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Dicembre 2005

È veramente necessario portare qualche elemento conoscitivo in merito alla futura offerta sanitaria. Il Piano Sanitario Regionale prevede esplicitamente la ‘deospedalizzazione’, cioè la riduzione dei tempi e delle prestazioni in particolare nei nosocomi di nuova realizzazione, che infatti sono definiti ‘ospedali per acuti’. Ciò potrebbe essere un fatto positivo (a patto che i protocolli ospedalieri non pongano i degenti in catene di montaggio dove si misura la produttività con la velocità) ma presuppone una forte struttura territoriale che surroghi le prestazioni tipicamente erogate negli ospedali italiani. Questa struttura richiede un impegno organizzativo ed economico che non ha attualmente alcuna concreta definizione e che pare improbabile, con i tagli finanziari all’ordine del giorno. Inoltre le Società della Salute, che avrebbero dovuto essere la spina dorsale dell’assistenza territoriale, non hanno superato la fase sperimentale e non hanno alcuna operatività sul nostro territorio. C’è quindi il concreto rischio che chi avrà la necessità di essere assistito ed avrà la fortuna/sfortuna di non rientrare nella categoria degli ‘acuti’ debba rivolgersi al volontariato, per quanto possibile, alla sanità privata, se può permetterselo, o debba affrontare un contingentamento delle prestazioni pubbliche maggiore di quello posto in atto già oggi. Sembra che la china intrapresa sia quella che conduce al modello assicurativo: chi può permettersi di pagare una polizza sanitaria avrà garantita una efficace assistenza, gli altri potranno contare solo sulle prestazioni di base.

La filosofia della deospedalizzazione trova puntuale riscontro in quello che sarà il nuovo ospedale di Pistoia. Infatti è previsto che sarà realizzato adottando il parametro dimensionale di 100 metriquadri per posto letto, molto inferiore a quello degli ospedali recenti, in rifacimento, in costruzione o in progettazione nel resto dell’Italia che hanno in media 155 mq per posto letto. Questa superficie media non è casuale. L’Arch. L. Rossi, principale specialista in edilizia sanitaria della Commissione Veronesi-Piano, pubblicò un dato ottimale, di valenza generale, pari a 172 mq (riv. "Materia" n° 38/2002). Successivamente l’Agenzia del Sistema Sanitario Nazionale ha attivato una commissione per la redazione delle linee operative per l’organizzazione ospedaliera. Questa commissione, alla quale partecipò anche la Toscana, stabilì nel 2003 che la dimensione ottimale massima è di 600 posti letto distribuiti su circa 90.000 mq: poco meno dei 155 mq applicati nel resto d’Italia per ospedali di minori dimensioni e quindi meno razionali. È quindi evidente che il nuovo ospedale di Pistoia, così come gli altri tre previsti in Toscana (figli di un unico progetto), nascerà dimensionato per una offerta sanitaria commisurata ad una marcata deospedalizzazione. Forse troppo marcata. Secondo una ricerca elaborata pochi mesi fa dalla CGL Funzione Pubblica di Prato risulta che nessun ospedale riprende i parametri di superficie della Toscana; si solleva esplicitamente il dubbio che 100 mq per posto letto non permettano di costruire una struttura funzionale. La ricerca (dalla quale sono ripresi i dati numerici precedenti e successivi) si è basata sulle informazioni disponibili sul sito del Ministero della Salute e considera i posti letto in strutture sia di proprietà pubblica sia private convenzionate.

Oltre alla tipologia dell’offerta sanitaria è opportuno considerare anche il ruolo che avrà il nuovo ospedale di Pistoia, che sarà fortemente subalterno rispetto a Firenze e Pisa. Significativo che tra i quattro nuovi ospedali previsti in Toscana quello di Pistoia è il solo dove non vi sarà la medicina nucleare. Significativo soprattutto il fatto che Pistoia resterà di gran lunga l’area con la più bassa disponibilità di posti letto di tutta la Toscana: attualmente 2,84 posti letto per 1000 abitanti (segue Livorno con 3,22) a fronte della media regionale di 3,59 senza i grandi ospedali di Firenze, Pisa e Siena e di 4,52 contando anche questi.

Ma di questo il Consiglio comunale, autosolvente e avvezzo alla ratifica, pare non abbia contezza.

 

 

 

 

 

papeschi

AI GIORNALI, LA NAZIONE, IL TIRRENO, IL CORRIERE DI LUCCA, A NOI-TV.

            Si legge sulla Nazione di venerdì, 1 settembre, che la ASL di Lucca è in linea con le altre ASL toscane e nazionali per quanto riguarda i tempi di attesa per esami strumentali e visite mediche. Non vogliamo entrare in polemica su questo punto anche se ce ne sarebbe materia. Quello che ci interessa è un dato di fatto più generale e complessivo sul funzionamento della ASL di Lucca. Da qualche anno a questa parte, e segnatamente da quando sono arrivati a presiedere la nostra ASL i Direttori Generali nominati dalla Regione Toscana, l’ASL ha cominciato ad andare in deficit di bilancio: nell’ultimo anno abbiamo rimesso circa 20 milioni di euro perché diecimila pazienti nostri vanno a farsi curare in altre ASL vicine, Pescia, Viareggio, Pisa ecc., e il trend degli ultimi anni è in aumento per le “fughe” da Lucca e diminuzione delle “attrazioni”, come risulta dal bilancio pubblicato dalla ASL per il 2005. In particolare risulta in deficit il dipartimento materno-infantile. Ma alla Regione Toscana di questo non importa niente, perché sono soldi che rimangono sempre in Toscana, gli unici danneggiati sono i cittadini lucchesi, perché se la nostra ASL ha meno soldi in tasca si riducono i servizi e il personale del nostro ospedale.

            La legge sanitaria nazionale (Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n°502, art. 3bis, comma 7) recita: “Quando ricorrano gravi motivi o la gestione presenti una situazione di grave disavanzo .., la regione risolve il contratto dichiarando la decadenza del direttore generale e provvede alla sua sostituzione”. Invece l’ing. Tavanti, inviato dalla Regione Toscana a presiedere e tutelare gli interessi della nostra ASL, dalla stessa Regione è stato elogiato e ricompensato con il premio di produzione. Si pone la domanda: gli interessi di chi tutela l’ing. Tavanti? Quelli della nostra ASL o quelli della Regione Toscana? A giudicare da quanto sopra e dal comportamento del Direttore Generale in merito alla faccenda della costruzione del nuovo ospedale, nell’ambito del programma di Area Vasta della Regione, si direbbe che il nostro ingegnere ha a cuore di più l’interesse e le direttive politiche ricevute da Firenze. Il programma di Area Vasta infatti prevede il ridimensionamento della sanità lucchese, a cui vengono tagliati circa 100 posti-letto, e che diviene tributaria, come anche le altre città minori della Toscana, della sede universitaria più vicina, nel nostro caso Pisa, per tutto ciò che riguarda non solo la medicina specialistica più avanzata (e questo è giusto), ma anche e soprattutto per la media e lungo degenza. Con il programma di Area Vasta chi avrà bisogno di cure ospedaliere più lunghe di una decina di giorni andrà a Cisanello. Questo comporterà (non immediatamente, il che produrrebbe una violenta protesta, ma col tempo, quando il piano di Area Vasta sarà a regime) che la Chirurgia con lunga degenza posto-operatoria (polmonare, gastrica etc) e la Medicina più impegnativa (epatiti, ictus, infarto etc.), ora di routine a Lucca, richiederanno un ricovero a Pisa. Solo quando il paziente potrà essere dimesso da un ospedale vero potrà essere accolto a Campo di Marte nel cosiddetto “Ospedale di Comunità”. Ma sotto questo pomposo nome si nasconde in realtà un ospizio (tanto per dargli lustro lo chiamano anche con il nome inglese di “Hospice”), perché non è previsto un organico medico intra-ospedaliero, ma i pazienti saranno seguiti dal medico di famiglia, quando e come potrà. In alternativa si promette l’assistenza a domicilio; noi abbiamo visto come sono state veritiere le promesse fatte dai politici per l’assistenza territoriale psichiatrica dopo la legge 180. Intanto finora la tendenza è stata quella di ridurre l’attività territoriale e accorpare i distretti socio-sanitari.

            La seconda domanda che viene spontanea è: ma che razza di sinistra è questa sinistra di governo della Regione Toscana, che non si fa scrupolo di danneggiare palesemente la povera gente, che sarà la prima (e l’unica) a essere colpita da questa programma di ristrutturazione della sanità Toscana in funzione di “budget”? Gli unici partiti della sinistra locale che sono stati sensibili fin dall’inizio di questa triste storia alle sorti delle città piccole della Toscana sono stati Rifondazione Comunista (solo a Lucca) e i Verdi (solo a Pistoia, dove sono subito stati espulsi dalla giunta comunale). A Prato la CGIL-Funzione Pubblica ha emesso un documento di protesta, da cui si evince che la riduzione di posti letto in Toscana sarà esclusivamente a carico di Prato (meno 110), Pistoia (meno 20), Empoli (meno un centinaio), Lucca (meno 90), e Massa Carrara (meno 200). Tutte le altre città della Toscana (Firenze, Pisa, Siena, Grosseto, Arezzo, Livorno e l’ospedale Versilia, nonché tutti gli ospedali minori che non sono provinciali, come Castelnuovo e Barga) mantengono lo stesso numero di posti-letto. Sono solo le piccole città di provincia (forse “antipatiche” a Firenze) a pagare il conto dei risparmi della Regione. Oltre tutto i nuovi ospedali, come quello di Prato, saranno sottodimensionati come superficie quadrata per posto-letto rispetto agli altri nuovi ospedali costruiti recentemente in Italia, per cui la riduzione effettiva di posti letto (a meno di mettere letti a castello) sarà ancora maggiore di quella ufficialmente dichiarata. Ma noi chi siamo, toscani di serie B? Se il ministro Nicolais ha intenzione (giustamente) di controllare come funziona il servizio pubblico, perché non comincia dal vedere se i dirigenti (regionali e locali) applicano le leggi nazionali con criteri di equità oppure seguono direttive politiche per interesse di parte (come storicamente è sempre avvenuto in Toscana)?

            I comitati e movimenti ambientalistici delle città di Pistoia, Massa e Lucca si sono riuniti in un coordinamento che a Luglio ha chiesto di essere ascoltato dai dirigenti della sanità Toscana, anche in relazione alle scelte assurde di localizzazione dei nuovi ospedali. Dopo vari rimandi e viaggi inutili a Firenze, forse ci riceveranno a Ottobre. Invitiamo frattanto la cittadinanza lucchese a ribellarsi a questo modo di procedere anti-democratico e lesivo del più elementare diritto alla salute, che è quello di farsi curare nell’ospedale più vicino e in modo adeguato agli standard medici nazionali. Noi non siamo un partito politico, ma abbiamo raccolto più di 2500 adesioni, e invitiamo fin d’ora quelli che hanno aderito al comitato e tutti i lucchesi a non votare alle prossime elezioni per quei partiti che nel loro programma propongano la costruzione del nuovo ospedale alle condizioni stipulate fra la Regione Toscana, ASL di Lucca e l’ex-sindaco Fazzi, nonché a fare pressione perché le inefficienze sanitarie e/o dirigenziali vengano rimosse.

Il presidente del comitato “Lucca per una Sanità Migliore”

(Dr. Raffaello Papeschi)

 

 

 

 

 

 

vettori

Segue l'articolo di Marco Vettori pubblicato sulla cronaca di Pistoia de Il Tirreno del 14 giugno 06. Si tratta di una marchiana strumentalizzazione di un grave problema, che Vettori usa per darsi un ruolo nella sinistra codista, sempre pronta a marcare la propria differenza con quelli 'che dicono no'.
Segue, in coda all'articolo, la replica che ho inviato a Il Tirreno.

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articolo pubblicato su Il Tirreno

L’articolo di Marco Vettori mi tocca nel vivo, essendo il primo (per l’Osservatorio) e l’ultimo (come cittadino) firmatario di uno dei ricorsi al TAR contro la collocazione dell’ospedale nel campo di volo. Non contro l’ospedale, come Vettori dice strumentalmente. Sono cioè uno di quelli che, secondo lui, criticano tutto, favoriscono i privati e che non si occupano della riorganizzazione sanitaria. Lascio ogni facile illazione sui primi due punti ed approfitto per informare Vettori sul terzo, riprendendo il materiale che abbiamo diffuso e discusso anche in un pubblico dibattito da noi organizzato, con la partecipazione del Presidente della Commissione Sanità della Regione.
Il Piano Sanitario Regionale prevede la ‘deospedalizzazione’, cioè la riduzione dei tempi e delle prestazioni in particolare nei nosocomi di nuova realizzazione, che infatti sono definiti ‘ospedali per acuti’. Ciò è un fatto positivo (a patto che gli ospedali non divengano catene di montaggio dove si misura la produttività con la velocità) se esiste una forte struttura territoriale che sostituisca le prestazioni erogate negli ospedali. Questa struttura richiede un impegno organizzativo ed economico che non ha attualmente alcuna concreta definizione e che pare improbabile, con le difficoltà finanziarie all’ordine del giorno. Inoltre le Società della Salute, che avrebbero dovuto essere la spina dorsale dell’assistenza territoriale, non hanno superato la fase sperimentale e non hanno alcuna operatività sul nostro territorio. C’è quindi il concreto rischio che chi avrà la necessità di essere assistito ed avrà la fortuna/sfortuna di non rientrare nella categoria degli ‘acuti’ debba rivolgersi al volontariato, per quanto possibile, alla sanità privata, se può permetterselo, o debba affrontare un contingentamento delle prestazioni pubbliche maggiore di quello posto in atto già oggi.
La deospedalizzazione trova applicazione in ciò che sarà il nuovo ospedale di Pistoia. Infatti è previsto che sarà realizzato con circa 100 metri quadri per posto letto, molto inferiori alla metratura degli ospedali recenti, in rifacimento, in costruzione o in progettazione nel resto dell’Italia che hanno in media 155 mq per posto letto. Si consideri che l’Arch. L. Rossi, principale specialista in edilizia sanitaria della Commissione Veronesi-Piano, pubblicò un dato ottimale pari a 172 mq. Una successivamente commissione dell’Agenzia del Sistema Sanitario Nazionale stabilì nel 2003 che la dimensione ottimale massima è di 600 posti letto distribuiti su circa 90.000 mq: poco meno dei 155 mq applicati nel resto d’Italia. È quindi evidente che il nuovo ospedale di Pistoia, così come gli altri tre previsti in Toscana (un unico progetto), nascerà dimensionato per una offerta sanitaria ridotta. Forse troppo ridotta. Secondo una ricerca elaborata dalla CGL Funzione Pubblica di Prato risulta che nessun ospedale riprende i parametri di superficie della Toscana e solleva esplicitamente il dubbio che 100 mq per posto letto non permettano di costruire una struttura funzionale.
Oltre alla tipologia dell’offerta sanitaria è opportuno considerare anche il ruolo che avrà il nuovo ospedale di Pistoia, che sarà fortemente subalterno rispetto a Firenze e Pisa. Significativo che tra i quattro nuovi ospedali previsti in Toscana quello di Pistoia è il solo dove non vi sarà la medicina nucleare. Significativo soprattutto il fatto che Pistoia resterà di gran lunga l’area con la più bassa disponibilità di posti letto di tutta la Toscana: attualmente 2,84 posti letto per 1000 abitanti (segue Livorno con 3,22) a fronte della media regionale di 3,59 senza i grandi ospedali di Firenze, Pisa e Siena e di 4,52 contando anche questi.
Di questo noi ci stiamo occupando e preoccupando. Marco Vettori invece non ha mai sollevato queste questioni in Consiglio Comunale.
Capisco la necessità di Vettori di ergersi a bandiera della sinistra ‘critica’ che dice sempre si, dato che a Pistoia c’è la fila in questo settore politico, ma non tiri in ballo chi ha sviluppato un impegno coerente e concreto su questioni che meritano ben altro che premature campagne elettorali.

Mauro Chessa


contini

Alla precedente replica risponde Vairo Contini, Direttore generale della ASL 3, (curioso che il Direttore dell'ASL corra in soccorso a Vettori) con l'articolo che segue (Il Tirreno / 19 giugno), in coda al quale c'è l'ulteriore risposta inviata a Il Tirreno.

chessa3

Articolo pubblicato su Il Tirreno 21 giugno

Curioso che io replichi ad un politico, Marco Vettori, e mi risponda il direttore generale dell’ASL con argomenti da politico, attribuibuendo a me, ed ai molti che la pensano come me, una contrarietà aprioristica al nuovo ospedale, che invece desideriamo più di lui: non ci basta che venga costruito - e lautamente finanziato sulla base di procedure su cui i tribunali stanno lavorando - ma lo vorremmo anche rispondente alle esigenze di una sanità efficiente. Ma dato che un politico io non sono ribatterò con argomenti documentati alla sua accusa di non attenermi alla realtà .

A proposito dei posti letto, che Contini ora dice non diminuiranno, mi è sufficiente citare ciò che lui stesso ha dichiarato ai giornali: “Pertanto – prosegue Contini – anche se ci sarà una piccola riduzione di posti letto, Pistoia potrà contare su di uno standard superiore alla media …” (La Nazione 10 dicembre 2002).

Passando a fonti meno interessare e più costanti posso citare la FIALS (Federazione Italiana Autonoma Lavoratori Sanità) che fotografa la situazione che ci toccherà proprio in questi giorni, con il report titolato “Toscana rifà gli ospedali con i privati”: “In gara, oltre alla gestione dei servizi non ospedalieri, ci sono la progettazione e la costruzione di 1.710 posti letto complessivi, un numero minore rispetto a quelli disponibili nelle strutture esistenti (Pistoia passerà dagli attuali 420 posti letto a 400; Massa da 560 a 360; Lucca da 490 a 410; Prato da 640 a 540) ….

Per quanto riguarda la superficie il dato ottimale di 172 metri per posto letto non l’ho inventato ma è stato pubblicato sulla rivista specializzata "Materia" n°38 del 2002 ed è dell’Arch. L. Rossi (principale specialista in edilizia sanitaria della Commissione Veronesi-Piano). La successiva commissione che ho citato (ma Contini la dovrebbe conoscere, dato che vi partecipò anche la Regione Toscana) giunse nel 2003 a stabilire la dimensione massima di 600 posti letto per poco meno di 90.000 mq . Contini faccia la divisione. In fine secondo la ricerca della CGL di Prato (agosto 2005) gli ospedali recenti, in pesante rifacimento dimensionale, in costruzione, in concorso o in progettazione avanzata hanno tipicamente un dimensionamento molto superiore ai 100 (che toccheranno al nuovo ospedale di Pistoia secondo tutti i documenti ufficiali della Regione): la media aritmetica ponderata è di 155 mq. La ricerca della CGL conclude “In questa ricerca non abbiamo trovato nessun ospedale che riprendesse i parametri di superficie della Toscana. 100 mq non permettono di costruire una struttura funzionale.”. Non sono mie invenzioni ma sono i dati che gli addetti ai lavori trattano e diffondono, altro che contrarietà aprioristiche. Contini si sforzi di ricordare che il suo mestiere non è quello di difendere i politici, e trovar giustificazione ad operazioni insostenibili, ma quello di garantire ai cittadini un servizio sanitario commisurato alle disponibilità.

Mauro Chessa


vettori2

All'intervento precedente (vedi), che ha mosso Contini a scrivere (vedi), ora risponde anche Marco Vettori, facendone una questione personale. Segue articolo. Speriamo l'ultimo di questo genere e si torni a parlare delle questioni di merito. Seguirà comunque una doverosa replica.

chessa2

La replica di Chessa a Vettori (articolo qui sopra) e una proposta: organizziamo insieme un dibattito pubblico per parlare di ospedale e sanità. (su Il Tirreno del 25 giugno)

Marco Vettori mi ha dedicato un’intera colonna e, scusandomi con i lettori, sono nella necessità di ribattere con taglio personale, ma anche per i molti che con me hanno condiviso l’impegno sull’ospedale e la sanità. Egli mi rimprovera di occuparmi di queste cose da appena due settimane, e contesta di non aver organizzato, come i Comunisti Italiani, convegni, assemblee, riunioni. Delle ultime ho letteralmente perso il conto, dei convegni - dato che Vettori mi si rivolge personalmente - ne voglio ricordare due che, oltre ad aver contribuito ad organizzare con esponenti di associazioni e partiti, ho presieduto: il 4 dicembre 2003 (titolo: Nuovo ospedale: ad un anno dalla scelta del sito a che punto siamo ?), il 26 ottobre 2005 (titolo: Che ospedale avrà Pistoia ? Quale sanità per Pistoia ?). Subito dopo il convegno del 2003 il sindaco, che intervenne, mise in discussione la collocazione dell’Ospedale e quindi il consiglio giunse al sito del Mercato Ortofrutticolo (soluzione che poi il consiglio stesso si è rimangiata); nel convegno del 2005 intervenne, assieme ad altri esponenti politici regionali, anche Giovanni Barbagli, del partito di Vettori, che avevo personalmente invitato. Non ricordo se Vettori era tra le oltre 200 persone presenti in sala. Per inciso: l’ultimo convegno in cui si è parlato dell’ospedale al quale sono intervenuto risale a pochi giorni fa, l’ultimo incontro è di ieri (21 giugno): in Regione, con altri di Lucca, Massa e Pistoia, per valutare un’audizione presso la Commissione ed una iniziativa regionale. Questo penso sia sufficiente a documentare l’impegno mio e soprattutto di molte persone, associazioni e componenti politiche che su questo tema si sono concretamente spese. Per tutti desidero ricordare che per le nostre iniziative abbiamo consolidato un rapporto duraturo con Roggiolani, dei Verdi, ora Presidente della Commissione Sanità della Regione, Monica Sgherri, capogruppo regionale di Rifondazione Comunista, e Ornella De Zordo.
Vettori sbaglia altrettanto quanto mi attribuisce disprezzo per la politica: sono stato tra i promotori dell’Osservatorio sulle Politiche Urbanistiche, Ambientali e Sociali ed ora dell’Officina Politica Pistoiese. Certo non condividiamo come la politica viene interpretata, spesso chiacchiericcio fuorviante, spesso strumento di interessi particolari, compreso quello solo apparentemente innocuo della chiusura al ricambio ed alla reale partecipazione dei cittadini. Un segno di questo attaccamento è la propensione a considerare ogni critica come un’offesa personale.
In merito alle illazioni di Vettori sullo status di libero professionista, del quale mi vergogno così poco da essere consigliere di un Ordine regionale, mi basti dire che il mio studio ha rinunciato a partecipare alle gare per l’assegnazione di incarichi presso gli enti pubblici. Tanto non ci toccano. Sicuramente è per il fatto che sono pieno di me stesso, come dice Vettori: non ho tessere di partito e mi permetto persino di criticare. Ma non voglio alimentare diatribe palesemente prive di elementi di merito, e persino sorvolare sull’accusa di mentire quando dico che Vettori non ha mai sollevato in consiglio comunale le questioni della riduzione dei posti letto e della ridotta superficie del nuovo ospedale in rapporto ai posti letto. Anche se questo fatto mi risulta ancora. Non discutiamo di noi ma delle cose che riguardano tutti. Vettori, cominciamo a farla questa partecipazione con la quale in tanti si riempiono la bocca, organizziamo insieme un dibattito pubblico sui temi dell'ospedale e della sanità.

Mauro Chessa

biagini

All'articolo di Vettori (vedi) fa seguito anche la replica di Furio Biagini: si coinvolgano i cittadini e si parli dei problemi di Pistoia fuori dalle logiche e dalla demagogia di cordata (inviato a Il Tirreno).

Gentile direttore, la polemica innescata sul suo giornale da Marco Vettori nei confronti di Mauro Chessa, relativamente alle scelte urbanistiche della attuale giunta, mi spinge a intervenire non in quanto amico di Mauro, ma come cittadino interessato alla questione.
Vettori, di cui conosciamo benissimo l’impegno profuso nella battaglia sull’amianto, per il quale è assurto alle cronache, ma anche lo zelo nel mantenere l’ordine alle manifestazione del vecchio PCI, sostiene che coloro che si opponevano al nuovo ospedale nell’aerea ex campo di volo non abbiano accettato il confronto né organizzato convegni e assemblee, come hanno fatto lui e il suo partito. Siamo noi a domandargli dov’era quando abbiamo spiegato in pubblici dibattiti prima gli impatti ambientali, poi i “benefici” e i costi del progetto. Non ci risulta che qualcuno abbia raccolto e valutato seriamente le nostre opinioni. Vettori e gli amministratori pubblici devono comprendere che non è più possibile imporre le decisioni come se fossero dettate sempre da interessi superiori. Le persone contano. E poi siamo sicuri che noi abbiamo torto e loro ragione? Molti autorevoli professionisti, non solo Chessa, hanno dichiarato ufficialmente che il sito scelto per la realizzazione del nuovo ospedale è inadatto. Ciò secondo Vettori è sufficiente per protestare oppure è necessario avere il placet del Comitato centrale?
Inoltre, Vettori dichiara di aver avuto a cuore il bene collettivo nell’aver detto si all’utilizzo di un’area pubblica, tuttavia non dice quanto costerà ai cittadini la messa a norma di quell’area. Non era forse meglio, come dicevano alcuni tra cui Florio Colomeiciuc e Graziano Bonacchi, riutilizzare l’area del vecchio ospedale?
Ma l’aspetto più grave è che Vettori, che ha a cuore il bene collettivo, tace sul project financing che affiderà la gestione dell’ospedale ai privati per 20 anni e sulle tonnellate di cemento che da anni vengono gettate sul territorio e sul rombo delle ruspe dei costruttori. La giunta, anziché cercare di recuperare un territorio al limite della sofferenza, ha proseguito nell’opera di distruzione. Non basta leggere in qualche assemblea o in consiglio comunale documenti di protesta, ma in ultimo votare sempre a favore per assicurare la governabilità per un ipocrita senso del dovere. Ci vuole coraggio a giustificare tale scelta che porterà inevitabilmente altre colate di cemento sull’unica zona verde della città (che in qualsiasi paese civile d’Europa sarebbe parco pubblico attrezzato) definendola riqualificazione urbana; il tutto con autorizzazione provinciale e regionale. Quello che a Vettori sembra sfuggire è che ai nostri politici interessa che si costruisca, il resto è materia di convegni e proclami, soprattutto ora in vista delle prossime elezioni amministrative. Quello che invece noi vediamo è l’accecamento di coloro che dovrebbero garantirci una sana vivibilità cittadina. Ormai mutata geneticamente la nostra sinistra mostra segni di noncuranza ambientale (salvo che non si tratti della foresta amazzonica). Alla nostra sinistra locale oltre ai simboli e ai nomi non resta che cambiare anche l’inno e chiedere in prestito ai Pink Floyd l’indimenticabile “The Wall”.

Furio Biagini - Officina Politica Pistoiese

legambiente

All'articolo di Vettori (vedi), dopo Chessa e Biagini (qui sopra), fa seguito anche la nota che Legambiente e Osservatorio hanno inviato ai giornali:

Esprimiamo totale solidarietà e riconoscenza al lavoro serio, documentato e disinteressato che il dott. Mauro Chessa e altri, pochissimi, professionisti hanno svolto nell'Osservatorio per le Politiche urbanistiche, nelle Associazioni ambientaliste, nell'unico Partito, i Verdi, che si è opposto allo scempio urbanistico ed alla cementificazione dell'ultima area libera alle porte della città: il campo di volo. Il Consigliere comunale Marco Vettori avrebbe potuto partecipare agli incontri pubblici organizzati da Mauro Chessa e altri professionisti, i Verdi, le Associazioni ambientaliste; incontri incentrati sul modello sanitario toscano, sulla decisione di costruire quattro ospedali con un solo progetto standardizzato, in tre siti sbagliati, (Pistoia, Lucca e Massa, sulla politica urbanistica del comune di Pistoia. A questi convegni hanno partecipato Amministratori regionali, comunali,un parlamentare,( Sauro Turroni dei Verdi), esponenti delle società civile, pistoiese e fiorentina,( Pancho Pardi),l'arch. Grifoni della Sovrintendenza. Molti esponenti della sinistra "radicale", hanno boicottato la nostra battaglia e si sono distinti per il conformismo e la sudditanza al Potere, regionale o comunale che sia. La Partecipazione, ancorché celebrata in manifestazioni propagandistiche anche di questi giorni, è stata negata in modo spudorato: la legge fascista 1150 del 1942, riconoscendo ai cittadini il diritto a presentare osservazioni alle varianti urbanistiche, si è dimostrata più democratica dell'Accordo di programma per la localizzazione dei nuovi ospedali sottoscritto dalla Regione, dal Comune e dagli altri Enti. Tale Accordo, infatti, ha negato il primo e più elementare livello partecipativo, cioè quello di presentare osservazioni a decisioni che modificano sostanzialmente gli strumenti della pianificazione urbanistica. Non maggiore considerazione ha avuto un Bene comune tutelato dalla Costituzione, (il Patto fondamentale tra cittadini e Istituzioni che, giustamente, stiamo cercando di difendere con il prossimo referendum), il Paesaggio: il decreto 7 settembre 2005 del Ministero per i Beni e le Attività culturali ha dichiarato il Campo di volo " AREA DI NOTEVOLE INTERESSE PUBBLICO", perché " ANCORA SALVAGUARDATA DA INSEDIAMENTI". Il Vincolo apposto dal Ministero, su richiesta della Sovrintendenza, aveva lo scopo di "MANTENERE LE CARATTERISTICHE DI AREA VERDE DI NOTEVOLE PREGIO NATURALISTICO ANCORA POSSEDUTE E DI FASCIA DI RISPETTO TRA LA CITTA' E L'ANTISTANTE PAESAGGIO PEDECOLLINARE E COLLINARE". Il Decreto rilevava " LA NECESSITA' E L'URGENZA DI EMANARE IDONEO PROVVEDIMENTO DI TUTELA:.. " INDISPENSABILE SOTTOPORRE A VINCOLO L' AREA AL FINE DI GARANTIRNE LA CONSERVAZIONE E DI PRESERVARLA DA INTERVENTI CHE POTREBBERO COMPROMETTERNE IRREPARABILMENTE LE PREGEVOLEI CARATTERISTICHE PAESAGGISTICO-AMBIENTALI". Amministrazioni " di sinistra" fanno scelte che compromettono irreparabilmente risorse irriproducibili del territorio. Tali scelte sono favorite dalla mancanza di coraggio e dal conformismo di esponenti di partiti, anche della sinistra radicale, che non hanno mostrato un minimo di coerenza con i princìpi e gli ideali da cui dovrebbero trarre motivazione del proprio pensare ed agire. Sgomenti ed indignati, abbiamo dovuto ricorrere alla Magistratura per tutelare anche altri Beni naturali gravemente minacciati: le falde acquifere che alimentano gran parte dell'acquedotto cittadino, il torrente Ombrone a cui viene sottratta la propria naturale cassa di espansione, cioè il Campo di volo. Vettori dovrebbe conoscere, come Consigliere comunale, il Progetto del Genio Civile di Pistoia che, neanche due anni fa, (dicembre 2004) ottemperando ad un Protocollo d'intesa tra Comune, Provincia, Consorzio Ombrone, Autorità di bacino, aveva destinato il Campo di volo a Cassa di laminazione dell'Ombrone e sconsigliato la realizzazione di casse a monte della piana? Il malaffare, come i gravissimi avvenimenti di questi giorni evidenziano ancora una volta, inizia con il disprezzo delle Regole democratiche, con il piegare le Istituzioni e le procedure agli interessi economici di uno Sviluppo che si continua, ipocritamente, a definire "Sostenibile" e che , invece, serve ad alimentare un gigantesco vortice di soldi. Oltre ai gravissimi danni ambientali questo " sviluppo insostenibile" nega alle future generazioni la possibilità di godere di Beni che appartengono anche ad esse e di cui noi non siamo i padroni ma solo i custodi.
Circolo Legambiente di Pistoia. Osservatorio per le politiche urbanistiche sanitarie e sociali.