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| ciampolini1007 A Marco Giunti, Presidente del Consiglio Provinciale. A Marco Vettori, Presidente del Consiglio Comunale. p. c. - Alle Redazioni locali dei giornali (con preghiera di pubblicazione). Cari Presidenti di due importanti Consigli eletti dai cittadini, ci conosciamo da "una vita" e sappiamo (per esperienza vissuta) che è di fondamentale importanza ristabilire una rapporto costruttivo tra "democrazia rappresentativa" e "democrazia partecipata"(quella che si esprime tramite le Associazioni, i Comitati, le assemblee, ecc.). Sappiamo che la partecipazione è il motore essenziale della democrazia e l'offuscamento della partecipazione ha avuto come conseguenza anche una diminuzione del ruolo delle assemblee consiliari(che può esprimersi solo tramite un intenso e proficuo rapporto dialettico con l'esecutivo). Tale rapporto, per essere effettivo, ha bisogno di un impegno di entrambe le parti in causa: da un lato il Consiglio che, nelle sue diverse articolazioni, si misura con i problemi; dall'altro gli amministratori che prendono in considerazione i suggerimenti che emergono in sede consiliare. Non si tratta di una partita da giocarsi interamente all'interno del "Palazzo": per rinnovare i modi di governare è necessario interloquire con i cittadini, dar loro voce, non limitando le possibilità di partecipazione al solo momento elettorale. I canali da rilanciare sono diversi e mi limito a citarne due: - le Consulte (degli anziani, dello sport, del volontariato, dell'ambiente, etc.), che si formano su temi specifici o in relazione a determinati settori della società, dandogli una loro autonomia e la possibilità di chiamare a confronto gli amministratori; - le Commissioni Consiliari, che costituiscono punti di riferimento per le associazioni e i comitati, usando le formule delle audizioni e delle riunioni aperte, stabilendo il diritto (di qualsiasi associazione o comitato) di essere convocati nelle Commissioni Consiliari ogni volta che viene chiesto. Infine, per contrastare il degrado dell'impegno politico, è importante stabilire una regola per i Consiglieri Comunali e Provinciali: per riscuotere il gettone di presenza ad una riunione di Consiglio o di Commissione, devono garantire almeno due ore di presenza. E' di fondamentale importanza ristabilire un rapporto fecondo tra "democrazia rappresentativa" e "democrazia partecipata": solo così le sedi della "democrazia rappresentativa" possono tornare ad essere il luogo in cui il cosiddetto "Palazzo" si incontra con la società intorno, sottoponendo la rappresentanza stessa a continue verifiche. Un cordiale saluto. Giuliano Ciampolini Considerazione personale ciò che chiede Ciampolini non è partecipazione ma il normale, trasparente, funzionamento degli organi elettivi di rappresentanza. Strumenti come le consulte hanno poi dimostrato come siano facilmente, e pressoché costantemente quando sono costituite, strumentalizzate fino a divenire forme di gestione del potere ancora più spudorate di quelle di rango maggiore. Il fatto che lo si debba richiedere questo genere di cose la dice lunga sulla sensibilità partecipativa di chi ci rappresenta. Per avere un salto di qualità bisognerebbe cominciare a parlare di forum tematici, di bilanci partecipati, di accesso reale e costante agli atti amministrativi, a partire dalla documentazione distribuita ai membri dei consigli elettivi, oltre a spazi deliberativi reali. Mauro Chessa |
| Lavoro In
vista del convegno del 15 dicembre 06, e sul percorso per
una proposta definitiva, abbiamo elaborato il documento
che segue al fine di fornire una base di lavoro da
sviluppare. Si tratta di una base documentale che può
essere ampliata. Considerazioni
sui processi partecipativi PreamboloFino ad oggi è prevalso luso di affidare ad altri la nostra responsabilità politica, nelle aziende, nella scuola, nella vita pubblica. E così al vecchio classismo si è aggiunto un nuovo classismo che divide coloro che decidono e coloro che si rassegnano alle decisioni altrui. Alla democrazia per delega dobbiamo sostituire la democrazia di partecipazione. Definizioni propedeuticheDemocrazia forma di governo in cui il potere viene esercitato dal popolo, senza intermediari (democrazia diretta) o tramite rappresentanti (democrazia rappresentativa, parlamentare, indiretta)[1]. Partecipazione
presenza o intervento in un fatto di ordine o di
interesse collettivo1. Concertazione
nel linguaggio giornalistico, prassi di reciproca
consultazione e di azione congiunta tra le forze sociali
e il governo sui maggiori temi della politica economica1.
Opinione
pubblica latteggiamento collettivo
della maggioranza dei cittadini, in quanto partecipi di
esigenze e convinzioni (talvolta pregiudizi) comuni1.
Rappresenta
le convinzioni della maggioranza dei cittadini sulle
questioni di interesse generale. In un ordinamento
democratico essa riesce spesso a condizionare, orientare
e controllare il funzionamento delle assemblee elettive e
anche degli apparati amministrativi e giudiziari. Tale
pressione è esercitabile da tutti i cittadini, e non
solo dagli elettori, ed ha una funzione sociale più che
strettamente giuridica (es. assemblee sindacali nelle
fabbriche, assemblee degli studenti e dei genitori nelle
scuole, assemblee di quartiere ecc.)2.
Partito
associazione volontaria di cittadini che
aderiscono a una determinata concezione politica e
sociale e cercano di attuarla attraverso la
partecipazione alla vita pubblica e alla direzione dello
stato1. Associazione
permanente organizzata nella società civile intorno a un
programma politico per la conquista del potere mediante
libere elezioni. Le funzioni principali del partito
politico sono quelle di trasmettere la domanda politica
del corpo sociale e di esercitare la delega della
sovranità popolare attraverso la scelta del
personale di governo[2]. Sindacato
associazione di lavoratori (o di datori
di lavoro) costituita per la tutela degli interessi
collettivi1.
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| 10 Marzo
2006 Democrazia Partecipata Carlo Vivarelli. Premessa. Nella riunione scorsa del gruppo di Officina Politica è stato deciso di creare alcuni Forum o Gruppi Tematici, che si occupino appunto di varie aree tematiche. Questo per iniziare a lavorare concretamente su dei documenti che possano essere materia e strumento di confronto prima, e di proposta poi, Personalmente ho caldeggiato fortemente questo metodo di lavoro, lunico a mio avviso capace di attrarre nel tempo persone interessate ai vari argomenti, e mi sono preso la responsabilità di scrivere un documento sulla Democrazia Partecipata, da inviare tramite la nostra mailing list a tutti coloro che sono coinvolti nei lavori dellOfficina Politica. A seguire tenterò di riannodare le tracce e le discussioni che si ebbero per la preparazione del documento sulla Democrazia Partecipata presentato alla prima giornata del PistoiaWorld2005, il 14 luglio 2005. Mi attendo che le persone che hanno lavorato in prima persona a quel documento ed ad altre a mio avviso ancor oggi validissime elaborazioni, riprendano queste tracce, e che le arricchiscano. La Democrazia Partecipata: una locuzione che comprende una inglobazione ed una contraddizione. Come già scrissi nel progetto del Febbraio 2005 che presentava e proponeva il PistoiaWorld allAmministrazione Comunale di Pistoia, i due termini, democrazia e partecipazione sono il secondo (partecipazione) compreso nel primo (democrazia). Non esiste il primo senza il secondo. Su questo, anche per chiarezza semantica, non ci possono essere dubbi. Perché allora è nata, prospera e si ripropone ormai continuamente, in luoghi diversissimi e lontani del nostro paese, la locuzione Democrazia Partecipata? Perché la democrazia è un sistema, in questo momento storico, sofferente, malato, svuotato largamente di significato e dinamiche realmente vive. La locuzione Democrazia Partecipata e le iniziative e le realizzazioni del movimento che le si lega, nascono da un disagio enorme, sottovalutato dal Re Sole della Politica. La parola democrazia non denota quasi più niente, e molti sentono lesigenza di dare nuovi sensi ad una parola che sta perdendo drammaticamente significato. Molti sentono che il pericolo che stiamo correndo è che la parola democrazia non denoti quasi più nulla, se non dei simulacri. Perso il senso della parola, perderemo la parola stessa, ma anche ciò che veramente significa e per la quale è nata. E dunque, con essa, anche la democrazia. La reazione, istintiva e sana, che risponde a questo "sdilavamento" cromatico della parola democrazia, si è concretizzata in questo periodo storico dando corpo alla locuzione, ed al movimento, della "Democrazia Partecipata". Le parole vuote della politica, che ci invadono ossessivamente e rumorosamente dai giornali e dalle televisioni, trovano un nemico, "il" nemico, nella partecipazione. Democrazia Partecipata è una sorta di contraddizione in termini, come abbiamo detto. La partecipazione, ammesso e non concesso che sia efficace e titolata, è la cura alla malattia degenerativa della democrazia. Su questo non cè dubbio. La locuzione funziona, è ben motivata e semanticamente direi perfetta. Ne possiamo trarre anche un sillogismo: se cè partecipazione allora cè democrazia. Officina Politica sostiene che la partecipazione va messa in opera (non a caso i partecipanti a Officina Politica sono tutti inseriti nel mondo dellassociazionismo), va favorita (nelle nostre proposte avanzeremo dei progetti ma anche dei momenti vivi di partecipazione diretta di singoli e associazioni), ma anche che è elemento portante, primario, irrinunciabile del sistema di valori che chiamiamo democrazia, e che va anche pretesa. In questa luce di pretesa vedo i vari Convegni sullospedale, il PistoiaWorld ed altre iniziative, come la creazione di Libera a Pistoia e tante altre ancora che conosco meno: chi ha organizzato questi eventi ha preteso la partecipazione. La partecipazione non è un atto neutro, ma di per se una scelta di campo. Senza il confronto con gli altri non esiste rapporto, scambio, scontro, differenziazione. Se mai nascerà la Lista Civica alla quale vorremmo arrivare, essa dovrebbe (lo avrà?) avere nel suo DNA la visione della partecipazione non come oggetto opzionale di coloritura aggiuntiva ad un progetto, ma come fondamento della pratica democratica. Perché appunto questa non esiste senza la partecipazione, e questultima non è un orpello alla corte del Re, del Berti, del Papa o di qualunque Napoleone con la bandana. La Partecipazione è, dunque, Democrazia. Il Voto, il concetto di partecipazione, le associazioni ed i partiti. I cittadini (termine spersonalizzante di genesi illuministica che non mi piace affatto), le persone, come esprimono se stessi nella democrazia? Con il voto. Questultimo è diventato l'atto ormai unico, fideistico, totale, contrattuale (Rousseau), con il quale le persone (maggiorenni) in realtà non partecipano alla vita democratica (un segno posto con un lapis una volta ogni qualche anno su un foglio, un gesto di per se grottesco, non può essere scambiato per un gesto di partecipazione e di democrazia, se non da qualche idiota o da chi ha interessa a che questo avvenga), ma in realtà fanno atto di spoliazione di tutti i loro diritti, saperi, personalità, per delegarli a qualcun altro che nemmeno conoscono. Un atto unico che somiglia sempre di più all'ultimo atto di una tragedia. La democrazia, senza dubbio alcuno, si è ridotta, e per questo non esiste a mio avviso più, ad un segreto, silenzioso atto di sfregamento di una matita su un foglio. Dopodiché, leletto (sostantivo di allarmante richiamo religioso) è completamente libero di dire e fare ciò che vuole, proprio in virtù di questa investitura popolare dal basso, che ricalca esattamente e specularmente l'investitura dall'alto da parte di Dio dei vecchi sovrani. Questa non è democrazia. Questa "cosa" non è niente. E solo un modo cortese e violento per avallare, tramite un rito consacratorio degno di un bantu o di un troglodita di fronte ad uno sciamano o ad un prete qualsiasi, il potere ed i privilegi delle elite politiche. Il risultato di questo atto, il votare, che è un atto niente affatto simbolico, ma in realtà praticissimo, di spoliazione, è che, mancando istituti altri di democrazia, le élite politiche, (un discorso a parte meriteranno le elite economiche: qualcuno si ricorda la locuzione "Democrazia Economica"?) sono tornate ad essere ciò che il Re Sole o Luigi XVI erano anticamente (ma è poi passato così tanto tempo da allora?): dei sovrani assoluti. Questa è la verità. Il risucchio (la parola dinamica sarebbe più elegante) verticale di spoliazione che sottrae allindividuo personalità, influenza, presenza e potere decisionale riguardo ai processi di decisione politica (nelleconomia va peggio, la non cè nemmeno il voto, si possono solo scegliere i prodotti: i GAS infatti sono infatti esempi di assemblee popolari nel campo economico, una specie di soviet, o di lista civica del settore economico) ha provocato linnalzamento del Primo Stato dal "suolo sociale" di diverse migliaia di chilometri, ben oltre la stratosfera. Ormai le elite politiche sono arrivate alla stazione stellare delle Divinità. Silvio non ha tutti i torti a dire che è un unto dal signore. Tredici milioni di persone infatti lo hanno liberamente votato: non mi sento di dargli torto, in questa sua affermazione di "misticismo laico". Prodi non è del resto migliore di lui. Come riportare giù, al livello del suolo della realtà sociale (della realtà in toto), lOlimpo gonfiato della politica? Le persone singole non hanno nessun potere di farlo, rimarrebbero (e rimangono) schiacciate inesorabilmente dalla "pesantezza vuota" (di senso, ma non di interessi), della politica. Gli unici modi che sono a portata di un individuo di opporsi sono: o la creazione di nuove forze politiche (è quello che ha in progetto anche Officina Politica, nel suo piccolo, riguardo alla Lista Civica), o la creazione di gruppi associazionistici, e non è un caso che in Officina Politica siano confluiti persone che vengono dall'associazionismo. Ma io direi meglio: Officina Politica nasce dallassociazionismo perché la camicia associazionistica risulta ormai troppo stretta per molti soggetti impegnati nella "realtà sociale" , detto con una brutta espressione. Nasce come moto di contrasto ad una realtà politica soffocante, non democratica. Vorrei farvi notare come la realtà che abbiamo intorno è quella della nostra città, e che la Giunta appartiene al centro Sinistra. Vorrei farvi notare che il moto di opposizione rappresentato anche da Officina Politica, sempre nel suo piccolo, è contro la sinistra. Il che può significare una sola cosa: se il movimento che ha fatto nascere una per adesso piccolissima e umile realtà come Officina Politica prende origine dal rifiuto netto ed istintivo della politica della sinistra, significa che la sinistra in Italia non esiste più. O meglio, che non trova più forme di espressione politica. Non so se notate la gravità enorme del fatto. Personalmente dico da anni che la sinistra in Italia non esiste e che nel nostro paese si scontrano due destre: una moderata, e l'altra radicale. E credo di aver visto giusto. Se non fosse vero, allora sarebbe vero il contrario: la sinistra esiste e possiamo votare i loro rappresentanti. A votare Lido Scarpetti, credendo che questi rappresenti la sinistra, ci andrà qualche disattento, il sottoscritto no davvero. Il vuoto non esiste. Mai. Neppure in fisica, figuriamoci nelle dinamiche umane. Le associazioni hanno occupato i volumi di senso lasciati liberi dalla politica. Un tempo erano i partiti che facevano nascere le associazioni per entrare nella società e controllarla, incanalandone le sempre rinascenti esigenze. Adesso è un moto direzionale che sarebbe quasi impensabile. Adesso sono le associazioni che fanno nascere le officine politiche, e non esiste partito che non si richiami nei suoi programmi o slogan ai valori dellassociazionismo (in realtà ai voti che porta con se). E non può essere che così. Il volume di senso occupato simbolicamente un tempo dai partiti politici, che offrivano delle visioni del mondo vere e proprie, è stato occupato negli ultimi decenni dalle associazioni, che non potevano far altro che politicizzarsi e acquistare proprio la capacità di disegnare prospettive di sviluppo, di crescita, di umanità, via via che le visioni del mondo portate dai partiti si restringevano e morivano. Sono le associazioni adesso, che danno le visioni del mondo, non più i partiti. Una svolta epocale. Gli attori politici infatti non sono più solo i partiti, ma anche le associazioni, ed a grande diritto. Dire adesso che Legambiente, il WWF, lAzione Cattolica sono solo associazioni di volontariato fa semplicemente sorridere: queste associazioni sono gruppi politici, hanno potere dinfluenza grandissimo: fanno opinione, stampano riviste. Danno appunto una visione del mondo. LUDC non ci da una visione del mondo: al più al più la gente la può immaginare come un collettore per lassegnazione delle quote di lavori pubblici e tangenti riguardo al Ponte sullo stretto di Messina. Sfido chiunque a non vederla così. Prova evidente dell'importanza dell'associazionismo è la dinamica osmotica tra associazioni e partiti riguardo lo scambio di soggetti tra l'associazionismo, anche a bassi livelli, e la politica (ne abbiamo raccapriccianti esempi anche vicinissimo a noi). L'associazionismo è diventato, con una espressione appunto comunemente usata più volte anche nelle nostre discussioni, "un trampolino di lancio per la politica". Lassociazionismo porta con se il principio di singolarità dellassociato, che è legato al principio di libero arbitrio, tanto odiato dai religiosi di qualsiasi fatta, e che è il principio che da valore al singolo/a, alladesione della persona e al suo impegno personale. La partecipazione del singolo è lhumus su cui cresce lassociazionismo, che prospera riguardo temi e obbiettivi condivisi, spesso con il calore della convinzione e dell'impegno disinteressato. La partecipazione del singolo è la base vera e reale della democrazia dellassociazione: se cè la partecipazione attiva dellassociato, allora esiste lassociazione. Una associazione non può esistere senza partecipazione, che quasi sempre è volontaria e gratuita, dellassociato. E vorrei far notare che la partecipazione è elemento che ritorna, ovviamente. Nella sfera politica e partitica non accade assolutamente questo. La politica partitica la possono portare avanti, e di fatto così accade, anche piccolissimi gruppi che decidono, cooptano le elite, e che poi fanno ratificare le proprie decisioni alla "base", spesso composta di "clientes" in attesa di qualche prebenda. Non mi pare che stiamo parlando di organismi formati dalla stessa "materia"e dalle stesse dinamiche motivazionali interne. Infatti, nei partiti la partecipazione non è affatto richiesta, anzi, è accuratamente evitata: provate ad andare a qualche sezione di partito: ci sono partiti che nemmeno le hanno, le sezioni. La realtà è che non gli servono: la partecipazione non è elemento fondativo di una dinamica partitica. Per concludere. Le associazioni vorrebbero rimodellare, ricreare la politica a "propria immagine e somiglianza": tramite la partecipazione attiva ed il libero arbitrio, attraverso il principio di discussione e di condivisione degli obbiettivi, con la presenza attiva nel tempo, costante, del singolo. La partecipazione costante nel tempo, interessata, del singolo dotato di libero arbitrio è quanto di più lontano esista dal concetto di spoliazione a mò di contratto sociale espresso da una persona che compie il gesto del voto. Come vedete, sono anche semanticamente due mondi, due sistemi di valori che non hanno niente a che fare luno con laltro. Il voto è atto di spoliazione, la partecipazione associazionistica è atto attivo di presenza costante nel tempo. La differenza tra ascoltare la radio e fare le cose, e guardare la televisione e rimanere allucinati. Gli strumenti della Partecipazione Democratica. Mi premeva sottolineare un concetto, e cioè che gli strumenti della democrazia partecipata non possono che rifarsi alla natura stessa dellatto della partecipazione, che si caratterizza nella presenza significante (nel senso di competenza e impegno) del soggetto in atti costanti nel tempo. Gli strumenti che elencherò a seguire vanno visti non con come forme vuote, ma come forme costruite contemporaneamente al senso: sono forme di senso. Perfettibili, da fare oggetto di attacchi fantasiosi, ma adeguate alla natura dellazione che proponiamo. Di certo più adeguate degli strumenti che abbiamo oggi. Un consiglio comunale è uno strumento democratico? Non cadiamo nel ridicolo: nessuno lo pensa. Ricordiamoci dunque che gli strumenti sottoelencati, è anche un auspicio, che non sono ovviamente per forza i soli, ma quelli che in questo momento storico sono quelli normalmente pensati per favorire la partecipazione democratica, hanno la caratteristica di essere permanenti, perché sottoposti al concetto di presenza del singolo (anche quando lo strumento riguarda più specificamente le associazioni). Il campo di azione degli strumenti elencati a seguire è ovviamente un Comune, una città. La delimitazione geografica è fondamentale, anche nella scelta degli strumenti, altrimenti dovremmo allargare e allungare i nostri concetti dalla piccola frazione allunione di stati come la comunità europea: il che sarebbe ovviamente poco pratico, ma direi anche che non ci spetta. Strumenti e organi attuativi della Democrazia Partecipata A seguire elencherò strumenti già esistenti (Consulte, Assemblee di Quartiere e Circoscrizionali) con l'aggiunta di altri due (i Forum), che attualmente non esistono nella pratica: questo per porre anche l'accento sul fatto che, mutando le condizioni sociali, mutano e nascono anche strumenti nuovi che possano esprimere la partecipazione. Questo almeno quando, ovviamente, la società esprima l'esigenza partecipativa. Strumenti Comunali Gli strumenti comunali esistenti (quando siano stati istituiti, facciamo bene attenzione) sono quegli organi consultivi che già esistono e che sono previsti dall'ordinamento amministrativo. Questi organi sono normalmente le Consulte (Es. Cultura, Sport, Socio Sanitario ecc.) ed i Quartieri. A Pistoia esiste la Consulta delle Associazioni a scopo socio sanitario. Ho sentito molte critiche rispetto a questi organi. Temo che siano critiche veramente molto, molto poco attente. Le Consulte, per loro nome e per loro inevitabile natura, non possono che essere Organi Consultivi con nessun potere decisionale effettivo che, va ripetuto fino alla noia, è delegato attualmente per legge agli eletti del Consiglio Comunale, alla Giunta ed al Sindaco. Vorrei farvi notare però, che se pur consultivi, questi organi sono interni all'amministrazione comunale. Vorrei farvi notare anche che fino a qualche anno fa le consulte non esistevano o avevano poca importanza. Praticamente erano un organo del tutto sconosciuto. Adesso quest'organo sta invece assumendo una grande importanza ed è andato incontro ad una rinascita e rivivificazione, proprio grazie alla spinta proveniente dalla richiesta di partecipazione delle persone. Il fatto che siano organi consultivi non toglie nulla all'influenza, molto profonda e pesante, che una consulta può avere all'interno di una amministrazione. Ripeto, la Consulta è in casa del Comune, per legge il Presidente è sempre il Sindaco, e in essa devono sedere un rappresentante della maggioranza e un rappresentante dell'opposizione. Solo uno sprovveduto non può notare l'enorme significato politico di quest'organo, soprattutto di questi tempi di "incastellamento" medioevale della politica. Provate ad immaginarvi una consulta dell'associazionismo dove ogni mese, faccio un esempio, i rappresentanti comunali si trovino e dovere dibattere di temi come la cultura, ad esempio con oggetto gli archivi di Gelli, con di fronte Legambiente, il WWF, Amnesty, Libera, l'Osservatorio delle Politiche Sociali, Cittadinanza Attiva ecc. Mi immagino le sudate del politico di turno. Come mai il signor Stefano Cristiano non l'ha mai proposta lui una consulta della cultura, faccio un esempio, invece di convocare in due anni un paio di incontri bui e clandestini in oscure e sconosciute stanzette al di fuori degli occhi indiscreti della cittadinanza e della stampa? Vorrei veramente che faceste attenzione a questi passaggi simbolici storici: le consulte di oggi ricordano molto i primi parlamenti consultivi creati dalle monarchie: nella storia di molti paesi il re è passato, è caduto, è stato ghigliottinato, ma i parlamenti sono rimasti, hanno assunto importanza fondamentale. Questo in scala nazione, ci si dovrebbe chiedere adesso, passati un paio di secoli non evidentemente invano, come mai le consulte stiano nascendo in così gran numero su scala comunale. Personalmente vedo nelle consulte un primo passo, e a mio avviso un passo assolutamente di non poco conto, che porterà all'entrata nella pratica politica accettata delle associazioni. Questa si una svolta enorme, che vi pregherei di immaginare in prospettiva almeno di un decennio, e che cambierà anche il vocabolario riguardante l'area politica. Le associazioni veicolano voti: una amministrazione fa sempre attenzione a che cosa dicono le associazioni più grandi. A Pistoia non accade perché l'associazionismo, che è fortissimo, non riesce né ad unirsi né a veicolare consenso, se non per poco peso. Mi sembrerebbe singolare non notare, lo ripeto ancora, che anche questo documento si inscrive in un tentativo di dare peso (Officina Politica) e visibilità ad una entità futura (Lista Civica) il cui scopo è chiaramente anche quello di dare peso politico, oltrechè simbolico, all'associazionismo. Le consulte sono strumenti importantissimi. La mia proposta è che in futuro, anche a breve, si giunga a proporre da parte di Officina Politica o della speriamo nascente Lista Civica, la creazione innanzitutto della Consulta dell'Associazionismo (non socio sanitario) del Comune di Pistoia. Un'altra proposta è quella di creare un Assessorato all'Associazionismo. Il Comune di Porretta lo ha, ad esempio. Un'altra proposta potrebbe essere quella di eliminare la vetusta ed inutile Delega alla Partecipazione affidata a questo o a quell'assessore, e di affidare la formulazione di proposte atte alla realizzazione pratica dei processi partecipativi alla Consulta dell'Associazionismo stessa. Un'altra proposta pratica ancora potrebbe essere di affidare alla medesima consulta i lavori per l'elaborazione del Regolamento Etico del Comune di Pistoia (un accenno a questo Regolamento Etico è stato fatto da Mauro alla riunione ultima, e vorrei ricordare come anche nell'ultima riunione della Rete Lilliput questo argomento sia stato affrontato con l'intento di formulare delle proposte pratiche nel breve periodo). Qualcuno di noi, nelle nostre accese discussioni, ha citato più di una volta nel passato, sempre alle riunioni della Rete Lilliput, Porto Alegre, riguardo al Social Forum. Personalmente non trascuro affatto le prospettive progettuali più ardite, ma per adesso sarei comunque curioso di vedere il signor Berti partecipare ad un tavolo viso a viso con le maggiori associazioni della città con argomento l'etica. Mi piacerebbe chiedergli di persona come mai il Comune di Pistoia prende un prestito da una Banca armata come la BCI, la stessa fatta oggetto di scalata da un certo signor Consorte suo compagno di partito, benedetto da gentiluomini come Fassino e D'Alema, la moglie del quale, vergognosamente, insultando la memoria dei nostri partigiani, viene a Pistoia a braccetto con un certo signore di nome Gelli. Perché il democratico Berti non attua il suo programma creando le consulte? Perché questo signore democratico non è. Gli Strumenti Territoriali Sono strumenti di partecipazione consultiva popolare territoriale, ma con laccettazione della presenza in essi delle associazioni. Tali strumenti sono sottoposti alla regolamentazione del Comune, ma senza la natura specifica di organi consultivi del comune stesso. Il loro scopo è la discussione pubblica e la promozione all'attenzione ovviamente anche dell'amministrazione, di vari problemi o iniziative, o esigenze. Assemblee di Quartiere e Circoscrizionali Anche riguardo queste assemblee ho sentito molte critiche, con le quali concordo in parte. In realtà, come tutti gli strumenti, la loro validità dipende da chi li usa e li promuove: di certo l'amministrazione della nostra città non ha nessun interesse a dargli una struttura ed un metodo validi ed efficienti. Ma resta nondimeno il fatto che tali assemblee sono a mio avviso fondamentali. La nostra proposta dovrebbe essere quella di dare: 1 - una forma strutturale alle assemblee di quartiere e di circoscrizione (ad esempio consentendone l'accesso a tutte le persone, residenti o meno, cittadini italiani o meno a partire dall'età di 14 anni. E a tutte le associazioni e ai comitati cittadini anche informali che vogliano prendervi parte 2 - una periodicità della loro convocazione fissa nel tempo (ordinariamente una volta ogni due mesi, ad esempio, e straordinariamente ogniqualvolta un certo numero di cittadino ne richiedano la convocazione) Le assemblee di quartiere e circoscrizionali dovrebbero prevedere la possibilità della partecipazione di tutti gli abitanti, italiani e non, di una certa area, anche i non maggiorenni. Dovrebbero essere il luogo della partecipazione delle singole persone, ma alla quale potrebbero partecipare anche le associazioni. Esprimere da parte nostra la proposta riguardante un regolamento istitutivo su questo tipo di assemblee non dovrebbe essere difficoltoso. Anche le assemblee sono uno strumento comunale, in un certo senso, e pur sempre inevitabilmente consultivo. Ma un regolamento sulla loro convocazione e sulla decisione degli argomenti da trattare potrebbe prevedere anche la compartecipazione ad esempio alla formazione dell'ordine del giorno di richieste provenienti da singoli cittadini o da associazioni. Non mi risulta che le attuali assemblee di quartiere abbiano queste caratteristiche. Una loro strutturazione, per regolamento comunale, in questo modo, aprirebbe le porte alla possibilità reale che le singole persone possano partecipare in modo più deciso alla strutturazione dei lavori della assemblee stesse. Un altro elemento da proporre in questo ipotetico regolamento comunale riguardante le assemblee di quartiere potrebbe essere la convocazione preventiva degli abitanti di una zona ogni qual volta si effettuino lavori in quell'area. Vorrei ricordare come anche la Legge Ronchi preveda, ovviamente disattesa, in caso di costruzione di impianti di riciclaggio o ad impatto ambientale ecc, come obbligo la convocazione della popolazione per delle consultazioni e per informarla dei progetti. Voglio ricordare qui che cosa è successo nel Comune di Piteglio riguardo al progetto dell'impianto di "compostaggio" sulla lima: i dettami della legge sono stati disattesi, ovviamente, e la Giunta del Comune si è presentata ad una assemblea pubblica che aveva per oggetto un altro argomento con il permesso edilizio riguardante l'impianto di compostaggio stesso. Altri strumenti Qui vorrei uscire dal noto degli strumenti conosciuti ed addentrarmi in strumenti da creare, questo anche per dare corpo a proposte concrete che possano consentire di dare voce, come accennavo prima, a quelle esigenze che dinamicamente esistono nella società e che male nel presente riescono ad esprimersi. Forum Permanenti (es.: migranti, nuove povertà, pari opportunità, diritti umani, usura, infiltrazione mafiosa) Esistono argomenti che sfuggono alle classificazioni note. Una consulta dello sport o della cultura è cosa che risulta facile accettare o immaginare anche nell'immediato: più difficoltà ci possono essere riguardo ad argomenti nuovi, più complessi, o comunque dai contorni più sfumati dei soliti. Che cosa potrebbe essere un forum permanente? Lo inseriamo ancora una volta nell'ambito della vita dell'amministrazione comunale, o vogliamo ipotizzarne una natura autonoma? Ovviamente propendiamo per questa seconda scelta, più che ipotesi. Un forum permanente dovrebbe essere a mio avviso un organismo nel quale le amministrazioni e la politica non dovrebbero per nulla entrare. Mentre nelle consulte devono sedere anche dei rappresentanti delle amministrazioni e del consiglio comunale, nei forum questo non dovrebbe accadere. Il Forum dovrebbe essere una assemblea che si riunisce per tematiche, favorita per regolamento nel reperimento degli spazi dall'amministrazione, ma che dovrebbe godere di assoluta autonomia interna. Il Forum dovrebbe essere il territorio dove associazioni (anche volendo di categoria, sindacali ecc) e singole persone si occupano di problemi e tematiche più particolari. Tra parentesi ho immesso la tematica dei migranti, delle pari opportunità, dei diritti umani. Sono argomenti che più difficilmente si fanno inserire nel meccanismo di una consulta, a mio avviso almeno, o di una assemblea di quartiere. Prenderete queste mie distinzioni con il beneficio di lasciare aperta la porta all'immaginazione su come progettare questi strumenti. Facciamo l'esempio dei migranti, o comunque degli stranieri residenti in città ecc. E' vero che esistono organi come il consiglio comunale a Firenze degli stranieri, organo partecipatissimo, almeno alle elezioni, ma è vero anche che esistono città come la nostra nella quale gli stranieri non hanno voce. Un Forum dove le associazioni, i singoli, le persone che provengono da altri paesi possano trovare un punto di conoscenza, visibilità e scambi sarebbe molto utile, forse indispensabile, per aprire i ghetti indubbi che le difficoltà linguistiche e la diffidenza stanno a mio avviso drammaticamente producendo anche nella nostra sonnacchiosa città. Potrebbe essere una proposta: che l'Amministrazione, come accennavo, offra degli spazi fisici per lo svolgimento di Forum tematici proposti da un certo numero di singoli e associazioni. Una ulteriore proposta potrebbe essere che potrebbero essere, nel caso degli stranieri, anche dei gruppi di stranieri, o di origine straniera, a proporre e gestire i forum stessi, anche senza essere connotati come associazioni ufficiali e registrate. Starebbe poi ai politici intervenire nei forum ed accettare il confronto. Quello che mi premeva qui portare all'attenzione era di poter prevedere uno strumento con caratteristiche più sfumate rispetto ad altri, che fosse realizzabile ufficialmente ma utilizzabile in determinate tematiche: si pensi, nel caso dei migranti, ai clandestini, che non hanno appunto nemmeno documenti e cittadinanza. Sono però esseri umani che non si possono ignorare solo perché non esiste un pezzo di carta che certifichi la loro esistenza e la loro rintracciabilità, nemmeno fossero bovini. Forum straordinari (es.: guerre calamità naturali eventi eccezionali o limitati nel tempo es.: blues) Il Forum straordinario dovrebbe essere uno strumento attuabile, come dice il nome, all'insorgenza di fatti straordinari, che però prima o poi sempre accadono. Una calamità vicina o lontana, una guerra, o una manifestazione od un evento particolarmente importante, come il blues ecc. La cittadinanza potrebbe essere chiamata all'assemblea per i più vari motivi. Anche qui si potrebbe ipotizzare e proporre un regolamento comunale che consenta in autonomia a un certo numero di cittadini che ne facciano richiesta o di associazioni di accedere alla possibilità di riunirsi per proporre decisioni su vari argomenti o fatti od eventi. Non mi dilungo su questo strumento, anche qui vorrei soltanto sottolineare che questo tipo di strumenti, una volta favoriti ed entrati nell'uso accettato, potrebbero essere validissimi nella loro funzione di dare voce ad esigenze, proposte ed altro che nell'attuale semplicemente non hanno modo di esprimersi. Conclusioni. Nellelencare in breve gli strumenti, ho tentato di prevedere, nel limite del possibile e dunque sapendo di non poterlo fare, tutti i tipi di partecipazione che possano essere a disposizione dei vari soggetti che operano nella società: i singoli, le associazioni, le associazioni di categoria, economiche, gli ordini professionali, i gruppi etnici o linguistici ecc. Ogni soggetto ha un suo luogo di espressione, ed anche più di uno, e a prima vista, tenendo conto della natura aperta di questi consessi elencati, mi pare che la suddivisione possa essere, per l'attuale grado di discussione, più che accettabile. Vorrei specificare subito che per la forma amministrativa vigente nel nostro paese tutti questi organi non possono essere che di carattere consultivo e non decisionale. A livello comunale soltanto i consiglieri comunali hanno il potere di esprimersi con un voto riguardo a qualsiasi questione (a parte l'istituto del referendum, che è appunto un istituto, certamente decisionale, anche se esistono i referendum consultivi, e non un organo): è il consiglio comunale designato per legge a prendere o a ratificare le decisioni (potere ne ha ovviamente anche il Sindaco, che è anche un pubblico ufficiale). Queste specifiche sono doverose, perché a volte qualcuno si dimentica che tutti gli organi al di fuori del consiglio comunale non possono essere che consultivi. Anche più in grande, solo il Parlamento può ratificare una Legge, ed è appunto composto da deputati, i soli che possano legiferare. |
ptsud4
Dopo la precedente lettera (in coda alla presente) il Comitato di Montesecco invita il sindaco .... a fare il sindaco.
Ecco la nuova lettera del Comitato con la quale si chiede all'amministrazione di precisare i motivi di alcune scelte. Quelle stesse scelte analizzate dai comitati nella precedente lettera (in coda) che aveva portato il Comune a minacciare querela. Il comune ha una nuova opportunità per scegliere se continuare a considerare i propri amministrati dei sudditi da zittire con la minaccia di querela o dei cittadini con i quali dialogare.
Qui di seguito c'è la lettera dei Comitati che, secondo l'amministrazione comunale, richiede la querela. In fondo a questa la nota dell'Officina inviata ai giornali
Taci suddito ! Questo è il chiaro senso della
minaccia di querela che il Comune ha immediatamente
rivolto ai Comitati di Pistoia Sud. Quale la colpa di
questi facinorosi ? Si sono permessi (con una lettera
inviata a sindaco, giunta e consiglieri, pubblicata il 6
luglio) di analizzare i fatti ed i comportamenti che
hanno accompagnato la questione della rotonda e della
viabilità, e giungere alla conclusione che si attua un
errore urbanistico e che si mette in ginocchio un
quartiere per salvaguardare interessi di un singolo
costruttore. Mauro Chessa Officina Politica Pistoiese |
| regione Segue il report (a cura della Regione) dell'incontro sulla Legge regionale sulla partecipazione del 20 settembre 2006. Antonella Maiello, REPORT Oggetto: FOCUS GROUP COMITATI CITTADINI 20 settembre 2006 Presenti: COMITATO NO TAV (Firenze) - Tiziano Cardosi AMICI DELLA TERRA (Firenze) - Sergio Gatteschi (Presidente) COMITATO DI QUARTIERE SAN NICCOLO (Firenze) - Sara Nocentini (Presidente) NOSOTRAS (Firenze) Laila Abi Ahmed (Presidete) Elena di Padova (Segretaria) Bianca Manzo Arial Ninohari Martina Montelatini COORDINAMENTO COMITATI CITTADINI (Firenze) Mario Bencivenni (Presidente) ARNM Fiorella Bomè ATTAC (Firenze) F. Du liège Premessa La
discussione del focus group è stata
orientata in modo da raccogliere i contenuti relativi
alle prime questioni dilemmatiche sul tema della Legge e
della partecipazione e quindi strutturata
attorno ai seguenti quesiti: 1)
requisiti del processo partecipativo
CHI ha diritto a partecipare?
Su COSA si decide/ di quali decisioni ci si occupa?
COME si decide? COME si partecipa?
QUANDO si partecipa? 2)
soggetti del processo: definizione di ruoli e
responsabilità
CHI può ottenere il sostegno regionale?
QUALI IMPEGNI vengono assunti? 3)
gestione del processo QUALI dovrebbero essere le caratteristiche di uneventuale AGENZIA (o altro soggetto terzo) ? COME cambia o dovrebbe cambiare lamministrazione regionale? Questa
struttura ha costituito un percorso di massima e non uno
schema rigido: per ragioni temporali (Il dibattito è
iniziato in ritardo, causa problemi tecnico-organizzativi),
ma anche perché i partecipanti hanno utilmente condotto
la discussione verso i temi di maggior interesse e le
questioni non ancora considerate, non tutti i quesiti
sopra riportati sono stati dibattuti. Andamento dellincontro
Lincontro
si è aperto in un clima di tensione successivamente
stemperato attraverso lindividuazione di elementi
di fondo condivisi: lopportunità di fare la legge
regionale sulla partecipazione, la necessità di rendere
pubblici di volta in volta i risultati del confronto con
le componenti sociali. Ciò
nonostante non sono mancati elementi di evidente
divergenza. I rappresentati dei Comitati di cittadini
hanno manifestato il proprio malcontento e criticato
loperato dellamministrazione regionale
soprattutto sul piano delle strategie adottate, spesso
contraddittorie. Dal Garante della comunicazione
alla proposta di Legge regionale sulla ripubblicizzazione
del servizio idrico (2005), esistono una molteplicità di
casi ed esempi di partecipazione che si esauriscono in
fasi di ascolto e non si traducono poi in decisioni
finali e cogenti. I
rappresentanti dei comitati cittadini i presenti hanno,
in definitiva, invitato la Regione ad fare autocritica
prima di scrivere la Legge, ad operare, cioè, unanalisi
delle proprie pratiche e degli strumenti già attivati,
per non incorrere nuovamente nellerrore di produrre
false forme di partecipazione. Contenuti Cosa
è emerso dal confronto con le rappresentanze
dellassociazionismo fiorentino? DISCUSSIONE Rispetto
al primo gruppo di interrogativi, quelli inerenti la
definizione dei requisiti di un processo partecipativo, i
presenti si sono mostrati concordi nel dichiarare che la
partecipazione su tematiche di interesse generale deve
riguardare tutti, garantendo daltra parte un
coinvolgimento particolare delle comunità direttamente
interessate dallimpatto. Alla
domanda CHI ha diritto a partecipare la risposta
è tutti, ma a quella DI CHI è
IL TERRITORIO la risposta è degli abitanti,
cioè di chi ci vive. La definizione dei confini di
questo CHI, ovvero del grado di
coinvolgimento dei diversi soggetti nel processo
partecipativo, resta questione aperta: chi risiede ha gli
stessi diritti di chi abita il territorio?
chi ha
una seconda casa di proprietà ha lo stesso
diritto di partecipare e decidere di chi ci vive? Un
ulteriore elemento critico è poi emerso nella
definizione del CHI: quello delle competenze.
Coinvolgere tutti, indistintamente, vuol dire lasciare
decidere chi non ha gli elementi per farlo, ed in
proposito il caso più volte citato ad esempio è stato
quello dellIPERCOOP di Gavinana (FI), in cui la
localizzazione dellipermercato è stata decisa con
un referendum il cui risultato non rifletteva la volontà
degli abitanti. E opinione diffusa che la platea
dei partecipanti debba essere informata e consapevole:
perché la partecipazione non sia vana deve pesare
in una scelta finale che avrà ricadute pratiche sulla
vita di una comunità, ma non tutte le voci possono avere
lo stesso peso, perché non tutte contribuiscono
allindividuazione della soluzione migliore. La
discussione del focus group e la rilettura dei contenuti
emersi ha indotto altre riflessioni e condotto ad alcune
risposte, ancora da discutere. Le
domande che a questo punto vengono in rilievo sono: chi
decide chi partecipa? a chi spetta liniziativa? In
questo senso si è parlato di sindrome nimby come
di un elemento sano la cui diffusione è auspicabile
nelle comunità locali, poiché favorisce
lattuazione di un meccanismo automatico di
selezione della partecipazione che indurrebbe chi è
colpito direttamente da una scelta ad entrarci, ovvero a
parteciparvi, in maniera consapevole ed informata. Per
i Comitati la partecipazione non deve essere filtrata
attraverso un soggetto terzo (es. Agenzia), ma gestita in
maniera autonoma e spontanea dalla stessa cittadinanza
organizzata: per costoro bisogna infatti parlare di cittadinanza
attiva e non di partecipazione, che è un concetto
vasto ed indefinito, suscettibile di equivoci e
strumentalizzazioni. Il
tentativo di sciogliere il nodo del CHI, ovvero dei
soggetti della partecipazione, ha portato la discussione
verso un nuovo tema: rapporto tra partecipazione
e diritti . A
monte della costruzione di ogni processo partecipativo
cè infatti il problema della definizione dei
diritti civili: come fa a partecipare chi non ha diritti
di cittadinanza? Gli immigrati hanno o non hanno diritto
di entrare nel processo decisionale? E quindi la
cittadinanza è o no un criterio di selezione del CHI
partecipa? CONCLUSIONI
E PROPOSTE In
definitiva la platea ha manifestato accordo
nellindividuazione di tre elementi chiave,
attorno a cui dovrebbe essere strutturato un processo
partecipativo, che dovrebbero essere, di conseguenza,
contemplati dalla legge e soprattutto costituire i
criteri d selezione dei finanziamenti regionali verso gli
enti locali che si impegnano a dargli attuazione. Per
realizzare una buona pratica di partecipazione un Comune
deve garantire: a)
ACCESSO ALLE INFORMAZIONI (ad esempio attraverso
lapertura di sportelli dedicati) b)
STRUTTURE (spazi per laggregazione e
lorganizzazione della cittadinanza che vuole
attivarsi) c)
FORZA (non bisogna aprire il processo solo alla fine o a
metà ma quando le scelte importanti non sono ancora
adottate) In
questo focus, come in altri successivi, è inoltre
emerso, in maniera spontanea, un quesito che,
evidentemente, chi è stato coinvolto in questo percorso
partecipato verso la Legge regionale, ritiene
significativo: di che tipo dovrà essere una Legge che
deve favorire la partecipazione dei cittadini alla
politica? Che tipo di Legge si
chiede? La risposta in questo caso è stata: una
Legge semplice ed efficace che consenta di incidere (contare)
realmente sulla decisone finale, disincentivando forme di
coinvolgimento fittizie su questioni non sostanziali. |
| comitati Sabato 18 a Massa si tiene il Town meeting, che è la fase conclusiva del percorso per la Legge regionale sulla partecipazione. Officina partecipa con un rappresentante e molti dubbi sulla validità della legge. Da Greenreport del 13/11/2006 La legge regionale sulla partecipazione bocciata dai comitati FIRENZE.
Greenreport ha già parlato della proposta di legge della
regione Toscana sulla partecipazione e sulla quale si è
avviata una fase di osservazioni, suggerimenti e critiche.
I primi a prendere posizione pubblicamente sono i
comitati dei cittadini di Firenze, e non
sembrano rose e fiori. |
[1] G. Devoto, G.C. Oli, Il dizionario della lingua italiana, ed. 2000-2001, Le Monnier, 2000.
[2] E. Balducci, P. Onorato, Cittadini del mondo, ed. Principato, II ed., 1987.
[3] Tratto con modiche da: U. Allegretti, Basi giuridiche della democrazia partecipativa: alcuni orientamenti, Seminario su Democrazia partecipata e governo locale Firenze 26/09/2006.
[4] Tratto da: Le vie della partecipazione - Guida del partecipante, a cura della Regione Toscana, Town meeting Carrara 18/11/2006.