggi 2 agosto (impiegando lo stesso tempo che Lei ha utilizzato per scrivere su mandato del Suo Consiglio Comunale), la informo che la Sua richiesta di valutare modifiche all'Accordo di Programma può essere accolta convocando tutte le amministrazioni e gli enti sottoscrittori dell'Accordo stesso, come previsto dall'art. 12 da Lei richiamato. Allo scopo di dare un congruo preavviso ai partecipanti e tenendo conto della pausa estiva, si ritiene, d'intesa con il Presidente Martini, che questo incontro potrà svolgersi in data 10 settembre 2007”.

Siamo dunque di fronte a una scadenza fondamentale per un possibile cambiamento alla localizzazione del nuovo ospedale, la cui localizzazione potrà essere cambiata solo nel caso che tutti gli aderenti all'accordo concorderanno sulo spostamento del monoblocco da San Filippo. In quel caso la storia si potrebbe concludere "pacificamente", altrimenti per bloccare la costruzione del nuovo ospedale, si renderà necessario intraprendere le vie legali, cercando quindi di far invalidare l’accordo.

 

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Caro assessore,      

si apprende dai giornali che nella sua recente visita a Lucca lei ha dichiarato che il progetto di costruzione dei nuovi ospedali deve andare avanti così com'è e che di cambiare la localizzazione non se ne parla nemmeno. O non era lei che in campagna elettorale, invitato dalla CGIL di Lucca per Tagliasacchi, aveva dichiarato che se il nuovo sindaco le avesse chiesto di spostare la localizzazione avrebbe interpellato di nuovo l'avvocatura della Regione per sentire se ciò era possibile e quanto eventualmente sarebbe costato alla Regione? Mi congratulo con lei per la sollecitudine con cui lei ha già interpellato l'avvocatura, che evidentemente ha già risposto di no, senza naturalmente che il fatto che il nuovo sindaco di Lucca non sia Tagliasacchi ma Favilla abbia minimamente influito sulla risposta.    

Anzi lei ha di nuovo minacciato il Comune di Lucca di pesanti sanzioni economiche nel caso di recesso o variazione dell'Accordo di Programma, ratificato in sua presenza dalla passata amministrazione con i voti determinanti dell'Ulivo. Ma non aveva detto che eventualmente sarebbe stata la Regione a pagare? Si tratta di vendetta o ricatto? Sorprendono questi cambiamenti di atteggiamento in un uomo della sua levatura politica.    

Ma in fondo queste sono inezie di fronte all'attuazione del processo di deospedalizzazione programmato dalla Regione già nel lontano 2003 con delibera di consiglio n°31, Allegato A, che, richiamando in premessa che "la definizione di salute, formulata dall'OMS nel 1948, ha incorporato ... anche le valenze emozionali, relazionali e spirituali ... [e] aspetti non solo comportamentali ma anche filosofico-cognitivi ed esistenziali-emotivi", proclama il passaggio dal "concetto di sanità a quello di salute", il che tradotto in Italiano corrente significa riduzione progressiva dei posti-letto di media e lungo-degenza negli ospedali (naturalmente solo nelle piccole città della Toscana, perchè le sedi universitarie e alcune città importanti non si toccano), compensandoli con "strategie di pianificazione capaci di pensare la salute in modo integrato con le politiche sociali". Si apprende dal corpo della stessa delibera che questi nobili propositi di adeguamento "all'avanzamento del movimento culturale per la salute" saranno attuati mediante il ricorso "all'ospedale di comunità, all'albergo sanitario, al diurno per prestazioni specialistiche ed ai centri residenziali per cure palliative". Lasciando da parte l'albergo per il pernottamento di parenti, il diurno per cure ambulatoriali e l'Hospice per i terminali, l'unico riferimento che  noi siamo stati capaci di trovare all'ospedale di comunità nella legislazione toscana è contenuto nella delibera C.R. n°384, del 25-11-97, che prevede che tale ospedale sia destinato solo a "pazienti oncologici, anche per trattamenti palliativi, altri pazienti terminali (non affetti da immunodeficienza acquisita), pazienti neurologici che non necessitano di ausilii per il mantenimento delle funzioni vitali, e pazienti con temporanea non autosufficienza che abbisognano di assistenza integrata". Domanda: e degli altri pazienti (es. proprio quelli con immunodeficienza acquisita, che magari abbiano contratto TBC, un politraumatizato per incidente con concomitante insufficienza circolatoria, polmonare o renale, un operato con complicanze, un diabetico con disturbo circolatorio generalizzato - e si potrebbe continuare - tutti malati non terminali che abbisognano di assistenza integrata non preventivamente quantificabile nel tempo) cosa ne facciamo dopo i cinque giorni di degenza media previsti nell'ospedale per Alta Intensità di cura? C'è di più, l'Ospedale di Comuntà non è un ospedale, perchè ha solo personale infermieristico e non medico, il paziente è seguito dal medico di base che deve assicurare "gli accessi programmati all'atto del ricovero, comunque non inferiori a due settimanali", è affidato alla responsabilità del coordinatore del distretto socio-sanitario che esercita le sue competenze e il suo orario di servizio di norma al di fuori dell'ospedale, ed è dotato di soli 12-16 posti-letto. E la Regione Toscana pensa che questa struttura possa garantire un'assistenza non dico di eccellenza, ma almeno sufficiente ai nostri pazienti non-terminali, di media e lungo-degenza?    

Ritornano in mente le belle parole spese per lodare i nobili principii della legge 180/78 per la psichiatria, che prevedeva l'analogo passaggio dall'assistenza ospedaliera a quella sul territorio, e che ha prodotto altrettanti lutti in Italia quanti ne produsse agli Achei l'ira funesta del Pelide Achille. Però la cosa più incomprensibile a noi ottusi piccolo-borghesi di provincia è come questa rivoluzione filosofico-culturale nel concetto di salute, programmata per noi dalla Regione e suffragata da riferimenti internazionali, non abbia conseguenze nefaste proprio su quella classe popolare che la Regione dice di difendere e rappresentare; perchè chi avrà soldi o potere troverà sempre un modo per compensare alle eventuali carenze del servizio sanitario pubblico con una casa di cura privata. E chi non li avrà si rassegni, le leggi del progresso ideologico sono ferree e inarrestabili. O che si tratti invece della legge del più forte e di quella del libero mercato, per cui i bilanci si risanano a spese dei più deboli?  

Raffaello Papeschi, Comitato "Lucca, per una Sanità Migliore"

 

 

 

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Di seguito la lettera di Papeschi a Fazzi, ex sindaco di Lucca, dove si mettono in luce le problematiche che si avranno con il nuovo ospedale (identico nelle funzionalità, a quello che verrà realizzato a Pistoia) e la relativa diminuzione dell'offerta sanitaria, che sarà compensata in maniera troppo ridotta dall'ospedale di comunità. A Pistoia dell'ospedale di comunità nemmeno si parla.

Caro Fazzi,      
hai effettivamente ragione che la delibera C.R. 202 del 23-12-02 stabiliva che parte di fondi destinati alla costruzione dei nuovi ospedali derivasse da "dalla valorizzazione da parte dei comuni interessati dei beni patrimoniali conseguenti alla dismissione programmata delle strutture ospedaliere esistenti" e che per Lucca si dovesse decurtare dalla quota di provenienza statale la cifra di 13 milioni di € già stanziata per la ristrutturazione della vecchia palazzina. Io non so se Dinelli e Baudone abbiano o meno votato a favore di questa delibera, presumo di sì (si potrebbe comunque controllare sui verbali della seduta), ma comunque questo oggi non ha più importanza. Importante è che oggi Dinelli e Baudone si siano, nel caso, ravveduti e siano contrari a qualunque vendita del Campo di Marte, sia a privati che a enti pubblici, e siano favorevoli al mantenimento della destinazione esclusivamente sanitaria dell'area.
     
E' inutile, anzi dannoso, continuare a rimpallarsi la responsabilità di scelte fatte in passato, perchè oggi ci troviamo di fronte a un tentativo da parte della Regione di mettere in atto un piano di ristrutturazione del servizio sanitario, che nella successiva delibera n° 31 del 12-02-03 viene definito come "processo di deospedalizzazione", e nell'Allegato A meglio precisato, dopo un richiamo all'evoluzione nel contesto internazionale del concetto di salute, come "passaggio dal concetto di sanità a quello di salute". Con questa fumosa pseudo-giustificazione ideologica la Regione sta tentando di far passare una riduzione dei servizi ospedalieri nelle città minori della Toscana, volto in realtà a un risparmio di budget, affermando di voler compensare questa riduzione con un'incentivazione dei presidi territoriali "con particolare riferimento all'ospedale di comunità, all'albergo sanitario, al diurno per prestazioni specialistiche ed ai centri residenziali per cure palliative". Da un controllo del BUR Toscana (gentilmente effettuato dalla consigliera Celesti), l'unico riferimento all'ospedale di comunità è contenuto nella delibera di Consiglio 384 del 25-11-97, da cui emerge che tale ospedale è dotato di 12-16 posti-letto, è destinato eslusivamente a "pazienti oncologici anche per trattamenti palliativi, altri pazienti terminali (non affetti da immuno-deficienza acquisita), pazienti neurologici .. e pazienti con temporanea non autosufficienza che abbisognano di assitenza integrata"; il personale è solo infermieristico, la responsabilità della struttura è del medico coordinatore del distretto socio-sanitario (che però non è tenuto a essere costantemente presente nella struttura), e il paziente è seguito dal medico di base che "assicura gli accessi programmati all'atto del ricovero, comunque non inferiori a due settimanali". Ti faccio grazia delle altre strutture previste di supporto all'ospedale, quali "l'albergo sanitario" che è previsto per i parenti o pazienti costretti a pernottare, i centri tipo Hospice etc. che di nuovo sono destinati a malati terminali e non hanno nessuna valenza sostitutiva per una degenza ospedaliera di media durata.
     
La ristrutturazione che ha in mente la Regione fa solo rabbrividire. Pensa semplicemente a un sessantenne, politraumatizzato in incidente stradale, che abbia anche un'insufficienza coronarica, o epatica cronica, o respiratoria o renale, e che dopo la riduzione delle fratture manifesti complicanze (cosa che avviene regolarmente). O a una donna accanita fumatrice che abbia avuto una coronaroplastica e manifesti complicanze polmonari per broncopatia cronica ostruttiva e enfisema (che si accompagnano regolarmente all'insufficienza coronarica). O a una persona affetta da immunodeficienza acquisita che presenti complicazioni infettive come TBC o altro. Com'è possibile che queste persone vengano adeguatamente assistite, dopo la permanenza media prevista nell'ospedale per Alta Intensità di Cura di 5 giorni, nell'ospedale di comunità, da un medico di base che vi accede due volte per settimana? Mi sembra che qui siamo al limite dell'irresponsabilità criminale.
     
Per quanto riguarda poi il caso particolare di Lucca, se i due padiglioni recentemente costruiti (e per i quali la ASL ha speso la non indifferente cifra di 16 milioni di €, oltre i 5 per l'acceleratore lineare e quanto speso per l'emodinamica e il centro trasfusionale, cifre di cui non ho la conoscenza esatta), che dispongono di un totale di 200 posti-letto, a norma con le disposizioni vigenti, anche se attualmente la ASL li utilizza solo in parte per la degenza, dovessero avere come risultato finale il loro uso per l'ospedale di comunità, che è previsto per 12-16 posti-letto, io mi permetterei di dire che questa è un'amministrazione dissennata del denaro pubblico.
     
Ti invito a riflettere su questi punti fondamentali, perchè non cadiamo nell'inganno di dividerci in polemiche intestine sterili, come accadde fra Guelfi bianchi e neri. Oggi siamo davanti al Ghibellino fiorentino che cerca, sotto una mascheratura ideologica, di portare avanti un programma che oltretutto si ritorce a danno della stessa classe popolare che il Ghibellino dice di difendere, perchè chi avrà soldi se la caverà sempre con le case di cura private, e chi non li ha si troverà nella stessa situazione in cui si sono trovati i malati di mente e i loro parenti dopo la legge 180, piena di nobili principi e di cavoli amari.
 

Raffaello Papeschi

 

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Un aspetto poco conosciuto, e accuratamente tenuto in penombra dalla Regione e dalla ASL Lucca, del progetto di Area Vasta relativo alla costruzione di quattro nuovi ospedali in Toscana riguarda il cosidetto "Ospedale di Comunità". Questo dovrebbe affiancare l'ospedale per alta intensità di cura, dove le Linee Guida della Regione prevedono una degenza media di cinque giorni. Affiancare per modo di dire, perchè a Lucca per es. i due ospedali sarebbero distanti 2-3 km uno dall'altro, separati dalla linea ferroviaria.    

La cosa che preoccupa di più è che nell'Ospedale di Comunità, dove saranno trasferiti i pazienti per proseguire la degenza dopo il periodo acuto, i malati saranno seguiti dai medici di famiglia, nell'orario del loro servizio, e dalla Guardia Medica fuori orario e nei festivi. Non è previsto infatti un organico medico proprio, mentre ci sarà un'assistenza di tipo infermieristico. Con tutto il rispetto per le capacità professionali dei medici di famiglia, le domande che vengono spontanee sono quale garanzia di presenza dentro l'Ospedale di Comunità essi potranno dare, quale continuità di assistenza ci sarebbe fra il medico di famiglia e la Guardia Medica o un altro medico di famiglia che fosse presente a rotazione, e se i responsabili della nostra Sanità ritengano che questa sia un'organizzazione soddisfacente del servizio per malati che non possano essere dimessi a domicilio nè inseriti in una struttura a conduzione sociale dopo un episodio acuto di qualsiasi natura, da un infarto a un ictus cerebrale, una malattia infettiva, epatite, o dopo un grave intervento chirurgico. Secondo noi no. Si capisce bene che alla Regione Toscana costerebbe di più assumere del personale medico permanente per l'Ospedale di Comunità che non farlo gestire dai medici di famiglia, che sono già pagati per il loro servizio. Tuttavia questo ci sembra un risparmio sulla pelle della gente.    

Poichè il Sindaco per legge è la prima autorità dell'Unità Sanitaria Locale, giriamo queste considerazioni ai candidati al posto di Sindaco (e di consigliere comunale) alle prossime elezioni, chiedendo se essi ritengano che i loro amministrati saranno garantiti nel loro diritto alla salute, previsto dalla Costituzione, dal piano regionale di Area Vasta. Nello stesso tempo poniamo questo aspetto all'attenzione dei cittadini lucchesi.  

Raffaello Papeschi, Comitato "Lucca, per una Sanità Migliore"

 

 

Ricorso Gennaio 2006

(dove sono riportati i puntini significa che erano presenti dati personali che sono stati omessi in rispetto alla privacy)

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA TOSCANA

RICORSO 

Promosso dall’Associazione “Osservatorio delle politiche urbanistiche, ambientali e sociali di Pistoia” con sede in Pistoia, in Via Enrico Bindi n. 14, presso il Dott. Mauro Chessa, in persona del Coordinatore e rappresentante pro tempore, Dott. Mauro Chessa, ………….; dall’Associazione “Centro studi e documentazione sull’Handicap”, con sede in Via dei Cancellieri n. 30, Pistoia, in persona del Presidente pro tempore, Mario Scognamiglio, …………..; dall’Associazione “Legambiente Circolo di Pistoia”, con sede legale in Via di Porta S. Marco n. 134, in persona del Presidente e rappresentante pro tempore Antonio Sessa, …………………..; dai Sig.ri  ……………….., tutti rappresentati e difesi, giuste procure in calce al presente atto, dall’Avvocato Gianfranco Passalacqua e dall’Avvocato Marco Rossi, e domiciliati presso lo Studio di questo ultimo, in Via Fra’ Bartolomeo n. 5, Firenze;

CONTRO

Comune di Pistoia, in persona del Sindaco pro tempore, presso la Casa Comunale sita in Piazza del Duomo n. 1, 51100, Pistoia;

 E NEI CONFRONTI DI

 Regione Toscana, in persona del Presidente pro tempore, nella sede di Via Cavour n. 16/18, 50129, Firenze;

Provincia di Pistoia, in persona del Presidente pro tempore, nella sede di Piazza San Leone n. 1, 51100, Pistoia

Raggruppamento temporaneo di imprese formato da Astaldi S.p.a., Techint - Compagnia Tecnica Internazionale S.p.a., Pizzarotti & C. S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore; presso la sede legale di

 PER L’ANNULLAMENTO, PREVIA SOSPENSIVA

Dei seguenti provvedimenti:

-  Deliberazione del Consiglio Comunale di Pistoia n. 171 del 14.12.05 avente ad oggetto “Ratifica dell’Accordo di Programma per la realizzazione del nuovo presidio Ospedaliero di Pistoia”, pubblicata il 23.12.2005;

Nonché di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale, ed in particolare dell’Accordo di Programma del 18.11.2005, pubblicato il 23.11.2005;

 FATTO

 1. In data 9.04.2002, con Delibera del Consiglio Regionale della Regione Toscana n. 60, veniva approvato il Piano Sanitario Regionale, contenente tra l’altro il progetto “Nuovi Ospedali”, riguardante la realizzazione di quattro presidi ospedalieri nelle province di Lucca, Prato, Massa Carrara e Pistoia.

 Il Consiglio Regionale provvedeva in epoca successiva, con delibera n. 31 del 12 febbraio 2003, a definire gli indirizzi attuativi per la realizzazione del progetto “Nuovi ospedali” prevedendo tra l’altro la costituzione di uno “strumento di coordinamento interaziendale” tra le Aziende unità sanitarie locali 1 di Massa e Carrara, 2 di Lucca, 3 di Pistoia e 4 di Prato; organismo poi denominatosi “Sistema Integrato Ospedaliero Regionale – SIOR”.

 Al SIOR ed alle ASL partecipanti venivano delegati dalla Regione tutti i compiti e le attività prodromici alla stipula dei contratti di appalto per la messa in attività dei nuovi presidi ospedalieri.

In particolare si affidava alle predette strutture l’indizione della gara ai sensi dell’art. 37 quater, L. n. 109/1994, per il coinvolgimento di capitali privati nella realizzazione delle opere di pubblico interesse, secondo la modalità operativa cosiddetta di “finanza di progetto” (cfr. Allegato C1 alla Delibera C.R. n. 31/2003).

Le aziende delegate dalla Regione erano comunque vincolate, con il medesimo atto, ad acquisire “dal Comune di riferimento gli strumenti urbanistici idonei ad assicurare la cantierabilità dell’opera”.

L’originario intendimento, da parte dell’Amministrazione, di rispettare rigorosamente la normativa in materia di pianificazione territoriale risultava chiaramente anche dall’Allegato 2 alla Deliberazione n. 207 del 12.03.2003, a firma del Direttore Generale dell’ASL 4 di Prato, contenente “Linee guida per la progettazione”.

Nel paragrafo conclusivo delle “Linee Guida”, infatti, è dato leggere: “Gli immobili si prevedono ubicati nel rispetto delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e sovracomunali”.

Pertanto – parallelamente all’approvazione del progetto “Nuovi Ospedali” ed allo svolgimento delle relative procedure di gara – ciascuna Amministrazione comunale interessata dall’edificazione di un nuovo presidio procedeva all’individuazione dell’area territoriale da utilizzare per la realizzazione del nuovo plesso sanitario nonché, ove necessario e possibile, all’adeguamento degli strumenti urbanistici.

2. Il 17.6.2002 veniva dunque approvato in prima battuta, dal Comune di Pistoia, con Deliberazione Consiliare n. 99, un documento di programmazione redatto dal Sindaco pro tempore, in cui si stabiliva, tra l’altro, di “individuare nell’ambito del Piano Strutturale approvato la collocazione più idonea” per l’ospedale da realizzare nei pressi di Pistoia.

Nel novembre 2002 l’Amministrazione Comunale di Pistoia incaricava dunque la Fondazione Michelucci di compiere uno studio tecnico preliminare – privo di qualunque valutazione relativa all’impatto ambientale – al fine selezionare taluni possibili siti per la realizzazione del nuovo ospedale.

Tra le possibili localizzazioni, veniva indicata anche l’area ex Campo di Volo, pur se con notevoli problematicità, da valutare e risolvere in fase di progettazione esecutiva.

Nella seduta del 26.11.2002, la Giunta Comunale di Pistoia sceglieva l’area ex Campo di Volo per la collocazione del nuovo ospedale. Già in data 28.11.2002, tuttavia, i Dirigenti Tecnici del Comune di Pistoia redigevano un primo documento, in cui si evidenziava “che la scelta del sito è in contrasto con le previsioni del Piano Strutturale adottato” e che “sarà necessario provvedere alla variante dello stesso”.

Con Delibera n. 239 del 5.12.2002, il Consiglio Comunale di Pistoia recepiva la localizzazione indicata dalla Giunta, dando contestualmente avvio alla procedura di approvazione della necessaria variante al Piano Regolatore Generale vigente e al Piano Strutturale, (all’epoca adottato e non ancora approvato) secondo la procedura degli “accordi di pianificazione” previsti dall’allora vigente art. 36, comma 4, L. Reg. Toscana n. 5/1995.

Tuttavia, nel corso dell’istruttoria della procedura di variante appena individuata, una serie impressionante di pareri tecnici contrari o gravemente problematici – unitamente a numerosi orientamenti di analoga portata palesati dalle varie Amministrazioni locali coinvolte, tra cui la stessa Regione Toscana – concorrevano a rappresentare l’assoluta inidoneità dell’area ex Campo di Volo per la realizzazione del nuovo presidio ospedaliero.

Si riporta succintamente, a titolo meramente esemplificativo, il contenuto della Relazione finale rilasciata il 10.03.2003 dal Tavolo Tecnico insediato presso lo stesso Comune di Pistoia, con decreto del Sindaco n. 467/2002.

Detto documento, oltre a ribadire la necessità di variare tutti gli strumenti urbanistici comunali e sovraordinati al fine di rendere possibile l’edificazione dell’ospedale nell’area ex Campo di Volo, individuava puntualmente numerosissime negatività a carico di tale localizzazione, tra cui, sinteticamente:

a)         necessità di intervenire sull’argine del fiume Ombrone per garantirne la sicurezza;

b)         necessità di dismettere una parte dei pozzi ad uso idropotabile e collocarli altrove;

c)         necessità di acquisire la piena disponibilità dell’area dell’ex Campo di Volo, che risultava gravata dal diritto di superficie concesso dall’Amministrazione Comunale alla Società Toscana Piante e Fiori, società consortile a responsabilità limitata.

d)         necessaria realizzazione di un sistema di fognature nell’area dal Fosso Brusigliano, collettore fognario a cielo aperto di Pistoia, nonché delle opere idrauliche indispensabili a porlo in condizione di non alluvionare, come accade frequentemente, ferme restando talune perplessità di ordine sanitario in merito alla collocazione in tale zona inquinata di un presidio ospedaliero;

e)         necessità di realizzare barriere fonoassorbenti lungo la tangenziale, e di sostituire il manto dell’Autostrada;

f)          necessità di individuare opportuni accorgimenti progettuali affinché la struttura dell’ospedale non interrompa il flusso delle acque sotterranee, abbondanti e a ridottissima profondità;

g)         necessità di realizzare un collegamento tra la città e l’ospedale mediante scavalcamento o aggiramento delle seguenti infrastrutture: tangenziale, area Breda, due linee ferroviarie;

h)         ricollocamento delle seguenti aree: campo nomadi; area destinata agli spettacoli itineranti; area di pertinenza fluviale con la quale l’Autorità di Bacino vincola l’intero ex Campo di Volo; area di ammassamento prevista dal Piano di Protezione Civile;

i)  necessità di ridistribuire le aree verdi sottratte rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici.

Peraltro, a rendere ancora meno consigliabile la localizzazione del nuovo ospedale così come prospettata dal Comune di Pistoia, interveniva in data 12.09.2003 il provvedimento n. 6048 della Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio di Firenze, Pistoia e Prato, con cui si apponeva il vincolo paesistico sull’area dell’ex Campo di Volo.

A fronte di questi e di numerosi altri rilievi, il Comune di Pistoia ritornava sul suo precedente orientamento, frutto di una valutazione tecnica del tutto sommaria, e con Deliberazione n. 83 del 17.5.2004 avente ad oggetto “Variante al PRG per la localizzazione del nuovo presidio ospedaliero nell’ambito della zona Sud della città. Adozione”, localizzava l’edificando polo ospedaliero nell’area del Centro Annonario-Mercato Ortofrutticolo.

3. Mentre gli approfondimenti istruttori palesavano l’assoluta inidoneità dell’area ex Campo di Volo per la destinazione sanitaria, consigliando al Comune una diversa localizzazione, giungevano in parallelo a progressiva definizione le procedure per il reperimento dei capitali pubblici e privati necessari alla realizzazione del progetto “Nuovi Ospedali”.

3.1 Nell’ambito del procedimento di project financing – nella persistente assenza della richiesta variante agli strumenti urbanistici – in data 12.12.2003 il SIOR, con deliberazione n. 15, sceglieva il progetto preliminare presentato dall’A.T.I. Astaldi S.p.a., Soc. Technit e Soc. Pizzarotti ATI, dichiarando “non di interesse pubblico” l’altro progetto in gara, presentato dal Consorzio Toscana Salute.

E’ bene precisare che entrambi i progetti, conformemente agli indirizzi emanati dal SIOR, presupponevano la localizzazione del nuovo ospedale nell’area ex Campo di Volo, nonostante tale determinazione risultasse all’epoca solo da generiche dichiarazioni programmatiche adottate dal Comune e nonostante fosse già noto che la detta localizzazione avrebbe comunque implicato la previa adozione della variante urbanistica.

3.2 In data 27.05.2004 – dopo che il Comune aveva già adottato la variante per la localizzazione dell’ospedale nell’area Centro Annonario – la Regione Toscana sottoscriveva Accordo di programma con il Ministero della Salute e con il Ministero dell’Economia e delle Finanze ai sensi dell’art. 5 D.Lgs. n. 502/1992, per accedere ai finanziamenti ministeriali necessari alla realizzazione del progetto “Nuovi ospedali”.

La Regione, in particolare, si impegnava a trasmettere al Ministero della Salute entro la fine dell’anno 2005 la delibera di Giunta Regionale di approvazione del progetto preliminare, al fine di produrre in tempo utile la relativa istanza di ammissione al finanziamento ministeriale.

L’Amministrazione regionale, tuttavia, all’atto di sottoscrivere il detto Accordo, non sembrava tener conto della varante urbanistica appena approvata dal Comune di Pistoia, con delibera n. 83 del 17.05.2004,  orientata all’edificazione del nuovo ospedale nell’area centro Annonario.

Emergeva al contrario l’intendimento di adottare il modello progettuale della A.T.I. Astaldi S.p.A., da realizzare nella zona dell’ex Campo di Volo; zona che risultava però ancora destinata a ben altro utilizzo, a norma degli strumenti urbanistici vigenti.

In linea di puro fatto, pertanto, dall’Accordo sottoscritto dalla Regione scaturiva di nuovo la necessità di approvare una conforme variante della pianificazione territoriale, pur a fronte dell’esito negativo dei precedenti accertamenti svolti in merito alla compatibilità del nuovo presidio con l’area dell’ex Campo di Volo.

La Giunta Comunale di Pistoia, con delibera del 09.09.2005 n. 204, si determinava dunque ad attivare la procedura di variante per Accordo di Pianificazione, ai sensi degli artt. 21 e seguenti della recentemente entrata in vigore L. Reg. n. 1/2005.

Peraltro, quasi a fornire la riprova della totale irrazionalità della localizzazione caldeggiata dalla Regione, in data 26.09.2005 veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali 07.09.2005, che dichiarava “di notevole interesse pubblico” la zona dell’ex Campo di Volo, con la seguente motivazione: “la zona in questione, ancora salvaguardata da insediamenti, collega mirabilmente dal punto di vista ambientale la città di Pistoia con le colline del Montalbano, risultando così luogo di grande valore paesaggistico anche per la sua conformazione territoriale” così che sulla stessa veniva apposto il vincolo “al fine di garantirne la conservazione e di preservarne le pregevoli caratteristiche paesaggistiche-ambientali”.

4. La pubblicazione del Decreto Ministeriale non veniva evidentemente presa in considerazione dall’Amministrazione Regionale, che anzi imponeva una brusca accelerata alla procedura di variante.

Infatti, la Direzione Generale Diritto alla Salute della Regione Toscana, nella nota prot. n. 125/30271/001.012 del 14.11.2005, osservava come la procedura di Accordo di Pianificazione ex L. Reg. n. 1/2005 per l’approvazione della variante richiesta al fine di consentire l’edificazione del nuovo ospedale in località ex Campo di Volo – procedimento da cui tutti gli altri risultavano a quel punto direttamente o indirettamente dipendenti – non si sarebbe prevedibilmente conclusa entro la data utile del 31 dicembre 2005.

La Regione pertanto, all’esplicito fine di addivenire quanto prima alla necessaria variante degli strumenti urbanistici comunali e provinciali di Pistoia, con delibera G.R. n. 897 del 12 settembre 2005 (B.U.R.T. n. 39/2005), promuoveva la stipulazione di un diverso ed ulteriore Accordo di Programma tra le numerose Amministrazioni coinvolte dal progetto “Nuovi Ospedali”, autorizzando il Presidente della Giunta Regionale a convocare l’apposita conferenza istruttoria.

Nel giro di appena due mesi dalla promozione dell’Accordo di Programma – a seguito di un iter procedimentale talmente rapido da suscitare ex se fondate perplessità in ordine alla qualità ed alla validità delle acquisizioni istruttorie – le Amministrazioni partecipanti pervenivano, in data 18 novembre 2005, alla sottoscrizione dell’Accordo medesimo.

Secondo la procedura prevista dall’art. 34, comma 5 del D.Lgs. n. 267/2000, dunque, il Consiglio Comunale di Pistoia procedeva alla ratifica dell’Accordo già sottoscritto dal Sindaco con delibera n. 171 del 14.12.2005.

Conseguentemente, era approvata variante al P.R.G. ed al Piano Strutturale provinciale tale da consentire la localizzazione del nuovo plesso ospedaliero in località ex Campo di Volo, dichiarandosi contestualmente revocata la deliberazione consiliare n. 83 del 17.05.2004 che localizzava invece il presidio sanitario nella zona del Centro Annonario, nella zona sud della città.

Avverso la detta delibera i sopra indicati atti, propongono ricorso tutti i ricorrenti, come in epigrafe rappresentati, difesi e domiciliati per i seguenti

MOTIVI

1)         Violazione e/o falsa applicazione di legge in riferimento all’art. 34, comma 1, D. Lgs. n. 267/2000 ed agli artt. 4 e 6, L. Reg. Toscana n. 76/1996, così come modificati dalla L. Reg. Toscana n. 1/2005; incompetenza.

1.1 Va in primo luogo affermata l’illegittimità dell’intera procedura ex art. 34 D. Lgs. n. 267/2000 in quanto promossa da un soggetto pubblico a ciò incompetente (TAR Lazio, I, 20.1.1995, n. 62), in seguito all’entrata in vigore della Legge Reg. Toscana 3 gennaio 2005, n. 1, recante “Norme per il governo del territorio”.

L’art. 164 della citata Legge Regionale n. 1/2005 ha infatti espressamente abrogato l’intero art. 11 della L. Reg. n. 76/1996, recante “Disciplina degli accordi di programma e delle conferenze dei servizi”, e conseguentemente ha travolto anche il combinato disposto degli artt. 4 e 6 della stessa L. Reg. 76/1996, che operavano esplicito rinvio al citato art. 11.

L’abrogato art. 11, rubricato “Variazione di atti di programmazione e pianificazione territoriale, disciplinava – ponendo particolari garanzie – le modalità di intervento sugli strumenti urbanistici mediante Accordo di Programma, ed era pertanto richiamato dal combinato disposto degli artt. 4, comma 1, lett. e), e 6, comma 2, della medesima L. Reg. n. 76/1996.

In particolare, l’art. 6, comma 2, L. Reg. 76/1996 stabiliva, in via derogatoria, che “L' accordo di programma che produce gli effetti di cui all' art. 4, comma 1, lett e), è  sempre promosso dalla Regione”, mentre il precedente art. 4, comma 1, lett. e), individuava appunto tali effetti nelle “eventuali variazioni di atti di programmazione o pianificazione territoriale determinate dall' accordo di programma, nel rispetto delle procedure previste dall' art. 11”

Orbene, in seguito alla radicale abrogazione dell’art. 11 operata dalla L. Reg. n. 1/2005 – legge peraltro ispirata ad una tutela del territorio e dei beni ambientali estremamente rigorosa – deve ritenersi del tutto caduta la possibilità di ricondurre la procedura di variante mediante Accordo di Programma alla modalità procedimentale derogatoria prevista dal combinato disposto degli artt. 4 e 6 della L. Reg. n. 76/1996, in base alla quale è “sempre” la Regione a promuovere l’Accordo di Programma.

La promozione da parte della Regione dell’Accordo di Programma per variante urbanistica, era ed è infatti da intendersi come strettamente raccordata alle particolari garanzie poste dall’art. 11 della Legge Regionale (“nel rispetto delle procedure previste dall’art. 11” è la dizione utilizzata), che per l’appunto poneva taluni specifici “contrappesi” a carico dell’ordinaria procedura di Accordo, in funzione di tutela della democraticità e conoscibilità dell’approvazione dello strumento urbanistico.

Ad esempio, i commi 4 e 5 dell’abrogato art. 11 stabilivano:

“4.  Nel caso in cui il procedimento di formazione dell' atto o degli atti di programmazione o pianificazione territoriale che si intendono variare, preveda, in corrispondenza di una sua qualsiasi fase, la possibilità  della presentazione di osservazioni da parte di altri soggetti interessati, il verbale della conferenza di cui al comma precedente, il testo dell' accordo di programma da sottoscrivere e tutti gli allegati, anche cartografici, sono depositati presso la sede delle amministrazioni che hanno approvato gli atti di programmazione o pianificazione territoriale che si intendono variare.

Il deposito dura 20 giorni a decorrere dalla data di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione della relativa comunicazione.  Durante il deposito tutti gli interessati possono prendere visione degli atti e, entro i 20 giorni successivi alla scadenza dei termini di deposito, presentare osservazioni”.

A fronte dell’abrogazione espressa di siffatta procedura – nonché alla luce della ratio complessiva della normativa in materia urbanistico-territoriale, sempre orientata ad assicurare un minimum di partecipazione ai cittadini interessati – deve considerarsi abrogata anche la derogatoria disciplina che consentiva in ogni caso alla Regione di farsi promotrice dell’Accordo di Programma che comporti variazione alla pianificazione territoriale.

 Ne discende la riespansione del principio generale previsto dall’art. 34, comma 1, D. Lgs. n. 267/2000, secondo cui il soggetto competente a promuovere l’Accordo di Programma va individuato nell’Amministrazione che vanti “competenza primaria” riguardo agli interventi da realizzare, in base ad un accertamento che il Giudice eventualmente adito è tenuto a compiere caso per caso e secondo le circostanze del caso concreto.

Detto soggetto è, nel caso di specie, il Sindaco di Pistoia quale rappresentante del Comune.

A tale proposito, sebbene sia stata la Regione Toscana ad avviare la realizzazione del progetto “Nuovi Ospedali” nell’ambito del Piano Sanitario Regionale approvato il 9.04.2002, con Delibera di C.R. n. 60, non può non ammettersi che oggetto specifico e sostanziale dell’Accordo di Programma sottoscritto dalle parti il 18 novembre 2005 sia esclusivamente la realizzazione del presidio sanitario di Pistoia.

Ciò emerge chiaramente se si considera che le Amministrazioni firmatarie del documento, ed invitate dalla Regione Toscana, sono tutte promotrici di interessi specificamente localizzati nel territorio del Comune di Pistoia, ovvero trattasi di strutture – quali ad esempio la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana – il cui richiesto intervento è del tutto generico, marginale o addirittura superfluo, rispetto agli scopi dell’Accordo.

E’ appena il caso di notare, poi, che mentre figura tra i sottoscrittori dell’Accordo la ASL 3 di Pistoia, non vi figurano né le altre AA.SS.LL. interessate dal complessivo progetto “Nuovi Ospedali”, né il rispettivo coordinamento interaziendale, cioè il SIOR, a riprova che l’Accordo in esame riguarda direttamente soltanto interessi pubblici e privati territorialmente circoscritti al comprensorio di Pistoia.

Inoltre, come emerge dalla già citata nota della Direzione Generale Diritto alla Salute della Regione del 14.11.2005, l’adozione della procedura per Accordo di programma è stata presa in considerazione dalla Regione solo ed esclusivamente a fronte delle difficoltà (non certo addebitabili ai cittadini ed alle associazioni di Pistoia, odierni ricorrenti) riscontrate in sede di localizzazione del plesso ospedaliero pistoiese.

In definitiva, l’Accordo di Programma è stato stipulato, a mente della sua stessa denominazione, “Per la realizzazione del nuovo presidio ospedaliero di Pistoia”, e dunque deve correttamente individuarsi “la competenza primaria o prevalente sull’opera o sugli interventi” (art. 34, comma 1, D. Lgs. n. 267/2000) – che sola consente di promuovere la procedura in esame – in capo al Sindaco di Pistoia.

Il Sindaco, tuttavia, è rimasto nel caso di specie inerte, risolvendosi a partecipare all’Accordo solo in seguito all’attivazione del medesimo da parte della Regione, ed a fronte del venire in essere di una situazione obiettiva di grave empasse amministrativo e di tensione istituzionale.

Di inerzia, peraltro, non è del tutto corretto parlare, giacché invero al momento dell’avvio della procedura di Accordo di programma, l’Amministrazione comunale era intenta ad approvare la variante al PRG secondo le ordinarie procedure concertate (previste prima dalla L. Reg. n. 5/1995 e ora dalla L. Reg. n. 1/2005), in forza di Accordo di Pianificazione non a caso promosso proprio dal Comune di Pistoia.

Anche la circostanza che sia stato il Comune a promuovere il detto Accordo di Pianificazione ex L. Reg. n. 1/2005 costituisce pertanto un chiaro indice interpretativo nel senso che la medesima Amministrazione, e non la Regione, a seguito dell’abrogazione dell’art. 11 L. Reg. n. 76/1996, avrebbe dovuto promuovere l’Accordo di Programma.

Nel merito delle scelte effettuate, poi, è bene sottolineare che la localizzazione del nuovo ospedale, poco prima dell’approvazione dell’Accordo di Programma, era stata opportunamente individuata dal Comune – pur a seguito di un sofferto iter istruttorio – nella zona cosiddetta del Centro Annonario, adeguandosi l’Amministrazione ai numerosissimi e concordanti pareri negativi in ordine alla localizzazione nell’area ex Campo di Volo.

Il Comune, dunque, aveva già espresso in via pressoché definitiva la sua posizione in materia, preferendo da ultimo la localizzazione del nuovo ospedale nella zona Centro Annonario ed adottando una conforme variante –che, peraltro, deve ritenersi ancora in vigore (art. 61 L. Reg. n. 1/2005).

E’ a questo punto che – probabilmente anche a seguito della difficile posizione assunta dal SIOR nei confronti delle imprese promotrici del progetto preliminare approvato, da realizzarsi nell’area ex Campo di Volo – la Regionesi fa carico di promuovere la stipulazione di un Accordo di Programma, al fine dichiarato di ricondurre quanto prima la localizzazione dell’ospedale nell’area appunto prevista dal progetto preliminare presentato dall’ATI Astaldi S.p.A.

Tuttavia, la promozione dell’Accordo da parte della Regione, anzi che da parte del Comune, costituisce una sostanziale violazione della normativa di cui all’art. 34 del D. Lgs. n. 267/2000, e comporta l’illegittimità dell’Accordo medesimo e di tutti gli atti adottati conseguenzialmente e/o per integrarne l’efficacia, tra cui l’impugnata deliberazione di ratifica del Consiglio Comunale di Pistoia.

Infatti, ammettere che un soggetto diverso dal Sindaco possa promuovere – in assenza delle garanzie prima previste dall’abrogato art. 11 L. n. 76/1996 o dei nuovi strumenti partecipativi imposti dalla L. Reg. n. 1/2001 – la stipula di un Accordo di Programma il cui oggetto è l’adozione di variante al PRG (peraltro per l’edificazione di un ospedale destinato ad accogliere l’utenza locale, sostituendo la vecchia struttura del Ceppo) significherebbe da un lato snaturare la logica e le finalità proprie dell’Accordo, e dall’altro aprire la strada ad indebite ingerenze da parte di Amministrazioni altre nel perseguimento dell’interesse pubblico all’ordinato sviluppo del territorio, affidato in primo luogo ai Comuni e sottoposto al controllo democratico-partecipativo dei cittadini dei Comuni stessi.

La programmazione urbanistico-territoriale, infatti, costituisce materia particolarmente delicata e vicina all’interesse immediato della popolazione residente, di modo che la sussistenza della competenza alla promozione dell’Accordo – quando il medesimo si presti ad incidere significativamente in detta materia – va accertata in maniera particolarmente rigorosa ed alla luce del principio di sussidiarietà.

Ciò è tanto più vero adesso, a seguito all’entrata in vigore della nuova Legge regionale della Toscana n. 1/2005, il cui scopo è l’implementazione degli strumenti regionali di tutela dell’ambiente e del territorio, e non certo la loro sostanziale neutralizzazione.

Nella discutibile ottica interpretativa accolta dall’Accordo di Programma e dalla delibera comunale gravata – che comunque appare illegittima, come meglio illustrato più avanti – la variante al PRG contenuta dall’Accordo stesso diventerebbe efficace a tutti gli effetti con la semplice ratifica da parte del Consiglio, a prescindere dalla presentazione, discussione e votazione – da parte della detta assemblea rappresentativa – delle osservazioni dalla popolazione locale.

Ebbene, in un simile quadro interpretativo, già caratterizzato di per sé da siffatto depauperamento della funzione popolare di controllo e discussione in merito alla pianificazione urbanistica – a tutto vantaggio della “velocità” del procedimento – l’unica garanzia in concreto rimasta, a tutela delle comunità locali, sarebbe costituita proprio dal primo comma dell’art. 34 D. Lgs. n. 267/2000, che mira ad assicurare la corrispondenza tra amministrazione promotrice dell’Accordo ed amministrazione incaricata di tutelare in via primaria gli interessi pubblici attinti dall’Accordo medesimo.

Accedere alla tesi opposta significherebbe ritenere – in netta controtendenza con i progressivi sviluppi del nostro ordinamento – che decisioni di grandissimo rilievo per i cittadini residenti in un determinato (e circoscritto) territorio possano essere adottate al di sopra delle loro teste e senza la garanzia di un benché minimo controllo, neppure di tipo politico-istituzionale, mediante la facile “scorciatoia” costituita dall’Accordo di Programma.

1.2 In via subordinata, si osserva che, eventualmente, la competenza primaria in ordine alla realizzazione del presidio ospedaliero di Pistoia potrebbe al più individuarsi in capo al SIOR, organismo che, a norma della citata delibera regionale n. 31 del 12 febbraio 2003, è stato costituito proprio allo scopo di porre in essere tutti gli atti prodromici necessari alla stipula dei contratti di appalto per la messa in attività dei nuovi presidi ospedalieri, compresa l’indizione della gara ai sensi dell’art. 37 quater, L. n. 109/1994, previa acquisizione degli strumenti urbanistici.

Anche accogliendo tale tesi, tuttavia, l’intero procedimento per Accordo di Programma sarebbe destinato a cadere, in quanto ugualmente promosso da Amministrazione a ciò incompetente.

In conclusione, la Regione Toscana non può in nessun caso ritenersi abilitata alla promozione dell’Accordo sottoscritto il 18.11.2005, che pertanto risulta illegittimo e passibile di annullamento alla pari della successiva deliberazione comunale di ratifica.

2)         Violazione/falsa applicazione di legge e regolamento in riferimento all’art. 34, commi 5 e 6, D. Lgs. n. 267/2000; agli artt. 10, 15, 16, 17, e 18, L. Reg. Toscana n. 1/2005; al D.P.R. n. 327/2001, art. 11; violazione dell’art. 97 Cost.; carenza di istruttoria, difetto e contraddittorietà della motivazione, irragionevolezza, illogicità manifesta

2.1 Anche a voler ritenere l’Accordo di programma legittimamente promosso dalla Regione Toscana, la complessiva procedura seguita dalle Amministrazioni coinvolte si espone ad ulteriori gravi censure, tenuto presente che l’adozione di siffatta modalità di coordinamento non esonera l’Amministrazione Comunale dal porre in essere tutti gli adempimenti istruttori nonché di pubblicità, partecipazione e contraddittorio previsti in materia di procedimento di pianificazione urbanistica.

Infatti, anche a ritenere che il combinato disposto degli artt. 4 e 6 della L.Reg. n. 76/1996 sia rimasto in vigore in quanto operante un rinvio formale alla fonte regionale disciplinante le procedure di variante – e non un rinvio recettizio all’abrogato art. 11 della stessa legge – ne seguirebbe che, nell’attuale contesto normativo, gli Accordi di Programma promossi dalla Regione devono comunque conformarsi alla disciplina prevista dagli artt. 10, 15, 16, 17, e 18 della L. Reg. n. 1/2005.

  Gli artt. 10 e 18 della L. Reg. n. 1/2005, nel garantire ai cittadini della Regione il fondamentale diritto di partecipazione alla formazione degli atti amministrativi, stabiliscono con chiarezza che gli Accordi di Programma che comportino varianti agli strumenti urbanistici devono considerarsi parificati a veri e propri “atti di governo del territorio”.

Conseguentemente, gli stessi risultano assoggettati alla disciplina di cui agli artt. 15, 16 e 17 della medesima L. Reg. n. 1/2005.

Per altro verso, è proprio l’art. 18, comma 1, lett. b), L. Reg. n. 1/2005, rubricato “Procedimento per gli atti di governo del territorio”, a stabilire che “Le disposizioni di cui agli articoli 15, 16, e 17, si applicano (…) b) agli accordi di programma e agli altri atti della programmazione negoziata, comunque denominati, che comportino varianti agli strumenti della pianificazione territoriale”.

Il citato art. 18, dunque, costituisce norma regionale di specificazione ed esecuzione rispetto alla normativa nazionale di cui all’art. 34, D. Lgs. N. 267/2000.

Ne discende che la ratifica dell’Accordo da parte del Consiglio Comunale, che deve intervenire utilmente entro 30 gg. (art. 34, comma 5, D. Lgs. n. 267/2000), non basta da sola, in via sostitutiva, a produrre tutti gli effetti giuridici riconducibili al pieno rispetto degli adempimenti previsti dai citati artt. 15, 16 e 17, L. Reg. n. 1/2005.

Detta ratifica va invece ad integrare i medesimi adempimenti partecipativi, ed è validamente resa, solo se gli stessi siano stati effettivamente svolti, in parallelo, dall’Amministrazione Comunale.

Tra le innumerevoli prescrizioni procedimentali previste dagli articoli 15, 16 e 17 della L. Reg. n. 1/2005, sistematicamente omesse nel caso di specie, sia sufficiente ricordare quanto disposto dai commi 2 e 5 del citato art. 17, che impongono il deposito del provvedimento di pianificazione presso l’amministrazione competente per quarantacinque giorni dalla  data di pubblicazione del relativo avviso sul Bollettino ufficiale della Regione, in modo che chiunque possa prenderne visione e presentare le osservazioni che ritenga opportune, sulle quali l’Amministrazione è poi tenuta a pronunciarsi in maniera espressa.

Si consideri, poi, un ulteriore dato interpretativo. L’art. 208, comma 1, della L. Reg. n. 1/2005 afferma esplicitamente che “La presente legge costituisce il complesso delle norme di riferimento sul governo del territorio; eventuali deroghe o modifiche alle disposizioni in essa contenute devono essere introdotte esclusivamente mediante espressa modificazione”.

Dal che risulta dimostrato una volta di più che l’applicazione della procedura dell’Accordo di Programma alla variante urbanistica, in assenza di una chiara deroga legislativa, non può prescindere dall’adozione di tutte le misure previste al fine di garantire la partecipazione popolare alla gestione del territorio.

Il dato normativo appare dunque inequivocabile nello stabilire che, in Toscana, gli Accordi di programma possono essere validamente approvati – nonché ratificati dal Consiglio Comunale – soltanto in due ipotesi:

a) seguito all’esperimento di procedure che prevedano comunque la fase della presentazione delle osservazioni da parte dei cittadini, conformemente al dettato degli artt. 15, 16 e 17;

b) secondo l’ulteriore procedura “partecipata” prevista dal successivo art. 21 L Reg. n. 1/2005, riguardante gli “Accordi di pianificazione”.

A tale proposito, va ancora ribadito che proprio la procedura ex art. 21 L. Reg. n. 1/2005 era stata in precedenza prescelta dalle Amministrazioni coinvolte nella realizzazione del polo ospedaliero di Pistoia, le quali avevano infatti sottoscritto in data 27 luglio 2005 apposito protocollo d’intesa.

La Regione Toscana, per giunta, sembrerebbe ancora propensa a dare parziale attuazione al detto Protocollo, proseguendo la procedura per Accordo di Pianificazione in riferimento alla sola variante relativa alla risistemazione dell’area occupata dal vecchio ospedale del Ceppo (cfr. la nota del 14.11.2005 della Direzione Generale Diritto alla Salute della Regione Toscana).

In definitiva, l’Accordo di Programma in variante degli strumenti urbanistici sottoscritto in data 18.11.2005 ha recepito un’interpretazione dell’art. 34 del D.Lgs. 267/2000 non solo di per sé discutibile e in contrasto con i principi costituzionali del nostro ordinamento, miranti a garantire il dialogo tra cittadini e P.A., ma in clamorosa contraddizione con la normativa contenuta nella L. Reg. n. 1/2005, peraltro da applicarsi alla luce del Protocollo d’Intesa del 27 luglio 2005.

Già dalle precedenti considerazioni emerge dunque l’illegittimità dell’Accordo e della delibera di Consiglio Comunale di ratifica, che evidentemente concretizzano l’adozione di una variante urbanistica in seguito ad una valutazione istruttoria insufficiente (oltre che, come meglio illustrato più avanti, irragionevole e irrispettosa dei valori ambientali) in quanto del tutto priva delle osservazioni da presentarsi da parte della cittadinanza .

2.2 Anche a prescindere dalle appena menzionate censure, l’Accordo di Programma e la conseguente delibera di ratifica risultano comunque adottati in spregio della normativa urbanistico-edilizia contenuta nel D.Lgs. n. 267/2000, che è da riferirsi esclusivamente alla realizzazione di opere finanziate e cantierabili, nonché in violazione delle stesse determinazioni adottate dalla Regione, in cui pure si opera un chiaro riferimento alla cantierabilità dell’opera da realizzare.

L’art. 34, comma 6, D. Lgs. n. 267/2000 chiarisce che può procedersi  “a norma dei precedenti commi” solo in presenza di “progetti di opere pubbliche (…) per le quali siano immediatamente utilizzabili i relativi finanziamenti”.

Da parte sua, il Consiglio Regionale della Toscana, in sede di definizione degli indirizzi attuativi del progetto “Nuovi Ospedali”, stabiliva con la delibera 12 febbraio 2003, n. 31, che le Aziende Sanitarie Locali nonché l’organismo di coordinamento da esse costituito, erano vincolati ad acquisire “dal Comune di riferimento gli strumenti urbanistici idonei ad assicurare la cantierabilità dell’opera”.

Con una palese inversione dell’iter procedimentale, tale da stravolgere la funzione propria dell’Accordo di Programma, le Amministrazioni firmatarie si sono invece vicendevolmente impegnate, in sede di Accordo, al fine dichiarato di ottenere i finanziamenti ministeriali necessari alla realizzazione del presidio ospedaliero pistoiese, e non – come era logico e legittimo – previa verifica della immediata disponibilità dei finanziamenti predetti.

Tanto più che, ad oggi, non è neppure disponibile la quota di finanziamento di spettanza del Comune, lo stanziamento della quale risulta condizionato al positivo e fruttuoso esito della dismissione di beni pubblici (tra cui, ad es., il complesso delle Ville Sbertoli).

A ben vedere, non esiste neppure un progetto cantierabile né un soggetto esecutore, giacché il progetto dichiarato di pubblico interesse dal SIOR e presentato dall’A.T.I. Astaldi S.p.A. rappresenta solo il cosiddetto progetto preliminare previsto dalla normativa in materia di finanza di progetto.

Anche il citato sesto comma dell’art. 34 D. Lgs. n. 267/2000 appare pertanto violato dai provvedimenti impugnati.

In definitiva, la funzione acceleratoria propria dell’Accordo di programma disciplinato dal D. Lgs. n. 267/2000, consiste (ed è soddisfatta) nel consentire a più Amministrazioni di operare in parallelo e nel vincolare le amministrazioni l’una verso l’altra nel conseguimento dell’unico obiettivo fondamentale.

L’Accordo, salvo espresse deroghe, specificamente richieste soprattutto in materia di pianificazione territoriale, va dunque inteso nel senso che ciascuna Amministrazione si impegna a perfezionare, entro una certa data, le ordinarie procedure per cui è competente, e non nel senso che, mediante l’Accordo, sia possibile porre nel nulla le predette procedure.

Ciò si deduce ancora una volta a contrario: accedendo alla ricostruzione interpretativa recepita dall’Accordo di Programma gravato, dovrebbe concludersi che sia sempre possibile adottare qualsivoglia variante alla pianificazione territoriale, scavalcando la fase delle consultazioni popolari, mediante la promozione – da parte delle Amministrazioni interessate – di Accordi di Programma anche del tutto pretestuosi, giacché è tipico degli strumenti di pianificazione attingere numerosissimi interessi, perseguiti dalle amministrazioni più svariate.

2.3 Si noti ancora che l’Accordo di Programma sottoscritto il 18 novembre 2005 non sembra tenere nella giusta considerazione la circostanza, tutt’altro che secondaria, che in data 12.09.2003, con provvedimento n. 6048, la Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio di Firenze, Pistoia e Prato ha apposto il vincolo paesistico sull’area dell’ex Campo di Volo, apparentemente destinata all’edificazione del nuovo ospedale a mente dell’Accordo medesimo.

Ebbene, la Soprintendenza, che pure figura tra i sottoscrittori dell’Accordo di Programma, si è invero limitata ad assumere l’impegno di “partecipare alle conferenze di servizi che si renderanno necessarie al fine dell’ottenimento del permesso di costruire per la realizzazione del Nuovo Presidio Ospedaliero”, ma non si vede in che modo ciò possa garantire la rimozione (o l’aggiramento) del vincolo paesistico ad oggi sussistente sull’area ex Campo di Volo, fondato sulla valutazione di obiettive circostanze di fatto che certo non sono disponibili a proprio piacimento dalla Soprintendenza.

Ma, aspetto ancora più sorprendente, l’Accordo non si preoccupa neppure di argomentare e di proporre eventuali misure in ordine alla circostanza che in data 26.09.2005 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali 07.09.2005, che dichiarava “di notevole interesse pubblico” proprio l’area ex Campo di Volo, destinata invece – a mente dell’Accordo – a subire imponenti ed incisivi interventi di urbanizzazione.

Sotto questi profili, in punto di istruttoria e di motivazione il detto Accordo di Programma appare già palesemente viziato.

2.4 La ridottissima istruttoria comunque compiuta nell’ambito dell’Accordo di programma appare in ogni caso carente e viziata sotto ulteriori vari aspetti.

In primo luogo va evidenziata la contraddittorietà ed irragionevolezza di quanto stabilito nell’Accordo rispetto al gran numero di pareri ed orientamenti contrari alla localizzazione del nuovo polo ospedaliero nell’area ex Campo di Volo – espressi da organi tecnici e Pubbliche Amministrazioni sia prima, sia successivamente ed in funzione della promozione dell’Accordo.

Non a caso il Comune di Pistoia, con la delibera C.C. n. 83/2004, si era determinato a localizzare il presidio ospedaliero da tutt’altra parte, e precisamente nella zona del Centro Annonario-Mercato Ortofrutticolo.

2.5 Peraltro, gli organismi tecnici costituiti al fine di compiere le necessarie valutazioni di fattibilità ed opportunità nell’ambito del procedimento di Accordo di Programma, hanno visto la presenza, regolarmente verbalizzata, di assessori comunali e provinciali, con evidente lesione del principio di separazione tra gli ambiti propri della discrezionalità amministrativa e della funzione di indirizzo politico e quelli afferenti alle valutazioni strettamente tecniche; separazione posta a garanzia della trasparenza e verificabilità dell’operato dell’Amministrazione.

La presenza di membri degli organi di indirizzo politico del Comune alle sedute degli organismi tecnici pare in effetti spiegare il repentino mutamento di rotta di quegli stessi organismi che, nell’ambito di precedenti procedimenti, avevano apertamente appoggiato la localizzazione di cui alla citata delibera n. 83/2004 e criticato apertamente la scelta dell’area ex Campo di Volo.

2.6 Anche sul piano strettamente procedurale la convocazione delle conferenze tecniche operanti nell’ambito dell’Accordo di programma non va esente da censure.

E’ infatti agevole constatare che detti organismi tecnico-valutativi, convocati e disciolti nel ridotto periodo che va dal 29.9.2005 all’11.11.2005, sono stati costituiti ai sensi e per gli effetti della procedura per Accordo di Pianificazione prevista dalla L. Reg. n. 1/2005, ed in particolare ai sensi dell’art. 22.

Appare dunque del tutto singolare che le Amministrazioni interessate dall’Accordo abbiano da un lato ritenuto applicabili all’Accordo di Programma (ossia, alla normativa nazionale) le prescrizioni regionali specificamente riguardanti la costituzione degli organismi valutativi in sede di Accordo di Pianificazione, e dall’altro abbiano deliberatamente omesso di applicare, nella stessa sede, le prescrizioni regionali in tema di partecipazione dei cittadini alla pianificazione urbanistico-territoriale (in particolare, l’art. 17, L. Reg. n. 1/2005).

In tal modo, le predette strutture tecnico-amministrative si sono espresse secondo una modalità procedurale che tiene conto della possibilità di ulteriori acquisizioni istruttorie, in virtù dello strumento delle osservazioni, salvo poi constatare che la fase delle dette osservazioni è stata del tutto espunta dall’iter procedurale, conclusosi esclusivamente alla luce dell’art. 34, D. Lgs. n. 267/2000.

Si aggiunga ancora, per inciso, che la partecipazione dei privati al procedimento è prevista altresì dall’art. 11 del T.U. sugli espropri; l’espropriazione per pubblica utilità è istituto che viene in rilievo, ai sensi dell’Accordo, per l’acquisizione di una parte dell’area dell’ex Campo di Volo.

Anche in questo caso, a fronte di una normativa nazionale che garantisce la partecipazione dei cittadini, l’Accordo opera in senso opposto; con l’immediata efficacia della variante urbanistica, si assisterebbe all’apposizione di un vincolo preordinato all’esproprio in difetto della possibilità di esercitare il diritto alla partecipazione che l’art. 11 del T.U. espressamente garantisce.

In conclusione, si è in pratica utilizzato l’Accordo di Programma, che è uno strumento di cooperazione finalizzato a semplificare e velocizzare i rapporti tra le Amministrazioni, in una illegittima accezione atta essenzialmente a “semplificare” – nel senso di eliminare – i rapporti tra Amministrazioni Pubbliche e privati.

3) Violazione e/o falsa applicazione di legge in riferimento all’art. 34, D.Lgs n. 267/2000; sviamento.

L’Accordo di Programma e la delibera comunale di ratifica, tenuto conto della spropositata ampiezza del loro contenuto prescrittivo, appaiono illegittimi anche alla luce della più moderna giurisprudenza, che evidenzia al contrario come l’Accordo, quale strumento produttivo di effetti extra ordinem al fine di facilitare il coordinamento tra le Amministrazioni, possa applicarsi solo in ben determinate ipotesi, e per il perseguimento di obiettivi limitati.

E’ stato infatti rettamente affermato: “L’accordo di programma non può essere utilizzato al di fuori delle ipotesi specifiche per le quali esso è stato previsto e consistenti nella modifica degli strumenti urbanistici per la realizzazione dell’opera pubblica con conseguente limitazione alla sola localizzazione dell’intervento pubblico” (TAR Marche, 29 agosto 2003, n. 980)

Da ciò si deduce che, al contrario, per addivenire al mutamento della destinazione urbanistica di terreni non direttamente interessati alla realizzazione di opere pubbliche, nonché per l’approvazione di tutti gli eventuali provvedimenti necessari alla realizzazione dell’opera, occorre utilizzare i normali procedimenti disciplinati, in ipotesi, dalla legislazione urbanistica, espropriativa o dalle eventuali altre normative che vengano in rilievo.

 

Nell’Accordo di Programma è invece dato leggere, al quarto comma dell’art. 2, rubricato “Oggetto e finalità dell’accordo”: “Ai fini espropriativi l’atto di approvazione dell’Accordo ha valore di dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza per le opere in esso previste”.

Prosegue poi il successivo art. 3, ultimo comma: “Si prende atto che la variante suddetta costituisca apposizione di vincolo preordinato all’esproprio”.

L’ampiezza abnorme del campo di applicazione dell’Accordo emerge chiaramente dalla sua complessiva lettura; sia concesso tuttavia riportare per esteso gli ulteriori impegni (art. 6) assunti in particolare dal Comune di Pistoia, il quale si è vincolato:

“- ad  adottare la variante agli strumenti urbanistici per l’area del Ceppo entro dicembre 2005 [si noti, trattasi di variante riguardante area territoriale distinta rispetto a quella interessata dalla realizzazione del nuovo ospedale];

   - ad approvare il piano di recupero relativo all’area del Ceppo entro l’anno 2006;

-  ad adottare la variante al piano di Classificazione Acustica relativa all’area dell’ex campo di volo entro dicembre 2006;

- ad addivenire, con successivo apposito atto, alla cessione bonaria dell’area di sua proprietà dell’ex Campo di Volo (…) nei tempi necessari per la realizzazione dello stesso e previa determinazione del relativo corrispettivo;

- a svolgere le eventuali procedure espropriative per conto dell’Azienda USL 3 di Pistoia riguardanti l’acquisizione di terreni siti in località Campo di Volo e destinati dallo strumento urbanistico alla realizzazione del nuovo ospedale di Pistoia, secondo quanto disposto dall’art. 6, comma 3, della L. Reg. 30/2005 (…)”

Alla luce della citata giurisprudenza, invece, l’utilizzo dell’accordo di programma onde ottenere la variazione delle previsioni degli strumenti urbanistici comunali, presuppone comunque la stretta e diretta correlazione del contenuto dell’Accordo con la localizzazione dell’opera o dell’intervento pubblico da realizzare; correlazione che, nel caso di specie, può sussistere al più in relazione alla sola variante riguardante l’area ex Campo di Volo.

4) Violazione e/o falsa applicazione di legge e regolamento, con riferimento alla L. Reg. n. 1/2005, artt. 1 e seguenti ed art. 22; alla L. Reg. n. 81/1995; al D.M. 11.03.88; alla Delibera C.R. Toscana n. 94/85; all’art. 21 della L. n. 833/1978; carenza di istruttoria, travisamento dei fatti, irragionevolezza

4.1 E’ opportuno sottolineare, ancora, che nelle sedute della Conferenza dei Servizi, una società privata, la Publiacqua IngegneriaS.r.l. ha surrogato le competenze della Autorità dell’ATO 3.

Le funzioni di tale organo previste dalla Legge Regionale  n. 81 del 21 luglio 1995, sono di primaria importanza. L’art. 1 di tale norma, infatti, prevede che gli siano affidati i seguenti compiti:

“a) delimita gli ambiti territoriali ottimali, per la gestione del servizio idrico integrato, costituito dall'insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e depurazione delle acque reflue;

b) disciplina la cooperazione tra gli enti locali ricadenti in ciascun ambito ottimale;

c) detta termini e procedure per l'organizzazione del servizio idrico integrato e indirizzi per una gestione efficiente ed efficace.

Ne discende che in seno all’Accordo di programma, il Piano d’ambito dell’ATO 3 non ha avuto alcun rilevo anzi rimanendo completamente disatteso.

4.2 Per quanto riguarda le problematiche idrogeologiche relative alla localizzazione del nuovo polo ospedaliero nell’area ex Campo di Volo, va innanzitutto chiarito che nella detta area si riscontra la presenza di una falda acquifera particolarmente superficiale.

Orbene, pur essendo conclamata l’interferenza tra la falda e la porzione interrata dell’edificando nuovo ospedale, pur essendo conclamati gli effetti assolutamente rilevanti che ciò comporterà, non risulta agli atti dell’Accordo di Programma alcuna valutazione in merito a detta circostanza.

Il problema appare in effetti totalmente rimosso, né risultano effettuate le valutazioni di compatibilità previste dal D.M. 11.03.88 e dalla Delibera C.R. Toscana n. 94/85.

Analogamente, il parere rilasciato dalla Autorità di Bacino a conclusione della rispettiva Conferenza tecnica – sostanzialmente un nullaosta riferito alla procedura prevista dalla L.R. n. 1/2005 – non tiene in alcun conto del fatto che l’opera da realizzare interessa un’area di pertinenza fluviale con presenza di pozzi ad uso idropotabile, disciplinata dalla norma 5 del DPCM 5.11.99.

E’ evidente che la realizzazione in prossimità di pozzi ad uso idropotabile di un fabbricato di pianta quadrata, che si assume di 135 mdi lato con un volume interrato che giunge alla profondità di 5 m, quando il tetto della falda si trova a 2 m di profondità, oltre alla realizzazione di una superficie impermeabile di 55.000 mq, non può in alcun modo essere considerata coerente con l’obiettivo della salvaguardia della ricarica della falda, e persino del mantenimento dell’attuale produttività della stessa.

4.3 Non risulta che ai lavori delle conferenze tecniche abbia partecipato il Dipartimento di Prevenzione dell’ASL, il cui necessario parere non è stato pertanto acquisito in merito alla fattibilità della Variante.

Il parere del Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda USL è previsto ai sensi dell’art. 21 della L. n. 833/1978 che prevede “la verifica, secondo le modalità previste dalle leggi e dai regolamenti, della compatibilità dei piani urbanistici e dei progetti di insediamenti industriali e di attività produttive in genere con le esigenze di tutela ambientale sotto il profilo igienico sanitario e di difesa della salute della popolazione e dei lavoratori interessati”.

In particolare, l’art. 21 della L. n. 833/78 stabilisce che “all’unità sanitaria locale sono attribuiti (…) i compiti attualmente svolti dall'Ispettorato del lavoro in materia di prevenzione, di igiene e di controllo sullo stato di salute dei lavoratori, in applicazione di quanto disposto dall'art. 27, D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616.

Per la tutela della salute dei lavoratori e la salvaguardia dell'ambiente le unità sanitarie locali organizzano propri servizi di igiene ambientale e di medicina del lavoro (…)”.

L’assenza del parere della ASL, peraltro in un progetto mirante ad un insediamento ospedaliero, appare particolarmente significativa se si considera – come già accennato – che l’ex Campo di Volo è attraversato dal Fosso Brusigliano, ossia il collettore fognario di una parte della città di Pistoia, le cui “condizioni di fortissimo inquinamento lo rendono incompatibile con la destinazione sanitaria dell’area.”.

4.4 L’attuale clima acustico della parte dell’area dell’ex Campo di Volo non appare compatibile con la destinazione ospedaliera, così come risulta dal Piano di Classificazione Acustica Comunale (approvato con Del. C.C. 120 del 11.06.2001) e dai documenti tecnici allegati al presente ricorso.

Preme sottolineare che il Piano Acustico costituisce un documento conoscitivo e non progettuale, limitandosi a fotografare una situazione esistente, così che appare piuttosto difficile ottenere il suo adeguamento alla destinazione sanitaria nel breve e medio termine.

Del resto, si riscontra nei pressi dell’ex Campo di Volo un alto livello di inquinamento acustico dovuto al traffico degli autoveicoli ed al rumore prodotto dagli stabilimenti Breda.

A fronte di tali criticità non è stata configurata alcuna soluzione se non quella (prospettata nella relazione allegata al presente ricorso, ma non inserita nell’Accordo) di realizzare un chilometro di barriere: 400 m lungo la tangenziale e 600 mlungo l’Autostrada, da costruire a spese degli enti pubblici, e con un impatto visivo notevolissimo, dato che dovranno essere alte almeno 5,5 e 3,5 m sui rispettivi piani stradali.

I provvedimenti oggetto di odierna impugnazione appaiono dunque viziati per le evidenti irregolarità della fase istruttoria – già di per sé ridotta in quanto priva delle osservazioni dei cittadini – che si traducono in un travisamento dei fatti nonché nell’irragionevolezza e nella manifesta contraddittorietà degli atti in esame.

4.5 E’ appena il caso di notare, peraltro, che le valutazioni tecniche acquisite all’Accordo di Programma e favorevoli alla realizzazione dell’ospedale in località ex Campo di Volo, comportano a carico di Regione e Comune un onere aggiuntivo, in termini finanziari, pari a circa 32 milioni di Euro, al fine di rendere compatibile alla destinazione sanitaria un’area che, di fatto, non lo è, con una palese violazione del generale principio di buon andamento della pubblica amministrazione, sancito dall’art. 97 Cost.

Sembra pertanto sostanzialmente disatteso anche il richiamo contenuto nelle  Linee guida di cui alla deliberazione Regione Toscana/USL 3 di Pistoia n. 207 del 12.03.2003, recante approvazione della bozza dello statuto del SIOR, in base alle quali  “La progettazione viene condotta nel rispetto delle norme in materia di requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi di cui al DPR 14/1/1997 e normativa regionale di riferimento, con specifico riguardo alla sicurezza, alla congruità del costo, alla qualità dell’opera percepita dagli operatori e dagli utenti, ed alle caratteristiche che assicurino accessibilità, manutenibilità, comfort alberghiero, nonché qualità dell’opera.”

4.6 Preme sottolineare, infine, alla luce di quanto esposto, la deliberata e sistematica violazione dei principi ispiratori della legge di governo del territorio di cui la stessa Regione Toscana si è dotata appena un anno fa, n. 1/2005.

L’art. 1, comma 1, della legge citata dichiara espressamente che “l’utilizzazione delle risorse territoriali ed ambientali deve avvenire garantendo la salvaguardia e il mantenimento dei beni comuni e l’uguaglianza di diritti all’uso e al godimento dei beni comuni, nel rispetto delle esigenze legate alla migliore qualità della vita delle generazioni presenti e future”.

Il secondo comma del detto articolo 1 prosegue con l’affermare che “Ai fini di cui al comma 1, i comuni, le province e la Regione perseguono, nell’esercizio delle funzioni ad essi attribuite dalla presente legge:

a) la conservazione, la valorizzazione e la gestione delle risorse territoriali ed ambientali (…),

f) una qualità insediativa ed edilizia sostenibile che garantisca:

1) la riduzione dei consumi energetici;

2) la salvaguardia dell’ambiente naturale;

3) la sanità ed il benessere dei fruitori;

(…)”

Pur comprendendo il valore anche programmatico di tali prescrizioni, non può non prendersi atto, per quanto esposto sin qui, che i provvedimenti impugnati rappresentano una palese violazione dei principi posti dal legislatore regionale a tutela del territorio e della qualità della vita dei cittadini, e ciò non solo alla stregua di un parametro puramente ambientale e paesaggistico, ma anche considerando le inevitabili ripercussioni dell’edificazione del nuovo polo ospedaliero sul diritto alla salute della popolazione locale, destinata a recarsi per ricevere le necessarie cure mediche in una struttura posta in una località priva dei più elementari requisiti di compatibilità alla destinazione sanitaria.

Vale ancora la pena di citare quanto disposto, con specifico riferimento alla pianificazione territoriale, dal successivo art. 2 L. Reg. n. 1/2005: “Il conseguimento delle finalità, previste dal presente articolo e dall’articolo 1, è perseguito mediante gli strumenti della pianificazione territoriale disciplinati dall’articolo 9 e gli altri atti di governo del territorio di cui all’articolo 10”

Non va infine sottaciuto che le disposizioni di cui agli artt. 1 e 2, L. Reg. n. 1/2005 costituiscono attuazione della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001, riguardante la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente, e che la loro violazione si risolve pertanto anche nella violazione di principi e normative di matrice comunitaria.

P.Q.M.

si chiede che il ricorso sia accolto, con ogni conseguenza anche in ordine alle spese di giudizio.

Si dichiara che il presente procedimento è di valore indeterminabile

Roma, 16 gennaio 2006

Avv. Gianfranco Passalacqua

ISTANZA DI SOSPENSIONE

Il fumus boni iuris emerge chiaramente dalla lettura dei motivi del ricorso.

Quanto alla sussistenza del periculum in mora, si evidenzia come l’esecuzione dei provvedimenti impugnati comporterebbe gravi ed irreparabili danni agli interessi dei ricorrenti; è sufficiente osservare che l’entrata in vigore della variante consentirebbe in termini brevissimi l’avvio dei lavori per la realizzazione del nuovo ospedale, essendo ormai l’opera in procinto di esecuzione.

Ne deriva che una eventuale vittoria nel merito della presente controversia potrebbe comunque intervenire in tempi non più utili ai ricorrenti al fine di garantire effettivamente gli interessi fatti valere con il presente atto.

P.Q.M.

Si chiede che sia accolta l’istanza cautelare di sospensione di efficacia dell’impugnato provvedimento.

Roma, 16 gennaio 2006

Avv. Gianfranco Passalacqua

 


Lettera ai decisori novembre 2005
A:    . Giancarlo Fianchisti (U.R.T.T. PT)
Autorità di Bacino del Fiume Arno - Via dei Servi 15, 50122 – Firenze
alla c.a. Prof. Giovanni Menduni
Dott. Marcello Brugioni
Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le provincie di Firenze Pistoia Prato - Piazza Pitti 1, 50122 Firenze
alla c.a. Arch. Paola Grifoni
Dott. Valerio Tesi
Azienda USL 3 di Pistoia – Via Sandro Pertini 708, 51100 - PISTOIA
alla c.a. Dott. Fabrizio d’Arrigo
Consorzio di Bonifica Ombrone e Bisenzio
via Traversa della Vergine 81, 51100 - Pistoia
alla c.a. Dott. Lorenzo Cecchi de Rossi
Dott. Burchielli Stefano
Dott. Roberto Spicchi
Provincia di Pistoia – P.zza S. Leone 1, 51100 - Pistoia
alla c.a. Dott. Delfo Valori
Dott. Elena Pugi
Dott. Silvia Lombardi
Dott. Katiuscia Tonselli
 
Comune di Pistoia – P.zza Duomo, 51100 - Pistoia
alla c.a. Arch. Marco Marlazzi
Arch. Giuliano Aliperta
Geom. Angelo Biagini
Arch. Olga Agostini

Pistoia, 7 novembre 2005

Oggetto: Nuovo presidio ospedaliero di Pistoia, contributo conoscitivo per i decisori tecnici e politici che concorrono all’accordo di pianificazione

Le sottoscritte associazioni intendono segnalare ai decisori politici e tecnici la loro contrarietà nei confronti della realizzazione del nuovo presidio ospedaliero di Pistoia nell’area ex Campo di Volo.

Tale contrarietà è maturata dall’analisi del contesto nel quale l’intervento si andrà a collocare ed è di seguito motivata e documentata.

» Cosa si intende realizzare

Secondo il Comunicato N. 626 del 27-07-2005 del Comune di Pistoia il nuovo ospedale sarà: “Un grande quadrato. Il progetto proposto dal raggruppamento di imprese che fa capo ad Astaldi e Techint, risultato vincitore, prevede la costruzione di un grande quadrato di circa 135 metri di lato.” A questa superficie (18.225 mq) va aggiunta quella dei parcheggi pubblici (62,5 mq per posto letto, secondo le ‘Linee guida per la progettazione ’) pari a 25.000 mq, oltre a: eventuali edifici tecnologici in posizione remota; parcheggi riservati; elisuperficie; percorsi pedonali, ciclabili e carrabili. Nell’insieme, secondo quanto riportato nella relazione del Tavolo Tecnico  “In base alle stime sul modello di ospedale si ipotizza una superficie coperta di circa un ettaro e per circa ulteriori due ettari di parcheggi e aree di circolazione”.

Secondo le succitate Linee guida saranno presenti ‘Servizi commerciali o di utilità sociale Gestiti da terzi’ corrispondenti a: “foresteria; parcheggio pubblico; ristorazione visitatori; bar – caffetteria; sportello bancario; ufficio postale; palestra; asilo nido; negozi, market; edicola e libreria; parrucchiere; altro”.

» Difformità rispetto al quadro normativo

a) Difformità dalla convenzione europea del paesaggio (firma, Firenze, 2000 – vigenza, 2004)

sono ravvisabili rispetto all’impegno a “integrare il paesaggio nelle politiche di pianificazione del territorio” (Convenzione europea del paesaggio, art. 5, punto d), nella misura in cui la localizzazione in questione sovrappone letteralmente un progetto di trasformazione insediativa al paesaggio di un’area periurbana libera da urbanizzazioni, ignorandone i precipui ruoli strutturali.

b) Difformità dal codice dei beni culturali e del paesaggio (Roma, 2004)

sono ravvisabili, oltre che nella mancata attuazione del principio generale comunitario richiamato sopra, nella discutibile possibilità di coerenza tra la destinazione di parte dell’area al nuovo presidio ospedaliero e la recente dichiarazione di interesse pubblico per caratteri paesaggistici (ai sensi dell’art. 141 del Codice), di cui si danno di seguito alcune precisazioni essenziali.

A questo si deve aggiungere anche il fatto che la Regione sta definendo nell’ambito del nuovo piano di indirizzo territoriale (PIT) 2005-2010 il sistema di regole statutarie che assumerà valenza di piano paesaggistico ai sensi dell’art. 135 del Codice e che nell’Atlante dei caratteri strutturali del paesaggio della Toscana, la piana pistoiese è segnalata fra quelle connotate da fenomeni di dispersione insediativa e di frangia urbana ai quali occorre porre limitazione.

c) Difformità dagli obiettivi del vincolo paesaggistico (Roma, 2005)

imposto sull’area di cui discutiamo con decreto ministeriale 7 settembre 2005 , emanato ai sensi del citato Codice dei beni culturali e del paesaggio, recante la dichiarazione di notevole interesse pubblico della zona a sud della città di Pistoia. “La zona, - cito testualmente - ancora salvaguardata da insediamenti […], risulta di grande valore paesaggistico” e “[…] appare indispensabile sottoporre a vincolo […] l'area sopra descritta, al fine di garantirne la conservazione e di preservarla da interventi che potrebbero comprometterne irreparabilmente le pregevoli caratteristiche paesaggistico-ambientali”.

Fra le motivazioni della estensione del vincolo, oltre quelle tradizionali di ordine visuale, è stato espresso, in coerenza con la Convenzione europea e con lo stesso Codice italiano, l’obiettivo di qualità paesaggistica di ordine strutturale - cito ancora testualmente - di “mantenere le caratteristiche di area verde di notevole pregio possedute dalla zona e di fascia di rispetto tra la città e l'antistante paesaggio”.

Non pare compatibile con tale obiettivo alcun intervento insediativo che abbia rilevanza simile al nuovo presidio ospedaliero, che necessariamente comporta un carico di trasformazione in cui oltre i volumi edilizi sono da comprendere quote rilevanti di spazio dovute alle urbanizzazioni e alle dirette pertinenze funzionali, quali aree di accesso, parcheggi, eliporto e simili. Si tratta di carichi che rimarrebbero tali rispetto al suddetto ruolo dell’area nella qualità del paesaggio urbano di Pistoia anche nella migliore delle ipotesi, tutt’altro che attendibile, di vedere il nuovo ospedale inserito in un esteso parco pubblico con importanti formazioni arboree di alto fusto. Si tratta infatti di un problema di piano, prima che di progetto, di dove, prima che di come.

d) Difformità dalla legislazione regionale toscana per il governo del territorio (Firenze 1995 e 2005) sono ravvisabili rispetto all’obiettivo generale dello sviluppo sostenibile, abusato nelle parole, ma spesso ignorato nei fatti. Emergono contrasti con i principi generali di governo del territorio già fissati nella legge regionale 5/1995 e confermati dalla legge regionale di revisione 1/2005. Rispetto alle risorse essenziali, fra le quali sono annoverati il suolo e il paesaggio, l’art. 3 della legge regionale 1/2005 stabilisce che “[...] nessuna delle risorse essenziali del territorio [...] può essere ridotta in modo significativo e irreversibile in riferimento agli equilibri degli ecosistemi di cui è componente. [...] Le azioni di trasformazione del territorio devono essere valutate e analizzate in base a un bilancio complessivo degli effetti su tutte le risorse essenziali del territorio. [...] Nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti. Essi devono in ogni caso concorrere alla riqualificazione dei sistemi insediativi e degli assetti territoriali nel loro insieme, nonché alla prevenzione e al recupero del degrado ambientale e funzionale”.

Rispetto a questo testo sono presenti significativi elementi di incompatibilità che concorrerebbero a qualificare lo sviluppo insediativo in questione come non sostenibile.

Non sostenibile, per il significativo contributo a un processo di consumo di suolo tutt’altro che irrilevante e arrestato.

Non sostenibile, per l’intercettazione di sistemi con una significativa sensibilità ambientale, come il fiume, con le relative aree che siamo abituati a chiamare di rischio idraulico, ma che dobbiamo ricordare di aver sempre più diffusamente strappato alle sue dirette pertinenze funzionali, e come i pozzi per uso idropotabile, che non sono oggetti, non sono casualmente localizzati, non sono facilmente spostabili.

Non sostenibile, perchè la limitazione e la compensazione degli effetti ambientali richiamati sopra comporta costi di intervento elevati, che generano un paradosso, a dir poco bizzarro e imbarazzante, quando vengano riferiti non a problemi in essere, di urgente e ineludibile soluzione, ma a trasformazioni ancora non effettuate, a strutture e annesse infrastrutture di cui si pianifica la realizzazione.

Non sostenibile infine, rispetto alla conservazione delle funzioni paesaggistiche relazionali dell’area di cui si dirà in chiusura relativamente alle conflittualità strutturali.

e) Difformità con le Linee guida per la progettazione  (Prato, 2003)

che recitano “Nelle valutazioni preliminari assume importanza strategica quella di impatto ambientale riferita alla sostenibilità generale dell’impianto, anche in termini di ricadute sulla gestione e sulla fattibilità, nonché sull’uso del territorio.” Risulta evidente, anche dagli atti degli Enti citati in questo documento, che non vi è alcuna attenzione all’uso del territorio e all’impatto ambientale.

Le stesse ‘Linee guida’ inoltre dicono: “La progettazione viene condotta nel rispetto delle norme in materia di requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi di cui al DPR 14/1/1997 e normativa regionale di riferimento, con specifico riguardo alla sicurezza, alla congruità del costo, alla qualità dell’opera percepita dagli operatori e dagli utenti, ed alle caratteristiche che assicurino accessibilità, manutenibilità, comfort alberghiero, nonché qualità dell’opera.” Il principio della congruità del costo non trova applicazione nell’esborso che la Regione dovrà affrontare (circa 8 milioni di Euro) al solo fine di creare le condizioni minime affinché l’area risulti normativamente compatibile con un presidio ospedaliero, senza peraltro superare le incompatibilità di carattere ambientale e urbanistico.

In fine “Particolare cura dovrà essere riposta affinché, sia nella fase costruttiva che in quella di esercizio non si verifichino intercettazioni delle eventuali falde freatiche presenti od inquinamento delle medesime.” Tale indicazione è materialmente insormontabile dato che secondo la Relazione del Tavolo Tecnico  nell’area la falda è posta alla profondità di 1 – 2 m dal piano campagna.

f) Difformità dal Piano di Bacino del Fiume Arno,

si legge nella nota che il Segretario ha inviato il 19 giugno 2003 al Comune di Pistoia :

“L’area prescelta per la localizzazione del nuovo presidio ospedaliero ricade nell’ambito delle aree di pertinenza fluviale lungo l’Arno e gli affluenti, disciplinate dalla Norma n,5 del Piano di Bacino Stralcio per la riduzione del Rischio Idraulico [...]. Ai sensi della richiamata Norma n.5, le aree di pertinenza fluviale devono essere salvaguardate, in generale, per la mitigazione del rischio idraulico, nonché di altri rischi, in particolare idrogeologici e ambientali. Al fine di garantire siffatti obiettivi di salvaguardia, la Norma prevede, altresì, che in dette aree possano essere ricomprese le aree di espansione del fiume, le aree destinante dal Piano adi interventi di sistemazione dei corsi d’acqua (da adibire, per lo più, a casse di espansione o ad aree di laminazione per lo scolmo delle piene), nonché le zone di ristagno e di trattanimento delle acque nei casi di eventi meteorici eccezionali, le zone per la conservazione di aree umide. È facile comprendere, dunque, come tale Norma fissi importanti obbiettivi di salvaguardia ambientale.”

Non è possibile sostenere che la realizzazione di ‘un grande quadrato di 135 m di lato’, con tutto ciò che è necessario stia attorno ad un ospedale, possa essere considerato un elemento di salvaguardia ambientale.

Inoltre l’area, come riportato nel punto i) di questo documento, è stata soggetta a fenomeni alluvionali anche gravi.

g) Difformità dalla destinazione d’area e dalle politiche di coordinamento degli sviluppi insediativi del piano territoriale provinciale,

che bloccano il margine urbano meridionale di Pistoia a nord della tangenziale, indicando, in modo evidente anche dalla lettura del solo dato cartografico, l’esigenza e la priorità di procedere alla sua riqualificazione e al suo consolidamento senza produrre nuove configurazioni di frangia urbana (Pistoia, 2002).

h) Difformità dagli obiettivi del vincolo paesaggistico (Roma, 2005)

imposto sull’area con Decreto ministeriale 7 settembre 2005 (gazzetta ufficiale della repubblica n. 224 del 26-9-2005), emanato ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio, recante la dichiarazione di notevole interesse pubblico della zona a sud della città di Pistoia. “La zona ancora salvaguardata da insediamenti […], risulta di grande valore paesaggistico” e “[…] appare indispensabile sottoporre a vincolo […] l'area sopra descritta, al fine di garantirne la conservazione e di preservarla da interventi che potrebbero comprometterne irreparabilmente le pregevoli caratteristiche paesaggistico-ambientali”.

Fra le motivazioni della estensione del vincolo, oltre quelle tradizionali di ordine visuale, è stato espresso, in coerenza con la Convenzione europea e con lo stesso Codice italiano, l’obiettivo di qualità paesaggistica di ordine strutturale - cito ancora testualmente - di “mantenere le caratteristiche di area verde di notevole pregio possedute dalla zona e di fascia di rispetto tra la città e l'antistante paesaggio”.

Non pare compatibile con tale obiettivo alcun intervento insediativo che abbia rilevanza simile al nuovo presidio ospedaliero, che necessariamente comporta un carico di trasformazione in cui, oltre i volumi edilizi, sono da comprendere quote rilevanti di spazio dovute alle urbanizzazioni e alle dirette pertinenze funzionali, quali aree di accesso, parcheggi, eliporto e simili. Si tratta di carichi che rimarrebbero tali rispetto al suddetto ruolo dell’area nella qualità del paesaggio urbano di Pistoia anche nella migliore delle ipotesi, tutt’altro che probabile, di vedere il nuovo ospedale inserito in un esteso parco pubblico con importanti formazioni arboree di alto fusto.

i) Difformità dalla impostazione del piano strutturale comunale (Pistoia, 2001)

nel quale si individua “[...] Il paesaggio come risorsa dello sviluppo sostenibile [...] programmando le scelte progettuali verso un uso delle risorse territoriali, in particolare quelle non rinnovabili e quelle legate strategicamente alla gestione dei sistemi ambientali, che ne salvaguardi le peculiarità ed i valori di pregio, pur non compromettendone il loro utilizzo finalizzato ad una miglior qualità della vita degli abitanti, al mantenimento dell’identità culturale dei luoghi ed a uno sviluppo economico compatibile, che consenta il mantenimento ed il rinnovo della risorsa stessa. [...] Un nuovo disegno della città quindi, che consolidi i confini attuali attraverso operazioni tese a migliorarne la qualità urbana ed ambientale, ed adeguandola alle esigenze di una riconnessione del tessuto urbano, con particolare attenzione al quadrante Sud, dove si prevede la realizzazione ed il potenziamento del polo intermodale della mobilità (apertura a sud della stazione Ferroviaria), la ristrutturazione del sistema delle tangenziali, con conseguente scavalcamento della città verso i quartieri a sud dell’attuale via Guicciardini. Una definizione di limite che potrà essere definito attraverso il recupero delle periferie, coordinando interventi di ristrutturazione e sostituzione urbanistica, e rafforzato attraverso la progettazione di un sistema di verde urbano e peri-urbano: una cintura di ampi parchi relazionati a fasce di verde connettivo (delle infrastrutture o a margine dei nastri stradali urbanizzati) vere e propie “mura verdi” da attuarsi utilizzando le emergenze naturalistiche presenti: arco delle colline, aste e sistemi fluviali, ampi spazi liberi all’interno, o in margine, alle urbanizzazioni” (Comune di Pistoia, P.S., Relazione, 2001).

La collocazione del nuovo Ospedale nell’area ex Campo di Volo non risulta fondata su un quadro conoscitivo che motivi la necessità di stravolgere l’assetto prefigurato dal P.S., con particolare riferimento alla definizione dei “margini della Città”, che in quel quadrante si materializzano nella Superstrada oltre la quale è collocato un “Caposaldo” del “Sistema delle Mura verdi”.

L’incongruità tra il P.S. e la localizzazione proposta è stata puntualmente rilevata dalla Regione Toscana con la nota del - 10/3/2003  che recita: “In primo luogo devono essere chiaramente espresse e motivate le ragioni della modifica del quadro conoscitivo del Piano Strutturale. Nel piano strutturale l’area dell’ex campo di volo, come già detto, è inserita all’interno del sistema delle Mura verdi, sistema caratterizzato da una forte connotazione di tutela e valorizzazione delle risorse naturali sia collinari che della pianura. L’individuazione in quest’area del nuovo presidio ospedaliero inserisce funzioni totalmente estranee che mal si conciliano con gli obbiettivi di valorizzazione e tutela delle risorse naturali presenti in questa parte di territorio. Nella relazione urbanistica prodotta dal Comune di Pistoia non vi è alcun riferimento circa la modifica del quadro conoscitivo che sicuramente non è di poco conto se si considera che il sistema del verde di connessione con le funzioni già precedentemente evidenziate “la cosidetta cintura verde” viene ora modificato dalla nuova struttura ospedaliera”.

La difformità con il P.S. è ribadita nella nota della Provincia dell’11 febbraio 2003 , nella quale è evidenziato che: “In base alla L.R. 5/95 e in riferimento alla nota del Responsabile dell’area di Pianificazione del Territorio della Regione Toscana del 25/11/2002 avente per oggetto “Localizzazione del nuovo presidio ospedaliero” si osserva che, considerato che il PS adottato contiene previsioni non compatibili con la variante all’oggetto è necessario che sia modificato sulla base della procedura successivamente specificata e prescritta dall’art. 36 della L.R. 5/95. [...] Il documento allegato alla Delibera di avvio del procedimento n. 239 del 05/12/2002 del Comune di Pistoia deve essere integrato formalizzando i nuovi obbiettivi che il Comune intende perseguire con il Piano Strutturale indicando i criteri della nuova collocazione del presidio ospedaliero e definendo le funzioni da attribuire agli edifici che saranno dismessi. L’attuale scelta pianificatoria è infatti sostanzialmente diversa da quella stabilita nel Piano Strutturale recentemente adottato e dalla documentazione pervenuta non si evincono le motivazioni e gli obbiettivi primari diversi per cui l’Amministrazione ha effettuato questa scelta sostanzialmente diversa.”

La stessa nota puntualizza anche che: “La nuova scelta pianificatoria incide in modo imponente e sostanziale anche sulle scelte di carattere ambientale, paesaggistiche ed infrastrutturale”.

Giova inoltre ricordare che anche i Dirigenti Tecnici del Comune di Pistoia già nel 2002  segnalarono che “[…] tale localizzazione necessita di variante agli strumenti urbanistici in vigore ed adottati (PRG e Piano Strutturale) e pertanto, rispetto al sito individuato nell’area Dano, tale localizzazione comporta un più profondo riassetto delle previsioni di insediamenti e infrastrutture.”

Il 5/12/2002 con Delibera del Consiglio Comunale di Pistoia fu avviata la procedura per la variante agli strumenti urbanistici, che poi non ebbe esito. Dall’aggiornamento del quadro conoscitivo prodotto in quell’occasione non emerse alcun nuovo disegno urbano, ma solamente un’escamotage che ricercava nell’associazione Ospedale - Arboreto un’improbabile motivazione autosolvente, con lo scopo di insediare il presidio ospedaliero in un sistema che presenta una marcata connotazione extraurbana, sottolineata nella geometria e nella partizione del territorio dall’arco descritto dall’Ombrone con il sistema arginale.

In fine si sottolinea che il P.S. classifica l’area a ‘pericolosità idraulica media’ (di per se evidentemente non consona con la destinazione ospedaliera) per un errore di attribuzione: viene attribuita pericolosità media “in quanto non vi sono segnalate notizie storiche di allagamenti, ma l’area si trova in situazione morfologica sfavorevole, a quote altimetriche inferiori a mt 2.00 dal piede esterno dell’argine”; in realtà l’area è stata oggetto di un consistente alluvionamento nel 1907 ed è soggetta a estesi fenomeni di ristagno con frequenza pressoché annuale. Anche il Fosso Brusigliano ha in passato cagionato numerosi fenomeni di alluvionamento dell’area. La corretta classificazione dell’area, ai sensi delle definizioni adottate nel P.S., quindi è “pericolosità idraulica elevata”, con le conseguenze logiche e burocratiche che ne derivano.

i) Difformità rispetto al regime vincolistico generale ed alle attuali funzioni

Oltre ai vincoli succitati ne sono presenti altri:

1)         la Società Toscana Piante e Fiori detiene il diritto di superficie su 18 ettari di proprietà comunale; la società è stata messa in liquidazione ed è in corso un contenzioso la cui soluzione ha termini temporali ed economici difficilmente prevedibili.

2)         Fascia di rispetto dei pozzi (200 m) ai sensi del DGLS 152/99.

3)         Fascia di rispetto stradale (100 m) lungo il raccordo autostradale.

4)         Vincolo aeronautico sull’area dell’ex Campo di Volo, tuttora frequentemente utilizzato per l’atterraggio degli elicotteri delle forze dell’ordine e del soccorso.

5)         Il piano di Protezione Civile classifica l’ex Campo di Volo come ‘area di ammassamento’.

6)         Una parte consistente dell’area ospita regolarmemnte gli spettacoli viaggianti, con i realtivi parcheggi,.

7)         In prossimità dell’area dove dovrebbe essere collocato l’ospedale è presente un campo nomadi, la cui permanenza diverrebbe incompatibile.

Tutti questi vincoli e queste funzioni dovrebbero essere annullate/ricollocate, ma nessuna opzione sostitutiva al campo pozzi, all’area di ammassamento, all’area per gli spettacoli viaggianti e al campo nomadi è stata prospettata; la fascia di rispetto stradale potrebbe essere ridotta a 40 m, ma con una chiara diminuzione della protezione dal rumore, dall’inquinamento ed in termini di sicurezza; nulla risulta fatto per risolvere il diritto di superficie e il vincolo aeronautico.

» Incongruità rispetto al contesto urbano e territoriale

a) Nell’ex Campo di Volo sono presenti i pozzi che alimentano l’acquedotto con 200-250 litri al secondo contribuendo, a seconda del periodo dell’anno, nella misura variabile dal 30 al 50 % alla produzione totale dell’acquedotto pistoiese. Tali pozzi, ai sensi del DGLS 152/99 e s.m.i., comportano una fascia di rispetto inedificabile di 200 metri. Inoltre la realizzazione dell’ospedale produrrebbe uno sbarramento nel flusso sotterraneo dell’acqua che produrrebbe fenomeni di rigurgito a monte.

In merito a questo aspetto la Relazione del Tavolo Tecnico2 dice che per collocare l’ospedale nel Campo di Volo sarebbe necessario:

1)         non utilizzare più per l’acquedotto i pozzi che interessano l’area Espomoter;

2)         individuare altrove un’altra zona per realizzare pozzi che diano un contributo all’acquedotto di almeno 100 litri al secondo (costo stimato 500/800 mila Euro);

3)         realizzare tutte le opere necessarie per evitare l’inquinamento dei pozzi che resterebbero;

4)         realizzare un sistema di drenaggi ed altre opere per evitare l’effetto di rigurgito.

Ma l’indicazione è riduttiva in quanto, secondo lo studio sulla vulnerabilità delle falde idriche presentata in Palazzo Comunale il 23/3/01 e citata anche dai Dirigenti Tecnici del Comune di Pistoia nel documento del 2002 , “ bisogna tener conto che una cessazione o anche attenuazione del pompaggio determinerà un rialzamento immediato della falda con conseguente aumento della vulnerabilità”; quindi la dismissione dei pozzi, come anche la stessa realizzazione dell’ospedale, rende assai difficile soddisfare la condizione imposta dalle linee guida riportata al punto e) ultimo comma del presente documento.

b) Attualmente l’area risulta incompatibile con la destinazione ospedaliera a causa dell’inquinamento: acustico (classe III – IV), per la prossimità delle principali arterie di traffico e dell’insediamento industriale. La ‘soluzione’ è stata prefigurata nello studio del Prof. Cellai che la individua nella realizzazione di 1600 m di bariere antirumore alte fino a 5,5 m. Non è necessario commentare cosa ciò significherebbe per l’integrazione del presidio ospedaliero nel territorio, sotto il profilo urbanistico e ambientale, e cosa ciò significherebbe in termini di pregio dell’area ospedaliera.

c) Il combinato tra le indicazioni delle Linee guida a proposito sulla necessità di non interferire con la falda che, essendo superficiale e vulnerabile, significa l’impossibilità di realizzare piani interrati (circotanza ribadita anche dalla Relazione della Regione che dice “Tutto ciò può comportare forti limitazioni alla possibilità di edificazione in sotterranea imponendo scelte progettuali compatibili con la morfologia del sito”) e le indicazioni del D.M. del 7 settembre 2005 (che impone il rispetto dello skyline della città dalla visuale dell’Autostrada) sono praticamente impossibili da soddisfare contemporaneamente, mantenendo inalterata la volumetria e la planimetria fin’ora assegnate all’edificio ospedaliero, e già disattese dal progetto di massima prodotto dal gruppo Astaldi - Technit. Questo comporterà la variazione dei termini del project financing e aprirà la strada a possibili ricorsi tanto quanto la variazione del sito.

d) Secondo vari studi non è possibile scludere che il terreno dell’ex Campo di Volo sia suscettibile di liquefazione, anzi sono presenti le condizioni affinché il fenomeno si verifichi (falda superficiale e terreni sabbiosi); ciò, con ogni probabilità, anche alla luce delle disposizioni contenute nelle Norme tecniche per le costruzioni emanate con il D.M. del 14 settembre 2005, comporterà la soluzione di problemi progettuali di notevole rilevanza, fin’ora non considerati che daranno luogo a soluzioni strutturali assai onerose.

e) L’ex Campo di Volo è un’area depressa, completamente confinata da rilevati, a ridosso dell’argine dell’Ombrone e attraversata dal Fosso Brusigliano. Alla luce dei più moderni orientamenti a riguardo della pianificazione territoriale questa condizione rappresenta una situazione inaccettabile per la collocazione di una funzione ad alta sensibilità ed alta vulnerabilità, come un presidio ospedaliero, che deve essere posto in una area libera da qualsiasi rischio ambientale e deve essere sempre accessibile ed efficiente. Le variazioni climatiche, che hanno prodotto negli ultimi anni eventi alluvionali prima difficilmente prevedibili, e l’impossibilità oggettiva di garantire la tenuta del sistema arginale, come i recenti drammatici fatti accaduti in vari luoghi del mondo hanno dimostrato, rendono semplicemente irresponsabile questa collocazione.

f) A proposito del Fosso Brusigliano vale quanto riportato dalla Regione Toscana con la nota del - 10/3/2003 “Un elemento di forte criticità è determinato dal Fosso Brusigliano le cui condizioni di fortissimo inquinamento lo rendono incompatibile con la destinazione sanitaria dell’area. In caso di realizzazione del nuovo presidio ospedaliero si dovrà provvedere alla bonifica del corso d’acqua.” Tale corso d’acqua in realtà funge da collettore fognario di un vasto settore urbano, che quindi dovrà essere opportunamente servito nei tempi, e con i costi, necessari alla realizzazione dell’ospedale.

g) Per la collocazione di una indispensabile struttura civile - qual’è un ospedale - della quale ordinariamente una città delle dimensioni di Pistoia deve essere dotata, è stata scelta un’area libera che, in quanto tale, presenta un carattere di eccezionalità nel contesto del territorio pistoiese. Si spreca in questo modo una risorsa strategica e non rinnovabile, che avrebbe potuto essere utilizzata più appropriatamente per caratterizzare Pistoia quale ‘capitale europea del vivaismo’. Non sembra infatti che possano convivere funzionalmente nella stessa area un “Ospedale per Acuti” ed una struttura come l’Arboreto, destinata a molteplici fruizioni di carattere pubblico (scientifiche, didattiche e espositive), che in particolari occasioni può determinare un’affluenza rilevante.

h) Rimane insoluto l’aspetto relativo alle destinazioni d’uso del Ceppo e del complesso delle Ville Sbertoli: “l’Azienda USL 3, così come definito anche nella delibera di avvio del procedimento, dovrà farsi carico di un intervento finanziario non inferiore a 18 milioni di Euro. È necessario pertanto conoscere il programma economico finanziario predisposto dalla Azienda Usl per comprendere quali beni essa intenda valorizzare in quanto si tratta di edifici ed aree (complesso del Ceppo, Ville Sbertoli ect) di notevole interesse storico-architettonico che costituiscono elementi di importanza strategica all’interno del Piano Strutturale” (Relazione Regionale - 10/3/2003).

i) L’area dell’ex Campo di Volo ha una evidente connotazione extraurbana - chiaramente percepita dai pistoiesi – essendo separata dalla Città, oltre che dalla Superstrada, dalle Officine Breda, dal deposito del Co.Pi.T. e da due linee ferroviarie. Quest’area è inoltre interclusa tra il Casello autostradale, la A11, l’argine dell’Ombrone ed il rilevato ferroviario. Non è pertanto possibile che il nuovo Ospedale possa essere un “edificio filtro, uno spazio di mediazione tra la dimensione aperta e la complessa articolazione della trama urbana della città.”: a Nord non esiste una trama urbana, ma alcuni estesi stabilimenti, a Sud non si ha un’apertura verso il territorio agricolo ma il confinamento determinato dagli elementi succitati. Questa condizione sarà ulteriormente aggravata dalla necessità di realizzare 1,6 Km di barriere acustiche che, per quanto ben progettate, sanciranno anche visivamente l’isolamento di quest’area. La realizzazione della necessaria interconnessione con la Città risulta un problema pressoché insormontabile, a meno di non prevedere una radicale trasformazione di parte delle aree a margine di via Ciliegiole, attualmente occupate da Co.Pi.T. e Officine Breda. Nessuna soluzione a questo problema è stato configurato. Non si tiene in alcuna considerazione uno dei dieci principi informatori che avrebbero dovuto vincolare la scelta del sito: “Urbanità: integrazione con il territorio e la città”. Inoltre l’attuale sistema viario è assolutamente insufficiente: l’accesso all’area può avvenire solamente in corrispondenza dello svincolo Via Ciliegiole - Superstrada. Si ha quindi una condizione di grande vulnerabilità, inaccettabile per un ospedale, che potrebbe rimanere isolato in seguito ad un qualsiasi motivo di interruzione della viabilità sul Raccordo Autostradale come, solo negli ultimi mesi, è accaduto alcune volte. Gli altri siti selezionati nella Relazione della Fondazione Michelucci non presentano questo grave limite, ed invece sono raggiungibili dalla popolazione del bacino di utenza dell’Ospedale stesso attraverso una rete infrastrutturale, esistente e di progetto, più articolata ed adeguata.

» Per quanto esposto

pare evidente che ad ogni cittadino una tale mole di vincoli, difformità rispetto agli strumenti urbanistici e negatività risulterebbe motivo sufficiente a ripensare alla collocazione del presidio ospedaliero nell’ex Campo di Volo. In particolare se le politiche di governo del territorio espresse negli strumenti urbanistici e nella normativa dovessero risultare irrilevanti, se i vincoli dovessero risultare inefficaci proprio per una realizzazione di un elemento di così grande rilevanza sociale, il messaggio che se ne trarrebbe sarebbe disastroso, peggiore persino di quello che se ne è tratto dai condoni, ovvero che la certezza del diritto non riguarda nemmeno gli Enti che i vincoli li appongono.

Non ci resta quindi che affidarci con fiducia a chi quelle scelte di programmazione territoriale e sociale le ha sviluppate e quei vincoli li ha apposti o li deve far rispettare.

Se ciò non dovesse risultare sufficiente ci appelliamo al buonsenso, al senso di responsabilità di chi dovrà apporre la propria firma la dove si dovesse decidere di collocare un ospedale in una area esposta all’ineludibile rischio idraulico che grava su di un’area depressa a ridosso di un argine, sottoposta ad inquinamento acustico ed atmosferico, cintata, oltre che dall’argine, dal raccordo autostradale e dalla ferrovia, che si affaccia su di un grande edificio industriale, separato dalla città da questo, da due linee ferroviarie e dal raccordo autostradale, raggiungibile solo da quest’ultimo che non offre alcuna garanzia di accessibilità.

In fine ci appelliamo al pieno rispetto delle procedure previste dalla L.R. 1/2005, con particolare riferimento agli articoli da 11 a 20, che riguardano “I piani e i programmi di settore di cui all’articolo 10, comma 2, e gli altri atti di governo modificativi degli strumenti di pianificazione territoriale”, che richiedono la “valutazione integrata”, il “monitoraggio degli effetti” e sottolineanti che “forma oggetto di specifica considerazione l’intensità degli effetti collegati al piano o programma di cui si tratti, rispetto agli obiettivi dello sviluppo sostenibile, definiti dal titolo I, capo I, della presente legge, con particolare riguardo:

a) alla sussistenza di problematiche ambientali pertinenti al piano o al programma di cui si tratti;

b) alla rilevanza del piano o del programma ai fini dell’attuazione della normativa comunitaria in materia di tutela dell’ambiente;

c) alla probabilità, alla durata, alla frequenza ed alla reversibilità degli effetti prodotti;

d) ai rischi per la salute umana o per l’ambiente;

e) al valore ed alla vulnerabilità dell’area interessata, in ragione delle speciali caratteristiche naturali, dell’eventuale superamento dei livelli di qualità ambientale o dei valori limite normativamente previsti, dell’utilizzo intensivo del suolo;

f) al patrimonio culturale presente nella medesima area;

g) agli effetti eventuali su aree o paesaggi riconosciuti come oggetto di tutela a livello nazionale, comunitario o internazionale.”

La corretta esecuzione del procedimenton dovrà essere accertata e certficata dal Responsabile del procedimento e la partecipazione dei cittadini in ogni fase del procedimento dovrà essere assicurata dal Garante della comunicazione.

Aprile per la Sinistra - Pistoia

Centro Studi e Documentazione sull’Handicap

Legambiente sezione di Pistoia

Osservatorio delle Politiche Urbanistiche, Ambientali e Sociali di Pistoia

WWF sezione di Pistoia

 

 

 

osservazioni

La procedura assolutamente chiusa da ogni partecipazione e antidemocratica adottata per la collocazione dell'ospedale non ha consentito neppure la presentazione delle osservazioni tecniche. Osservatorio, Legambiente e WWF hanno voluto comunque formalizzare gli elementi di contrariet' alla localizzazione nel Campo di Volo presentando comunque le osservazioni.

 

 

 

 

 

 

 

Parere Prof. Avv. Giuseppe Stancanelli

 

ATTENZIONE: il seguente documento è stato trasformato in testo con un programma di conversione automatico e quindi potrebbe contenere inesattezze.

Rispondo al quesito che mi è stato sottoposto relativamente alla procedura per la realizzazione dei Nuovi Ospedali delle Apuane di Lucca, Pistoia e Prato, ai sensi dell'art, 37-bis, comma 2-bis, della legge n. 109/94 (finanza di progetto), di cui allo schema di avviso, approvato con deliberazione del Direttore Generale dell'Azienda U.S.L. 2 Lucca n. 193 del 12.03.2003.
Il quesito può così sintetizzarsi: se sia compatibile con la procedura in corso modificare la localizzazione della struttura ospedalieri di Lucca, rispetto a quella scelta da quel Comune con !a variante adottata in data 26.6,2003 poi fatta propria dallo specifico Accordo di Programma del 18.11.2005 intervenuto fra Regione, Comune e Provincia (urt. 3), ratificato dal Consiglio Comunale con delibera del 20.12.2005.
In primo luogo va sottolineato che con il citato avviso, ai sensi dell'ari. 37-hjs, comma 2-bis della legge n. 109/94, è stata avviata, da parte della "Associazione Interaziendale "Sistema Integrato Ospedalicro Regionale"", la procedura di scelta del soggetto che deve realizzare l'intervento con capitale privato, in quanto suscettibile di gestione economica e segnatamente la realizzazione del nuovo ospedale di Lucca (project finandng).
Con delibera dell'Assemblea del S1OR (Sistema Integrato Ospedali Regionali) n. 15/03 del 12.12.2003, al quale e stata affidata la realizzazione del progetto, è stato dichiarato "non di pubblico interesse" il progetto presentato da Consorzio Toscana Saluto, e "fattibile e di pubblico interesse" la proposta complessiva presentata dall'A.TJ. di cui è mandatala la società Astaldi.
Con la stessa delibera il SIOR si e riservato l'approvazione del progetto preliminare da mettere in gara, all'esito dell'acccttazione, da parte del promotore, dei necessari interventi correttivi dell'offerta-proposta da esso presentato.
Avverso tale delibera era stato proposto, dal Consorzio Toscano Salute, ricorso al T.A.R. Toscana, accolto con sentenza n. 2860 del 2.8.2004, che aveva annullato "limitatamente ai profili attinenti allo svolgimento della procedura seguita per la .scelta del promotore" la deliberazione 15/03 a-dottata dal SlOR. Ma tale sentenza e stata annullata dalla V Sezione del Consiglio di Stato con decisione n, 6287 del 10.11.2005, in accoglimento dell'appello dell'Ali Astaldi e del SIOR.
2. Deve, quindi, essere considerata conclusa la prima fase di questa procedura di project financing; da qui il dubbio se la modifica della scelta della localizzazione di uno degli ospedali (ciucilo di Lucca) debba essere considerata preclusa.
A mio parere la risposta deve essere negativa perché la fase già svolta riguarda solo la scelta del soggetto promotore e non il progetto.
A questo proposito, deve essere tenuto presente che, soprattutto con le leggi del 18,11.1998, n. 415 e 1.8.2002, n. 166, la concessione di costruzione e gestione di opere pubbliche - nel testo originario della Merloni disciplinata solo dall'alt. 19 - ha ricevuto una regolamentazione più completa.
In particolare è stata prevista una prima fase - quella oggetto dell'alt, 37-bis - divetta alla identificazione del soggetto die assume la qualifica di promotore, attraverso il confronto delle varie proposte pervenute.
Alla fine di essa l'Amministrazione valuta quale, fra le proposte presentate, può essere considerata "fattibile e di pubblico interesse", sulla base dei criteri indicati dall'art, 37-ter, e che viene posta in gara attraverso la procedura negoziata, disciplinata dall'ari. 37-quater.
Con la delibera dell'Assemblea del SIOR n. 15/03 del 12.12.2003 si è conclusa solo una fase della procedura e precisamente quella disciplinata dagli artt. 31-bis e 37-ter, e non l'intera procedura.
Di conseguenza, non può ritenersi preclusa la possibilità di modifiche che non riguardino le valutazioni già compiute nella prima fase, da considerare ormai conclusa.
A conferma si può indicare quanto si legge nella decisione n. 6287 del 10.11.2005 del Consiglio di Stato:
''Non ha infatti rilievo, nel preseme giudizio, l'obiezione relativa alla mutata localizzazione dì uno degli ospedali da realizzare. Si traila di un aspetto al più rìconducibile nell'ambito delia previsione dell'ari, 37-quater della L n. 109 del 1994 ed alla possibilità, per il committente, di introdurre modificazioni al progetto del proponente".
Secondo il Supremo Giudice Amministrativo, così, la questione della localizzazione degli ospedali non ha formato oggetto della proposta accolta dal SIOR, perché attiene alla fase successiva della procedura, e cioè al progetto preliminare posto a base di gara; conscguentemente quel Giudice ha espressamente dichiarato irrilevante la questione del mutamento della localizzazione degli ospedali.
3, In questa prospettiva, si deve riconoscere che un'eventuale decisione del Comune di Lucca di variare la localizzazione dell'ospedale dell'Azienda U.S.L. 2 non incide su decisioni già assunte nella fase preliminare della procedura di finanza di progetto, perché non riguarda il subprocedimento disciplinato dall'art. 37-bis della legge Merloni.
Una scelta in questo senso, dunque, non potrebbe essere considerata in contrasto con la prima fase del procedimento che ha già riportato l'avallo del Consiglio di Stalo e, quindi, essa non trova ostacolo in quanto fin qui compiuto.
4. Sulla base di quanto fin qui detto, non posso che confermare l'opinione già anticipata: non esistono, rispetto alla procedura già avviata, ostacoli ad una eventuale decisione di variazione, da parte del Comune di Lucca, della localizzazione dell'ospedale.

Con quanto precede - che rappresenta la mia opinione espressa pro-veritate - ritengo di aver risposto al quesito sottopostomi; rimango, comunque, a disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento o integrazione.

Cordiali saluti.

Firenze, 14 marzo 2006

(prof. Avv. Giuseppe Stancanelli)

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LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE TOSCANA, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE, AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE SANITA’ DELLA REGIONE TOSCANA, AI CAPI-GRUPPO CONSILIARI REGIONALI E AL DIFENSORE CIVICO DELLA REGIONE TOSCANA.

Abbiamo constatato l’impossibilità di dialogare con l’assessore regionale alla sanità, Enrico Rossi, sul problema della localizzazione dei nuovi ospedali da costruire nelle nostre città. Rossi è venuto in Consiglio Comunale a Lucca l’11 scorso, ha parlato per primo per 10 minuti ribadendo la sua tesi, e se n’è andato senza ascoltare nessuno, fra le contestazioni e le proteste dei presenti.

Poiché riteniamo che tutti, Amministratori e cittadini, desiderino che la Toscana sia amministrata in modo democratico, invitiamo tutti coloro ai quali è inviata la presente a far sì che le decisioni vengano prese assicurando la partecipazione dei cittadini, delle organizzazioni sindacali, ambientaliste e professionali. La procedura dell’Accordo di programma, che è stata adottata dalla Regione e dagli altri Enti, ha, invece, negato anche il livello minimo di partecipazione che è assicurato dalla Legge urbanistica n. 1150 del 1942, cioè la possibilità di presentare osservazioni alle Varianti urbanistiche. Per questa grave ragione i cittadini e le Associazioni sono stati costretti a ricorrere al T.A.R. Di recente abbiamo ribadito le nostre argomentazioni in una lettera aperta all’assessore Rossi, a cui abbiamo anche chiesto un incontro urgente: la lettera non ha avuto risposta. Riassumiamo brevemente di seguito alcune di queste argomentazioni.

La ragione addotta da Rossi per non rivedere la localizzazione è che le ditte che hanno perso la gara di progetto potrebbero appellarsi al TAR per annullare la gara, con conseguente richiesta di indennizzo da parte del precedente vincitore. Tale motivazione è giuridicamente infondata: il Consiglio di Stato, sez. V, con sentenza del 10-05-05, ha stabilito nel ricorso di Astaldi contro CTS, che “non ha rilievo, nel presente giudizio, l’obiezione relativa alla mutata localizzazione di uno degli ospedali da realizzare. Si tratta di un aspetto al più riconducibile nell’ambito della previsione dell’art. 37 quater della L.n. 109 del 1994 ed alla possibilità, per il committente, di introdurre modificazioni al progetto del proponente”. Si deve perciò concludere che la prima fase della procedura è ormai conclusa con la vittoria di Astaldi nella gara di progetto, e che qualsiasi variazione di localizzazione degli ospedali rientra nella seconda fase, quella della costruzione da espletare con gara Europea, e che è appena iniziata. Fino a che la seconda fase non sarà conclusa i committenti possono, a norma del’art. 12 dell’Accordo di Programma, introdurre modifiche nella procedura. L’eventuale variazione di localizzazione non comporta quindi nessun rischio di invalidare la prima fase di progetto, e nessuna possibilità conseguente di indennizzo. In tal senso si esprime chiaramente il parere legale richiesto allo studio dell’avv. Stancanelli di Roma.

Non può essere un caso che in tre delle quattro città la localizzazione del nuovo ospedale venga contestata. A Pistoia e a Massa le aree prescelte presentano gravi criticità di ordine paesaggistico, idro-geologico e ambientale. A Massa la localizzazione più razionale è quella accanto all’ospedale Pediatrico a Monte Pepe, in località Le Ghiare, area di proprietà del Comune, a Pistoia c’è un’ottima area ad est della città, in corso di urbanizzazione, dove si potrebbe fare il nuovo ospedale invece di un altro inutile, anzi dannoso, ipermercato. A Lucca, oltre ad essere in una zona che per il Piano Strutturale deve rimanere a destinazione agricola, l’area prescelta è di dimensioni insufficienti e la distanza di 2-3 km del presidio per acuti (S. Filippo) da quello per l’ospedale di comunità e altre strutture per la bassa intensità di cura (Campo di Marte) creerà  disagi e raddoppio dei servizi. La stessa area di Campo di Marte dispone di un rettangolo di 200x160 metri sufficiente ad accogliere il monoblocco. E’ evidente che in tutte e tre le città la localizzazione è stata individuata in modo affrettato e senza la dovuta consultazione e considerazione delle situazioni ambientali. Noi crediamo che la scelta dell’ubicazione non sia solo di competenza delle amministrazioni comunali delle rispettive città, ma che spetti anche alla Regione Toscana verificare che l’ingente investimento che fa per rinnovare l’organizzazione sanitaria vada a buon fine, sia attuato cioè in località e con modalità idonee a garantire un miglioramento e non a creare disagi al funzionamento del servizio e alla città, e possibilmente con criteri di economicità.

Esistono inoltre perplessità più generali sulla sostanza del programma di Area Vasta della Regione Toscana, concernenti il livello di professionalità dell’assistenza sanitaria nei centri periferici rispetto alla sede Universitaria, in quanto non è accettabile che gli Ospedali Generali Provinciali vengano degradati a livello di Pronto Soccorso; in tal senso risulta comprensibile perché una contestazione non sia sorta a Prato, sede del quarto nuovo ospedale, che si trova nell’immediata periferia di Firenze. Né è accettabile che i nuovi ospedali per alta intensità di cura non siano affiancati da presidi ospedalieri e da una rete di assistenza territoriale adeguati a rispondere alla domanda per bassa intensità. Tali strutture devono essere realizzate contemporaneamente e non dopo la soppressione dei vecchi Ospedali Generali, onde non debba ripetersi la situazione che si è creata per la psichiatria dopo la legge 180/78. In tal senso sollecitiamo esplicite garanzie da parte della Regione Toscana, garanzie che non ci sono venute dall’assessore Rossi.

Gli scriventi chiedono pertanto un incontro urgente con il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini e il presidente della Commissione Sanità, e sollecitano un dibattito dell’argomento in Consiglio Regionale, mentre invitano il Difensore Civico a prendere in esame l’intera vicenda.

Comitato dei cittadini di Massa (Luciano Faenzi)

Comitato dei cittadini di Pistoia (Franco Matteoni)

Comitato dei cittadini di Lucca (Raffaello Papeschi)

 

ingorgo
FEDERAZIONE DEI VERDI

PROVINCIA DI PISTOIA

Ieri mattina, martedì 9 maggio, per un banale incidente stradale il raccordo autostradale di Pistoia, nei pressi dello stabilimento della Breda, si è completamente bloccato per due ore.

In conseguenza di questo tamponamento la viabilità di tutta la zona sud-ovest della città è andata in tilt.

Noi, Verdi di Pistoia, nel condurre  coerentemente  la nostra battaglia sulla localizzazione del nuovo ospedale al campo di volo , questo scenario lo avevamo ampiamente previsto.

Non è necessario essere abituali frequentatori  di maghi e fattucchiere per  verificare  che la concentrazione di funzioni e strutture in quella zona, sia  già da oggi un fattore di caos per la  mobilità.

L’”attuale maggioranza” certo  rassicurerà la cittadinanza  che le cose miglioreranno , che la viabilità a sud della città farà impallidire con mirabolanti soluzioni le avanzate idee di mobilità nord-europee, ma per i cittadini è sufficiente , ad oggi,  avere la ventura di percorrere nelle prime ore della giornata  il tragitto   da porta Lucchese  alla  zona industriale di S.Agostino ( asse portante della viabilità cittadina ) per essere certi che manca ancora molto lavoro da fare.

I Verdi pistoiesi, nel ribadire la propria assoluta contrarietà alla nuova localizzazione dell’ospedale al campo di volo, hanno sempre affermato che la nostra sanità ha bisogno di strutture efficienti ed avanzate, di un modello pubblico di assistenza in grado di  fornire alla cittadinanza tutto il necessario, ma al tempo stesso ricordiamo a tutti che nel caso si dovesse ripetere un qualsiasi banale incidente stradale sul raccordo autostradale,  il paziente ed  i mezzi di soccorso,  che dovessero raggiungere con urgenza  il nuovo nosocomio al campo di volo,  dovranno fare i salti mortali.

Avremo probabilmente, lo speriamo tutti,  uno splendido Ospedale, magari non più legato al tessuto connettivo di una città e  mal collegato con il resto delle funzioni di una comunità . Sarà   inserito in  un parco , ma  contemporaneamente  assediato da ingorghi stradali , oltre che circondato da alte barriere anti rumore e insidiato da rischi idrogeologici . Non sono immagini che esaltano il risultato di una operazione politica che per la trasparenza e il grado di partecipazione dei cittadini non rientrerà certo tra gli esempi da seguire.   La salute è un bene comune, ogni cittadino ha diritto di avere un sistema sanitario degno di questo nome .

Andrea Pacini

Portavoce dei Verdi – Provincia di Pistoia

 

Paolinelli

(Gabriele Paolinelli è professore universitario a contratto ed insegna architettura del paesaggio)

Come ti nego la tutela paesaggistica: il nuovo ospedale di Pistoia
Gabriele Paolinelli


Il vincolo paesaggistico esistente dal 1965 su parte dell’area a sud della città di Pistoia è stato esteso nel 2005 anche all’area periurbana limitrofa dell’ex campo di volo (D. M. 7 settembre 2005). Il decreto interviene nel merito del ruolo paesaggistico dell’area, sottolineandone la connotazione di base per la quale risulta “salvaguardata da insediamenti” e affermando che costituisce un “luogo di grande valore paesaggistico anche per la sua conformazione territoriale”. Fra le motivazioni di tutela, si trova che occorre “mantenere le caratteristiche di area verde […] e di fascia di rispetto tra la città e l’antistante paesaggio”.
Ma l’area, è oggi interessata dalla previsione di espansione insediativa riguardante il nuovo presidio ospedaliero. Il relativo accordo di programma, è stato siglato nel 2005 dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana e dalla Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio per le province di Firenze, Pistoia e Prato. Si è giunti alla firma dell’accordo con richieste delle autorità preposte alla applicazione del vincolo inconsistenti rispetto alla questione cruciale della localizzazione dell’intervento. Risulta omesso il riconoscimento di fatto che la previsione insediativa del nuovo ospedale non riguarda per destinazione, né potrebbe riguardare per dimensione, una dotazione edilizia a servizio di una “area verde” (D.M. 2005, cit.) e pertanto è in esplicito e pieno contrasto con la finalità di tutela, in quanto nega la salvaguardia dell’area da insediamenti e la sua connessa funzione di mediazione tra la città e il paesaggio di pianura, dipendente dalla peculiare “conformazione territoriale” (D.M. 2005, cit.).
Pare quanto meno arduo non ravvisare la potenziale lesione del notevole interesse pubblico attribuito all’area, che potrebbe divenire reale con il rilascio del permesso di costruire.

 

 

 

TAR2

Il giorno 5 giugno sono stati depositati presso il TAR altri documenti a supporto del ricorso contro la collocazione del nuovo ospedale di Pistoia nel campo di volo. Nel nuovo atto, oltre a rimarcare le evidenti carenze procedurali (tra le altre cose manca persino il parere del Dipartimento di Prevenzione della stessa USL che dovrà gestire l’ospedale) e la palese volontà di azzerare la partecipazione dei cittadini che la legge garantisce, si segnala anche che il bando per i nuovi ospedali pubblicato nel maggio scorso prevede una spesa maggiore di ben 68 milioni di Euro, di poco inferiore ad un quinto dell’originario valore dell’intero intervento stabilito nell’accordo di programma del 2005 !

Inoltre vengono rilevate sostanziali modifiche degli aspetti tecnici ed urbanistici degli ospedali da realizzare, con ulteriore significativa violazione di quanto disposto e sottoscritto nell’accordo di programma. Il Bando di gara per l’esecuzione del progetto “Nuovi Ospedali” ha modificato le carte in tavola e apportato notevoli modifiche senza l’acquisizione del consenso di tutte le amministrazioni firmatarie dell’accordo stesso.

Si confermano sia l’inattendibilità delle valutazione tecniche, operative e finanziarie fatte in precedenza sia il pressapochismo con cui si continua a condurre questa rilevantissima questione.

Ci auguriamo che il TAR possa intervenire per fermare la sciagurata forzata collocazione dell’Ospedale in un’area totalmente inadatta, prima che questa vicenda si trasformi irreversibilmente in pozzo senza fine di soldi dei contribuenti.

 

 

 

massa

 

ganzata agosto

Il Comune di Pistoia, saldamente al comando della classifica delle amministrazioni piú aperte alla partecipazione dei cittadini, ha escogitato la piú bella: dopo anni che si discute del nuovo assetto di Pistoia Sud e mesi che sono in corso le procedure burocratiche, proprio ad agosto, per agevolare la massima partecipazione da parte dei cittadini, dei professionisti e delle associazioni - che in questo mese sono tutti li in attesa che il Comune batta un colpo - senza alcun preavviso ha comunicato che per ben 21 giorni (dall'6 al 27, eslusi i giorni di chiusura degli uffici) avrebbe accettato la presentazione delle osservazioni sulla relativa variante al Piano Strutturale !! C'é chi dice che tra Natale e S. Stefano si saprà quali sono state accettate.
Di nuovo una fulminante conferma della enorme considerazione che questa giunta e questa maggioranza hanno per i propri concittadini ed elettori e sulla disponibilità ad aprire un reale confronto sui grandi temi della città. La variante in questione é molto importante e riguarda "
il quadrante urbano posto a SUD della ferrovia e sarà indirizzata verso la completa definizione di infrastrutture viarie adeguate ai bisogni della mobilità urbana veicolare e protetta, con particolare riferimento per il nuovo presidio ospedaliero, nonché verso la riorganizzazione funzionale di una significativa porzione della città, che potrà poi svilupparsi in coerenza con le necessità rilevate, la normativa vigente, il Piano Strutturale e il redigendo Regolamento Urbanistico, fino a costituire una nuova porta di accesso al centro cittadino"

 

 

 

greenreport

Segue il testo del Prof. Paolinelli pubblicato su Greenreport. Il tetso è anche stato pubblicato su Eddyburg con il titolo suggerito dall'autore http://eddyburg.it/article/articleview/7340/0/136/

19/09/2006 / Urbanistica e Territorio
Della tutela paesaggistica negata

di Gabriele Paolinelli*

    PISTOIA. Non pare preoccupazione della politica il buongoverno del territorio. Alla politica in genere, della destra come della sinistra, sembra spesso riferibile una pesante carenza degli essenziali nutrimenti dell’etica e della cultura, fino a divenire essa una sorta di disarmante regola nelle politiche di governo delle maggioranze.
“La maggioranza sta”, ha detto De Andrè; è una frase che non richiede alcun commento per la pregnanza e l’attualità che la caratterizza nel clima di deficienza democratica che viviamo.

Non ne è indenne appunto il governo del territorio. Se ne ha prova anche in Toscana, regione che nella sua storia recente ha emanato la più avanzata legislazione per il governo del territorio. Per quanti hanno inteso leggerne onestamente i principi generali, essa ha dal 1995 preso posizione circa la priorità del controllo del consumo di suolo, ma tale processo non pare affatto controllato dagli atti e dalle politiche di governo territoriale, a dimostrare che le possibili distanze tra emanazioni e attuazioni possono annullare il contenuto delle prime, siano pur esse leggi, uguali per tutti.

Di forme di deriva e malcostume del governo territoriale in Toscana danno prova, fra gli avvenimenti eclatanti alcuni dei quali sono anche in questi giorni alla ribalta delle cronache, gli atti dell’amministrazione comunale di Pistoia, dove il processo per la realizzazione del nuovo presidio ospedaliero è stato più volte analizzato in articoli, convegni e discussioni ai tavoli delle autorità competenti e qualificato con una articolata serie di motivazioni di grave inadeguatezza. Fra di esse ve ne sono di assolutamente oggettive, che si potrebbe pensare essere in grado di distrarre da intenti scellerati anche il governo meno attento all’interesse comune.

Ma non pare assolutamente così, considerando che queste stesse parole vengono scritte mentre nei fatti si procede come da programma (di edificazione pubblica e speculazione privata).
Un fatto certamente oggettivo è che l’area dove è previsto il nuovo presidio ospedaliero di Pistoia, uno dei quattro di programmata realizzazione in Toscana, è tutelata da un regolare decreto di vincolo paesaggistico recante la specificazione delle esplicite motivazioni istitutive.

Secondo la linea interpretativa consolidatasi in giurisprudenza, il vincolo è il principale strumento di tutela del paesaggio, in quanto svolge la funzione essenziale della anticipazione, non attribuibile ai piani territoriali con congrue garanzie di condizionamento delle scelte e di stabilità nel tempo (Consiglio di Stato, VI sezione, sentenza n. 7667 del 23 novembre 2004).

Il vincolo paesaggistico esistente dal 1965 su parte dell’area a sud della città di Pistoia è stato esteso nel 2005 anche all’area periurbana limitrofa dell’ex campo di volo (Decreto Ministeriale del 7 settembre 2005). Il decreto interviene nel merito del ruolo paesaggistico dell’area nel contesto della pianura, sottolineandone la connotazione di base per la quale risulta “salvaguardata da insediamenti” e affermando che costituisce un “luogo di grande valore paesaggistico anche per la sua conformazione territoriale”.

Fra le specifiche motivazioni di tutela, si trova che occorre “mantenere le caratteristiche di area verde […] e di fascia di rispetto tra la città e l’antistante paesaggio”.
Ma l’area, da anni soggetta alle previsioni dei piani provinciali e comunali e studiata dai progetti per la realizzazione del parco dell’arboreto, è oggi interessata appunto dalla previsione di espansione insediativa riguardante il nuovo presidio ospedaliero. Il relativo accordo di programma, ratificato dal Consiglio Comunale di Pistoia il 14 dicembre 2005, è stato siglato dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana e dalla Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio per le province di Firenze, Pistoia e Prato. Per quanto attiene agli aspetti sostanziali di compatibilità con le decretate motivazioni di tutela paesaggistica, si è giunti alla firma dell’accordo con richieste delle autorità preposte alla applicazione del vincolo inconsistenti rispetto alla questione cruciale della localizzazione dell’intervento: la progettazione unitaria del plesso ospedaliero e del parco e la previsione di più collegamenti dell’area con il nucleo urbano consolidato, con accessibilità del parco distinta da quella dell’ospedale.

Risulta omesso il riconoscimento di fatto che la previsione insediativa del nuovo ospedale non riguarda per destinazione, né potrebbe riguardare per dimensione, una dotazione edilizia a servizio di una “area verde” (D.M. 2005, cit.) e pertanto è in esplicito e pieno contrasto con la finalità di tutela, nella misura in cui nega la salvaguardia dell’area da insediamenti e conseguentemente la funzione di mediazione tra la città e il paesaggio di pianura, dipendente dalla peculiare “conformazione territoriale” (D.M. 2005, cit.) dell’area medesima nel contesto paesaggistico a cui appartiene.

Si ritiene difficile non ravvisare la potenziale lesione del notevole interesse pubblico attribuito all’area, che potrebbe divenire reale con il rilascio del permesso di costruire. Ma questo è stato già scritto e detto e ancora non è accaduto nulla. Sconcertante, quanto efficace nel disegno che persegue, è in realtà proprio il nulla con cui l’Amministrazione comunale preposta alla concessione della trasformazione insediativa di quest’area periurbana e le stesse Autorità preposte alla sua tutela in forza dei rispettivi mandati istituzionali rispondono alle opposizioni largamente motivate della società civile.

* professore di Architettura del paesaggio
Facoltà di Agraria - Università di Bologna


11/09/2006 / Urbanistica e Territorio

«Ma il nuovo ospedale di Pistoia è un vero ecomostro»

di Mauro Chessa *

PISTOIA. Devo intervenire a sostegno delle ragioni di Franco Matteoni a proposito degli ospedali con alcune precisazioni facilmente verificabili.
Non è affatto vero che i tribunali si sono già espressi, come dice l’assessore Rossi, il ricorso al Tar per l’ospedale di Pistoia andrà in discussione a dicembre ed anche per altri siti i tribunale si deve ancora esprimere. Così come non è vero che non si possa parlare di ecomostri.

Per quanto riguarda Pistoia la realizzazione del nuovo ospedale è prevista in una area a ridosso dell’argine dell’Ombrone, sottoposta a vincolo ambientale e che il piano strutturale comunale definisce ‘caposaldo della mura verdi’, cioè della cintura di parchi e percosi che doveva limitare la città dal restante territorio.

Se un privato cittadino osasse proporre un intervento nelle stesse condizioni si sarebbe sollevato il finimondo. Giustamente, perché quello che si va perpretando è uno scempio che non trova motivazioni urbanistiche e funzionali di alcuna natura.

* Officina Politica Pistoiese


07/09/2006b / Urbanistica e Territorio

Nuovi ospedali, "Molte altre criticità ambientali"
Franco Matteoni sostiene che per tre ospedali su quattro previsti in Toscana (Pistoia, Lucca, Massa e Prato) sono stati presentati ricorsi al Tar, tuttora pendenti, ed al Difensore civico toscano, nonché memorie a tutte le Amministrazioni coinvolte
di Franco Matteoni*

«Il pezzo su "Monticchiello e gli ecomostri della Toscana", denota da parte vostra, purtroppo, frettolosità e disinformazione sull´argomento. Anzitutto per tre ospedali su 4 sono stati presentati ricorsi al Tar, tuttora pendenti, ed al Difensore civico toscano, nonché memorie a tutte le Amministrazioni coinvolte. Poi non è vero che ci sono dei Verdi che non la pensano come me: a Pistoia i Verdi sono stati estromessi dalla Giunta comunale perché si sono opposti, da tre anni, alla costruzione nell´ex-campo di volo del Nuovo ospedale. E´ stata richiesta un´audizione alla Commissione sanità della Regione da parte di tutti e tre i Comitati cittadini dal mese di luglio. Non c´è stata ancora data risposta.

Ma le criticità non sono solo quelle citate nella mia lettera, ce ne sono molte altre e ci sono una serie di storture delle Procedure da far rizzare i capelli a chi abbia sensibilità istituzionale, oltre che ambientale e politica. Non è un´esagerazione parlare di scandalo: è la pura realtà, per quanto amara e sconvolgente. Da tre anni ci battiamo contro questa decisione assurda, facendo convegni pubblici e manifestazioni varie. Alla prima hanno partecipato il sen. Sauro Turroni dei Verdi, Pancho Pardi, Consiglieri regionali come Roggiolani e Monica Sgherri, nonché rappresentanti di Legambiente regionale e del WWF. Purtroppo è dura farsi spazio nell´agòne dell´informazione. Nonostante il nostro impegno pochi cittadini si sono resi conto dell´enorme danno economico, ambientale, urbanistico e al servizio sanitario che si sta perpetrando. Perché non promuovete un´inchiesta approfondita ed indipendente a riguardo?»

*fa parte di Verdi, Legambiente e Wwf


07/09/2006a / Urbanistica e Territorio

Ospedali: dissensi e contestazioni, ma non ecomostri
Prendendo spunto dalla richiesta di Matteoni di un´indagine sulla situazione dei nuovi nosocomi previsti in Toscana abbiamo fatto una piccola inchiesta

LIVORNO. L’ingegner Franco Matteoni, che fa parte di Verdi, Legambiente e Wwf di Pistoia, ci chiede nel suo intervento di fare un’inchiesta su quanto sta accadendo, relativamente alla realizzazione dei nuovi ospedali, a Lucca, Massa e Prato. Ci siamo così rivolti all’assessore regionale al diritto alla salute Enrico Rossi, e ai responsabili di Legambiente delle città in questione per avere lumi. Le prime risposte le abbiamo avute da Massa e da Prato, rispettivamente da Gianni Volpini e Franco Di Martino.

Assessore, Matteoni parla di grosse criticità per i nuovi ospedali di Pistoia, Lucca e Massa, di aree “di pertinenza fluviale”, di ricorsi al tar e di procedure che fanno drizzare i capelli. Lei come replica?
«Sono stati fatti tutti i procedimenti e tutti hanno approvato le decisioni prese a livello locale, provinciale e regionale. I tribunali si sono già espressi. Cosa possa dire ora che i lavori stanno per cominciare? Che siamo in democrazia e che l’opinione di Matteoni andrà agli atti. Se ci sono altri ricorsi faranno il loro iter».

Volpini, come stanno le cose rispetto alla localizzazione del nuovo ospedale di Massa? E’ vero, come sostiene Matteoni, che c’è un ricorso al Tar? Qual è la vostra posizione e quella dei comitati?
«Una contestazione c’è, ma è marginale. C’è un comitato, però il fronte ambientalista è un po’ diviso. I Verdi, ad esempio, hanno al loro interno un gruppo di medici e quindi sono favorevoli alla nuova struttura. Italia Nostra è favorevole, ma in una zona diversa. Le motivazioni per opporsi comunque ci sono. Una è quella che l’area dove sorgerà il nuovo ospedale è a rischio idraulico, ma pare che la questione sia stata risolta. La mia posizione, invece, punta su un altro aspetto che avevo anche fatto presente anni fa a Vannino Chiti, senza peraltro riceverne risposta. Ovvero, la legge 5 della Regione Toscana impone il recupero del patrimonio edilizio. Nella logica del cercare di non consumare territorio, quindi, avendo gli ospedali di Massa e di Carrara relativamente in buone condizioni bisognava investire sul loro recupero appunto. Sui ricorsi so che per il momento hanno fatto poca strada e, se devo dire la mia, credo che alla fine il nuovo ospedale si farà».

Diversa la situazione a Prato, come spiega Franco Di Martino: «Qui la discussione è sulla fine che farà il vecchio ospedale, non su quello nuovo. Quello vecchio, in particolare la parte nuova di quello vecchio, ha palazzi più alti delle mura. La nostra posizione è quella di abbattere questa parte e farci dei giardini e di recuperare la parte storica del resto dell’ospedale che è di pregio dal punto di vista architettonico. Altri invece vorrebbero farci un polo universitario, ma noi non siamo d’accordo. L’unico problema della localizzazione del nuovo ospedale può essere la viabilità, ma niente di più».


04/09/2006 / Urbanistica e Territorio

Monticchiello, fra diverse insostenibilità e diversi livelli decisionali
Il caso Monticchiello ha acceso la polemica su localizzazioni e consumo di territorio ma non conviene a nessuno fare di ogni erba un fascio
(nella parte finale il pezzo di Matteoni)

L’opinione pubblica preme, il governo risponde. Il caso Monticchiello, cioè la nuova lottizzazione avviata nel piccolo paese del comune di Pienza portata alla ribalta nazionale da un intervento di Alberto Asor Rosa, approda anche a Roma, da dove il ministro francesco Rutelli fa sapere di aver richiesto un’informativa urgente per capire meglio che cosa sta accadendo sui pendii del caratteristico borgo reso famoso dal teatro povero. Dopo due settimane di polemiche, risposte e controrisposte, interventi e parallelismi, ora sono stati chiamati da Rutelli a parlare Antonio Paolucci, direttore per i beni paesaggistici della Toscana e Roberto Cecchi, direttore per i beni architettonici e paesaggistici del ministero.

I numeri del progetto sono noti: undici lotti per 95 abitazioni disposte a raggiera appena fuori dalle mura storiche di Monticchiello, in grado di ospitare un minimo di 285 persone (ma i residenti oggi a Monticchiello sono appena 150!) . L’accusa è che si tratti di una lottizzazione selvaggia per seconde case, come starebbe a dimostrare anche le metrature degli appartamenti, non certo elevati, ma anche «un insediamento necessario, una eredità delle precedenti amministrazioni che non possiamo cancellare» spiegava qualche giorno fa il sindaco di pienza Marco Dal Ciondolo, aggiungendo «non è un ecomostro, ma è un insediamento necessario per evitare che il borgo si spopoli». La Regione per bocca dell’assessore Riccardo Conti plaude all’iniziativa di Rutelli e ricorda i 3 pareri negativi espressi dalla regione sul progetto annunciando il Pit, piano di indirizzo territoriale per «una vera e propria urbanistica delle colline».

Ma c’è anchi sul banco degli imputati mette proprio la legge regionale toscana, quella che decentra ai comuni la responsabilità edificatoria: lo dice lo stesso Asor Rosa e anche Renzo Moschini.

«Il caso Montichiello conferma solo quanto sia avventato riconoscere ai sindaci e ai comuni determinate competenze – spiega l’ex deputato fondatore del Coordinamento dei parchi e delle riserve naturali, (l’attuale Federparchi) e per molti anni direttore della rivista Parchi - ed è questa l’imperdonabile colpa della legge toscana di cui si chiede l’immediato azzeramento. Prima le sovrintendenze potevano esercitare maggiori poteri apponendo più vincoli e che ora invece sono state penalizzate per cedimento alle pretese regionaliste. Rutelli e Pecoraro Scanio se ne dovranno far carico».

Renzo Moschini chiosa poi le parole dell’assessore Conti: «Dire vorrei ma non posso non aiuta molto a dipanare la matassa. Credo infatti che abbia ragione l’ingegnere Riccardo Ciuti (cfr. greenreport del primo settembre, ndr) a ricordare cosa stabilisce l’art 3 della cosiddetta supercinque: Trattandosi della legge sul governo del territorio essa guarda prima ancora che all’urbanistica a quegli aspetti quali il paesaggio, richiamato oggi anche da una Convenzione europea».

«E visto che la Val d’Orcia è riconosciuta dall’Unesco, è Parco artistico e naturale – continua Moschini - il metro di misura non può essere ridotto a mera volumetria ancorchè più che discutibile. Qui è legittimo un sospetto. Non sarà che tutto questo prestigioso medagliere richiamato e messo in mostra ogni qualvolta fa comodo è piuttosto sterile dal punto di vista del ‘governo del territorio’?

Qui la domanda prima che al comune va posta alla regione».

Infine tutte le altre Monticchiello: greenreport rilevò subito i molti altri casi che hanno deturpato o che rischiano di distruggere di qui a qualche anno colline e soprattutto coste toscane, ma non mancano mai le nuove segnalazioni. Spesso a proposito, ma non sempre. Se tutto diventa ecomostro e tutto Monticchiello, il rischio è quello di fare di tutta un erba un fascio.

L’ingegner Franco Matteoni di Pistoia, ha scritto sull’argomento una lunga lettera al professor Settis della scuola Normale di Pisa: «Nell´ultima area rimasta libera a sud di Pistoia, destinata dal Piano strutturale a Parco urbano, "Presidio delle Mura Verdi", sta per essere costruito il nuovo ospedale che fa parte del Project financing per la realizzazione di 4 ospedali: di Pistoia, Lucca, Massa e Prato. L´area scelta a Pistoia è l´ex-campo di volo, già classificata dall´Autorità di bacino, come area "di pertinenza fluviale", perché, per la sua altimetria e la posizione, adatta ad essere invasa dalle piene del torrente Ombrone». Non solo, secondo Matteoni, che fa parte dei Verdi, di Legambiente e del Wwf, l’area è assolutamente inadatta a ospitare un ospedale in quanto sottoposta all’inquinamento acustico prodotto dalla vicina autostrada, ma anche perché nella zona «si trovano importanti pozzi che alimentano l´acquedotto, fornendo una portata che copre circa il 30% del fabbisogno della città: i pozzi dovranno essere dismessi con la costruzione dell´ospedale e la preziosa risorsa idrica andrà perduta».

Nella battaglia per la difesa dell´ex campo di volo, in un primo tempo il ministero per i Beni e le Attività culturali aveva dichiarato l´area "di notevole interesse pubblico", accogliendo la proposta fatta dalla Sovrintendenza,( decreto del 7/09/2005). «E´ stata grande la delusione e lo sconcerto quando, nella Conferenza di servizi – continua Matteoni - la Sovrintendenza non ha difeso il vincolo paesaggistico appena introdotto. Anche le procedure autorizzative sono tutte improntate alla veolocizzazione dei percorsi burocratici e a negare la partecipazione».

Infine secondo Franco Matteoni la situazione di Pistoia si riprodurrebbe quasi fedelmente a Lucca e Massa: «anche qui i nuovi ospedali sono stati previsti in aree con grosse criticità, dismettendo nosocomi ancora efficienti e in cui sono in corso ingenti investimenti di ammodernamento».

Ma da Massa, Lucca e Prato non giungono gridi di scempio da parte di nessuno. E, d´altra parte, pur non conoscendo nello specifico le singole tematiche, c´è da osservare che non tutti i verdi di Pistoia hanno espresso lo stesso giudizio di Matteoni e, francamente, rimane difficile pensare che, di quattro localizzazioni, non se ne sia indovinata una. Forse conviene dosare la parola "ecomostro" e distinguere magiormente fra criticità diverse e diverse "sostenibilità" e "insostenibilità". Così come andrebbe equilibrata la giugulatoria sul decentramento e la partecipazione ( ai e dei Comuni) con l´accentramento di poteri (alla e della Regione).

 

 

commiss

Giovedì 19 ottobre la Commissione Sanità della Regione Toscana ha incontrato i rappresentanti dei comitati di Pistoia (Matteoni e Chessa), Lucca (Papeschi) e Massa (Faenzi) che contestano:
­ la localizzazione dei nuovi ospedali, con palesi incongruità ambientali e urbanistiche
­ la riduzione dell'offerta sanitaria che questi comporteranno
­ il metodo autoritario, privo di qualsiasi possibilità partecipativa, con cui questi ospedali si vogliono calare su 4 città, persino in spregio agli strumenti urbanistici ed ai vincoli.
Ecco il relativo articolo de
La Nazione. Appena sarà disponibile metteremo in rete la trascrizione degli interventi in Commissione. Per Pistoia sono state lasciate alla Commissione le osservazioni tecniche a suo tempo presentate al Comune e da questo mai considerate, Chessa ha inoltre ricordato le forti perplessità sulla funzionalità del nuovo ospedale in ordine alla diminuzione dei posti letto e soprattutto alla ridotta superficie per posto letto che questo avrà, gia denunciate anche nell'articolo su Il Tirreno del 21 giugno 06 e in altre occasioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

papeschi

On.le Giuliano Amato,

Ministro dell’Interno, Roma.

Caro Amato,

            ti scrivo per segnalarti la situazione che si sta verificando in alcune delle piccole città toscane in relazione al programma di Area Vasta della Regione Toscana. Questo programma prevede la costruzione di quattro nuovi ospedali monoblocco nelle città di Prato, Pistoia, Lucca e Massa Carrara, attrezzati con tecnologia avanzata, e si presenta quindi come un “regalo” della Regione. Ma .. “Timeo Danaos et dona ferentes”. Il progetto contempla anche una riduzione selettiva di posti-letto: Prato (- 200),  Pistoia (- 20), Empoli (-150), Lucca (-150) e Massa Carrara (-200) e una superficie quadrata nettamente inferiore alla media dei dati nazionali degli ospedali di nuova costruzione (ad es. per Prato 100 mq/pl contro la media nazionale di 150) (dati desunti da un documento della CGIL FP di Prato, aggiornato al 1 agosto 2005 e dal sito FIALS Lombardia  del 14 giugno 2006). Inoltre il piano prevede che i nuovi ospedali funzionino solo per alta intensità di cura (brevissima degenza).       Tutte la altre città toscane (compreso il mega-ospedale Versilia) rimangono allo stesso numero di posti-letto, anzi verosimilmente le città sede di Università (Firenze. Pisa, Siena/Grosseto) li aumenteranno divenendo i punti di riferimento dell’Area Vasta corrispondente.

            Tradotto in Italiano, questo piano significa che, una volta a regime, nelle città che subiscono il ridimensionamento dell’assistenza sanitaria sarà impossibile non solo avere un trattamento di alta specializzazione (e questo è giusto), ma nemmeno un normale intervento di chirurgia toracica, gastrica, ginecologica etc. o il trattamento per un’epatite virale, un AIDS, un infarto, un ictus o quant’altro richieda un periodo di degenza che non possa a priori essere ristretto nell’ambito di una settimana. I cittadini delle città di cui sopra saranno costretti a rivolgersi al centro di Area Vasta più vicino, con evidenti disagi per i familiari e il paziente stesso, specialmente per quelli delle classi sociali più disagiate, nonché con intasamento degli stessi centri, già sovraccarichi di lavoro. Alternativamente, chi se lo potrà permettere dovrà rivolgersi a cliniche private. Non si capisce come una Regione amministrata dalla sinistra possa aver concepito una tale ristrutturazione dell’assistenza sanitaria, discriminatoria nei confronti della povera gente e selettiva a scapito di alcune piccole città.

A queste obbiezioni i sostenitori del programma rispondono che nelle città satelliti sarà previsto un “Ospedale” di Comunità, dove proseguire la degenza, nonché una rete di assistenza territoriale domiciliare. Quanto al primo faccio notare che non è un ospedale, con un organico medico stanziale, ma è un ospizio, in cui la presenza medica è assicurata dai medici di famiglia quando e come potranno, perciò assolutamente inidoneo a proseguire una degenza post-operatoria o l’assistenza a qualsiasi malattia grave che richieda una permanenza prolungata in ospedale. Quanto alla rete di assistenza domiciliare, tutti noi abbiamo potuto verificare come le promesse di assistenza territoriale fatte per la Psichiatria dopo la legge 180/78 (che invano si è cercato di riformare) si siano rivelate vuote di contenuti effettivi, ed incapaci di assicurare un’efficace assistenza medica, psicologica e sociale ai “nuovi” psicotici cronici, che secondo il teorema della legge non avrebbero più dovuto verificarsi (ho lavorato per 25 anni nella psichiatria lucchese e ho assistito di persona a ciò che è successo). Oggi si vuole riproporre per l’assistenza medica generale l’inganno che è stato fatto per la Psichiatria.

            A ciò si aggiunga il metodo usato dalla Regione e dai rispettivi Comuni per ratificare gli Accordi di Programma relativi all’attuazione di questo piano, di cui sintetizzo brevemente la storia nei confronti della città di Lucca. Nessuna consultazione e informazione preventiva delle cittadinanza, delle organizzazioni sindacali e professionali, accordo stipulato solo a livello politico fra Regione, Comune, ASL e Provincia. Lucca non doveva all’inizio far parte di questo programma, ma l’intervento dell’allora Presidente del Senato Pera (che evidentemente pensava più all’edilizia che alla sanità lucchese) obbligò la Regione a includerla. Al che seguì la scelta della localizzazione del nuovo ospedale, scelta fatta di sua iniziativa e contro il parere dell’opposizione, dall’allora sindaco Fazzi nella zona di S. Filippo-Arancio, in area molto ristretta, e comunque non servita da viabilità adeguata e lontana dal Campo di Marte dove dovrebbe rimanere il cosiddetto “Ospedale di Comunità” e alcuni servizi. Dopo il litigio fra Fazzi e Pera, FI si schierò contro la localizzazione, mentre l’Unione votava a favore della ratifica dell’Accordo di Programma, avvenuta il 20 dicembre 2005 in Consiglio Comunale, presente l’assessore regionale Rossi.

A Lucca si è costituito un comitato, con oltre 2500 aderenti, e alcuni partiti politici (Rifondazione Comunista, Per Lucca e i Suoi Paesi, Gruppo Interpartitico, FI, Margherita e DS in parte) successivamente chiesero al Sindaco di rivedere (a norma dell’art. 12 dell’Accordo di Programma) la localizzazione dell’ospedale e di garantire la destinazione sanitaria o comunque pubblica dell’area di Campo di Marte. Fazzi non ha mai preso in seria considerazione queste mozioni, e altrettanto sta facendo il Commissario Prefettizio Lococciolo, giunto a Lucca dopo la sfiducia a Fazzi. Alcuni partiti (Margherita, Gruppo Indipendente) e il nostro comitato hanno chiesto al Commissario di soprassedere in considerazione della gravità delle decisioni da prendere e delle mozioni approvate dopo la ratifica dell’Accordo. La risposta è stata che le mozioni non hanno valore legale, che lui rappresenta Sindaco e Consiglio insieme, e che fa ciò che crede opportuno in accordo con le direttive venute da Firenze. Io non so se questo atteggiamento sia formalmente legittimo o meno, ma mi sembra che senz’altro sia indice di scarsa considerazione dell’interesse dei cittadini lucchesi.

La preoccupazione riguarda anche il destino futuro dell’area di Campo di Marte. Per quale motivo, se proprio si dovesse costruire un nuovo ospedale, non lo si realizza nella porzione del Campo di Marte ove ora sono situati alcuni prefabbricati che potrebbero benissimo essere spostati nella vicina sede dei Vigili del Fuoco, che saranno a breve trasferiti? L’area in questione è più che sufficiente ad accogliere un monoblocco, che rimarrebbe così collegato con il resto dell’ospedale. La destinazione naturale dell’area che si rendesse eventualmente disponibile dalla dismissione di alcuni degli attuali padiglioni sarebbe inoltre di ospitare il Centro Direzionale,  la Scuola Infermieri e il Distretto Sanitario di Lucca centro, che si trovano sparsi nella periferia e in locali di cui la ASL paga l’affitto. Invece un progetto commissionato dall’amministrazione Fazzi a uno studio di architetti lucchesi prevedeva di alienare la destinazione sanitaria e rivendere a privati il 75% del Campo di Marte, che, essendo vicino alle Mura, è terreno fabbricabile appetibile, mentre il nuovo ospedale si costruisce in sede decentrata e su terreno acquistato a prezzi di esproprio, con evidente speculazione edilizia. Il fatto è che l’ASL di Lucca non ha i 28 milioni di Euro con cui dovrebbe contribuire alla costruzione del nuovo ospedale, e non potrà mai ottenerli dalla vendita dei presidi dismessi di Arliano e Carignano (già due aste sono andate deserte) nonche di Maggiano (su cui gravano i vincoli architettonici delle Belle Arti, e della Fondazione Tobino).

Analoga opposizione si è verificata a Pistoia (dove sono insorte le associazioni ambientaliste, soprattutto per la scelta della localizzazione all’ex-Campo di Volo, area di compensazione dell’Ombrone. I Verdi sono subito stati espulsi dalla giunta comunale) e a Massa (per la localizzazione in zona paludosa a Marina invece della sede attuale dell’Ospedale Pediatrico e Cardiologico Apuano di proprietà del Comune; vedi ricorso al TAR con perizia giurata del geologo R.Caniparoli, da parte del comitato con più di 5000 aderenti). A Prato è in corso un processo penale contro gli ex-responsabili del SIOR, ente preposto dalla Regione Toscana per la costruzione dei quattro nuovi ospedali, rinviati a giudizio per aver alterato le norme di valutazione del progetto dopo la scadenza della presentazione dello stesso. Inoltre la locale CGIL FP ha emesso il citato documento di protesta.

I rappresentanti dei comitati e associazioni delle tre città si sono riuniti in un coordinamento e hanno chiesto un’audizione in Commissione Sanità della Regione, che è fissata per il 19 Ottobre. Ma le speranze di far ritornare la Regione sui suoi passi sono scarse. Ti chiedo pertanto di intervenire presso la Regione Toscana perchè riconsideri questa ristrutturazione della Sanità secondo criteri di maggiore equilibrio e giustizia, e non secondo logiche di potere o di budget a scapito dei più deboli, in modo da non violare il diritto alla salute di tutti, garantito dalla Costituzione. Egualmente, il Commissario Straordinario Lococciolo non dovrebbe procedere così autoritariamente in un ambito talmente delicato che impegnerà il futuro sanitario della nostra città.

 

Raffaello Papeschi

(presidente del comitato “Lucca, per una Sanità Migliore” e coordinatore dei movimenti di Pistoia, Lucca e Massa)


AL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE,

ON.LE A. DI PIETRO, ROMA

            Porto alla sua attenzione l’incongruenza di costruire un nuovo ospedale a Lucca,  nell’ambito del progetto di Area Vasta della Regione Toscana, finanziato in parte con fondi governativi stanziati dal precedente governo Berlusconi, in parte con fondi della locale ASL (che non ha), e in parte col project financing. Tale progetto è assolutamente non necessario, perché Lucca è dotata di un ospedale adeguato (circa 500 posti-letto) ai bisogni del suo bacino di utenza, sufficientemente attrezzato e moderno (recentemente sono stati costruiti due nuovi padiglioni per un totale di 200 posti-letto aggiuntivi, nonché una sala nuova per emodinamica e un bunker per l’acceleratore lineare per la terapia dei tumori). Inoltre il programma di Area Vasta della Regione Toscana, sotto le mentite spoglie di un “regalo” tecnologicamente avanzato, è punitivo nei confronti della sanità lucchese, in quanto si prevede la riduzione di posti-letto e soprattutto che la degenza sia possibile solo per brevissimi periodi. Timeo Danaos et dona ferentes. Se questo programma dovesse andare a regime a Lucca diventerebbe impossibile eseguire i normali interventi di chirurgia toracica, gastrica, ginecologica o simili, che richiedono una degenza post-operatoria non determinabile a priori né certamente contenibile nell’ambito di una settimana, nonché il ricovero per malattie gravi (tumori, ictus, epatiti, AIDS, infarti etc.). I nostri pazienti sarebbero costretti a ricorrere o a cliniche private o a subire un trasferimento al più vicino centro capofila dell’Area Vasta, Pisa, già sovraccarico, e con gravi disagi per i pazienti e i familiari. Questo programma costituisce una grave minaccia soprattutto per la povera gente, e non si capisce come una regione amministrata dalla sinistra possa averlo concepito, sostituendo all’idea di servizio pubblico la logica di budget, e per di più a carico solo di alcune piccole città toscane. Rappresenta così una violazione del diritto alla salute garantito dalla Costituzione e una discriminazione rispetto alle città capofila di Area Vasta (Firenze, Pisa, Siena/Grosseto) e alle altre città non interessate dalla riduzione di posti-letto e del periodo di degenza (Livorno, Arezzo, Ospedale Versilia etc.).

            La risposta data dal presidente della Commissione Sanità della Regione (Roggiolani) e dall’assessore alla Sanità (Rossi) alle obbiezioni del nostro comitato è stata che per la media e lungo-degenza sarà previsto un “Ospedale di Comunità” e una rete di assistenza domiciliare. Per quanto riguarda il primo, non si tratta assolutamente di ospedale, ma di ospizio, perché non è previsto un organico medico stanziale, ma i pazienti saranno seguiti dal medico di famiglia, quando e come potrà. Quanto alla rete di assistenza domiciliare tutti noi abbiamo potuto constatare come l’analoga promessa fatta per i malati psichici cronici dopo l’infausta legge 180/78 (che invano si è cercato di modificare) sia stata quasi totalmente disattesa. Si vuole ora illudere la povera gente con queste chiacchere vuote di contenuto, riproponendo per la medicina in generale ciò che è già successo per la Psichiatria. D’altronde la tendenza degli ultimi dieci anni (almeno a Lucca) è stata quella di accorpare i Distretti Socio-Sanitari e ridurre l’assistenza domiciliare “troppo costosa”.

            Si aggiungano le gravi irregolarità nella procedura seguita dalla Regione Toscana e dal Comune di Lucca, allora rappresentato dal sindaco di F.I. Pietro Fazzi, che hanno siglato l’Accordo di Programma per la realizzazione del nuovo ospedale senza consultare precedentemente le organizzazioni sindacali e professionali, nonché, data l’importanza della decisione, anche la cittadinanza stessa. L’inclusione di Lucca nel programma di costruzione dei nuovi ospedali in Toscana fu dovuto a un’imposizione dell’allora Presidente del Senato, Marcello Pera (che evidentemente si interessava più a dar lavoro all’edilizia che non alla sanità lucchese), in quanto inizialmente la Regione aveva programmato solo tre ospedali (Prato, Pistoia e Massa Carrara, che effettivamente hanno ospedali vetusti e inadeguati). Però anche in queste tre città è sorta una notevole opposizione per quanto riguarda sia il ridimensionamento operativo dei nuovi ospedali (praticamente a livello di Pronto Soccorso del centro capofila), sia per la localizzazione che è stata scelta in sede decentrata e con notevoli criticità geologico-ambientali. A Pistoia la sede prescelte è l’ex-Campo di Volo, cassa di compensazione dell’Ombrone, per cui tutte le associazioni ambientaliste hanno protestato, e immediatamente i Verdi sono stati espulsi dalla Giunta comunale. A Massa è stata individuata come sede una zona paludosa (vedi perizia giurata del geologo R. Caniparoli, depositata al TAR) invece dell’area dell’Ospedale Pediatrico e Cardiologico del CNR, siti in zona pedemontana e di proprietà della ASL. A Prato è in corso un processo penale contro gli ex-responsabili dell’ente preposto dalla Regione Toscana alla costruzione dei nuovi ospedali (SIOR), che sono stati rimandati a giudizio per aver variato le modalità di valutazione dei progetti (gara vinta da Astaldi di Roma) dopo la data di presentazione degli stessi; nella stessa città la CGIL FP ha emesso un documento (1 agosto 2005) di protesta per le caratteristiche del nuovo ospedale. A Lucca si progetta di costruire il nuovo ospedale in località decentrata di 2-3 km rispetto all’attuale (ove dovrebbe rimanere il cosiddetto “Ospedale di Comunità” e alcuni servizi), in zona tuttora definita agricola (non è stata fatta la variante al piano strutturale), non servita da viabilità adeguata e su una superficie assai ristretta che non permetterà nessun possibile ingrandimento futuro. In tutte queste città ci sono pesanti dubbi che la ragione della localizzazione sia quella di una speculazione edilizia da effettuare sulla superficie edificabile dei vecchi ospedali, situati in zona vicina al centro della città mentre nelle aree periferiche il terreno è a più buon mercato e comunque viene pagato a prezzi di esproprio. In questo contesto l’interesse del costruttore dei nuovi ospedali con il Project Financing non si limiterebbe dunque alla sola gestione dei servizi (come ufficialmente dichiarato), ma potrebbe includere la riutilizzazione delle aree che si rendano disponibili.

            Infine la ASL di Lucca non ha a disposizione i 28 milioni di euro con cui dovrebbe contribuire alla costruzione dell’ospedale, e si ripropone appunto di ricavarli dalla vendita dell’attuale ospedale a Campo di Marte, invece di trasferirvi, in eventuali strutture da demolire, il Centro Direzionale (dislocato a 3-4 km), il Distretto Sanitario di Lucca Centro e la Scuola Infermieri, tre edifici di cui l’ASL paga affitto molto alto. Il proposito di ricavare la cifra necessaria dalla vendita dei tre ex-ospedali dismessi (pediatrico di Ariano, pneumologico di Carignano e psichiatrico di Maggiano) si sta dimostrando irrealizzabile, perché le aste per i primi due ospedali sono andate deserte, l’ex-ospedale psichiatrico di Maggiano (dove ho lavorato per 25 anni) è gravato di vincolo architettonico (chiostri centrali del ‘200, ali laterali dell’architetto Nottolini dell’800), nonché da vincolo della fondazione Tobino, che comprende l’ex-Casa Medici e la Biblioteca storica (più di 6000 titoli librari, la più grande e ricca biblioteca toscana, completamente informatizzata, ma attualmente, per l’incuria della nostra ASL, assolutamente segregata dal mondo). Sarebbe veramente un delitto se l’ex-OP di Maggiano andasse a finire come albergo o agriturismo, ma attualmente va in malora per l’abbandono totale delle strutture e del parco.

            Il nostro comitato (che raccoglie più di 2500 adesioni) si augura che Lei possa intervenire per fermare questo progetto dissennato e discriminatorio, prodotto dalla frenesia edilizia del precedente governo e di logiche poco trasparenti all’interno delle nostre amministrazioni regionali e comunali.

            Dr. Raffaello Papeschi,

presidente del comitato “Lucca, per una Sanità Migliore” e coordinatore dei gruppi di Pistoia, Lucca e Massa Carrara.

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