Al Signor Sindaco
del Comune di Pistoia
Al Responsabile del
Servizio Urbanistica e Assetto del Territorio del Comune di
Pistoia
Pistoia, 13 dicembre
2005
ISTANZA EX ART:
I
sottoscritti soggetti individuali e collettivi rientranti nell’ipotesi di cui
all’art.7 della l. 241/90, avendo acquisito conoscenza dell’intervento di cui in
oggetto, formulano le seguenti osservazioni, e chiedono che siano valutate ai
fini della definizione del procedimento in oggetto.
1) Per la collocazione di una indispensabile struttura civile - qual’è un ospedale - della quale ordinariamente una città delle dimensioni di Pistoia deve essere dotata, è stata scelta un’area libera che, in quanto tale, presenta un carattere di eccezionalità nel contesto del territorio pistoiese. Si spreca in questo modo una risorsa strategica e non rinnovabile, che avrebbe potuto essere utilizzata più appropriatamente per caratterizzare Pistoia quale ‘capitale europea del vivaismo’. Non sembra infatti che possano convivere funzionalmente nella stessa area un “Ospedale per Acuti” ed una struttura come l’Arboreto, destinata a molteplici fruizioni di carattere pubblico (scientifiche, didattiche e espositive), che in particolari occasioni può determinare un’affluenza rilevante.
2) Rimane insoluto l’aspetto relativo alle destinazioni d’uso del Ceppo e del complesso delle Ville Sbertoli: “l’Azienda USL 3, così come definito anche nella delibera di avvio del procedimento, dovrà farsi carico di un intervento finanziario non inferiore a 18 milioni di Euro. È necessario pertanto conoscere il programma economico finanziario predisposto dalla Azienda Usl per comprendere quali beni essa intenda valorizzare in quanto si tratta di edifici ed aree (complesso del Ceppo, Ville Sbertoli ect) di notevole interesse storico-architettonico che costituiscono elementi di importanza strategica all’interno del Piano Strutturale” (Relazione Regionale - 10/3/2003).
3) L’area
dell’ex Campo di Volo ha una evidente connotazione extraurbana - chiaramente
percepita dai pistoiesi – essendo separata dalla Città, oltre che dalla
Superstrada, dalle Officine Breda, dal deposito del Co.Pi.T. e da due linee
ferroviarie. Quest’area è inoltre interclusa tra il Casello autostradale,
4) Nella lettera che i progettisti del gruppo
Astaldi hanno inviato al Comune il 9.2.2004 si legge, a riguardo dei necessari
interventi sull’argine dell’Ombrone, che : “per le motivazioni espresse al precedente
punto 3), non è stato previsto alcun intervento relativo agli argini esistenti
in quanto gli stessi ricadono al di fuori dell’area ospedaliera e soprattutto
alla luce del fatto che l’eventuale rimodellazione degli argini dovrebbe
interessare buona parte dello sviluppo cittadino degli
stessi.”
Inoltre la fattibilità del nuovo ospedale si
basa sulla classificazione del rischio idraulico nel PS che pone l’area come
esposta a ‘pericolosità idraulica media’ (di per se già non consona con
la destinazione ospedaliera) per un errore di attribuzione: viene infatti
attribuita pericolosità media “in quanto non vi sono segnalate notizie
storiche di allagamenti, ma l’area si trova in situazione morfologica
sfavorevole, a quote altimetriche inferiori a mt 2.00 dal piede esterno
dell’argine”; in realtà l’area è stata oggetto di un consistente
alluvionamento nel 1903 ed è soggetta a estesi fenomeni di ristagno con
frequenza pressoché annuale. Anche il Fosso Brusigliano ha in passato cagionato
numerosi fenomeni di alluvionamento dell’area, che è soggetta regolarmente a
fenomeni di ristagno. La corretta classificazione dell’area, ai sensi delle
definizioni adottate nel P.S., quindi è “pericolosità idraulica elevata”,
con le conseguenze logiche e burocratiche che ne derivano.
Analogo errore viene riprodotto nella
valutazione dell’Autorità di Bacino del 10.11.2005 dove di afferma che l’area
“non è stata interessata da eventi
alluvionali significativi secondo quanto riportato dalla carta guida delle aree
allagate …”. Sembra incredibile che l’incompletezza di un documento
conoscitivo, la carta guida, prevalga sulle indicazioni storiche reperibili e
note, cosicché la superficialità con la quale è stata classificata l’area
diviene motivo sufficiente a stabilire la fattibilità di un
ospedale.
Inoltre, secondo quanto emerso nelle sedute
della Conferenza Tecnica la realizzazione del nuovo ospedale necessità delle
opere di compensazione idraulica previste dalla Norma 13 del DPCM 5.11.1999,
tali opere, che secondo l’Accordo di programma dovranno essere a carico della
Ditta esecutrice, non sono previste ne per gli aspetti tecnici ne per quelli
economici nel progetto preliminare prescelto dal SIOR.
5) Per quanto riguarda i problemi
idrogeologici, che sono consistenti per la presenza di una falda particolarmente
superficiale, pur essendo conclamata l’interferenza tra la falda e la porzione
interrata del nuovo ospedale, pur essendo conclamati gli effetti assolutamente
rilevanti che ciò comporterà (definiti nello studio del Prof. Pranzini, nel
documento del Tavolo tecnico, nei verbali della Conferenza tecnica), non si ha
alcuna valutazione in merito alla fattibilità dell’ospedale in merito a questo
aspetto. Il problema è stato totalmente rimosso e non sono state svolte le
valutazioni previste dal D.M. 11.3.88 oltre che dalla Del. C.R.
94/85.
Analogamente il parere rilasciato dalla
Autorità di Bacino a conclusione della Conferenza tecnica (sostanzialmente un
nulla osta riferito alla procedura prevista dalla L.R. 1/2005) non tiene in
alcun conto del fatto che trattandosi di un’area di pertinenza fluviale
(disciplinata dalla Norma 5 del DPCM 5.11.99) “devono essere salvaguardate in generale
anche per la mitigazione di altri rischi, idrogeologici e ambientali (zone da
salvaguardare per la ricarica delle falde di pianura, per il recupero ambientale
di aree degradate, per la conservazione di aree umide, etc.)”. è evidente che la realizzazione in
prossimità di pozzi ad uso idropotabile di un fabbricato di pianta quadrata di
Non è quindi rispettata
6) L’area nella quale è prevista la
realizzazione del nuovo ospedale si trova parzialmente nella zona di rispetto
dei pozzi pubblici ad uso idropotabile, ai sensi del c. 7 art.
Non è quindi rispettata
Inoltre si prospetta un intervento contrario
al Piano d’ambito dell’ATO 3 che prevede esplicitamente nell’ex Campo di volo la
realizzazione di nuovi pozzi ad uso idropotabile, per l’incremento della
produttività di 100 l/sec, e non certo una diminuzione.
Oltre al Piano d’ambito ATO 3 e alla L.
152/99 la realizzazione del nuovo ospedale in quest’area di particolare valenza
per l’approvvigionamento idropotabile, risulta in contrasto con
7) Secondo quanto più volte sostenuto dal
sindaco e dall’Amministrazione è necessario prevedere la collocazione in una
area di proprietà pubblica al fine di rientrare nei parametri economici
consentiti dalle previsioni finanziarie. Risulta altresì che la collocazione del
nuovo presidio ospedaliero nell’ex Campo di volo, a causa della palese
inidoneità dell’area, costerà al pubblico erario almeno 32 milioni di euro (dati
ricavati dall’accordo di programma sottoscritto a novembre). A ciò va aggiunto
che in su
8) L’area dove è prevista la realizzazione
del nuovo ospedale è attualmente destinata ed attrezzata per ospitare gli
spettacoli viaggianti. La superficie impegnata da questa destinazione, comprese
le aree usualmente destinate a parcheggio, corrisponde con buona approssimazione
a quella per il nuovo presidio ospedaliero.
L’area dove si prevede di spostare gli
spettacoli viaggianti ha un pregio (e un valore) indiscutibilmente maggiore di
quello attribuibile all’ex Campo di volo e una problematicità ambientale e
urbanistica palesemente inferiore.
Questa soluzione quindi, oltre a comportare
un aggravio economico non quantificato, risulta
incomprensibile.
9) L’attuale clima acustico della parte
dell’area dell’ex Campo di volo che verrebbe impegnata dal nuovo ospedale non è
compatibile con la stessa destinazione ospedaliera, così come risulta sia dal
Piano di Classificazione Acustica Comunale (approvato con Del. C.C. 120 del
11.06.2001) sia dalle determinazioni del Prof. Cellai (rilievi del Febbraio
2003). Per questo motivo
Peraltro il PCCA, essendo un elemento
conoscitivo e non progettuale, fotografa una situazione esistente, ne consegue
che
Inoltre la gamma delle soluzioni prospettate,
e non costituenti un progetto, prevede la realizzazione di un chilometro di
barriere:
Quindi non pare che la destinazione
ospedaliera possa essere legittimamente assegnata all’ex Campo di volo prima
della variazione del documento conoscitivo PCCA; non pare inoltre che la
protezione acustica dell’area sia compatibile con il vincolo paesaggistico
apposto con il D.M. 7.9.2005.
10) L’ex Campo di volo è attraversato dal
Fosso Brusiliano che rappresenta il collettore fognario di una parte della città
di Pistoia. Questa situazione è evidentemente incompatibile con la destinazione
ospedaliera dell’area.
Risulta che anche questo aspetto, dirimente
in merito alla fattibilità della Variante al PRG ed al costo dell’operazione,
non ha avuto definizione.
11) l’attuale presenza del Campo nomadi è
incompatibile con la destinazione ospedaliera; se ne prevede lo spostamento ma
non vi è alcuna indicazione in merito alla nuova collocazione. Considerata la
delicatezza della questione, per la rilevanza sia urbanistica sia sociale della
delocalizzazione del Campo nomadi, anche questo problema risulta inopinatamente
eluso nella formazione del parere di fattibilità della Variante, anche per
l’aspetto economico, considerando che l’Amministrazione comunale dovrà farsi
carico dell’acquisizione della nuova area.
12) Sul piano prettamente urbanistico si
osservano le seguenti difformità:
a) rispetto alla convenzione europea del
paesaggio (firma, Firenze, 2000 – vigenza, 2004)
sono ravvisabili rispetto all’impegno a
“integrare il paesaggio nelle politiche di pianificazione del territorio”
(Convenzione europea del paesaggio, art. 5, punto d), nella misura in cui la
localizzazione in questione sovrappone letteralmente un progetto di
trasformazione insediativa al paesaggio di un’area periurbana libera da
urbanizzazioni, ignorandone i precipui ruoli strutturali.
b) rispetto al codice dei beni culturali e
del paesaggio (Roma, 2004)
sono ravvisabili, oltre che nella mancata
attuazione del principio generale comunitario richiamato sopra, nella
discutibile possibilità di coerenza tra la destinazione di parte dell’area al
nuovo presidio ospedaliero e la recente dichiarazione di interesse pubblico per
caratteri paesaggistici (ai sensi dell’art. 141 del Codice), di cui si danno di
seguito alcune precisazioni essenziali.
A questo si deve aggiungere anche il fatto
che
c) rispetto al vincolo paesaggistico
(Roma, 2005)
imposto sull’area di cui discutiamo con
Decreto ministeriale 7 settembre 2005[1],
emanato ai sensi del citato Codice dei beni culturali e del paesaggio, recante
la dichiarazione di notevole interesse pubblico della zona a sud della città di
Pistoia. “La zona, - cito testualmente - ancora salvaguardata da insediamenti
[…], risulta di grande valore paesaggistico” e “[…] appare indispensabile
sottoporre a vincolo […] l'area sopra descritta, al fine di garantirne la
conservazione e di preservarla da interventi che potrebbero comprometterne
irreparabilmente le pregevoli caratteristiche paesaggistico-ambientali”.
In merito a questo aspetto risulta
particolarmente significativa la lettera che i progettisti del gruppo Astaldi
hanno inviato al Comune il 9.2.2004 dove si legge, a riguardo del mantenimento
dello sky line della città dalla visuale offerta dall’Autostrada, che “Il nostro progetto ha recepito di cui era a
conoscenza al momento della redazione dello stesso e non poteva naturalmente
prendere in esame quelli di cui non aveva manifesta esistenza alla data di
presentazione della proposta …”, ovvero il progetto prescelto dal SIOR, che
prevede quattro piani fuori terra, non rispetta il vincolo paesaggistico
dichiaratamente per questo aspetto ed evidentemente anche per la mole e
l’impatto dell’intero intervento. Infatti fra le motivazioni della estensione
del vincolo, oltre quelle tradizionali di ordine visuale, è stato espresso, in
coerenza con
Inoltre il combinato tra le indicazioni delle
Linee guida a proposito sulla necessità di non interferire con la falda che,
essendo superficiale e vulnerabile, significa l’impossibilità di realizzare
piani interrati (circotanza ribadita anche dalla Relazione della Regione che
dice “Tutto ciò può comportare forti limitazioni alla possibilità di
edificazione in sotterranea imponendo scelte progettuali compatibili con la
morfologia del sito”) e le indicazioni del D.M. del 7 settembre 2005 (che
impone il rispetto dello skyline della città dalla visuale dell’Autostrada) sono
praticamente impossibili da soddisfare contemporaneamente, mantenendo inalterata
la volumetria e la planimetria fin’ora assegnate all’edificio ospedaliero, e già
disattese dal progetto di massima prodotto dal gruppo Astaldi - Technit. Questo
comporterà la variazione dei termini del project financing e aprirà la strada a
possibili ricorsi tanto quanto la variazione del sito.
d) rispetto alla legislazione regionale
toscana per il governo del territorio (Firenze 1995 e 2005) sono ravvisabili
rispetto all’obiettivo generale dello sviluppo sostenibile, abusato nelle
parole, ma spesso ignorato nei fatti. Emergono contrasti con i principi generali
di governo del territorio già fissati nella legge regionale 5/1995 e confermati
dalla legge regionale di revisione 1/2005. Rispetto alle risorse
essenziali, fra le quali sono annoverati il suolo e il paesaggio, l’art. 3
della legge regionale 1/2005 stabilisce che “[...] nessuna delle risorse
essenziali del territorio [...] può essere ridotta in modo significativo e
irreversibile in riferimento agli equilibri degli ecosistemi di cui è
componente. [...] Le azioni di trasformazione del territorio devono essere
valutate e analizzate in base a un bilancio complessivo degli effetti su tutte
le risorse essenziali del territorio. [...] Nuovi impegni di suolo a fini
insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non
sussistano alternative di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti
e delle infrastrutture esistenti. Essi devono in ogni caso concorrere alla
riqualificazione dei sistemi insediativi e degli assetti territoriali nel loro
insieme, nonché alla prevenzione e al recupero del degrado ambientale e
funzionale”.
Rispetto a questo testo sono presenti
significativi elementi di incompatibilità che concorrerebbero a qualificare lo
sviluppo insediativo in questione come non sostenibile.
Non sostenibile, per il significativo
contributo a un processo di consumo di suolo tutt’altro che irrilevante e
arrestato.
Non sostenibile, per l’intercettazione di
sistemi con una significativa sensibilità ambientale, come il fiume, con le
relative aree che siamo abituati a chiamare di rischio idraulico, ma che
dobbiamo ricordare di aver sempre più diffusamente strappato alle sue dirette
pertinenze funzionali, e come i pozzi per uso idropotabile, che non sono
oggetti, non sono casualmente localizzati, non sono facilmente spostabili.
Non sostenibile, perché la
limitazione e la compensazione degli effetti ambientali richiamati sopra
comporta costi di intervento elevati, che generano un paradosso, a dir poco
bizzarro e imbarazzante, quando vengano riferiti non a problemi in essere, di
urgente e ineludibile soluzione, ma a trasformazioni ancora non effettuate, a
strutture e annesse infrastrutture di cui si pianifica la realizzazione.
Non sostenibile infine, rispetto alla
conservazione delle funzioni paesaggistiche relazionali dell’area di cui si dirà
in chiusura relativamente alle conflittualità strutturali.
e) rispetto alle Linee guida per la
progettazione[2]
(Prato, 2003)
che
recitano “Nelle valutazioni preliminari assume importanza strategica quella
di impatto ambientale riferita alla sostenibilità generale dell’impianto, anche
in termini di ricadute sulla gestione e sulla fattibilità, nonché sull’uso del
territorio.” Risulta evidente, anche dagli atti degli Enti citati in questo
documento, che non vi è alcuna attenzione all’uso del territorio e all’impatto
ambientale.
Le
stesse ‘Linee guida’ inoltre dicono: “La progettazione viene condotta nel
rispetto delle norme in materia di requisiti strutturali, tecnologici e
organizzativi di cui al DPR 14/1/1997 e normativa regionale di riferimento, con
specifico riguardo alla sicurezza, alla congruità del costo, alla qualità
dell’opera percepita dagli operatori e dagli utenti, ed alle caratteristiche che
assicurino accessibilità, manutenibilità, comfort alberghiero, nonché qualità
dell’opera.” Il principio della congruità del costo non trova applicazione
nell’esborso che
In
fine “Particolare cura dovrà essere riposta affinché, sia nella fase
costruttiva che in quella di esercizio non si verifichino intercettazioni delle
eventuali falde freatiche presenti od inquinamento delle medesime.” Tale
indicazione è materialmente insormontabile dato che secondo
f) rispetto al Piano di Bacino del Fiume
Arno,
si legge nella nota che il Segretario ha
inviato il 19 giugno 2003 al Comune di Pistoia[4]:
“L’area prescelta per la localizzazione
del nuovo presidio ospedaliero ricade nell’ambito delle aree di pertinenza
fluviale lungo l’Arno e gli affluenti, disciplinate dalla Norma n,5 del Piano di
Bacino Stralcio per la riduzione del Rischio Idraulico [...]. Ai sensi della
richiamata Norma n.5, le aree di pertinenza fluviale devono essere
salvaguardate, in generale, per la mitigazione del rischio idraulico, nonché di
altri rischi, in particolare idrogeologici e ambientali. Al fine di garantire
siffatti obiettivi di salvaguardia,
Non è possibile sostenere che la
realizzazione di ‘un grande quadrato di
A questi aspetti vanno aggiunti quelli
relativi al rischio idraulico ed ai problemi idrogeologici, indicati nei
paragrafi dedicati.
Non risultano quindi rispettate le
prescrizioni contenute nel DPCM 5.11.99.
g) rispetto alla destinazione d’area e alle
politiche di coordinamento degli sviluppi insediativi del piano territoriale
provinciale,
che bloccano il margine
urbano meridionale di Pistoia a nord della tangenziale, indicando, in modo
evidente anche dalla lettura del solo dato cartografico, l’esigenza e la
priorità di procedere alla sua riqualificazione e al suo consolidamento senza
produrre nuove configurazioni di frangia urbana (Pistoia,
2002).
i) rispetto alla impostazione del piano
strutturale comunale (Pistoia, 2001)
nel quale si individua “[...] Il paesaggio
come risorsa dello sviluppo sostenibile [...] programmando le scelte progettuali
verso un uso delle risorse territoriali, in particolare quelle non rinnovabili e
quelle legate strategicamente alla gestione dei sistemi ambientali, che ne
salvaguardi le peculiarità ed i valori di pregio, pur non compromettendone il
loro utilizzo finalizzato ad una miglior qualità della vita degli abitanti, al
mantenimento dell’identità culturale dei luoghi ed a uno sviluppo economico
compatibile, che consenta il mantenimento ed il rinnovo della risorsa stessa.
[...] Un nuovo disegno della città quindi, che consolidi i confini attuali
attraverso operazioni tese a migliorarne la qualità urbana ed ambientale, ed
adeguandola alle esigenze di una riconnessione del tessuto urbano, con
particolare attenzione al quadrante Sud, dove si prevede la realizzazione ed il
potenziamento del polo intermodale della mobilità (apertura a sud della stazione
Ferroviaria), la ristrutturazione del sistema delle tangenziali, con conseguente
scavalcamento della città verso i quartieri a sud dell’attuale via Guicciardini.
Una definizione di limite che potrà essere definito attraverso il recupero delle
periferie, coordinando interventi di ristrutturazione e sostituzione
urbanistica, e rafforzato attraverso la progettazione di un sistema di verde
urbano e peri-urbano: una cintura di ampi parchi relazionati a fasce di verde
connettivo (delle infrastrutture o a margine dei nastri stradali urbanizzati)
vere e proprie “mura verdi” da attuarsi utilizzando le emergenze naturalistiche
presenti: arco delle colline, aste e sistemi fluviali, ampi spazi liberi
all’interno, o in margine, alle urbanizzazioni” (Comune di Pistoia, P.S.,
Relazione, 2001).
La collocazione del nuovo Ospedale nell’area
ex Campo di Volo non risulta fondata su un quadro conoscitivo che motivi la
necessità di stravolgere l’assetto prefigurato dal P.S., con particolare
riferimento alla definizione dei “margini della Città”, che in quel
quadrante si materializzano nella Superstrada oltre la quale è collocato un
“Caposaldo” del “Sistema delle Mura verdi”.
L’incongruità tra il P.S. e la localizzazione
proposta è stata puntualmente rilevata dalla Regione Toscana con la nota del -
10/3/2003[5]
che recita: “In primo luogo devono essere chiaramente espresse e motivate le
ragioni della modifica del quadro conoscitivo del Piano Strutturale. Nel piano
strutturale l’area dell’ex campo di volo, come già detto, è inserita all’interno
del sistema delle Mura verdi, sistema caratterizzato da una forte
connotazione di tutela e valorizzazione delle risorse naturali sia collinari che
della pianura. L’individuazione in quest’area del nuovo presidio ospedaliero
inserisce funzioni totalmente estranee che mal si conciliano con gli obbiettivi
di valorizzazione e tutela delle risorse naturali presenti in questa parte di
territorio. Nella relazione urbanistica prodotta dal Comune di Pistoia non vi è
alcun riferimento circa la modifica del quadro conoscitivo che sicuramente non è
di poco conto se si considera che il sistema del verde di connessione con le
funzioni già precedentemente evidenziate “la così detta cintura verde” viene ora
modificato dalla nuova struttura ospedaliera”.
La difformità con il P.S. è ribadita nella
nota della Provincia dell’11 febbraio 2003[6],
nella quale è evidenziato che: “In base alla L.R. 5/95 e in riferimento alla
nota del Responsabile dell’area di Pianificazione del Territorio della Regione
Toscana del 25/11/2002 avente per oggetto “Localizzazione del nuovo presidio
ospedaliero” si osserva che, considerato che il PS adottato contiene previsioni
non compatibili con la variante all’oggetto è necessario che sia modificato
sulla base della procedura successivamente specificata e prescritta dall’art. 36
della L.R. 5/95. [...] Il documento allegato alla Delibera di avvio del
procedimento n. 239 del 05/12/2002 del Comune di Pistoia deve essere integrato
formalizzando i nuovi obbiettivi che il Comune intende perseguire con il Piano
Strutturale indicando i criteri della nuova collocazione del presidio
ospedaliero e definendo le funzioni da attribuire agli edifici che saranno
dismessi. L’attuale scelta pianificatoria è infatti sostanzialmente diversa da
quella stabilita nel Piano Strutturale recentemente adottato e dalla
documentazione pervenuta non si evincono le motivazioni e gli obbiettivi primari
diversi per cui l’Amministrazione ha effettuato questa scelta sostanzialmente
diversa.”. La stessa nota puntualizza anche che: “La nuova scelta
pianificatoria incide in modo imponente e sostanziale anche sulle scelte di
carattere ambientale, paesaggistiche ed
infrastrutturale”.
Giova inoltre ricordare che anche i Dirigenti
Tecnici del Comune di Pistoia già nel 2002[7]
segnalarono che “[…] tale localizzazione necessita di variante agli strumenti
urbanistici in vigore ed adottati (PRG e Piano Strutturale) e pertanto, rispetto
al sito individuato nell’area Dano, tale localizzazione comporta un più
profondo riassetto delle previsioni di insediamenti e
infrastrutture.”
Il 5/12/2002 con Delibera del Consiglio
Comunale di Pistoia fu avviata la procedura per la variante agli strumenti
urbanistici, che poi non ebbe esito. Dall’aggiornamento del quadro conoscitivo
prodotto in quell’occasione non emerse alcun nuovo disegno urbano, ma solamente
un’escamotage che ricercava nell’associazione Ospedale - Arboreto
un’improbabile motivazione autosolvente, con lo scopo di insediare il presidio
ospedaliero in un sistema che presenta una marcata connotazione extraurbana,
sottolineata nella geometria e nella partizione del territorio dall’arco
descritto dall’Ombrone con il sistema arginale.
In fine si sottolinea che il P.S. classifica
l’area a ‘pericolosità idraulica media’ (di per se evidentemente non
consona con la destinazione ospedaliera) per un errore di attribuzione: viene
attribuita pericolosità media “in quanto non vi sono segnalate notizie
storiche di allagamenti, ma l’area si trova in situazione morfologica
sfavorevole, a quote altimetriche inferiori a mt 2.00 dal piede esterno
dell’argine”; in realtà l’area è stata oggetto di un consistente
alluvionamento nel 1907 ed è soggetta a estesi fenomeni di ristagno con
frequenza pressoché annuale. Anche il Fosso Brusigliano ha in passato cagionato
numerosi fenomeni di alluvionamento dell’area. La corretta classificazione
dell’area, ai sensi delle definizioni adottate nel P.S., quindi è
“pericolosità idraulica elevata”, con le conseguenze logiche e
burocratiche che ne derivano.
A fronte di questa mole di incongruenze
suscitate dalla collocazione del nuovo ospedale nell’area dell’ex Campo di volo
rispetto al Piano Strutturale si propone di intervenire su quest’ultimo con lo
strumento della variante locale, mentre le trasformazioni che questa indurrebbe
hanno una conclamata valenza urbana e sovraurbana, che cambierebbero ed
indebolirebbero consistentemente l’impianto e la filosofia generale del Piano
Strutturale stesso. Questo fatto, di per se censurabile, diviene insostenibile a
fronte della procedura intrapresa, che esclude ogni possibilità di
partecipazione democratica e, per questo motivo, tradisce palesemente lo spirito
e la lettera della Legge regionale per il governo del territorio (L.R.
1/2005).
l) Difformità rispetto al Piano di Protezione
Civile che colloca in corrispondenza del previsto nuovo ospedale una area di
ammassamento, evidentemente incompatibile con la presenza fisica dell’ospedale e
delle strutture accessorie ed evidentemente funzionalmente incompatibile con
l’efficienza dell’ospedale nel caso in cui ambedue le funzioni dovessero
esercitarsi in aree contigue, dando luogo ad una congestione del tutto
inopportuna. Per questi motivi se ne prevedeva la localizzazione, mentre il
Protocollo di intesa ne prevede il mantenimento nell’area e afferma persino la
compatibilità con la previsione dell’arboreto, che dovrebbe occupare gran parte
dell’area circostante l’ospedale. È altresì evidente che un’area di ammassamento
deve essere libera e quanto più facilmente accessibile da ogni tipo di mezzo
terrestre ed aereo, condizioni chiaramente non realizzabili in un
arboreo.
Non
è quindi rispettato il vincolo di fatto conseguente al Piano di Protezione
civile.
● Per quanto esposto pare evidente che ad ogni cittadino una tale mole di vincoli, difformità rispetto agli strumenti urbanistici e negatività risulterebbe motivo sufficiente a ripensare alla collocazione del presidio ospedaliero nell’ex Campo di Volo. In particolare se le politiche di governo del territorio espresse negli strumenti urbanistici e nella normativa dovessero risultare irrilevanti, se i vincoli dovessero risultare inefficaci proprio per una realizzazione di un elemento di così grande rilevanza sociale, il messaggio che se ne trarrebbe sarebbe disastroso, peggiore persino di quello che se ne è tratto dai condoni, ovvero che la certezza del diritto non riguarda nemmeno gli Enti che i vincoli li appongono.
Non ci resta quindi che affidarci con fiducia a chi quelle scelte di programmazione territoriale e sociale le ha sviluppate e quei vincoli li ha apposti o li deve far rispettare.
Se ciò non dovesse risultare sufficiente ci appelliamo al buonsenso, al senso di responsabilità di chi dovrà apporre la propria firma la dove si dovesse decidere di collocare un ospedale in una area esposta all’ineludibile rischio idraulico che grava su di un’area depressa a ridosso di un argine, sottoposta ad inquinamento acustico ed atmosferico, cintata, oltre che dall’argine, dal raccordo autostradale e dalla ferrovia, che si affaccia su di un grande edificio industriale, separato dalla città da questo, da due linee ferroviarie e dal raccordo autostradale, raggiungibile solo da quest’ultimo che non offre alcuna garanzia di accessibilità.
In fine ci appelliamo al pieno rispetto delle procedure
previste dalla L.R. 1/2005, con particolare riferimento agli articoli da
a) alla sussistenza di problematiche ambientali
pertinenti al piano o al programma di cui si tratti;
b) alla rilevanza del piano o del programma ai fini
dell’attuazione della normativa comunitaria in materia di tutela
dell’ambiente;
c) alla probabilità, alla durata, alla frequenza ed alla
reversibilità degli effetti prodotti;
d) ai rischi per la salute umana o per
l’ambiente;
e) al valore ed alla vulnerabilità dell’area
interessata, in ragione delle speciali caratteristiche naturali, dell’eventuale
superamento dei livelli di qualità ambientale o dei valori limite normativamente
previsti, dell’utilizzo intensivo del suolo;
f) al patrimonio culturale presente nella medesima area;
g) agli effetti eventuali su aree o paesaggi
riconosciuti come oggetto di tutela a livello nazionale, comunitario o
internazionale.”
La corretta esecuzione del procedimenton dovrà essere
accertata e certficata dal Responsabile del procedimento e la partecipazione dei
cittadini in ogni fase del procedimento dovrà essere assicurata dal Garante
della comunicazione.
Legambiente
sezione di Pistoia
Osservatorio
delle Politiche Urbanistiche, Ambientali e Sociali di Pistoia
WWF
sezione di Pistoia
[1] gazzetta ufficiale della repubblica n. 224 del 26-9-2005
[3]
10 marzo 2003 – viene
prodotta
[4] Prof. Giovanni Menduni – Oggetto: Variante al PRG e Piano Strutturale del Comune di Pistoia per la localizzazione del nuovo presidio ospedaliero. Ns. prot. N.2395 del 30 maggio 2003. Contributo istruttorio.
[5]
Arch. Roberta Bencini –
Dip. Politiche Territoriali e Ambientali – Oggetto: Comune di Pistoia. Variante
al PRG vigente ed al Piano strutturale per la realizzazione del nuovo presidio
ospedaliero.
[6] Dott. Renato Ferretti –
Servizio Pianificazione Risorse del Territorio – Oggetto: Risposta a nota del
23/12/2002, prot. 79147 del Comune di Pistoia relativa a: Avvio delle procedure
di variante al PRG e al PS adottato per l’individuazione dell’area del nuovo
presidio ospedaliero di Pistoia e per le modifiche connesse e
conseguenti.
[7]
Arch. M. Marlazzi,
Arch. G. Aliperta, Dott. A. Billwiller, Arch. F. Perugi – Oggetto:
Localizzazione nuovo presidio ospedaliero di Pistoia – 28/11/02