| firma Sul sito di Aprile per la Sinistra di Pistoia è possibile firmare lappello per chiedere lindizione delle primarie per il candidato sindaco. Il discorso sulle primarie è complesso (vedi spazio sotto), quello che si può dire è che, con lattuale quadro normativo che regola le elezioni e definisce i poteri del sindaco (non certo soddisfacente), possono rappresentare un salutare elemento di partecipazione e di apertura del sistema partitico, se non truffaldine e non egemonizzate dalle logiche spartitorie delle segreterie di partito. Lappello è del Comitato Promotore Provinciale Per le Primarie, che è una manifestazione dellUnione ed entro questo soggetto politico chiede le primarie. A Pistoia lUnione tace (miseramente) su questo argomento, mentre i principali partiti dellUnione hanno già dato lassenso alla riconferma automatica di Berti. Chiti e Scarpetti, con un incredibile atto di arroganza nei confronti dellelettorato dellUnione, hanno già dato la benedizione a questa investitura. Risulta quindi evidente la presenza a Pistoia di tre facce dellUnione: quella dei giochi di segreteria, che impone Berti; quella ufficiale, che tace con comprensibile imbarazzo; quella della base, che raccoglie firme per le primarie e si è già espressa con chiarezza contro la ricandidatura automatica di Berti. La firma dellappello rappresenta un contributo allaffermazione di questultima componente che - con attesa coerenza - se non dovesse ottenere ascolto dai propri leaders, dovrebbe trarre le logiche conclusioni in vista delle elezioni 2007. |
| Sotto il profilo tecnico le primarie
sono una procedura selettiva fondata sul voto,
uno strumento che non ammette sfumature nel determinare
il risultato, adatto per individuare una persona, mentre
non sono un modo efficace per definire un programma di
governo, che ha bisogno di mediazioni talvolta complesse,
soprattutto in un contesto di coalizione. Dunque le primarie non
sono lo strumento per rispondere alla domanda, sempre
più presente, di partecipazione democratica nella
definizione delle grandi scelte di programma. Sono
altresì un efficace strumento per selezionare chi, nella
leadership, può meglio rappresentare un dato programma o
chi propone il programma più convincente. In relazione a questa
analisi si può dire che lo strumento delle primarie è
stato coerentemente utilizzato in Puglia, per la scelta
del candidato governatore, mentre lo stesso non è
accaduto per linvestitura di Prodi: in
quelloccasione come disse Piero Fassino, il
problema era di dare massima forza e legittimità
alla leadership di Romano Prodi e certamente non
quella di selezionare il leader o un programma: un
risultato diverso da quello realizzato e atteso sarebbe
stato disastroso, più che inutile. Ma, andando oltre i
tecnicismi, non si può che prendere atto della
notevolissima partecipazione alle primarie di Prodi e
osservare che, in quelloccasione, le primarie si
sono divise in quattro: - per la loro
coerente applicazione avrebbero dovuto essere un modo per
selezionare il leader, in presenza di un programma
dichiaratamente ancora da definire; - secondo alcuni
leaders politici era il modo per spostare
lequilibrio delle forze nella coalizione; - per chi le ha
organizzate sono state il modo per dare investitura al
leader già individuato; - per
lelettorato passivo, ben conscio dei punti
precedenti e probabilmente più maturo della propria
leadership, sono state una formidabile occasione per
lanciare una richiesta di cambiamento rispetto al governo
in carica, aprendo un rilevantissimo credito fiduciario
al leader designato dallopposizione. Questa premessa per
dire che, alla luce di questo esempio, non è semplice
trattare delle primarie senza rischiare fraintendimenti. Quindi, per non
smarrire lanalisi nellastrattezza, è
opportuno rifarsi a casi concreti, ed è inevitabile il
riferimento al modello statunitense, usato sia dal
partito democratico sia da quello repubblicano per la
designazione, da parte degli elettori dei due partiti,
dei rispettivi candidati alla Casa Bianca. Questo modello
non è garanzia di partecipazione democratica, nel senso
compiuto di questo concetto. Se così fosse il sistema
politico statunitense risulterebbe fondato sulla
democrazia partecipativa, il che è evidentemente falso:
le primarie americane non introducono i cittadini nel
processo decisionale (vero ed unico luogo della
democrazia partecipativa) ma consentono ai cittadini di
scegliere solamente chi li governerà (rimanendo entro la
logica di una democrazia rappresentativa fortemente
verticistica). Gli elettori statunitensi agiscono al
termine di un percorso che premia il candidato più
capace di fare unazione lobbistica, di raccogliere
attorno a se i potentati economici (con il concretissimo
rischio di esserne la fedele rappresentazione o lostaggio)
e di conseguire la miglior esposizione mediatica. Questo ci consente di
affermare, se ce ne fosse la necessità, che le primarie
di per se non sono affatto garanzia di partecipazione
democratica, ma anzi possono facilmente essere
strumentalizzate da chi ha una visione verticistica,
aristocratica o strumentale della politica, al fine di
dissimulare una apertura e una qualità democratica del
sistema istituzionale che potrebbe essere assolutamente
apparente. Questa considerazione
vale soprattutto se le primarie vengono utilizzate solo
per designare il leader della coalizione. Diverso
potrebbe essere con le primarie aperte di collegio,
ovvero le elezioni con le quali i cittadini possano
scegliere il proprio candidato alla carica di
parlamentare, di sindaco, di presidente della Regione
eccetera. In questo caso si aprirebbe, a partire dalla
base del sistema piramidale istituzionale e partitico,
una reale partecipazione che potrebbe effettivamente
produrre quel vitale ricambio nella classe politica che
le darebbe la capacità di sviluppare basi programmatiche
forti, non ambigue o effimere. Per una pluralità di
motivi le primarie di collegio possono realmente
contribuire al rinnovamento della politica, riaprendo i
partiti alla società. A questo gioverebbe molto anche l'introduzione
del divieto di riproporre la candidatura oltre un
accettabile numero di mandati consecutivi a tutti i
livelli istituzionali, per evitare sia l'occupazione
delle Istituzioni sia la blindatura dei partiti da parte
dello stesso personale politico che, in questo modo, è
soggetto a sviluppare interessi particolari e forme di
padrinaggio. In ogni caso, qualsiasi sia lutilizzo delle primarie, affinché non finiscano per essere il succedaneo di una partecipazione democratica inesistente, è indispensabile che siano inserite in un sistema realmente aperto e trasparente, animato da un approccio alla politica diverso da quello attualmente dominante, espresso qualche tempo fa da un osservatore particolarmente attento e bene informato come Giuliano Amato: "Nel centro-sinistra non ci sono 13 visioni della società diverse, ci sono 13 nomenklature da soddisfare". In assenza di questo contesto ambientale le primarie, ingabbiate dalla capacità di controllo delle lobbies partitiche, sarebbero persino dannose e sancirebbero il definitivo passaggio dalla dialettica pluralistica, che era malgrado tutto presente nei maggiori partiti della prima repubblica, al trionfo del personalismo e del verticismo presidenzialista, storicamente caro alla destra e funzionale alle logiche del neoliberismo. |