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ciampolini1007

A Marco Giunti, Presidente del Consiglio Provinciale.

A Marco Vettori, Presidente del Consiglio Comunale.

p. c. - Alle Redazioni locali dei giornali (con preghiera di pubblicazione).  

Cari Presidenti di due importanti Consigli eletti dai cittadini, ci conosciamo da "una vita" e sappiamo (per esperienza vissuta) che è di fondamentale importanza ristabilire una rapporto costruttivo tra "democrazia rappresentativa" e "democrazia partecipata"(quella che si esprime tramite le Associazioni, i Comitati, le assemblee, ecc.).

Sappiamo che la partecipazione è il motore essenziale della democrazia e l'offuscamento della partecipazione ha avuto come conseguenza anche una diminuzione del ruolo delle assemblee consiliari(che può esprimersi solo tramite un intenso e proficuo rapporto dialettico con l'esecutivo).

Tale rapporto, per essere effettivo, ha bisogno di un impegno di entrambe le parti in causa: da un lato il Consiglio che, nelle sue diverse articolazioni, si misura con i problemi; dall'altro gli amministratori che prendono in considerazione i suggerimenti che emergono in sede consiliare.

Non si tratta di una partita da giocarsi interamente all'interno del "Palazzo": per rinnovare i modi di governare è necessario interloquire con i cittadini, dar loro voce, non limitando le possibilità di partecipazione al solo momento elettorale.

I canali da rilanciare sono diversi e mi limito a citarne due:

- le Consulte (degli anziani, dello sport, del volontariato, dell'ambiente, etc.), che si formano su temi specifici o in relazione a determinati settori della società, dandogli una loro autonomia e la possibilità di chiamare a confronto gli amministratori;

- le Commissioni Consiliari, che costituiscono punti di riferimento per le associazioni e i comitati, usando le formule delle audizioni e delle riunioni aperte, stabilendo il diritto (di qualsiasi associazione o comitato) di essere convocati nelle Commissioni Consiliari ogni volta che viene chiesto.

Infine, per contrastare il degrado dell'impegno politico, è importante stabilire una regola per i Consiglieri Comunali e Provinciali: per riscuotere il gettone di presenza ad una riunione di Consiglio o di Commissione, devono garantire almeno due ore di presenza.

E' di fondamentale importanza ristabilire un rapporto fecondo tra "democrazia rappresentativa" e "democrazia partecipata": solo così le sedi della "democrazia rappresentativa" possono tornare ad essere il luogo in cui il cosiddetto "Palazzo" si incontra con la società intorno, sottoponendo la rappresentanza stessa a continue verifiche.  

Un cordiale saluto. Giuliano Ciampolini


Considerazione personale

ciò che chiede Ciampolini non è partecipazione ma il normale, trasparente, funzionamento degli organi elettivi di rappresentanza. Strumenti come le consulte hanno poi dimostrato come siano facilmente, e pressoché costantemente quando sono costituite, strumentalizzate fino a divenire forme di gestione del potere ancora più spudorate di quelle di rango maggiore.

Il fatto che lo si debba richiedere questo genere di cose la dice lunga sulla sensibilità partecipativa di chi ci rappresenta. Per avere un salto di qualità bisognerebbe cominciare a parlare di forum tematici, di bilanci partecipati, di accesso reale e costante agli atti amministrativi, a partire dalla documentazione distribuita ai membri dei consigli elettivi, oltre a spazi deliberativi reali.

Mauro Chessa

 

Lavoro

 

In vista del convegno del 15 dicembre 06, e sul percorso per una proposta definitiva, abbiamo elaborato il documento che segue al fine di fornire una base di lavoro da sviluppare. Si tratta di una base documentale che può essere ampliata.

 Considerazioni sui processi partecipativi

Preambolo

Fino ad oggi è prevalso l’uso di affidare ad altri la nostra responsabilità politica, nelle aziende, nella scuola, nella vita pubblica. E così al vecchio classismo si è aggiunto un nuovo classismo che divide coloro che decidono e coloro che si rassegnano alle decisioni altrui. Alla democrazia per delega dobbiamo sostituire la democrazia di partecipazione.

Definizioni propedeutiche

Democrazia – forma di governo in cui il potere viene esercitato dal popolo, senza intermediari (democrazia diretta) o tramite rappresentanti (democrazia rappresentativa, parlamentare, indiretta)[1].

Partecipazione – presenza o intervento in un fatto di ordine o di interesse collettivo1.

Concertazione – nel linguaggio giornalistico, prassi di reciproca consultazione e di azione congiunta tra le forze sociali  e il governo sui maggiori temi della politica economica1.

Opinione pubblica   l’atteggiamento collettivo della maggioranza dei cittadini, in quanto partecipi di esigenze e convinzioni (talvolta pregiudizi) comuni1.

Rappresenta le convinzioni della maggioranza dei cittadini sulle questioni di interesse generale. In un ordinamento democratico essa riesce spesso a condizionare, orientare e controllare il funzionamento delle assemblee elettive e anche degli apparati amministrativi e giudiziari. Tale pressione è esercitabile da tutti i cittadini, e non solo dagli elettori, ed ha una funzione sociale più che strettamente giuridica (es. assemblee sindacali nelle fabbriche, assemblee degli studenti e dei genitori nelle scuole,  assemblee di quartiere ecc.)2.

Partito – associazione volontaria di cittadini che aderiscono a una determinata concezione politica e sociale e cercano di attuarla attraverso la partecipazione alla vita pubblica e alla direzione dello stato1.

Associazione permanente organizzata nella società civile intorno a un programma politico per la conquista del potere mediante libere elezioni. Le funzioni principali del partito politico sono quelle di trasmettere la domanda politica del corpo sociale e di esercitare la delega della sovranità popolare attraverso la scelta  del personale di governo[2].

Sindacato   associazione di lavoratori (o di datori di lavoro) costituita per la tutela degli interessi collettivi1.


La Costituzione Italiana

“art. 1 - L’Italia è una Repubblica democratica (…) La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

“art. 2 – È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli (…) che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Il popolo (cioè il corpo elettorale) può esercitare questa sovranità direttamente o indirettamente, con decisioni proprie o delegando le decisioni ad altri organi, diversi dal corpo elettorale, o partecipando in qualche modo a decisioni che sono prese da tali organi.

Si distinguono varie forme ed istituti di democrazia:

1.     democrazia diretta: il corpo elettorale in casi eccezionali esercita direttamente le funzioni sovrane attraverso il voto (es. referendum).

2.     democrazia indiretta o rappresentativa: il corpo elettorale si limita ad eleggere con il voto ad intervalli periodici i propri rappresentanti in alcuni organi pubblici.

3.     democrazia partecipativa: il corpo elettorale partecipa ai processi di formazione della volontà politica in cui la decisione finale è presa dagli organi rappresentativi (es. iniziativa legislativa popolare, petizioni, istanze; recentemente bilancio partecipativo, pianificazione delle opere pubbliche).

 

L’art. 8 “Partecipazione popolare”, del D.Lgs 267/2000 Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, stabilisce che i comuni, attraverso la disciplina dello Statuto, valorizzino le libere forme associative e promuovano organismi di partecipazione popolare all’amministrazione locale (consultazioni, istanze, petizioni, proposte, referendum).

 

Partecipazione e democrazia partecipativa[3]

La tematica partecipativa si intreccia con altre affini, quali il ruolo delle formazioni sociali, l’associazionismo, il volontariato, la concertazione, la sussidiarietà (quella detta orizzontale o sociale); per altro verso con l’informazione; come pure con la partecipazione al procedimento amministrativo e il diritto di accesso; e con altre ancora diverse, come l’autonomia locale, l’articolazione dei diversi livelli di governo e la loro collaborazione, la sussidiarietà detta verticale, e gli istituti di democrazia diretta; e perfino con quella del ruolo delle strutture amministrative, burocratiche e tecniche.

Esistono inoltre importanti differenze tra partecipazione e democrazia partecipativa: la partecipazione è infatti un concetto generale, mentre la democrazia partecipativa è un complesso di processi specifici, chiaramente caratterizzabili, e una forma di partecipazione particolarmente avanzata e incisiva.

 

Partecipazione

La partecipazione sembra definirsi come un relazionamento della società con le istituzioni tale da porsi come un intervento di espressioni dirette della prima nei processi di azione delle seconde.

In passato sono state sperimentate forme di partecipazione ad esempio includendo rappresentanti di categorie e dell’associazionismo in organi amministrativi (sindacati, ordini professionali, associazioni di categoria ecc.), oppure nell’audizione degli interessati nei procedimenti amministrativi (es. L.241/90). Tali forme di partecipazione erano animate da un lato dalla rappresentazione di interessi per lo più già dotati di riconoscimento e formalizzazione giuridica, dall’altro per la ricerca di consenso nella società da parte delle istituzioni, per maggior legittimazione delle elite dirigenti.

 

Democrazia partecipativa

Soggetti - La democrazia partecipativa ha per attori tutti i cittadini (lato sensu) in quanto individui eventualmente agevolati e sorretti dalle entità associative e dalle forme di autorganizzazione delle quali sono eventualmente membri. La democrazia partecipativa offre maggiori diritti agli strati di popolazione più deboli, ai marginali, al fine che possano esprimere i loro bisogni e le loro volontà.

Forme associative e di autorganizzazione - Una partecipazione che veda i suoi soggetti solo nelle associazioni, per quanto già apprezzabile, non sembra corrispondere alle finalità della democrazia partecipativa, intese in relazione soprattutto alla crescita democratica complessiva e allo sviluppo della capacitazione politica dei cittadini. Il che non esclude dai meriti della democrazia partecipativa le associazioni, in quanto anzi esse sono spesso un veicolo potente per la crescita di consapevolezza e la capacità di mobilitazione dei cittadini, purché non assumano ruolo esclusivo né prevalente e ai singoli sia assicurata capacità di azione e di influenza e magari di codecisione. Da questo punto di vista, deve esser chiarito che la democrazia partecipativa non può essere ridotta alla messa in piedi di sedi e di organismi di consultazione né delle entità rappresentative delle categorie economiche né delle associazioni e delle realtà autoorganizzate, nonostante i meriti riconoscibili in questi strumenti (ma tenuto conto anche delle deviazioni a cui nell’esperienza reale devono ammettersi in esse).

Concertazione -  La democrazia partecipativa non può confondersi con la concertazione e con le sue forme di attuazione, anche qui malgrado il valore che possono assumere in funzione partecipativa. Si tratta in questi casi e in quelli della democrazia partecipativa di processi che possono svolgersi parallelamente e anche essere raccordati tra loro, ma che non si sostituiscono l’uno all’altro.

Settorialità e territorialità – I processi di democrazia partecipativa possono intervenire sia in interventi decisionali ad angolazione territoriale – piani e programmi di tipo urbanistico, collocazione di opere e di servizi sul territorio – sia in processi relativi a decisioni sulle politiche di settore, come le politiche sociali, quelle culturali, le politiche giovanili e via dicendo, che hanno sicuramente ricadute territoriali ma sono prima di tutto considerate e trattate nel loro insieme.

Procedimenti e tempi - Il principio fondamentale sembra essere che l’accesso dei cittadini (e dei lavoratori) deve poter avvenire in ogni tappa dei processi di decisione pubblica, non unicamente in qualcuna di esse, magari in quelle o soltanto preliminari o soltanto terminali. La partecipazione deve esservi a partire dalle prime mosse compiute dalle autorità o da terzi per attivare una procedura destinata a culminare nella formazione d’una regola o d’un provvedimento, e includendo la possibilità di presentare iniziative e proposte. Deve accompagnare le spesso lunghe e complesse fasi istruttorie; deve culminare nella partecipazione alla fase decisionale condizionandola, se non in maniera strutturalmente vincolante sul piano giuridico (dato che permane in tutta la sua validità il potere decisionale delle istanze rappresentative) però in maniera politicamente socialmente effettiva; deve prolungarsi nella valutazione e nel controllo dell’operato delle istituzioni e dei risultati delle decisioni. E’ infatti facile che si voglia ridurre la partecipazione a mera consultazione, di solito in una fase in cui la procedura è ormai avanzata e ha già prefigurato i propri risultati, con l’effetto di ottenere solo una copertura consensuale del pubblico a decisioni sostanzialmente riservate alle autorità e ai partiti. Queste esigenze comportano un elemento temporale che non può esser sottovalutato. Una vera democrazia partecipativa, ma anche una semplice ma incisiva partecipazione, non può essere episodica e contingente, ma deve risultare non solo permanente, ma articolata nel tempo secondo tutta la durata dei processi sui quali si innesta (es. bilancio partecipativo e pianificazione territoriale).

Regole – La democrazia partecipativa deve essere normata attraverso una saggia mescolanza tra regole formali, che ne garantiscono le fasi lungo tutta la procedura e ne organizzano le forme, e informalità e mutevolezza secondo le circostanze per adeguarla a una continua sperimentazione-evoluzione. Questo duplice rapporto, tra formalità-informalità, e tra permanenza- adeguamento continuo delle regole - per esempio per la convocazione di assemblee dei cittadini e la formazione di loro espressioni delegate ascendenti ai vari livelli territoriali -, risulta essenziale dallo studio delle esperienze più sicure, a partire appunto da quella del bilancio partecipativo della città di Porto Alegre. Mai dunque regolamenti rigidi, ma neppure assenza di regole, che lascerebbe tutto in balia dell’oscillante volontà delle maggioranze; fasi sperimentali accettate all’inizio, con tutte le loro aleatorietà, ma intenzione fin dalle origini sicura di consolidarne i risultati assodati in regole ferme.

Rapporti con le istituzioni - E’ chiaro che, in tutte le sue fasi, la partecipazione non vuol dire deliberazione solitaria di assemblee popolari o di gruppi di cittadini, slegati dalla presenza delle istituzioni e, quindi, delle istanze politiche e amministrative. La caratteristica della democrazia partecipativa è proprio quella di mettere in rapporto, un rapporto dialettico ma anche mirato a  trovare un’intesa, società e istituzioni, base e vertice. Dunque essa non subordina all’autorità la libertà dei cittadini, ma neanche pretende di umiliare l’autorità delle istituzioni, che in democrazia sono l’espressione sperabilmente genuina del popolo, anzi le valorizza riconoscendo loro – che vuol dire riconoscere anche gli specifici apporti della burocrazia amministrativa e delle tecnostrutture -  ruoli di iniziativa, di istruttoria per il riconoscimento dei fatti rilevanti e degli interessi in gioco, di mediazione tra questi, e infine di decisione.

Presupposti - occorre un complesso di mezzi organizzativi e tecnici: come il sistema di informazioni e il diritto di accesso ai dati, la disponibilità di strumenti informatici e telematici, la presenza di organi politici e di uffici – assessori alla partecipazione, al bilancio partecipativo e simili, uffici partecipazione ecc. - che prendono espressamente in carico la partecipazione; ma tutto ciò ha valore strumentale, e non può essere confuso con l’esistenza di un sistema partecipativo effettivo.

Informazione - occorre prender consapevolezza dell’illusione (e talora della furbizia) che porta alla riduzione del problema partecipativo al progresso nel soddisfare l’esigenza di informazione dei cittadini  e, in questa direzione,  alla messa in piedi, mediante processi di informatizzazione dell’amministrazione e di trasmissione telematica, di sistemi informatici più ampi e capillari. Siamo qui infatti nel puro campo dei mezzi per rendere possibile la partecipazione, presupposto, per indispensabile che sia, ma non forma in sé e per sé di democrazia partecipativa né di semplice partecipazione. Come pure va segnalato che l’intervento della società non possa essere soddisfatto dando troppa fiducia ai processi di tipo telematico. Infatti, specialmente nelle comunità marginali o anche soltanto povere o subalterne, le forme assembleari e quelle da esse derivabili, per irte di difficoltà che ne sia una realizzazione autentica ed efficace, restano necessarie e sono ordinabili per gradi: a Porto Alegre esse muovono dai quartieri per salire alle regioni urbane e arrivare al livello comunale generale, utilizzando, ovviamente, forme di delega e di rappresentanza accuratamente studiate.

Circoscrizioni - Non appartengono alla partecipazione, e men che meno alla democrazia partecipativa, né la creazione degli organismi circoscrizionali e municipali – per importanti che possano essere come sedi in cui le forme partecipative si possono sviluppare – né le forme e gli strumenti attraverso le quali gli enti territoriali minori (i comuni e le province rispetto alla regione, ad esempio) vengono chiamati a partecipare alle attività dell’ente superiore.

Riferimenti normativi – Prescindendo dalla potestà della legge statale ed eventualmente della legge regionale nella disciplina di detta materia  un ruolo importante spetterà comunque agli atti normativi degli enti territoriali. Agli statuti, innanzi tutto, delle regioni, delle province e dei comuni, e poi in concreto alle leggi regionali e ai regolamenti locali.  Essi saranno chiamati a tradurre ad effetto quanto previsto negli interventi normativi di livello superiore, ma va sottolineato che i vari enti territoriali sono abilitati, per tutta l’impostazione costituzionale qui sostenuta, all’introduzione di modelli di partecipazione – e dunque anche di democrazia partecipativa – più avanzati, senza che si debba temere che con questo venga pregiudicata l’osservanza delle forme istituzionali e dei procedimenti normativi vigenti, a condizione di studiarne i raccordi con essi.

Materie - La individuazione delle materie a cui si applicherebbe il sistema di relazioni partecipate svolgentisi in forme di coinvolgimento più incisive, insita in tali norme, è ovviamente oggetto di una scelta politica che potrà essere ispirata al criterio di selezione indicato dallo stesso statuto e in altri casi sarà comunque opportuna per iniziare sperimentazioni praticabili. Si può ricordare che l’esperienza comparata attesta che tali forme possono riferirsi alle opere di incidenza sul territorio di maggiore rilievo, ma anche, anzi in prima linea, ad attività generali come il bilancio – oggetto delle esperienze di bilancio partecipativo, seppure estese magari solo, quanto meno in una prima fase, ad alcune poste del bilancio quali gli interventi per opere o per alcuni servizi – o come la pianificazione urbanistica; oppure, coinvolgere esperienze meno strutturate, quali le politiche giovanili e della scuola.

Condizioni - Quel che pare essenziale – su questo il suggerimento viene da tutti i presupposti generali qui studiati, ma anche dalla rassegna delle esperienze esistenti - è, che pur scegliendo alcune ipotesi soltanto per avviare l’esperienza, le ipotesi stesse devono essere sufficientemente significative per costituire – sia per le istituzioni locali che per le comunità coinvolte – un oggetto di sfida avvincente. In difetto, sembra di poter dire, non val la pena di inoltrarsi su un cammino che è comunque impegnativo e che sarebbe destinato fin dall’inizio a sboccare in delusione e in fallimento.

 


Lo Statuto del Comune di Pistoia

Lo Statuto di Pistoia è entrato in vigore il 10/01/2001 (Giunta Scarpetti bis).

Gli “istituti di partecipazione popolare” sono trattati al Titolo III  nel quale si stabilisce che:

·       Si considerano cittadini tutti coloro che risiedono nel territorio comunale e coloro che abbiano un rapporto qualificato con il Comune per ragioni di lavoro, di studio, di impegno volontario o di utenza dei servizi.

·       Il Comune riconosce e valorizza le libere forme associative tra i cittadini e promuove organismi di partecipazione popolare all’Amministrazione locale, anche su base di quartiere o di frazione.

·       Il Comune, al fine di favorire la partecipazione dei cittadini su questioni di particolare rilevanza, può attivare forme di consultazione, a carattere generale o parziale, dei cittadini o degli utenti, su base territoriale o settoriale.

Sono individuati i seguenti strumenti di partecipazione:

1.     consulte: sono rappresentate le libere associazioni, organizzazioni di volontariato, categorie professionali, enti, istituzioni, individuati dal Consiglio comunale nelle specifiche delibere istitutive.

2.     forme di partecipazione degli stranieri regolarmente soggiornanti: il Comune promuove una loro rappresentanza da eleggere nelle forme che saranno approvate dal Consiglio comunale e normate con apposito regolamento.

3.     istanze – i cittadini, singoli e associati, hanno facoltà di rivolgere istanze ai dirigenti comunali per materie nelle quali esercitano competenza a rilevanza esterna, al Sindaco ed ai presidenti dei Consigli circoscrizionali. L’istanza consiste nella formale richiesta scritta avente ad oggetto la sollecitazione di colloqui con rappresentanti dell’Amministrazione o la produzione di memorie sui contenuti di atti amministrativi o normativi da adottare, al fine di contribuire a evidenziare determinate esigenze di interesse comune;

4.     petizioni - cittadini ed associazioni possono altresì presentare al Consiglio comunale, al Sindaco ed ai Consigli circoscrizionali petizioni, formalmente redatte per iscritto, al fine di esporre comuni necessità e chiedere adeguati provvedimenti amministrativi;

5.     proposte - cittadini singoli ed associazioni possono proporre al Consiglio comunale, alla Giunta ed ai Consigli circoscrizionali, in relazione alle rispettive competenze, l’adozione di formali e definitivi provvedimenti amministrativi.

“Il Consiglio comunale e, nell’ambito di competenza, i Consigli circoscrizionali, definiscono le condizioni e le procedure per l’esercizio dei poteri di iniziativa di cui al presente articolo, nonché i termini certi entro i quali gli organi sono obbligati ad assumere, per le diverse fattispecie, le determinazioni di competenza.”

Ad oggi nessun regolamento e nessuna determinazione a cui si rimanda è stato adottato svilendo ancor di più i miseri strumenti partecipativi definiti dal dettato statutario.

Inoltre non sono definiti l’organizzazione dell’ente per favorire la partecipazione, gli strumenti e i locali messi a disposizione, i modi di diffusione delle informazioni, le materie di riferimento, né eventuali forme sperimentali.

 

Lo Statuto del Comune di Firenze

Lo Statuto di Firenze è stato approvato con delibera del 13/11/2000 e più volte modificato; il testo vigente risulta dall’ultima modifica avvenuta il 14/11/2005.

Si riportano alcuni passaggi:

“art. 4 - (Partecipazione e informazione)

1.     Il Comune di Firenze attua e sperimenta un sistema di relazioni partecipate su materie scelte dell’Amministrazione riguardanti la città e l’ambito territoriale metropolitano, ritenute di particolare rilievo ed interesse per la cittadinanza e per un’effettiva partecipazione popolare.

2.     Tale sistema partecipativo dovrà consentire l’individuazione di forme di coinvolgimento più incisive, con particolare riferimento ai cittadini singoli o associati, oltre alle rappresentanze delle diverse realtà socio-economiche della città, con criteri di attuazione della rappresentatività, anche articolata in funzione delle materie in discussione.

3.     Nel rispetto del dettato costituzionale riconosce e valorizza il ruolo di confronto, di proposta e di contrattazione dei sindacati dei lavoratori.

4.     Il Comune di Firenze, oltre a ricercare un’effettiva e responsabilizzata partecipazione per il raggiungimento di soluzioni ottimali, con la più ampia condivisione possibile, garantisce un’efficace, completa e imparziale informazione sull’operato e le scelte dell’Amministrazione, anche attraverso sistemi di comunicazione con i cittadini.

5.     Il Comune organizza i propri uffici con il fine della massima efficienza amministrative e del costante adeguamento alle esigenze del cittadino.”

Sono individuati quali strumenti di partecipazione le consulte, le istanze, le proposte, le petizioni, e le consultazioni; il corpo normativo dello statuto benché più puntuale rispetto a quello di Pistoia rimanda a regolamenti per dettagliare le condizioni e le modalità per la  presentazione dei vari strumenti di partecipazione.

Per le consultazioni, ad esempio, si prevede quanto segue:

“art. 100 -  (Consultazioni)

1.     Il Comune favorisce il più ampio coinvolgimento della comunità alle scelte amministrative e promuove forme di consultazione popolare per avere una maggiore conoscenza degli orientamenti che maturano nella realtà sociale, economica, civile, anche utilizzando strumenti statistici.

2.     Le consultazioni possono consistere in sondaggi di opinione, distribuzione e raccolta di questionari, verifiche a campione, consultazioni di settore per categorie professionali o utenti di servizi. Possono essere delimitate a zone specifiche della città, o particolari fasce della popolazione.

3.     Le consultazioni possono essere proposte da almeno 7.500 soggetti maggiorenni residenti nel Comune.

4.     Le modalità delle consultazioni sono disciplinate dal regolamento.

5.     Il Presidente del Consiglio comunale promuove la discussione in Consiglio sui risultati della consultazione o sui dati acquisiti entro due mesi dalla loro comunicazione.

6.     Le consultazioni possono essere proposte anche da almeno 5.000 soggetti maggiorenni residenti in un Quartiere su materie di competenza del Quartiere o di interesse per la popolazione ivi residente. Le modalità delle consultazioni sono disciplinate dal regolamento di cui al comma 4.”

La legge regionale toscana sulla partecipazione[4]

La necessità della legge sulla partecipazione nasce da diverse esigenze sotto elencate:

·       diminuire la distanza esistente fra cittadini ed eletti, aprendo ampi spazi di democrazia con modalità nuove di informazione, ascolto e trasparenza nei confronti dei cittadini;

·       creare un ponte fra gli ambiti della democrazia rappresentativa e le forme di democrazia partecipativa, pur senza rinunciare alla reciproca autonomia e soprattutto alle responsabilità istituzionali della prima;

·       lanciare un messaggio politico forte e autorevole verso la partecipazione, come valore in sè e come idea di democrazia, rivolto sia alle strutture amministrative sia agli organi esecutivi di governo locale;

·       creare occasioni di coesione sociale per far fronte alla frammentazione crescente nelle nostre società locali e per rafforzare i cittadini che si prendono in carico i problemi e la ricerca delle soluzioni.

 

Anzitutto la legge si propone di promuovere la partecipazione non come pratica episodica e settoriale – delegata a specifici assessorati alla partecipazione - ma come forma ordinaria di governo, in tutti i settori dell’amministrazione pubblica, a scala regionale e locale.

In secondo luogo i principi generali riguardano anche gli ambiti di operatività della legge, sia per quanto riguarda le politiche di specifica competenza regionale, sia per quanto riguarda le politiche degli enti locali, dei quali va salvaguardata l’autonomia.

La legge si propone di:

1.     favorire la partecipazione dei cittadini (singoli o organizzati in gruppi formali e informali), aggiungendo questa modalità di partecipazione alle forme di concertazione e programmazione negoziata già attive nelle procedure regionali; prestando particolare attenzione ad includere nel processo partecipativo i soggetti a cui mancano le condizioni di base per partecipare a causa dei meccanismi di esclusione che la società produce, ed in particolare adottando un’ottica di genere;

2.     sostenere, promuovere e valorizzare gli enti locali nella definizione di strumenti, regole di garanzia, tempi e modi di una partecipazione “attiva”;

3.     individuare i requisiti minimi delle forme di partecipazione capaci di incidere sui processi reali di decisione e trasformazione;

4.     a livello regionale: prevedere specifici impegni della Regione in modo da favorire lo sviluppo della partecipazione alle proprie politiche (leggi, piani di settore, ecc.);

5.     a livello regionale: favorire la coerenza delle indicazioni contenute nelle altre leggi regionali sul tema della partecipazione (sanità,istruzione, governo del territorio, ecc.);

6.     a livello di enti locali: promuovere la partecipazione attraverso una serie di azioni con l’obiettivo di sostenere, incentivare e premiare percorsi partecipativi a livello locale, vale a dire alla scala dei comuni, delle province, delle comunità montane, ecc.; le azioni che la Regione potrà svolgere saranno di diverso tipo:

a.                  sostegno finanziario (finanziamenti per sostenere la progettazione e la gestione dei processi partecipativi);

b.                 assistenza tecnica e organizzativa (personale, strumenti, ecc);

c.                  supporto formativo (formazione, operatori sulle metodologie partecipative, esperienze di ricerca-azione, ecc.);

d.                 supporto comunicativo (premi e riconoscimenti, certificazioni, pubblicizzazione delle esperienze fatte, accesso all’informazione);

7.     offrire il proprio sostegno, alle iniziative che saranno selezionate, solo a condizione che i promotori assumano pubblicamente un impegno a tenere conto in qualche modo dei risultati del processo;

8.     individuare una procedura per cui la Regione stessa, o un’agenzia tecnica da essa incaricata, fornisca una specifica “certificazione” ai progetti di partecipazione che rispondano a determinati requisiti. La certificazione dei progetti potrebbe essere fatta valere dai dirigenti e dai funzionari responsabili ai fini degli incentivi economici e della loro carriera.

Il programma elettorale del Sindaco Renzo Berti (2002)

Il contributo di Pistoia al rinnovamento della politica

La politica deve tornare ad essere partecipata. Per riavvicinare la politica alla gente, occorre in primo luogo renderla attraente per il suo valore e significato, dare privilegio ai contenuti, renderla compatibile (tempi, orari) con la vita privata e professionale (in particolare delle donne, ancora poco coinvolte nella vita politica), usare un linguaggio chiaro e diretto, attinente, sviluppare il dialogo e la capacità d’ascolto.

Una politica non più chiusa in sé stessa quindi, ma attenta a promuovere, recepire e selezionare il contributo di tutti. Una politica che non si preoccupa dell’occupazione del potere ma è casomai disposta a fare un passo indietro per valorizzare le competenze, le professionalità, la qualità del governo.

Detto in altri termini dobbiamo essere capaci di metterci in gioco sul piano personale, di provare a cambiare le regole del fare politica sfrondandola dai retaggi rituali, dagli aspetti defatiganti rendendo l’impegno politico interessante e compatibile con la vita privata e professionale di tutti.

Dobbiamo creare le condizioni per estendere la partecipazione, liberare la politica dalle secche in cui è attualmente arenata, restituirle la condizione di impegno civile diffuso.

La crisi dei partiti non può essere risolta contrapponendo loro la società civile senza prefigurare un governo affidato alle lobbies e delle corporazioni, ad una competizione tra i poteri forti che espropria le competenze istituzionali e fa soccombere le ragioni della cultura e dell’istruzione a quelle del marketing e dei marchi aziendali.

Ascoltare quindi per meglio comprendere, per definire progetti e programmi che non siano calati dall’alto ma condivisi nell’opinione pubblica, senza perciò risultare demagogici

Il governo partecipato

L’estensione e la qualificazione della partecipazione è impegno fondante del prossimo mandato amministrativo. La creazione di una rete diffusa di confronto non può prescindere dalle sedi istituzionali, consiglio comunale e consigli circoscrizionali, ai quali è in primo luogo affidato il compito di sviluppare i legami con la città, i contatti coi cittadini.

La recente riconfigurazione del decentramento amministrativo, con la riduzione da sei a tre circoscrizioni, oltre a rendere opportuna la rivisitazione delle deleghe conferite e necessaria l’attribuzione delle risorse umane ed economiche utili ad un’efficiente gestione delle funzioni, richiede una peculiare attenzione al rapporto con i territori ampliati.

E’ perciò importante che si realizzi un sistema permanente di relazioni tra i consigli circoscrizionali e le diverse rappresentanze sociali che, superando angusti modelli rivendicativi, possa consentire un più attivo coinvolgimento dei cittadini nella definizione delle scelte amministrative, valorizzando quanto già previsto in materia dall’attuale regolamento.

In questo ambito potranno essere sperimentate forme di gestione partecipata del bilancio che, nel rispetto degli indirizzi programmatici di mandato, consentano ai consiglieri di scegliere insieme ai cittadini gli interventi da realizzare in un determinato ambito operativo o le priorità d’investimento.

Un’esigenza forte, tesa a promuovere il protagonismo dei cittadini, le cui modalità operative dovranno essere valutate e approfondite dalla competente commissione consiliare, avvalendosi anche del confronto con altre realtà amministrative e dell’apporto di esperti.

Al tempo stesso andranno valorizzati gli uffici circoscrizionali come efficace terminale di accesso e prima interazione con l’amministrazione comunale nel suo complesso, una sorta di sportello polifunzionale.

Una visione emancipata della partecipazione non può tuttavia oggi prescindere dal ruolo strategico dell’informatica.

Intendiamo perciò sviluppare al massimo la divulgazione via internet delle notizie sull’attività svolta dall’amministrazione facendo del comune una vera ‘casa di vetro’ ed accrescere le modalità di partecipazione attiva dei cittadini, valorizzando l’esperienza di ‘Pistoiainforma’, fino a prefigurare modelli di effettivo e.government.


La proposta del nodo pistoiese della Rete di Lilliput (luglio 2005)

Principi e proposte per l’attuazione dei processi partecipativi per il governo della città e del territorio di Pistoia

1.  Principi e definizioni

·                   La comunità e le istituzioni pistoiesi riconoscono il valore della partecipazione dei cittadini come espressione di democrazia nel rispetto dei principi espressi nello Statuto comunale, e promuovono forme di partecipazione spontanea e gratuita in forma singola e/o organizzata rivolti in via prioritaria alla società civile.

·                   I principi ed i valori espressi dallo Statuto comunale rappresentano gli spazi entro i quali i processi di partecipazione dovranno svolgersi.

2. Regolamento

·                   I processi partecipativi sono attuati nelle forme e con gli strumenti individuati da un apposito regolamento che l’amministrazione, di concerto con i cittadini e le componenti della società civile, promuove e approva.

·                   Il regolamento stabilisce i tempi delle varie fasi del processo partecipativo.

3. Informazione e diffusione

·                   Allo scopo di favorire l’informazione e la partecipazione il Comune implementa la rete civica tramite il portale “Pistoiattiva”, sul quale sono pubblicati gli atti, i progetti, le proposte che l’amministrazione pone all’attenzione dei cittadini.

·                   La documentazione cartacea degli atti, i progetti, le proposte e gli eventi da sottoporre al processo partecipativo sono depositati per la libera visione presso la sede comunale e le sedi delle circoscrizioni.

·                   Saranno predisposti moduli sia cartacei che digitali attraverso i quali i cittadini potranno esprimere opinioni, preferenze, necessità, idee per indirizzare l’attività politica, programmatica e pianificatoria dell’amministrazione.

·                   Nei processi partecipativi dovrà essere adottato un linguaggio accessibile a tutti; a tale scopo l’amministrazione redige e diffonde presso tutte le famiglie un opuscolo che spiega ed esemplifica le modalità di partecipazione contenute nel regolamento. La documentazione tecnica dovrà essere corredata da spiegazioni accessibili anche ai cittadini senza specifiche competenze.

4. Luoghi

·                   Gli incontri avvengono in luoghi pubblici, adeguatamente strutturati per ospitare i cittadini, privi di barriere architettoniche e distribuiti nel territorio comunale in modo da poter favorire la partecipazione locale anche delle frazioni più lontane dal capoluogo.

·                   Nel capoluogo sarà individuato e adeguato, oppure realizzato, un locale pubblico polivalente e funzionale agli incontri pubblici di partecipazione, capace di ospitare convegni, forum, giornate di studio per offrire opportunità di crescita culturale ai cittadini.

5. Processi partecipativi

·                   Le modalità di partecipazione dovranno conformarsi agli orari di lavoro, alle festività, alla mobilità, all’accessibilità dei luoghi, in modo da massimizzare la frequentazione dei cittadini.

·                   Allo scopo di garantire la parola al maggior numero di persone possibile, i processi partecipativi iniziano con la massima puntualità; viene stabilito un tempo massimo da concedere a ciascun intervento che viene fatto rispettare senza indugi dal moderatore.

·                   La partecipazione ha carattere permanente ed episodico: i forum tematici e le assemblee di quartiere hanno carattere permanente, mentre gli eventi partecipativi hanno carattere episodico.

·                   Vengono attivati forum tematici permanenti, la cui partecipazione è pubblica; i forum producono indirizzi per le politiche comunali di settore.

·                   Il regolamento individua gli eventi che determinano l’attivazione dei processi partecipativi.

·                   Gli eventi oggetto di partecipazione afferiscono alle materie di competenza comunale; le scelte sui valori, i principi che possono essere di indirizzo politico generale anche su questioni inerenti il panorama nazionale od internazionale che siano ritenute particolarmente sensibili dalla maggioranza dei cittadini.

·                   Gli eventi a carattere locale concernono questioni i cui effetti riguardano limitati ambiti territoriali, perlopiù localizzati all’interno di un singolo quartiere o di una frazione. Tutti gli altri eventi hanno carattere generale.

·                   Gli eventi a carattere locale sono gestiti dalle strutture decentrate competenti per territorio. Esse si attivano presso i punti di aggregazione del territorio interessato dando notizia nelle forme opportune dell’evento e delle possibilità di partecipazione; vengono organizzati incontri pubblici nei quali si discute degli eventi. I dati raccolti in questa fase preliminare vengono sintetizzati e resi pubblici; successivamente la circoscrizione elabora una proposta/progetto in relazione all’evento e viene presentata alla cittadinanza.

·                   Gli eventi a carattere generale comportano l’attivazione di processi partecipativi che coinvolgono tutta la società civile, e dei quali viene data massima diffusione tramite il portale, avvisi e manifesti. Tali eventi sono mediati da facilitatori che hanno lo scopo di gestire i tempi e le attività degli incontri pubblici. L’amministrazione comunale promuove iniziative di consultazione e di incontro preliminare (forum tematici, assemblee di quartiere) allo scopo di raccogliere le opinioni, le preferenze, le necessità, le osservazioni, le indicazioni, le idee. I dati raccolti in questa fase preliminare vengono sintetizzati e resi pubblici; successivamente l’amministrazione elabora una proposta/progetto in relazione all’evento e viene presentata alla cittadinanza. A seguito della presentazione i cittadini possono presentare osservazioni e richieste che vengono discussi in occasione di incontri pubblici. L’amministrazione elabora la proposta/progetto finale sulla base delle risultanze della fase di consultazione.

·                   I risultati del processo partecipativo in fase preliminare sono vincolanti nei confronti delle scelte dell’amministrazione; le osservazioni e le richieste in fase successiva devono essere adeguatamente discusse e/o controdedotte.

·                   Qualora una o più componenti della società civile ponga questioni di fattibilità/opportunità rilevanti in merito ad un determinato evento l’amministrazione ha l’obbligo di ridiscutere nelle sedi istituzionali appropriate le scelte; nel caso in cui l’amministrazione non individui altre soluzioni ed intenda sostenere le scelte originarie, dovrà riaprire il processo di consultazione apportando modifiche sostanziali alla proposta/progetto in modo da mitigare le obiezioni sollevate dalla società civile. In caso di ulteriore contenzioso la questione viene sottoposta a referendum cittadino.

6. Sperimentazione

·                   L’amministrazione, preso atto che esistono numerose formule per l’attuazione della partecipazione, promuove di concerto alla società civile organizzata, forme sperimentali di partecipazione su alcuni eventi di interesse per il governo della città e del territorio (es. regolamento urbanistico, piano del centro storico e recupero del Ceppo, aree ex Breda ecc.), raccogliendo esperienze utili per la redazione del regolamento.

·                   Nei mesi di settembre o ottobre 2005 sarà promossa dalle associazioni appartenenti alla società civile, con il patrocinio del Comune di Pistoia, una giornata di incontro pubblico durante la quale saranno presentate brevemente alcune esperienze positive nell’ambito dei processi partecipativi a livello nazionale e saranno raccolte opinioni e proposte da parte della società civile per l'attuazione di tali processi nel contesto pistoiese.

 

 

10 Marzo 2006

Democrazia Partecipata

Carlo Vivarelli.

Premessa. Nella riunione scorsa del gruppo di Officina Politica è stato deciso di creare alcuni Forum o Gruppi Tematici, che si occupino appunto di varie aree tematiche. Questo per iniziare a lavorare concretamente su dei documenti che possano essere materia e strumento di confronto prima, e di proposta poi, Personalmente ho caldeggiato fortemente questo metodo di lavoro, lunico a mio avviso capace di attrarre nel tempo persone interessate ai vari argomenti, e mi sono preso la responsabilità di scrivere un documento sulla Democrazia Partecipata, da inviare tramite la nostra mailing list a tutti coloro che sono coinvolti nei lavori dellOfficina Politica. A seguire tenterò di riannodare le tracce e le discussioni che si ebbero per la preparazione del documento sulla Democrazia Partecipata presentato alla prima giornata del PistoiaWorld2005, il 14 luglio 2005. Mi attendo che le persone che hanno lavorato in prima persona a quel documento ed ad altre a mio avviso ancor oggi validissime elaborazioni, riprendano queste tracce, e che le arricchiscano.

La Democrazia Partecipata: una locuzione che comprende una inglobazione ed una contraddizione. Come già scrissi nel progetto del Febbraio 2005 che presentava e proponeva il PistoiaWorld allAmministrazione Comunale di Pistoia, i due termini, democrazia e partecipazione sono il secondo (partecipazione) compreso nel primo (democrazia). Non esiste il primo senza il secondo. Su questo, anche per chiarezza semantica, non ci possono essere dubbi. Perché allora è nata, prospera e si ripropone ormai continuamente, in luoghi diversissimi e lontani del nostro paese, la locuzione Democrazia Partecipata? Perché la democrazia è un sistema, in questo momento storico, sofferente, malato, svuotato largamente di significato e dinamiche realmente vive. La locuzione Democrazia Partecipata e le iniziative e le realizzazioni del movimento che le si lega, nascono da un disagio enorme, sottovalutato dal Re Sole della Politica. La parola democrazia non denota quasi più niente, e molti sentono lesigenza di dare nuovi sensi ad una parola che sta perdendo drammaticamente significato. Molti sentono che il pericolo che stiamo correndo è che la parola democrazia non denoti quasi più nulla, se non dei simulacri. Perso il senso della parola, perderemo la parola stessa, ma anche ciò che veramente significa e per la quale è nata. E dunque, con essa, anche la democrazia. La reazione, istintiva e sana, che risponde a questo "sdilavamento" cromatico della parola democrazia, si è concretizzata in questo periodo storico dando corpo alla locuzione, ed al movimento, della "Democrazia Partecipata". Le parole vuote della politica, che ci invadono ossessivamente e rumorosamente dai giornali e dalle televisioni, trovano un nemico, "il" nemico, nella partecipazione. Democrazia Partecipata è una sorta di contraddizione in termini, come abbiamo detto. La partecipazione, ammesso e non concesso che sia efficace e titolata, è la cura alla malattia degenerativa della democrazia. Su questo non c’è dubbio. La locuzione funziona, è ben motivata e semanticamente direi perfetta. Ne possiamo trarre anche un sillogismo: se c’è partecipazione allora c’è democrazia. Officina Politica sostiene che la partecipazione va messa in opera (non a caso i partecipanti a Officina Politica sono tutti inseriti nel mondo dellassociazionismo), va favorita (nelle nostre proposte avanzeremo dei progetti ma anche dei momenti vivi di partecipazione diretta di singoli e associazioni), ma anche che è elemento portante, primario, irrinunciabile del sistema di valori che chiamiamo democrazia, e che va anche pretesa. In questa luce di pretesa vedo i vari Convegni sullospedale, il PistoiaWorld ed altre iniziative, come la creazione di Libera a Pistoia e tante altre ancora che conosco meno: chi ha organizzato questi eventi ha preteso la partecipazione. La partecipazione non è un atto neutro, ma di per se una scelta di campo. Senza il confronto con gli altri non esiste rapporto, scambio, scontro, differenziazione. Se mai nascerà la Lista Civica alla quale vorremmo arrivare, essa dovrebbe (lo avrà?) avere nel suo DNA la visione della partecipazione non come oggetto opzionale di coloritura aggiuntiva ad un progetto, ma come fondamento della pratica democratica. Perché appunto questa non esiste senza la partecipazione, e questultima non è un orpello alla corte del Re, del Berti, del Papa o di qualunque Napoleone con la bandana. La Partecipazione è, dunque, Democrazia. Il Voto, il concetto di partecipazione, le associazioni ed i partiti. I cittadini (termine spersonalizzante di genesi illuministica che non mi piace affatto), le persone, come esprimono se stessi nella democrazia? Con il voto. Questultimo è diventato l'atto ormai unico, fideistico, totale, contrattuale (Rousseau), con il quale le persone (maggiorenni) in realtà non partecipano alla vita democratica (un segno posto con un lapis una volta ogni qualche anno su un foglio, un gesto di per se grottesco, non può essere scambiato per un gesto di partecipazione e di democrazia, se non da qualche idiota o da chi ha interessa a che questo avvenga), ma in realtà fanno atto di spoliazione di tutti i loro diritti, saperi, personalità, per delegarli a qualcun altro che nemmeno conoscono. Un atto unico che somiglia sempre di più all'ultimo atto di una tragedia. La democrazia, senza dubbio alcuno, si è ridotta, e per questo non esiste a mio avviso più, ad un segreto, silenzioso atto di sfregamento di una matita su un foglio. Dopodiché, leletto (sostantivo di allarmante richiamo religioso) è completamente libero di dire e fare ciò che vuole, proprio in virtù di questa investitura popolare dal basso, che ricalca esattamente e specularmente l'investitura dall'alto da parte di Dio dei vecchi sovrani. Questa non è democrazia. Questa "cosa" non è niente. E solo un modo cortese e violento per avallare, tramite un rito consacratorio degno di un bantu o di un troglodita di fronte ad uno sciamano o ad un prete qualsiasi, il potere ed i privilegi delle elite politiche. Il risultato di questo atto, il votare, che è un atto niente affatto simbolico, ma in realtà praticissimo, di spoliazione, è che, mancando istituti altri di democrazia, le élite politiche, (un discorso a parte meriteranno le elite economiche: qualcuno si ricorda la locuzione "Democrazia Economica"?) sono tornate ad essere ciò che il Re Sole o Luigi XVI erano anticamente (ma è poi passato così tanto tempo da allora?): dei sovrani assoluti. Questa è la verità. Il risucchio (la parola dinamica sarebbe più elegante) verticale di spoliazione che sottrae allindividuo personalità, influenza, presenza e potere decisionale riguardo ai processi di decisione politica (nelleconomia va peggio, la non c’è nemmeno il voto, si possono solo scegliere i prodotti: i GAS infatti sono infatti esempi di assemblee popolari nel campo economico, una specie di soviet, o di lista civica del settore economico) ha provocato linnalzamento del Primo Stato dal "suolo sociale" di diverse migliaia di chilometri, ben oltre la stratosfera. Ormai le elite politiche sono arrivate alla stazione stellare delle Divinità. Silvio non ha tutti i torti a dire che è un unto dal signore. Tredici milioni di persone infatti lo hanno liberamente votato: non mi sento di dargli torto, in questa sua affermazione di "misticismo laico". Prodi non è del resto migliore di lui. Come riportare giù, al livello del suolo della realtà sociale (della realtà in toto), lOlimpo gonfiato della politica? Le persone singole non hanno nessun potere di farlo, rimarrebbero (e rimangono) schiacciate inesorabilmente dalla "pesantezza vuota" (di senso, ma non di interessi), della politica. Gli unici modi che sono a portata di un individuo di opporsi sono: o la creazione di nuove forze politiche (è quello che ha in progetto anche Officina Politica, nel suo piccolo, riguardo alla Lista Civica), o la creazione di gruppi associazionistici, e non è un caso che in Officina Politica siano confluiti persone che vengono dall'associazionismo. Ma io direi meglio: Officina Politica nasce dallassociazionismo perché la camicia associazionistica risulta ormai troppo stretta per molti soggetti impegnati nella "realtà sociale" , detto con una brutta espressione. Nasce come moto di contrasto ad una realtà politica soffocante, non democratica. Vorrei farvi notare come la realtà che abbiamo intorno è quella della nostra città, e che la Giunta appartiene al centro Sinistra. Vorrei farvi notare che il moto di opposizione rappresentato anche da Officina Politica, sempre nel suo piccolo, è contro la sinistra. Il che può significare una sola cosa: se il movimento che ha fatto nascere una per adesso piccolissima e umile realtà come Officina Politica prende origine dal rifiuto netto ed istintivo della politica della sinistra, significa che la sinistra in Italia non esiste più. O meglio, che non trova più forme di espressione politica. Non so se notate la gravità enorme del fatto. Personalmente dico da anni che la sinistra in Italia non esiste e che nel nostro paese si scontrano due destre: una moderata, e l'altra radicale. E credo di aver visto giusto. Se non fosse vero, allora sarebbe vero il contrario: la sinistra esiste e possiamo votare i loro rappresentanti. A votare Lido Scarpetti, credendo che questi rappresenti la sinistra, ci andrà qualche disattento, il sottoscritto no davvero. Il vuoto non esiste. Mai. Neppure in fisica, figuriamoci nelle dinamiche umane. Le associazioni hanno occupato i volumi di senso lasciati liberi dalla politica. Un tempo erano i partiti che facevano nascere le associazioni per entrare nella società e controllarla, incanalandone le sempre rinascenti esigenze. Adesso è un moto direzionale che sarebbe quasi impensabile. Adesso sono le associazioni che fanno nascere le officine politiche, e non esiste partito che non si richiami nei suoi programmi o slogan ai valori dellassociazionismo (in realtà ai voti che porta con se). E non può essere che così. Il volume di senso occupato simbolicamente un tempo dai partiti politici, che offrivano delle visioni del mondo vere e proprie, è stato occupato negli ultimi decenni dalle associazioni, che non potevano far altro che politicizzarsi e acquistare proprio la capacità di disegnare prospettive di sviluppo, di crescita, di umanità, via via che le visioni del mondo portate dai partiti si restringevano e morivano. Sono le associazioni adesso, che danno le visioni del mondo, non più i partiti. Una svolta epocale. Gli attori politici infatti non sono più solo i partiti, ma anche le associazioni, ed a grande diritto. Dire adesso che Legambiente, il WWF, lAzione Cattolica sono solo associazioni di volontariato fa semplicemente sorridere: queste associazioni sono gruppi politici, hanno potere dinfluenza grandissimo: fanno opinione, stampano riviste. Danno appunto una visione del mondo. LUDC non ci da una visione del mondo: al più al più la gente la può immaginare come un collettore per lassegnazione delle quote di lavori pubblici e tangenti riguardo al Ponte sullo stretto di Messina. Sfido chiunque a non vederla così. Prova evidente dell'importanza dell'associazionismo è la dinamica osmotica tra associazioni e partiti riguardo lo scambio di soggetti tra l'associazionismo, anche a bassi livelli, e la politica (ne abbiamo raccapriccianti esempi anche vicinissimo a noi). L'associazionismo è diventato, con una espressione appunto comunemente usata più volte anche nelle nostre discussioni, "un trampolino di lancio per la politica". Lassociazionismo porta con se il principio di singolarità dellassociato, che è legato al principio di libero arbitrio, tanto odiato dai religiosi di qualsiasi fatta, e che è il principio che da valore al singolo/a, alladesione della persona e al suo impegno personale. La partecipazione del singolo è lhumus su cui cresce lassociazionismo, che prospera riguardo temi e obbiettivi condivisi, spesso con il calore della convinzione e dell'impegno disinteressato. La partecipazione del singolo è la base vera e reale della democrazia dellassociazione: se c’è la partecipazione attiva dellassociato, allora esiste lassociazione. Una associazione non può esistere senza partecipazione, che quasi sempre è volontaria e gratuita, dellassociato. E vorrei far notare che la partecipazione è elemento che ritorna, ovviamente. Nella sfera politica e partitica non accade assolutamente questo. La politica partitica la possono portare avanti, e di fatto così accade, anche piccolissimi gruppi che decidono, cooptano le elite, e che poi fanno ratificare le proprie decisioni alla "base", spesso composta di "clientes" in attesa di qualche prebenda. Non mi pare che stiamo parlando di organismi formati dalla stessa "materia"e dalle stesse dinamiche motivazionali interne. Infatti, nei partiti la partecipazione non è affatto richiesta, anzi, è accuratamente evitata: provate ad andare a qualche sezione di partito: ci sono partiti che nemmeno le hanno, le sezioni. La realtà è che non gli servono: la partecipazione non è elemento fondativo di una dinamica partitica. Per concludere. Le associazioni vorrebbero rimodellare, ricreare la politica a "propria immagine e somiglianza": tramite la partecipazione attiva ed il libero arbitrio, attraverso il principio di discussione e di condivisione degli obbiettivi, con la presenza attiva nel tempo, costante, del singolo. La partecipazione costante nel tempo, interessata, del singolo dotato di libero arbitrio è quanto di più lontano esista dal concetto di spoliazione a mò di contratto sociale espresso da una persona che compie il gesto del voto. Come vedete, sono anche semanticamente due mondi, due sistemi di valori che non hanno niente a che fare luno con laltro. Il voto è atto di spoliazione, la partecipazione associazionistica è atto attivo di presenza costante nel tempo. La differenza tra ascoltare la radio e fare le cose, e guardare la televisione e rimanere allucinati. Gli strumenti della Partecipazione Democratica. Mi premeva sottolineare un concetto, e cioè che gli strumenti della democrazia partecipata non possono che rifarsi alla natura stessa dellatto della partecipazione, che si caratterizza nella presenza significante (nel senso di competenza e impegno) del soggetto in atti costanti nel tempo. Gli strumenti che elencherò a seguire vanno visti non con come forme vuote, ma come forme costruite contemporaneamente al senso: sono forme di senso. Perfettibili, da fare oggetto di attacchi fantasiosi, ma adeguate alla natura dellazione che proponiamo. Di certo più adeguate degli strumenti che abbiamo oggi. Un consiglio comunale è uno strumento democratico? Non cadiamo nel ridicolo: nessuno lo pensa. Ricordiamoci dunque che gli strumenti sottoelencati, è anche un auspicio, che non sono ovviamente per forza i soli, ma quelli che in questo momento storico sono quelli normalmente pensati per favorire la partecipazione democratica, hanno la caratteristica di essere permanenti, perché sottoposti al concetto di presenza del singolo (anche quando lo strumento riguarda più specificamente le associazioni). Il campo di azione degli strumenti elencati a seguire è ovviamente un Comune, una città. La delimitazione geografica è fondamentale, anche nella scelta degli strumenti, altrimenti dovremmo allargare e allungare i nostri concetti dalla piccola frazione allunione di stati come la comunità europea: il che sarebbe ovviamente poco pratico, ma direi anche che non ci spetta. Strumenti e organi attuativi della Democrazia Partecipata A seguire elencherò strumenti già esistenti (Consulte, Assemblee di Quartiere e Circoscrizionali) con l'aggiunta di altri due (i Forum), che attualmente non esistono nella pratica: questo per porre anche l'accento sul fatto che, mutando le condizioni sociali, mutano e nascono anche strumenti nuovi che possano esprimere la partecipazione. Questo almeno quando, ovviamente, la società esprima l'esigenza partecipativa. Strumenti Comunali Gli strumenti comunali esistenti (quando siano stati istituiti, facciamo bene attenzione) sono quegli organi consultivi che già esistono e che sono previsti dall'ordinamento amministrativo. Questi organi sono normalmente le Consulte (Es. Cultura, Sport, Socio Sanitario ecc.) ed i Quartieri. A Pistoia esiste la Consulta delle Associazioni a scopo socio sanitario. Ho sentito molte critiche rispetto a questi organi. Temo che siano critiche veramente molto, molto poco attente. Le Consulte, per loro nome e per loro inevitabile natura, non possono che essere Organi Consultivi con nessun potere decisionale effettivo che, va ripetuto fino alla noia, è delegato attualmente per legge agli eletti del Consiglio Comunale, alla Giunta ed al Sindaco. Vorrei farvi notare però, che se pur consultivi, questi organi sono interni all'amministrazione comunale. Vorrei farvi notare anche che fino a qualche anno fa le consulte non esistevano o avevano poca importanza. Praticamente erano un organo del tutto sconosciuto. Adesso quest'organo sta invece assumendo una grande importanza ed è andato incontro ad una rinascita e rivivificazione, proprio grazie alla spinta proveniente dalla richiesta di partecipazione delle persone. Il fatto che siano organi consultivi non toglie nulla all'influenza, molto profonda e pesante, che una consulta può avere all'interno di una amministrazione. Ripeto, la Consulta è in casa del Comune, per legge il Presidente è sempre il Sindaco, e in essa devono sedere un rappresentante della maggioranza e un rappresentante dell'opposizione. Solo uno sprovveduto non può notare l'enorme significato politico di quest'organo, soprattutto di questi tempi di "incastellamento" medioevale della politica. Provate ad immaginarvi una consulta dell'associazionismo dove ogni mese, faccio un esempio, i rappresentanti comunali si trovino e dovere dibattere di temi come la cultura, ad esempio con oggetto gli archivi di Gelli, con di fronte Legambiente, il WWF, Amnesty, Libera, l'Osservatorio delle Politiche Sociali, Cittadinanza Attiva ecc. Mi immagino le sudate del politico di turno. Come mai il signor Stefano Cristiano non l'ha mai proposta lui una consulta della cultura, faccio un esempio, invece di convocare in due anni un paio di incontri bui e clandestini in oscure e sconosciute stanzette al di fuori degli occhi indiscreti della cittadinanza e della stampa? Vorrei veramente che faceste attenzione a questi passaggi simbolici storici: le consulte di oggi ricordano molto i primi parlamenti consultivi creati dalle monarchie: nella storia di molti paesi il re è passato, è caduto, è stato ghigliottinato, ma i parlamenti sono rimasti, hanno assunto importanza fondamentale. Questo in scala nazione, ci si dovrebbe chiedere adesso, passati un paio di secoli non evidentemente invano, come mai le consulte stiano nascendo in così gran numero su scala comunale. Personalmente vedo nelle consulte un primo passo, e a mio avviso un passo assolutamente di non poco conto, che porterà all'entrata nella pratica politica accettata delle associazioni. Questa si una svolta enorme, che vi pregherei di immaginare in prospettiva almeno di un decennio, e che cambierà anche il vocabolario riguardante l'area politica. Le associazioni veicolano voti: una amministrazione fa sempre attenzione a che cosa dicono le associazioni più grandi. A Pistoia non accade perché l'associazionismo, che è fortissimo, non riesce né ad unirsi né a veicolare consenso, se non per poco peso. Mi sembrerebbe singolare non notare, lo ripeto ancora, che anche questo documento si inscrive in un tentativo di dare peso (Officina Politica) e visibilità ad una entità futura (Lista Civica) il cui scopo è chiaramente anche quello di dare peso politico, oltrechè simbolico, all'associazionismo. Le consulte sono strumenti importantissimi. La mia proposta è che in futuro, anche a breve, si giunga a proporre da parte di Officina Politica o della speriamo nascente Lista Civica, la creazione innanzitutto della Consulta dell'Associazionismo (non socio sanitario) del Comune di Pistoia. Un'altra proposta è quella di creare un Assessorato all'Associazionismo. Il Comune di Porretta lo ha, ad esempio. Un'altra proposta potrebbe essere quella di eliminare la vetusta ed inutile Delega alla Partecipazione affidata a questo o a quell'assessore, e di affidare la formulazione di proposte atte alla realizzazione pratica dei processi partecipativi alla Consulta dell'Associazionismo stessa. Un'altra proposta pratica ancora potrebbe essere di affidare alla medesima consulta i lavori per l'elaborazione del Regolamento Etico del Comune di Pistoia (un accenno a questo Regolamento Etico è stato fatto da Mauro alla riunione ultima, e vorrei ricordare come anche nell'ultima riunione della Rete Lilliput questo argomento sia stato affrontato con l'intento di formulare delle proposte pratiche nel breve periodo). Qualcuno di noi, nelle nostre accese discussioni, ha citato più di una volta nel passato, sempre alle riunioni della Rete Lilliput, Porto Alegre, riguardo al Social Forum. Personalmente non trascuro affatto le prospettive progettuali più ardite, ma per adesso sarei comunque curioso di vedere il signor Berti partecipare ad un tavolo viso a viso con le maggiori associazioni della città con argomento l'etica. Mi piacerebbe chiedergli di persona come mai il Comune di Pistoia prende un prestito da una Banca armata come la BCI, la stessa fatta oggetto di scalata da un certo signor Consorte suo compagno di partito, benedetto da gentiluomini come Fassino e D'Alema, la moglie del quale, vergognosamente, insultando la memoria dei nostri partigiani, viene a Pistoia a braccetto con un certo signore di nome Gelli. Perché il democratico Berti non attua il suo programma creando le consulte? Perché questo signore democratico non è. Gli Strumenti Territoriali Sono strumenti di partecipazione consultiva popolare territoriale, ma con laccettazione della presenza in essi delle associazioni. Tali strumenti sono sottoposti alla regolamentazione del Comune, ma senza la natura specifica di organi consultivi del comune stesso. Il loro scopo è la discussione pubblica e la promozione all'attenzione ovviamente anche dell'amministrazione, di vari problemi o iniziative, o esigenze. Assemblee di Quartiere e Circoscrizionali Anche riguardo queste assemblee ho sentito molte critiche, con le quali concordo in parte. In realtà, come tutti gli strumenti, la loro validità dipende da chi li usa e li promuove: di certo l'amministrazione della nostra città non ha nessun interesse a dargli una struttura ed un metodo validi ed efficienti. Ma resta nondimeno il fatto che tali assemblee sono a mio avviso fondamentali. La nostra proposta dovrebbe essere quella di dare: 1 - una forma strutturale alle assemblee di quartiere e di circoscrizione (ad esempio consentendone l'accesso a tutte le persone, residenti o meno, cittadini italiani o meno a partire dall'età di 14 anni. E a tutte le associazioni e ai comitati cittadini anche informali che vogliano prendervi parte 2 - una periodicità della loro convocazione fissa nel tempo (ordinariamente una volta ogni due mesi, ad esempio, e straordinariamente ogniqualvolta un certo numero di cittadino ne richiedano la convocazione) Le assemblee di quartiere e circoscrizionali dovrebbero prevedere la possibilità della partecipazione di tutti gli abitanti, italiani e non, di una certa area, anche i non maggiorenni. Dovrebbero essere il luogo della partecipazione delle singole persone, ma alla quale potrebbero partecipare anche le associazioni. Esprimere da parte nostra la proposta riguardante un regolamento istitutivo su questo tipo di assemblee non dovrebbe essere difficoltoso. Anche le assemblee sono uno strumento comunale, in un certo senso, e pur sempre inevitabilmente consultivo. Ma un regolamento sulla loro convocazione e sulla decisione degli argomenti da trattare potrebbe prevedere anche la compartecipazione ad esempio alla formazione dell'ordine del giorno di richieste provenienti da singoli cittadini o da associazioni. Non mi risulta che le attuali assemblee di quartiere abbiano queste caratteristiche. Una loro strutturazione, per regolamento comunale, in questo modo, aprirebbe le porte alla possibilità reale che le singole persone possano partecipare in modo più deciso alla strutturazione dei lavori della assemblee stesse. Un altro elemento da proporre in questo ipotetico regolamento comunale riguardante le assemblee di quartiere potrebbe essere la convocazione preventiva degli abitanti di una zona ogni qual volta si effettuino lavori in quell'area. Vorrei ricordare come anche la Legge Ronchi preveda, ovviamente disattesa, in caso di costruzione di impianti di riciclaggio o ad impatto ambientale ecc, come obbligo la convocazione della popolazione per delle consultazioni e per informarla dei progetti. Voglio ricordare qui che cosa è successo nel Comune di Piteglio riguardo al progetto dell'impianto di "compostaggio" sulla lima: i dettami della legge sono stati disattesi, ovviamente, e la Giunta del Comune si è presentata ad una assemblea pubblica che aveva per oggetto un altro argomento con il permesso edilizio riguardante l'impianto di compostaggio stesso. Altri strumenti Qui vorrei uscire dal noto degli strumenti conosciuti ed addentrarmi in strumenti da creare, questo anche per dare corpo a proposte concrete che possano consentire di dare voce, come accennavo prima, a quelle esigenze che dinamicamente esistono nella società e che male nel presente riescono ad esprimersi. Forum Permanenti (es.: migranti, nuove povertà, pari opportunità, diritti umani, usura, infiltrazione mafiosa) Esistono argomenti che sfuggono alle classificazioni note. Una consulta dello sport o della cultura è cosa che risulta facile accettare o immaginare anche nell'immediato: più difficoltà ci possono essere riguardo ad argomenti nuovi, più complessi, o comunque dai contorni più sfumati dei soliti. Che cosa potrebbe essere un forum permanente? Lo inseriamo ancora una volta nell'ambito della vita dell'amministrazione comunale, o vogliamo ipotizzarne una natura autonoma? Ovviamente propendiamo per questa seconda scelta, più che ipotesi. Un forum permanente dovrebbe essere a mio avviso un organismo nel quale le amministrazioni e la politica non dovrebbero per nulla entrare. Mentre nelle consulte devono sedere anche dei rappresentanti delle amministrazioni e del consiglio comunale, nei forum questo non dovrebbe accadere. Il Forum dovrebbe essere una assemblea che si riunisce per tematiche, favorita per regolamento nel reperimento degli spazi dall'amministrazione, ma che dovrebbe godere di assoluta autonomia interna. Il Forum dovrebbe essere il territorio dove associazioni (anche volendo di categoria, sindacali ecc) e singole persone si occupano di problemi e tematiche più particolari. Tra parentesi ho immesso la tematica dei migranti, delle pari opportunità, dei diritti umani. Sono argomenti che più difficilmente si fanno inserire nel meccanismo di una consulta, a mio avviso almeno, o di una assemblea di quartiere. Prenderete queste mie distinzioni con il beneficio di lasciare aperta la porta all'immaginazione su come progettare questi strumenti. Facciamo l'esempio dei migranti, o comunque degli stranieri residenti in città ecc. E' vero che esistono organi come il consiglio comunale a Firenze degli stranieri, organo partecipatissimo, almeno alle elezioni, ma è vero anche che esistono città come la nostra nella quale gli stranieri non hanno voce. Un Forum dove le associazioni, i singoli, le persone che provengono da altri paesi possano trovare un punto di conoscenza, visibilità e scambi sarebbe molto utile, forse indispensabile, per aprire i ghetti indubbi che le difficoltà linguistiche e la diffidenza stanno a mio avviso drammaticamente producendo anche nella nostra sonnacchiosa città. Potrebbe essere una proposta: che l'Amministrazione, come accennavo, offra degli spazi fisici per lo svolgimento di Forum tematici proposti da un certo numero di singoli e associazioni. Una ulteriore proposta potrebbe essere che potrebbero essere, nel caso degli stranieri, anche dei gruppi di stranieri, o di origine straniera, a proporre e gestire i forum stessi, anche senza essere connotati come associazioni ufficiali e registrate. Starebbe poi ai politici intervenire nei forum ed accettare il confronto. Quello che mi premeva qui portare all'attenzione era di poter prevedere uno strumento con caratteristiche più sfumate rispetto ad altri, che fosse realizzabile ufficialmente ma utilizzabile in determinate tematiche: si pensi, nel caso dei migranti, ai clandestini, che non hanno appunto nemmeno documenti e cittadinanza. Sono però esseri umani che non si possono ignorare solo perché non esiste un pezzo di carta che certifichi la loro esistenza e la loro rintracciabilità, nemmeno fossero bovini. Forum straordinari (es.: guerre calamità naturali eventi eccezionali o limitati nel tempo es.: blues) Il Forum straordinario dovrebbe essere uno strumento attuabile, come dice il nome, all'insorgenza di fatti straordinari, che però prima o poi sempre accadono. Una calamità vicina o lontana, una guerra, o una manifestazione od un evento particolarmente importante, come il blues ecc. La cittadinanza potrebbe essere chiamata all'assemblea per i più vari motivi. Anche qui si potrebbe ipotizzare e proporre un regolamento comunale che consenta in autonomia a un certo numero di cittadini che ne facciano richiesta o di associazioni di accedere alla possibilità di riunirsi per proporre decisioni su vari argomenti o fatti od eventi. Non mi dilungo su questo strumento, anche qui vorrei soltanto sottolineare che questo tipo di strumenti, una volta favoriti ed entrati nell'uso accettato, potrebbero essere validissimi nella loro funzione di dare voce ad esigenze, proposte ed altro che nell'attuale semplicemente non hanno modo di esprimersi.

Conclusioni. Nellelencare in breve gli strumenti, ho tentato di prevedere, nel limite del possibile e dunque sapendo di non poterlo fare, tutti i tipi di partecipazione che possano essere a disposizione dei vari soggetti che operano nella società: i singoli, le associazioni, le associazioni di categoria, economiche, gli ordini professionali, i gruppi etnici o linguistici ecc. Ogni soggetto ha un suo luogo di espressione, ed anche più di uno, e a prima vista, tenendo conto della natura aperta di questi consessi elencati, mi pare che la suddivisione possa essere, per l'attuale grado di discussione, più che accettabile. Vorrei specificare subito che per la forma amministrativa vigente nel nostro paese tutti questi organi non possono essere che di carattere consultivo e non decisionale. A livello comunale soltanto i consiglieri comunali hanno il potere di esprimersi con un voto riguardo a qualsiasi questione (a parte l'istituto del referendum, che è appunto un istituto, certamente decisionale, anche se esistono i referendum consultivi, e non un organo): è il consiglio comunale designato per legge a prendere o a ratificare le decisioni (potere ne ha ovviamente anche il Sindaco, che è anche un pubblico ufficiale). Queste specifiche sono doverose, perché a volte qualcuno si dimentica che tutti gli organi al di fuori del consiglio comunale non possono essere che consultivi. Anche più in grande, solo il Parlamento può ratificare una Legge, ed è appunto composto da deputati, i soli che possano legiferare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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giovedì 20 luglio ore 21:30 è convocata una riunione straordinaria del coordinamento comitati causa la grave posizione assunta dal Sindaco e Giunta nei confronti dei Comitati Montesecco e Contro Cordoli e Barriere con minaccia di querela per diffamazione.
La riunione si terrà presso la Parrocchia della Vergine - Di fronte alla chiesa c'è un piccolo giardino con una panchina, uno scivolo e un'altalena. Vi aspettiamo la.
La vostra partecipazione è importantissima e si prega di comunicare con e-mail e/o telefono allo 0573-358604 la presenza.
Nadia Orsini & Biancangela Fabbri

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Dopo la precedente lettera (in coda alla presente) il Comitato di Montesecco invita il sindaco .... a fare il sindaco.

ALL’Attenzione del:
Sindaco del Comune di Pistoia

Assessori:
Luca Iozzelli, vicesindaco aziende di servizio e servizi delegati
Alfio Fedi, viabilità
Rino Fragai, attività produttive
Piero Giovannini, bilancio
Rosanna Moroni, educazione permanente, istruzione e formazione
Tommaso Braccesi, cultura
Silvia Ginanni, urbanistica
Stefano Cristiano, sanità, sociale ed interculturale
Consiglieri Comunali
(Bertinelli Samuele, Barontini Francesca, Venturi Giuseppe, Vannucchi Mirco, Taffini Giorgio, Orlandini Sandro, Mariani David, Colombo Salvatore, Bruni Pierpaolo, Giampaoli Alice, Francini Daniele, Giudice Nicola, Mazzieri Luciano, Anichini Roberto, Mazzocchi Maurizio, Fusari Andrea, Guiducci Giuliano, Laing Simona, Buiani Lisabetta, Vettori Marco, Billero Rosalia, Vettori Albano, Mazzotta Pietro, Civinini Umberto, Soldi Vittorio, Marulli Carlo, Montalti Beppino, Niccolai Alberto, Capecchi Alessandro, Cipolla Roberto, Zuccherini Giorgio, Barbarito Nicola, Bartolomei Alessio, Vannucci Iole, Parisi Antonio, Federighi Giorgio, Gestri Maurizio, Bennati Ezio, Cipriani Jessica, Durante Carlo).

Direzione DS provinciale

IL Tirreno
La Nazione
TVL
Il Micco

Oggetto: Lettera aperta al Sindaco sulla minaccia di querela ai Comitati Riuniti di Pistoia SUD–


Pistoia, 13/07/2006

Egregio Sig. Sindaco,
chi è il responsabile della minaccia di querela verso i nostri Comitati, Lei in persona o tutta la Giunta? Siamo profondamente offesi ed esterefatti da quest’azione intimidatoria, apparsa sui giornali locali e TVL, non ce la saremmo proprio aspettata da Lei e da una Giunta di Sinistra e confidiamo su una Sua azione correttiva, altrimenti, come può immaginare, ne riparleremo alle prossime elezioni.
Ma dove è andato a finire il rispetto della nostra Costituzione e la libertà di parola e di stampa? noi sappiamo cosa vuol dire vivere in democrazia, ce la siamo conquistata e non vogliamo certo tornare indietro.
Noi ci aspettiamo che il nostro Sindaco faccia il Sindaco e che sappia ascoltare e rispondere ai problemi dei propri cittadini, tutelarli e fare di tutto per farli star meglio. Lei invece cosa fa: querela? Anzi, ancor peggio, cerca di isolare e colpire i nostri rappresentanti perché portano avanti cose giuste a difesa di tutti noi, e perché hanno voluto richiamare nei particolari l’attenzione del Consiglio Comunale sul problema della viabilità nella zona Sud di Pistoia? Ce lo lasci dire, questa è una vigliaccata. Non si faccia consigliare male, si renda piuttosto conto di quanto grave è quello che state pensando di fare nel nostro quartiere, con questa mania di fluidificare il traffico e far andare tutti più veloci. Noi ci VIVIAMO LI, E SIAMO IN TANTI.
Poi il Comunicato dei Comitati Riuniti era rivolto principalmente ai Consiglieri Comunali, come fosse un megafono per tutta la gente del luogo, riportando all’attenzione dei politici eletti elementi che sono patrimonio di tutti ed a tutti noti: il quartiere e la viabilità Fagiolo, Via Guicciardini che non si può attraversare e Via Berni ove influisce in modo importante e peggiorativo questo recupero del Mulino Bini.
Entriamo nel merito:
il Comunicato dei Comitati Riuniti di Pistoia SUD del 5/07/2006, non è una accusa alla Giunta. Se la rifaccia con il giornale IL TIRRENO, che ha voluto fare - stranamente – il suo scoop in questo senso, (articolo 6/07/2006) ma è pur sempre un Giornale e fa il suo mestiere: ha stravolto nel titolo dell’articolo il senso del documento inviato, enfatizzando poi ad hoc nel testo alcune nostre frasi e facendo riferimento a nomi e fatti che nel comunicato non erano citati, ma comunque di cosa si stupisce, non ha detto niente di nuovo.
Altra cosa è poi se la Giunta è permalosa e poco tranquilla sulla vicenda e vive come accuse la libera espressione del punto di vista dei cittadini, che hanno ragione di essere indignati e portano informazioni, esprimono pareri e preoccupazioni riguardo a scelte comunali che peggioreranno radicalmente la loro vita futura.
Cosa ci vuol far capire allora ? Che non si può più parlare a Pistoia o per farlo bisogna prima consultare un avvocato? Si deve aver paura a mostrarci critici e dissidenti di fronte alle Vostre scelte, zitti e muti di fronte a tanti scempi che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni?
La nostra Presidentessa afferma che questa vostra azione può essere considerata mobbing sulla cittadinanza attiva, una forma di terrorismo psicologico rivolto alla cittadinanza. E non ha tutti i torti.
Molti di noi sono nati vicino a Via G.B.Vico, dietro al Mulino Bini, (che ora è diventato, ce lo lasci dire, quel brutto palazzaccio Le MOLE, anche tinto male), conosciamo la gente e per filo e per segno, carte alla mano, l’odissea che hanno patito e tuttora patiscono gli abitanti di questa strada, che si sono dovuti rivolgere ad avvocati per difendere la propria casa, la propria strada privata, in pratica la propria vita, per non venire invasi dal traffico del CASONE (Le MOLE - ex Mulino Bini) come avevano programmato i Vostri tecnici e/o assessori. E ci parlate dell’ICI non cara a Pistoia: quanto costa in effetti a questa gente la propria casa? Nostri familiari hanno lavorato per anni al Mulino Bini, lì entravano tutti i giorni enormi Tir di grano e farina, che accedevano senza intoppi al Mulino dalla Via Fiorentina e questo non creava problemi al Quartiere.
Ora il Mulino Bini è diventato il Casone – Le Mole - è certo un’altra cosa, oppure ci sbagliamo? Ha problemi di viabilità, tutti dicono che la rotonda che prima doveva essere al Fagiolo è stata spostata in Via Erbosa, per il problema dell’uscita del Casone che deve essere sulla Via Fiorentina, perché giustamente non può andare a sboccare con tutti i suoi appartamenti sulle vie di sotto, soprattutto quelle che sono private: se non è vero, allora venite a dircelo, spiegatevi, noi vi abbiamo invitato con la nostra petizione, ma non abbiamo visto nessuno.
Noi sappiamo che per il nostro quartiere potrebbe andare bene una rotonda – piccola – all’incrocio con la Via Fiorentina, per levare l’intoppo delle file sulla Via Fiorentina, senza creare sensi unici obbligati nelle strade circostanti, compreso Via Erbosa, ulaopp di macchine tra le due rotonde e divisione del Quartiere con un marciapiede, e così servirebbe anche il Casone; se invece la rotonda viene fatta in Via Erbosa, dove è inutile in quanto non c’è lo stesso problema di traffico, allora non ci va bene, ma soprattutto perché comporta la divisione del quartiere con la chiusura delle strade che s’incrociano con lo stradone – quello che Voi pensate come tangenziale ed invece è una strada ad uso del quartiere -.
Questo non risponde ai nostri interessi che sono collettivi; pensiamo conseguentemente che risponda ad altri interessi, priorità e punti di vista in cui il quartiere non si riconosce.
Se non è oggetto di querela anche la saggezza popolare, concludiamo sorridendo con un detto: “la lingua batte dove il dente duole” e “a buon intenditor poche parole”.

Ci stia bene e torni ad essere il Sindaco

Cordialmente
Il Comitato di Montesecco in seduta straordinaria

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Ecco la nuova lettera del Comitato con la quale si chiede all'amministrazione di precisare i motivi di alcune scelte. Quelle stesse scelte analizzate dai comitati nella precedente lettera (in coda) che aveva portato il Comune a minacciare querela. Il comune ha una nuova opportunità per scegliere se continuare a considerare i propri amministrati dei sudditi da zittire con la minaccia di querela o dei cittadini con i quali dialogare.

Pistoia, 09/07/2006

ALL’Attenzione del:
Sindaco del Comune di Pistoia

Assessori:
Luca Iozzelli, vicesindaco aziende di servizio e servizi delegati
Alfio Fedi, viabilità
Rino Fragai, attività produttive
Piero Giovannini, bilancio
Rosanna Moroni, educazione permanente, istruzione e formazione
Tommaso Braccesi, cultura
Silvia Ginanni, urbanistica
Stefano Cristiano, sanità, sociale ed interculturale

Consiglieri Comunali
(Bertinelli Samuele, Barontini Francesca, Venturi Giuseppe, Vannucchi Mirco, Taffini Giorgio, Orlandini Sandro, Mariani David, Colombo Salvatore, Bruni Pierpaolo, Giampaoli Alice, Francini Daniele, Giudice Nicola, Mazzieri Luciano, Anichini Roberto, Mazzocchi Maurizio, Fusari Andrea, Guiducci Giuliano, Laing Simona, Buiani Lisabetta, Vettori Marco, Billero Rosalia, Vettori Albano, Mazzotta Pietro, Civinini Umberto, Soldi Vittorio, Marulli Carlo, Montalti Beppino, Niccolai Alberto, Capecchi Alessandro, Cipolla Roberto, Zuccherini Giorgio, Barbarito Nicola, Bartolomei Alessio, Vannucci Iole, Parisi Antonio, Federighi Giorgio, Gestri Maurizio, Bennati Ezio, Cipriani Jessica, Durante Carlo).

La Nazione
Il Tirreno
TVL

L’immediato annuncio di querela da parte di codesta Amministrazione nei confronti delle Presidentesse dei Comitati Riuniti Pistoia SUD, in seguito al documento datato 5/07/2006 inviato ai Consiglieri Comunali, mi obbliga innanzitutto a ricordare che la Legge Regionale n. 1 al capo 3 del cap. riguardante gli Istituti della Partecipazione recita:
art. 19 I Comuni, le Province e la Regione garantiscono la partecipazione dei cittadini in ogni fase del procedimento (…); art. 20 Il Garante della comunicazione assicura la conoscenza effettiva e tempestiva delle scelte e dei supporti conoscitivi relativi alle fasi procedurali di formazione e adozione degli strumenti della pianificazione territoriale e degli atti di governo del territorio e promuove nelle forme e con le modalità più idonee l’informazione ai cittadini stess, singoli o associati, del procedimento medesimo.
Di conseguenza ripropongo, come già evidenziato nel documento considerato querelabile, alcune semplici domande e considerazioni:

1. Perché si è arenato il progetto di rotonda al Fagiolo?

2. A tutt’oggi cosa è stato fatto per risolvere l’annoso problema viabilità all’incrocio del Fagiolo a parte la creazione del problema urbanistico dato dal Casone - ex Mulino Bini – (o si ritiene che tale problema non sussista)? A tal proposito affermiamo tutta la nostra solidarietà nei confronti degli abitanti della Via privata Gian Battista Vico, ribadendo con loro che l’accesso all’edificio in questione è possibile solo e soltanto dalla Via Fiorentina.

3. Come non far notare che in meno di una settimana sono accaduti sulla Via Guicciardini due gravi incidenti, uno veicolare dovuto all’alta velocità e facilità di scorrimento e l’altro subito da una signora di 69 anni che ha tentato di attraversare sulle strisce pedonali in prossimità della rotonda della Vergine. Quindi mi chiedo: perché s’insiste sul voler fluidificare il traffico “rendendolo più scorrevole e più facilmente attraversabile in direzione rotonda della Vergine verso Rotonda di San. Agostino” (cfr. pieghevole distribuito dal Comune alla popolazione nei mesi in cui è iniziata l nostra contestazione), considerando l’evidente pericolosità di attraversamento pedonale e veicolare della strada in questione, o veramente si pensa che sostituire un semaforo già esistente con un altro a chiamata ed un marciapiede in mezzo alla strada rassicuri la gente e risolva tutto? Fate uno sforzo di fantasia ed immaginate la situazione.

4. Nel comunicato stampa è stato sottolineato che, riguardo alla viabilità zona Sud, l’ Amministrazione comunale in mancanza di dati sufficienti non ha ancora deciso. Di questo ci rallegriamo, ma al tempo stesso mi chiedo: se nulla è stato ancora stabilito, perché da quanto è apparso sui giornali si è affermato pubblicamente pochi giorni prima che va avanti il progetto comunale, che vuol cancellare l’attuale disposizione dell’incrocio del Fagiolo, creando un marciapiede spartitraffico in direzione est ovest? Quello che effettivamente ci rammarica è che la comunicazione tra amministrazione e cittadini avvenga tramite la stampa locale, a rischio di informazioni parziali e/o viziate da tentativi di scoop giornalistico.

5. In ultimo ma non per importanza: perché è rimasta inevasa la richiesta di incontro tra cittadini con i tecnici e assessori di competenza per confrontarsi sulle soluzioni e problematiche (cfr. petizione 26/04/2006) in questione? e perché nella riunione di Commissione Urbanistica, ove erano stati invitati i Comitati sono mancati proprio i tecnici e gli Assessori? Questo secondo voi significa applicare una metodologia partecipativa o più semplicemente è segno di volontà democratica?

Questa è la sostanza tecnica del documento querelabile; lascio ad altri interventi le considerazione di carattere più strettamente politico che la posizione della Giunta ha automaticamente sollevato.

1/continua

Presidentessa Comitato Contro Cordoli e Barriere

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Qui di seguito c'è la lettera dei Comitati che, secondo l'amministrazione comunale, richiede la querela. In fondo a questa la nota dell'Officina inviata ai giornali

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Taci suddito ! Questo è il chiaro senso della minaccia di querela che il Comune ha immediatamente rivolto ai Comitati di Pistoia Sud. Quale la colpa di questi facinorosi ? Si sono permessi (con una lettera inviata a sindaco, giunta e consiglieri, pubblicata il 6 luglio) di analizzare i fatti ed i comportamenti che hanno accompagnato la questione della rotonda e della viabilità, e giungere alla conclusione che si attua un errore urbanistico e che si mette “in ginocchio un quartiere per salvaguardare interessi di un singolo costruttore”.
E di fronte ad una lettera documentata e argomentata cosa ci si aspetta da un sindaco che ha appena presieduto un convegno titolato “Partecipare: linfa della Democrazia” ? Incontrare, come si è rifiutato in precedenza, le persone che manifestano le loro contrarietà e confrontarsi con loro ? No, il giorno stesso per mezzo di TVL, senza nemmeno aspettare l’uscita e del giornale successivo, li minaccia di querela. Per questa amministrazione la partecipazione è una beffa da giocare sulla testa dei sudditi. La partecipazione è linfa e hanno ridotto Pistoia ad un ramo secco della democrazia con una serie di gravi episodi dei quali questa minaccia di querela è il suggello. Stanno stravolgendo la città con una eccezionale serie di varianti, che invece dovrebbero servire ad introdurre solo adeguamenti della pianificazione generale, dando a Pistoia la sola eccellenza che può vantare in Toscana: più di 100 varianti al Piano strutturale, ormai inutile, vuoto e tradito. Come la partecipazione ed i cittadini che la chiedono. Varianti disorganiche e rigorosamente blindate alle ragioni di chi le subirà; l’ultima è il Piano per il Centro Storico (una variante per pianificare il centro storico !!), per l’approvazione della quale si bruciano le tappe nonostante le argomentate contrarietà anche di gran parte degli architetti pistoiesi, emerse con chiarezza nel convegno del 6 luglio, dove non erano presenti rappresentanti dell’amministrazione.
Zitto sennò ti querelo ! Questa è la cultura partecipativa del Comune, perfettamente in linea con quella urbanistica.
I Comitati di Pistoia Sud, che sostengono le loro rimostranze con argomenti concreti e condivisi, hanno la nostra solidarietà e il nostro impegno a costruire insieme una Pistoia di Cittadini e non di sudditi.

Mauro Chessa – Officina Politica Pistoiese

 

 

 

regione

Segue il report (a cura della Regione) dell'incontro sulla Legge regionale sulla partecipazione del 20 settembre 2006.


Antonella Maiello,
AVVENTURA URBANA
23 settembre 2006,
Firenze

REPORT

Oggetto: FOCUS GROUP “COMITATI CITTADINI” 20 settembre 2006

Presenti:

COMITATO NO TAV (Firenze) -  Tiziano Cardosi

AMICI DELLA TERRA (Firenze) - Sergio Gatteschi (Presidente)

COMITATO DI QUARTIERE SAN NICCOLO’ (Firenze) - Sara Nocentini (Presidente)

NOSOTRAS (Firenze) – Laila Abi Ahmed (Presidete) – Elena di Padova (Segretaria) –

Bianca Manzo – Arial Ninohari – Martina Montelatini

COORDINAMENTO COMITATI CITTADINI (Firenze) – Mario Bencivenni (Presidente)

ARNM – Fiorella Bomè

ATTAC (Firenze) – F. Du liège  

Premessa

La discussione del focus group è stata orientata in modo da raccogliere i contenuti relativi alle prime questioni dilemmatiche sul tema della Legge e della partecipazione e   quindi strutturata attorno ai seguenti quesiti:

1) requisiti del processo partecipativo

   CHI ha diritto a partecipare?

   Su COSA si decide/ di quali decisioni ci si occupa?

   COME si decide? COME si partecipa?

   QUANDO si partecipa?

2) soggetti del processo: definizione di ruoli e responsabilità

    CHI può ottenere il sostegno regionale?

    QUALI IMPEGNI vengono assunti?

3) gestione del processo

    QUALI dovrebbero essere le caratteristiche di un’eventuale AGENZIA (o altro soggetto   terzo) ?

    COME cambia o dovrebbe cambiare l’amministrazione regionale?

Questa struttura ha costituito un percorso di massima e non uno schema rigido: per ragioni temporali (Il dibattito è iniziato in ritardo, causa problemi tecnico-organizzativi), ma anche perché i partecipanti hanno utilmente condotto la discussione verso i temi di maggior interesse e le questioni non ancora considerate, non tutti i quesiti sopra riportati sono stati dibattuti.

Andamento dell’incontro

L’incontro si è aperto in un clima di tensione successivamente stemperato attraverso l’individuazione di elementi di fondo condivisi: l’opportunità di fare la legge regionale sulla partecipazione, la necessità di rendere pubblici di volta in volta i risultati del confronto con le componenti sociali.

Ciò nonostante non sono mancati elementi di evidente divergenza. I rappresentati dei Comitati di cittadini hanno manifestato il proprio malcontento e criticato l’operato dell’amministrazione regionale soprattutto sul piano delle strategie adottate, spesso contraddittorie.  Dal Garante della comunicazione alla proposta di Legge regionale sulla ripubblicizzazione del servizio idrico (2005), esistono una molteplicità di casi ed esempi di partecipazione che si esauriscono in fasi di ascolto e non si traducono poi in decisioni finali e cogenti.

I rappresentanti dei comitati cittadini i presenti hanno, in definitiva, invitato la Regione ad fare autocritica prima di scrivere la Legge, ad operare, cioè, un’analisi delle proprie pratiche e degli strumenti già attivati, per non incorrere nuovamente nell’errore di produrre false forme di partecipazione.

Contenuti

Cosa è emerso dal confronto con le rappresentanze dell’associazionismo fiorentino?

DISCUSSIONE

Rispetto al primo gruppo di interrogativi, quelli inerenti la definizione dei requisiti di un processo partecipativo, i presenti si sono mostrati concordi nel dichiarare che la partecipazione su tematiche di interesse generale deve riguardare tutti, garantendo d’altra parte un coinvolgimento particolare delle comunità direttamente interessate dall’impatto.

Alla domanda CHI ha diritto a partecipare la risposta è tutti, ma a quella DI CHI è IL TERRITORIO la risposta è degli abitanti, cioè di chi ci vive. La definizione dei confini di questo “CHI”, ovvero del grado di coinvolgimento dei diversi soggetti nel processo partecipativo, resta questione aperta: chi risiede ha gli stessi diritti di chi abita il territorio? …chi ha una seconda casa di proprietà ha lo stesso diritto di partecipare e decidere di chi ci vive?

Un ulteriore elemento critico è poi emerso nella definizione del CHI: quello delle competenze. Coinvolgere tutti, indistintamente, vuol dire lasciare decidere chi non ha gli elementi per farlo, ed in proposito il caso più volte citato ad esempio è stato quello dell’IPERCOOP di Gavinana (FI), in cui la localizzazione dell’ipermercato è stata decisa con un referendum il cui risultato non rifletteva la volontà degli abitanti. E’ opinione diffusa che la platea dei partecipanti debba essere informata e consapevole: perché la partecipazione non sia vana deve pesare in una scelta finale che avrà ricadute pratiche sulla vita di una comunità, ma non tutte le voci possono avere lo stesso peso, perché non tutte contribuiscono all’individuazione della soluzione migliore.

La discussione del focus group e la rilettura dei contenuti emersi ha indotto altre riflessioni e condotto ad alcune risposte, ancora da discutere.

Le domande che a questo punto vengono in rilievo sono: chi decide chi partecipa? a chi spetta l’iniziativa?

In questo senso si è parlato di sindrome nimby come di un elemento sano la cui diffusione è auspicabile nelle comunità locali, poiché favorisce l’attuazione di un meccanismo automatico di selezione della partecipazione che indurrebbe chi è colpito direttamente da una scelta ad entrarci, ovvero a parteciparvi, in maniera consapevole ed informata.

Per i Comitati la partecipazione non deve essere filtrata attraverso un soggetto terzo (es. Agenzia), ma gestita in maniera autonoma e spontanea dalla stessa cittadinanza organizzata: per costoro bisogna infatti parlare di cittadinanza attiva e non di partecipazione, che è un concetto vasto ed indefinito, suscettibile di  equivoci e strumentalizzazioni.

Il tentativo di sciogliere il nodo del CHI, ovvero dei soggetti della partecipazione, ha portato la discussione verso un nuovo tema: rapporto tra partecipazione e diritti .

A monte della costruzione di ogni processo partecipativo c’è infatti il problema della definizione dei diritti civili: come fa a partecipare chi non ha diritti di cittadinanza? Gli immigrati hanno o non hanno diritto di entrare nel processo decisionale? E quindi la cittadinanza è o no un criterio di selezione del CHI partecipa?

 CONCLUSIONI E PROPOSTE

In definitiva la platea ha manifestato accordo nell’individuazione di tre elementi chiave, attorno a cui dovrebbe essere strutturato un processo partecipativo, che dovrebbero essere, di conseguenza, contemplati dalla legge e soprattutto costituire i criteri d selezione dei finanziamenti regionali verso gli enti locali che si impegnano a dargli attuazione.

Per realizzare una buona pratica di partecipazione un Comune deve garantire:

a)     ACCESSO ALLE INFORMAZIONI (ad esempio attraverso l’apertura di sportelli dedicati)

b)     STRUTTURE (spazi per l’aggregazione e l’organizzazione della cittadinanza che vuole attivarsi)

c)     FORZA (non bisogna aprire il processo solo alla fine o a metà ma quando le scelte importanti non sono ancora adottate)

In questo focus, come in altri successivi, è inoltre emerso, in maniera spontanea, un quesito che, evidentemente, chi è stato coinvolto in questo percorso partecipato verso la Legge regionale, ritiene significativo: di che tipo dovrà essere una Legge che deve favorire la partecipazione dei cittadini alla politica? Che tipo di Legge si chiede? La risposta in questo caso è stata: una Legge semplice ed efficace che consenta di incidere (contare) realmente sulla decisone finale, disincentivando forme di coinvolgimento fittizie su questioni non sostanziali.

 

 

comitati

Sabato 18 a Massa si tiene il Town meeting, che è la fase conclusiva del percorso per la Legge regionale sulla partecipazione. Officina partecipa con un rappresentante e molti dubbi sulla validità della legge.

Da Greenreport del 13/11/2006

La legge regionale sulla partecipazione bocciata dai comitati

FIRENZE. Greenreport ha già parlato della proposta di legge della regione Toscana sulla partecipazione e sulla quale si è avviata una fase di osservazioni, suggerimenti e critiche. I primi a prendere posizione pubblicamente sono i “comitati dei cittadini” di Firenze, e non sembrano rose e fiori.

«Molto spesso – si legge in una nota dei comitati - in questi anni i cittadini sono autonomamente intervenuti su ciò che affligge quotidiananamente la loro vita e la loro salute: inquinamenti, carocasa, rifiuti, privatizzazioni dei beni comuni e pubblici, consumo del territorio... Lo hanno fatto attenendosi alla Costituzione, alle leggi esistenti, ai criteri del vivere civile. Ora gli stessi amministratori, solitamente sordi verso i cittadini, vogliono disciplinare la partecipazione dei cittadini con una legge apposita».

La cosa non sembra piacere perché per i comitati non occorre una nuova legge ma il rilancio «di relazioni politiche attente alle persone non alle immagini astratte». Insomma, non si fidano e temono che la legge regionale sia un tentativo di imbrigliare il dissenso sulle grandi questioni, a partire dalla gestione del territorio.

I comitati chiedono un nuovo atteggiamento della politica e dicono che la partecipazione si sostanzia in «accessibilità rapida agli atti completi dell´amministrazione attraverso rete civica e appositi sportelli; assemblee elettive (consigli comunale e di quartiere) aperte ai cittadini in orari adatti a donne e uomini che lavorano; creazione e apertura di spazi pubblici dove i cittadini possano riunirsi e per discutere le loro problematiche; processi partecipativi all´inizio dei procedimenti e per discuterne le linee generali e non per informare semplicemente delle decisioni assunte; la volontà esplicita e l´impegno degli amministratori pubblici e del ceto politico di rispettare le istanze e le indicazioni emerse nei momenti partecipativi».

Tutte cose che non sarebbero contenute nella proposta di legge regionale e per questo i comitati invitano tutti «ad adoperarsi per respingere questa ipotesi di regolamentazione dall´alto e a sottoscrivere un articolato di legge che favorisca misure e provvedimenti dell´amministrazione pubblica che garantiscano i prerequisiti sostanziali della partecipazione» e presentano una ipotesi di legge alternativa a quella della giunta regionale».

Insomma, una legge sulla partecipazione fai da te, costruita dai comitati, ma che comunque dovrà confrontarsi con quella “istituzionale” perché il rischio peggiore per la partecipazione è quello di non parlarsi o di parlare tra sordi.

 

 

 

 

 

 

 



[1] G. Devoto, G.C. Oli, Il dizionario della lingua italiana, ed. 2000-2001, Le Monnier, 2000.

[2] E. Balducci, P. Onorato, Cittadini del mondo, ed. Principato, II ed., 1987.

[3] Tratto con modiche da: U. Allegretti, Basi giuridiche della democrazia partecipativa: alcuni orientamenti, Seminario su “Democrazia partecipata e governo locale” Firenze 26/09/2006.

[4] Tratto da: Le vie della partecipazione - Guida del partecipante, a cura della Regione Toscana, Town meeting Carrara 18/11/2006.