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| verdi0807 (agosto 2007) I Verdi nel 2004 alle elezioni provinciali appoggiarono insieme alle forze del centrosinistra pistoiese, esclusa Rifondazione Comunista , il Presidente Gianfranco Venturi. La coesione politica del centrosinistra e un programma condiviso ci dettarono il passaggio amministrativo. I nostri 4500 voti, con il 2,9% dei consensi, non furono sufficienti a garantirci un posto nel consiglio provinciale. A distanza di tre anni siamo nella condizione di trarre alcune conclusioni: il tracciato fin qui seguito dalla Amministrazione Provinciale di Pistoia ci trova in netto contrasto su molti punti programmatici. La nostra Provincia soffre in molti settori economici e sociali, in un contesto complessivo non certo facile, ma soprattutto soffre di prospettive. In questi tre anni di amministrazione si sono succeduti momenti di riflessione sugli sviluppi del nostro sistema turistico e florovivaistico, sul sistema industriale ed infrastrutturale, ma non siamo riusciti a dare il segnale del cambiamento. Il turismo bianco, il golf, i legami con Camp Darby, lutilizzo dei servizi delle banche armate, le straordinarie capacità di teorici del paesaggio da parte di occupatori di territorio e sfruttatori di risorsa idrica dei nostri maestri della vasetteria vivaistica, i buldozzer che hanno devastato le strade della nostra montagna per facilitare lingresso di forze industriali fantasma per le aree Ex-Sedi, lassoluta assenza di cultura economica nel non capire le potenzialità di sviluppo che derivano dalla tutela ambientale, dalla salvaguardia delle nostre vere eccellenze verdi del territorio, la vergognosa quota provinciale di parchi ed aree protette, sempre più alla mercè di lobby di bracconieri e del fucile libero, loccupazione del territorio con infrastrutture inutili e speculazioni edilizie, laccondiscendenza palese verso i grandi costruttori di termovalorizzatori e altri signori del rifiuto. Queste sono le perle che lAmministrazione provinciale di Pistoia lascia ai posteri. Per quanto riguarda i Verdi, le enormi difficoltà di condivisione dei progetti sopradetti, ci portano a valutare in termini nuovi le prospettive politiche: non siamo più disposti ad avallare nel futuro simili propositi e valuteremo, nel prossimo esecutivo provinciale, le vie da percorrere. Non siamo quelli del no comunque e sempre, siamo per le cose fatte bene, utili e trasparenti, inserite in un contesto di visione del bene comune, ma non siamo disposti a collaborare con forze politiche che esprimano continuità con lattuale scenario provinciale; ci vuole una forte discontinuità nei progetti e nelle persone, altrimenti sapremo come indirizzare i nostri voti. Andrea Pacini Presidente dei Verdi Provincia di Pistoia |
| pecch0707 Cosè cambiato? Volevo spendere due parole sul clima politico-sociale che stiamo respirando a Pistoia in questo periodo post-elezioni. I giochi sono fatti, ma in realtà cosa cambia, non intendo dire cosa cambia nel palazzo ( anche lì niente di nuovo)- ma cosa cambia per noi comuni cittadini. Il consiglio comunale si è insediato tra varie difficoltà, stiamo assistendo al solito gioco delle tre carte (o forse meno), latteso cambiamento sperato da chi aveva capito, io sinceramente non lo sto vedendo, forse mi aspetto troppo, ma in realtà i cittadini è questo che vogliono e penso che lo abbino dimostrato ampiamente con i loro malumori ed il loro voto. Il palazzo ha tremato, ma passata la paura stanno puntando a rintuzzare nel terreno le loro radici, flebili come non mai. E intanto dei veri problemi di Pistoia chi se ne occupa, lospedale, la nuova discarica al campo ci volo, i vari problemi legati allurbanizzazione selvaggia ed allimpatto sul traffico ( vedi Via Fiorentina ) per non citare altre realtà tanto note quanto scomode. La gente ha dato un chiaro segnale di cosa vuole. Maggior attenzione ai veri problemi della città e una maggior partecipazione nelle scelte che li interessano, che vanno ad incidere sulla loro vita, e allora cosa aspettano? Cosa aspettiamo? Noi del Partito Umanista ci siamo battuti fino in fondo al fine di creare una nuova risposta, una forza di sinistra fresca, unendo le varie realtà pistoiesi desiderose di questo cambiamento per costruire una vera alternativa per la città e non per ridurci a votare questo o quello, per uscire dallo statico gioco delle due finte opzioni. Luca Pecchioli - Partito Umanista Caro Luca, rispondo per dirti con
franchezza quello che penso: dici che voi del Partito
Umanista "vi siete battuti fino in fondo al fine....
di creare una nuova risposta unendo le varie realtà
pistoiesi desiderose di questo cambiamento per costruire
una vera alternativa per la città". Caro Luca, Marco Beneforti Mi pare ci sia troppa fretta nel voler
tirare le somme e chiudere la partita. |
| ciampodopo Carissimi/e,
a mio parere le 6.552 persone che - nel primo turno - hanno
votato per Giovanni Capecchi, nel ballottaggio... si sono
divise in tre diverse scelte, più o meno della stessa
consistenza numerica: Renzo Berti non ha fatto dichiarazioni di questo tipo... ma, nel suo ringraziamento a tutti i pistoiesi, ha detto una cosa che (se fosse sincera) è positiva: "... sarò il Sindaco di tutti i pistoiesi, nessuno escluso, ma cercherò di esserlo un po' di più per coloro che sono in difficoltà o in condizioni di debolezza" e continua a ripetere "Non vedo differenze programmatiche rilevanti con il Programma di Giovanni Capecchi" (senza precisare dove vede una comunanza di analisi e di proposte....). Come sapete, nei sogni io sono ottimista (anche se cerco di tenere i piedi per terra e di vedere la realtà.... che, al contrario, mi induce al pessimismo): quindi, provando a sognare, ho immaginato Renzo Berti che scriveva una lunga lettera alle persone che hanno votato per Giovanni Capecchi: "Cari/e cittadini/e
pistoiesi, nell'ultimo manifesto elettorale, i
partiti che hanno sostenuto la mia riconferma nella
carica di Sindaco di Pistoia, hanno scritto "Abbiamo
capito" ed ora, con questa lettera,
confermo che anch'io ho capito: la
comunità.. sente il bisogno di un nuovo inizio, di
vivere i prossimi anni con un coinvolgimento maggiore del
passato nel governo della città. Non c'è campo nel
quale non siano attivi cittadini responsabili, competenti,
ricchi di idee e di proposte innovative. Una
moderna comunità è fatta di condivisione, di decisioni
assunte insieme e realizzate con il concorso di ciascuno,
di consapevolezza dei traguardi da raggiungere e di
attenzione affinché a tutti sia garantito il diritto di
dissentire, senza per questo essere emarginati. |
| capecchi 6.552 GRAZIE ! ! ! Ad una settimana esatta dal voto, desidero tornare a ringraziare le 6.552 persone (pari al 13,34%) che mi hanno votato come candidato sindaco e le oltre 4.000 persone (pari al 9%) che hanno votato le liste Arcobaleno su Pistoia e Progetto Comune. Gli ultimi mesi, per me e per coloro che con me hanno fatto questo tratto di strada, sono stati intensi e ricchissimi. Siamo riusciti a dimostrare che è possibile un modo diverso di fare politica, basato sulla trasparenza e sulla partecipazione. Abbiamo contribuito alla nascita di un forum dei cittadini che ha costruito le basi programmatiche con le quali ci siamo presentati agli elettori; abbiamo organizzato la festa delle primarie il 18 marzo scorso, distinguendoci da tutti coloro che predicano solo a parole la partecipazione; e abbiamo costruito unalleanza tra verdi, sinistra, mondo cattolico, associazionismo e comitati che ha rappresentato la vera novità delle elezioni. Inoltre, siamo riusciti a condurre una campagna elettorale allinsegna della semplicità, della sobrietà e della fantasia. Con pochi soldi e con tanto entusiasmo, abbiamo girato a piedi il territorio comunale, dalla montagna alla pianura, dialogando con tante persone in incontri pubblici e in colloqui informali. Questa campagna elettorale e lesito del voto di una settimana fa, ci hanno dimostrato che molte cose da noi proposte sono condivise da unampia fascia di popolazione: una politica che si avvicini ai cittadini, che sappia ascoltare, che riduca i propri privilegi e che riporti al minimo previsto dalla legge gli stipendi di sindaco e assessori e tutte le indennità a queste collegate; una nuova politica urbanistica, che restituisca dignità alla pianificazione, che metta fine alla cementificazione e che investa sul verde; una politica di sostegno al piccolo commercio del centro storico e delle frazioni montane che non autorizzi nuovi centri commerciali; un impegno forte sul fronte dellambiente, dai rifiuti (con lestensione a tutto il territorio della raccolta differenziata porta a porta) allenergia (con un piano per il risparmio energetico e un regolamento edilizio che punti allautosufficienza energetica nei nuovi edifici); una gestione pubblica di un bene comune e vitale come lacqua; una attenzione nei confronti delle fasce più deboli della popolazione, affrontando con determinazione i problemi legati alla casa, allinaccessibilità di tante strutture pubbliche e private, allassistenza per la popolazione anziana e non autosufficiente; un impegno dellente locale per la pace, attraverso la costituzione di un apposito ufficio e attraverso lapprovazione di un regolamento etico che escluda, per esempio, il ricorso a banche armate per mutui e finanziamenti. Questi sono alcuni temi che abbiamo proposto e attorno ai quali intendiamo lavorare nei prossimi anni, forti del risultato elettorale ottenuto che ci impegna alla coerenza, alla serietà e alla concretezza. Ma in questi mesi di campagna elettorale abbiamo anche ricevuto molti stimoli e molte proposte dai cittadini che abbiamo incontrato. E anche questo patrimonio ricchissimo non lo dimenticheremo nel nostro impegno amministrativo. Per ringraziare gli elettori e per incontrare tutti coloro che desiderano proseguire un dialogo con me e con le liste che mi hanno sostenuto, sarò al comitato elettorale di Via Castel Cellesi, nei pressi della Sala, mercoledì 6, dalle ore 17,30 alle ore 20, e sabato 9, dalle 10 alle 13. Nei prossimi mesi, prima della fine dellestate, mi impegno inoltre a tornare nelle strade, nei paesi e nelle frazioni in cui ho condotto la campagna elettorale, per ringraziare personalmente chi ci ha ascoltato, chi ci ha aiutato, chi ci ha arricchito con proposte e idee e chi ci ha votato. Giovanni Capecchi |
| furiodopo Inviata ai media il 1 giugno 2007 Gentile direttore, come candidato della lista Verdi Arcobaleno su Pistoia mi sento coinvolto in prima persona in questo secondo turno elettorale e aspetto con interesse di sapere chi vincerà il ballottaggio, vero e proprio incubo di Berti e del centrosinistra pistoiese. Da un punto di vista morale la nostra coalizione ha effettivamente vinto il primo turno e possiamo ben dire che avevamo avvertito il sindaco e la sua coalizione che il clima politico era cambiato. Non siamo stati ascoltati, ma il giudizio degli elettori ha confermato che interpretavamo un malessere diffuso contro la giunta in carica. Berti e Scarpetti cercano di spiegare la sconfitta, perché di sconfitta si tratta, o ricorrendo ad argomenti pretestuosi come la scarsa comunicazione (la prossima volta invece di spendere milioni per opuscoli patinati, brochure, mostre, tagli di nastri e spot pubblicitari imparino a confrontarsi con i cittadini) o lamentando la divisione della sinistra. Divisione che, è bene ricordarlo, è causa della loro arroganza, non nostra. Era scontato che adesso dal sindaco e dal centrosinistra venisse un flebile appello allunità. Su questo punto credo che Giovanni Capecchi, e le due liste che lo appoggiano, dovrebbe necessariamente riflettere perché non è più possibile ricominciare da zero come se niente fosse. Cè da dire, inoltre, che ci siamo divisi anche perché abbiamo idee differenti su cosa si debba oggi intendere per sinistra. Per Berti e Scarpetti, la sinistra si riduce a un generico riformismo, a una pretesa efficienza, alla subordinazione della politica alleconomia, alle liberalizzazioni a scapito degli interessi della comunità, a una falsa idea di sviluppo che nei fatti degenera nellintreccio tra affari e politica; in pratica, una sinistra banale che non esprime più alcuna energia idealistica, riflesso di un ceto politico autoreferenziale che persegue i propri interessi a qualunque costo, vada come vada. Per noi essere di sinistra vuol dire unaltra cosa. Vuol dire progetto, missione, identità storica, diversa qualità morale, difesa dei diritti, ma anche richiamo ai doveri. Per quanto mi riguarda, affinché si possa accogliere linvito a ricomporre la frattura con il centrosinistra servirebbero segnali forti: primarie (vere non ammaestrate), partecipazione, giunta formata senza ingerenze di lobby partitiche, allontanamento delle persone più screditate, meritocrazia che premi i capaci ed escluda parenti, amici e sodali, diversa collocazione del nuovo ospedale, ripensamento del piano urbanistico, tutela dellambiente, diversa politica culturale, riorganizzazione interna dellamministrazione. Non mi sembra che da Berti e dal centrosinistra siano venuti segnali in questa direzione. Pensare che tutto si possa risolvere invocando una astratta unità ideologica che prescinda dai programmi, dagli uomini e dai comportamenti è la strumentale parodia di un passato che appartiene ormai alla storia del Novecento. Non ci resta allora che avere il coraggio di metterci contro lattuale centrosinistra e agire in autonomia, ma siccome siamo responsabili lasciare ai nostri elettori di votare seconda coscienza. Proprio dalla esperienza fallimentare della giunta Berti, noi dobbiamo, convinti della bontà del nostro progetto, ripartire dal 13 % che abbiamo ottenuto per essere tra cinque anni i protagonisti principali delle prossime elezioni amministrative e contribuire a costruire il futuro di questa città. Dobbiamo far capire con estrema chiarezza alla gente, anche quella che non ci ha votato, il carattere di discontinuità che vogliamo rappresentare nei confronti degli attuali gruppi dirigenti del centrosinistra, nessuno escluso. Dobbiamo provare a costruire una opposizione capace di misurarsi sui problemi reali, con proposte efficaci e convincenti attorno alle quali unire chiunque voglia impegnarsi per la crescita della città e del suo territorio, a prescindere dalle provenienze del passato. Conquistare le coscienze, non gli apparati, è il nostro compito, perché sono le coscienze a decidere il nostro domani. Furio Biagini |
| lettera Tieni duro Giovanni !! In queste ore è inevitabile che si confrontino due tradizioni politiche: quella della sinistra intransigente e quella della sinistra di governo, che pensa che chi sta fuori dalla stanza dei bottoni conta poco. Ambedue rispettabili ma geneticamente diverse ed in perenne conflitto. Tu, caro Giovanni, hai saputo interpretare al meglio la prima sinistra, quella che con questo voto (che per Pistoia, così ingessata e legata da mille laccioli, rappresenta un fatto etimologicamente straordinario, difficilmente ripetibile) non vuole solo dare un segnale a chi comanda ma fare ben altro: essere la forza motrice per un cambiamento profondo. Questo cambiamento è vitale; a Pistoia la sinistra istituzionale ha avuto tempo e agio per sviluppare legami con la Massoneria, la finanza che preferisce la speculazione agli investimenti sul territorio, i costruttori che, del tutto legittimamente, si fanno gli affari propri. Gli stessi ambienti con cui la destra ha un innato feeling. Con queste condizioni ambientali dare vita allopposizione di sinistra, libera da compromessi ed indipendente, non soddisfa solo una esigenza identitaria, soprattutto è una questione di igiene sociale ! Sbaglia chi considera laffermazione tua e di Arcobaleno su Pistoia, oltre al piccolo contributo di Progetto Comune, frutto del voto di protesta. Tu, io e chi ha seguito il lavoro da prima del Forum sa perfettamente che è molto di più. È una rivoluzione valoriale, una precisa e determinata volontà di cambiamento nel modo di affrontare la politica e lamministrazione. Insieme abbiamo talvolta sostenuto limportanza della partecipazione e di un nuovo modo di affrontare limpegno politico. Il grande successo personale e politico che hai colto ti porta ora ad essere la bandiera di questo sentire. È una grande responsabilità, non puoi limitarti ad affrontarla, la devi valorizzare. Per parte mia non posso fare nulla più che sostenere quella che so essere la tua posizione: nessun compromesso con questa sinistra anagrafica o con questa destra autentica. Non chiedere garanzie, in vista del ballottaggio te ne porteranno a iosa, lo fanno da decenni di mestiere, resisti alle sirene che dentro il tuo gruppo e fuori ti canteranno limportanza e i vantaggi di un accordo con Berti, magari non tanto vistoso ma certamente fruttuoso. Non dare retta ai paladini della consueta linea la politica è compromesso. La politica può essere la capacità di costruire lauspicabile futuro, non la meschina furbizia di chi sa approfittare dellodierno possibile. Lesperienza di Unaltracittà/unaltromondo a Firenze ha dimostrato che si può fare opposizione a sinistra, oltre e ben più in profondità che sotto elezioni, e costruire prospettive di grande respiro e di rilevanza nazionale. Lasciaci la speranza che si può fare e troverai chi ti aiuta a farlo. Adesso, grazie al tuo lavoro, sappiamo che anche a Pistoia non è più utopia. Mauro Chessa Officina Politica Pistoiese |
| nuovacitta Nuova città: primarie sempre e comunque. Anzi no. Non patisco inceppi nel definirmi di sinistra, ma nel farlo sento impellente la necessità di specificare che il mio sentimento si sostenta nellanalisi del contesto locale. La lettura dellarticolo dellAssociazione Nuova Città, Rete dei cittadini per lUlivo (cronaca de La Nazione 7-2-07) mi è risultato salvifico, sottraendomi con lo strattone della coerenza ad un momento di debolezza esistenziale, che stava per catapultarmi oltre confine, nella Lega, considerati i miei natali cisalpini. Quel mirabile pezzo mi ha profuso la luce dell'eroismo intellettuale: la citata Associazione, paladina delle primarie pistoiesi, coniatrice del perentorio slogan futuristico primarie sempre e comunque, solamente 3 - dicasi tre - giorni dopo che NON si sono tenute le primarie a Pistoia e provincia, diversamente da quanto accaduto nel resto della Toscana, si dice pronta a mettere da parte la delusione. Questo eroico superamento di uno stato d'animo pernicioso come la delusione trova radici profonde, come atteso dai maestri della politica provincialpopolare: non è l'esito di una terapia di gruppo new age bensì, ci si informa, dato che in politica il troppo non stroppia, essere il frutto maturo nientemeno che della passione civile. Benché quando propugnavano le primarie - per una incomprensibile e imperdonabile disattenzione - nellUlivo non se li sia filati alcuno, tale epocale dietrofront pone ora l'Associazione nella condizione di avanzare perentorie pretese statutarie, segnatamente a riguardo del corredo del nascituro Partito Democratico: il nuovo soggetto politico dovrà darsi regole e metodi democratici interni. Suona rigoroso e terribile il monito agli odierni partiti di riferimento, che non sono palesati detentori di tale minimo requisito, atteso per il futuro. Tale monito, così sovraordinato alla meschinità di certa politica, spazza ogni falsa interpretazione, anche quella di chi dubita che il merito del previsto eventuale conseguimento delle regole e metodi democratici interni, nell'eventuale Partito Democratico, non potrà ascriversi alla tremolante fermezza di chi non lascia posar foglia per dirsi pronto a mettere da parte la delusione. Questo sofferto quanto repentino accantonamento - che nessuno avrà richiesto, non per l'inadeguatezza del richiedente ma nella certezza della generosa gratuità - si corrobora, ad abbundantia, in un ulteriore appello a quelle forze politiche che si dichiarano impegnate, localmente, alla costruzione del Partito Democratico. Le stesse che non hanno minimamente considerato - per la incomprensibile e imperdonabile disattenzione di cui sopra - la fervente richiesta etica dell'Associazione. Ma questa apparente incongruenza si scioglie al sol dellavvenir, perché tali forze, un giorno, quando andranno a fondersi nella formidabile lega del Partito Democratico, rappresenteranno la unica possibilità e fattore di cambiamento non regressivo, nellattuale contesto politico. È lapilassiano, eccetto che per quei derelitti che riservano la fede a campi diversi, che la prodigiosa alchimia delle segreterie di partito sommerà le due ortiche refrattarie sinanco alle primarie per dare, un fulgido domani, la stupenda orchidea, regina della democrazia interna e, in grazia di Dio, persino esterna. Altrettanto chiaro è che non vi debba essere alcun timore nell'accostarsi alle ispide ortiche che or ci toccano, anche se non manifestano alcun cenno di conversione alla futura luminosa democraticità dellorchidea-Partito Democratico: la fede ci sottrae senza alcun dubbio, qui e oggi come per l'eternità, allingiuria delle bolle purulente. Ma bando alle ciance e strame sui detrattori che vorrebbero surrettizie differenze tra la nobile arte circense e la politica, da oggi Pistoia sa che Berti ha degni sostenitori anche nella sinistra più esigente. Mauro Chessa Officina Politica Pistoiese |
| noberti Comunicato stampa di Nuova Città Cittadini per lUlivo Come arrivare alla scelta del candidato a Sindaco del Comune di Pistoia in occasione delle elezioni amministrative del 2007 Riteniamo che luscita in ordine sparso, sulla stampa locale, dei partiti della maggioranza consiliare per riconfermare prontamente Renzo Berti quale futuro Sindaco di Pistoia, sia di per sé un fatto quanto meno discutibile, così come lo sono state le recenti esternazioni di singoli ministri del Governo Prodi, che tanto sconcerto hanno suscitato negli elettori dellUnione. E nostra convinzione che la proposta di designazione o di conferma di un candidato a sindaco spetti allintera coalizione, comprensiva di tutte le forze politiche che ne fanno parte, come una sola voce, e non dei singoli partiti che partecipano al governo della città, con propri rappresentanti nella Giunta guidata da colui del quale, solertemente, auspicano la riconferma. Non ci risulta che questo argomento sia mai stato affrontato al tavolo dellUnione comunale, di cui lAssociazione politica Nuova Città, così come lItalia dei Valori, fa parte. Auspichiamo perciò che queste uscite estemporanee rappresentino un incidente di percorso e non siano emblematiche di una sostanziale assenza di regole interne. Siamo comunque persuasi, nella nostra veste di intermediari fra ceto politico e cittadini, e da convinti assertori delle primarie sempre e comunque, per le cariche monocratiche, che se vogliamo stringere un nuovo patto fra elettori, partiti ed eletti, sia doveroso non disattendere le aspettative delle migliaia di Pistoiesi che, con entusiasmo, hanno partecipato alla primaria del 16 ottobre 2005 per scegliere il loro candidato alla guida del Governo italiano. Anche nel caso di Renzo Berti, senza entrare nel merito del suo operato di sindaco al primo mandato, riteniamo che lindicazione di chi dovrà rappresentare lUnione alle elezioni amministrative del 2007, in una fase così complessa ed impegnativa della vicenda economica ed urbanistica della città, dovrebbe coinvolgere lintero corpo elettorale del Centrosinistra, attraverso primarie aperte in cui il Sindaco uscente si presenti alla riconferma dei cittadini, a fianco di altri candidati che con lui condividano le linee programmatiche elaborate dallintera coalizione Associazione Politica Nuova Città Rete dei Cittadini per lUlivo Pistoia 29-05-2005 |
| da Nuova città - Rete Nazionale dei Cittadini per
lUlivo - Pistoia Il re è vestito, ma i suoi abiti non sono nuovi, né sfolgoranti. Ora che la Cassazione ha decretato la fine della campagna elettorale più avvelenata che la Repubblica ricordi, riteniamo sia giunto il momento di offrire una lettura del risultato ottenuto dalla nostra parte politica e di esprimere alcune considerazioni. Chi ha vinto e chi ha perso in
provincia di Pistoia? Trattandosi di elezioni svolte con
il sistema proporzionale, i risultati da confrontare per
avere risposte attendibili sono quelli della quota
proporzionale del 2001 per la Camera. Poiché
laffluenza dei votanti è stata pressoché uguale
nelle due tornate, anche i dati percentuali risultano
confrontabili senza bisogno di aggiustamenti. Ha vinto
innegabilmente lUnione, con il 58% dei rispetto al
2001 suffragi e con un piccolo incremento sia al Senato
che alla Camera rispetto al 2001. La CDL, tuttavia, non
è arretrata e questo è segno di un bacino elettorale
sostanzialmente immobile. Gli spostamenti sono invece
avvenuti allinterno delle due coalizioni, con un
travaso di voti da una forza politica allaltra. |
| Non posso che esprimere
apprezzamento per l'iniziativa. Invio il testo dell'ultimo documento prodotto dal Gruppo di Riflessione Politica della Diocesi di Pistoia. Saluti a tutti e buon lavoro !! Lorena Paganelli DIOCESI di PISTOIA Gruppo Permanente di Riflessione Politica GLI STRUMENTI PER LA FORMAZIONE DEL CONSENSO POLITICO Premessa Discutere sulla questione del consenso e riflettere sulle sue numerose frontiere presuppone necessariamente considerare il ruolo dei partiti, delle lobbies e dei gruppi, del rapporto fra politica e società, delle continue trasformazioni dei sistemi elettorali e del loro impatto sullopinione pubblica. Determinante poi appare sempre di più lapporto dei mezzi di comunicazione, specialmente quando, come accade troppo spesso, questi vengono meno ai principi deontologici della verità e del pluralismo. Per nessuno degli aspetti sopra ricordati esistono risposte semplici, tali da esaurirsi nellarco di poche battute. Questo inevitabilmente complica la riflessione, la quale comunque va condotta nello spirito dell articolo 3 della Costituzione, il quale recita: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge E compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e leffettiva partecipazione di tutti i lavoratori allorganizzazione politica, economica e sociale del Paese.. Il ragionamento sul consenso può essere distinto e sintetizzato in quattro ambiti. Il sistema elettorale come estorsione del consenso Accentriamo la nostra attenzione soprattutto sulla nuova legge elettorale che, mentre svilisce il ruolo dei partiti ridotti sostanzialmente a comitati elettorali, è destinata ad allontanare sempre di più i cittadini dalla partecipazione politica, condizionandone fortemente il consenso. La legge elettorale deve lasciare spazio alle aspirazioni e alla libertà di ogni votante che in nessun modo devessere coartato nelle sue libere scelte. La spersonalizzazione delle elezioni lascia in mano alle segreterie dei partiti la scelta dei candidati rafforzando così le logiche di nomina non sempre basate sul merito ma piuttosto sulladesione alla linea del partito, sulla fedeltà alle segreterie o al leader. Questo succede nella nuova legge elettorale che ha tolto agli elettori la possibilità di scegliere fra i diversi candidati: un diritto sacrosanto dellelettore che passa direttamente alle segreterie dei partiti e di coloro che si sono collocati al loro posto. Se era un male la partitocrazia della prima repubblica, è certamente un male peggiore la partitocrazia senza partiti come avviene nella seconda repubblica. I partiti secondo la Costituzione e una retta concezione della vita politica hanno una ben altra funzione. Se non cambieranno indirizzo, essi sono destinati a scomparire, anzi è bene che scompaiano, anche se non possiamo prevedere come la situazione potrà evolvere. In realtà, oggi siamo passati dalla democrazia alla oligarchia, dal governo di tutti al governo di pochi, che naturalmente terranno fortemente in mano le leve del potere acquisito nel passato. In questordine di idee, potrebbe essere utile il metodo delle primarie, da utilizzare secondo modalità severe, magari stabilite per legge. In ogni caso, qualsiasi sia lutilizzo delle primarie, affinché non finiscano per essere il succedaneo di una partecipazione democratica inesistente, è indispensabile che siano inserite in un sistema realmente aperto e trasparente, animato da un approccio alla politica diverso da quello attualmente dominante, espresso qualche tempo fa da un osservatore particolarmente attento e bene informato come Giuliano Amato: Nel centro sinistra non ci sono 13 visioni della società diverse, ci sono 13 nomenklature da soddisfare. In assenza di questo contesto ambientale le primarie, ingabbiate dalla capacità di controllo delle lobbies partitiche, sarebbero persino dannose e sancirebbero il definitivo passaggio dalla dialettica pluralistica, che era malgrado tutto presente nei maggiori partiti della Prima Repubblica, al trionfo dellindividualismo e del verticismo presidenzialista, storicamente caro alla destra e funzionale alle logiche del neoliberismo. Il potere come controllo del consenso Il potere logora chi non ce lha è il nuovo motto coniato da un senatore navigato che impersona il senso della frase. Lelaborazione del motto ben più antico che si fermava alle prime tre parole, è il segno di come si è evoluto il controllo del consenso finalizzato al mantenimento del potere. Nella società italiana questo si manifesta in diverse forme. Il bacino di voti formato dalla schiera dei dipendenti pubblici, amplificato dalle società municipalizzate e da quelle in contratto di collaborazione con lente pubblico rimane lo zoccolo duro dogni amministrazione e si consolida con il tempo, visto che ogni assunzione, in un modo o nellaltro segue la logica dadesione alla linea di coalizione se non a quella dei singoli partiti. Il problema delle assunzioni, peraltro oggi spesso precarie, ha raggiunto oggi forme esasperate che non possono non essere denunciate per la loro pesantezza e immoralità. Sembra che per trovare posti di lavoro sia necessario passare attraverso le segreterie di partiti inesistenti, le varie lobbies che si succedono nel nostro panorama politico, famiglie potenti, consorterie varie. Anche se il vizio è antico quanto luomo, esso non può essere tollerato in unautentica democrazia. La legge non può ignorare questo stato di cose, chiamata comè a difendere i più deboli e i più indifesi. Così si priva la società delle sue migliori energie e si favoriscono gli egoismi dei singoli e dei gruppi. Nel mercato del lavoro quello che conta devono essere i meriti e le condizioni oggettive, non il censo o la parentela. Qui si sta toccando una delle peggiori situazioni della nostra società. Lo stesso discorso vale per le commissioni e anche per le consulenze esterne, le quali, seppure non siano uninvenzione degli ultimi anni, da un decennio almeno (e dopo tangentopoli), hanno proliferato in modo abnorme divenendo occasioni per consolidare il rapporto di consenso allamministrazione mandataria. Una forma subdola di controllo del consenso è quella di sminuire e demotivare le forme di partecipazione quali le proposte di legge di iniziativa popolare, i referendum, le riflessioni dei liberi gruppi di impegno politico, che invece dovrebbero essere spronati e incoraggiati. La vera democrazia ha bisogno di un contatto diuturno degli eletti con la propria base: prima della decisione ultima, ci deve essere una consultazione e un ascolto di tutti gli interessati. Anche luso demagogico della partecipazione popolare, dove viene ridotta ad occasioni assembleari che non hanno potere dindirizzo ne tanto meno decisionale, rappresenta uno strumento di controllo del consenso o, talvolta, di esaurimento del dissenso sociale. Queste forme falsamente democratiche portano ad una partecipazione sempre minore dei cittadini. La partecipazione appare dovunque in crisi: ciò è certamente dovuto anche al disimpegno dei cittadini, che ormai si contentano soltanto di lamentarsi, ma anche a coloro che hanno in mano le leve del potere, centrale o periferico, che si sentono padroni assoluti delle loro decisioni. La politica potrà risorgere soltanto alla condizione di una maggiore collaborazione fra le parti in questione. La decurtazione, il decisionismo, la personalizzazione (anche di gruppo) sono nemici di ogni vita democratica. Il controllo del consenso si può organizzare in molteplici modi, ma organizzarlo partendo da posizioni di potere nello stato democratico è certamente una forma subdola di antidemocrazia. I silenzi per ragione di parte sono destinati a generare altri e peggiori silenzi. Il ruolo dei media nella formazione del consenso Nella formazione del consenso un ruolo fondamentale, non sempre sufficientemente considerato, è svolto dai mezzi di comunicazione di massa. Alexis De Tocqueville, immaginando gli aspetti di un nuovo dispotismo, nel 1840 (La democrazia in America) scriveva parole profetiche: Vedo una folla innumerevole di uomini simili e uguali che non fanno che ruotare su se stessi, per procurarsi piccoli e volgari piaceri Ciascuno di questi uomini vive per conto suo ed è come estraneo al destino di tutti gli altri Al di sopra si erge un potere immenso e tutelare, che si incarica solo di assicurare il godimento dei beni e di vegliare sulla loro sorte. E assoluto, minuzioso, sistematico, previdente e mite. Assomiglierebbe allautorità paterna se, come questa, avesse lo scopo di preparare luomo alletà virile, mentre non cerca che di arrestarlo irrevocabilmente allinfanzia; è contento che i cittadini si svaghino, purché non pensino che a svagarsi Perché non dovrebbe levare loro totalmente il fastidio di pensare e la fatica di vivere?. Più recentemente Giovanni Sartori, accennando con lucido pessimismo agli sviluppi della democrazia, ha scritto parole preoccupate sullavvento del sondaggismo e del direttismo elettronico che stanno lentamente costruendo un nuovo modello di democrazia. Una democrazia capace solo di mobilitare la folla solitaria, una miriade di individui isolati e inerti che si rapportano solo al video e che decidono in solitudine, premendo bottoni, di cose di cui non sanno né minimamente capiscono. Nel Direttorio sulle comunicazioni sociali, la Conferenza Episcopale Italiana, nel capitolo iniziale dedicato alle comunicazioni sociali crocevia del cambiamento, avverte che luomo contemporaneo può avere lillusione di toccare con mano ciò che lo circonda, senza accorgersi che la sua mano è soltanto un cavo o unantenna e ricorda come la maggiore mole di informazioni e di conoscenze esige non minore ma maggiore sapienza e capacità critica. In un contesto globalizzato ma senza che la globalizzazione sia capace di mostrare il suo volto positivo in termini di solidarietà e di giustizia la situazione, nel rapporto fra media e democrazia, è ancora più grave nelle realtà (come quella italiana) dove i conflitti di interesse, lassenza di bilanciamenti fra i diversi poteri, la concentrazione di poteri nelle mani di pochi individui sempre più potenti disegnano situazioni di forte pericolo per il futuro della stessa democrazia. LItalia sotto questi aspetti ha vissuto e sta ancora vivendo situazioni di estrema delicatezza. Non esiste altra democrazia al mondo, se non in certe situazioni di oggettivo sottosviluppo, dove la formazione e il mantenimento del consenso istituzionale e politico sia costretto a fare i conti con un rapporto così squilibrato fra singoli poteri. La comunicazione scrive il recente documento del Forum toscano dei cattolici impegnati in politica è ormai, di fatto, il primo potere. La stessa politica dipende in modo sempre più diretto dagli intrecci, non sempre trasparenti, con la comunicazione. Questo ha come conseguenza che sia a livello nazionale che regionale lo schieramento politico al governo tende ad egemonizzare linformazione perché la prevalenza di una parte politica sullaltra è anche diretta conseguenza del possesso o meno di importanti strumenti di informazione e comunicazione. Attraverso un contesto mediatico sempre più potente e non bilanciato da altri poteri, non passa soltanto il potere di uninformazione comunque giornalistica che, peraltro, oggi appare sempre meno capace di svolgere il suo fondamentale ruolo di cane da guardia dei cittadini e sempre più funzionale allimperativo categorico di addormentare il cittadino nascondendo linformazione critica e talvolta creando persino verità virtuali: si pensi alle armi di distruzione di massa che, falsamente attribuite allIraq, hanno giustificato al mondo lintervento militare. Questo uso estremamente strumentale della comunicazione mediatica serve anche, più ordinariamente, a focalizzare lattenzione dei cittadini su aspetti marginali, sovrastrutturali, lasciando nellombra la concreta gestione della cosa pubblica, e le scelte che determinano il modello sociale. Viceversa in altre occasioni i media sono stati utilizzati per stigmatizzare singoli episodi, talvolta per nulla rappresentativi di situazioni più complesse, per accendere linteresse, creare preoccupazioni e in definitiva orientare il consenso in favore di particolari provvedimenti o posizioni politiche. Quello che appare oggi fondamentale nel processo dorientamento di ampie fasce di cittadinanza sempre meno critiche è la voluta confusione tra informazione e intrattenimento, il tutto condizionato dal fondamentale ruolo delle risorse pubblicitarie. Dopo ventanni di televisione commerciale, e di servizio pubblico radiotelevisivo sempre più ispirato alle stesse logiche commerciali della concorrenza, sarebbe utile interrogarsi sul rapporto di causa/effetto fra gli stili di vita veicolati da questo sistema mediatico, laddormentamento di ampie fasce di popolazione, il radicale mutamento di stile e contenuti di una politica sempre meno ispirata a valori e sempre più concepita come strumenti per lotte di potere assai poco trasparenti. Ormai, anche nel linguaggio, la politica è inchinata e schiavizzata alle logiche di un marketing comunicativo per il quale lefficacia di una battuta, la bellezza estetica di un volto, la furbizia di un evento creato ad arte superano di gran lunga lo spessore del ragionamento, la fatica del confronto, il rispetto di valori un tempo considerati indispensabili (onestà, coerenza di vita, servizio ai più deboli ). Se la politica è sempre più cannibalizzata dalla televisione e condizionata, anche nel linguaggio, dalla potenza dei media e se il gossip allontana sempre più le persone comuni dalla vita reale, mentre capi di governo possiedono imperi mediatici e imperi economici, una politica che voglia ritrovare se stessa dovrebbe interrogarsi con la massima attenzione sulle giuste modalità per uscire da una situazione in verità assai poco liberale. Uno dei rischi maggiori, purtroppo non molto avvertito, sta nella colossale divisione fra una parte sempre più piccola di cittadini educati a un uso critico dei media e dunque capaci di reagire alla loro invadenza, e una parte sempre più numerosa di cittadini tenuti nella sempre più assoluta condizione di semplici consumatori/spettatori. In questa situazione potranno pure cambiare le maggioranze di governo, ma la democrazia compiuta sarà un obiettivo sempre meno facile da raggiungere. Da un punto di vista di una lettura positiva, può essere utile riflettere su quanto e su come la grande rivoluzione tecnologica in atto (digitale satellitare e terrestre, tv sempre più interattiva, unificazione fra computer, web, telefonia, televisione ) può contribuire a estendere e migliorare i diritti di cittadinanza. Partiti politici, lobbies e consenso Il diritto dei cittadini ad associarsi liberamente è sancito dalla Costituzione sia in generale (art. 18) sia per quanto riguarda i partiti politici (art. 48): gli unici limiti posti alla libertà associativa riguardano le finalità vietate dalla legge penale, l'associazionismo segreto e quello con scopi politici attraverso organizzazioni di carattere militare. Lo scopo dei partiti politici è quello di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Nel momento in cui la nuova legge elettorale affida ai vertici dei partiti politici un ruolo preminente nella scelta dei parlamentari, con liste bloccate e senza espressione di preferenze da parte degli elettori, è giunto il momento di riflettere sulla necessità di attuare lart. 48 della Carta Costituzionale nella parte dedicata al metodo democratico per la vita quotidiana dei partiti politici. In un contesto dove sempre più spesso i congressi dei partiti non vengono neppure celebrati o sono celebrati con modalità tali da ostacolare una autentica partecipazione dal basso e soltanto per prendere atto di decisioni già prese in altre sedi, quando gli incarichi vengono assegnati per cooptazione e prevale una visione da populismo mediatico, quando i partiti somigliano sempre più a comitati elettorali che si attivano solo in vista delle tornate elettorali per poi scomparire, in un simile contesto la difesa dei partiti quali strumento di democrazia è ancora fondamentale ma deve essere accompagnata e preceduta da una seria riforma, in senso democratico, dei partiti stessi. Il metodo democratico dovrà, in particolare, sovrintendere alla scelta dei dirigenti e alla scelta dei candidati alle elezioni. Da ripensare, per quanto concerne la formazione del consenso, anche il delicato ma ineludibile aspetto dei costi della politica: oggi che un qualunque incarico istituzionale - compresi quelli fino a qualche tempo fa affidati al meccanismo del puro volontariato e compresi i tanti incarichi legati al cosiddetto sottogoverno- consente retribuzioni spesso non simboliche ma tali addirittura da rappresentare una privilegiata fonte di sostentamento personale per soggetti altrimenti a rischio di disoccupazione, è arrivato il tempo per chiedersi quanto ciò sia funzionale a una politica più trasparente e più capace di appassionare i cittadini e quanto, invece, sia funzionale solo agli interessi particolari di una classe politica che diventa sempre più autoreferenziale, sempre più isolata e, quindi, sempre meno capace di rappresentare i bisogni dei cittadini, in particolare dei ceti più deboli (che poi sono proprio quelli che avrebbero più bisogno di una politica onesta). Si verificano sempre più spesso situazioni per le quali, in partiti basati sulle regole del leaderismo interno e della cooptazione non democratica, quello degli incarichi diventa un autentico mercato con scambi di favori sottratti a ogni elementare regola di democrazia, di capacità e di professionalità finendo per premiare non tanto i livelli di capacità quanto il grado di servilismo al leader di turno. Non di rado sono le persone più preparate e sincere, dunque più scomode, a essere messe da parte in un sistema che privilegiando gli yesmen finisce per dare spazio solo ai più mediocri. Sembra anche giunto il momento di rivedere il sistema attuale di finanziamento dei partiti politici e dei loro organi di informazione ponendo, ad esempio, significative soglie di accesso in modo da legare il finanziamento pubblico allesistenza di un reale consenso e sostituendo gli esborsi monetari (almeno in parte) con lerogazione di servizi reali. In parallelo sembra arrivato anche il momento di ridurre, in modo significativo, numero e retribuzioni dei politici introducendo per chiunque sia titolare di retribuzione pubblica in qualunque settore e con qualunque forma giuridica vincoli di trasparenza che siano favoriti da norme semplici e rigorose: formazione e controllo del consenso dei cittadini potranno essere aiutati, ad esempio, da anagrafi degli incarichi e delle nomine - delle retribuzioni e dei rimborsi - affinché i cittadini conoscano in tempo reale dati che oggi, troppo spesso, sono tenuti nascosti. In un contesto di cultura della legalità e ricordato come lart. 54 della Costituzione obblighi già adesso i titolari di funzioni pubbliche a svolgerle con disciplina e onore, merita rilievo la circostanza che i principi etici, fondamentali come base della politica, devono avere un conseguente peso giuridico in caso di mancata o incompleta osservanza. Al di là delle giuste sanzioni della giustizia amministrativa e penale, con il rispetto dei necessari meccanismi legati alla presunzione di innocenza, andrebbe recuperato il livello etico, che non è certo livello moralistico, di quelle sanzioni obbligatorie per chi dovrebbe provare vergogna avendo tradito il patto di fiducia con i cittadini che hanno avuto fiducia in lui e lo hanno delegato. Se negli ultimi anni si è andato ampliando, anche nel nostro Paese, il ricorso al sistema cosiddetto dello spoils system a cui è legato il sostanziale fenomeno della privatizzazione di funzioni pubbliche, appare necessaria una rapida marcia indietro: a parte gli sporadici casi di funzioni legate alla diretta collaborazione con gli organi di vertice per i quali è comprensibile che il politico scelga a suo piacere i suoi più stretti collaboratori, è oggi necessario ridurre il fenomeno che oltretutto sta distruggendo la pubblica amministrazione secondo cui a ogni cambio di maggioranza corrisponde un sostanziale arrembaggio, con conseguente occupazione del potere, della parte vincente su quella soccombente. Si dovrà riflettere sul fenomeno, che purtroppo in molti tendono a definire in termini di normalità quasi fisiologica, della disaffezione al voto. Esistono situazioni, in particolare nelle cosiddette elezioni suppletive, nelle quali il titolare di delega viene eletto con percentuali avvero minime e tali da mettere in forte dubbio sul reale livello di rappresentatività democratica. Sarà anche necessario recuperare forme capaci di favorire la partecipazione dei cittadini al definirsi delle scelte delle amministrazioni pubbliche. Così come sembra giunto il momento di approvare norme serie, e severe, per quanto concerne ad ogni livello - la effettiva trasparenza nella presenza delle lobbies: nessuno può scandalizzarsi se singoli gruppi di potere, in rappresentanza di interessi concreti, si attivano sui titolari di funzioni pubbliche e sulla pubblica amministrazione per svolgere, in trasparenza, il loro ruolo da cui ci si può anche attendere, in concreto, miglioramenti nelle singole normative. E invece fonte di inaccettabile scandalo che ciò possa avvenire così come troppo spesso avviene - in forme nascoste, nel silenzio, nei retrobottega della politica e delle istituzioni. Oltretutto il rischio evidente è che le funzioni lobbistiche siano esercitate, con efficacia, soltanto da poteri comunque forti mentre nessuno si prende a cuore determinate esigenze dei soggetti più deboli. A questo proposito è anche il progresso tecnologico, con particolare riferimento alla trasparenza resa possibile dal web, a fornire i necessari antidoti. Nella formazione del consenso è infine necessario riflettere sul ruolo del libero associazionismo e del volontariato nella costruzione di una cittadinanza attiva: cittadini non sufficientemente informati e attrezzati in termini di consapevolezza critica possono essere fin troppo facilmente pilotati verso la scelta non del rappresentante migliore per quella determinata carica ma del rappresentante più famoso, più telegenico e, in definitiva, di quello più ricco. Dal potere del popolo (democrazia) al potere dei pochi (oligarchia), al potere dei ricchi (plutocrazia) il passo non è lontano: il compito di aiutare i cittadini nei processi di cittadinanza attiva spetta anche alla coerente e continua azione di un associazionismo necessariamente pluralistico. Così come è necessaria la consapevolezza che esistono precisi interessi oggi sapientemente agevolati da un sistema mediatico finalizzato alla sostanziale alienazione - a premere sul cittadino affinché lui stesso accetti di rinunciare a investire una certa parte del suo tempo libero nel faticoso controllo su come la sua delega, politica e istituzionale, viene in effetti esercitata nel corso del mandato. Il rischio di transitare da una condizione di cittadinanza a una condizione di sudditanza è sempre dietro langolo. Conclusioni In conclusione, la formazione del consenso è uno dei punti cardine dellordinamento democratico. E da esso che dipende la scalata e il mantenimento del potere. La disonestà politica, i criteri di tipo machiavellico, gli stratagemmi, le falsità, le furbizie, le immoralità si combattono anzitutto su questo terreno. Riportare la politica alle sue origini sorgive significa anzitutto elaborare un codice severo che regolamenti il comportamento dei singoli e dei gruppi. La questione morale, di cui si è tornati a parlare oggi con insistenza, si gioca anzitutto su questo fronte. Se è servizio, la politica nasce dalla riflessione seria, dalla formulazione di un progetto, dalla condivisione, dallesposizione serena di quanto si è pensato. Poi ci si rimette alla scelta degli elettori, che hanno bisogno di essere rispettati ed educati e non di essere ingannati e considerati incapaci di decisioni mature. Meno slogan, meno manifesti, meno apparizioni televisive e maggiore concretezza nei programmi. Lideale sarebbe che i concorrenti ci mettessero dinanzi a dei progetti veri e propri (progetti di uomo anzitutto, poi, di conseguenza, di società), ma almeno i programmi siano chiari, onesti, rispettosi. Su di essi poi, a termine mandato, si aspetti il giudizio degli elettori. Pronti a mettersi in disparte se i progetti non sono piaciuti o le promesse non sono state mantenute. I politici veri da sempre hanno agito così. Sarà questa lunica via per vincere la stanchezza che attanaglia sempre di più lopinione pubblica. Accanto però a questa raccomandazione ce nè unaltra: quella rivolta agli elettori che devono aprire seriamente gli occhi, separare la politica vera da quella falsa, gli onesti dagli imbroglioni, che sullignoranza della gente allignano e formano la loro fortuna. Sempre da un punto di vista democratico, non è giusto che colui che riflette con attenzione e intelligenza sia posto sullo stesso piano di colui che partecipa alla vita politica con disattenzione, con superficialità, con leggerezza, come se si trattasse di cose di piccola importanza. E giusto che i primi abbiano lo stesso valore dei secondi? Su questa domanda sono crollate non poche democrazie del passato. In questo senso vanno anche le raccomandazioni della nostra Conferenza Episcopale: Per un corretto svolgimento della vita sociale, è indispensabile che la comunità civile si riappropri quella funzione politica, che troppo spesso ha delegato esclusivamente ai professionisti di questo impegno nella società. Non si tratta di superare listituzione partito, che rimane essenziale nellorganizzazione dello Stato democratico, ma di riconoscere che si fa politica non solo nei partiti, ma anche al di fuori di essi, contribuendo ad uno sviluppo globale della democrazia con lassunzione di responsabilità di controllo e di stimolo, di proposta e di attuazione di una reale e non solo declamata partecipazione. |
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Dicembre 2005 La ratifica da parte del Consiglio Comunale dellaccordo che il sindaco ha firmato con la Regione e gli altri enti per la collocazione dellospedale nel Campo di volo ha il peso di una pietra tombale. Viene meno la partecipazione democratica, sempre più figura retorica alla mercé dei cottimisti del consenso e sempre meno pratica di governo. Si è scelto di attuare una procedura - secondo molti illegittima - per estromettere da questa rilevantissima scelta urbanistica e sociale i cittadini e le associazioni, ai quali è stato precluso anche lestremo, più formale e meno dialogante strumento di partecipazione: quello consistente nel presentare le osservazioni allUfficio Tecnico. Ed è particolarmente significativo il cartello politicamente trasversale che ha sostenuto loperazione, connotato da unidentità antropologica che sutùra la divisione tra maggioranza e opposizione, ma sottolinea alcune significative divergenze entro i partiti. La dietrologia che potrebbe riferire i comportamenti di alcuni allinteresse economico o carrieristico non è giustificata nemmeno dalla posta in gioco, oggettivamente enorme, ma è difficile non cogliere lidentità che amalgama politici e amministratori nella categoria bipartisan di chi si pone sopra ai cittadini e che, coerentemente con questa convinzione, fa strame degli organi elettivi. Così il sindaco lo scorso settembre firmava il protocollo dintesa dove si stabiliva che lospedale verrà realizzato nel campo di volo, in dispregio della delibera del Consiglio comunale che decideva di realizzarlo al posto del Mercato ortofrutticolo, nella cetezza che la maggior parte dei Consiglieri, antropologicamente affini, non avrebbero avuto da censurare questo dileggio di un organo elettivo. Quindi si avvia la procedura per la variante urbanistica, dato che il Piano Strutturale (il progetto della città) prevede che il Campo di volo sia un caposaldo delle Mura verdi, non disponibile per edificazioni. Lo si fa con la metodologia prevista dalla legge regionale sul governo del territorio, che prevede - anzi, apologizza - la partecipazione democratica. A metà novembre, concluso liter tecnico-burocratico, la Regione propone il salto della quaglia: lapprovazione seguirà quanto previsto da una norma nazionale che azzera i tempi e annulla la partecipazione, disconoscendo lo spirito e la lettera della propria fondamentale legge, fino a quel momento seguita, e dimenticando che essa stessa, quando si trattava del condono edilizio, sbandierò la propria bellicosità nei confronti del Governo centrale per affermare lesclusiva competenza in materia di governo del territorio. Se qualcuno aveva ancora dubbi ora sa che la sciagurata legge elettorale che ci tocca in Toscana - anche questa antropologicamente bipartisan - non è un incidente di percorso, bensì il tassello di un puzzle che si compone a disegnare un Palazzo protetto da un profondo fossato. E il dileggio non si conclude: nel novembre scorso il sindaco firma lAccordo di programma che chiude ogni possibilità di rivedere la collocazione dellospedale nel Campo di volo e prevede - come unica forma democratica - la ratifica entro 30 giorni da parte di quel Consiglio comunale del quale è sempre cogente la delibera che pone lospedale altrove. Questa ratifica è puntualmente avvenuta, in virtù del carattere antropologico che pervade questo organo, senza nemmeno acquisire il necessario parere della commissione competente, che non ha avuto il tempo per affrontare i gravi problemi noti a tutti. Pare sia la prima volta che questo accade; certamente è la prima volta per una delibera importante. E affinché anche lultimo impedimento sia superato il sindaco - alle porte del Consilio di ratifica - sottoscrive latto notarile per lacquisto del diritto di superficie che la società Toscana Piante e Fiori vanta sul Campo di volo (perché tutto finora era stato fatto senza che larea fosse nella disponibilità del Comune), anche in questo caso senza alcun avvallo dal Consiglio, nella noncuranza di gran parte dei Membri di questo, sostituendosi al dirigente amministrativamente competente. Tutto ciò è quantomeno preoccupante, anche alla luce delle analoghe chiusure, meno dirompenti, che lAmministrazione ha attuato per le varianti dellex Breda e di Pistoia Sud ecc. È veramente difficile non individuare una continua elisione della tenuta democratica delle istituzioni cittadine, che in questa occasione ha trovato incontrovertibile manifestazione anche allolfatto dei meno sensibili. Ma ciò che rende questo decisionismo bulgaro particolarmente pesante è che non rappresenta una forzatura, comunque deplorevole, di una scelta scontata, ma si applica ad un oggetto estremamente controverso: nel dibattito consiliare le dichiarazioni di coloro che hanno votato a favore sono state fondate sullappello allunità della maggioranza, o - vestendo i pantaloni di Don Abbondio e la tunica di Ponzio Pilato - sulla necessità di subire scelte e valutazioni di altri, o sventolando lo spauracchio dellaleatorietà del finanziamento statale, o configurando linsostenibilità del vecchio ospedale (di 70.000 mq a fronte dei 40.000 del nuovo e nel quale si continuano a spendere fiumi di Euro e che resterà totalmente in attività ancora per molti anni). Nessuno era li a sostenere che il Campo di volo è il miglior posto dove si può collocare lospedale, nellinteresse di Pistoia e dei pistoiesi. E non poteva essere diversamente perché sarebbe stato davvero difficile, con molti cittadini presenti in sala, negare che si collocherà un ospedale in una area esposta allineludibile rischio idraulico che grava su di unarea depressa a ridosso di un argine, sottoposta ad inquinamento atmosferico e acustico (saranno necessarie barriere alte 5,5 m), cintata, oltre che dallargine, dal raccordo autostradale e dalla ferrovia, che si affaccia su di un grande edificio industriale, separato dalla città da questo, da due linee ferroviarie e dal raccordo autostradale, raggiungibile solo da questultimo che non offre alcuna garanzia di accessibilità. Tutto questo stravolgendo il disegno della città delineato dal Piano Strutturale, mettendo a rischio lapprovvigionamento idrico di Pistoia e snobbando il vincolo paesaggistico posto dal Ministero nel settembre scorso. Mauro Chessa |
| Di seguito é riportato il testo di un messaggio che
girava qualche tempo fa su una mail list. Non é noto l'autore
ma il contenuto é illuminante su molte questioni che
riguardano anche Pistoia. La
persona che scrive quanto segue ha esperienza di lavoro
nell'amministrazione pubblica come segretario comunale. Affidamento diretto non
è legittimo senza i presupposti del ''controllo analogo'' |
| Il
suddito al centro !! Sulla cronaca de La Nazione di domenica 8 aprile si diceva della presentazione da parte del sindaco e del vicesindaco del nuovo ordinamento del Comune (la più grande industria pistoiese: 800 posti di lavoro). Si legge che lobbiettivo di fondo è quello di cambiare i rapporti con il cittadino, collocandolo al centro dellazione amministrativa. A questo scopo si pensa di potenziare gli sportelli unici. Questa dichiarazione mette bene in luce cosa il sindaco intende per cittadino: uno che si rapporta alla amministrazione comunale attraverso uno sportello. Per noi questo è un suddito. Cittadino è colui che prende parte attiva nelle scelte di governo del territorio e della società, nello spirito del secondo comma dellArt. 4 e dellultimo comma dellart. 118 della Costituzione.Non si tratta di una svista ma è proprio il sentire di quel sindaco che se ne è beatamente fregato dei circa 5000 cittadini che hanno firmato un documento contro la privatizzazione dellacqua, di quelli che hanno chiesto inutilmente che il Comune si desse un regolamento per la finanza etica, di quelli che hanno chiesto inutilmente un regolamento per la partecipazione, dei molti che fanno parte di comitati e che conoscono bene la chiusura dellamministrazione comunale. Quella stessa amministrazione che limita e regola nel dettaglio la vita dei comuni cittadini (si dia unocchiata al recente Regolamento dIgiene o si provi ad inoltrare una pratica edilizia e si comprenderà questa affermazione) ma che elargisce con facilità mega cantieri e che stravolge la città a colpi di variante, fregandosene del Piano Regolatore, della qualità della vita dei residenti (si percorra viale Adua o si vada a lavorare a S. Agostino), dei vincoli ambientali e spesso anche del buonsenso: vedi casse di espansione previste dove è necessario scavare per farci andare lacqua e nuovo ospedale previsto a ridosso di un argine, dove lacqua ristagna. Ma i cittadini-sudditi non si impiccino e ringrazino se dovranno fare una coda in meno. |
| Cappellini riceviamo da Roberto Fabio Cappellini *Capogruppo PRC Provincia di Pistoia Chi ha paura del
bilancio partecipato? |
| verdi I Verdi, con il comunicato diffuso il 23/6/06, prendono definitivamente le distanze dall'Amministrazione comunale e dalla maggioranza che sostiene il sindaco Berti: FEDERAZIONE DEI VERDI PROVINCIA DI PISTOIA Sede di Pistoia I Verdi, nel corso dellAssemblea Comunale svoltasi giovedì 22 giugno, hanno iniziato un percorso politico e programmatico in vista delle elezioni amministrative di Pistoia nel 2007. Sono state analizzate le prospettive e le iniziative da intraprendere nellambito del confronto con forze politiche e società civile del comune capoluogo. Sono emerse note fortemente critiche verso lattuale amministrazione e la volontà di perseguire una linea di marcata discontinuità con le direttrici politiche fin qui esplicitate dalla maggioranza che sostiene il sindaco Renzo Berti. Fabrizio Geri |
| verdi2 Documento politico approvato dallassemblea dei Verdi di Pistoia il 26 ottobre 2006 Il mandato amministrativo volge al termine con un bilancio assolutamente negativo. La ragione principale del fallimento dellesperienza Berti consiste nellaver costantemente subordinato le scelte inerenti il futuro della città alle esigenze dei grandi gruppi economici, in un malinteso senso della crescita e dello sviluppo subordinati al rilancio del business e degli affari. Basterebbe pensare, da questo punto di vista, agli esempi di Bottegone, teatro di lottizzazioni che hanno visto lapprovazione di varianti ad hoc per favorire la fattibilità degli interventi privati, dellarea Pallavicini posta lungo la via Sestini e del viale Adua, dove si è persa loccasione per riqualificare una periferia degradata ancora oggi priva di marciapiedi, di verde e di piste ciclabili degne di questo nome. La scelta di procedere a colpi di varianti al Piano Regolatore (oltre cento negli ultimi anni) ha finito col sostituirsi allimpegno di guidare la crescita di Pistoia guardando agli interessi collettivi dei cittadini e ha impedito lapprovazione di uno strumento organico come il Regolamento urbanistico, che rappresentava uno dei punti qualificanti del programma del Sindaco, ribadito anche a metà mandato. Ma non è questo il caso più clamoroso del tradimento da parte di Berti del suo stesso programma, se si pensa che la scelta più significativa del mandato, la sciagurata previsione del nuovo ospedale allex Campo di volo, va proprio contro il programma elettorale del Sindaco. Il programma con il quale Berti si è presentato agli elettori nel 2002 indicava infatti la realizzazione del nuovo ospedale nellambito delle previsioni del Piano Strutturale e quindi non allex Campo di volo, indicato in tale Piano come area inedificabile e polmone verde della città. Vittima sacrificale di questo spregiudicato modo di procedere è risultata senza ombra di dubbio la tanto sbandierata partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative, che, al di là delle centinaia di migliaia di euro spesi in convegni di facciata e materiali propagandistici per imbonire lopinione pubblica, si è risolta nella realtà in una passerella di regime di Sindaco e assessori nei quartieri e nelle frazioni con il solo scopo (non sempre raggiunto) di delucidare e ratificare a posteriori scelte già fatte e decisioni già prese. Pistoia merita di meglio. Coerentemente con le battaglie di questi anni, i Verdi sono impegnati a costruire e ad offrire alla cittadinanza unalternativa credibile alla seconda candidatura di Berti, largamente annunciata per la ormai imminente scadenza elettorale della prossima primavera. Siamo convinti che siano in molti, anche tra coloro che avevano appoggiato questa Amministrazione nel 2002, a condividere il nostro giudizio negativo su unesperienza amministrativa il cui tratto distintivo, oltre al poco amore per la città, abbandonata alla sciatteria e al degrado delle periferie come del centro storico e soffocata da un traffico sempre più caotico, resterà la pervicace determinazione nel calpestare le regole democratiche della società civile. A tutti coloro che condividono questa sensibilità, vorremmo dire a tutti i pistoiesi, le donne e gli uomini di buona volontà, rivolgiamo il nostro appello per incontrarsi e lavorare insieme ad un programma di speranza e di rinascita per Pistoia. Fabrizio Geri Segretario comunale dei Verdi-Pistoia |
| delegaamb Il 2 luglio 06 sulle cronache è stato pubblicato la seguente presa di posizione di Assindustria, CNA e Confartigianato di Pistoia, alla quale rispondono i Verdi con il testo in coda
FEDERAZIONE DEI VERDI PROVINCIA DI PISTOIA Sede di Pistoia Ho letto con preoccupazione
larticolo apparso ieri sulla stampa locale, che
faceva riferimento alla lettera congiunta che
Assindustria, CNA e Confartigianato di Pistoia hanno
scritto alla Regione Toscana, lamentandosi del
blitz che il ministro Pecoraro Scanio ha
perpetrato in merito al ritiro dei decreti attuativi
della riforma ambientale 152. Andrea Pacini |
| furio settembre06 la lettera sulle nomine nelle publi pubblicata su Il Tirreno del 6 settembre 06 Gentile direttore, abbiamo letto con piacere su Il Tirreno di sabato 2 settembre le dichiarazioni del vicesindaco Luca Iozzelli sulle nomine delle Publi, che condividiamo e apprezziamo. Non sappiamo, però, se Iozzelli parli a titolo personale o anche a nome di tutta la Margherita. Di sicuro non parla a nome dellintero centrosinistra visto che il giorno successivo il sindaco Renzo Berti rilasciava una intervista al suo stesso giornale con cui prendeva le distanze sia con le parole, sia con lo sguardo dal suo vice. Molto probabilmente, più attento e sensibile agli umori della cosiddetta società civile, Iozzelli avverte il crescente malumore e la sfiducia di molti cittadini nei confronti del sindaco e della giunta. Allinterno di una coalizione dominata dai DS, nella nostra regione centro di potere esclusivo, arrogante e sostanzialmente arretrato, Iozzelli coglie la necessità di voltare pagina e di avviare scelte morali partendo dai uno dei punti centrali e delicati che chi governa la città deve affrontare: il problema appunto delle nomine, un problema che collegato a quello delletica nella politica è uno degli argomenti su cui da tempo abbiamo cercato di richiamare lattenzione dei cittadini. La sinistra ha ormai scelto leconomia di mercato, ma si è dimenticata che mercato significa regole, senza le quali il sistema non funziona, come abbiamo potuto purtroppo constatare in altre vicende (Coop, Banche, etc.), e chi detta le regole deve avere una condotta morale ineccepibile. Nella nostra città, ma il metodo è nazionale, tra i DS, o meglio tra il suo gruppo dirigente e leconomia pubblica cè una forma di collateralismo, cosicché quasi tutti i dirigenti delle società pubbliche provengono o sono, in qualche modo, legati a quel partito e costituiscono unoligarchia che domina il complesso della vita pubblica. Da qui una politica delle nomine, denunciata da Iozzelli e difesa da Berti, che premia i fedelissimi e forma un blocco di potere compatto, dove la competenza è secondaria rispetto allappartenenza a questo o a quel partito (non è un caso che Berti non voglia i concorsi pubblici per quelle cariche). Gli stessi criteri valutativi valgono anche per i funzionari pubblici che, come ci ha insegnato la vicenda del nuovo ospedale, devono adeguarsi e redigere pareri conformi alle decisioni della politica. Non parliamo poi delle consulenze esterne, che molto spesso hanno anche laggravante di svuotare professionalità interne allamministrazione (non abbiamo niente contro le consulenze ma solo se si integrano con la struttura, non se la sostituiscono). E chiaro che con questo sistema la qualità dei nostri servizi pubblici diviene una chimera, la modernizzazione delle nostre istituzioni un sogno, le riforme tanto invocate unillusione. Si dice che criteri selettivi obiettivi siano difficili da formulare e complessi nella loro gestione. Niente di più falso. Nelle altre nazioni tutto ciò è possibile, la vera ragione per cui da noi ci si oppone è che renderebbe molto complicato addomesticare lesito di ogni concorso a favore dei propri sodali. Non funzionerebbe più lufficio di collocamento per i professionisti della politica e gli scarti della società civile. Noi non sosterremo il sindaco uscente, né la coalizione che lappoggerà, ma se quelle di Iozzelli non saranno solo vuote parole su questi problemi ci troverà pronti a collaborare. Furio Biagini - Officina Politica Pistoiese |
| chessa primarie Testo inviato ai media. Per completezza vedi anche l'articolo de Il Tirreno 14/09/06 che descriveva lo scenario taffiniano citato da Chessa e la conseguente replica dell'Unione pistoiese del giorno dopo. Riportiamo anche i testi di Taffini (tratti dal suo sito - nel primo è citata anche l'Officina) che hanno alimentato la discussione. Interessante anche il -vecchio- comunicato dell'Ulivo PT. La diatriba tra Taffini e lUnione su Il Tirreno riporta in luce una domanda che è stata elusa troppo rapidamente: perché a Pistoia il candidato sindaco del centro sinistra non può uscire dalle primarie ? Porrebbero leletto al riparo da rischi elettorali e ne consoliderebbero la leadership. Si affaccia anzi una domanda ancor più intrigante: considerato che le primarie possono essere edulcorate (come quelle per le regionali, che videro il confronto tra Fragai e candidati che non avevano un decimo del suo curriculum politico), cosa le rende così indigeste al sindaco uscente da fargli preferire lapocalittico scenario taffiniano? Una risposta improbabile, che richiamo per completezza di esposizione, sta nella tesi che Alessandro Capecchi (AN) espose in una intervista (La Nazione 20.11.05), ricavando una minaccia di querela. Disse che il sindaco è il garante della più grande speculazione edilizia mai registrata a Pistoia. Se, in via ipotetica, questo malaugurato scenario che vedrebbe il sindaco espressione di una lobby politico-affaristica avesse elementi di concretezza, deriverebbe che gli sponsor del sindaco non troverebbero alcun vantaggio ad esporre il loro uomo alle primarie: se vanno male lo perdono o lo indeboliscono, viceversa riceve uninvestitura politica e popolare che lo alleggerisce della loro interessata tutela. Come cittadino pistoiese di sinistra sono lieto che quella di Capecchi sia solo la provocazione di un avversario politico, che non ha trovato né seguito né evidenza. Tangibile è invece il fatto che i cittadini non sono disposti a riconfermare entusiasticamente Berti. La chiusura di questa amministrazione ad ogni reale forma di confronto e partecipazione, il grossolano uso demagogico-propagandistico di questi temi (la Fabbrica della Città ecc.) e le pesanti quanto controverse scelte urbanistiche, hanno provocato - oltre alluscita dei Verdi dalla maggioranza - il fiorire dei comitati e dellaperto dissenso in parte dellassociazionismo. Lo spirito di defezione che aleggia nella società civile potrà forse essere disinnescato con le amministrative, costringendo il dibattito elettorale sullalternativa destra/sinistra. Ma con le primarie si avrebbe una situazione incontrollabile per il gruppo che sostiene Berti. Altro motivo è la fragilità della leadership del sindaco, evidenziata da Taffini, che ha ragione di temere tiri mancini nella propria coalizione. I malumori, persino nei DS, motivati dalla gestione bulgara del potere (le nomine nelle publi, lo svuotamento del ruolo del Consiglio e della politica in generale), sono percettibili fuori e dentro il Palazzo. Coloro che non vogliono indebolire Berti temono che le primarie allentino le fila e stimolino sviluppi sgraditi. Soprattutto lemancipazione della parte della Margherita che più soffre la profonda subordinazione nei confronti dei DS e della consistente componente apertamente critica di Rifondazione, partito che in Provincia e Regione non è in maggioranza. Infine sullo scenario della primarie si proietta una chiara minaccia per il sindaco uscente: la richiesta a Renzo Innocenti di farsi avanti, che una componente non trascurabile del centro sinistra pistoiese coltiva nemmeno tanto silenziosamente. Un suo segno di disponibilità porterebbe alla fine dellera Berti. Ma qui lorizzonte si allarga a Roma, dove Chiti ha chiarito che i giochi non sono aperti: a Pistoia niente primarie. Berti è frutto ed ha il sostegno di quella politica egemonica e chiusa che le lobbies politiche detengono con loccupazione del potere. La stessa che ha stabilito lascesa di Scarpetti, che dispensa cariche e incarichi e che ha partorito lultima legge elettorale toscana (assai simile a quella nazionale), per la quale siamo costretti a votare un simbolo senza poter scegliere chi mandare a rappresentarci. Le vere primarie, per questa politica, sono un rischio da evitare con cura. Assai più congeniali gli scenari taffiniani. Mauro Chessa Officina Politica Pistoiese |
| palandri Riceviamo e pubblichiamo lo scritto di Stefano Palandri, da sempre impegnato sul fronte della politica pistoiese nella sinistra, che sintetizza efficaciemente molto di ciò che sta scritto nelle pagine del sito dell'Officina. E apre la stessa speranza che noi desideriamo alimentare e per la quale ci sentiamo impegnati. Sono un cittadino stanco. Sono stanco, ma non per questo vinto. Sono stanco di essere trattato da suddito, di essere prigioniero di strumenti di finta democrazia che mi danno come unica possibilità quella di scegliere, una volta ogni qualche anno, solo e soltanto persone e proposte fatte da altri (da pochi altri). Sono stanco di vedere le istituzioni occupate da personaggi che, più che per le proprie capacità, brillano per il totale acritico asservimento al potente politico di turno. Sono stanco di vedere le sorti della mia città decise nel chiuso di qualche più o meno nota stanza da pochissimi (noti) personaggi. Sono stanco di vedere lievitare il costo necessario al mantenimento (neppur modesto) di una classe politica totalmente autoreferenziale, spesso incapace, e che ha ormai del tutto abbandonato il suo ruolo di servizio alla comunità. Sono stanco di vedere le aziende pubbliche ridotte a ricettacolo di politici da riciclare per continuare a mantenere, con, fra laltro, servizi sempre più onerosi per il cittadino e sempre meno efficienti. Sono stanco di finte litigiosità e differenziazioni che hanno come unico scopo quello di conquistare un posto al tavolo dove si spartisce il potere. E infine sono stanco - ed è forse anche per questo che scrivo queste poche righe - di portarmi dietro anche il peso di aver contribuito (pur agendo sempre, io come tanti altri, animato dalle più sincere motivazioni ideali, per la mia lunga militanza politica nel PCI prima, nel PDS e nei DS poi, godendone anche qualche personale vantaggio) a creare anche io nel mio piccolo questo sistema, e di non aver avuto la forza di non sostenere ancora con il mio voto, (nel ricordo o forse nella nostalgia di idealità che furono) tutto quello che oggi trovo il coraggio di rifiutare. Perdonate lo sfogo, ma credo di non essere solo a sentire un così forte disagio e ritengo che sia ora di pensare a qualcosa di nuovo e diverso, a qualcosa che ci possa consentire, come cittadini, di poter recuperare la dignità che deriva dall'avere un peso nelle decisioni, di potersi confrontare seriamente e serenamente sulle scelte da fare per la nostra vita e la nostra città senza veti, vincoli e rendite di posizione da parte di nessuno, sapendo che, alla fine, ogni decisione sarà il frutto di una scelta ragionata e condivisa e non condizionata dagli interessi personali di Tizio o Caio, ma solo da quello di rendere sempre più civile questa nostra società, nel segno della pace, della tolleranza, della solidarietà e del rispetto dovuto al lavoro. Già, perché, in fin dei conti, cè una sola cosa che dobbiamo con forza rivendicare per noi e per gli altri: LA DIGNITA. E utopia? Forse sì, ma perché non provare? Stefano Palandri |
| voci Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato, che richiede certamente una riflessione. Comunicato: |
| furiodic06 (pubblicato su Il Tirreno del 14 dicembre 06) La scadenza elettorale
amministrativa del prossimo anno rappresenterà un
momento importante per Pistoia e sarà occasione di
conferme o di cambiamenti. Intanto, ci offre l'opportunità
per poter avviare un serio confronto con tutti coloro che
hanno a cuore le sorti della città per cercare insieme
un percorso condiviso. Furio Biagini Officina Politica Pistoiese |