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Firenze, 22 novembre 2007

Comunicato Stampa

DIFFIDA DEL WWF ALLA RIAPERTURA DELL’INCENERITORE DI MONTALE

LA PROVINCIA DI PISTOIA INSISTE NELL’INCENERIMENTO

COME UNICA STRATEGIA NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI

Il WWF Toscana riconosce come fortemente importanti  le motivazioni che sono alla base della manifestazione di sabato 24 novembre contro la riapertura dell'impianto di incenerimento di Montale (PT).

Tramite la nostre Sezioni locali avevamo suggerito alla Provincia di Pistoia un percorso per uscire dalla spirale che vede l’inceneritore quale punto strategico della gestione dei rifiuti dell’A.T.O. n. 5.

Innanzitutto avevamo chiesto garanzie precise prima di procedere ad un'eventuale riapertura dell’impianto: analisi dei terreni ed indagine epidemiologica su tutte.  Contestualmente avevamo chiesto che si investissero forti risorse ed adeguati strumenti sul fronte della raccolta differenziata e della riduzione a monte dei rifiuti.

Alla fine, abbiamo dovuto amaramente prendere atto che da un lato si intende procedere alla riapertura dell’impianto, ‘a prescindere’ dalle nostre richieste e da quelle dei Comitati, mentre dall’altro si è deciso di investire soltanto pochi spiccioli sul fronte della raccolta e della riduzione a monte, questioni per noi dirimenti.

Nemmeno un elementare principio di precauzione, alla luce di quanto è successo la scorsa estate con lo sforamento delle diossine dall’impianto, consiglia a questi amministratori di cambiare rotta.

Si sono cercati dei pretesti (come la storia – ancora molto fumosa ed ambigua – dei carboni attivi difettosi) per poter poi legittimare la riapertura dell’impianto.

In sostanza la politica rimane quella ‘inceneritocentrica’ mentre su tutto il resto si continua a fare poco o nulla.

A questo modo di gestire la ‘patata bollente’ dei rifiuti  il WWF ha ribadito il proprio NO, accanto ad un convinto SI ad una politica diversa che metta in fuori gioco i cosiddetti termovalorizzatori, gli unici impianti di smaltimento ad essere presi in considerazione in Italia (a discapito di quelli assai meno inquinanti come ad esempio gli impianti di trattamento a freddo).

Di conseguenza è stato un passo naturale aver inviato formale diffida a tutti gli enti preposti, affinché l’impianto di Montale non venga riaperto.

WWF Sezione regionale Toscana

 

 

 

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AMBIENTEFUTURO NEWS  3 DICEMBRE 07: LA VITTORIA DI CAMPI BISENZIO.

 

VITTORIA POLITICA DEL NO AGLI INCENERITORI NEL REFERENDUM A CAMPI BISENZIO IN PROVINCIA DI FIRENZE.

 

Il “plebiscito” con cui 9691 cittadini (88,87% contro l’11,13%) residenti a Campi B. hanno seppellito l’ipotesi dell’inceneritore di “Case Passerini” AVRA’ PESANTI RIPERCUSSIONI POLITICHE SULLE STESSE FORZE DI GOVERNO DELLA REGIONE TOSCANA. E’ impensabile a questo punto che la stessa Giunta Regionale non prenda in considerazione la NECESSITA’ DI SVOLGERE UN FORUM PUBBLICO PARTECIPATO in cui possano confrontarsi alla pari diversi scenari di gestione dei rifiuti. Con il plebiscito di Campi che era tuttaltro che scontato ( quesiti, numero e dislocazione dei seggi erano stati imposti dal prosindaco Chini che ha speso un “patrimonio” pubblico per stampare una “brossure” sull’inceneritore di Vienna) APPARE IN TUTTO IL SUO “SPLENDORE” IL RISULTATO DI 7 ANNI DI LOTTE CHE HANNO CONTRIBUITO A DIFFONDERE SAPERI TECNICO-SCIENTIFICI E CULTURA. RISULTA SCONFITTO IN MODO IRREVERSIBILE E’IL “PENSIERO UNICO” DELL’INCENERIMENTO CHE PARTE DALL’ASSUNTO FALSO CHE COMUNQUE SIA INEVITABILE IL RICORSO ALL’INCENERIMENTO PER GESTIRE I RIFIUTI. Aver puntato soprattutto sulle alternative basate su riduzione-riuso-raccolte differenziate porta a porta e trattamento a “freddo” + centro di ricerca del “residuo” ha fatto avvicinare alla causa di “NON BRUCIAMOCI IL FUTURO” vasti settori trasversali. Certo ha aiutato molto ANCHE L’APPELLO DI 173 MEDICI DELLA PIANA che hanno messo in guardia la popolazione dai pericoli sanitari derivanti dagli inceneritori. Cosi’ non sono bastate le “apparizioni” di COMBA E VIVIANO per “tranquillizzare” sugli impatti di questi impianti cosi’ come non è bastato ricorrere al professor VERONESI. MA SOPRATTUTTO NON SONO BASTATI 680.000 EURO DI DANARO PUBBLICO SPESI DAL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA RENZI IN UNA VERGOGNOSA CAMPAGNA DI “PERSUASIONE” A FAVORE DELL’INCENERITORE. EVIDENTEMENTE QUESTA CAMPAGNA HA FATTO “CILECCA” VISTO CHE SEMMAI HA INDIGNATO COLORO CHE GIUSTAMENTE PRETENDONO CHE TALI SOMME VENGANO INVESTITE PER PROMUOVERE RACCOLTE DIFFERENZIATE E RIDUZIONE DEI RIFIUTI. Renzi ha già ribattuto da par suo che il numero dei votanti (11.000 persone per il 31,11% degli aventi diritto) sarebbe irrisorio e che di certo la vittoria del  NO non ostacolerà la realizzazione dell’impianto. Ma è da scommetterci che ben presto questa tracotanza dovrà giungere a più miti consigli. Non solo perché al contrario di quello che dice Renzi l’afflusso al voto concentrato il circa appena 12 ore è stato massiccio (mille votanti ogni ora) nonostante la difficoltà per i votanti di conoscere il proprio seggio di riferimento (non a caso il Comune aveva imposto ben 22 seggi). MA SOPRATTUTTO PERCHE’ SONO LIMPIDE E FORTI LA RAGIONI DEL NO CHE TRACCIANO SCENARI PIU’ AVANZATI E RISPETTOSI DELLA SALUTE PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI. E questi scenari SONO ORMAI SOSTENUTI DA MIGLIAIA DI PERSONE . E’ UN MOMENTO DI GRANDE SODDISFAZIONE PER CHI COME NOI DI AMBIENTE E FUTURO SOSTENIAMO DA ANNI QUESTA BATTAGLIA GUIDATA DAL COORDINAMENTO DEI COMITATI DELLA PIANA FI-PO-PT. BATTAGLIA A CUI ABBIAMO CONTRIBUITO CON LA PROPOSTA DI PIANO ALTERNATIVO vedi su http://ambientefuturo.interfree.it o www.noinceneritori.org e essendo presenti in questa campagna referendaria dettagliando le proposte alternative e “sbugiardando” la stessa Giunta Regionale che ha tentato di ricattare le popolazioni con la “necessità di accettare gli inceneritori per non finire come in Campania”. MA LE BUGIE, SI SA, HANNO LE GAMBE CORTE.

 

 

 

 

 

 

8 DICEMBRE A FERRARRA ASSEMBLEA NAZIONALE DELLA RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO.

 

In un quadro in cui comincia a non apparire impossibile sconfiggere il “partito trasversale” dell’incenerimento diviene importante rafforzare la capacità di iniziativa della Rete Nazionale. Anche perché l’esito della finanziaria sulla “partita” dei sussidi all’incenerimento non solo non è vinto MA RISCHIA DI RIPROPORRE IN FORME MODIFICATE LA MEDESIMA SOSTANZA DELLA TRUFFA.(anche se all’ombra di un apparente accoglimento della direttiva 2001/77). Infatti, riconoscendo i sussidi alla combustione della frazione biodegradabile dei rifiuti  SI CERCA DI GARANTIRE ALL’INDUSTRIA SPORCA DEGLI INCENERITORI UNA EQUIVALENZA DI PROVENTI A QUELLI FIN QUI ELARGITI. ANCORA NON TUTTO E’ STATO DECISO (sta anche  a noi insistere sulle nostre proposte per evitare “una chiusura del cerchio”) E GRAN PARTE DELLA PARTITA SI GIOCHERA’ IN SEDE DI ELABORAZIONE DEI DECRETI MINISTERIALI DAI QUALI DIPENDERA’ SE A “BOCCE FERME” I GESTORI DEGLI INCENERITORI PERDERANNO ALMENO PARTE DEGLI INCENTIVI FIN QUI ELARGITI.

In proposito occorrerà impedire che passino “formulazioni” che riconoscano “alte rese energetiche” alla combustione delle sostanze organiche che notoriamente presentano alte percentuali di acqua e che, come chiaramente scritto sulla direttiva 2001/77 non si permetta di favorire il recupero di energia a discapito del recupero di materia che è da considerarsi prioritario.

 Se poi a tutto ciò leghiamo lo scenario di una “massiva combustione delle biomasse” che pur non essendo ancora pienamente messo in essere (anche qui mancano i decreti attuativi per lo meno per la parte relativa alla identificazione dei rifiuti industriali da classificare appunto come “biomassa”) c’è poco da stare allegri. PER QUESTO LA RISPOSTA DEV’ESSERE FORTE OLTRE CHE SUL TERRITORIO ANCHE IN SEDE NAZIONALE. In questo senso proprio a Ferrara metteremo in essere una organica proposta  per la richiesta in massa di rimborsi all’ENEL E GSE del “maltolto” fin qui sottratto con il 7% della bolletta elettrica e regalato a petrolieri e ai gestori di inceneritori (la traccia di proposta è scaricabile da http://ambientefuturo.interfree.it ). Naturalmente l’incontro servirà anche per adottare iniziative che diano maggiore efficacia al lavoro della Rete Nazionale Rifiuti Zero che comunque DOPO TRE ANNI DI ESISTENZA SI STA RIVELANDO MOLTO UTILE ANCHE PER LE BATTAGLIE LOCALI. 

 

L’INCONTRO SI TIENE IN VIA MUZZINA 11 (sede di Medicina Democratica) A PARTIRE DALLE ORE 10. Contatti 338 75 58 775; 3355456720; 3382866215

 

 

 

 

LIBERTA’ PER GIGIE, NEIL, SHIBU, I TRE ATTIVISTI DI GAIA ARRESTATI  IN INDONESIA..

 

Questi attivisti (conosciamo personalmente GIGIE CRUZ) della GLOBAL ALLIANCE AGAINST INCINERATORS stavano recandosi a BALI dove è iniziata la Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici facendo tappa in Indonesia per un’assemblea. Qui, non conosciamo i motivi dell’arresto sono stati fermati dalla polizia che non si è ancora pronunciata sulla loro liberazione chiesta a gran voce e immediatamente da migliaia di attivisti da tutto il mondo. Ricordiamo che GAIA presenta a BALI UN APPELLO (tradotto in italiano e disponibile su http://ambientefuturo.interfree.it ) in cui afferma che “LE TECNOLOGIE SPORCHE COME L’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI NON PULISCONO IL MONDO E AGGRAVANO IL RISCALDAMENTO GLOBALE”; PER QUESTO L’APPELLO INVITA I GOVERNANTI AD ADOTTARE LA STRATEGIA “RIFIUTI ZERO PER RISCALDAMENTO GLOBALE ZERO”.

Ci auguriamo l’immediato rilascio dei tre attivisti e facciamo appello all’ambasciata italiana a Giakarta per un suo immediato interessamento. Seguiremo l’evoluzione della triste vicenda RINNOVANDO IL NOSTRO SOSTEGNO A GAIA DELLA QUALE CI ONORIAMO DI FAR UFFICIALMENTE PARTE.

 

 

IL CONSIGLIO COMUNALE DI ACERRA ADOTTA LA DELIBERA “VERSO RIFIUTI ZERO”.

 

Tommaso Esposito, consigliere comunale indipendente ha presentato una proposta di delibera sul modello di quella approvata dal COMUNE DI CAPANNORI vedi http://ambientefuturo.interfree.it

CHE IMPEGNA IL COMUNE A PERSEGUIRE L’OBIETTIVO RIFIUTI ZERO. Il 30 NOVEMBRE IL CONSIGLIO COMUNALE HA VOTATO ED APPROVATO TALE DELIBERA CHE ORA IMPEGNA IL COMUNE AD ATTUARLA. Nessuno dimentica le difficoltà della situazione campana MA QUELLO DI ACERRA E’ UN ATTO MOLTO IMPORTANTE CHE NON POTRA’ ESSERE PRIVO DI CONSEGUENZE. Un grazie a Tommaso Esposito, uno tra gli “storici” promotori della Rete Nazionale Rifiuti Zero.

 

RIUSCITISSIME LE ATTIVITA’ A SUPPORTO DELLA GIORNATA MONDIALE CONTRO L’INCENERIMENTO ANCHE GRAZIE AL SUPPORTO DI PAUL CONNETT.

 

Sono centinaia (almeno 200 i gruppi e le realtà locali che hanno aderito alle attività a favore della giornata mondiale contro l’incenerimento dei rifiuti), alcune miglia le persone che hanno partecipato, 40 le iniziative in altrettante località e città italiane. Gigie Cruz ( che speriamo venga immediatamente lasciata libera dalle autorità indonesiane) si è complimentata con tutti noi per il numero e la qualità delle iniziative organizzate in Italia. Particolarmente importanti le iniziative organizzate in Calabria ed in Sicilia dove un “conferenziere” di eccezione come il professor Connett ha “garantito” il “pieno” agli incontri. SONO MIGLIA LE PERSONE CHE TRA LA CALABRIA E LA SICILIA HANNO ASSISTITO ALLE CONFERENZE DI CONNETT A FAVORE DELLA STRATEGIA RIFIUTI ZERO. In Calabria, organizzato dal Forum Ambientalista con la collaborazione di gruppi locali come “IL RICCIO” di Castrovillari ( dove Connett ha incontrato il dottor LAGHI) e il MOVIMENTO DI DIFESA DEL TERRITORIO DI GIOIATAURO vi è stata una grande partecipazione cosi’ come in Sicilia nelle conferenze di AUGUSTA dove in circa 400 persone hanno assistito alla conferenza del professor Connett, del professor Luigi Solarino, del dottor Giacinto Franco. Nel giorno successivo all’università di Catania erano presenti circa 600 persone tra studenti e altri partecipanti. Nell’ultimo giorno di permanenza in Sicilia, a Trapani, vi è stata una riuscitissima Conferenza a sostegno della strategia rifiuti zero con la partecipazione di più di 150 persone e dei Sindaci di Trapani e di Erice che si sono detti disponibili a confrontarsi con questa nuova modalità di gestione dei rifiuti. Infine dobbiamo ringraziare anche il COORDINAMENTO AMBIENTALISTA DELLA LOMBARDIA che ha inviato l’adesione alla giornata. La prossima volta di Paul Connett sarà proprio la Lombardia. Già previste conferenze a Milano (il 26 gennaio) e a Brescia. Altri incontri sono già prenotati a Pordenone e in Lunigiana (Massa Carrara) e a Siracusa.

 

 

Rossano Ercolini, Fabio Lucchesi

 

 

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Comunicato stampa Unaltracittà/Unaltromondo

Referendum a Campi contro l'inceneritore, De Zordo: "I medici della Piana dimostrano alla classe politica cosa vuol dire salvaguardare la salute dei cittadini"

"Una lezione di buona politica" . Così Ornella De Zordo di Unaltracittà/Unaltromondo definisce l'appello dei centosettantatre medici della Piana fiorentina che hanno deciso di palesare la loro contrarietà alla costruzione di un nuovo inceneritore a Campi Bisenzio. Per De Zordo " I medici mostrano una tensione etica e un rispetto per la salute dei cittadini che sembrano perse da quegli amministratori, fiorentini e toscani, che vedono nell'incenerimento la soluzione finale per gestire i rifiuti.

Mancano pochi giorni al referendum di Campi Bisenzio, ha continuato la capogruppo di Unaltracittà/Unaltromondo a Palazzo Vecchio, e l'appello dei medici è una boccata di ossigeno in una campagna elettorale avvelenata da campagne istituzionali false e demagogiche come quella promossa dalla Provincia di Firenze. Un appello che la politica deve saper ascoltare perchè proviene da coloro, i medici, che più di ogni altra categoria conoscono i danni irreversibili e le sofferenze che le diossine, i furani e gli agenti inquinanti emessi dagli inceneritori, anche di ultima generazione, provocano su centinaia di persone. Vittime innocenti, ha concluso De Zordo, provocate da un'idea di modernità dell'attuale classe politica dirigente figlia di un'anacronistica visione sviluppista della società.

 

 

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AMBIENTEFUTURO NEWS NOVEMBRE 07: 8 DICEMBRE ASSEMBLEA NAZIONALE DELLA RETE RIFIUTI ZERO A FERRARA…e altre buone notizie

 

A FERRARA PER LANCIARE UNA VERTENZA NAZIONALE CONTRO LE VECCHIE E LE NUOVE MODALITA’ DI INCENTIVAZIONE DEGLI INCENERITORI.

 

La scelta di Ferrara non è casuale. Anzi è duplice: esprimere solidarietà all’ORDINE DEI MEDICI DELL’EMILIA ROMAGNA MINACCIATI DAL MINISTRO DELL’INCENERIMENTO BERSANI perché responsabilmente hanno messo in guardia contro i pericoli sanitari connessi all’incenerimento E DIMOSTRARE CONCRETAMENTE SOSTEGNO ALLE REALTA’ FERRARESI CHE SI STANNO BATTENDO DA ANNI CONTRO LA TRIPLICAZIONE DELL’INCENERITORE E UNA MEGA CENTRALE A TURBOGAS. Mentre a brevissimo verranno inviati i dettagli logistici dell’incontro che comunque si svolgerà presso la locale sede di MEDICINA DEMOCRATICA  l’ordine del giorno riguarderà le risposte concrete da dare alla perdurante truffa dei sussidi all’incenerimento che l’attuale finanziaria intende riformulare attraverso la incentivazione della combustione della frazione biodegradabile dei rifiuti e delle cosiddette biomasse. Per questo in seguito ad un lavoro svolto dal gruppo appositamente incaricato da circa un anno E’ PRONTA L’IMPOSTAZIONE E LA PROMOZIONE DI UNA VERTENZA NAZIONALE DA MIRARE IN PRIMIS CONTRO ENEL E GESTORE DELL’ENERGIA (GSE) PER RICHIEDERE IL RIMBORSO DEL “MALTOLTO” ATTRAVERSO IL 7% DELLA BOLLETTA FINITO NELLE TASHE “SPORCHE” DI PETROLIERI E GESTORI DI INCENERITORI. A questo punto dopo un lavoro anche di approfondimento legale occorre stabilire MODI E TEMPI PER PARTIRE CON QUESTA CAMPAGNA CHE OPPORRA’ IL GIGANTE GOLIA (ENEL) AL DAVID rappresentato dalle miriadi di realtà che afferiscono alla RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO. Naturalmente il tutto anche in relazione ai giudizi da dare e alla comprensione nei confronti degli scenari emersi dalla finanziaria approvata in senato dei quali verrà messa a disposizione scheda esplicativa sintetica. L’incontro, al quale saranno presenti i legali che hanno “istruito” le basi giuridiche della vertenza, pur considerando l’impegnatività del punto di cui sopra servirà anche a gettare le basi per un rafforzamento strutturale della RETE al fine di renderla più EFFICACE ED INCISIVA. Si pregano tutte le realtà di partecipare con delegazioni qualificate per dare alle decisioni la maggior con divisibilità possibile.

 

GIORNATA MONDIALE DEL 28: CRESCONO LE ADESIONI

 

Nonostante il recente svolgimento della riuscita “giornata nazionale contro i sussidi all’incenerimento” che ha visto lo svolgersi di ben 46 iniziative in 43 località italiane di 14 regioni sta verificandosi il “pieno” anche per questo sesto appuntamento mondiale promosso da GAIA www.no-burn.org e coordinato in Italia dalla Rete Nazionale Rifiuti Zero. Questo l’elenco provvisorio delle attività segnalate (il termine della segnalazione scade il 26) che si svolgeranno dal 23 al 1 dicembre. C’è da dire che quest’anno le iniziative italiane si intrecciano e si avvalgono della preziosa presenza del professor Paul Connett che svolgerà un nuovo tour italiano proprio dal 22 al primo dicembre.

Questo l’elenco del momento (citando le città e le località di svolgimento):

TORINO, MILANO, BRESCIA, SAN REMO, MODENA, FERRARA, MASSA CARRARA, FORTE DEI MARMI, LUCCA, CAPANNORI, CASTELNUOVO GARFAGNANA, BORGO A MOZZANO, MONTALE, CAMPI BISENZIO, AREZZO, PERUGIA, PESARO, ROMA, NAPOLI, ACERRA, POZZUOLI, L’AQUILA, COSENZA, GIOIATAURO, REGGIO CALABRIA, CATANIA, AUGUSTA, TRAPANI.

Invitiamo tutte le realtà che aderiscono o invieranno adesione di UTILIZZARE IL LOGO DELLA GIORNATA MONDIALE DI AZIONE scaricabile o da www.no-burn.org o da http://ambientefuturo.interfree.it .

 

LE BUONE NOTIZIE: CHIUSA LA DISCARICA DI LO UTTARO, L’INCENERITORE DI OTTANA NON SI FARA’.

 

Ieri mattina sono partite 14 denunce contro altrettanti funzionari della Provincia di Caserta e del direttore della discarica accusati di DISASTRO AMBIENTALE, DI FRODE E DI FALSO IDEOLOGICO. La discarica E’ STATA FINALMENTE POSTA SOTTO SEQUESTRO E NON POTRA’ PIU’ ACCOGLIERE RIFIUTI. Si chiude ancora una volta cosi’ un capitolo del “dramma campano” che vede gli amministratori complici di un sistema che ha portato al disastro nel corso di 14 anni di commissariamento per di più lesivo delle procedure democratiche e della legalità. Ora occorre che il prefetto PANSA che sta mettendo mano ad un nuovo piano di gestione dei rifiuti ascolti le popolazioni e punti non sugli inceneritori e sulle megadiscariche MA SULLA RIDUZIONE E SU IMMEDIATE E GENERALIZZATE RACCOLTE DIFFERENZIATE PORTA A PORTA. Intanto però CI GODIAMO LA BELLA NOTIZIA RINGRAZIANDO LA LOTTA DELLE COMUNITA’ CHE QUANDO E’ UNITA NON MANCA DI RISULTATI VINCENTI. Ma un altro risultato vincente va registrato in Sardegna dove il “governatore” SORU, messo alle strette dalla mobilitazioni delle Comunità locali alla quali non è mancato l’apporto della Rete Nazionale Rifiuti Zero HA DEFINITIVAMENTE STRALCIATO l’ipotesi dell’inceneritore di Ottana. Ci auguriamo che altri amministratori dimostrino altrettanto rispetto verso le proteste e le proposte avanzate dalle popolazioni come ha masso in luce il presidente della Regione Sardegna. DUE BELLE BOCCE!

 

SOLIDARIETA’ AD ADRIANO MEI E AD ALFREDO SADORI MESSI SOTTO PROCESSO DALLA WAFERZOO IL 22 NOVEMBRE.

 

I due attivisti del COORDINAMENTO DEI COMITATI DELLE VALLI DEL METAURO (PS) e punti di riferimento della Rete Nazionale Rifiuti Zero che di fatto stanno affossando il progetto di una mega “centrale a biomasse” ad Orciano- Schiappe (il progetto è stato bocciato dalla Sovrintendenza) devono rispondere di diffamazione nei confronti dell’impresa. LA RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO oltre a ritenere infondata questa accusa anche perché sono stati gli stessi livelli istituzionali con pronunciamento del TAR a decretare la “non idoneità” del progetto ESPRIME AFFETTUOSA SOLIDARIETA’ AI DUE ATTIVISTI ED AMICI NONCHE’ A TUTTE LE COMUNITA’ DELLE VALLI DEL METAURO.

 

INCENTIVI AGLI INCENERITORI: I NUOVI VOLTI DELLA TRUFFA.

 

A “carte” lette abbiamo potuto fotografare i nuovi scenari (non ancora organicamente realizzati) che si preparano per la riformulazione delle nuove modalità di sussidio all’incenerimento dei rifiuti. La veste che entro tre mesi dalla approvazione dalla finanziaria dovrebbero prendere attraverso un decreto ministeriale (ma non è detto che riescano ad approvarlo davvero entro tre mesi) è QUELLO DELLA COMBUSTIONE DELLA FRAZIONE BIODEGRADABILE DEI RIFIUTI E DELLE BIOMASSE. Allo stato attuale al di là del GIUDIZIO POLITICO DI FONDO NEGATIVO CIRCA L’IMPIANTO DI QUESTO (e di non solo questo) PROVVEDIMENTO contenuto in finanziaria occorre seguire ed intervenire sulle fasi che seguiranno. E’ ANCHE QUESTO IL SENSO DELLE FORME DI CONTESTAZIONE FISCALE CHE SARANNO VARATE DAll’ASSEMBLEA DI FERRARA che si dovranno integrare anche, però, con la capacità di denunciare e possibilmente RINTUZZARE I TENTATIVI TRUFFALDINI di far recuperare all’industria sporca dell’incenerimento il 90% della vecchia pacchia dei CIP 6. In questo senso, prendendo atto con disappunto della disinvoltura con cui anche i parlamentari della “sinistra radicale” hanno avallato lo “scenario olandese” quando avrebbero potuto pretendere come avvenuto in Germania di non consentire NESSUN INCENTIVO ALLA COMBUSTIONE DEI RIFIUTI , OCCORRE RESPINGERE LA PROPOSTA DI FEDERAMBIENTE PRESENTATA AD “ECO-MONDO” CHE PUNTA AD INCENTIVARE DEL 50% IL CHILOVATTORA PRODOTTO CON LA COMBUSTIONE DEI RIFIUTI BIODEGRADABILI. In questo modo da stime fondate gli inceneritori recupererebbero circa il 70% dei vecchi sussidi. Anche alla luce delle evidenze scientifiche per cui “bruciare acqua” non può produrre granchè energia e alla luce del citato “modello olandese” vedi http://ambientefuturo.interfree.it secondo cui gli incentivi sono ridotti del 70% occorre impedire che la “garanzia dell’affare” ai “soliti noti” venga a prendere il posto di una oggettiva valutazione scientifica E SOPRATTUTTO DI UNA CHIARA VOLONTA’ POPOLARE. Per questo oltre alle mobilitazioni OCCORRERA’ ORGANIZZARE UN IMPORTANTE APPUNTAMENTO SCIENTIFICO PER SMONTARE PEZZO PER PEZZO LE MIRE DEL “RINNOVATO PARTITO DELL’INCENERITORE”. La stessa “partita” delle biomasse che allo stato attuale rimane ancora legislativamente in sospeso ci obbliga A VIGILARE PER EVITARE CHE DAVVERO DIVENTI LA “NUOVA FRONTIERA” DELL’INCENERIMENTO magari mascherata di “verde”. IL MESSAGGIO E’: PEDALARE!

 

REFERENDUM A CAMPI BISENZIO: LO SCONTRO DIVENTA NAZIONALE

 

Che il referendum sull’inceneritore di Case Passerini tra Sesto fiorentino e Campi B. diventasse infuocato era da prevedere. MA CHE L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’SI FACESSE ARRUOLARE NEI SUOI LIVELLI APICALI DAL “PARTITO DEL SI’” E’ CLAMOROSO ED INACCETTABILE. Infatti nella serata del 19 il pro-sindaco Chini “pasdaran” dell’incenerimento e bugiardo incallito (per questo ha ricevuto il PINOCCHIO DA PARTE DEL COORDINAMENTO DEI COMITATI DELLA PIANA FI-PO-PT) HA ESIBITO I DOTTORI VIVIANO E COMBA DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ CHE HANNO ACCETTATO DI ANDARE A SOSTENERE LE SORTI DELLA CAMPAGNA “PERSONALE” DEL CHINI, ALLA FACCIA DELLA “IMPARZIALITA’ DELLE ISTITUZIONI. Forse sarà il pronunciamento sempre più massivo dei medici contro l’incenerimento o forse saranno i poteri confindustriali fatto sta che questi signori BEN PAGATI DA NOI CITTADINI sono andati in assemblea rovesciando ilPRINCIPIO DI PRECAUZIONE”. Secondo loro non sono i proponenti gli inceneritori a dover dimostrare l’assenza di qualsiasi rischio per la salute ma sono i cittadini attraverso la “conta dei morti” nel tempo a dover dimostrare che fanno male. CIOE’ A DANNO AVVENUTO. La verità è che “NESSUN RISCHIO E’ ACCETTABILE SE E’ EVITABILE”. Infatti la gravità di quello che è avvenuto a Campi è che non solo costoro sono andati a “servire il principe-ranocchio”per dire “quanto fanno bene gli inceneritori moderni” MA HANNO AVALLATO ANCHE E SOPRATTUTTO CHE NON ESISTONO ALTERNATIVE VIOLENTANDO PALESEMENTE LA REALTA’ CHE DIMOSTRA CHE NEL MONDO ED ANCHE IN ITALIA CI SONO IMPORTANTI REALTA’ IN GRADO DI FARE AMENO DEGLI INCENERITORI. Comunque per il 2 dicembre, data del voto SIAMO FIDUCIOSI CHE I CITTADINI SAPRANNO SCONFIGGERE QUESTI VERGOGNOSI “GIOCHETTI”.

INTANTO RICORDIAMO CHE SEMPRE NELLA PIANA A MONTALE (PT) SABATO 24 SI SVOLGERA’ UN SIT-IN PERCHE’ L’INCENERITORE “FUORILEGGE” NON RIPRENDA A FUMARE. DOBBIAMO ESSERE IN TANTI.

 

 

Rossano Ercolini, Fabio Lucchesi


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AMBIENTEFUTURO NEWS 14 NOVEMBRE 07: 28 NOVEMBRE, GIORNATA MONDIALE  CONTRO L’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI.

INCENTIVI, INCENERITORI, FINANZIARIA: CAMBIARE QUALCOSINA PER NON CAMBIARE NULLA?

Pare proprio di si’. L’11 novembre, in Senato, è stato votato l’articolo 30 (nell’ambito della finanziaria 2008) riguardante gli incentivi “truffaldini”agli inceneritori (e a seguire alle energie rinnovabili). In pratica l’articolo (che come il resto della finanziaria deve poi passare alla Camera) tende a ripristinare il testo deliberatamente “corretto” dall’ultima scrittura della finanziaria 2007 che individua i termini di “deroga” per i soli impianti esistenti e per quelli realizzati ed operativi. Viene fissato inoltre un tempo massimo di tre mesi per definire le deroghe che al di là di qualche limitazione rimangono nelle mani di Bersani. Quindi apparentemente qualche timido passo in avanti AMPIAMENTE COMPENSATO IN NEGATIVO PERO’ DAGLI ARTICOLI SUCCESSIVI CHE DI FATTO (con pochissime modifiche marginali) CONFERMANO LA “VOLONTA’” DEL “FAMIGERATO” ARTICOLO 30 bis ispirato da Bersani (e curiosamente “rimosso”dal Presidente della Commissione Ambiente del Senato Tommaso Sodano che fino all’ultimo ne ha negato esistenza e contenuto). Come già abbiamo avuto modo di dire pur evitando “disfattismi” paralizzanti, “IL DIAVOLO STA NEL DETTAGLIO”. Infatti in questi articoli che riguardano la incentivazione delle energie rinnovabili si fa riferimento a due aspetti “inquietanti” che PONGONO SU DI UN “PIANO INCLINATO” FAVOREVOLE ALL’INCENERIMENTO DUE ASPETTI DELICATI CHE RISCHIANO DI FAR ENTRARE DAL “PORTONE” CIO’ CHE E’ USCITO DALLA PORTA. Stiamo parlando della combustione della frazione biodegradabile dei rifiuti urbani e delle biomasse che (attraverso l’allegato 2) vengono annoverate (purtroppo il linea con la direttiva UE 2001/77) tra le “fonti rinnovabili” e quindi soggette ad incentivazione una volta bruciate. OCCORRE DIRE CHE I GIOCHI NON SONO ANCORA FATTI FINO IN FONDO E CHE, NOSTRO COMPITO DIVIENE QUELLO DI MOBILITARCI IN MODO DA NON FAR CHIUDERE IL CERCHIO. Si rimanda ad un Decreto Ministeriale da emanare entro 90 giorni (e c’è da giurare che Bersani farà di tutto per accelerare i tempi di attuazione) in cui stabilire le modalità di incentivazione di queste tipologie di rifiuti e di materiali. In proposito occorre ricordare, come del resto abbiamo puntualmente fatto anche facendo porre agli atti un documento preciso (vedi http://ambientefuturo.interfree.it ) in occasione dell’incontro con la Commissione Ambiente del Senato, che mentre in Germania e parzialmente in Inghilterra, pur nel quadro della Direttiva 2001/77 NON VIENE INCENTIVATA NESSUNA FORMA DI COMBUSTIONE DEI RIFIUTI, in Italia sembra si sia voluto scegliere la “via olandese”che attraverso la individuazione di una “FORMULA”riconosce incentivi alla combustione della parte biodegradabile dei rifiuti. “A BOCCE FERME” VERDI E RIFONDAZIONE DEVONO SPIEGARE COME MAI HANNO PERMESSO QUESTO “AUTOMATISMO” quando avrebbero potuto contribuire ad UN “AMPIO CONFRONTO” PRIMA DI ARRIVARE A QUESTO SCENARIO GIA’ IN BUONA PARTE COMPROMESSO. A QUESTO PUNTO OCCORRE FARE DI TUTTO PERCHE’ LA MODALITA’ DI CALCOLO GIA’ PREDISPOSTA IN “BOZZA” DAL GSE (e dal “solito” ministro Bersani) E CONTENENTE UNA “NUOVA TRUFFA” CHE ATTRIBUISCE ELEVATO POTERE CALORIFICO ALLA FRAZIONE ORGANICA CALCOLANDONE IL POTERE CALORIFICO SUPERIORE (anziché quello inferiore –p.c.i). Questo vuol dire PREPARARE UN’IMPORTANTE INIZIATIVA A ROMA IN TEMPI UTILI FACENDO ARRIVARE AL “PALAZZO” LA NOSTRA CONTESTAZIONE MA ANCHE LE NOSTRE PROPOSTE. Per parlarci chiaro: SE VENISSE CONFERMATA QUESTA MODALITA’ I GESTORI DI INCENERITORI RECUPEREREBBERO CIRCA IL 90% DI QUELLO CHE HANNO “PERSO” CON LA FINE DEI CIP6. BEN OLTRE LO “SCENARIO OLANDESE” CHE RICONOSCE NON PIU’ DEL 40% DEI “SUCCOSI” INCENTIVI INCAMERATI CON LA FAMIGERATA “TRUFFA”. Quindi, andando oltre “diatribe”eccessive sulle “responsabilità”( per parafrasare il Movimento NO TAV “NON ABBIAMO GOVERNI AMICI” NE’ FORZE POLITICHE “AMICHE”che ci tolgono le “castagne dal fuoco”) occorre FARE I CONTI CON LA NUOVA FASE ATTIVANDO DA SUBITO I NOSTRI “ANTICORPI”. Per quanto riguarda la “partita”delle biomasse possiamo ancora fidare sulla assoluta contraddittorietà della normativa vigente che IDENTIFICA LE BIOMASSE COMBUSTIBILI (vedi il citato allegato X del DLGS 152/06) con una limitata tipologia di prodotti non identificabili con i rifiuti (il vero affare per l’industria “sporca” E’ BRUCIARE IN PRIMO LUOGO I RIFIUTI INDUSTRIALI PROVENIENTI DA COMPARTI DEL MOBILE, DEL CARTARIO E DELL’AGROINDUSTRIA) . Certo, niente di cui stare tranquilli visto che l’allegato in questione su cui insisterà ancora Bersani con decreti ad hoc riguarda le “famigerate” COLTURE NON A FINE ALIMENTARE oltre ai cascami del legno vergine e agli olii di “vegetazione”tristemente importati dall’altro emisfero. Comunque occorre chiamare ancora a nostra “difesa” che in tutta questa vicenda ed in particolare nella combustione incentivata della frazione biodegradabile dei rifiuti la pur contraddittoria normativa UE afferma che OCCORRE TENER CONTO DELLA GERARCHIA NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI PER CUI LE SOSTANZE ORGANICHE DEVONO, IN VIA PRIORITARIA ESSERE RECUPERATE SOTTO FORMA DI MATERIA E… AGGIUNGIAMO NOI, VISTO I PROCESSI DI DESERTIFICAZIONE LA RACCOLTA PORTA A PORTA DELL’ORGANICO NON PUO’ E NON DEVE ESSERE INDEBOLITA DA QUALSIASI “scenario di tipo olandese corretto all’italiana”.

A MAGGIOR RAGIONE: ATTIVIAMOCI PER IL 28 NOVEMBRE GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO GLI INCENERITORI PROMOSSA DA GAIA.

A dibattito ancora vivo su questi temi può essere di rinforzo “approfittare” di questo evento che conferma quanto nel mondo l’incenerimento sia impopolare . Ricordiamo di inviarci la segnalazione delle attività programmate che noi invieremo alla stampa nazionale e a GAIA www.no-burn.org

L’ultimo giorno utile verrà considerato il 26. Già registriamo iniziative a MILANO, ROMA, NAPOLI(dove l’”emergenza campana”si sta riacutizzando coinvolgendo il martoriato Comune di Giugliano) , TRAPANI, CATANIA, AUGUSTA (dove sarà presente Paul Connett ) , CALABRIA, SANREMO, LUCCA, CAPANNORI, CAMPI BISENZIO, FORTE DEI MARMI, MASSA CARRARA , MONTALE , POZZUOLI ecc

REFERENDUM A CAMPI BISENZIO: I “POTERI” SI COALIZZANO PERCHE’ HANNO PAURA DI UNA SECCA SCONFITTA DELL’INCENERITORE.

Il “prosindaco” Chini che spende danari pubblici per “levigate”brossure a favore del “magnifico” inceneritore di Vienna ha paura di “perdere”nel referendum da lui imposto per il quale si voterà il 2 dicembre . Cosi’ insieme all’aggressivo presidente della Provincia di Firenze Renzi, CHIAMA AL “DOVERE” LE ASSOCIAZIONI DEGLI INDUSTRIALI PER NON ESSERE LASCIATO DA SOLO. SCOPRENDO PERO’ IN QUESTO MODO CHE A LUI INTERESSANO PIU’ I POTERI FORTI CHE GLI INTERESSI DELLA POPOLAZIONE. A conferma della “partita truccata” che sta giocando NON LESINA NEMMENO IL RICORSO A FALSIFICAZIONI CLAMOROSE PAVENTANDO SCENARI EMERGENZIALI DI TIPO “CAMPANO”. Ebbene i numeri e i dati DIMOSTRANO CHE IN TOSCANA (nonostante livelli molto bassi di RD, ben sotto i minimi di legge –la RD non supera il 30,7%9) NON C’E’ IMMINENTE ESAURIMENTO DI DISCARICHE LE CUI VOLUMETRIE UTILIZZABILI GARANTISCONO ANCORA CIRCA 10 ANNI DI SMALTIMENTO. Vedi scheda su http://ambientefuturo.interfree.it . Questo non vuol dire che non ci sia la necessità di ridurre i conferimenti in discarica. Significa semmai che le discariche VANNO UTILIZZATE IN MODO “PARSIMONIOSO” attivando politiche virtuose di riduzione e di raccolta differenziata porta a porta come indicato nel PIANO ALTERNATIVO ELABORATO PER I COMITATI DA AMBIENTE E FUTURO www.noinceneritori.org oppure http://ambientefuturo.interfree.it

Prospettiva del tutto diversa da chi , come CHINI, “procurando allarme” cerca di “criminalizzare” i cittadini che si oppongono all’inceneritore previsto a CASE PASSERINI tacciadoli di “mancanza di responsabilità”. Gli irresponsabili sono invece coloro CHE FACENDO DA TAPPO ALLO SVILUPPO DI POLITICHE VIRTUOSE SPENDONO SOLDI PUBBLICI ED ENERGIE PER IMPORRE GLI INCENERITORI. E basta trasferirci di pochi chilometri da Campi Bisenzio per trovare il caso collegato dell’inceneritore di MONTALE che chiuso per sversamento di diossina gli amministratori (che hanno una RD che non supera il 24%) vogliono far riaprire “arrampicandosi” sugli specchi. In questo quadro I COMITATI ED IL PRESIDIO PERMANENTE HANNO CONVOCATO PER SABATO 24 UN SIT-IN DI PROTESTA A CUI PARTECIPERANNO LE REALTA’ DI TUTTA LA PIANA FI-PO-PT.

SABATO 1 DICEMBRE MANIFESTAZIONE A ROMA PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DELL’ACQUA E A DIFESA DEI BENI COMUNI.

La Rete Nazionale Rifiuti Zero ha aderito a questa importante manifestazione che chiede una moratoria nei processi di privatizzazione. Oltre ad essere presente con una propria delegazione invita tutti i Comitati afferenti alla Rete A PARTECIPARE. Ricordiamo che il “movimento” ha raccolto più di 400.000 firme per una legge di iniziativa popolare su questi temi. IL PUNTO DI CONCENTRAMENTO E’ ALLE 14,30 IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA.

AMBIENTE E FUTURO SI COSTITUISCE IN ASSOCIAZIONE DOTANDOSI DI UN CONTO CORRENTE.

Per dare maggior supporto alle numerosissime “vertenze” AMBIENTE E FUTURO ha deciso di strutturarsi più efficacemente stringendo le fila e cercando di trovare anche sostegni economici da parte di simpatizzanti e di gruppi che fruiscono dei servizi forniti dalla Associazione. Ricordiamo che finora questi servizi (organizzazione dei tour di Paul Connett, partecipazione in qualità di relatori a conferenze e convegni, elaborazione di piani e proposte alternativi in materia DELL’ASSOCIAZIONE CHE COMUNQUE CONTINUERA’ AD OPERARE ASSOLUTAMENTE SENZA FINI DI LUCRO. Infatti la costituzione in associazione che risulta presieduta da Maria Giuseppina Abate e denominata “AMBIENTE E FUTURO PER RIFIUTI ZERO” servirà solo a permettere a chi lo vorrà di VERSARE UN CONTRIBUTO ECONOMICO VOLONTARIO CHE VERRA’ RIGOROSAMENTE INVESTITO NELLE CAMPAGNE DI SUPPORTO ALLA STRATEGIA RIFIUTI ZERO. Questo il CONTO CORRENTE: CCP 85015139 intestato a AMBIENTE E FUTURO PER RIFIUTI ZERO.

DISPONIBILE LA RISPOSTA AGLI “ESPERTI”: RISPOSTE SCIENTIFICHE AI PROFESSORI VITO FOA E UMBERTO VERONESI DA PARTE DELLA RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO

Su http://ambientefuturo.interfree.it potrete trovare le risposte basate su di una chiara documentazione scientifica a questi “esperti” che non perdono occasione di “incensare” gli inceneritori.

Rossano Ercolini, Fabio Lucchesi

 

dezo1107 

Comunicato Stampa Unaltracittà/Unaltromondo

Campagna Rifiuti della Provincia di Firenze
No alle falsità, Firenze ha bisogno di amministratori all'altezza delle sfide della modernità


La campagna promossa dalla Provincia di Firenze a favore degli inceneritori è una campagna che falsa la realtà, demagogica, pericolosa e non aderente alle ultime risoluzioni del Parlamento Europeo in materia di rifiuti. Gli abitanti della Piana fiorentina non hanno bisogno di propaganda ma di politici e amministratori attenti, impegnati nella difesa del bene comune e non nella promozione di tecnologie pericolose per la salute dei cittadini da loro amministrati, soprattutto nel momento delicato in cui sono chiamati alle urne per il referendum che si terrà a Campi sulla costruzione del nuovo inceneritore della Piana.

La campagna falsa la realtà perché afferma che solo il 50% dei rifiuti prodotti può essere riciclata. Se i nostri amministratori fossero meno provinciali conoscerebbero le esperienze più virtuose sia nel nostro paese che nel resto del mondo. Il Comune di Capannori (Lucca) dal 1 febbraio al 31 ottobre 2006 ha raggiunto 82,40% di raccolta differenziata. Il Consorzio Priula gestisce il ciclo dei rifiuti urbani di 23 comuni della provincia di Treviso: 583,79 Kmq per 220.000 abitanti, raccolta differenziata al 75,3%. L'area metropolitana di San Francisco (USA), quasi un milione di abitanti, nel 2004 ha riciclato il 66% dei rifiuti prodotti. Camberra (Australia) 330.000 abitanti per una raccolta differenziata che raggiunge il 69%. I
In Toscana gli amministratori sono fermi ad un valore tra il 30 e il 40%... Una dizione corretta per il manifesto voluto dal presidente della provincia potrebbe quindi essere: "Solo il 50% è riciclabile finché governano amministratori come noi"

La campagna è demagogica perché fa intendere che nelle case della Piana fiorentina ci si riscalderà grazie all'energia prodotta dall'inceneritore mentre è risaputo che tale energia è molto limitata e conveniente solo e soltanto se incentivata da finanziamenti pubblici. Non è un caso che all'unisono gli interessi politici ed industriali, in nome di uno sviluppismo anacronistico quanto pericoloso per l'ambiente e il territorio, risolvano il problema moltiplicando gli inceneritori grazie ai generosi aiuti economici previsti da leggi ingannevoli come quella sulle energie rinnovabili e 'assimilabili'. Viene così tradita la Risoluzione 2006/2175(INI) dell'Unione Europea votata lo scorso 15 febbraio che preferisce, gerarchicamente, il riutilizzo e il riciclaggio rispetto al recupero energetico e che  sconfessa quindi il Testo Unico ambientale n. 152/06.

La campagna è pericolosa perché dipinge la realtà degli inceneritori come una buona, risolutrice, persino seducente. Di diossine si muore invece, gli inceneritori di nuova generazione non sono più salubri di quelli di vecchia progettazione. La campagna della Provincia ignora gli allarmi provenienti delle più avanzate ricerche scientifiche sugli effetti nocivi delle nanoparticelle (bronchiti croniche, asma, cancro ai linfomi, tumori della vescica, del colon, dei sarcomi dei tessuti molli); ignora le prese di posizione degli oltre cento medici della Piana; dei medici di Isde Italia: Ignora anche, in perfetta linea con il Ministro delle attività produttive Bersani (e non del ministro della sanità, crediamo non sia un caso) la recente presa di posizione dell'Ordine dei Medici dell'Emilia Romagna che ha chiesto alle istituzioni locali "di non procedere ai nulla osta alla costruzione di nuovi termovalorizzatori per un eventuale impatto negativo sulla salute, nelle popolazioni residenti esposte alle emissioni prodotte dall'incenerimento dei rifiuti", proponendo agli organi di governo locale di attuare quel 'principio di precauzione' che l'UE raccomanda nei casi del genere.

 

bardelli1107

 tratto integralmente dal sito http://www.renzobardelli.it/

TUTELA DELLA SALUTE e TRASPARENZA GESTIONALE :

le priorità ineludibili nella gestione degli impianti di smaltimento rifiuti.

La mia interrogazione orale al Consiglio Provinciale di Pistoiadel 13 novembre 2007

Quello che segue è il testo completo del mio intervento al Consiglio Provinciale di Pistoia che ho denominato : “Problematiche irrisolte concernenti l'inceneritore di Montale”

Non ho potuto darne lettura integrale perchè i limiti di tempo previsti per le “interrogazioni orali” ( 5 minuti) erano già superati a metà dell'intervento.

Lo riporto qui per quanti hanno interesse all'argomento. Alla fine seguirà un mio commento al tipo di dibattito che c'è stato.

“L'interrogazione è rivolta al Presidente del Consiglio Provinciale sulle “problematiche irrisolte concernenti l'inceneritore di Montale” perchè le questioni che intendo porre hanno al centro l'esigenza di salvaguardare la dignità e la completezza di informazioni e di prerogative dell'assemblea elettiva , per non ritrovarsi alle solite “assicurazioni” generiche o generali o paratecniche ( tipiche dell'assessore all'Ambiente Giovanni Romiti) che eludono “nodi” di una vicenda che è stata contraddistinta da molti aspetti contraddittori ed ambigui che non devono essere oscurati né elusi né privati della loro sostanza politica.

Lo stimato Presidente del Consiglio, da par suo, saprà corrispondere alle attese non solo del sottoscritto interrogante ma agli stimoli e alle riflessioni che mi hanno animato nel proporre, con valenza emblematica e molto riflettuta, le questioni che seguono, che ho la speranza e la certezza sapranno destare anche l'interesse del Consiglio tutto.

Tre premesse :

1)Sono stato e sono a favore dell'impiantistica , e quindi anche dell'inceneritore di Montale, a condizione che sia garantita una gestione seria, trasparente e partecipata, nel rispetto delle competenze tecniche e nella sollecitazione delle responsabilità politiche.

Una positiva esperienza personale maturata per 7 anni in un impianto di smaltimento ( discarica del Cassero) mi ha convinto appunto della ineludibilità dell'impiantistica ma anche della indispensabilità di una gestione scrupolosa ed attenta, sempre e comunque dialogante con l'opinione pubblica ;

2)Posso essere disponibile a battermi per il superamento dell'impiantistica, in una visione di media-lunga prospettiva, per alternative praticabili e sostenibili realisticamente, senza sussulti demagogici;

3)Prendo atto di tutte le relazioni e garanzie tecniche che i vari responsabili ( del Cis, dell'Arpat, dell'Usl , della Provincia) hanno via via prodotto : questa presa atto è rispettosa delle competenze da un lato, delle prerogative specifiche dall'altro.

Al contempo di fronte ad obiezioni e sollecitazioni di segno diverso avanzate da esperti e tecnici esterni e privati chiedo ai responsabili, privati e pubblici della gestione dell'impianto di Montale, di essere responsabili ed accorti nel fornire a noi, rappresentanti elettivi di uno dei pochissimi organismi rimasti elettivi in questo Stato e soprattutto in questa Regione, ogni elemento che ci tuteli nelle nostre funzioni.

Ri-sollevo, però, tuttavia e convintamente, e non mollerò di un centimetro nel pretendere, da oggi, in tutte le sedi possibili e a ciò legittimate e tenute, una serie di questioni di merito, a monte e a valle di quanto accaduto all'impianto di Montale, che da circa 4 mesi in qua ( ovvero dal fatidico giorno 18 luglio in cui siamo venuti a conoscenza delle emissioni di diossina oltre i limiti di sicurezza) sono state eluse, trascurate, accantonate.

Metto in fila le questioni.

Due attengono immediatamente alla politica, alle scelte politiche, che NON possono né devono eludere le normative nazionali e regionali, ed anche il buon senso.

Il fatto che tali due questioni coinvolgano persone che stimo, e ad una di esse sia legato anche da vincoli di amicizia personale, mi induce ancor di più a chiedere che siano rimosse incompatibilità che non giovano neppure ad essi.

Parlo di regime incompatibilità per il presidente e il direttore dell' ATO 5.

1)L'assemblea dell'ATO è costituita tutta da membri elettivi, designati dai comuni.

Dovunque in Toscana il presidente dell'ATO 5 è un sindaco o un assessore suo delegato.

Pistoia fa eccezione.

Chiedo una spiegazione ufficiale in merito, per poterla dare anche a chi me ne ha chiesto ragione, per potere disporre appunto di una VERSIONE UFFICIALE data con trasparenza in questa sede assembleare.

2)Il Direttore dell' ATO 5 , l'ho saputo di recente, è anche direttore del CIS SPA.

Ho già sollevato il problema. Il muro eretto a non dare neppure risposta non mi piace ed allora pretendo che in questa sede si dia risposta ufficiale.

L'ATO, al di là delle giuste critiche sul loro numero eccessivo, soprattutto in Toscana, è un organo che approva e concretizza le scelte politiche,

ovvero redige il piano industriale

determina le tariffe nonché le modalità del loro introito

attua forme di controllo dell'applicazione e dell'efficacia dei servizi di gestione dei rifiuti

stipula le convenzioni anche con società private

sceglie le forme di gestione dei servizi e delle procedure da seguire per l'affidamento degli stessi.

Ed è illuminante la norma che prevede, cito testualmente : “ la disciplina dell'incompatibilità e della decadenza dei membri qualora si trovino in conflitto di interessi per l'esistenza di rapporti col gestore “.

Pertanto il direttore dell'ATO non può né deve avere contemporaneamente incarichi in società privata e nel controllo pubblico.

Di ciò era ben consapevole il CDA dell'ATO : illuminante il verbale della decisione dall'apposito commissione che scelse il tecnico nel presupposto che egli “ NON AVREBBE PIU' AVUTO RUOLI DI GESTIONE NEL CIS”.

Chiedo chi ha tirato le fila per le attribuzioni di questi due incarichi, ieri dati ed oggi mantenuti, senza ragione plausibile.

Le notizie di oggi sulla decisione che il Consiglio Regionale starebbe per assumere di riduzione del numero degli ATO dei rifiuti e di un loro diverso assetto a livello di area vasta non eliminano la portata politica della questione politica che pongo. Mi meraviglia però che nella comunicazione svolta pochi minuti fa dall'assessore G. Romiti si sia affermato di non essere a conoscenza della decisione del Consiglio Regionale per quanto concerne l'attribuzione o meno di nuovi compiti alle Province in sostituzione degli ATO.

3)Sulla rivista “Utility” del giugno 2007 che è il vero core business di tutto il sistema dei servizi pubblici toscani, è comparso un articolo illuminante dal titolo “CIS e Publiambiente : l'unione fa la forza” nel quale si parla anche della costituzione di un Consorzio, “Ermes Servizi per l'ambiente” i cui principali scopi sociali sarebbero la coordinazione della gestione dei servizi ambientali, la progettazione e la realizzazione degli impianti per la valorizzazione delle materie riciclabili e recuperabili e per lo smaltimento dei rifiuti residuali ; la progettazione , e la realizzazione degli interventi di risanamento ambientali e di bonifica di siti inquinati.

Questo Consorzio raggrupperebbe 28 comuni.

Chi dirige questo Consorzio ?

Chi ne ha nominato i responsabili ? Quando e come ?

Quale rapporto con CIS SPA e CIS srl ?

Perchè sul sito internet CIS NULLA è detto di questi mutamenti né si conosce l'atto costitutivo ?

Perchè ?

Quando ne hanno discusso i consigli comunali dei comuni proprietari ?

Anche alla luce delle vicende dell'inceneritore di Montale che ha visto e vede notevole attenzione di questo Consiglio provinciale, è forse questo un tema che ci deve vedere disinformati totalmente ?

Io credo di no e perciò chiedo ancora che la IV commissione del Consiglio Provinciale promuova un incontro coi sindaci di Montale, Agliana e Quarrata .

4)L'appalto dei lavori della cosiddetta “terza linea”, di cui al bando che richiamò la mia attenzione sabato 11 agosto con scadenza il 23 agosto successivo e sulla quale presentai la nota interrogazione urgente.

Una macchia, una procedura anomala, sulla quale il sindaco di Agliana, con la sua infelice dichiarazione alla stampa del 14 agosto, perse l'occasione per tacere addentrandosi in pseudo chiarimenti che poi, ovviamente, si sono obliterati e commentati da soli.

La trasparenza esigeva ed esige sempre risposte chiare ed assunzione di responsabilità.

Sullo sfondo degli appalti di questo tipo, sorgono interrogativi che io formulo alla luce del sole.

Per esempio : in provincia di Pistoia si sono diffuse le attività della Ditta Ladurner di Bolzano e società ad essa collegate, relativamente al mondo dei rifiuti dei comuni di Agliana, Quarrata e Montale, e non so se altri.

Sono in corso i lavori al CIS da parte della stessa ditta che è ben conosciuta dall'assessore Giovanni Romiti.

La stessa ditta ha avuto in assegnazione altri interventi nei territori dei comuni del CIS ed ha ovviamente fatto domanda per l'appalto dei lavori previsti nel bando annullato .

Quale rapporto è necessario tra chi è amministratore della Provincia e una ditta che effettua lavori per un consorzio di comuni ?

5)Solo in data 27 ottobre si è letta sui giornali la notizia che il CIS avrebbe intentato causa alla ditta fornitrice di “carbone” responsabile della emissione di diossina, la ditta Gale srl di Milano, citata in sede civile e penale.

Mi pare doveroso chiedere di avere tutti gli atti ufficiali afferenti questa causa legale, perchè come consigliere provinciale sarà un documento irrinunciabile quello nel quale il CIS avrà riassunto le responsabilità di quanto avvenuto con l'emissione di diossina.

Un evento la cui importanza, in senso lato, va ben al di là di quella zona e del nostro territorio per assumere valenza anche mondiale, direi, come emblematicità di una situazione specifica.

6)Le nomine dei nuovi organismi del CIS, presidente e due membri del CDA.

Rimando a quanto ha scritto sul suo sito l'attento e documentato Giuliano Ciampolini, sperando che qualcuno replichi a quelle valutazioni-opinioni che peraltro erano facilmente prevedibili, nella misura che i tre comuni hanno dimostrato grosse incertezze e ritrosie.

7)La Giunta Regionale ha adottato una deliberazione, la n. 537 del 23 luglio 2007 con la quale

stabilisce “criteri e modalità di erogazione finanziamenti in materia di riduzione della produzione rifiuti afferenti il Protocollo di intesa per la gestione dei rifiuti negli ATO Firenze-Prato-Pistoia di cui alla DGR 63 del 2007”.

Chiedo di conoscere , in questo caso dalla Giunta Provinciale, nella prossima seduta del Consiglio provinciale :

a)cosa pensa di questa deliberazione

b)quale attività è stata avviata per la preparazione di progetti che realizzino interventi omogenei e mirati ad avviare l'integrazione della gestione rifiuti sull'intera area vasta e che abbiano una rilevanza incisiva sulla riduzione della produzione rifiuti e sull'incremento della raccolta differenziata

c)se e quali ulteriori risorse la Provincia ed i comuni pistoiesi intendono destinare a queste finalità

8)Le osservazioni del WWF sezione di Pistoia :

consegno copia di questo documento ( ovvero ho consegnato copia di un documento diramato dal WWF di Pistoia, datato 11 novembre, nel quale si formulano proposte serie ed argomentate sulla raccolta differenziata e sulla riduzione - a monte- dei rifiuti, questioni affrontate anche in un incontro con l'assessore all'Ambiente ma con esito insoddisfacente)

Nello spirito di quanto dicevo all'inizio di questa interrogazione, chiedo al Presidente del Consiglio di attivare i competenti uffici dell'USL, dell'Arpat e della Provincia per un parere scritto sulle osservazioni stesse”.

................................................................................................................................................................

Dopo questa mia “interrogazione orale” ( che, ripeto, non ho potuto leggere interamente per mancanza di tempo, a termini del Regolamento del Consiglio Provinciale) si è svolto un breve dibattito, nel quale prima il Presidente Venturi e poi l'assessore G. Romiti si sono comportati in modo davvero inadeguato, perchè invece di affrontare ALMENO una risposta nel merito delle richieste da me formulate , è accaduto che :

1)il Presidente Venturi si è limitato a fare una difesa d'ufficio della Regione, avviando una impropria polemica col sottoscritto, che si era limitato a rimarcare una affermazione fatta dall'assessore Romiti;

2)l'assessore Romiti , col solito modo di fare arrogante e depistante, senza, anche lui, entrare per nulla nel merito delle importanti questioni da me poste, ha iniziato a sproloquiare a suon di “tentativi maldestri” e e di “costante tentativo di...”, senza confrontarsi su UNA SOLA, diconsi UNA SOLA delle richieste-proposte da me formulate.

Questo, purtroppo, cari lettori, è quel che passa il convento : davvero poco di positivo !

In ogni caso, le questioni da me poste DOVRANNO essere discusse in Consiglio Provinciale e pretenderò puntuale riscontro ad ognuna delle problematiche prospettate.

 

ciampo1107

 Alcune riflessioni sull'inceneritore di Montale, cioè sulle posizioni di Comitati, Provincia e Comuni.  

Ribadisco che non condivido il NO (senza se e senza ma) alla riapertura dell'inceneritore di Montale, perchè l'unico risultato di un'eventuale "successo" di questa posizione è quello di imporre che i rifiuti (quelli quotidiani, prodotti dalle famiglie e dalle imprese) vadano in altri inceneritori e in altre discariche (la conseguenza più dannosa e immorale è quella che siano trasportati in impianti fuori dalla nostra regione o addirittura all'estero: questo è esattamente il contrario dell'etica della responsabilità e della tutela dell'ambiente).  

A mio parere sarebbe più serio sviluppare il movimento di protesta a sostegno di obbiettivi finalizzati ad un cambiamento realistico della politica sui rifiuti nell'Ato 5(a partire dalla Provincia di pistoia e dai Comuni di Montale, Agliana, Quarrata, Pistoia) e nell'Area metropolitana: chi dice che - nel movimento di lotta - è stata sconfitta l'ipotesi gradualista, a mio parere strumentalizza il problema rifiuti per fare demagogiapura propaganda, perchè sul problema quotidiano dei rifiuti (che ciascuno, famiglie e aziende) vuole che siano allontanati...., il cambiamento (compreso quello radicale riassunto nell'orizzonte chiamato "rifiuti zero", che condivido anch'io) può essere realizzato solo in modo graduale.  

E' vero che, anche nella Provincia di Pistoia e nei Comuni pistoiesi, chi governa continua a dimostrare di non avere la volontà (neanche a seguito delle emissioni fuori legge e della conseguente chiusura dell'inceneritore di Montale) di cambiare la politica sui rifiuti: se ci fosse un inzio di volontà politica in questa direzione, "congelerebbero" ogni ipotesi di potenziamento dell'inceneritore di Montale da 150 a 220 T/G e annuncerebbero l'impegno di stanziare risorse finanziarie significative (nei Bilanci preventivi per il 2008) e di voler affidare incarichi (a persone capaci e credibili) per progettare rapidamente piani per la raccolta differenziata porta a porta, per ridurre la quantità dei rifiuti e per studiare alternative impiantistiche cosiddette "a freddo"   

Per queste finalità, a mio parere, sarebbe assai più efficace e convincente(anche per tanti cittadini con molti dubbi e interrogativi) sviluppare il movimento di protesta su obbiettivi realistici:   1) NO alla costruzione di nuovi inceneritori e al potenziamento degli inceneritori esistenti;
2) raccolta differenziata porta a porta, avendo la consapevolezza che(come dimostra l'esperienza di Capannori) è possibile farlo solo con gradualità (se a Capannori, per estenderla in tutto il Comune, da quando hanno iniziato a quando finiranno, gli ci vuole 6 o 7 anni... in un area assai più vasta e complessa come l'area metropolitana da Pistoia a Firenze, anche se si fosse la volontà politica - e, fin'ora non c'è - ad essere ottimisti ci vuole almeno 10 anni). 3) riduzione della quantità dei rifiuti, avendo la consapevolezza che la "deassimilazione" dei rifiuti derivanti da attività produttive è necessaria (ma anche questi rifuti vanno comunque smaltiti in impianti legali e controllati e non tramite i circuiti illegali e criminali) e che risultati significativi in direzione della riduzione dei rifiuti sono possibili solo tramite nuove leggi nazionali(che orientino le attività industriali e quelle della grande distribuzione) e tramite nuovi stili di vita (cioè meno sprechi e tagli drastici al consumismo individuale), sapendo che anche questo - come l'educazione civica - è un processo culturale che ha bisogno di tempi non brevi, anche perchè va controcorrente rispetto ai "valori" individuali (prevalentemente egoistici) e a quelli dell'economia di mercato (dove ogni impresa ha come finalità la crescita delle produzioni e del consumismo individuale, per trarne il massimo profitto).
4) impianti a freddo per il trattamento dei rifiuti in alternativa alla costruzione di nuovi inceneritori.
5) accettazione di discariche finalizzate al trattamento della parte residuale dei rifiuti e anche degli inceneritori esistenti (da far funzionare con il massimo di controlli sulle emissioni e di controllo democratico e su questo una serie di impegni sono stati ottenuti e si tratta di precisarli, consolidarli e di verificarne l'attuazione puntuale) fino a quando - realizzando una diversa politica sui rifiuti(cioè, con una diversa volontà politica... questo sarebbe realizzabile in alcuni anni) - potremo renderli inutili (anche se, sull'incenerimento dei rifiuti ospedalieri - obbligatorio per legge - continuo a chiedere se esiste una soluzione meno dannosa).  

Un caro saluto anche a chi ha opinioni diverse.
Giuliano

 

incmont131107

 Domani pomeriggio (martedì)  13 NOVEMBRE alle ore 16,00 ESATTE, perchè è il PRIMO punto DELL'O.D.G. c'è una INTERROGAZIONE sull'INCENERITORE IN CONSIGLIO PROVINCIALE , L'INTERROGAZIONE E' STATA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BARDELLI

SAREBBE UTILE LA PRESENZA MASSICCIA DI COMITATI E ASSOCIAZIONI.

L a situazione è assai fluida,
la ditta che ha forito i carboni attivi  ha rilasciato dichiarazioni in merito all'assoluta infondatezza circa la non idoneità dei carboni attivi da loro forniti al CIS e che - secondo loro avrebbero provocato il malfunzionamento dell'impianto.

SE NON SONO STATI I CARBONI, QUAL'E' ALLORA LA CAUSA ???????

Da quanto si legge dalla stamp ancora una volta il  CIS S.p.a.,avrebbe addossato la responsabilità dello sforamento delle diossine ad altri. LA COSA CHE APPARE EVIDENTE E' CHE ANCORA NON SONO CERTE LE CAUSE CHE HANNO PRODOTTO IL SUPERAMENTO DEI LIMITI DELLE DIOSSINE E DEI FURANI.

QUESTO SIGNIFICA CHE L'INCENERITORE DI MONTALE  NON PUO'  E NON DEVE RIAPRIRE

Gli amministratori ed i partiti (DS in testa) si erano impegnati a garantire che l'inceneritore non sarebbe stato riaperto se le cause del malfunzionamento non fossero state certe.

INOLTRE, come se ciò non bastasse, ancora una volta c'è il parere sanitario CONTRARIO AL POTENZIAMENTO DELL'IMPIANTO DA 120 A 150 t/G

NEL VARBALE PER IL RILASCIO DELL'AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE SI LEGGE CHE LA ASL - ancora una volta - ha dato parere negativo perchè il CIS non può garantire il mantenimento del livello di inquinamento attuale.

NON SOLO HANNO AVVELENATO LA POPOLAZIONE PER 30 ANNI, VOGLIONO ANCHE L'AUTORIZZAZIONE PER POTER AVVELENARE ANCORA DI PIU'.

VERGOGNOSA E' LA POSIZIONE DEL SINDACO RAZZOLI, CHE CHIEDE ALLA PROVINCIA E ALL'ARPAT (LA SOLITA ARPAT CHE HA TENUTO NASCOSTO I DATI SUL SUPERAMENTO DEI LIMITI DI EMISSIONE DALL'11 DI LUGLIO AL 17 DI LUGLIO) DI IGNORARE IL PARERE SANITARIO E DI CONCEDERE L'AUTORIZZAZIONE ALL'AMPLIAMENTO DELL'IMPIANTO.

PILATESCA LA POSIZIONE DELLA PROVINCIA CHE INVECE DI GARANTIRE LA POPOLAZIONE, CERCA DI ACCANTONARE IL PARERE DELLA ASL RIVOLGENDOSI DIRETTAMENTE  ALC ONSIGLIO DEI MINISTRI - ALLO STESSO PRODI - AFFINCHE' - CON UN COLPO DI SPUGNA - CANCELLI IL PARERE SANITARIO E RIESAMINI LA PRATICA !!!!

partecipamo tutti domani - martedì 13 novembre alle ore 16  al CONSIGLIO PROVINCIALE A PISTOIA

E   Giovedì 15 novembre ore 21

Circolo Garibaldi, corso Gramsci-PISTOIA ALL'ASSEMBLEA CITTADINA

in preparazione del  SIT-IN  DI PROTESTA di  sabato 24 novembre

davanti ai cancelli dell’inceneritore di Montale a partire dalle 8,30

“ L’ INCENERITORE DI MONTALE NON DEVE RIAPRIRE 

 

wwf1107

WWF Sezione di Pistoia

 

RIFIUTI : I MOTIVI DEL NOSTRO NO ALL’INCENERITORE DI MONTALE

 

Prologo : nel mese di luglio 2007, l’inceneritore di Montale viene momentaneamente chiuso a causa di una fuoriuscita di diossine e furani 6 volte superiore ai limiti consentiti. La nostra associazione ha subito inoltrato una richiesta di chiarimenti – inviata per conoscenza alla Procura della Repubblica – per capire i motivi per i quali la chiusura è stata decisa ben 2 mesi e mezzo dopo il fattaccio.

 

Settembre 2007. Esce un documento firmato da : WWF sezione di Pistoia, WWF sezione di Prato, Legambiente circolo di Pistoia, Legambiente circolo di Agliana e Comitato per il NO! all’inceneritore del Calice.

 

Nel mese di settembre, le suddette associazioni e comitati hanno elaborato un documento sulla gestione dei rifiuti a livello provinciale.

I punti centrali del documento (datato 21 settembre 2007) sono i seguenti, divisi in due parti:

 

Prima parte . Garanzie minime richieste prima di una possibile riapertura dell’inceneritore di Montale

Ferma restando la nostra contrarietà all'impianto di Montale, avevamo richiesto delle condizioni minime:

 

Ø      Analisi dei terreni, periodicità dei controlli da parte di ARPAT ed Indagine Epidemiologica, obbligatoriamente propedeutici all’eventuale riapertura ed al bando di gara relativo al previsto potenziamento dell’impianto;

Ø      Garanzia di controlli mensili sui microinquinanti da parte di ARPAT;

Ø      Installazione ,sull’inceneritore, di un sistema di campionamento in continuo delle diossine con pubblicazione, in tempo reale, dei dati;

Ø      Ristrutturazione del Piano Provinciale dei Rifiuti, dov’è tra l’altro previsto un impianto di C.D.R. (Combustibile Derivato dai Rifiuti) nella zona di Sant’Agostino a Pistoia, funzionale all’inceneritore di Montale dove verrebbero bruciate le bricchette (cubetti di spazzatura indifferenziata) predisposte dallo stesso impianto;

 

Seconda parte. Raccolta differenziata e Riduzione a monte dei rifiuti

 

Ø      Costituzione di una commissione permanente , aperta ai Comitati e alle Associazioni Ambientaliste, per pianificare le alternative (trattamento a freddo,dissociazione molecolare,ecc)  agli impianti di incenerimento , ad oggi purtroppo considerati come l’unica strada percorribile per lo smaltimento dei rifiuti;

Ø      Costituzione di una commissione permanente (sempre aperta ai Comitati e alle Associazioni) per pianificare , con strategie e risorse, la Raccolta differenziata (nella misura del 55% entro il 2010) e la Riduzione a monte dei rifiuti (nella misura del 15% entro il 2010). Obiettivi ambiziosi ma già compresi nel Protocollo d’intesa tra la Regione Toscana e le Province facenti capo all’A.T.O. n. 5

 

Ottobre 2007.  Incontro con l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Pistoia per presentare le richieste contenute nel documento di settembre.

 

Sabato 20 ottobre 2007 i firmatari del documento di settembre, si sono incontrati con il vice Presidente della provincia di Pistoia dott. Giovanni Romiti, sul tema delle politiche di gestione e smaltimento dei rifiuti , mettendo sul tavolo le loro proposte.

L'attuale piano provinciale prevede una filiera con al centro l'inceneritore di Montale, che verrà ampliato e che rappresenterà – ahinoi -  il punto di forza strategico del piano stesso.

Le associazioni ambientaliste da tempo propongono una gestione dei rifiuti che abbia al centro il riciclo dei rifiuti stessi , strategia che consentirebbe l'aumento dei posti di lavoro, nonchè lo spegnimento definitivo dell'inceneritore di Montale.

Il tentativo delle associazioni era quello di proporre un percorso alle istituzioni, attraverso il quale impostare un NUOVO modello di gestione dei rifiuti, che possa fare a meno dell’inceneritore.

 

Nonostante qualche buona intenzione ufficiosamente riscontrata prima della riunione, abbiamo purtroppo dovuto amaramente constatare una mancata convergenza con la Provincia su tutti i punti proposti. La politica sui rifiuti portata avanti da questa amministrazione, non solo provinciale ma anche regionale, prevede l'inceneritore come punto strategico e non c'e' la minima disponibilità ad un'apertura costruttiva: si guarda alle alternative impiantistiche (trattamento a freddo, dissociazione molecolare,ecc) partendo da posizioni preconcette (difficile realizzazione, poca casistica a livello mondiale,ecc)

Fatto ancora più grave è che non c'è nemmeno un impegno, da parte delle stesse amministrazioni, ad investire su politiche che efficacemente possano contribuire alla diminuzione dei rifiuti stessi, in quanto i fondi stanziati per questo scopo sono irrisori rispetto a quelli destinati allo sviluppo dell'impianto di incenerimento (si parla di poco più di 300.000 euro per il 2007 per la Provincia di Pistoia…..)

Forse l'unica nota positiva e' stata l’accoglimento, da parte della Provincia,  nel gruppo tecnico di osservazione dell’inceneritore di Montale, di alcuni rappresentanti delle associazioni e della dr. Gentilini, oncologa di provata fama, già indicata dai Comitati della piana.

Purtroppo – come detto -  e' stata già decisa la riapertura dell'impianto di Montale senza fare le analisi ne' epidemiologiche , ne' ambientali sul territorio , così come avevamo richiesto con il documento di settembre.

 

In sostanza: si procede tranquillamente sulla strada dell’incenerimento, si stanziano pochissime risorse sul fronte della riduzione dei rifiuti e non c’è nessun impegno concreto per gestire al meglio la raccolta differenziata !!!

 

Novembre 2007. Diffida alla riapertura dell’inceneritore di Montale.

 

Stante questi risultati , le associazioni ambientaliste hanno deciso di inoltrare formale diffida a tutti gli organi preposti (Sindaco di Montale, Sindaco di Quarrata, Sindaco di Agliana, Presidente della Provincia di Pistoia e il direttore del CIS, società che gestisce l’impianto di Montale) in merito alla riapertura dell’inceneritore. Chiediamo quindi che l'impianto venga totalmente dismesso.

Ormai l’unica strada percorribile sembra che sia rimasta soltanto quella della magistratura…

 

 

                                                                                                                            WWF SEZIONE DI PISTOIA

 

verdi0907

L’esecutivo provinciale dei Verdi di Pistoia, nella riunione del 5 settembre scorso, intende prendere posizione in merito alla chiusura dell’inceneritore di Montale (PT) alla luce del recente comunicato della Provincia di Pistoia.

1)  E’ opportuno individuare le cause e le responsabilità di quanto accaduto con il superamento dei limiti di legge sulle emissioni di diossina

2)  Periodizzare le analisi sui terreni intorno all’inceneritore; l’impegno di ARPAT e ASL di produrre entro settembre uno studio prospettico sulla presenza di diossine, furani e metalli pesanti, è importante come essenziale è il coinvolgimento alla partecipazione di Comitati e Associazioni ambientaliste.

3)  L’ARPAT deve garantire controlli mensili sulle emissioni per un certo periodo di tempo

4)  Il rinnovo del consiglio di amministrazione del CIS ( consorzio intercomunale dei servizi, proprietario dell’impianto) è inevitabile; i criteri per la scelta dei nuovi candidati deve esclusivamente muoversi in ambiti professionalmente riconosciuti e indirizzate verso una netta discontinuità sui metodi di gestione della raccolta e smaltimento rifiuti.

5)  Si chiede l’impegno da parte del CIS di installare, entro la fine del 2007, un sistema di “campionamento in continuo delle diossine”che consenta  di conoscere i risultati in poche ore

6)  Si chiede l’impegno da parte dei Comuni di Montale, Agliana e Quarrata di costituire una commissione mista ( amministratori,esperti,rappresentanti di Comitati e Associazioni ) per discutere in merito al problema dei rifiuti e sulle proposte alternative all’incenerimento.

7)  Si chiede alla Provincia di Pistoia di attivare una Commissione mista per discutere sui cambiamenti necessari ( sul Piano provinciale dei rifiuti ) per realizzare il 55% di raccolta differenziata e la riduzione del 15% dei rifiuti, entro il 2010

Pistoia 7 settembre 2007                     
Anndrea Pacini       Presidente Verdi Provincia di Pistoia

 

comitato0807

"COMITATO NO! ALL’INCENERITORE DEL CALICE"

COMUNICATO STAMPA

Quanto accaduto nell’inceneritore di Montale ha reso urgente e ineludibile la realizzazione di un'analisi epidemiologica e l'analisi sui terreni (tramite prelievi con il metodo del carotaggio, in particolare nelle frazioni: Stazione di Montale, San Piero, San Niccolò e Catena di Agliana e Oste di Montemurlo, che sono quelle che hanno sicuramente subito le maggiori ricadute delle emissioni, ormai trentennali) è importante (e concretamente possibile) che sia fatta entro il mese di settembre 2007

Quanto avvenuto ha evidenziato varie inadeguatezze e responsabilità:

1) è un fatto grave che Arpat si limiti a fare un solo controllo annuale sulle emissioni degli inceneritori  e(per propri limiti strutturali e per le procedure burocratiche), di norma dia i risultati dopo due mesi; 

2) è un fatto grave che il Cis, per fare le proprie analisi sulle emissioni(in parallelo con Arpat), abbia scelto un'azienda che da i risultati dopo quelli di Arpat e che non vengano resi pubblici;

3) è un fatto gravissimo che il Cis abbia affidato "la manutenzione semestrale sui rilevatori in continuo dei macroinquinanti" ad un azienda che, dopo aver individuato un guasto e sostituito componenti tecnici (6 giugno) aspetta un mese per comunicarlo al Cis(7 luglio): o questa versione dei fatti è destinata agli adulti che credono a babbo natale, oppure questa è una conferma sull'inadeguatezza del sistema di gestione adottata dal Cis(riconosciuta anche dall'Arpat) e quindi sono evidenti le responsabilità/incapacità dei dirigenti (Presidente e Direttore) del Cis.

Bene ha fatto la Procura della Repubblica ad aprire un’indagine conoscitiva per accertare le reali responsabilità. A nostro parere, questi fatti e le conseguenti responsabilità (che coinvolgono anche i Sindaci e la Provincia) sono tali da giustificare le dimissioni degli attuali dirigenti del Cis e la nomina di nuovi dirigenti (politici e tecnici) che siano in grado di attuare una svolta nella gestione del Cis stesso, nella trasparenza dei controlli e delle informazioni e anche nelle scelte: quanto avvenuto rende impossibile l'attuazione del progetto di potenziamento fino a 220T/G ed evidenzia la necessità di costruire le alternative di smaltimento di circa 150 T/G (tolte le ceneri) di rifiuti che erano stati affidati a questo impianto. 

Alternative che non possono consistere nella costruzione di nuovi inceneritori che moltiplicherebbero le emissioni ed i danni alla salute e all'ambiente: è necessario che sia studiato un progetto (con il contributo anche degli  esperti delle Associazioni e dei Comitati rappresentativi dei cittadini)  finalizzato a specializzare il Cis Spa nei sistemi più avanzati e innovativi, soprattutto nella raccolta porta a porta e nelle migliori pratiche di riciclaggio e di sviluppo di un reale mercato di prodotti in materiale riciclato.

E’ necessario e urgente che queste nuove finalità siano recepite nel Piano sui rifiuti dell'Ato5, in modo che, finalmente siano destinate risorse adeguate (anche dalla Provincia di Pistoia) per contribuire alla realizzazione del 55% di raccolta differenziata e alla riduzione del 15% dei rifiuti, entro il 2010.

Il Comitato NO! all'inceneritore del Calice

Agliana, 6 agosto 2007

 

ciampo0807

Riflessioni in libertà sul tema RIFIUTI
e, di conseguenza, sul consumismo, la consapevolezza, la responsabilità, la disponibilità a cambiamenti drastici.  

A seguito delle emissioni di diossine e furani diverse volte oltre i limiti di legge e della conseguente fermata dell'inceneritore di Montale(in attesa che siano individuate le cause di queste emissioni e di nuove analisi dell'Arpat che dimostrino il rientro nei limiti stabiliti dalla legge), sembra che ci sia spazio solo per le opinioni assurde o per la propaganda: da una parte c'è chi minimizza la gravità di quanto è successo(dirigenti del Cis e Amministratori locali), dall'altra c'è chi strumentalizza per sostenere proposte, astratte e velleitarie, che chiedono la chiusura immediata di quell'inceneriotore, di tutti gli inceneritori e (leggendo un volantino del "Collettivo Liberate gli orsi"), persino di tutte le discariche(compreso quella del Cassero... dove, i sostenitori della chiusura definitiva dell'inceneritore di Montale, chiedono di trasferire le 120 T/G che venivano bruciate).  

Inoltre non mancano quelli che strumentalizzano la vicenda dell'inceneritore di Montale per fare propaganda alla propria corrente partitica o al proprio partito: nei Verdi qualcuno si è messo a colpevolizzare Marino Artusa, salvo poi rimanere in Giunta e nella maggioranza che governa la Regione senza aver ottenuto nessun cambiamento nella politica sui rifiuti a cui aveva contribuito anche l'Assessore Marino Artusa; il Prc, a Montale e Agliana chiede le dimissioni dei dirigenti del Cis e a Quarrata il Consiglio Comunale(con il Prc in maggioranza e in Giunta), si conclude "dando atto all'azienda Cis dell'attenzione prestata a questi temi, andando ben oltre quelli che erano i limiti di legge, ma cercando di lavorare sempre col minimo impatto possibile"; a Montale e in Regione, i Consiglieri della destra berlusconiana cavalcano la protesta contro l'inceneritore di Montale, dimenticando che i loro partiti sono decisamente a favore degli inceneritori(e magari vorrebbero chiudere quello di Montale, che incenerisce 120T/G, per costruire quello del Calice ipotizzato per incenerire 500 T/G, quindi moltiplicando per quattro le emissioni di nanopolveri nella stessa area (e, come dice Stefano Montanari, applauditissimo in tutte le assemble contro gli inceneritori, gli inceneritori di nuova generazione sono persino più pericolosi di quelli di vecchia generazione).  

Non mi sono mai riconosciuto in chi strumentalizza i problemi per fare solo propaganda o per sostenere proposte del tutto astratte: anche per questo ho sentito la necessità di esprimere la mia opinione sulla questione rifiuti, suddividendola in 4 capitoli:
Premessa. Il mondo e le città di domani, saranno come le prepariamo oggi.
Le soluzioni sono difficili ma possibili.
La fermata dell'inceneritore di Montale, babbo natale e la befana, le responsabilità e le soluzioni auspicabili.  

Premessa.  

Gli inceneritori (e anche le discariche, come tante altre attività industriali e umane.. tipo le emissioni inquinanti delle automobili, dei camion, ecc., il fumo delle sigarette, ecc.) provocano conseguenze negative sulla salute delle persone e possono arrivare a provocare anche malattie gravissime come i tumori: negarlo o minimizzare questa consapevolezza penso sia un atto di stupidità, in particolare quando lo fanno amministratori pubblici o persone impegnate in politica, che (a differenza del libero mercato, delle aziende e degli egoismi individuali) dovrebbero avere a cuore la salute delle persone e dell'ambiente e il cosiddetto "bene comune".  

Nelle società industrializzate ad alto consumismo individuale, ciascuna di queste attività viene ritenuta "necessaria": solo fumare potrebbe essere evitato senza nessuna conseguenza negativa...(quando vedo una persona che fuma una sigaretta dietro l'altra e che protesta con particolare veemenza contro gli inceneritori ed il pericolo tumori, ne traggo la conferma che le contraddizioni sono davvero tante, anche dentro ciascuna persona),  tutto il resto (cioè quello che viene definito "sviluppo", "modernità"), dalla stragrande maggioranza delle persone, viene considerata la conseguenza inevitabile di un sistema di vita che viene definito "benessere" (sono pochissime le persone che pensano ad un benessere caratterizzato da un diverso modello di economia e da diversi stili di vita, che portino ad una significativa riduzione del consumismo individuale): quasi nessuno si preoccupa del fatto (documentato dagli scienziati e dal cambiamento del clima) che questo tipo di benessere sta distruggendo l'equilibrio ecologico del pianeta, sta esaurendo rapidamente le materie prime che ci ha donato madre terra e oggi persino l'acqua si sta fortemente riducendo ed è sempre più inquinata(come l'aria che respiriamo e gli alimenti che mangiamo).    Questo tipo di economia e di consumismo provoca, quotidianamente, grandi quantità di rifiuti e tutti (aziende e famiglie) vogliamo che - ogni giorno - siano allontanati dalle nostre case e dalle aziende... altrimenti vengono allontanati e smaltiti in modo abusivo, cioè gettandoli dove capita... con conseguenze ancora più negative (vedi Napoli e Campania, dove finiscono anche rifiuti prodotti da tante aziende di tutta Italia che smaltiscono in modo abusivo anche rifiuti particolarmente pericolosi... per spendere meno ingrassando i profitti della criminalità organizzata).  

Il mondo e le città di domani, saranno come le prepariamo oggi.  

Detto questo, cioè che la consapevolezza e la disponibilità delle persone a cambiare in modo radicale gli stili di vita, è scarsa(di solito, aumenta in modo significativo soltanto quando viene collocato un inceneritore o una discarica vicino alle proprie abitazioni) e che non è diversa da quella dei politici, degli amministratori locali, dei parlamentari, ecc., rimane il fatto che, per evitare crescenti conseguenze negative sulla salute delle persone e sull'equilibrio ecologico del pianeta,  un cambiamento è necessario e urgente ed i primi che dovrebbero capirlo dovrebbero essere proprio quei politici e quegli amministratori locali e nazionali che, per il ruolo che gli è stato affidato(tramite la democrazia rappresentativa), hanno maggiori responsabilità verso la collettività, verso la salute delle persone, verso il futuro che viene preparato con le scelte politiche e di governo che vengono fatte oggi(nelle comunità locali, regionali e nazionali).  

Le soluzioni sono difficili, ma possibili.  

Le alternative a tante cause che producono danni alla salute, malattie, tumori, ecc. e all'ambiente, ci sono, ma non sono facili, hanno bisogno di scelte coraggiose di cambiamento:
- dei sistemi produttivi (imballaggi e composizione delle merci);
- dei sistemi di trasporto (riducendo quegli individuali, aumentando quelli collettivi, incentivando i consumi dei prodotti locali... cioè la cosiddetta filiera corta, ecc.);
- dei sistemi di produzione e di consumo dell'energia necessaria (incentivando quelle rinnovabili e il risparmio);
- dei sistemi di raccolta e smaltimento dei rifiuti: le soluzioni sono la raccolta differenziata spinta e di qualità e gli impianti cosiddetti a freddo.  

Sono tutte scelte possibili, ma richiedono consapevolezza, responsabilità, coraggio, perché sono realizzabili solo tramite cambiamenti drastici dei sistemi di produzione, dei consumi individuali e dei sistemi di raccolta e smaltimento dei rifiuti che si sono consolidati negli ultimi 40 anni (e che quasi tutti hanno definito "il benessere" o "le conseguenze del benessere").  

Anche a mio parere è giusto chiedere che un inceneritore sia chiuso prima possibile e dire NO alla costruzione di nuovi inceneritori, ma è difficile costruire le alternative per evitare che i rifiuti siano portati in altre regioni o in altri paesi (dove la criminalità organizzata impone le proprie "soluzioni", o dove la miseria fa "accettare" qualsiasi cosa... persino i rifiuti prodotti da altri, prodotti da un sistema che per minoranze della popolazione mondiale produce ricchezza e consumismo e nella maggior parte del mondo provoca sfruttamento umano, rapina ed esaurimento delle materie prime e disastri ecologici che mettono in pericolo la vita delle attuali e, ancor di più, delle future generazioni).  

Ci sono esempi positivi, San Francisco, il Consorzio Priula(in Provincia di Treviso), Capannori, la Provincia di Alessandria, ecc. ecc.), ma richiedono scelte coraggiose: CAMBIARE i sistemi produttivi e di distribuzione dei prodotti; CAMBIARE gli stili di vita individuali e collettivi (riducendo drasticamente consumismo e sprechi); ROTTAMARE cassonetti e grandi camion di raccolta dei rifiuti, sostituendoli(gradualmente ma progressivamente) con un sistema di raccolta differenziata porta a porta e di qualità (l'unica che consente di differenziare oltre il 60% dei rifiuti e di avviarli al riutilizzo, tramite la costruzione di una rete di aziende che abbia questa finalità).
Tutte scelte difficili, che richiedono CORAGGIO,  RISORSE FINANZIARIE(che il sistema bancario concede ampiamente agli inceneritori, ma non concede alla raccolta differenziata... perchè ritenuta meno "redditizia"), CONSAPEVOLEZZA, RESPONSABILITÀ, VOLONTÀ, CAPACITÀ (nei governi locali, regionali e nazionali e anche nelle persone che li eleggono democraticamente).  

La fermata dell'inceneritore di Montale, babbo natale e la befana, le responsabilità e le soluzioni auspicabili.  

Non è ancora stata individuata la causa che ha determinato, nell'inceneritore di Montale, emissioni di diossine e furani diverse volte superiori ai limiti di legge e, ovviamente, non potrà riprendere la propria attività fino a quando non sarà fatta chiarezza su quanto accaduto e date assicurazioni che sono state attivate tutte le misure ed i controlli che ne impediscano il ripetersi.   Quanto accaduto ha reso urgente e ineludibile la realizzazione di un'analisi epidemiologica, ambientale e sanitaria (in particolare nelle frazioni di Stazione di Montale, San Piero Ponte alla Trave, San Niccolò e Catena di Agliana e Oste di Montemurlo, che sono quelle che hanno sicuramente subito le maggiori ricadute delle emissioni, ormai trentennali, dell'inceneritore di Montale) e l'analisi sui terreni (tramite prelievi con il metodo del carotaggio) è importante (e concretamente possibile) che sia fatta entro il mese di settembre 2007.   

Quanto avvenuto ha evidenziato varie inadeguatezze e responsabilità:
1)
 è un fatto grave che Arpat si limiti a fare un solo controllo annuale sulle emissioni degli inceneritori  e(per propri limiti strutturali e per le procedure burocratiche), di norma dia i risultati dopo due mesi; 
2)
 è un fatto grave che il Cis, per fare le proprie analisi sulle emissioni(in parallelo con Arpat), abbia scelto un'azienda che da i risultati sempre dopo quelli di Arpat e che non vengano resi pubblici;
3)
 è un fatto gravissimo che il Cis abbia affidato "la manutenzione semestrale sui rilevatori in continuo dei macroinquinanti" ad un azienda che, dopo aver individuato un guasto e sostituito componenti tecnici (6 giugno) aspetta un mese per comunicarlo al Cis (7 luglio): o questa versione dei fatti è destinata agli adulti che credono a babbo natale e alla befana, oppure questa è una conferma sull'inadeguatezza del sistema di gestione adottata dal gestore, cioè dal Cis (riconosciuta e dichiarata anche dall'Arpat) e quindi sono evidenti le responsabilità/incapacità dei dirigenti (Presidente e Direttore attuale e precedente) del Cis.

Questi fatti e le conseguenti responsabilità sono tali da giustificare le dimissioni degli attuali dirigenti e la nomina di dirigenti (politici e tecnici) che siano in grado di attuare una svolta nella gestione del Cis, nella trasparenza dei controlli e delle informazioni e anche nelle scelte: quanto avvenuto rende impossibile l'attuazione del progetto di potenziamento fino a 220T/G e può consentire soltanto una continuazione dell'attività dell'inceneritore di Montale, per il tempo necessario(più breve possibile), per costruire le alternative di smaltimento di circa 150 T/G (tolte le ceneri) di rifiuti che erano stati affidati a questo impianto nell'intesa sottoscritta in Regione dai Comuni e dalle tre Province dell'area metropolitana Firenze/Pistoia.
Le alternative non possono consistere nella costruzione di nuovi inceneritori che moltiplicherebbero le emissioni ed i danni alla salute e all'ambiente:
è necessario che sia studiato un progetto finalizzato a specializzare il Cis Spa nei sistemi più avanzati e innovativi, compresa la raccolta porta a porta, proponendosi di farlo diventare un polo industriale e tecnologico di riferimento per le migliori pratiche di raccolta e riciclaggio e di sviluppo di un reale mercato di prodotti in materiale riciclato.

Queste nuove finalità è necessario e urgente che siano recepite nel Piano sui rifiuti dell'Ato5, in modo che, finalmente siano destinate risorse adeguate(anche dalla Provincia di Pistoia) per contribuire alla realizzazione del 55% di raccolta differenziata e alla riduzione del 15% dei rifiuti, entro il 2010(è scritto nel patto che hanno firmato in Regione e, se sono persone serie e responsabili, dovrebbero impegnarsi per realizzarlo davvero.... ma, anche in provincia di Pistoia, non risulta un impegno adeguato a mantenere quanto hanno firmato).  

Buon agosto e buone riflessioni.
Giuliano Ciampolini

 

ciampo0707

Ho letto la "Comunicazione, del Presidente Gianfranco Venturi e della Giunta Provinciale, in merito alla temporanea chiusura del termovalorizzatore di Montale" e ne ho ricavato almeno tre preoccupazioni:  

1) La sequenza delle date: - l'Arpat ha fatto il prelievo di un campione di fumi il 3 maggio ed ha comunicato i risultati il 17 luglio: quindi, per avere i risultati, sono passati 75 giorni, talmente tanti che anche Venturi ha riconosciuto la necessità di fare "analisi più frequenti in futuro" e di "individuare un sito Web nel quale rendere noti i dati delle emissioni in tempo reale". - Il 6 giugno "a seguito di un intervento di manutenzione ordinaria effettuato sulle apparecchiature di monitoraggio" è stata riscontrata una anomalia nel sistema di deumidificazione..." ed è stata subito riparata: quindi, se fosse stata questa la causa di quelle emissioni di diossina e furani superiori 6 volte ai limiti di legge, queste emissioni sono durate sicuramente più di un mese (probabilmente diversi mesi e sono continuate anche dopo la riparazione del guasto, visto che le nuove analisi fatte dall'Arpat - su un prelievo fatto il 24 luglio - ha confermato l'emissione di diossine in quantità tre volte superiori ai limiti di legge, quindi quella riparazione non ha risolto il problema). - "Ricevuta l'informazione di tale anomalia, la società Cis Spa ha comunicato alla Provincia e all'Arpat, in data 11 luglio, che era stata riscontrata la problematica....": quindi 35 giorni dopo.  
Con questa sequenza di fatti, appare chiaro perchè Roberto Gori, Direttore di Arpat Toscana, alla domanda "Per voi l'impianto di Montale non è stato gestito in modo corretto", risponde "I fatti parlano da soli" .... "La normativa dispone che il gestore tenga sotto controllo il sistema e prescrive la comunicazione tempestiva".  
Dopo questi fatti è incredibile che, Venturi e la Giunta Provinciale, alla fine della comunicazione, dichiarino "Vogliamo rendere costantemente trasparente e controllabile ogni elemento di un impianto che appartiene alla collettività.... e che deve essere vissuto con fiducia dalla collettività intera": dalla sequenza di queste date, sembra del tutto chiaro che, fin'ora, il sistema di monitoraggio e il comportamento dei dirigenti del Cis è stato esattamente il contrario; per averne ulteriore conferma, basta leggere le risposte di Giorgio Tibo (Presidente del Cis) all'intervista su La Nazione del 27 luglio, talmente reticenti che, i primi che dovrebbero chiederne le dimissioni(di Tibo e di tutti i dirigenti, politici e tecnici, del Cis),  dovrebbero essere i Sindaci dei tre Comuni proprietari del Cis, per i fatti accaduti e perchè questi dirigenti dimostrano di non aver tratto nessun insegnamento da questi fatti e di voler continuare nella reticenza che c'è stata fin'ora.  

2) Venturi e la sua Giunta hanno dichiarato anche che rifiutano l'analisi dei terreni, motivando questo rifiuto con motivazioni assurdeè un'analisi "particolarmente complessa", "di scarsa utilità" e "fuorviante", perchè "le diossine si formano in tutti i processi di combustione.... industriali, civili o anche quando sia bruciata legna o rifiuti vegetali" e quindi queste analisi fornirebbero "risultati non correlabili con le emissioni del termovalorizzatore". Mi sembra una dichiarazione particolarmente grave(in aperta contraddizione con gli impegni assunti nella mozione approvata dal Consiglio Provinciale nel mese di giugno 2007, per attivare "un percorso di monitoraggio sanitario dell'impianto di Montale"), perchè minimizza le conseguenze sul territorio provocate da quasi trenta anni di emissioni di un inceneritore che ha bruciato oltre 1 milione di tonnellate di rifiuti (e, nei primi 15/20 anni, senza un sistema di filtri che avesse una certa efficacia): se, dalle analisi sui terreni (in particolare nella zona sud di Montale, ad Agliana e ad Oste) dovessero emergere quantità preoccupanti di diossine e di metalli pericolosi, sembra ovvio (ad ogni persona con un minimo di buon senso e che non vuole nascondere la realtà) che l'inceneritore (pur non essendo l'unica causa) non è certo una causa secondaria e quindi sarebbe doveroso evitare il potenziamento da 150 a 220 T/G (reso molto difficile e oneroso anche dal fatto che la Legge Finanziaria 2007 nega all'impianto di Montale le entrate derivanti dai cosiddetti "certificati verdi"), per arrivare al più presto alla chiusura definitiva.  
Anche Daniela Belliti, Segretaria della Federazione Ds di Pistoia, ha dichiarato che "E' necessario attivare tutti gli strumenti utili per conoscere la situazione ambientale dell'area": questo, a mio parere, significa che Venturi, la sua Giunta ed i Comuni, devono accettare la richiesta di fare l'analisi sui terreni nel cerchio di almeno un Km intorno all'inceneritore; inoltre, in attesa dei risultati, mi sembra che un minimo di senso della responsabilità dovrebbe consigliare i Sindaci ad emettere ordinanze che - almeno per precauzione - vietano(o sconsigliano) di consumare frutta e verdura prodotta nel raggio di un Km intorno all'inceneritore  

3) Venturi e la sua Giunta ribadisce "l'efficacia della programmazione Provinciale in materia di rifiuti"  e gli accordi sottoscritti il 31 gennaio nel Protocollo d'intesa con le province di Prato e Firenze e con la Regione: ma, in realtà il Piano Rifiuti dell'Ato 5 non ha recepito i due obbiettivi fondamentali scritti in quel Protocollo d'intesa, cioè quello di portare la raccolta differenziata al 55% e di ridurre del 15% la quantità dei rifiuti. Inoltre, la Provincia di Pistoia, nel proprio Bilancio Preventivo per il 2007, non mi risulta che abbia stanziato proprie risorse finanziarie (come fanno altre Province) per contribuire al raggiungimento di questi obbiettivi.  
Ecco perchè, a mio parere, ha ragione Monica Sgherri quando dice che sarebbe importante indirizzare la protesta popolare anche verso le Province, per chiedere impegni seri e concreti per una diversa politica sui rifiuti, che realizzi davvero il 55% di raccolta differenziata di qualità e la riduzione della quantità dei rifiutientro il 2010.  
Infine, mi sembra una novità da valorizzare, le domande fatte da Vincenzo Palmieri (Segretario del Pdci di Quarrata): "Perchè costruire nuovi inceneritori nell'area Firenze Prato Pistoia ? Perchè non specializzare la nostra azienda pubblica Cis nei sistemi più avanzati e innovativi, compresa la raccolta porta a porta ? Perchè non trasformare il nostro consorzio in polo industriale e tecnologico di riferimento per le migliori pratiche di raccolta e riciclaggio ? Perchè non contribuire allo sviluppo di un reale mercato di prodotti in materiale riciclato ?".  

Sono domande che, immagino, sono condivise anche da Prc e Verdi e che, per trovare risposte positive, è necessario farle capire anche a Ds e Margherita, dove ci sono le maggiori resistenze conservatrici che impediscono l'emergere della volontà politica che è necessaria per dare risposte positive a quelle domande.  

Giuliano.

Segue COMUNICAZIONE DEL PRESIDENTE Gianfranco Venturi


COMUNICAZIONE DEL PRESIDENTE Gianfranco Venturi, in merito alla temporanea chiusura del termovalorizzatore di Montale

In questi ultimi giorni la comunità locale, con particolare riferimento a quella residente nell'area della pianura, ha vissuto con preoccupazione le vicende legate al termovalorizzatore di Montale dopo che i dati relativi alle emissioni avevano segnalato il superamento dei limiti imposti dalle normative vigenti.
Giusto quindi riferire in questa sede la reale situazione allo scopo di consentire di fare piena luce sull'intera vicenda evitando così ogni sottovalutazione dell'evento così come ogni allarmismo che vada oltre l'effettiva portata di quanto è avvenuto.
Non meno di altri siamo infatti sensibili ai rischi per la salute dei cittadini ed impegnati a compiere ogni ragionevole azione volta alla loro tutela.
Evito quindi di commentare in questa sede alcune affermazioni destituite di ogni fondamento formulate da consiglieri regionali che in modo del tutto approssimativo e disinformato hanno rilasciato alla stampa dichiarazioni secondo cui il nostro Ente si sarebbe mosso solo dopo l'intervento dell'Autorità Giudiziaria.
Intanto partiamo dai fatti: In data 3 maggio u.s. il personale ARPAT del Dipartimento di Firenze ha effettuato il prelievo di un campione di fumi, da sottoporre a successiva analisi, finalizzata ad effettuare il controllo analitico dei microinquinanti presenti.
In data 17 Luglio l'ARPAT comunicava i risultati di tali analisi dalle quali si evidenziava il superamento del limite consentito per l'emissione di diossine e furani che anziché risultare dello 0,1 nanogrammi a metrocubo, risultava invece pari ad un valore di 0,6 nanogrammi.
Si deve ricordare in proposito che un analogo prelievo di campione era stato effettuato nello scorso gennaio e così, sistematicamente, indietro nel tempo senza che dal 1978, mai si fosse verificato un superamento dei limiti emissivi in relazione ai parametri della normativa vigente.
Per comprendere meglio la ragione di quanto avvenuto, è opportuno segnalare che già lo scorso 6 Giugno, a seguito di un intervento di manutenzione ordinaria effettuato alle apparecchiature di monitoraggio, del termovalorizzatore di Montale, la società Environnement Italia, affidataria del contratto di manutenzione programmata del sistema stesso, aveva riscontrato una anomalia nel sistema di deumidificazione del campione, anomalia rimossa dalla stessa società Environnement Italia durante l'effettuazione dell'intervento medesimo.
Ricevuta l'informazione di tale anomalia, la società CIS, gestore dell'impianto, comunicò alla Provincia ed all'ARPAT di Pistoia, in data 11 Luglio, che era stata riscontrata la problematica sopraindicata e di aver provveduto a programmare nuovi analisi fumi per il giorno 24 dello stesso mese In data 18.Luglio u.s. l'azienda CIS ha ricevuto dal Sindaco di Montale la copia della comunicazione di ARPAT, già da questa trasmessa al Sindaco medesimo, all'Ufficio Ambiente
dell'Amministrazione Provinciale ed all'Ufficio Igiene e Sanità Pubblica dell U.S.L., nonché all'Autorità Giudiziaria, nella quale si evidenziava il mancato rispetto del limite di emissione dei microinquinanti (0,6 nanogrammi rilevati, a fronte del limite di 0, 1), determinato a seguito delle analisi svolte sul campione prelevato il 3 Maggio u.s.

Nella stessa data 18 Luglio il CIS ha comunicato a Comune di Montale, Provincia di Pistoia, USL e ARPAT:
·  Che le problematiche relative al sistema di rilevamento (come peraltro risultava già evidente nella comunicazione dell'11 Luglio , sopra citata, erano state rimosse dall'intervento effettuato il 6 Giugno di quest'anno.
·  Che la campagna di analisi, già concordata con ARPAT per il 24 Luglio, sarebbe stata anticipata, sempre in accordo con ARPAT, al 19 Luglio
·  Che a partire dalla conclusione delle analisi del 19 Luglio e fino al ricevimento del relativo referto, l'impianto avrebbe cessato l'attività di smaltimento.
Ancora nella stessa data del 18 Luglio il Sindaco di Montale ha ordinato, con ordinanza urgente, "lo spegnimento, in termini cautelativi, dell'Impianto di Termovalorizzazione di Montale" e di "mantenere l'impianto fermo fino a che non sarà pervenuto il referto delle analisi sui campioni prelevati il 19.7" da ARPAT per poi provvedere "alla riattivazione dell'impianto stesso qualora le analisi suddette rilevino il rispetto dei parametri di emissione previsti dalle normative vigenti" Una volta acquisite le analisi da parte di ARPAT, così come richiesto, il Dirigente del Servizio Tutela dell'Ambiente della Provincia ha da parte sua tempestivamente emanato una ulteriore Ordinanza in cui:
·  "si diffida" il CIS al rispetto delle prescrizioni della Provincia
·  "si dispone" la sospensione della Autorizzazione all'esercizio dell'impianto a partire da subito dopo l'effettuazione dei campionamenti da parte di ARPAT e comunque fino a quando non verranno fornite garanzie certificate sulle emissioni e sull'avvenuto superamento delle disfunzioni tecniche che hanno originato l'emissione non conforme.
·  "si intima" al CIS di realizzare tutte quelle azioni atte alla ripresa delle attività, compreso il programma di smaltimento dei rifiuti stoccati presso l'impianto.
Tale ordinanza è stata inviata al Sindaco di Montale, all'ARPAT di Pistoia, al SUAP associato di Agliana, Quarrata e Montale ed alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pistoia.
Infine il CIS ha provveduto a ricollocare il quantitativo di rifiuti non più smaltiti nell'impianto di Montale pari a circa 90 tonnellate giorno, presso altri impianti del nostro ATO ed in particolare a Montespertoli, al DANO di Pistoia ed all'impianto di Monsummano, assicurando così una fase di gestione alternativa dei rifiuti stessi che auspichiamo breve e transitoria.
Questi i fatti ai quali appare opportuno far seguire alcune considerazioni.
Un primo gruppo di considerazioni attengono la valutazione della effettiva gravità di quanto accaduto e che, per quanto non sottovalutabile deve essere pur sempre ricondotta alla sua effettiva portata.
La quantità di diossina e furani di cui si parla è una quantità fisica così bassa che appare persino difficilmente misurabile, si tratta infatti di 6 miliardesimi di grammo che solo gli strumenti di ultima generazione riescono a rilevare a seguito di analisi che richiedono comunque alcune settimane di tempo.
Non è infatti un caso che il limite di legge degli stessi microinquinanti era stato fissato, per gli impianti esistenti fino al 1988 e fino al 28.2.2006, seppure con un diversa unità di misura, ad un livello che rapportato a quelle attuali risulta essere circa 80 volte superiore. Ciò nonostante l'impianto di Montale anticipando gli obblighi di legge aveva iniziato a rispettare il nuovo limite di 0,1 fino dal 2001.

E' di questo che si parla dunque non certo di una irresponsabile diffusione di inquinanti in grado di mettere a repentaglio la salute degli abitanti di quest'area o da rendere necessarie opere di bonifica radicali delle quali si è parlato in questi giorni.
Mi riferisco, in particolare, alle posizioni riferite circa la possibilità (opportunità) di effettuare la ricerca di diossine nei terreni.
Per quanto riguarda l'analisi dei terreni essa, a giudizio degli esperti, oltreché estremamente complessa, risulta anche di scarsa utilità o, peggio, fuorviante, se si volesse dimostrare la correlazione fra diossine nei suoli e presenza del termovalorizzatore e, più ancora, se volessimo correlare la eventuale presenza con le recenti emissioni.
Le diossine, infatti come sanno tutti gli esperti, si formano in tutti i processi di combustione che coinvolgono sostanze organiche in presenza di composti del cloro (sia organici che inorganici). Esse
si formano, dunque, durante ogni processo di combustione sia che esso avvenga in impianti industriali o civili o anche quando sia bruciata legna o rifiuti vegetali come anche avviene nella normale conduzione dei fondi agricoli (e in tutti questi casi, non sono presenti idonei impianti di abbattimento per cui, spesso, le quantità emesse sono anche notevoli). In più, ricercare qualsiasi inquinante nei suoli è assai complesso per la grande variabilità della composizione di questi e la
loro diversa capacità di favorire i processi di mobilità e degradazione.
In altre parole, per definire la presenza di diossine nei suoli di un'area più o meno estesa circostante l'inceneritore, sarebbe necessario uno studio che, alla fine, fornirebbe risultati non correlabili con le emissioni del termovalorizzatore.
Oggi dunque l'impianto di Montale è spento in via cautelativa e si attendono i nuovi dati sulle emissioni prima di decidere sulla sua riapertura seppure ci è stato confermato che il problema tecnico assai circoscritto che ha provocato le emissioni fuori norma è stato già da tempo risolto.
Si tratta di un comportamento che, unito al fatto che mai si erano avuti problemi di questa natura all'impianto nella sua lunga attività, dimostra il modo serio e responsabile con il quale esso viene gestito Il fatto che i dati forniti dal laboratorio privato del quale si serve il gestore risultino in linea con quelli ufficiali di ARPAT, costituisce un ulteriore elemento di affidabilità, mentre il progetto di ampliamento prevede a sua volta un più moderno sistema di rilevamento e di monitoraggio dell'impianto.
Ciò non vuol dire che anche da quanto è avvenuto in queste settimane non si debbano trarre utili insegnamenti per migliorare non solo la gestione tecnica degli impianti, ma anche la gestione delle informazioni e la comunicazione diretta a Istituzioni e cittadini.
Come sempre si può e si deve fare di più e di meglio per aumentare ulteriormente la sicurezza dell'impianto e per evitare ogni altra possibile emissione di sostante pericolose.
Vogliamo rendere costantemente trasparente e controllabile ogni elemento di un impianto che appartiene alla collettività, che svolge una funzione ad oggi insostituibile, e che deve essere vissuto con fiducia dalla collettività intera.
Dovremo approfondire, già a partire dalla prossima riunione della Commissione Consiliare cosa fare meglio anche per quanto riguarda il ruolo proprio della Provincia.

Al riguardo, un punto delicato appare quello della frequenza delle analisi sulle emissioni di diossine e furani, per le quali la normativa fissava un intervallo di 6 mesi fino al marzo 2006, portata successivamente a 4 mesi.
Pur nella consapevolezza della complessità di tali analisi riterrei opportuno chiedere uno sforzo per renderle più frequenti in futuro, secondo quella linea che da sempre ha visto il CIS rientrare ampiamente nelle normative, e per individuare un sito pubblico, a partire dal nostro sito Web, nel quale rendere noti i dati sulle emissioni in tempo reale: sia quelle che si rilevano in tempo reale ed immediatamente leggibili, sia quelle che richiedono più articolate analisi di laboratorio che
comunque, appena completate verrebbero rese immediatamente pubbliche.
Al tempo stesso ribadiamo l'efficacia della Programmazione Provinciale in materia di rifiuti, della quale lo stesso Consiglio Provinciale ha recentemente riconfermato l'efficacia sottolineando, altresì, la coerenza della stessa programmazione con i presupposti indicati, in materia, dalla U.E Grazie a questa strategia questo nostro territorio ha da sempre gestito i propri rifiuti con disagi ridottissimi per una platea di circa mezzo milione di abitanti. L'evento di cui oggi parliamo, e che non sottovalutiamo, è comunque praticamente l'unico avvenuto negli ultimi 30/40 anni.
E' in questo contesto che tutte le Amministrazioni, le Aziende Pubbliche e gli ATO dell'Area Metropolitana hanno approvato gli Accordi degli scorsi mesi che prevedono la impostazione della struttura del sistema di smaltimento per i prossimi 20 anni per ca. due milioni di cittadini, secondo i più scientifici criteri della moderna cultura ambientalista che prevede: organizzazione della riduzione della produzione dei rifiuti, dell'aumento della Raccolta Differenziata, dell'assorbimento da parte del mercato della stessa raccolta, della produzione di energia con la parte residuale secca non riutilizzabile, dell'interramento dei residui finali, post inertizzazione degli stessi.
Tutto questo percorso deve procedere col massimo della informazione e del coinvolgimento di tutte le rappresentanze di interessi diffusi sul territorio.
In questa prospettiva procede dunque, l'impegno verso la costante efficientizzazione e ammodernamento del sistema di smaltimento sul territorio dell'ATO rispetto al quale si segnalano i seguenti cantieri aperti:
·  Per la realizzazione del nuovo impianto di compostaggio di qualità nel Comune di Piteglio, perché il rifiuto organico risultante dalla Raccolta Differenziata venga riutilizzato in agricoltura.
·  Per l'ammodernamento della Discarica, con annesso ulteriore impianto di compostaggio nel Comune di Montespertoli (Empoli)
·  Per l'ampliamento dell'impianto del Cassero (Rifiuti Speciali) nel Comune di Serravalle,
·  Per la ristrutturazione dell'impianto del Fossetto, nel Comune di Monsummano
·  Per l'ampliamento e l'ammodernamento dell'impianto di Montale del quale appunto attendiamo le analisi sulle nuove emissioni a seguito dell'intervento operato il 6 Giugno scorso.
E' alla luce di tutto questo che confermiamo in modo convinto:
·  Sia la virtuosità del principio per cui ogni comunità deve smaltire i propri rifiuti sul suo territorio
·  Sia la virtuosità del principio che lo stesso deve ospitare in modo solidaristico una equa distribuzione del sistema impiantistico sullo stesso.
· Questo perché solo facendo così, con relazioni istituzionali di tipo, solidaristico, si riduce il numero degli impianti ed i conseguenti costi economici, sociali ed ambientali ad essi connessi, così come, del resto, il recente Protocollo d'Intesa di Area Metropolitana insegna.

 

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Segue comunicato di Fabio Capellini, Capogruppo PRC Provincia PT

Salve a tutte e tutti.
Vi invio, sperando possa essere di vostro interesse, un breve resoconto dell'attività del gruppo consiliare del Partito della Rifondazione comunista alla Provincia di Pistoia dell’ultimo mese.
Il primo documento, qui di seguito, è una mozione a firma dei gruppi di PRC e Pdci sulla necessità di una indagine epidemiologica che riguardi le popolazione ed i territori attorno all'inceneritore di Montale, impianto che nel frattempo, come noto, è stato chiuso per il superamento dei livelli di legge di diossine e furani.
Con l'approvazione, quasi unanime (solo due astenuti), di tale mozione la provincia di Pistoia si impegna, per la prima volta, ad effettuare una indagine epidemiologica sugli effetti dell'inceneritore di Montale, costituendo a tal fine un tavolo di studiosi di cui farà parte anche un tecnico di riferimento delle organizzazione dei cittadini che si occupano di tale materia. Crediamo sia un risultato da non sottovalutare, come non è da sottovalutare il fatto che per la prima volta  il superamento dei livelli di diossine abbia portato alla chiusura dell’impianto anziché ad una deroga per mantenerlo aperto. E’ segno che qualcosa, seppur lentamente, seppur contraddittoriamente, si sta muovendo nella direzione giusta.

Di seguito ci sono le “sbobinature” (sottolineo che si tratta di sbobinature, quindi non formalizzatevi per l’italiano zoppicante) di tre recenti interrogazioni effettuate dai consiglieri del gruppo di Rifondazione comunista: una sulla questione delle infrastrutture nel comune di Pieve a Nievole, una sullo stato di applicazione della delibera consiliare 141/2002 in merito agli accordi volontari volti a favorire il recupero, il riuso ed il riciclaggio dei rifiuti, una in merito allo spostamento dei materiali di scavo dall’area ex-Breda.

Saluti

Roberto Fabio Cappellini



Mozione d‘iniziativa del Consigliere Bettini e del Capogruppo Cappellini, modificata e integrata dal Capogruppo Lattari, concernente le problematiche sanitarie in merito alla gestione dello smaltimento dei rifiuti.

Il Consiglio Provinciale

VISTA la proposta presentata dal Consigliere Bettini e dal Capogruppo Cappellini, successivamente integrata dal Capogruppo Lattari, concernente le problematiche sanitarie in mento alla gestione dello smaltimento dei rifiuti;

CONSIDERATI gli interventi in merito della Giunta Provinciale e di numerosi Consiglieri;

approva

quale sintesi conclusiva del dibattito, la seguente mozione:

Il Consiglio Provinciale

nel riconfermare le scelte strategiche del Piano Interprovinciale per la Gestione dei Rifiuti dell’ATO 5 in relazione ai criteri fondanti per cui ogni comunità e chiamata allo smaltimento dei rifiuti prodotti all’interno del proprio territorio, nel rispetto dell’equa ripartizione sullo stesso territorio del sistema impiantistico;

- registrato che lo stesso Piano risponde ai criteri previsti dall’unione Europea, prova ne sia la implicita approvazione dello stesso da parte della stessa Unione, in relazione alla chiara localizzazione dei siti, all’impegno per l’aumento della raccolta differenziata ed all‘impegno per la riduzione della produzione dei rifiuti ed alla produzione di energia con la parte residuale, in modo da evitare l‘inutile ed inquinante conferimento in discarica;

- preso atto dell’avvenuta adozione del Piano Industriale dell‘AT0, in totale coerenza con il Piano Interprovinciale, nonché la fase finale, in corso, della sua approvazione da parte della Comunità dei Sindaci dello stesso Ambito;

-in coerenza con il Programma di Governo del Presidente Venturi segnatamente all’impegno per la difesa della salute dei cittadini;

Impegna la Giunta Provinciale

ad attivare, in collaborazione con ARPAT ed AUSL provinciale, e di concerto con gli Enti Locali in ragione delle loro competenze, un percorso di monitoraggio sullo stato degli studi, a livello nazionale ed internazionale, relativamente alle problematiche attinenti alla salute in relazione alla presenza dei sistemi di smaltimento dei rifiuti;

sulla analisi dei dati, a livello sanitario locale, relativi alle stesse tematiche; sulla rilevanza della incidenza, fra i vari tipi di emissione in atmosfera, delle emissioni degli impianti di smaltimento;

su qualunque altra considerazione e relazione fra salute dei cittadini e gestione dei sistemi di smaltimento rifiuti;

sul confronto fra le varie tipologie di smaltimento a livello internazionale ed il rapporto di efficienza/efficacia delle stesse in relazione alle conseguenze sull'ambiente e sulla salute umana; coinvolgendo i cittadini e le loro organizzazioni nel citato percorso.

Invita gli enti istituzionalmente competenti a verificare se ricorrono le circostanze di fatto che, alla luce della vigente normativa in materia, impongano la predisposizione di piani di emergenza in caso di calamità che causino avarie all'impianto.

Sull'intera materia il Consiglio Provinciale impegna altresì la Giunta Provinciale a riferire periodicamente alla Quarta Commissione Consiliare.

 

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Chiuso per la diossina, ma riaprirà 
Il caso del "mostro" di Montale: cittadini impauriti e controlli lenti

In Toscana tredici impianti per bruciare la spazzatura. Martini: non possiamo farne a meno
 
DALL'INVIATO MARIO LANCISI

 MONTALE. L'inceneritore è spento, gli abitanti della zona lo guardano con aria di sfida, come dire che finalmente ce l'hanno fatta a chiuderlo. Sarà però una tregua di pochi giorni. Se le analisi imposte dopo la fuoriuscita della diossina saranno positive il «mostro», come lo chiamano gli abitanti più inferociti di Montale, un piccolo paese in provincia di Pistoia, tornerà a bruciare rifiuti, per l'esattezza 35mila tonnellate all'anno (il terzo più grande della Toscana, dopo Arezzo e Pisa). Così sostiene il sindaco di Montale, Pietro Razzoli: «Non sono preoccupato. Questo impianto è la prima volta che ha dato dei problemi. Lo abbiamo spento, ora aspettiamo gli analisi e se saranno a norma si riprenderà l'attività».
 «Emissioni molto basse». Anche il presidente della Provincia di Pistoia Gianfranco Venturi, che ha tenuto ieri una relazione in consiglio, ha precisato che «il problema tecnico assai circoscritto che ha provocato le emissioni fuori norma è stato già da tempo risolto». Emissioni peraltro di una «quantità fisica così bassa che appare persino difficilmente misurabile, si tratta infatti di 6 miliardesimi di grammo che solo gli strumenti di ultima generazione riescono a misurare», ha aggiunto il presidente della Provincia pistoiese.
 «I controlli funzionano». Una posizione, questa del Comune di Montale e della Provincia, che è condivisa dalla Regione. Il presidente Claudio Martini sottolinea il classico mezzo bicchiere pieno della vicenda: se l'attività dell'inceneritore è stata sospesa dimostra «che i sistemi di controllo ci sono e funzionano: ci consentono di rilevare la qualità delle emissioni, di conoscere quando si superano i limiti e, nel caso di sforamenti, di intervenire con tempestività». Prosegue Martini: «I rilevamenti effettuati hanno sempre confermato il rispetto degli indici. Quando si sono superati i limiti il sindaco è intervenuto bloccando l'attività. Questo oltre ad evitare il malfunzionamento ci consente di intervenire per correggere l'errore o riparare il guasto».
 Diossina 6 volte il limite. Tutto è cominciato una settimana fa quando l'Arpat, l'agenzia regionale per la protezione ambientale, segnala che i risultati delle analisi sulle emissioni dell'impianto non erano a norma. Di conseguenza il sindaco Razzoli dispone con un'ordinanza urgente la chiusura dell'inceneritore in via precauzionale. La chiusura è stato disposta in accordo con i sindaci di Agliana e Quarrata, comproprietari dell'impianto, attivo dall'aprile del 1978 e che riceve i rifiuti dei comuni dell'area pistoiese e del circondario di Empoli. Fabio Roggiolani, presidente della commissione sanità del consiglio regionale, sostiene che «nei prelievi effettuati nel mese di maggio si è sforato il limite di oltre sei volte passando da rilevamenti consentiti di 0,1 a 0,6». E chiede chiede di effettuare controlli «per capire quali e quante diossine si sono depositate sui terreni e quali le conseguenze».
 Controlli troppo lunghi. Ma il Cis, società che gestisce l'impianto, si affretta a precisare che le cause che hanno prodotto le emissioni fuori norma sono state rimosse. Fatto è che però che le analisi sono dei primi di maggio e vengono rese note soltanto a metà luglio. Un tempo troppo lungo, anche perché nel frattempo la diossina è potuta fuoriuscire tranquillamente. Lo ammette anche il sindaco: «Capisco che si tratta di analisi complesse, ma sarebbe auspicabile tempi più rapidi per le analisi», spiega. Gli dà ragione anche Erasmo D'Angelis, presidente della commissione ambiente della Regione: «Sì, occorrono tempi più celeri e anche più controlli nel corso dell'anno. Solo attraverso un monitoraggio continuo è possibile offrire trasparenza e tranquillità ai cittadini», spiega.
 Altri casi in Toscana. Non c'è dubbio però che quella diossina fuoriuscita dall'inceneritore di Montale ha finito per alimentare ulteriormente la preoccupazione degli abitanti della zona e le ragioni di protesta dei comitati. Anche perché l'incidente di Montale non è il solo caso successo in Toscana, dove ci sono otto inceneritori per i rifiuti urbani e cinque per quelli speciali, che bruciano l'8 per cento del totale prodotto nella nostra regione. Alla fine di marzo all'impianto di Ospedaletto, a Pisa, fuoriuscì una nube viola. L'inceneritore venne fermato per un paio di settimane e poi ricominciò a bruciare. A causare l'incidente fu uno stock di rifiuti ospedalieri non adeguatamente selezionato. E' sorto anche qui un comitato che chiede la chiusura dell'impianto, ma la Provincia intende invece ampliarlo. Così come a Civitella Val di Chiana, dove l'inceneritore fu bloccato un anno fa, ma ora se ne chiede il triplicamento dei rifiuti bruciati.
 Martini: «Questo il piano». La politica della Regione è chiara: c'è una quota di rifiuti che non si possono non incenerire. Dice Martini: «Abbiamo fatto scelte coraggiose e avanzate. Ricordo: vogliamo ridurre entro il 2010 la produzione dei rifiuti del 15% e portare al 55% la raccolta differenziata. Sono obiettivi impegnativi, che per essere realizzati richiedono oltre alle risorse anche la convinzione di istituzioni, imprese e famiglie».
 L'obiettivo di questa scelta - conclude Martini - è preciso: ridurre la quantità dei rifiuti da smaltire negli impianti in modo da chiudere le discariche e «da utilizzare solo per lo strettamente necessario gli inceneritori con recupero energetico (che sono le tecnologie più affidabili), attivando sistemi di controlli efficaci per verificarne costantemente il corretto funzionamento».


Fabio Roggiolani, leader dei Verdi toscani
«Sono delle vere bombe quattro mosse per eliminarli»   
Ci si può fidare degli inceneritori? «Neanche per idea.
L'inceneritore di Montale è l'esempio di uno scandalo. Una bomba ambientale. Bisogna porre rimedio alla situazione in un solo modo: definendo una politica di smaltimento dei rifiuti che faccia a meno degli inceneritori. Si può. E quindi si deve», dice risoluto il leader dei Verdi toscani Fabio Roggiolani, presidente della commissione sanità della Regione.
 Facile a dirsi. Però intanto i rifiuti aumentano e le discariche sono sull'orlo dell'esaurimento. C'è chi teme una situazione tipo Campania.
 «Bisogna evitare l'allarmismo di chi, non facendo nulla per la riduzione dei rifiuti, punta l'indice sulla Campania per dire: guardate, che se non si fanno gli inceneritori finiremo anche noi per avere la spazzatura per strada. E' un ricatto inaccettabile».
 Che fare allora per eliminare gli inceneritori?
 «Occorre una politica dei rifiuti articolata in quattro fasi».
 La prima?
 «Deve consistere nella riduzione dei rifiuti e nel porta a porta che conduca ad un alto livello la raccolta differenziata».
 La Regione si è posta l'obiettivo del 55 per cento da raggiungere entro il 2010.
 «L'esperienza di un comune come Capannori dimostra che si può puntare ancora più in altro».
 Seconda fase?
 «A Viareggio è stato sperimentato un biodigestore che tratta la parte umida dei rifiuti, in modo da ridurre il più possibile la quantità degli inerti».
 Terza fase?
 «I rifiuti possono essere riciclabili. Dobbiamo puntare molto sulla possibilità di ridare nuova forma al rifiuto. La società del futuro avrà sempre più bisogno di recuperare gli oggetti, e non di rottamarli».
 Quarta fase?
 «Discarica e dissociazione molecolare. Prendiamo Peccioli. Lì c'è un esempio di discarica assolutamente all'avanguardia. Un fiore all'occhiello».
(m.l.)


Un mare di rifiuti: ogni anno dieci milioni di tonnellate
 IN TOSCANA ogni anno si producono oltre 10 milioni di tonnellate di rifiuti. Di cui 2 milioni e 523 mila tonnellate sono rifiuti urbani e 7 milioni e 798 mila speciali. Tra residui del cibo, plastica, carta e quant'altro, ogni anno in media ogni toscano produce 695 chili di rifiuti. Da smaltire. Già, ma come? Dove? Vediamo. Prima tappa: la selezione. I rifiuti selezionati sono il 55% con punte più alte a Massa (96%) e Prato (94%). La provincia con meno rifiuti selezionati è quella di Pisa: appena il 2%. Seconda tappa: smaltimento in discarica. Vi finisce il 38% dei rifiuti prodotti in Toscana con punte in alto di Firenze (81%) e Pisa (63%) e in basso di Prato e Massa (4%). Terza tappa: inceneritori. Solo l'8 per cento dei rifiuti viene incenerito. Il record va a Pisa, dove il 35% dei rifiuti finisce nell'inceneritore di Ospedaletto.
 Per quanto riguarda gli inceneritori quello che brucia più rifiuti è quello pisano di Ospedaletto con 61.149 tonnellate (ma i dati sono di cinque anni fa). Seguono Montale e Arezzo.
 A livello invece di inceneritori per rifiuti speciali il più attivo è quello di Scarlino, seguito da Prato e poi Arezzo. «La Toscana è la prima regione in Europa per produzione di rifiuti urbani: 2,5 milioni di tonnellate l'anno, con un trend di aumento annuo tra il 2 e il 3 per cento», sostiene Erasmo D'Angelis, presidente della commissione ambiente della Regione. Per Roberto Gori, direttore tecnico dell'Arpat «nella nostra regione solo l'8% prende la strada della termodistruzione mentre in Europa la media è del 20%». ( m.l.)

Scandalo della raccolta differenziata: le raccomandazioni della commissione d'inchiesta
«Ora andateci piano con l'ecotassa»

 FIRENZE. «L'obiettivo di raggiungere la quota prefissata di raccolta differenziata, posta in termini di sanzione, favorisce l'elusione della norma e gli interventi di manipolazione del dato», ed esiste «uno scarto notevole tra ciò che viene certificato come raccolta differenziata e ciò che diventa davvero recupero e riciclo».
 E' quanto si legge nella relazione finale dell'attività della commissione d'inchiesta sulla raccolta differenziata dei rifiuti del consiglio regionale, presieduta da Andrea Agresti (An), presentata ieri. La commissione è stata istituita nell'autunno 2006 dopo lo scandalo relativo al caso Geofor di Pisa ed ha poi allargato la sua attività ad un ambito più ampio di confronto sui problemi legati alla gestione, riduzione, riciclaggio e smaltimento finale dei rifiuti. Tra le considerazioni conclusive, la commissione ritiene necessaria «un'applicazione scaglionata del tributo regionale», la cosiddetta ecotassa, che «non penalizzi troppo chi sta appena al di sotto dell'obiettivo del 35% di raccolta differenziata», proprio per evitare di favorire l'elusione della norma o l'eventuale manipolazione dei dati. La commissione propone inoltre di dotare i centri di raccolta di un sistema di pesatura informatico per consentire una maggiore certezza dei dati e una tracciabilità dei rifiuti.


Il dirigente dell'assessorato all'Ambiente della Regione
«Fidiamoci, non sono rottami basta fare la manutenzione»

  FIRENZE. Ci si può fidare degli inceneritori?
 «Come per ogni impianto industriale sì, se sono progettati, realizzati e gestiti bene», risponde Giovanni Barca, dirigente dell'assessorato all'Ambiente della Regione.
 C'è chi dice che quelli toscani andrebbero rottamati.
 «Non sono d'accordo. Alcuni di questi impianti sono nuovi, altri revisionati da poco. Però è vero che un inceneritore è una macchina soggetta a rapida usura. L'impianto deve essere sottoposto a manutenzione costante».
 E' vero che oggi i controlli sono annuali?
 «Falso. La legge prescrive che i controlli sulle diossine debbano avvenire ogni quattro mesi. Penso che il gestore, a garanzia del proprio ciclo produttivo, debba effettuare più autocontrolli anche se vi sono altri indicatori circa il buon funzionamento di un impianto quali, ad esempio, il consumo dei carboni attivi per la depurazione dei fumi».
 La reazione della gente nei confronti degli inceneritori è solo psicosi o ci sono dei problemi reali?
 «Non penso a reazioni dettate solo dalla psicosi. Gli inceneritori sono macchine a tecnologia complessa e possono guastarsi. Rilevo però che l'attenzione che c'è nei confronti degli inceneritori non la si ritrova per altri cicli produttivi che prevedono la combustione, che emettono polveri e diossina in quantità maggiori».
 Si può fare a meno degli inceneritori?
 «La corretta gestione dei rifiuti comporta una serie complessa di operazioni: per prima cosa bisogna produrne meno. Poi bisogna potenziare la raccolta differenziata: in Toscana è prevista al 55% nel 2010, oggi complessivamente siamo ancora sotto il 35%. La parte residua deve essere avviata ad impianti di selezione e trattamento che riducono la quantità e migliorano la qualità dei rifiuti da avviare a recupero energetico. Alla fine di queste operazioni resta una percentuale pari a circa il 30% del totale dei rifiuti prodotti da avviare alla termovalorizzazione. Bisogna tuttavia essere anche consapevoli che i rifiuti per ora non diminuiscono». ( m.l.)

 

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Comunicato Unaltracittà/Unaltromondo
Per quanto tempo l'inceneritore di Montale ha avvelenato la  popolazione?

Alla chiusura dell'inceneritore "viola" di Pisa,ora segue quella dell'inceneritore di Montale, dopo che per mesi (quanti?) ha disseminato nell'aria, nei terreni, nelle acque concentrazioni in eccesso di diossine. Questi sono composti chimici persistenti, liposolubili, bioaccumulabili, tossici a dosi infinitesimali ( picogrammi, ovvero miliardesimi di milligrammi) che  hanno effetti cancerogeni certi, in particolare per lo sviluppo di tumori ormono-correlati a livello di prostata e mammella, di linfomi non Hodgkin e di sarcomi dei tessuti molli e  che danneggiano l'apparato riproduttivo, immunitario, nonché il sistema nervoso centrale specie quello in via di sviluppo del feto e del neonato.
Lascia esterrefatti leggere che un assessore  provinciale all'ambiente considera tutto questo "fisiologico",mentre un assessore regionale all'ambiente ci vede pure dei risvolti positivi!
Unaltracittàunaltromondo  ribadisce che è  folle e  sconsiderato ostinarsi ad esporre le popolazioni  alla tossicità degli inceneritori, quando ormai sappiamo che esistono altre soluzioni praticabili in tempi contenuti e non nocive, per la gestione del ciclo dei rifiuti.

 

roggio0707

L'inceneritore di Montale (PT) sfora di oltre sei volte il limite massimo delle diossine e viene chiuso.

Firenze   19  luglio   '07

"Una notizia purtroppo gravissima e che conferma la pericolosità degli inceneritori e la instabilità delle loro emissioni. - ha dichiarato Fabio Roggiolani, consigliere regionale VERDI e Presidente della Commissione Sanità del Consiglio Regionale - Già nel 2005 pur in linea con la vecchia normativa sulle diossine  si notava che non sarebbe riuscito a rientrare dentro i parametri della normativa che di li a poco sarebbe entrata in vigore  e infatti nel 2006 a febbraio era risultato di nuovo fuori limite, ma pochi mesi dopo ancora controllato appariva dalle analisi dentro i parametri previsti; ora di nuovo la doccia freddissima ovvero che nei prelievi effettuati nel mese di maggio, proprio nei giorni in cui effettuavo la visita davanti all'impianto si è sforato il limite di oltre sei volte passando da rilevamenti consentiti di 0,1 a 0,6.

Ringrazio l'Arpat per la precisione e la puntualità delle analisi, è il momento dei controlli su tutti i terreni circostanti e sui venti prevalenti che hanno soffiato in quei giorni e nei giorni successivi per capire quali e quante diossine si sono depositate sui terreni e quali sono le conseguenze per le popolazioni che vivono intorno all'impianto.

Si dimostra quanto è stata inutile la polemica del sindaco nei miei confronti quando mi tacciò di superficialità per aver dichiarato che io non avrei comprato una casa nei dintorni dell'inceneritore.

Lo sforamento è grave , gravissimo, - ha concluso Roggiolani - occorre una task force di Agenzia regionale di Sanità, dipartimento di prevenzione dei luoghi di lavoro e Asl di Pistoia per effettuare tutti i controlli sulla popolazione necessari dopo un episodio di questa gravità."

ufficio stampa Gruppo Verdi per l'Unione

seguono il comunicato stampa del 4 giugno e altri documenti


roggiolani
comunicato stampa

SANITA': MONTALE: LA SALUTE NEI RIFIUTI  SI DIFENDE COL PORTA A PORTA

Polemica sulla visita nella scorsa settimana a Montale del Presidente Fabio Roggiolani  (Commissione Sanità del Consiglio Regionale)  che ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

Firenze   4  giugno ‘07

“Non replico al tono insultante del Sindaco di Montale, Piero Razzoli. – ha dichiarato FABIO ROGGIOLANI consigliere dei VERDI per l’Unione e Presidente della Commissione Sanità – La visita come Presidente di Commissione è avvenuta su invito del Comitato dei cittadini e quindi ho potuto visitare quello che il Comitato mi ha proposto, ovvero le condizioni ambientali ed emotive della cittadinanza. Inoltre essendo la visita istituzionale non è un vezzo ma un dovere presentarsi nelle forme dell’istituzionalità.

Spiace che il Sindaco, invece si comporti in maniera del tutto maleducata dal punto di vista istituzionale: se e quando sarò invitato dal Comune di Montale sarò ben lieto di visitare l’impianto e di poter ribadire a Razzoli alcune convinzioni non mie ma dei Ministeri dell’Ambiente e della Ricerca e dell’Innovazione Tecnologica rispetto alla raccolta porta a porta, ai biodigestori anaerobici, ai dissociatori molecolari, tutte tecnologie che rappresentano nel complesso l’alternativa concreta e indicata ad inceneritori e discariche.

Ripeto infine – ha concluso Roggiolani – che le ricerche epidemiologiche, se ben mirate, servono eccome e servono in ambiti precisamente definiti (essendo nel pistoiese qualcosa il sindaco Razzoli dovrebbe aver sentito e imparato dalla vicenda Breda-amianto !!). Per cui trovo incomprensibile che si valutino come provocazioni semplici osservazioni, cautele e richieste di dati.”
Ufficio stampa Gruppo Verdi per l’Unione


Inceneritore, le nanopolveri responsabili dell'ictus cerebrale
Comunicato Stampa Unaltracittà/Unaltromondo (22/3/07)

Lo denuncia la quotata rivista neurologica americana Stroke. Fonte: http://stroke.ahajournals.org/cgi/content/full/38/3/918

Uno studio pubblicato sull'ultimo numero di una delle più quotate riviste neurologiche a livello internazionale, la statunitense Stroke, ha dimostrato che le polveri ultrafini, emesse in quantità anche dagli inceneritori di ultima generazione, possono provocare un ictus cerebrale. La notizia viene rilanciata da Unaltracittà/Unaltromondo, impegnata da sempre per una gestione dei rifiuti virtuosa, capace di fare a meno dell'incenerimento. Gianluca Garetti, medico a Peretola, firmatario insieme ad altri cento medici di famiglia della Piana Fiorentina di un appello contro le anacronistiche politiche delle amministrazioni sul tema, e attivo in Unaltracittà/Unaltromondo ha dichiarato: "Già in precedenza numerosi studi avevano dimostrato una relazione causale tra apoplessia cerebrale e materiale particolato, tuttavia, le nanopolveri non erano mai state prese in considerazione. Oggi i ricercatori del National Public Health Institute di Kuopio(Helsinki, Finlandia) hanno dimostrato, prendendo in esame 3.265 casi di ictus, che anche le polveri ultrafini sono capaci di provocare questa grave patologia cerebrale. I rischi per la popolazione sono alti, basti pensare, come è stato dimostrato sulla rivista Environmental Medicine del settembre 2006, come un'emorragia cerebrale possa insorgere appena dopo due ore dall'esposizione a materiale particolato".

Ornella De Zordo, capogruppo in Palazzo Vecchio, ha inoltre consigliato all'assessore provinciale all'ambiente Nigi, che solo ieri ha annunciato l'apertura di una campagna per spiegare i vantaggi della termovalorizzazione attraverso uno sportello "capace di offrire informazioni complete e scientifiche, ma allo stesso tempo chiare e comprensibili, sulle tecniche di trattamento termico dei rifiuti", di scaricare la ricerca all'indirizzo
http://stroke.ahajournals.org/cgi/content/full/38/3/918, tradurla in italiano, e farla poi conoscere a tutti i cittadini da lui amministrati. Un'azione doverosa, sempre che la Campagna informativa non sia solo fumo negli occhi dei più ingenui e sia davvero capace di dare "un' informazione senza trucchi" come dichiarato dallo stesso assessore o di fornire "dati scientificamente comprovati" come spiegato dalla società di marketing e comunicazione Florence multimedia voluta a presidiare l''operazione termovalorizzatore' dal presidente della Provincia Matteo Renzi.

Per Unaltracittà/Unaltromondo la diffusione di tale ricerca è doverosa anche presso i tecnici dell'Agenzia Regionale di Sanità della Toscana (ARS) e dell'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT) oltreché naturalmente presso i vari amministratori pubblici della Piana Fiorentina.


vedi altri documenti

 

 

 

inchpubb

Al Presidente della Provincia di Pistoia

All’Assessore all’ambiente

Al Dirigente del settore  gestione rifiuti

e. p.c.  Al Presidente del Consiglio provinciale

Ai Consiglieri Provinciali

Oggetto: Procedura V.I.A., in riferimento al S.I.A.(Studio di impatto ambientale) presentato dal proponente l’ampliamento e la ristrutturazione dell’impianto di incenerimento rifiuti di Montale. RICHIESTA DI “INCHIESTA PUBBLICA” ai sensi della Legge Regionale 3.11.1998, n°79

Con la presente chiediamo al Presidente e a tutti gli altri soggetti in indirizzo:

1) che venga comunicato il nome del Garante dell’Informazione, unitamente al relativo atto di nomina, in quanto responsabile dell’avvio di tutte le azioni necessarie per assicurare l’informazione ai cittadini ed alle formazioni sociali, così da favorire - come recita la legge regionale sopra richiamata - la partecipazione e che siano messi a conoscenza delle  azioni fino ad oggi intraprese per garantire informazione, pubblicità e partecipazione, così come previsto dalla legge Regionale 79/1998, in particolare dall’art.14;

2) che l’autorità competente, così come previsto dall’ART. 15 della Legge Regionale 79/1998, disponga l’ avvio di una  INCHIESTA PUBBLICA , da tenersi presso il Comune nell’ambito del quale il progetto è localizzato (Montale), e provveda conseguentemente alla nomina di un Comitato presieduto dal Garante dell’informazione e integrato nella sua composizione da uno o più esperti indicati dai cittadini interessati.

La presente richiesta riveste carattere di urgenza.

Distinti saluti.

Rinaldo Bini, a nome  e per conto del Comitato NO! all’inceneritore del Calice

c/o Legambiente, Via M. Magni  - 51031 Agliana (PT)

 

inquiaria

Ci sono giunti, in seguito agli articoli su La Nazione del 14 - 19 dicembre 06, alcuni contributi sul problema delle polveri sottili, che riportiamo di segutio:

» rapporto di Legambiente
» articolo di Leggo del 14 dicembre 06
» livelli PM10 e PM2.5 in Toscana (ARPAT)
» come migliorare la qualità dell'aria (ARPAT)
» 8000 morti l'anno (ARPAT)

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COMUNICATO STAMPA

Firenze, 29 Gennaio 2007

SMOG, DE ZORDO, PIERI: «BOCCIATA L'ORDINANZA DEL COMUNE, LE AUTO EURO ZERO DOVREBBERO CIRCOLARE».

Questo il testo dell'intervento di Ornella De Zordo di Unaltracittà/Unaltromondo e di Leonardo Pieri di PRC, membri della commissione Ambiente e Trasporti:

«Il T.A.R. della Toscana, con la sentenza n. 56 del 2007, ha di fatto bocciato l'ordinanza antismog dell'assessore Del Lungo nella parte che si riferisce ai divieti di blocco totale, 7 giorni su 7 e 24 ore su 24, della circolazione delle Auto Euro 0 a benzina non catalizzati. Infatti il TAR annulla parzialmente l'ordinanza 509 del 14/6/2006, sostenendo che "il ricorso per motivi aggiunti deve essere parzialmente accolto e il provvedimento con esso impugnato deve essere annullato limitatamente alla parte relativa alla classe di veicoli "auto e leggeri benzina no kat"
(rientranti nella categoria "Euro 0")". Infatti, secondo il TAR, "è manifestamente illogico - in assenza di spiegazioni o ulteriori giustificazioni - l'inclusione nel divieto di circolazione dell'1/7/06, nel Comune di Firenze". Il TAR sottolinea altresì che "le auto Euro 0 a benzina non catalizzate incidono per il 5,1% sulla produzione delle polvere sottili pm10, mentre le auto diesel euro3 incidono per il 25% delle polveri sottili pm10".
In sostanza, il TAR boccia l'ordinanza del blocco degli Euro 0 perché il Comune non ha motivato e giustificato i divieti, dal punto di vista dell'inquinamento atmosferico. Quindi si deve intendere che anche la successiva ordinanza del dicembre 2006, attualmente in vigore, non avrebbe valore riguardo al blocco degli Euro zero, che in base alla sentenza del TAR sarebbero di fatto già legittimati a circolare liberamente. Il Comune deve quindi dimostrare e documentare scientificamente la validità dei provvedimenti e dei divieti che ha attuato e che sta attuando, insieme all'efficacia e all'efficienza degli stessi, compresi i cosiddetti "ecoincentivi" messi in dubbio per la loro utilità, come la riconversione a gas delle auto a benzina che da più parti viene considerata senza beneficio ambientale. Il Comune deve anche ricercare la partecipazione e la condivisione dei provvedimenti con associazioni ambientaliste, comitati dei cittadini e quanti altri siano interessati alle misure.

Una nuova e ulteriore ordinanza sul blocco delle auto Euro 0, così come annunciata dal Comune rischia di diventare solo un superamento formale della sentenza del TAR, mentre invece è auspicabile una sempre più concreta iniziativa per la riduzione del PM10 dovuto ai veicoli diesel che anche il TAR ha riconosciuto come i mezzi più inquinanti».

 

 

 

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02/02/2007

' Protocollo di intesa sui rifiuti : come mortificare la partecipazione '

L'accordo su "rifiuti e impianti nella piana metropolitana"(firmato il 31 gennaio), è il risultato di un percorso dei governi locali e regionale che non ha consentito ai cittadini(tramite le loro Associazioni e Comitati) di partecipare alle scelte: le proposte concrete e alternative all'incenerimento dei rifiuti (diffusione graduale ma generalizzata della raccolta differenziata porta a porta e impianti a freddo) non sono state prese in considerazione perché la scelta che volevano imporre era la priorità all'incenerimento dei rifiuti.

Con questo atto è stata mortificata non soltanto la democrazia partecipativa, ma addirittura quella rappresentativa visto che è stato fatto di tutto per scavalcare le istituzioni locali che solo in alcuni casi (Consiglio Comunale di Agliana e Consiglio Provinciale), all'ultimo tuffo, hanno affrontato la questione nelle rispettive sedi. Ciò è avvenuto anche per merito delle nostre associazioni (WWF, Legambiente e Comitato NO! all'inceneritore del Calice) che con forza avevano chiesto un chiaro pronunciamento politico a tutte le assemblee consiliari locali.

Naturalmente la nostra non era soltanto una questione di metodo(inaccettabile per come è stato impostato) ma anche e soprattutto di merito. A parole sono stati annunciati anche impegni condivisibili(come l'obbiettivo di ridurre del 15% la quantità dei rifiuti e di portare al 55% la raccolta differenziata entro il 2010), ma la scarsità delle risorse finanziarie stanziate per queste destinazioni dimostra che si tratta di un vero e proprio imbroglio, cioè non diventeranno fatti concreti.

Questa distanza (tra parole e fatti) è quello che vogliono i sostenitori dell'incenerimento dei rifiuti ed è una scelta incomprensibile, anche perché (se il governo Prodi confermerà l'abolizione dell'imbroglio dei finanziamenti provenienti dai cosiddetti CIP 6) non saranno in grado neanche di dimostrare la sostenibilità economica degli inceneritori e, per far quadrare i conti, dovranno aumentare le tariffe a carico dei cittadini (con il risultato che proprio i cittadini dovranno pagare una modalità di smaltimento dei rifiuti che aumenterà i pericoli per la propria salute).

Quei Sindaci che hanno firmato quel Protocollo d'intesa sui rifiuti senza discuterne preventivamente nei rispettivi Consigli Comunali, hanno compiuto un gesto di grandissima arroganza, umiliando persino il ruolo dei Consiglieri Comunali eletti dai cittadini.

L'arroganza del potere può provocare scoraggiamento, ma può provocare anche la reazione opposta: quella di una crescente partecipazione popolare, di quelli che stanno in basso, per cambiare le persone che governano con questa arroganza, per impedire la realizzazione della priorità data all'incenerimento dei rifiuti e per realizzare proposte alternative e più in sintonia con il diritto alla salute e con l'equilibrio ecologico della nostra "madre terra".

WWF Sezione di Pistoia
Legambiente Circolo di Pistoia
Comitato NO! all'inceneritore del Calice

 

 

 

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Comunicato stampa congiunto WWF - Legambiente
Rifiuti : quale partecipazione?

Pistoia, 11 ottobre 2006

Il nuovo commissario alla gestione dei rifiuti della Campania, Guido Bertolaso, una volta occupato il suo nuovo incarico, ha pronunciato una frase emblematica : ' Qui non dobbiamo voltare pagina, semplicemente occorre cambiare libro'.
Riprendendo questa frase, peraltro riferita ad un contesto molte volte più drammatico di quello toscano, potremmo più o meno riadattarla alla nostra realtà locale.
Il punto fondamentale è che è mancata la partecipazione, il coinvolgimento sia delle associazioni ambientaliste che dei comitati territoriali per quanto riguarda la gestione dei rifiuti.
L'inceneritore di Montale è in fase di potenziamento, dalle attuali 120 ton / gg a 220 ton / gg per la 'modica' spesa di circa 20 milioni di euro. Si intraprende questa via  senza tener conto della situazione sanitaria generale : come associazioni ambientaliste avevamo espressamente richiesto un'attenta ricerca epidemiologica sulla popolazione locale (e non solo) per capire e studiare le ricadute non soltanto delle emissioni provenienti dall'inceneritore, ma anche quelle dovute ad altre fonti inquinanti (vivaismo, traffico veicolare,ecc). Nessuno ha preso in considerazione questa proposta quando forse era il caso di fermarsi un attimo e di ragionare, tutti insieme, nessuno escluso.
Nonostante il potenziamento in atto, addirittura c'è chi propone la staffetta, ovvero l'inceneritore di Montale sarà attivo finchè non entrerà in funzione quello futuribile del Calice, in provincia di Prato e due passi distante.
Probabilmente chi sostiene questa ipotesi non si rende minimamente conto di quello che sta dicendo. Qui non si sta parlando di ' cosucce da niente' da fare e disfare a piacimento, qui si tratta di investimenti ventennali(se va bene) di milioni di euro! Come si fa a procedere con il potenziamento di un inceneritore che implica una spesa rilevantissima per poi pensare di chiuderlo dopo 4-5 anni , quando al suo posto, udite udite, se ne vuole fare un altro distante una manciata di chilometri!
Mai e poi mai avremmo creduto che si parlasse di questi impianti alla stregua delle mosse del gioco del Monopoli!
Ovviamente, ancora una volta (e noi lo diciamo da sempre), la partita rifiuti la si muove solo e soltanto sul fronte impiantistico, non uno sforzo concreto in più si tenta di fare sugli altri fronti ovvero la riduzione a monte, la raccolta differenziata, il riciclaggio che sono praticamente ferme al palo, con aumenti non significativi rispetto agli ultimi anni.
Eppure basta voltare lo sguardo verso ovest, in direzione mar Tirreno, fermarsi a Capannori e vedere che lì , e non soltanto in Europa, avviene l'incredibile (si fa per dire) : la raccolta differenziata è attestata su livelli dell'82%  . Ed il metodo 'porta-a-porta' non è una questione di lana caprina, bensì l'unico percorso che ci porta diretti a raddoppiare in poco tempo i livelli di raccolta. Andare al Nord per credere.

WWF Sezione Pistoia - WWF Sezione di Prato - Legambiente circolo di Pistoia - Legambiente circolo di Agliana

 

 

 

 

 

 

tavolo

Per la raccolta ed il trattamento dei rifiuti, una politica diversa  (che superi tante discariche senza sostituirle con l'incenerimento) sarebbe possibile  (facendo scelte coerenti con l'obbiettivo di portare la raccolta differenziata al 55% e di ridurre la quantità dei rifiuti del 15%, entro il 2010) ma chi governa la Regione Toscana e gli Enti Locali nell'area metropolitana, l'ha esclusa

Sulla politica per la raccolta e lo smaltimento dei RIFIUTI, se qualcuno (io compreso) aveva qualche briciolo di speranza verso scelte coraggiose e di cambiamento, nella riunione del "tavolo regionale" (svoltosi nel tardo pomeriggio del 3 ottobre), Claudio Martini, i Presidenti delle Province (di Firenze, Prato e Pistoia) ed i Sindaci che erano presenti, l'hanno smentite:
- hanno confermato l'intenzione di costruire un nuovo inceneritore a Case Passerini;

- sarebbe stata avvallata addirittura la decisione (a mio parere totalmente 
irresponsabile)della Provincia di Prato di confermare la previsione di un inceneritore al Calice (sia pure rinviando di alcuni anni l'inizio dei lavori, in modo da poter fare la cosiddetta "staffetta" con l'inceneritore di Montale che è in fase di ristrutturazione per passare da 120 a 220 T/G);
- la Provincia di Pistoia ed i Comuni di Montale, Agliana e Quarrata, darebbero il loro consenso a tutto questo, firmando così la condanna per i propri cittadini, di subire le conseguenze di 80 - 90 anni d'incenerimento dei rifiuti (28 + 10 + 40/50) realizzata accanto alle proprie case;
- di conseguenza, le risorse finanziarie destinate al potenziamento della raccolta differenziata, rimarranno inconsistenti,
cioè solo per fare qualche piccola sperimentazione, da utilizzare come "fiore all'occhiello", come "specchietto per le allodole", da utilizzare solo per farsi propaganda elettorale;
- infine, nell'area metropolitana non sono previsti "impianti a freddo" e, per mantenersi la presenza dei Verdi in maggioranza e in Giunta, gli darebbero il contentino di un mezzo impegno a fare qualche sperimentazione di un impianto in qualche altra parte della Toscana, sperando che si accontentino di questa promessa.  

Insomma (Claudio Martini, le tre Province, ecc.) hanno bluffato, imbrogliato, non avevano nessuna intenzione di cambiare la politica regionale sui rifiuti ed i Piani approvati dai tre Ato dell'area metropolitana:
- avevano solo bisogno di tempo per trovare un accordo sulla proprietà degli impianti, cioè "per un sistema in cui tutti siano soci e proprietari e nessuno cliente" (e l'ulteriore rinvio deciso nella riunione del 3 ottobre, è stato deciso perchè questo accordo non è ancora perfezionato e concluso in tutti i dettagli): a quel "tavolo regionale" hanno discusso solo di questo, confermando la decisione di spendere subito circa
180 milioni di euro per costruire un inceneritore a case Passerini, 28 milioni di euro per potenziare (da 120 a 220 T/G) l'inceneritore del Cis a Montale e, tra alcuni anni, altri 180 milioni di euro da destinare alla costruzione di un inceneritore al Calice.  

Questo mi sembra che sia il quadro della situazione (emersa in modo chiaro da quella riunione del 3 ottobre) e mi rimane soltanto un piccolo residuo di speranza:
- i
Verdi (quelli che hanno sinceramente creduto nelle parole di cambiamento introdotte nel dibattito dall'Assessore regionale Marino Artusa) accetteranno tutto questo, oppure diranno NO anche a costo di uscire dalla maggioranza e dalla Giunta della Regione Toscana ?
- il
PRC continuerà il confronto per formare L'UNIONE anche in Toscana, oppure dirà che senza cambiamenti rilevanti nella politica sui rifiuti (e per una gestione interamente pubblica dei servizi idrici) non ci sono le condizioni per proseguire un confronto costruttivo ?
- il
PdCI e L'Italia dei Valori faranno qualcosa di significativo ?  

Quando "quelli che stanno in alto, al potere", sono capaci solo di imbrogliare e non hanno nessuna disponibilità a prendere in considerazione e confrontarsi davvero su proposte diverse che provengono da "quelli che stanno in basso", non rimane che dimostrare - con la partecipazione alla protesta democratica - che non siamo disponibili a farci imbrogliare e lotteremo contro una prospettiva che può darci "una tariffa unica" in tutta l'area metropolitana, ma in cambio ne avremo un notevole aumento dei rischi per la salute delle persone e altri devastanti danni all'equilibrio ecologico del nostro pianeta.  

Per quanto mi riguarda, insieme alla lotta democratica, ritengo importante non chiudere mai gli spiragli - anche piccolissimi - di dialogo finalizzato al cambiamento, sperando che non vengano chiusi anche "gli spiragli".  

Giuliano

 

 

 

 

 

 

Rifiuti

Ho letto e riflettuto sulle tensioni di ieri pomeriggio in Provincia, tra i comitati per la Piana di Pistoia, Prato e Firenze e l’amministrazione locale.

Non credo che il muro contro muro possa giovare a qualcuno, non sono mai stato un assertore delle forzature, dei raid ai tavoli tecnici o amministrativi. D’altra parte non si può far finta che il problema non esista.

La questione inceneritori è reale, così come il problema del controllo delle emissioni inquinanti che, come si sa, non potrà mai essere del tutto risolto.

La popolazione ha bisogno di certezze in questo senso, probabilmente aprire un tavolo dove tutti possano sedersi e discutere non sarebbe una cattiva idea. I referenti principali dovrebbero essere non solo le associazioni ambientaliste ed i comitati, ma anche i rappresentanti delle popolazioni, dei circoli, delle parrocchie.

Il problema riguarda tutti, nessuno escluso, da Serravalle a Firenze e forse anche oltre.

Del resto, mentre si sta facendo un gran parlare dell’utilità o meno degli inceneritori, alcuni  dati generali non sono confortanti: negli ultimi 2-3 anni la produzione di rifiuti è aumentata del 4% a livello regionale; la Toscana è tra le prime regioni a più alto tasso di produzione degli stessi. Insomma, invece che diminuire (come prescriveva in parte anche il Decreto Ronchi, né perfetto né perfettibile, ma sicuramente una pietra miliare nella gestione dei rifiuti in Italia) i nostri ‘scarti’ sono aumentati.

Ma del resto basta guardarci intorno: tutto questo fiorire di centri commerciali mega-galattici a cos’altro può portare se non ad alterare questi valori ? I carrelli strapieni, le macchine in coda, la corsa all’offerta ‘prendi 3 paghi 2’ oppure ‘prendi ora paghi tra 2 anni a tasso zero’  vanifica verosimilmente tutte le buone intenzioni di ‘riduzione a monte’

Non guardare a questi dati di fatto, significa essere cechi davanti alla realtà.

Il tavolo dovrebbe servire a parlare soprattutto di questo, prima ancora che di inceneritori mettendo per un attimo da parte le polemiche e le forzature.

Marco Beneforti, attivista del WWF di Pistoia

 

 

 

comunicato inc

Legambiente Circolo di Agliana

Legambiente Circolo di Pistoia

WWF Sezione di Pistoia

Via dei Cancellieri, 30

51100 PISTOIA

In merito alla questione del potenziamento dell’inceneritore di Montale anche i Circoli

Legambiente di Pistoia ed Agliana e la sezione WWF di Pistoia, vorrebbero conoscere nei

dettagli il parere della Commissione ambiente ed in particolare il merito della posizione

assunta dalla A.S.L.

Crediamo che prima ancora di prendere decisioni delicatissime per la salute della

popolazione, ogni eventuale problema sia reso pubblico senza nessun indugio.

Sappiamo bene quanto il problema inquinamento , quando si parla di inceneritori, sia

reale e non vogliamo che nulla sia lasciato di intentato.

Se i valori, contrariamente a quanto abbiamo fin qui appreso, sono fuori dalla norma,

occorre intervenire nel più breve tempo possibile.

Cogliamo l’occasione per ribadire con forza la nostra richiesta di una seria politica di

gestione dei rifiuti che ormai è stata troppo spesso ribaltata, dal momento che l’opzione

inceneritoristica occupa il primo tassello della filiera. Non siamo disponibili ad avallare

politiche che vedano gli impianti come nucleo centrale dello smaltimento dei rifiuti.

Bisogna spingere al massimo la raccolta differenziata, che in certe parti del nostro Paese

supera di gran lunga il 50% e cominciare a prendere in seria considerazione impianti

alternativi agli inceneritori, meno impattanti dal punto di vista sociale ed ambientale.

Ed occorre inoltre ripensare anche un’altra politica urbanistica che non preveda ulteriori

grandi centri commerciali nella piana Pistoia – Prato – Firenze , veri nuclei di produzione

dei rifiuti.

Legambiente circolo di Agliana

Legambiente circolo di Pistoia

WWF sezione di Pistoia

________________________

Rif. Marco Beneforti 335/6954210


comunicato 2

DOCUMENTO UNITARIO GESTIONE DEI RIFIUTI PISTOIA – PRATO

Le associazioni ambientaliste dell’area pratese e pistoiese, consapevoli dell’enorme impor anza di una corretta gestione dei rifiuti, in particolare nella zona dell’Ambito Territoriale Ottimale n. 5 (Pistoia – Prato – Firenze), hanno elaborato alcuni punti comuni programmatici sul tema , con un richiamo alla questione dell’inceneritore di Montale.
Il documento rappresenta una sintesi di quello che le rappresentanze locali di WW e Legambiente hanno già ampiamente dettaglia o nel passato, con propost e, convegni e documenti. I punti di questo comunica o sono considerati irrinunciabili dalle due associazioni.
Strategie generali per una corretta gestione dei rifiuti
1) Occorre agire con forti politiche di prevenzione del rifiuto e di una sua riduzione almeno del 15-20%, sia in ambito industriale che priva o. Occorre attivare protocolli d'intesa con la grande distribuzione per una corretta e sostenibile gestione di vendita delle merci (punti di raccolta differenzia a accanto ai centri commerciali, politica del vuo o a rendere,ecc). Tali protocolli devono essere allargati anche alle associazioni ambientaliste e dei consumatori , soggetti portatrici di in eressi generali;
2) Scorporare la quota degli R.S.A.U (Rifiuti Solidi Assimilabili agli Urbani) dai Rifiuti Solidi Urbani, avviando filiere di raccolta rifiuti personalizza e per gli ambiti produttivi (centri commerciali, industrie, commercio ed artigianato);
3) Modificare le modali à della Raccolta Differenziata , spingendola fortemente a quot e oltre il 65%-70% , adottando con decisione il sistema del 'porta-a-porta' unico metodo per ottenere risultati apprezzabili nel breve-medio periodo (alcune esperienze toscane dicono che, con questo sistema, si è più che raddoppia a la R.D. nel giro di pochi mesi). E’ chiaro che questo metodo deve essere univoco per l’intero A.T.O. n. 5 con lo scopo preciso di incentivare la raccolta differenziata ed il recupero di materia.
4) Adottare le migliori tecnologie disponibili per il recupero/smaltimento della parte residuale del rifiuto restante (es. Impianti di trattamento a freddo). Soltanto dopo che tutte le attività finalizzate alla riduzione, al riutilizzo, al riuso ed al riciclaggio saranno realizza e si potrà ragionare su quali tipologie di impianti adottare per il trattamento della frazione residuale dei rifiuti, privilegiando quelle che più rispettano la salute dei cittadini e dell’ambiente.
5) Andare verso una moratoria nella realizzazione di qualsiasi nuovo impianto di incenerimento e ad una progressiva dismissione degli impianti esistenti;
6) Adottare la tariffazione come metodo puntuale per i rifiuti prodotti in modo che ognuno paghi in base a quanto effettivamente prodotto;
7) Promuovere un attento insegnamento nelle scuole sulle varie modali à di divisione dei rifiuti da parte dei soggetti senza conflitto di interessi. Il percorso di educazione deve essere rivolto non soltanto ai ragazzi, ma anche agli stessi adulti con modalità permanente e non episodica. Devono essere stanziati dei fondi su questo aspetto che consideriamo fondamentale. Inoltre è anche qui opportuno poter coinvolgere non soltanto enti pubblici, ma le stesse associazioni ambientaliste e dei consumatori.
Richieste inerenti l’inceneritore di Montale
Ci sono tre punti che per noi sono fondamentali:
1 Premessa irrinunciabile: occorre effettuare una ricerca epidemiologica puntuale per capire le ricadute sanitarie dell'impianto attualmente esistente. Vista la presenza di tante font i inquinanti , questa ricerca ci sembra tassativa;
2 La par e tecnica deve essere aperta ad esperti delle associazioni ambientaliste e sanitarie nell’ottica di una completa trasparenza di gestione dell’impianto;
3. La provincia di Pistoia deve fare la Valutazione di Impatto Sanitario prima dell'ampliamento dell'impianto;
Inoltre non bastano generiche affermazioni di collaborazione : occorre che i comuni presenti nella gestione dell'impianto (Montale, Agliana, Quarrata) diano garanzie certe di monitoraggio degli inquinanti attraverso una più stretta collaborazione con le associazioni ambientaliste, con la popolazione e con i comitati della piana (pubblicazione dati su Internet ,ecc)
Tale collaborazione deve essere intesa per tutta la parte gestionale dei rifiuti ( quindi non solo la parte impiantistica), per una disamina completa sulla produzione/recupero/smaltimento dei RSU e l'analisi e le proposte condivise su tutta la filiera dei rifiuti.

Legambiente circolo di Agliana
Legambiente circolo di Pistoia
WWF sezione di Pistoia
WWF sezione di Prato
WWF sezione Toscana

 

 

 

termovalorizzatori

quanto segue è tratto interamente dal n. 86 di ARPAT news (10 maggio 06) http://www.arpat.toscana.it/news

E’ ormai molto vivo il dibattito in merito all’impiego dei termovalorizzatori per il trattamento dei rifiuti. Abbiamo trattato recentemente su Arpatnews del caso dell’impianto di Spittelau a Vienna, in questo numero invece ospitiamo un intervento di Stefano Montanari, Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, recentemente intervenuto a Firenze d’una conferenza stampa con Beppe Grillo sull’argomento. Saremo lieti di ospitare su queste pagine ulteriori esperienze e studi in materia, ritenendo importante sviluppare questo confronto fra vari e diversi punti di vista che, naturalmente, non esprimono la posizione dell’Agenzia.

“Ormai non esiste più alcun dubbio a livello scientifico: le micro - e nanoparticelle, comunque prodotte, una volta che siano riuscite a penetrare nell’- organismo innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie. Le nanopatologie, appunto. Se è vero che le manifestazioni patologiche più comuni sono forme tumorali, è altrettanto vero che malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt’altro che rare. A prova di questo, basta osservare ciò che accade ai reduci, militari o civili che siano, delle guerre del Golfo o dei Balcani o a chi sia scampato al crollo delle Torri Gemelle di New York e di quel crollo ha inalato le polveri. “Comunque prodotte”, ho scritto sopra a proposito di queste particelle che sono inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili. E l’ultimo aggettivo è sinonimo di patogenico. Il fatto, poi, che siano anche non biodegradabili, vale a dire che l’organismo non possieda meccanismi per trasformarle in qualcosa di eliminabile, rende l’innesco per la malattia “eterno”, dove l’aggettivo eterno va inteso secondo la durata della vita umana. Le particelle di cui si è detto hanno dimensioni piccolissime, da qualche centesimo di millimetro fino a pochi milionesimi di millimetro, e più queste sono piccole, più la loro capacità di penetrare intimamente nei tessuti è spiccata; tanto spiccata da riuscire perfino, in alcune circostanze e al di sotto di dimensioni inferiori al micron (un millesimo di m millimetro), a penetrare nel nucleo delle cellule senza  ledere la membrana che le avvolge. Come questo accada sarà il tema di un incipiente progetto di ricerca europeo che vedrà coinvolto come coordinatore il nostro gruppo. Se è vero che la natura è una produttrice di queste polveri, e i vulcani ne sono un esempio, è pure vero che le polveri di origine naturale costituiscono una frazione minoritaria del totale che oggi si trova sia in atmosfera (atmosfera significa ciò che respiriamo) sia depositato al suolo, ed è pure vero che la loro granulometria media è, tutto sommato, relativamente grossolana. È l’uomo il grande produttore di particolato, soprattutto quello più fine. Questo perché la tecnologia moderna è riuscita ad ottenere a buon mercato temperature molto elevate a cui eseguire le più svariate operazioni, e, in linea generale e a parità di materiale bruciato, più elevata è la temperatura alla quale un processo di combustione avviene, minore è la dimensione delle particelle che ne derivano. A questo proposito, occorre anche tenere conto del fatto che ogni processo di combustione, nessuno escluso, produce particolato, sia esso primario o secondario. Per particolato primario s’intende quello che nasce direttamente nel crogiolo, per secondario, invece, quello che origina dalla reazione tra i gas esalati dalla combustione (tra gli altri, ossidi di azoto e di zolfo) e la luce, il vapor d’acqua e i composti principalmente organici che si trovano in atmosfera. Al momento attuale, la legge prescrive che l’inquinamento particolato dell’aria sia valutato determinando la concentrazione di particelle che abbiano un diametro aerodinamico medio di 10 micron - le ormai famose PM10 - e prescrive che la valutazione avvenga per massa. Nulla si dice ancora, invece, a proposito delle polveri più sottili: le PM2,5 (cioè particelle con un diametro aerodinamico medio di 2,5 micron), le PM1 (diametro da 1 micron) e le PM0,1 (diametro da 0,1 micron). Sono proprio quelle le polveri realmente patogene, con una patogenicità che cresce in modo quasi esponenziale con il diminuire del diametro. E per avere un’idea degli effetti sulla salute di queste poveri occorre che le particelle siano non pesate ma classificate per dimensione e contate. Dal punto di vista pratico, la massa di una particella da 10 micron corrisponde a quella di 64 particelle da 2,5 micron, oppure di 1.000 da un micron, oppure, ancora, a quella di 1.000.000 di particelle da 0,1 micron. Perciò, valutare il particolato in massa e non per numero e dimensione delle particelle non dà indicazioni utili dal punto di vista sanitario e può, anzi, essere fuorviante. Venendo al problema dell’inquinamento da rifiuti, è ovvio che questi debbano, in qualche modo, essere smaltiti. A questo punto, è necessario ricordare la cosiddetta legge di Lavoisier o della conservazione della massa. Questa recita che in una reazione chimica la massa delle sostanze reagenti è uguale alla massa dei prodotti di reazione. Il che significa che, secondo le leggi che regolano l’universo, noi riusciamo solo a trasformare le sostanze, ma non ad annullarne la massa. Ciò che avviene quando s’inceneriscono i rifiuti, dunque, altro non è se non la loro trasformazione in qualcosa d’altro, e questa trasformazione è ottenuta tramite l’applicazione di energia sotto forma di calore. Stante tutto ciò che ho scritto sopra e che è notissimo sia tra gli scienziati sia tra gli studenti delle scuole medie, se noi bruciamo l’immondizia, altro non facciamo se non trasformarla in particelle tanto piccole da farle scomparire alla vista e, con i cosiddetti “termovalorizzatori” – una parola che esiste solo in Italiano e che evoca l’idea ingenuamente falsa che si ricavi valore economico dall’operazione – la trasformazione produce particelle ancora più minute e, dunque, più tossiche.  Malauguratamente, non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo, ma, dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza: il “termovalorizzatore” produce pochissimo PM10 (peraltro, la legge sugl’inceneritori prescrive ancora la ricerca delle cosiddette polveri totali ed è, perciò, ancora più arretrata) e la quantità enorme di altro particolato non rientra nelle valutazioni. Ragion per cui, a norma di legge l’aria è pulita. Ancora malauguratamente, tuttavia, l’organismo non si cura delle leggi e le patologie da polveri sottili (le PM10 sono tecnicamente polveri grossolane), un tempo ignorate ma ora sempre più conosciute, sono in costante aumento. Tra queste, le malformazioni fetali e i tumori infantili. Tornando ala legge di Lavoisier, uno dei problemi di cui tener conto nell’incenerimento dei rifiuti è la quantità di residuo che si ottiene. Poiché nel processo d’incenerimento occorre aggiungere all’immondizia calce viva e una rilevante quantità d’acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare) e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso “smaltire”, con l’aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico. E in questo breve scritto si tiene conto solo del particolato inorganico e non di tutto il resto, dalle diossine (ridotte in quantità ma non eliminate dall’alta temperatura), ai furani, agl’idrocarburi policiclici, agli acidi inorganici (cloridrico, fluoridrico, solforico, ecc.), all’- ossido di carbonio e quant’altro. Affermare, poi, che incenerire i rifiuti significa non ricorrere più alle discariche è un ulteriore falso, dato che le ceneri vanno “smaltite” per legge (decreto Ronchi) in discariche per rifiuti tossici speciali di tipo B1. Si mediti, poi, anche sul fatto che l’incenerimento comporta il mancato riciclaggio di materiali come plastiche, carta e legno. I “termovalorizzatori” devono funzionare ad alta temperatura e, per questo, hanno bisogno di quei materiali che possiedono un’alta capacità calorifica, vale a dire proprio le plastiche, la carta e il legno che potrebbero e dovrebbero essere oggetto di tutt’altro che difficile riciclaggio. Tralascio qui del tutto il problema economico perché non rientra nell’argomento specifico, ma il bilancio energetico è fallimentare e, se non ci fossero le tasse dei cittadini a sostenere questa forma di trattamento dei rifiuti, a nessuno verrebbe mai l’idea di costruire impianti così irrazionali. Rimandando per un trattamento esaustivo dell’argomento ai numerosi testi che lo descrivono compiutamente, compresi i siti Internet dell’ARPA e di varie AUSL, la conclusione che qualunque scienziato non può che trarre è che incenerire i rifiuti è una pratica che non si regge su alcun razionale. Ma, al di là della scienza, il sensus communis del buon padre di famiglia che per i Romani era legge può costituire un’ottima guida. Usare i cosiddetti “termovalorizzatori” spacciandoli per un miglioramento tecnico, poi, non fa che peggiorare la situazione dal punto di vista del nanopatologo, ricorrendo questi a temperature più elevate. Perciò, una pratica simile non può essere in alcun modo presa in considerazione come alternativa per la soluzione del problema legato allo smaltimento dei rifiuti, se non altro perché i rifiuti non vengono affatto smaltiti ma raddoppiati come massa e resi incomparabilmente più nocivi.”

Stefano Montanari

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quanto segue è tratto interamente dal n. 87 di ARPAT news (11 maggio 06) http://www.arpat.toscana.it/news

A proposito delle dichiarazioni del dott. S. Montanari sulla questione "nanopolveri"... A proposito dell’intervento ospitato ieri da Arpatnews, visto che le argomentazioni del dott. Stefano Montanari trovano oggi ampia eco sui media, ma assai meno sulla letteratura scientifica, tenuto anche presente che proprio in questi giorni, nel corso di una Conferenza internazionale tenutasi a Londra sul tema delle nanotecnologie industriali, il professor Anthony Seaton, dell’Università di Aberdeen, ha rilevato la carenza di conoscenze sull’impatto sulla salute delle nanoparticelle, abbiamo ritenuto di acquisire alcuni contributi da esperti, che possano aiutare a comprendere meglio la complessità del problema. Nel numero di oggi ospitiamo gli interventi di Daniele Grechi, chimico responsabile della rete di monitoraggio della qualità dell’aria del Dipartimento ARPAT di Firenze, e di Paolo Lauriola, medico, Direttore della Struttura tematica di Epidemiologia Ambientale di Arpa Emilia Romagna.
A Daniele Grechi abbiamo posto alcune domande per capire meglio che cosa sono le nanopolveri. -- Cosa si intende per nanopolveri? Con il termine nanopolveri si intendono le particelle aventi diametro nell’ordine di decine o centinaia di nanometri (0,01 - 0,1 micrometri), costituite da aggregati di poche molecole o ioni. Al di sotto di queste dimensioni, si arriva al livello di singole molecole. Il particolato atmosferico di origine naturale, in linea di massima, è caratterizzato da dimensioni ben maggiori, generalmente superiori a 1-2 micrometri, in quanto si produce attraverso processi di erosione e disgregazione. Il particolato di origine antropica, invece, può essere sia di dimensioni grossolane (da 1-2 micrometri fino a oltre 100 micrometri), sia ultrafine (nanometrico) e quest’ultima tipologia trae origine da fenomeni di aggregazione di molecole o di ioni.
- La valutazione della qualità dell'aria tiene conto di queste particelle? Uno dei parametri fondamentali in base al quale viene valutata la qualità dell’aria è la concentrazione di polveri aerodisperse. Nei tempi passati si utilizzava la misura del particolato totale (PTS) ovvero l’insieme delle polveri campionanabili su un mezzo filtrante senza alcuna selezione dimensionale (in pratica tutte quelle di diametro inferiore a 100-150 micrometri).
Dai primi anni ’90, l’attenzione è stata posta sulla frazione di particolato inferiore a 10 micrometri (cosiddetto PM10) in quanto inalabile attraverso la respirazione e, di conseguenza, maggiormente correlabile ad effetti sanitari. Un ulteriore affinamento delle conoscenze e delle tecniche di indagine ambientale, ha portato ad orientarsi verso la misura della frazione “fine”, intendendo con tale termine l’insieme delle polveri di diametro inferiore a 2,5 micrometri (PM2,5). Una proposta di Direttiva europea in fase di approvazione introdurrà l’obbligo di rilevamento del PM2,5 oltre a confermare quello del PM10 e fisserà dei livelli standard di riferimento anche per la frazione “fine”. In futuro è certo che si renderà necessario passare alla misura della frazione ancora più fine (es. PM1 ovvero l’insieme del particolato inferiore a 1 micrometro) sia perché in grado di penetrare più profondamente nell’albero respiratorio, sia perché caratterizzata dalla presenza della maggior parte delle sostanze più dannose per la salute. Mentre la misura di PTS, di PM10 e di PM2,5 può essere effettuata mediante tecniche gravimetriche e il risultato, di conseguenza, viene espresso in termini di massa per unità di volume (tipicamente microgrammi/ m3), per eseguire misure di PM1 sufficientemente affidabili e precise appare opportuno passare al conteggio delle particelle ovvero alla determinazione del numero di particelle per volume di aria. Questo cambiamento diviene indispensabile per il particolato ultrafine (es. PM0,1). E’ evidente, infatti, che la massa delle polveri diminuisce fortemente man mano che si seleziona la frazione più fine e le tecniche gravimetriche non mantengono la sensibilità necessaria. Fatti salvi eventuali studi e ricerche occasionali o sporadici, l’ampia diffusione di misure di specifici inquinanti richiede un periodo non breve, necessario per consentire lo sviluppo di tecniche e di strumenti affidabili e applicabili su vasta scala a costi ragionevoli. Richiede anche la fissazione di standard di riferimento basati su studi epidemiologici.
- Che rapporto c’è fra la combustione e queste particelle? La combustione è una reazione chimica fra il combustibile e l’ossigeno. I prodotti di combustione dipendono dalla composizione del combustibile e dalla tecnologia del processo. Se il combustibile è costituito da sostanza organica contenente unicamente carbonio ( C ), idrogeno (H) e ossigeno (O), l’emissione di inquinanti può essere praticamente azzerata attraverso una adeguata tecnologia degli impianti e l’ottimizzazione delle condizioni operative. I prodotti che si formano sono solo anidride carbonica ed acqua, indipendentemente dalla tipologia merceologica del combustibile (es.: metano, etanolo, polietilene, cellulosa). Eventuali residui inquinanti nei fumi di combustione possono essere ridotti a livelli compatibili o non significativi grazie a tecniche di depurazione fumi. Se il combustibile contiene anche elementi diversi da C, H e O, come ad esempio zolfo, cloro, metalli, allora la mitigazione delle emissioni inquinanti dipende unicamente dalle tecnologie di depurazione dei fumi. Nel caso dell’incenerimento dei rifiuti, materiale composito per eccellenza, sono oggi disponibili e collaudate tipologie di impianti in grado di garantire livelli di emissione estremamente contenuti in assoluto e sicuramente molto meno rilevanti rispetto a sorgenti quali i veicoli a motore.
Anche le temute polveri (micrometriche o nanometriche) possono essere convenientemente raccolte attraverso idonei sistemi di filtrazione e correttamente smaltite. Neppure la formazione di particolato “secondario”, attribuibile alle emissioni di ossidi di azoto e di zolfo, può rappresentare un grave effetto, in quanto le linee di depurazione dei fumi minimizzano anche tali emissioni. Peraltro, il recupero energetico ottenibile mediante sfruttamento del calore prodotto, consente di ridurre l’impiego di combustibili fossili, spesso responsabili di impatti non certo trascurabili.
- Quali sono le fonti principali delle nanopolveri? In una serena disamina della questione “nanopolveri”, non possiamo non sottolineare che l’insieme delle attività antropiche è certamente la causa fondamentale della loro presenza in atmosfera ma le quote di emissione sono parcellizzate in una grande molteplicità di sorgenti. Di conseguenza, le azioni finalizzate al miglioramento della qualità dell’aria debbono essere indirizzate in molte direzioni, con la consapevolezza che non vi è un unico grande “responsabile” e che è necessario valutare bene e a priori tutte le possibili alternative da praticare a breve e medio termine.

A Paolo Lauriola abbiamo chiesto di parlarci del rapporto fra le particelle ultrafini e il rischio per la salute. Il suo contributo tiene conto di quanto emerso dal recente seminario su Particolato atmosferico e salute: approfondimenti e prospettive svolto a Modena - organizzato da Arpa Emilia-Romagna e dai Dipartimenti di sanità pubblica delle Ausl di Modena e Reggio-Emilia - che ha visto la partecipazione di numerosi ricercatori di fama internazionale. “le particelle ultra-fini sono complesse miscele di sostanze organiche e inorganiche dotate, per la maggior parte, di intrinseca, seppur debole, tossicità. Le loro piccole dimensioni le rendono degne di particolare attenzione in quanto in grado di penetrare fino nelle vie aeree profonde e di passare direttamente nel circolo sanguigno. Il loro ruolo è stato studiato in modo approfondito in relazione agli effetti cardiovascolari, nei confronti dei quali è emersa con sufficiente chiarezza la capacità di aumentare il rischio di crisi ischemiche o di aritmie. A questo proposito l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha sospeso il giudizio sulla pericolosità delle particelle ultrafini, nel definire le linee guida sulla qualità dell'aria, in attesa di raccogliere ulteriori e più conclusive evidenze soprattutto di tipo epidemiologico. Un altro aspetto di particolare interesse è quello relativo ai meccanismi d'azione di queste particelle, il cui studio risulta assai difficoltoso a causa dell'elevatissimo numero di reazioni chimiche e meccanismi biologici che entrano in gioco nell'organismo a seguito dell'esposizione a materiale particellare ultrafine. Il seminario che abbiamo organizzato ha posto l'accento sull'utilità di approfondite indagini sperimentali ed è stata l’occasione per proporre l'aspetto collaborativo come uno dei presupposti fondamentali per una maggiore efficacia delle iniziative di studio e di intervento. Su questo tema è davvero importante che si sviluppi sempre più fattivamente e concretamente la collaborazione tra le istituzioni coinvolte nella prevenzione ambientale e sanitaria e gli istituti di ricerca.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

pm10

ARPAT ha appena diffuso i risultati di uno studio OMS-APAT dal quale risultano oltre 8000 decessi l’anno stimati in 13 città italiane per gli effetti a lungo termine dell’inquinamento. E a Pistoia potremmo sapere qual'è la situazione ?

Leggi il documento dell’ARPAT

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

bardelli

16/10/2006

COMUNICATO STAMPA

Consiglio provinciale, il capogruppo della Margherita Bardelli chiede chiarezza e risolutezza sulle questioni legate allo smaltimento dei rifiuti nell’area metropolitana

Questione inceneritore ancora in primo piano in Consiglio provinciale. Il capogruppo della Margherita, Renzo Bardelli, ha infatti posto un’interrogazione al vice presidente della Provincia, Giovanni Romiti, affinché quest’ultimo riferisse l’esito dell’ultima riunione regionale, svoltasi lo scorso 3 ottobre, sul tema dello smaltimento dei rifiuti nell’area metropolitana Firenze – Prato – Pistoia.

Dal novembre del 2005 ad oggi,  _ ha incalzato Bardelli _, si sono svolte una ventina di riunioni al famoso ‘tavolo’ regionale sulla questione inceneritori dell’Area metropolitana, ma è evidente la scarsità di risultati ed un certo immobilismo della stessa Regione che pure sembrava essere ‘partita’ con la promessa di scelte chiare e rapide. Tutto invece è rimasto nella genericità. Credo che si debba riprendere il discorso: c’è bisogno, tra l’altro, di iniziative per diffondere sempre più la cultura e la prassi della raccolta differenziata verso la cui organizzazione vanno dirottati mezzi finanziari. E chiarezza e senza indugi anche alla sola ipotesi dei 3 impianti di inceneritori in soli 10 chilometri, a cui sono fermamente contrario. Ed infine un’altra questione primaria: non conosciamo ancora nulla riguardo alla ‘gestione’ ovvero alla società unica (così ipotizzata) che dovrebbe raggruppare le circa 10 società tra pubbliche e private o miste che operano attualmente nel settore dei rifiuti a livello di area metropolitana. Si è accennato anche qui all’ipotesi di un unico gestore, all’insegna dello slogan ‘tutti soci nessun cliente’, ma è tutto da valutare. Credo sia giunta l’ora che gli amministratori pubblici, e quindi anche noi pistoiesi, debbano sapere che cosa sta fermentando, quali siano le trattative in corso tra società private e società miste. Costa proprio tanto la trasparenza?”.

 

 

 

 

 

diegogarcia

NO AGLI INCENERITORI! CONTRO OGNI NOCIVITA'!

Mercoledì 01/11/2006 si è svolta a Montale, in provincia di Pistoia, una manifestazione/corteo funebre per protestare contro la scelta dell'amministrazione comunale di affrontare il problema rifiuti decidendo il raddoppio dell'impianto d'incenerimento che da 27 anni avvelena i montatesi e non solo.

La manifestazione, rigorosamente non autorizzata è stata organizzata dal collettivo "Diego Garcia", alla sua prima uscita pubblica, e ha registrato anche l'adesione del "Comitato contro l'inceneritore di Montale".

Alle 15e30 il corteo con tanto di bara, (falso)prete, vedove inconsolabili ed elementi di disturbo (diossina e nanopolveri), ha preso il via dalla piazza principale di Montale; da lì una cinquantina di persone hanno seguito il feretro che per un'ora circa ha sfilato per le vie cittadine bloccando a più riprese la circolazione sulla via montalese, arteria principale del paese e strada che collega Montale a Montemurlo, declamando da prima un compianto funebre in ricordo della cara estinta "Salute Pubblica" uccisa dalla scellerata politica di smaltimento dei rifiuti in collusione con le "autorità" cittadine, in seguito enumerando le varie sostanze che l'incenerimento dei rifiuti immette nell'atmosfera e le conseguenti patologie che si riscontrano: patologie come linfomi, diabete, aborti spontanei, danni alla fertilità maschile ecc.il tutto condito da un corposo volantinaggio nei confronti dei curiosi che si sono fermati lungo la strada ad assistere all'insolito "trasporto".

Il corteo si è concluso davanti al luogo che simbolicamente rappresenta l'arroganza del potere contro la volontà degli individui: il comune. Qui hanno preso la parola (dopo la riproposizione da parte del prete del compianto funebre) anche le vedove che, con voce straziata dal dolore hanno snocciolato dati sui danni alla salute che l'inceneritore provoca.

Il corteo ha poi eseguito il percorso a ritroso fino a raggiungere nuovamente la piazza cittadina dove si è poi disperso.

La presenza delle forze dell'(dis)ordine è stata nulla, se si eccettua l'immancabile questurino armato di macchina fotografica ed un'insolita passione per i primi piani.

La serata si è conclusa presso una sala messa a disposizione dal circolo di Montale dove i pochi rimasti si sono ritrovati per una birra ed una pizza il tutto allietato prima dalla musica selezionata dagli amici del "SolarHiPower sound sistem" ed in seguito dalle note di alcuni amici che, armati di chitarra, violino e tromba, hanno spaziato da Riccardo Marasco all'immancabile Fabrizio De André.

Questo è solo l'inizio della lotta CONTRO I VELENI CHE CI PROPINANO, CONTRO L'ARROGANZA DELLE AMMINISTRAZIONI CHE IMPONGONO LE PROPRIE SCELTE CRIMINALI FREGANDOSENE DELLA VOLONTA' DEGLI INDIVIDUI; CONTRO LA LOGICA DEL PROFITTO E PER UNA GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA ORIZZONTALE E DAL BASSO CONTRO OGNI NOCIVITA'!!!

Per il collettivo "Diego Garcia", Marco (info: pistoianarchica@katamail.com).