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bene1207

Come molti di voi sapranno, sul Montalbano, nel comune di Serravalle Pistoiese, in località Le Rocchine, è prevista la costruzione di un villaggio turistico che comprende un parco pubblico attrezzatto e 20 villette da 80 mq / cad. (!).
Le villette, a detta dell'imprenditore che ha presentato il progetto (una 'joint-venture' tra una ditta olandese e un privato di Pistoia), avranno finalità esclusivamente turistica, non saranno cioè vendute , ma solamente affittate per determinati periodi (sono previsti 'pacchetti' di turisti direttamente dall'Olanda).
Tutto questo in una zona di alto pregio ambientale,al momento rimasta ancora vergine.
Come WWF ci siamo già mossi, parlando sia con gli imprenditori che con il sindaco di Serravalle.
Anche Legambiente Pistoia si sta muovendo - già da tempo - in questo senso , anzi sta valutando un eventuale ricorso al TAR.
Siamo tutti d'accordo che il Montalbano - una zona che,secondo me,ha poco da invidiare ad altre della Toscana - debba essere valorizzato, ma la valorizzazione dovrebbe passare attraverso il 'recupero' di edifici già esistenti, e non tramite nuove colate di cemento.
C'è inoltre un problema di viabilità, di adeguamento delle nuove strutture. Insomma tutto questo non ci piace.
A quanto pare invece è un progetto che piace molto al sindaco di Serravalle che ci accolse (come WWF) nel suo ufficio, tra sbadigli e sbuffi, dichiarandosi stupito del fatto che si stia facendo un gran chiasso. 'Tutto in regola' secondo lui, visto che l'insediamento è già previsto da più di un anno e che la stessa Provincia ha dato il benestare al progetto. Tra l'altro, su un'altra questione, quella dell'ampliamento della discarica del Cassero, lo stesso sindaco, sabato scorso, è intervenuto sui giornali con una pesante affermazione del tipo ' ma dove li trovano questi soggetti - associazioni e privati - i soldi per il ricorso al TAR? La magistratura dovrebbe indagare' .
Come giustamente sottolineato dal consigliere dei Verdi di Pistoia, Lorenzo Lombardi, sui giornali di oggi,  il sindaco ha fatto delle dichiarazioni molto gravi ed inacettabili,ai limiti della diffamazione.
Invece di discutere, di capire le ragioni del dissenso, ci si richiama alla magistratura per indagare quei cittadini ed associazioni che vogliono difendere il territorio.
A parte il fatto che le associazioni ricorrenti i soldi li hanno sempre trovati ed in maniera del tutto legale e legittima (oltrechè trasparente) è vergognoso che un primo cittadino possa permettersi il lusso di fare simili affermazioni invece di rispondere sui contenuti.
Quando si dice l'arroganza del potere...
Ciao

Marco

 

 

 

 

 

 

benema1107

LA VARIANTE DI SPAZZAVENTO : UNA STRADA PERICOLOSA

Ieri (22 novembre) all'altezza dell'incrocio tra la nuova variante di Spazzavento e la provinciale Lucchese, è avvenuto l'ennesimo incidente, dello stesso tipo di almeno altri due verificatisi a luglio e settembre scorsi. Un'auto, complice probabilmente l'asfalto bagnato, ha tagliato la prima curva , prima del sottopassaggio, ed è uscita fuori strada.

Il problema sta soprattutto nell'estrema pericolosità di questo tratto stradale che personalmente, per ragioni di lavoro, attraverso almeno 4 volte al giorno. La curva , posta all'inizio della variante, si presenta subito secca e pericolosa immediatamente dopo l'incrocio che porta a Barile: molto probabilmente qualche macchina è portata ad accellerare e di conseguenza il rischio di perdere il controllo è piuttosto elevato.

Mi chiedo come mai ci siano così pochi controlli (e nessun autovelox): ogni tanto c'è un posto di blocco all'imbocco della provinciale, ma è sempre più rado.

E' comunque tutta la variante ad essere troppo spesso considerata come una sorta di autodromo: molte autovetture sfrecciano veloci , sicuramente sollecitate dal lungo rettilineo che corre parallelo alla provinciale Lucchese, specialmente nel punto all'altezza del tempio dei Testimoni di Geova. Tra l'inizio e la fine (in coincidenza con l'abitato di Masotti) ho contato almeno 5 incidenti piuttosto gravi negli ultimi 5 mesi. Spesso chi entra a Masotti - provenendo da Pistoia attraverso la variante - lo fa a velocità sostenuta senza rendersi conto che si trova in un centro urbano. Tutto questo senza considerare che, da quando è stata costruita la nuova variante, il traffico è come minimo triplicato.

Servono , con urgenza, più controlli , senza aspettare il prossimo incidente. Mi permetto di dire che servirebbe anche maggiore responsabilità da parte di chi guida : il rispetto per la propria ed altrui incolumità dovrebbe essere un cardine del vivere civile.

Marco Beneforti
Pistoia

 

 

 

larepubblica

la Repubblica MERCOLEDÌ, 04 LUGLIO 2007

Pagina 58 - Cultura

Come si devasta e come si difende la regione Toscana

FRANCESCO ERBANI

Erano settantacinque in marzo, quando a Firenze fu varato il coordinamento presieduto da Alberto Asor Rosa. Ora, a pochi giorni dall´assemblea che si terrà sabato sempre nel capoluogo toscano, i comitati sorti a tutela di un paesaggio o di un centro storico minacciati sono diventati più di cento. E altri potrebbero aggiungersene, mentre proseguono i contatti con i comitati di altre regioni - il Veneto, la Liguria o l´Umbria.
Finora il coordinamento ha provveduto a censire i comitati e le locali sezioni delle associazioni nazionali, da Italia Nostra al Wwf e a Legambiente. Ed ha messo insieme un poderoso dossier con tutti i conflitti ambientali che si manifestano nella regione Toscana, diventata la punta di questo esperimento di partecipazione popolare. Il dossier è formato di tante schede.
Ogni gruppo ha elaborato una brevissima descrizione di sé, della propria storia, del perché e quando è stato formato, di quanti sono i suoi componenti. E ha poi descritto le vertenze in corso.
Ne viene fuori una mappa di tutte le manomissioni del territorio, delle insensatezze urbanistiche in una regione fra le più ricche di valori paesaggistici e per questo fra le più appetite da chi investe nel mattone. Secondo i dati Istat citati dal Comitato per la bellezza, presieduto da Vittorio Emiliani, dal 1999 al 2003 la Toscana ha perso 169 mila ettari di territorio a causa del cemento per case, stabilimenti industriali e infrastrutture, con un´erosione del 10,2 per cento della sua superficie, un´erosione superiore alla media italiana (9,5 per cento) e persino a quella di regioni come il Lazio che, pur comprendendo Roma dove l´edificazione galoppa, si ferma al 9,2.
La mappa delle cementificazioni contestate comprende tutte le province toscane. In quella di Siena spiccano le lottizzazioni a San Severo, a Le Vigne e a Bagnaia; l´ampliamento dell´aeroporto di Ampugnano e della cava di Malintoppo a San Quirico d´Orcia.
L´intera Val d´Orcia è minacciata da insediamenti di seconde case (oltre Monticchiello, Contignano, Campiglia e Montalcino) e di grandi alberghi (Bagno Vignoni, Montalcino e Pienza). Sotto accusa un´area industriale a Monteriggioni e un´altra che potrebbe sorgere a Gaiole in Chianti, dove molte proteste suscitano anche le enormi cave di Montegrossi. Molte anche le tensioni a Siena, dove Italia Nostra si oppone al parcheggio interrato di via Garibaldi e alla costruzione di una bretella tangenziale davanti alla Basilica dell´Osservanza.
Tantissimi i conflitti a Firenze, dove i comitati hanno dato vita da tempo a un coordinamento che alle ultime elezioni comunali ha sostenuto un proprio candidato, Ornella De Zordo, il cui 12 per cento ha costretto il sindaco uscente, il diessino Leonardo Domenici, ad andare al ballottaggio con un esponente del centrodestra. Fra le ultime iniziative dei comitati fiorentini un voluminoso Studio di Impatto Ambientale, elaborato da docenti dell´università, contro il tunnel che dovrebbe consentire ai treni ad alta velocità di attraversare il sottosuolo di Firenze.
A Pistoia è accaduta una vicenda analoga a quella di Firenze. Alle recenti elezioni comunali i comitati hanno appoggiato il verde Giovanni Capecchi, che ha collezionato un buon 13 per cento, costringendo anche qui il sindaco Renzo Berti a vedersela nel ballottaggio con il candidato del centrodestra, battuto poi di misura. Il conflitto più duro fra i comitati e l´amministrazione si è verificato sulla costruzione di un ospedale in un´area giudicata non idonea perché, fra le altre cose, depressa rispetto ai corsi d´acqua e a rischio di esondazione.
A Prato un comitato lotta contro un parcheggio da novecento posti sotto Piazza Mercatale. A Pisa è attivissima un´associazione contro la costruzione di un porto turistico e un villaggio da 170 mila metri cubi a Boccadarno, ai bordi del parco di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli. Nella Val di Magra, fra Toscana e Liguria, ci si batte contro il «Progetto Marinella», un enorme insediamento turistico. Fittissimo il contenzioso a Lucca, dove Italia Nostra fronteggia l´edificazione nel parco di Villa storica a Coselli, le costruzioni a Capannori, la trasformazione di serre in appartamenti a San Macario. La speculazione edilizia, denuncia un comitato, incombe su Impruneta, mentre a San Casciano uno stabilimento della Laika minaccia il fondovalle della Pesa.
Pericoli gravano a Bagno a Ripoli e a Fiesole. A Fucecchio, infine, un comitato protesta contro l´imponente edificio che sostituirà il teatro Pacini, nella piazza dedicata a un illustre figlio di questo paese toscano, Indro Montanelli.

 

 

 

 

regalo

Pubblicato su Il Manifesto del 6 luglio 07

Secondo quanto si evince dalle cronache pistoiesi di questi giorni l’incredibile idea di ‘parcheggiare’ 160.000 metri cubi di terra in un’area sottoposta a vincolo ambientale (campo di volo) è dell’ex giunta, mentre Giusti per l’Edilizia, beneficiaria della delibera, si riserverebbe di valutare e sottoscrivere questa soluzione avanzata con la frettolosa delibera pre-elettorale del 25 maggio.
Se è così l’ex giunta, in parte riconfermata, voleva proprio male a Pistoia. Tanto male da mettere la maggior parte di questo volume (che sarebbe occupato da circa 2000 autobus) a ridosso del casello e lungo il raccordo: un enorme mucchio di terra alto 4 m a sotterrare il Centro Sperimentale per il Vivaismo e salutare i turisti con la sua mole, le ruspe e la polvere.
Tanto male da imporre ai pistoiesi molti mesi di via vai dei camion in via Ciliegiole, via N. Sauro, via Pertini, Via Lucchese, Raccordo solo per offrire ad una ditta privata la soluzione di un enorme problema, quello di sbolognare gratuitamente un mare di terra pressoché inutilizzabile. Ed è una balla il vantaggio della disponibilità del materiale per rinforzare l’argine dell’Ombrone per due motivi: a) il Genio Civile ha fatto i conti e ha indicato una quantità di terra necessaria assai inferiore ai 75.000 metri cubi che la delibera della giunta individua; b) in ogni caso l’ampliamento della discarica del Cassero fornirà 540.000 mc di terreno per il quale c’è già una convenzione con il Consorzio di Bonifica per l’utilizzazione nelle opere arginali, di questo genere di materiale nella provincia di Pistoia ce ne sarà così tanto da non sapere letteralmente dove metterlo.
Quella giunta voleva tanto male ai pistoiesi da contraddire la legge (L. 443/01) che consente di escludere dal regime giuridico dei rifiuti le terre e rocce da scavo purché siano rispettate due condizioni: che non siano inquinate e che vengano utilizzate secondo le modalità di progetto approvate dall’Autorità Amministrativa previo parere ARPA. Nel caso in esame, almeno per la maggior parte delle terre, quantomeno non vi è alcun progetto di utilizzo.
Incredibile poi il fatto che il comune si sia persino accollato, con il “Disciplinare per lo stoccaggio delle terre” (anche questo evidentemente fatto dal comune senza che Giusti per l’Edilizia nulla sapesse), la manutenzione delle strade prima citate (subiranno il deterioramento per il notevole transito dei mezzi pesanti che si protrarrà per molto tempo – la Convenzione ha durata biennale ma può essere prorogata senza inconvenienti), così come la predisposizione di corsie preferenziali, sensi unici, divieti di sosta e relativa segnaletica.
Se così davvero è l’ex giunta era davvero sadica nei confronti dei concittadini. Invece se c’è un accordo con Giusti per l’Edilizia è assai più grave, dato il grande favore che il comune concederebbe a questa ditta privata. Per saperlo bisognerebbe conoscere il piano di bonifica e di destinazione dei terreni dell’area ex Breda (perché il terreno in quell’area, secondo le indagini già svolte, è inquinato da cromo esavalente, arsenico, Nichel, Rame, Zinco, Mercurio, idrocarburi leggeri, idrocarburi policiclici aromatici e, ovviamente, amianto) che Giusti per l’Edilizia deve avere, per legge, depositato in Comune: se in esso si parla del campo di volo significa che l’accordo è bilaterale e non è solo un colpo di genio dell’ex giunta. Qualcuno ha voglia di andare a vedere ?
Mauro Chessa


terredascavo

Secondo la Deliberazione N. 111 del 25/05/07 - curiosamente emanata dalla giunta agli sgoccioli della campagna elettorale, in gran fretta e senza troppa pubblicità - verranno asportati circa 160.000 mc di terreno per i lavori nell’area ex Breda che saranno (temporanemente) scaricati nel campo di volo: chi non ha dimestichezza con la materia troverà utile sapere che questo volume corrisponde allo spazio occupato da oltre 2.000 autobus.

Considerazioni generali

La “Convenzione per l’utilizzo delle aree dell’ex campo di volo per lo stoccaggio di terre di scavo provenienti dai lavori per la realizzazione di opere all’interno dell’ex complesso industriale Breda Est”, tra il Comune di Pistoia e l’impresa Giusti per l’Edilizia S.p.a. sembra fortemente vantaggiosa per questo secondo contraente; il Comune ottiene gratuitamente il materiale per la realizzazione dei ringrossi arginali, ma l’ampliamento della discarica del Cassero fornirà 540.000 mc di terreno per il quale c’è già una convenzione con il Consorzio di Bonifica per l’utilizzazione nelle opere arginali. Quindi di questo genere di materiale nella provincia di Pistoia ce ne sarà così tanto da non sapere dove metterlo. I vantaggi per l’Impresa invece sono assai più tangibili ed immediati, oltre a quello eccezionale di sbolognare una quantità enorme di terreno inerte pressoché inutilizzabile:

a)   utilizzo gratuito delle aree di stoccaggio;

b)  i lavori di stoccaggio avverranno sotto la diretta responsabilità del Comune;

c)  le eventuali autorizzazioni dovranno essere ottenute dal Comune;

d)  l’impresa Giusti per l’Edilizia non ha sostanzialmente limiti temporali per la realizzazione degli stoccaggi, è solo tenuta a dare “pronta comunicazione” dell’eventuale modificazione dei termini enunciati nella convenzione;

Inoltre il “Disciplinare per lo stoccaggio delle terre” dice che la manutenzione delle strade di accesso ai siti (subiranno il deterioramento per il notevole transito dei mezzi pesanti che si protrarrà per molto tempo – la Convenzione ha durata biennale e, come abbiamo visto, può essere prorogata senza inconvenienti) è a carico del Comune, così come la predisposizione di corsie preferenziali, sensi unici, divieti di sosta e relativa segnaletica.

L’inquinamento, il disagio e la pericolosità per il traffico che saranno prodotti in tutto questo tempo dai mezzi pesanti sulla viabilità interessata (via Ciliegiole, via N. Sauro, via Pertini, Via Lucchese, Raccordo) non sono nemmeno menzionati nella Deliberazione e sono a totale carico dei residenti e degli utilizzatori di queste strade.

Si intende nella Convenzione, anche se non espresso chiaramente, che una parte del materiale dovrà essere utilizzato per la realizzazione delle barriere antirumore necessarie per il nuovo ospedale, mentre nella Deliberazione non si fa menzione a questa soluzione. Le barriere antirumore ricompaiono nel parere dell’URTAT sopra citato, dove si dice che non è possibile esprimersi in merito non “disponendo di indicazioni progettuali circa la loro estensione e il loro inserimento paesaggistico”. Forse l’amministrazione ha difficoltà a mettere nero su bianco il fatto che il nuovo ospedale, causa l’inadeguatezza acustica dell’area, dovrà essere circondato da barriere molto alte, che lo soffocheranno in un area chiusa e depressa.

In fine non ci possiamo astenere dal ricordare ancora una volta che, contrariamente a quanto pare percepire l’amministrazione, tutta l’area del campo di volo è stata vincolata con D.M. 7 settembre 2005, in Gazzetta Ufficiale n. 224 del 26-9-2005: apposizione del vincolo ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio, recante la dichiarazione di notevole interesse pubblico della zona a sud della città di Pistoia. “La zona ancora salvaguardata da insediamenti […], risulta di grande valore paesaggistico” e “[…] appare indispensabile sottoporre a vincolo […] l'area sopra descritta, al fine di garantirne la conservazione e di preservarla da interventi che potrebbero comprometterne irreparabilmente le pregevoli caratteristiche paesaggistico-ambientali”. Fra le motivazioni della estensione del vincolo, oltre quelle tradizionali di ordine visuale, è stato espresso, in coerenza con la Convenzione europea e con lo stesso Codice italiano, l’obiettivo di qualità paesaggistica di ordine strutturale di “mantenere le caratteristiche di area verde di notevole pregio possedute dalla zona e di fascia di rispetto tra la città e l'antistante paesaggio”.

Risulta difficile comprendere come lo stoccaggio di terre da scavo in grandi cumuli alti 4 m possa essere compatibile con questo vincolo.

Non si dice se i cumuli verranno coperti con teli impermeabili, come dovrebbe essere per non subire il dilavamento, o lasciati alla colonizzazione delle erbacce. Uno di questi, il più grosso con oltre 85.000 mc, sarà a ridosso del casello autostradale, emblematicamente sopra a ciò che resta del vivaio del Centro Sperimentale per il Vivaismo, e darà il benvenuto per molto tempo a turisti e visitatori prima con le ruspe e poi con la sua bella mole. In effetti potrebbe essere il biglietto da visita più sincero di ciò che si appresta a diventare Pistoia, soprattutto se vi sarà un grosso cartello con scritto sopra la pura e semplice verità "Qui opera Giusti per l'edilizia con il bene placito della giunta del Comune di Pistoia".

Considerazioni sulle terre da scavo

Per quanto indicato nella Deliberazione i materiali asportati saranno allocati nell’ex Campo di Volo secondo le seguenti volumetrie e caratteristiche:

 

tipologia

allocazione provvisoria

allocazione definitiva

volumetria

a)

terre inquinate classificate come rifiuti pericolosi

nessuna

impianto di trattamento autorizzato

non definita

b)

terre idonee per il rinforzo delle arginature

area demaniale tra T. Ombrone e F. Brusigliano

rinfianco arginature T. Ombrone

75.0000 mc

c)

terre idonee per la realizzazione di rilevati

tra via Ciliegiole e casello autostradale

non definita

80.000 – 85.000 mc

d)

non definita (Terre idonee per altre opere)

tra via Ciliegiole e casello autostradale

non definita

non definita

Per i terreni d) non viene indicata né la tipologia (la definizione “terre idonee per altre opere” è palesemente suscettibile di qualsiasi interpretazione) né la volumetria, lasciando sostanzialmente all’Impresa la piena libertà di dare contenuto a questa indeterminatezza.

È evidente che per i terreni c) e d) non vi è alcuna garanzia in merito al loro effettivo impiego, non essendo definita l’allocazione definitiva. Ciò risulta in palese contrasto con la normativa vigente (L. 21/12/01 n. 443 così come modificata dalla L. 31 ottobre 2003, n. 306 e DL 24/12/2003, n° 355 convertito in L. n° 47 del 27/02/04) che consente di escludere dal regime giuridico dei rifiuti le terre e rocce da scavo purché siano rispettate contemporaneamente le due condizioni sintetizzate di seguito:

- presenza di inquinanti nei limiti di legge, verificata sulla composizione media dell’intera Massa (i limiti sono quelli del DM 471/99, all. 1, tab.1, colonna B, salvo limiti più restrittivi per destinazioni urbanistiche diverse dall’uso previsto dalla tab. 1, colonna B, del DM 471/99 - uso commerciale e industriale), il cui rispetto deve essere verificato, in accordo alle previsioni progettuali, anche sui siti di destinazione dei materiali; altresì il ‘Disciplinare per lo stoccaggio delle terre’ (allegato 3) non prevede alcuna verifica, così come non sono noti i risultati del Piano della Caratterizzazione le cui procedure sono state approvate con Deliberazione n. 118 del 23/06/06: non sono state reperite indicazioni riguardanti alcuna valutazione preliminare sullo stato della matrice.

-  effettivo utilizzo che deve avvenire, senza trasformazioni preliminari, e secondo le modalità previste nel progetto VIA o, se non sottoposto a VIA, secondo le modalità di progetto approvate dall’Autorità Amministrativa previo parere ARPA. Per effettivo utilizzo si intende la ricollocazione di tali materiali in altro sito, ove ne sia progettualmente previsto l’utilizzo, autorizzata dall’autorità amministrativa competente.

Nella fattispecie la destinazione delle terre delle categorie c) e d) non è nemmeno prevista e non vi è alcun progetto che stabilisca l’uso di questi materiali, quindi non è possibile stabilirne né il sito di destinazione finale né è possibile che gli organi competenti si esprimano sulle inesistenti soluzioni progettuali inerenti il loro utilizzo. Dall’applicazione della legge 443/01 e s.m.i. sono esclusi i materiali che non siano destinati ad effettivo utilizzo; in ogni caso le terre e rocce da scavo che potrebbero essere riutilizzate ma che al momento della loro formazione non hanno certezza di effettivo utilizzo per motivi vari (indisponibilità di siti che necessitano di tali terre e rocce, materiale non del tutto idoneo dal punto di vista prestazionale per quelle opere ma teoricamente possibile per altre, vincoli particolari, etc..) sono da considerarsi rifiuto e, come tali, dovranno essere gestiti conformemente alla disciplina prevista dal D.Lgs. 22/97. Analogamente anche le opere a supporto (depositi, impianti, etc), saranno regolamentati dal D.Lgs. 22/97.

Per quanto riguarda le terre della categoria b) si osserva che il parere URTAT (prot. AOOGRT/137455/124.046 del 21/05/07) ne ridimensiona notevolmente sia la disponibilità sia la necessità: in merito al primo aspetto nell’area ex Breda vengono individuati terreni con le caratteristiche necessarie per la realizzazione di ringrossi arginali solo nell’orizzonte stratigrafico compreso tra 0,7 e 2,0 m dal piano campagna; per il secondo aspetto si stabilisce un fabbisogno complessivo di 40.000 mc, quindi assai meno dei 75.000 che la Deliberazione n. 111 destìna a questa funzione. La Deliberazione dribla maldestramente queste incongruenze facendo riferimento al parere dell’URTAT esclusivamente a riguardo delle valutazioni sulla “qualità granulometrica” del materiale.

Una ultima considerazione: la volumetria totale mobilizzata (160.000 mc) è molto ingente e dovrebbe essere considerata nel P.A.E.R.P., cioè l’atto di programmazione settoriale con cui la Provincia stabilisce gli indirizzi e gli obiettivi di riferimento per l’attività di pianificazione in materia di cave e torbiere, nonché di recupero e riciclaggio dei materiali assimilabili di cui al comma 2 dell’art. 2 della L.R. 78/1998. Il P.A.E.R.P. costituisce integrazione del PTC e riguarda tutti i materiali di cava e assimilabili esistenti nel territorio.

Mauro Chessa

 

 

 

 

Il Tirreno 24 aprile 2007

«Una giungla di sensi unici»
Modifiche alla viabilità: più mugugni che applausi
I RESIDENTI «Strade strette per tir e autobus»
 PISTOIA. «Da quando hanno messo via Mazzini a senso unico e hanno rivoluzionato la viabilità nella zona di via Desideri, via Ciampi, tutti passano da qui - dice Enrico Baldi, residente in via S.Biagio - Tutto il traffico che viene da Porta al Borgo è stato spostato verso via S.Biagio. La zona ovest è diventata una giungla di sensi di marcia: chi vieni da fuori e non ha una mappa di Pistoia non va da nessuna parte. L'altro giorno dovevo spiegare a un'automobilista come andare all'ospedale. Impossibile». Secondo Baldi, gli ingorghi in questa zona sono continui. E non derivano dal passaggio a livello, visto che di treni ne passano davvero pochi, ma proprio dall'aumentato traffico. «La rotonda all'incrocio con viale Adua potrebbe risolvere qualcosa, ma di spazio per farne una come si deve ce n'è poco.
Questo tratto è troppo stretto per un doppio senso di marcia, il marciapiede c'è solo da un lato, non ci sono scoli e quando piove l'acqua non scorre.
Oltre al rischio per i pedoni, sono continui gli ingorghi causati da bus, camion e ambulanze che non passano. Due volte gli autobus mi hanno portato via pezzi di muro del giardino. Il cartello che avvisa del passaggio a livello è stato tranciato di netto».
 Cambiando zona, Silvano Lenzi, elettrauto alla Croce di Gora, lamenta la mancanza di parcheggi. «Ci sarebbe lo spazio a verde sotto il ponte Europa.
Il Comune dopo averlo acquistato voleva farci un parco-giochi per bambini.
Saltato quel progetto, si era raccolto le firme per realizzare un parcheggio, ma è ancora lì inutilizzato: c'è solo l'antenna della telefonia». All'incrocio fra viale Adua e via di Gora e Barbatole, l'ottico Paolo Tesi segnala «un traffico aumentato soprattutto dalla parte di via Gora e Barbatole. Il problema sono i tir diretti alle varie ditte e la strada è troppo stretta per un traffico pesante. A volte per girare al semaforo portano via pezzi di muro. Se non aprono una strada alternativa si risolve poco». Il parrucchiere Roberto parla di «traffico aumentato su tutto il viale Adua. La rotonda è una buona cosa, ma subito dopo s'intoppa sul semaforo che la blocca. Quando avranno costruito i palazzi nuovi davanti a Conad sul viale Adua ci sarà ancora più caos».
 Cambiando completamente zona, secondo Manuela Andreini, del negozio di abbigliamento "La Rana Verde" al Bastione Tyron, il traffico all'incrocio fra via Valdibrana e viale Matteotti «scorre abbastanza a parte nelle ore di punta, ma l'ingorgo è fisso in piazza Mazzini».

 

 

 

ministero

Abbiamo già segnalato e documentato, parlando del nuovo ospedale al campo di volo (con particolare riferimento al vincolo paesaggistico, a quello di rispetto dei pozzi, all’assenza del parere sanitario) e delle porte al centro storico (persino la commissione edilizia ha sentito il bisogno di segnalare le inadempienze), quanto vergognosa sia la differenza tra il peso dei vincoli quando gli enti pubblici devono applicarli a se stessi e quando li applicano ai privati. Ora porto un caso forse ancor più eclatante.

Secondo una lettera del novembre scorso inviata al Comune e alla Soprintendenza dal Ministero per i Beni e Le Attività Culturali (pubblicata sul sito - vedi l'originale - della quale sono venuto in possesso in questi giorni) per la zona si S. Alessio (dove è aperto il cantiere per il nuovo tratto della ‘circonvallazione’) e nell’area lungo il T. Ombrone, dove è prevista la realizzazione delle casse d’espansione, il Ministero sta procedendo al perfezionamento delle proposte di vincolo per la dichiarazione di ‘notevole interesse pubblico’ e, si legge testualmente che i “decreti di vincolo verranno emanati a breve e ne verrà chiesta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale”.

Ancora più palese l’indifferenza degli enti nel caso dell’area Pallavici (zona del nuovo centro commerciale), dove la stessa lettera che ho citato dice che “in caso del perdurare dell’inerzia regionale, ad attivare le procedure sostitutive, da parte di questo Ministero”. Il Ministero quindi denuncia esplicitamente la passività della Regione nell’applicazione di un vincolo del quale il Ministero stesso ha valutato la necessità.

È chiaro che questi provvedimenti giungeranno, almeno in due casi, dopo che i buoi sono scappati dalla stalla e ciò che si intendeva tutelare a beneficio dell’interesse pubblico è stato irreparabilmente compromesso. Ma ciò che stupisce maggiormente è che gli enti che avrebbero dovuto tener conto dell’avanzato iter di approvazione dei vincoli, e che di questo erano certamente a conoscenza, se ne sono beatamente fregati.

Allora torna la domanda che ho avanzato per l’ospedale, una domanda per la quale è dovuta una risposta sul piano etico a tutti i cittadini onesti e rispettosi delle leggi: con quale autorevolezza gli Enti pubblici potranno sanzionare i privati che non tengono conto dei vincoli quando sono loro i primi a eluderli ?

Mauro Chessa – Officina Politica Pistoiese

 

 

 

golf

Due notizie sono apparse i giorni scorsi sulla stampa locale riguardo alla nostra città. La prima è la proposta dell’Assessore Provinciale al Turismo Risaliti di far posto nel verde pedecollinare ad un impianto di golf gestito dall’ente pubblico e arredato dai vivaisti; la seconda è la patente di ‘Giardino d’Europa’ che Pistoia potrà presto vantare sulla segnaletica turistica autostradale.
Mi pare che i cittadini pistoiesi  possano fare su entrambe alcune considerazioni.
Dei difetti atavici di Pistoia e dei suoi abitanti si è detto da sempre,  spesso giustamente altre volte meno. Tuttavia ritengo  sbagliato ignorare  il profilo storico, artistico e culturale di grande pregio che la nostra città ha in dote da secoli e  anche il suo carattere descritto da Marino, dalla Manzini, da Bigongiari. Pistoia, vivvaddio, non è Prato e nemmeno Montecatini.
Mi si permetta il dire: ‘…ma il golf, che c’azzecca?”
Si può valorizzare e interpretare la città senza farne un reperto museale, incentivando anche lo sviluppo di attività economiche appropriate senza tuttavia introdurre dei ‘falsi’ e con la sensibilità ed il rispetto che merita?
E poi, perché rischiare di fare concorrenza agli impianti già ottimamente presenti nel comprensorio ludico-termale valdinievolino? Non so quanto interessi che il golf sia diventato uno sport popolare come  ci viene assicurato, né mi emoziona particolarmente c il Sindaco di Roma Veltroni  in veste di ‘testimonial’ ( abbiamo avuto una sinistra al caviale, già ci teniamo una sinistra termale, ben venga anche quella del golf: è l’evoluzione della specie) ma forse ci si potrebbe chiedere se requisire verde pregiato per realizzarvi un impianto di golf sia davvero per l’ente pubblico l’investimento ideale, tenendo conto della lista infinita delle priorità e delle alternative.
E qui passiamo alla seconda notizia: PISTOIA GIARDINO D’EUROPA!
Mi si perdoni la franchezza….ma  quale giardino?
Chi, arrivando nella nostra città, passeggiando e visitando le sue strade, riuscirà ad avere la sensazione di trovarsi nel giardino d’Europa? Chi riuscirà a non accorgersi dello stato semplicemente vergognoso in cui langue il verde urbano?
Allora, proviamo ad esaurire i voli pindarici e  fare un bagno di verità .
A Pistoia esiste un problema di emergenza e di decenza a carico del poco verde esistente,  giardini e parchi pubblici, aiuole, lembi di terra avanzi dell’urbanizzazione  completamente abbandonati nel degrado da una manutenzione inesistente, più che al giardino d’Europa fanno pensare ad un campo… di rape! Con buona pace dell’apparato produttivo vivaistico vanto della città!
E poi, mancano le idee. Il giardino d’Europa non potrebbe  ad esempio ospitare degnamente un Orto Botanico, una Mostra permanente, un evento fieristico specializzato, uno ‘show-room’ a cielo aperto delle migliori produzioni pistoiesi? (Esistono ancora …?) Quante cose per la collettività si potrebbero fare e non si fanno, forse perché danno fastidio a qualcuno?
Ma, perlomeno, possiamo raccomandare ai vivaisti e agli amministratori pistoiesi  se non ritengono utile all’immagine, al marketing e alla buona vivibilità di Pistoia  arredare la ‘città di tutti’ prima del Golf club di qualcuno?

Dario Soldi

Pistoia, 30.11.2006

 

 

 

 

 

ptovest

Prima si “sperimenta” (per mesi, forse pensando che invecchiando faccia come il vino) una soluzione che ha i difetti che hanno suscitato la vistosa protesta dei residenti e, per questo motivo, si decide di cambiare tutto. Risultato: gli scontenti sono raddoppiati e nemmeno quelli di prima sono soddisfatti.

Per disegnare questa rivoluzione quale metodo si applica: quello della “partecipazione alla pistoiese”, cioè non si dice nulla a nessuno, non si parla con i diretti interessati e si passa ai fatti da un giorno all’altro. Soprattutto si evita con cura di discutere gli obbiettivi e le metodologie per conseguirli. Nella fattispecie sarebbe interessante sapere, dato che la dichiarazione di voler allontanare il traffico dal centro è veramente eccessivamente generica, qual’è il progetto che l’Amministrazione ha per questa città che sta modificando a colpi di variante.

Il traffico infatti non è un fenomeno naturale ma è la conseguenza del fatto che le persone si spostano per raggiungere luoghi dove si esercitano certe funzioni: residenziale, commerciale, direzionale, scolastica ecc e delle soluzioni alternative all'auto. Pare evidente, anche dalla lettura del Piano per il Centro storico (dove è pericolosamente assente una analisi delle funzioni esistenti e di quelle previste, trattando il tutto come un'enorme coreografia più che come una città viva), che l’Amministrazione non si pone affatto il problema di delineare un progetto di città. Non si pone il problema di stabilire dove certe funzioni devono essere favorite e dove limitate in ragione delle caratteristiche urbane e delle esigenze dei cittadini, nella logica di un disegno complessivo.

Il traffico quindi viene affrontato come una sciagura naturale da arginare e non come un fenomeno da studiare e gestire; illuminante in questo senso la dichiarazione dell’assessore Fedi: “la polizia municipale monitorerà tutte le vie interessate dai nuovi provvedimenti sul traffico di Pistoia Ovest per capire verso quali direzioni si concentri maggiormente il traffico.” (La Nazione - 9.11.06). Incredibile: si fa tutta la segnaletica orizzontale e verticale, si ridisegna un intero quartiere e poi saranno i vigili a dirci quali saranno le conseguenze !

Il risultato di questo approccio alla ‘speriamo di averci indovinato’ è sotto gli occhi di tutti: le funzioni che divengono incompatibili con la soluzione imposta (per esempio il commercio nelle aree dove non ci si può fermare) vanno in crisi, invece le funzioni che non possono piegarsi alla genialità di chi disegna i sensi unici, come le residenze e le scuole, mandano in crisi il traffico, perché comunque le persone devono raggiungerle, anche facendo otto curve in più e sorpassando 5 dossi nati come i funghi. Con l’ovvia conseguenza di aumentare i tempi di percorrenza, il disagio e l’inquinamento.

Ma i residenti e i commercianti colpiti hanno una grande fortuna: le elezioni si avvicinano e questi esperti del traffico sono più affezionati al seggiolone che alle loro trovate, quindi avanti con i cartelli e la raccolta delle firme, in poco tempo dal cilindro uscirà un’altra mirabolante soluzione e, confidando sulla legge delle probabilità più che sulla competenza, potrebbe essere migliore.

Mauro Chessa

 

 

 

 

 

 

 

fagiolo

Oggi (2 ottobre) il consigliere Taffini presenta l'interpellanza riportata di seguito (tratta dal sito www.taffini.it). L'azione del Taffini nasce dalla sollecitazione del Comitato del Fagiolo che ha segnalato al sindaco da almeno 2 mesi, con la lettera che alleghiamo, una grave irregolarità nella concessione edilizia per Le Mole (recupero ex Molino Bini), che pregiudica la situazione viaria della zona. Il sindaco, come da triste e consolidata tradizione di questa amministrazione, non ha concesso alcun riscontro al Comitato, che quindi si è rivolto a Taffini affinché porti la situazione a conoscenza del Consiglio.

Giorgio Taffini
Via Dalmazia, 394
51100 Pistoia

Al  Presidente del Consiglio Comunale

Al Sindaco

Pistoia 2 ottobre 2006

Oggetto: Interpellanza per conoscere la situazione della viabilità nella zona sud della città, ed in particolare dell’incrocio tra la Via Fiorentina e Via F. Berni –Via Guicciardini e i benefici attesi derivanti dalla realizzazione del raccordo a sud tra Via Bonellina e la rotonda diVia Pratese.

Con la presente interpellanza, sollecitato da alcuni cittadini residenti nella zona, sono a chiedere notizie circa la situazione del traffico nella zona in oggetto e i provvedimenti a breve che l’amministrazione ha in progetto per risolvere i gravi e numerosi problemi della zona (peraltro non ritenuti tali dai cittadini)

In particolare desidero conoscere se gli uffici hanno valutato i benefici attesi derivanti dalla realizzazione della bretella che collegherà la Via Fiorentinacon la rotonda di Via Pratese, recentemente approvata in via definitiva dal Consiglio Comunale, che in via intuitiva dovrebbe allentare la morsa del traffico pesante proveniente da sud e diretto verso la zona industriale di Pistoia;

Questa minore pressione del traffico sul nodo del Fagiolo potrebbe consentire di effettuare interventi più “leggeri” in questa fase, meno traumatici per le attività esistenti nella zona e in definitiva meno onerosi per l’amministrazione.

Si deve sottolineare che i residenti vogliono mantenere e migliorare la condizione di “quartiere” della zona, accrescendo i servizi attuali, temono a ragione che una barriera di qualsiasi genere comprometterebbe la vita quotidiana dei suoi abitanti e impedirebbe quella integrazione della periferia con il centro storico da tutti auspicata. Questa particolare condizione di quartiere, anche per effetto delle scelte compiute sul piano urbanistico, sarà potenziata, si pensi solo alla realizzazione di nuovi appartamenti nell’ex molino Bini e al piano di recupero già deliberato dell’area ex distilleria Banci.

Le scelte urbanistiche sono tutte indirizzate a potenziare la vocazione di  quartiere della zona e tuttavia questa, potrebbe essere compromessa da scelte contingenti dettate dall’emergenza e se devo dire, non proprio lungimiranti, ovvero la necessità di garantire una maggiore fluidità del traffico in senso est-ovest, contestata dai cittadini per i motivi sopra citati

Da incontri e anche da una ricca documentazione che i comitati di Pistoia Sud mi hanno consegnato, il punto di equilibrio tra le diverse esigenze non è così lontano come viene percepito o reso noto attraverso la stampa cittadina.

I cittadini considerano un'emergenza la possibilità di   utilizzare senza pericolo la Via Guicciardini, con la realizzazione di marciapiedi rialzati e di dimensioni tali da consentire anche di portare la bicicletta a mano, la realizzazione di due passaggi pedonali in corrispondenza di Via Bassa della vergine e una all’altezza della Caserma dei Vigili del Fuoco, realizzate con strisce bianche rese più visibili su un fondo rosso; una segnaletica stradale,  tra la rotonda della Vergine e l’incrocio del Fagiolo, tesa a impedire una eccessiva velocità.

Nella fase intermedia mantenere l’impianto semaforico, magari con una maggiore calibrazione dei tempi di apertura, e a regime prevedere per l’incrocio del Fagiolo, una rotatoria di dimensioni ridotte rispetto a quelle ipotizzate dall’Ufficio Tecnico con passaggi pedonali chiaramente ed opportunamente individuati. Tale soluzione d'altronde, era già stata concretamente ipotizzata dall'Amministrazione Comunale nell'anno 2000 ( con lettera ai proprietari espropriandi) ed avallata dal diniego espresso al progetto di una viabilità interna al Piano di Recupero dell'ex-Molino Bini, con sbocco diretto sulla via Fiorentina, in quanto nettamente contrastante con la prevista rotonda all'incrocio del Fagiolo.

Perchè, chiedono i cittadini, improvvisamente e per certi aspetti a dir loro illecitamente, dati i documenti facenti parte della ricca documentazione allegata, è stata autorizzata la suddetta viabilità?

In conclusione vorrei conoscere le dinamiche e i provvedimenti ipotizzati o già deliberati, le motivazioni che li sostengono e in che misura è possibile accogliere le richieste avanzate dai comitati, che a prima vista  appaiono ragionevoli, con costi sicuramente più contenuti rispetto ad altre soluzioni attualmente in discussione e, cosa non trascurabile, potrebbero essere realizzati con il consenso della gente.

Con l’occasione, si porgono

Distinti saluti.

Il Consigliere Comunale

Giorgio Taffini

 

 

 

 

 

 

teso

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che Carlo Vivarelli ha diffuso ai media

Associazione Foresta del Teso

Appennino Pistoiese

Via Mulin Vecchio 95/c- 51026 Maresca (Pt) - Tel. 339/8099970

Registr. 30/3/2004 - C.F. 90035710475

Iscritta nella Sezione Provinciale del Registro Regionale delle Organizzazioni del Volontariato n° 185

Maresca, 23 Settembre 2006

L'Amministrazione Comunale di San Marcello non ha chiaramente ed inequivocabilmente immesso nel Piano Strutturale il Parco Provinciale della Foresta del Teso. E' un evidente atto di suicidio politico che consegna il Comune di San Marcello P.se alla bara di una politica morta e sepolta vecchia di almeno tre secoli. L'evidente incapacità progettuale dei "politici" del Comune di San Marcello P.se, opposizione compresa, è evidente e non è più possibile correggere la rotta. Lo schiaffo fatto con questo gesto alla società civile e a chi lavora veramente nel nostro territorio dall'amministrazione comunale è evidente, e non necessita di alcun commento. Nostra speranza è che tutti questi signori e signore consiglieri comunali compresi se ne vadano al più presto: non mancheranno a nessuno, se non alle truppe della sagra del tordo e a chi infesta la Foresta del Teso, purtroppo impunemente sotto gli occhi di tutti, di lacci e tagliole. La popolazione dovrebbe chiedersi quanto ancora lasciare al governo di comune e comunità montana persone che hanno vissuto attaccati al cordone ombelicale della SMI e che adesso, in evidente delirio, pretendono "un futuro industriale per la montagna pistoiese". La popolazione della Montagna dovrebbe aprire gli occhi e accettare che la popolazione di San Marcello P.se cala in picchiata inesorabilmente dal 1936, 10.000 persone, a oggi che non ne facciamo più di 5.000. I fenomeni locali che aspettano una Nuova SMI, che non arriverà mai, e che piangono alla vista dei documentari degli anni del fascismo dell'Istituto Luce che illustrano la fondazione della città fascista ideale, che speriamo di non vedere mai realizzata, dicano a chi lavora nell'artigianato, nel turismo e nel commercio come mai la popolazione del nostro territorio diminuisce proprio dal momento di massimo fulgore dell'azienda che per un secolo ha prodotto  proiettili venduti in tutto il mondo. Che cosa faremo, signor Sindaco Seghi, nel prossimo secolo, camperemo con la cassa integrazione dell'Europa Metalli, visitando le fatiscenti gallerie dei rifugi antiaerei della SMI (mi perdoneranno il consigliere Ulivagnoli e i campotizzorini), oppure lavorando nell'unica vera industria che esiste in montagna, con tutto il rispetto per le attività artigianali e commerciali alle quali auguriamo lunghissima vita, e cioè quella del turismo? Oppure da mangiare ce lo darà chi ha dichiarato alla stampa che il Parco della Foresta del Teso e lo sviluppo turistico sono una utopia? La Strada dei Sapori, il Marchio d'Area e altre lodevoli iniziative non avranno nessun effetto in un territorio dove la stragrande maggioranza delle persone se ne frega, questa è la verità, del futuro delle giovani generazioni, perché schizofrenica e dunque refrattaria al rapporto con gli altri, turisti soprattutto compresi, e perché attaccata con nostalgica violenza all'altro vero seno che nutre la montagna pistoiese: l'INPS. La politica, e sprechiamo il termine, dovrebbe guardare oltre ed avere il coraggio di imporre una nuova visione ed una nuova via. Il Parco della Foresta del Teso, inteso come promozione di tutti i punti di interesse presenti nel territorio, turistici, commerciali e artigianali, voi politici non lo volete. Ma all'inaugurazione dell'Oasi del WWF che viene fatta proprio nel territorio da Voi "amministrato", lì ci andate tutti: non avete il coraggio della coerenza di dire che non vi importa niente delle aree naturali, dei parchi e delle attrattive del territorio: lì il Padrone ha detto che si fa in quel modo. E come siete abituati a fare, al padrone si dice di si, e zitti. Per fortuna e per vostra disdetta, quel padrone li è intelligentissimo. Aprite gli occhi ed abbiate il coraggio di dire chiaro e tondo alla popolazione che adesso i pochi soldi che ci sono come finanziamenti dall'Europa e dalla Regione arriveranno per la natura e le attrezzature turistiche: si rifà la Casetta dei Pulledrari, si rifà l'ex ARCI davanti alla Casetta, si costruisce la recinzione del Vivaio di Maresca, si costruisce la Terrazza sulla Toscana al Rifugio del Montanaro, si costruisce la piscina di Maresca al coperto. Il tutto mentre nell'area ex SEDI nuove industrie non si insediano. Quando arriverà la telefonata da Firenze che ordinerà che lo slogan di Partito è "Natura e Turismo", vi metterete lo spolverino verde e inizierete forse a capire del crimine che è stato perpetrato tutto lungo un secolo contro la Montagna Pistoiese, che ha una sola vera, continuativa, feconda ricchezza e che ha una sola fabbrica: la natura. Attorno a quella l'uomo costruisce, si industria creando artigianato, manufatti, intraprese. Attorno a lei la montagna commercia, si muove, vive. Non è una visione bucolica, il fatto è che non abbiamo molto altro. La miseria nera è in chi non vede questa realtà evidente e cancella dal territorio la possibilità di creare l'unica attrattiva economicamente realistica dei prossimi cento anni. Accusiamo l'Amministrazione Comunale di non voler immettere nel Piano Strutturale del Comune di San Marcello P.se il Parco Provinciale della Foresta del Teso e chiediamo a gran voce che sia la prossima amministrazione a decidere sul Piano Strutturale, non questa, che regge l'anima coi denti. Ci preme specificare con forza che l'attività venatoria, nel nostro discorso, non c'entra nulla: la caccia, il turismo, l'artigianato e l'industria non si sono mai pestati i piedi, e mai lo faranno. Infatti, all'inaugurazione dell'Oasi del WWF di Limestre e Prunetta che il Padrone (un grande, commosso grazie) ha messo su in poche settimane, c'erano anche diversi cacciatori. Voi politici, in 60 anni dalla fondazione della Repubblica Italiana, non siete nemmeno stati capaci di fare il Parco del Teso in un'area demaniale. Vergogna.

Carlo Vivarelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

masotti

Masotti: una situazione pericolosa.

Lavoro da anni a Masotti e quindi tutti i giorni percorro la Provinciale Lucchese partendo da Pistoia. Credo che i dati possano già parlare da soli : una signora è morta qualche mese fa investita nelle vicinanze del negozio di alimentari; all'inizio dell'estate ci fu un altro incidente tra un autobus di linea ed un'auto; martedì scorso abbiamo assistito al grave incidente tra un centauro e due auto e poi altre macchine si sono scontrate all'uscita della nuova variante di Spazzavento.

A tutto questo sono da aggiungere un traffico veicolare sempre più sostenuto ed una velocità delle auto aumentata 'grazie' alla nuova variante, specie nel suo punto più pericoloso ossia alla fine ,quando si interseca con la Via Lucchese (davanti alla tenuta di Groppoli).

Al di là del fatto che alcuni dissuasori sono stati finalmente installati , tutto ciò sembra non bastare. Molti automobilisti (me ne rendo conto percorrendo 4 volte al giorno il tratto Pistoia - Masotti) quando sono sulla nuova variante, si credono emuli di Shumacher ed operano sorpassi a dir poco azzardati : proprio ieri ho incrociato una macchina che, nel giro di un centinaio di metri, partendo più o meno all'altezza del tempio dei Testimoni di Geova (quindi verso la fine della variante) ha superato 5 auto (la mia compresa) finanche al ponte che delimita l'ultimo tratto della strada. E' chiaro che, una volta acquisita velocità viene 'la voglia' di mantenerla fino all'inizio di Masotti.

Non si contano poi i rallentamenti, i camion e ,se mi posso permettere, un servizio pubblico non proprio adeguato al numero di persone che negli ultimi anni sono venute a lavorare a Masotti in concomitanza con l'apertura di nuove aziende. Credo infatti che sia proprio la scarsa affluenza dei mezzi pubblici a facilitare l'uso dell'auto (un passaggio ogni mezz'ora). Tentare di passeggiare lungo i marciapiedi di Masotti partendo, tanto per dirne una, dal ponte sulla Stella all'altezza di Riga Gomme per arrivare al distributore di benzina è quasi un esercizio di masochismo (rumore assordante, auto che 'ti fanno il pelo') oltrechè pericoloso. Insomma, qualcosa deve cambiare , a cominciare da più serrati controlli da parte degli organi preposti ed all'installazione di autovelox nei punti più pericolosi.

Marco Beneforti

 

 

 

 

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Gli architetti critici con le scelte urbanistiche sul centro storico
Perplessità sono espresse sulle varianti fatte di recente dal Comune
(La Nazione – sabato 8 aprile 06)

PISTOIA — II consiglio dell' ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Pistoia ha presentato al Comune le osservazioni tecniche relative alla variante al Prg relativa all'area del Ceppo.«Con tale atto, gli architetti pistoiesi intendono riaprire il confronto con l'amministrazione comunale sul futuro della città, A questo proposito, viene sollevato, il problema della vigente strumentazione urbanistica del Comune, divenuta da tempo terreno fertile per il proliferare di varianti, funzionali alla trattazione disgiunta di problematiche insediative rilevanti, senza che vengano analizzati e progettati i rapporti tra le diverse parti della città». «A tutt'oggi, infatti, non esistono sia il regolamento urbanistico che il piano particolareggiato per il centro storico non ancora adottato dal consiglio comunale». «Si esprimono le perplessità riguardanti le tre operazioni di variante attestate sul versante interno del lato nord delle mura, già adottate o di prossima adozione: ex mercato ortofrutticolo di Porta al Borgo; area del Ceppo; complesso conventuale di San Lorenzo; segnalando che trasformazioni urbane di tale rilevanza, dovrebbero essere parte integrante di in un progetto urbanistico di più ampio respiro come il piano particolareggiato per il centro storico, soprattutto in assenza di regolamento urbanistico e quindi anche di piano complesso di intervento».

 

Ceccanti

Da La Nazione del 7 maggio 06

Palazzi di ieri e domani sciupano il paesaggio

II 6 aprile, riguardo ai programmati lavori al viale dei Platani della Villa Puccini, l'assessore ai lavori pubblici del Comune dichiarava a La Nazione che l'intervento sarebbe servito, "a valorizzare un'area di grande prestigio". Pochi giorni prima, sempre alla Villa avevo fatto una passeggiata-sopralluogo durante la quale mi era venuto da riflettere su come si è «valorizzato» quel luogo. Se ci si volge a destra, subito oltre il muro di cinta del Giardino, s'impone, col corredo di panni alle finestre ed ai balconi, un condominio di tipo popolare risalente ai primi anni Sessanta. Poi, un po' a sinistra ecco un edificio che lascia stupefatti per la sua collocazione. Ancora un po' a sinistra, al posto di quella che fu una   parte dell'arancera e del soprastante "Cammin coperto", si staglia, recintato con rete arancione, un desolante spazio vuoto e qualche calcinaccio, resto della demolizione di quel fabbricato. Tutto «ammiriamo» da tre anni: ironia della sorte, praticamente mentre il sindaco si complimentava coi partecipanti al convegno sulle Dimore storiche del Pistoiese, le ruspe erano in azione per conto di un'altra pubblica Amministrazione. Al proposito, il 15 maggio 2003 il sindaco dichiarava: "II primo (piano ndr) è relativo all'accertamento delle responsabilità sull'abuso riscontrato dai vigili edilizi. Ci penserà la magistratura". Ma èdavvero intervenuta? Intanto, si staglia un'enorme gru gialla adiacente al Giardino domestico. Da via Valdibrana, da un buco di un'altra rete di plastica ho goduto di una bella immagine della Villa, quale fino a poco tempo fa era percepibile da chi ci transitava senza bisogno di mettere l'occhio alla rete. Un cartello lì vicino annuncia che sorgerà, ad opera della Spes un complesso di 16 alloggi. Si giustificherà anche questa perdita paesaggistica. Povera villa.

Federico Ceccanti architetto

 

 

casse espansione

Segue una prima serie di problematiche di tipo esclusivamente tecnico in merito alle previste casse d'espansione presso i laghi Primavera, con il collegato intervento al bacino di Gello, che sono state presentate alla Autorità di Bacino del Fiume Arno in una riunione dove partecipavano rappresentanti di Legambiente, Italia Nostra, Lavoro e Ambiente Toscana, Amici della Terra.

La collocazione delle casse di espansione è, dal punto di vista idrologico, criticabile: vengono previste nel tratto immediatamente successivo al corso pedecollinare del fiume, dove la velocità e l’energia delle acque diminuisce e il deposito dei materiali solidi può essere importante. Probabilmente la grande sezione dell’alveo arginato in questo tratto (notevolmente maggiore sia di quello a monte sia di quello a valle) venne realizzata proprio in seguito alla valutazione di questo aspetto da parte di chi realizzò questa importante opera idraulica. La realizzazione in questo tratto delle casse di espansione, e della relativa briglia, potrebbe agire negativamente. In particolare la realizzazione della briglia comporta:

-   la modificazione (innalzamento) del profilo di piena a monte, che potrebbe rivelarsi pericoloso andandosi a sommare all’effetto di rigurgito del Ponte alle Tavole.

-   la modificazione (innalzamento) del talweg (sezione longitudinale dell’alveo del corso d’acqua) che comporta un inevitabile modificazione dell’equilibrio idraulico ed influisce sia sul flusso idrico sia sul trasporto solido; la inevitabile diminuzione della velocità di deflusso causerà un repentino deposito dei materiali trasportati e si potrebbero avere problemi legati ad un eccessivo deposito di sedimenti e le stesse casse di espansione potrebbero esserne interessate. Tale sedimentazione avrebbe certamente l’effetto di diminuire la sezione idraulica del Fiume e potrebbe estendersi a monte fino al Ponte alle Tavole e ridurne la luce.

-    La modificazione del regime idrico immediatamente a valle dove si possono veder accentuati i fenomeni erosivi di sponda.

 Efficacia delle casse d’espansione:

 In primo luogo è bene chiarire che le casse di espansione sui corsi d’acqua maggiori non hanno alcun effetto positivo sul reticolo delle acque basse e medie, cioè sull’insieme dei piccoli corsi d’acqua che si immettono nei fiumi attraverso portelle o che comunque hanno il deflusso regolato dall’altezza dell’acqua nel ricettore.

Il problema delle acque basse è dato, oltre che dalla inefficienza di un sistema idraulico corrotto da una miriade di intereventi urbanistici ed edilizi che ne hanno largamente disabilitato la funzionalità, dal fatto che il deflusso non è libero ma possibile solo quando il loro battente idraulico è superiore a quello nel corso d’acqua ricettore: questa condizione viene meno in occasione delle piene, anche ordinarie, nel ricettore. Per questo motivo i punti di immissione sono regolati da portelle vinciane che evitano l’inversione del flusso, con l’acqua del ricettore che dilagherebbe nel reticolo minore. Quando le portelle si chiudono le acque basse non hanno alcuna possibilità di defluire e cominciano i fenomeni di ristagno ed esondazione, tanto più gravi quanto più lungo è il tempo di chiusura delle portelle.

Le casse di espansione, dette anche casse di laminazione, agiscono modificando l’onda di piena abbassando il colmo (portata massima a valle della cassa) ma allungando l’onda stessa. L’effetto delle casse di espansione è quello di stoccare temporaneamente un certo volume d’acqua, che viene accumulato nella fase crescente della piena e rilasciato nella fase calante, senza variare il volume complessivo di acqua che transita con l’onda di piena. Ne consegue che le piene sono più durature, le portelle restano chiuse più tempo e quindi il reticolo delle acque medie e basse resta in sofferenza più a lungo. Un esempio chiarificatore: gli estesi alluvionamenti che interessarono il quarratino nel 2002 furono causati dalla prolungata chiusura (36 ore) della portella del Fosso Quadrelli, non vi furono esondazioni da parte dei corsi d’acqua maggiori (Stella e Ombrone); in quell’occasione le casse d’espansione in esame non avrebbero comportato alcun beneficio e potenzialmente avrebbero avuto un effetto negativo.

Per quanto riguarda l’effetto sulle acque alte è poi necessario sviluppare alcune considerazioni:

-   i corsi d’acqua sono interessati da numerose criticità che limitano localmente il deflusso; le più ricorrenti sono i ponti dotati di luce insufficiente a garantire il deflusso di piene non ordinarie. L’effetto della cassa di espansione a monte di una tale situazione può servire a porre in sicurezza quella specifica criticità, mentre a valle l’effetto si annulla in quanto è il ponte stesso a regolare il deflusso massimo. Ne consegue che una valutazione in termini del rapporto costi/benefici di una cassa di espansione non può prescindere da una attenta analisi delle criticità lungo tutto lo sviluppo del corso d’acqua: potrebbe risultare più conveniente agire direttamente sulle criticità e/o riconsiderare la collocazione delle casse.

-   Gli eventi alluvionali causati dalle acque alte sono solo in parte cagionati dalla tracimazione degli argini da parte di grandi volumi d’acqua; più spesso sono stati causati da rotte. Ne consegue che la realizzazione delle casse di espansione prima di una capillare ricognizione e manutenzione degli argini potrebbe risultare un intervento con un rapporto costi/benefici assai dubbio.

-    La valutazione dei volumi che devono essere opportunamente stoccati nelle casse di espansione viene sviluppato essenzialmente sulla base delle portate con tempo di ritorno dato (si sa con discreta approssimazione che una data sezione di un fiume ha x possibilità di veder transitare una portata di y mc/sec ogni n anni), non esistono altresì studi approfonditi per definire un’onda di piena di x volume e y durata alla quale fare riferimento statistico. Sarebbe quindi utile sviluppare una valutazione dell’effettiva utilità delle casse di espansione almeno in rapporto agli eventi recenti per i quali gli idrometri hanno registrato l’andamento delle piene (almeno i principali eventi dal ’66 in poi).

L’insieme di queste valutazioni renderebbe probabilmente chiaro che quelle casse di espansione hanno un rapporto costi/benefici assai dubbio e la loro collocazione è giustificata esclusivamente dall’esigenza di porre in una condizione di maggiore sicurezza solo il tratto immediatamente a valle, dove, a ridosso dell’argine dell’Ombrone in una area depressa, è irragionevolmente prevista la realizzazione di un ospedale.

In considerazione della conformazione che andrà ad assumere la cassa di espansione dei Laghi Primavera, con il paramento di valle dell’arginatura alto 6,70 m e con un battente idraulico di 5,70 m, è fortemente opportuno, oltre ad una attenta valutazione dei materiali utilizzati nelle arginature, anche una valutazione delle caratteristiche del sottofondo in quanto l’eventuale permeabilità potrebbe dare luogo a pericolossisimi sifonamenti.

È assai dubbia l’effettiva utilità del materiale che dovrebbe essere cavato per la realizzazione delle casse di espansione al fine di realizzare i paramenti della diga di Gello. In loco sono infatti presenti terreni ghiaiosi, ciottolosi, sabbiosi a ridotta profondità che non hanno le caratteristiche minime necessarie per essere utilizzati a tale scopo. Inoltre sembra che i materiali cavati nel bacino di Gello verranno utilizzati per le arginature delle casse di espansione: se fosse così si tratterebbe con buona probabilità di una azione insensata, sia per la probabile similitudine dei materiali sia per la comune inadeguatezza per la realizzazione di manufatti di ritenzione. A proposito dei materiali sarebbe fortemente opportuno che le analisi dei terreni, in ragione della delicatezza dell-intervento, fossero eseguite ai sensi della dell'art. 59 comma 2 del D.P.R. n. 380 del 06.06.01, secondo il quale il Ministro per le infrastrutture e i trasporti ha la facoltà di rilasciare, ed ha rilasciato con apposito decreto, concessioni ad emettere certificazioni ufficiali relative all'esecuzione di  prove geotecniche sui terreni e sulle rocce per la determinazione delle caratteristiche geotecniche del sottosuolo.

 Non si evince dagli studi del Prof. Pagliara se si è tenuto conto del fatto che la superficie dei Laghi Primavera non è dovuta all’alimentazione da parte di un affluente ma rappresenta l’affioramento della falda. Ne consegue che ogni volume al di sotto di quella quota è indisponibile per l’accumulo dell’acqua fluviale in quanto permanentemente occupato. Inoltre la realizzazione delle briglia comporterà una maggiore alimentazione della falda che quindi si innalzerà.


casse2

Ecco le osservazioni inviate dal coordinamento delle associazioni ambientaliste all'Autorità di Bacino dell'Arno ed alla Regione

Coordinamento Associazioni Ambientalistedella Toscana
Ambiente & Lavoro Toscana - Amici della Terra Toscana - Legambiente Toscana - LIPU - Italia Nostra - WWF Toscana

Osservazioni sul progetto preliminare "Opere strutturali di messa in sicurezza idraulica ed approvvigionamento idropotabile in località Gello(Laghi Primavera)"

Giugno 2006

In merito al Progetto preliminare "Opere strutturali di messa in sicurezza idraulica ed approvvigionamento idropotabile in località Gello (invaso della Giudea) e Laghi Primavera", in cui il soggetto attuatore è il Comune Pistoia che a sua volta ha individuato il Consorzio di Bonifica Ombrone Pistoiese come Ente attuatore delle progettazioni, le suddette associazioni ambientaliste avanzano le seguenti osservazioni:

La collocazione della cassa e la realizzazione della briglia
La collocazione della casse di espansione è a nostro parere, dal punto di vista idrologico, criticabile: vengono previste nel tratto immediatamente successivo al corso pedecollinare del fiume, dove la velocità e l'energia delle acque diminuisce e il deposito dei materiali solidi può essere importante. Probabilmente la grande sezione dell'alveo arginato in questo tratto (notevolmente maggiore sia di quello a monte sia di quello a valle) venne realizzata proprio in seguito alla valutazione di questo aspetto da parte di chi realizzò questa importante opera idraulica. La costruzione in questo tratto delle casse di espansione, e della relativa briglia, potrebbe avere effetti negativi. In particolare la realizzazione della briglia comporta:
- la modificazione (innalzamento) del profilo di piena a monte, che potrebbe rivelarsi pericoloso andandosi a sommare all'effetto di rigurgito del Ponte alle Tavole.
- la modificazione (innalzamento) del talweg (sezione longitudinale dell'alveo del corso d'acqua) che comporta un'inevitabile modificazione dell'equilibrio idraulico ed influisce sia sul flusso idrico sia sul trasporto solido; la inevitabile diminuzione della velocità di deflusso causerà un repentino deposito dei materiali trasportati e si potrebbero avere problemi legati ad un eccessivo deposito di sedimenti e le stesse casse di espansione potrebbero esserne interessate. Tale sedimentazione avrebbe certamente l'effetto di diminuire la sezione idraulica del Fiume e potrebbe estendersi a monte fino al Ponte alle Tavole e ridurne la luce.
- La modificazione del regime idrico immediatamente a valle dove si possono veder accentuati i fenomeni erosivi di sponda.
- La collocazione della cassa nell'area prevista dal progetto preliminare è criticabile anche per gli aspetti di carattere paesaggistico, dato che nella zona tra il Ponte della Calcaiola e il Campo di volo ci sono argini settecenteschi e una buona tendenza del corso d'acqua alla rinaturalizzazione, "particolari" da non sottovalutare e che meriterebbero tutela in un contesto decisamente degradato.

Efficacia delle casse d'espansione applicato al caso in questione:
In primo luogo è bene chiarire che le casse di espansione sui corsi d'acqua maggiori non hanno alcun effetto positivo sul reticolo delle acque basse e medie, cioè sull'insieme dei piccoli corsi d'acqua che si immettono nei fiumi attraverso portelle o che comunque hanno il deflusso regolato dall'altezza dell'acqua nel ricettore.
Il problema delle acque basse è dato, oltre che dalla inefficienza di un sistema idraulico corrotto da una miriade di intereventi urbanistici ed edilizi che ne hanno largamente disabilitato la funzionalità, dal fatto che il deflusso non è libero ma possibile solo quando il loro battente idraulico è superiore a quello nel corso d'acqua ricettore: questa condizione viene meno in occasione delle piene, anche ordinarie, nel ricettore. Per questo motivo i punti di immissione sono regolati da portelle vinciane che evitano l'inversione del flusso, con l'acqua del ricettore che dilagherebbe nel reticolo minore. Quando le portelle si chiudono le acque basse non hanno alcuna possibilità di defluire e cominciano i fenomeni di ristagno ed esondazione, tanto più gravi quanto più lungo è il tempo di chiusura delle portelle.
Le casse di espansione, dette anche casse di laminazione, agiscono modificando l'onda di piena abbassando il colmo (portata massima a valle della cassa) ma allungando l'onda stessa. L'effetto delle casse di espansione è quello di stoccare temporaneamente un certo volume d'acqua, che viene accumulato nella fase crescente della piena e rilasciato nella fase calante, senza variare il volume complessivo di acqua che transita con l'onda di piena. Ne consegue che le piene sono più durature, le portelle restano chiuse più tempo e quindi il reticolo delle acque medie e basse resta in sofferenza più a lungo. Un esempio chiarificatore: gli estesi alluvionamenti che interessarono il quarratino nel 2002 furono causati dalla prolungata chiusura (36 ore) della portella del Fosso Quadrelli, non vi furono esondazioni da parte dei corsi d'acqua maggiori (Stella e Ombrone); in quell'occasione le casse d'espansione in esame non avrebbero comportato alcun beneficio e potenzialmente avrebbero avuto un effetto negativo.
Per quanto riguarda l'effetto sulle acque alte è poi necessario sviluppare alcune considerazioni:
- i corsi d'acqua sono interessati da numerose criticità che limitano localmente il deflusso; le più ricorrenti sono i ponti dotati di luce insufficiente a garantire il deflusso di piene non ordinarie. L'effetto della cassa di espansione a monte di una tale situazione può servire a porre in sicurezza quella specifica criticità, mentre a valle l'effetto si annulla in quanto è il ponte stesso a regolare il deflusso massimo. Ne consegue che una valutazione in termini del rapporto costi/benefici di una cassa di espansione non può prescindere da una attenta analisi delle criticità lungo tutto lo sviluppo del corso d'acqua: potrebbe risultare più conveniente agire direttamente sulle criticità e/o riconsiderare la collocazione delle casse.
- Gli eventi alluvionali causati dalle acque alte sono solo in parte cagionati dalla tracimazione degli argini da parte di grandi volumi d'acqua; più spesso sono stati causati da rotte. Ne consegue che la realizzazione delle casse di espansione prima di una capillare ricognizione e manutenzione degli argini potrebbe risultare un intervento con un rapporto costi/benefici assai dubbio.
- La valutazione dei volumi che devono essere opportunamente stoccati nelle casse di espansione viene sviluppato essenzialmente sulla base delle portate con tempo di ritorno dato (si sa con discreta approssimazione che una data sezione di un fiume ha x possibilità di veder transitare una portata di y mc/sec ogni n anni), non esistono altresì studi approfonditi per definire un'onda di piena di x volume e y durata alla quale fare riferimento statistico. Sarebbe quindi utile sviluppare una valutazione dell'effettiva utilità delle casse di espansione almeno in rapporto agli eventi recenti per i quali gli idrometri hanno registrato l'andamento delle piene (almeno i principali eventi dal '66 in poi).
- In considerazione della conformazione che andrà ad assumere la cassa di espansione dei Laghi Primavera, con il paramento di valle dell'arginatura alto 6,70 m e con un battente idraulico di 5,70 m, è fortemente opportuno, oltre ad una attenta valutazione dei materiali utilizzati nelle arginature, anche una valutazione delle caratteristiche del sottofondo in quanto l'eventuale permeabilità potrebbe dare luogo a pericolosissimi sifonamenti.
- Non si evince dagli studi del Prof. Pagliara se si è tenuto conto del fatto che la superficie dei Laghi Primavera non è dovuta all'alimentazione da parte di un affluente ma rappresenta l'affioramento della falda. Ne consegue che ogni volume al di sotto di quella quota è indisponibile per l'accumulo dell'acqua fluviale in quanto permanentemente occupato. Inoltre la realizzazione delle briglia comporterà una maggiore alimentazione della falda che quindi si innalzerà.

Il doppio uso dei materiali di scavo
È assai dubbia l'effettiva utilità del materiale che dovrebbe essere cavato per la realizzazione delle casse di espansione al fine di realizzare i paramenti della diga di Gello. In loco sono infatti presenti terreni ghiaiosi, ciottolosi, sabbiosi a ridotta profondità che non hanno le caratteristiche minime necessarie per essere utilizzati a tale scopo. Inoltre sembra che i materiali cavati nel bacino di Gello verranno utilizzati per le arginature delle casse di espansione: se fosse così si tratterebbe con buona probabilità di una azione insensata, sia per la probabile similitudine dei materiali sia per la comune inadeguatezza per la realizzazione di manufatti di ritenzione.
Le analisi dei terreni, inoltre, dovrebbero essere eseguite da operatori qualificati. Ai sensi della dell'art. 59 comma 2 del D.P.R. n. 380 del 06.06.01, il Ministro per le infrastrutture e i trasporti ha la facoltà di rilasciare, con apposito decreto, concessioni ad emettere certificazioni ufficiali relative all'esecuzione di prove geotecniche sui terreni e sulle rocce per la determinazione delle caratteristiche geotecniche del sottosuolo.

Uso della futura Area
Pur considerando che il documento da noi osservato è ancora al livello preliminare di progetto e quindi sottoposto ad integrazioni e modifiche anche consistenti, tuttavia non sembra che sia stato tenuto a debito conto quanto riportato nell'Accordo di Programma Integrativo dell'Accordo di Programma Quadro del 18/05/1999 stipulato tra il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, Regione Toscana e Autorità di bacino del Fiume Arno in data 18 febbraio 2005. In particolare, a nostro avviso, non sono ben centrati gli aspetti riportati all'Art. 2 "Finalità e oggetto dell'Accordo" che riguardano la progettazione e la realizzazione delle opere.

 

 

Centro

Devo dire che la riunione del 24 maggio mi ha dato la forza per continuare a cercare di far valere le mie - le nostre - idee nei confronti del Palazzo (o Castello).
In via Cancellieri, nella sede che la Circoscrizione mette a disposizione delle Associazioni (dove la recente ristrutturazione ha reso difficile riunirsi in più di 10 per la riconversione ad altri usi della stanza più ampia), ci siamo trovati in una trentina (molti in piedi appoggiati al muro) della più varia estrazione: associazioni, comitati, consiglieri comunali, membri dei consigli di ordini professionali, tecnici, attivisti di partiti e cittadini. Uno spaccato della società pistoiese che non è frequente veder rappresentato attorno ad un tavolo per discutere e confrontarsi.
Il tema era una prima lettura del Piano per il Centro Storico, o meglio, delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano, dato che altri documenti non sono trapelati dalle chiuse stanze del Palazzo: si pensi che lunedì 29 l’assessore Ginanni ha convocato una riunione per discutere del Piano, invitando i rappresentanti degli Ordini professionali, senza che questi avessero avuto nemmeno le Norme !!!
Quindi una prima considerazione: la partecipazione a Pistoia è ancora una utopia; il Palazzo inscena convocazioni di persone che non hanno avuto la possibilità di documentarsi al solo scopo di poter dichiarare assolta la consultazione, che in realtà non ha potuto essere tale.
A questo siamo tristemente abituati.
La “Fabbrica della Città”, vistosa e costosa iniziativa che stiamo pagando noi cittadini, con tanto di invio di depliant a casa (0,85 Euro ciascuno solo di affrancatura), non è altro che il primo passo della campagna elettorale del sindaco Berti, che abbiamo già cominciato a pagare con l’assunzione di esperti della partecipazione (inesistente) e delle comunicazione (demagogica e propagandistica).
Quella sera, per la presenza di tecnici e politici che hanno invece avuto modo di studiare il Piano, è stato possibile fare un primo bilancio del Piano.
Sono emersi i seguenti elementi che riporto in sintesi:

a) il Piano non prende assolutamente in considerazione le necessità e le problematiche del centro storico, non vi è nemmeno l'ombra di una analisi a riguardo dei servizi e delle funzioni che sono necessari per mantenere vitale e fruibile il centro. Non è un piano urbanistico in senso proprio, semplicemente indica una scenografia: il tipo di pavimentazione delle strade, le prospettive da valorizzare, il patrimonio monumentale da valorizzare ecc. Non coglie mininamente le peculiarit', positive e negative: c'è chi ha fatto notare che il Piano, se fossero stati tolti i nomi delle strade e delle piazze, avrebbe potuto essere buono per qualsiasi città simile a Pistoia.

b) Anche sotto il profilo architettonico è criticabile: è molto presente il concetto del ‘ripristino’ secondo il quale le costruzioni più recenti dovrebbero essere demolite e ricostruite, o comunque camuffate, per farle sembrare simili a quelle che le testimonianze documentali indicavano essere presenti. Si tratta di un approccio urbanistico, improntato al falso storico, da tempo superato e fortemente criticato.

c) Il Piano sembra la copertina patinata, accattivante quanto effimera, che nasconde contenuti assai preoccupanti: il ‘recupero’ del Ceppo (che rischia di essere una operazione fortemente speculativa e lesiva degli interessi della città), l’operazione Piazza S. Lorenzo (dove il convento, immobile di grande pregio storico testimoniale, verrà ridotto in piccoli appartamenti e negozi), la piazza dell'ex mercato ortofrutticolo (dove si vuole realizzare una palazzina a ridosso delle mura) ecc. Se si va oltre la copertina, con il contributo di chi conosce le intenzioni dell'Amministrazione a riguardo dei singoli progetti, si individua una chiara discrepanza tra il rigore che il Piano impone negli interventi sugli immobili di proprietà privata e la notevole libertà concessa agli interventi sul patrimonio pubblico, o nel regime del project financing.

d) Il Piano non assegna tempi, costi e priorità: pare essere sostanzialmente una dichiarazione di intenti che non ha alcun vincolo alla realizzazione di tutte o una parte degli interventi che propone e che, per altro, comporterebbero la chiusura di strade ed altri pesanti interventi che, senza un opportuno inserimento in un progetto di ampio respiro e accuratamente pianificati in merito alle conseguenze ed alle soluzioni alternative, risultano palesemente impraticabili.

e) Il Piano non tiene in minimo conto le relazioni tra il centro storico e la restante parte della città e del territorio, non sono definite in alcun modo le relazioni funzionali e urbanistiche, si tratta il centro come se fosse una entità a se stante, per altro proseguendo sulla nefasta strada dell’assenza di un disegno organico della Città, continuamente stravolta da varianti occasionali (oltre 100: siamo tra i primi 5 comuni in Toscana) e dal mancato rispetto dello strumento urbanistico generale: si pensi solo al nuovo ospedale entro le mura verdi o al Viale Adua, che sta diventando un'area invivibile e sostanzialmente diversa da ciò che il PRG prevedeva.

I presenti si sono trovati concordi, oltre che nelle valutazioni sopra riportate, anche nel darsi un reciproco impegno nel favorire l’attenzione e la partecipazione di tutte le componenti sociali, al fine di introdurre mpmenti di controllo e verifica sull’attività di governo del territorio svolta dall’amministrazione, che sta sollevando un crescente dissenso, fondati dubbi sulla capacità di gestire qualcosa che assomigli alla programmazione urbanistica, e il sospetto che la pressione degli interessi particolari, diversi da quelli espressi dalla collettività, stia divenendo eccessiva e particolarmente deleteria per la città.

AgrimensoreK

 

 

 

 

 

 

Associazione Foresta del Teso
Appennino Pistoiese
Via Mulin Vecchio 95/c
51026 - Maresca (Pt)
Registr. 30/3/2004 - C.F. 90035710475
Iscritta nella Sezione Provinciale del Registro Regionale delle Organizzazioni del Volontariato n° 185

Giugno 2006

Presentazione del Progetto del "Parco Provinciale della Foresta del Teso"

Premessa.

Ci dovremmo chiedere: perché un progetto per un Parco nell'area della Foresta del Teso? Ma la domanda vera é: perché non c'è ancora? La Montagna Pistoiese è ricca di bellezze naturali, e le comunità presenti nel territorio vivono letteralmente immerse in una natura bellissima che tutto circonda. Non facciamo un passo, in queste zone, senza venire in contatto con il fascino dei panorami, con i profumi dei boschi, con il silenzio dei faggeti e dei castagneti, con la bianca meraviglia della neve. Eppure tutta questa evidenza non trova adeguato riscontro nelle attività delle nostre comunità. Perché, ci chiediamo, le bellezze naturali sono valorizzate in tutto il mondo, visto che significano crescita economica e sviluppo sociale anche nei paesi sottosviluppati, e da noi vengono quasi del tutto ignorate? E perché, parallelamente, tutta la ricchezza proveniente dalle iniziative delle attività associazionistiche della Montagna Pistoiese resta imprigionata in montagna e raramente è nota anche fuori dal ristrettissimo ambito dei nostri territori? Senza entrare in particolari, è per noi assodato che nelle nostre comunità prevalga un atteggiamento di chiusura verso l'esterno. La ricchezza naturale ed umana sono possibilità di valorizzazione del nostro territorio: usufruibile dai turisti, verso i quali sarebbero un sicuro richiamo, e da noi che ci viviamo. E deve essere questo che non viene visto come un fatto positivo. Appare chiaro che ciò che incute nelle comunità della montagna una profonda paura sia la rottura di un equilibrio sociale interno. L'isolamento viene visto, da molti, come un vero e proprio valore. Anche la parola lavoro subisce, come dire, un'amputazione. Lavoro è fabbrica, officina, fatica fisica. Il turismo e le attività che vengono svolte dalle associazioni non vengono ritenute un lavoro, ma una sorta di hobby. E questa concezione è molto particolare, specialmente per quanto riguarda l'attività turistica, in una nazione come l'Italia. Ricordiamo che la bilancia commerciale del nostro paese dipende in maniera irrinunciabile dal Turismo, e che le entrate dello stato e dunque i servizi di cui godiamo sarebbero pura utopia senza l'attività turistica stessa. Non dimentichiamo che la Toscana è una delle mete turistiche più ambite di tutto il mondo e che anche la Montagna Pistoiese è in Toscana. E' il Turismo, la prima industria italiana, non la metallurgia. Forse qualcuno dovrebbe aprire gli occhi, finalmente. La Montagna Pistoiese è un bellissimo territorio posto, oltretutto, ad una sola ora di auto da Firenze, da Bologna, da Lucca, da Pisa, e a una manciata di minuti dalla bella e interessante Pistoia, anch'essa annoverata, giustamente, tra le città d'arte. Il Turismo è un vero lavoro, un'industria che collega a sé tanti mestieri del tutto degni e che traina un indotto vastissimo. Ad esempio quello dei mestieri legati ai prodotti tipici montani come il formaggio, la farina di castagne, i funghi, i mirtilli e i lamponi e non montani, come il vino e l'olio, solo per fare qualche esempio. Produzioni e modi di lavorare che oltretutto coinvolgono in modo profondo la nostra cultura e le nostre tradizioni. Ma il turismo traina anche, e forse soprattutto, il commercio e l'artigianato, le imprese edili ecc.

La Foresta del Teso

La Foresta del Teso è un’ampia area forestale di 2200 ettari circa, presente nel Comune di San Marcello P.se e in piccola parte in quello di Pistoia, sotto la diretta gestione della Comunità Montana Appennino Pistoiese. Essa pervenne allo stato italiano dalle R.R. Possessioni di Toscana, e si estende da una quota di circa 800 metri fino ad un massimo di 1600 metri s.l.m. Al di sopra di questo limite la vegetazione arborea cede il terreno ad una formazione vegetale dominata da erbe e bassi arbusti. La specie dominante nelle foreste è il Faggio, governato a ceduo oppure, come è possibile osservare in località Rombiciaio, ad alto fusto, estremamente piacevole da un punto di vista paesaggistico, e sicuramente importante da un punto di vista ecologico e idrogeologico. Al Faggio è associata una flora arborea particolarmente diversificata che rende il territorio, nel suo insieme, interessante e floristicamente assai ricco. Sopra il limite della vegetazione arborea troviamo straordinarie praterie, che nel loro corteggio floristico presentano analogie con le stesse formazioni alpine. Un gran numero di specie popolano queste aree elevate che sfiorano con il Monte Gennaio - Monte Cornaccio i 2000 metri. Qui lo sguardo può arrivare fino al Mar Tirreno e nei momenti migliori alle Alpi. Non meno interessante è la fauna che caratterizza tali ambienti. Una gran numero di piccoli passeriformi nidificano nella foresta e rapaci quali aquila reale, poiana, gheppio, nibbio bruno, astore, sparviero e lodolaio, utilizzano la foresta e le praterie per la caccia. Varie specie di anfibi sfruttano gli innumerevoli ruscelli e torrenti che solcano l’area, contribuendo notevolmente all’incremento della diversità biologica.

Perchè un Parco e perché Provinciale?

Chiaramente un elemento importante per la valorizzazione di un territorio e per la sua capacità di attrarre anche finanziamenti è legato strettamente alla forma giuridica di gestione adottata. La realizzazione di un Parco determina almeno tre favorevoli condizioni:

1)         identificazione dell’area da un punto di vista geografico. La Montagna Pistoiese è un termine generico, ma un Parco ha dei precisi confini che possono essere spesi in termini di promozione turistica. Per intenderci in modo pratico, creando un Parco l'area sarebbe identificabile in una carta. Ed è una caratteristica, questa, molto importante, molto più di quanto non possa sembrare. Immedesimiamoci in una persona,  turista e non, che non conosca le nostre zone. In che modo possono queste risaltargli all'occhio immediatamente se non attraverso una carta che segnali qualcosa di interessante?

2)         Un Parco fornisce inoltre un elemento identificativo di qualità del territorio e della sua filosofia.

3)         I Parchi sono oggetto di piani di sviluppo e finanziamenti da parte della Comunità Europea.

Che tipo di Parco proponiamo? Per rispondere a tale quesito ci dobbiamo riferire esclusivamente alle disposizioni regionali in materia di aree protette. Questo naturalmente è fondamentale per evitare qualsiasi distorsione o interpretazione soggettiva e strumentale come spesso avviene del concetto di area protetta. La Legge Regionale 11 aprile 1995 n° 49 (Norme sui parchi, le riserve naturali e le aree naturali protette di interesse locale) definisce le seguenti categorie:

PARCO REGIONALE: tale area protetta si realizza su ampi sistemi territoriali che necessitano di una gestione unitaria; la Regione istituisce un Ente di gestione dotato di personalità giuridica.

PARCO PROVINCIALE: tale area presenta una rilevanza provinciale e le funzioni gestionali sono svolte dalla Provincia (nel nostro progetto l'Ente gestore indicato è la Comunità Montana Appennino Pistoiese).

RISERVE NATURALI: queste sono istituite in territori che per la presenza di particolari specie animali o vegetali o di particolari ecosistemi rilevanti devono essere organizzati in modo da conservare l’ambiente nella sua integrità. Sono gestiti dalle Provincie.

AREE NATURALI PROTETTE DI INTERESSE LOCALE: sono aree di modesta superficie che possono essere oggetto di sviluppo ecocompatibile. Sono gestite dai Comuni sui quali insiste l’area oppure da Comunità Montane.

Certamente proprio per l’importanza paesaggistica e naturalistica del territorio considerato la proposta converge verso il Parco Provinciale. Il Parco Provinciale nel sistema legislativo nazionale e secondo la già citata legge 49/95 della Regione Toscana, viene definito attraverso i seguenti criteri: presenta una superficie inferiore rispetto al Parco Regionale e oltre alle necessità di salvaguardia naturalistica e paesaggistica ha, come priorità, il garantire processi di sviluppo economico del territorio compatibili con l’ambiente stesso.

La scelta di un territorio demaniale e la vicinanza con il pSIC del Monte Spigolino - Monte Gennaio

La totalità del territorio di Parco da noi scelto per la presentazione del nostro progetto è posto completamente in area demaniale. Questo per evitare attriti con soggetti privati, incomprensioni e problemi gestionali. Nelle immediate vicinanze al territorio da noi indicato come Parco Provinciale esiste inoltre l'area del pSIC Monte Spigolino – Monte Gennaio, codice Natura2000 IT5130006. Un SIC è un Sito di Importanza Comunitaria. Il "p" indica che tali aree sono quelle proposte all’Unione Europea da vari enti tra cui le Università. Sui SIC si applicano, nell'ambito della rete europea Natura2000, importanti strumenti finanziari veicolati dai programmi LIFE Natura. Tale area riguarda le praterie montane e si trova a contatto con la stessa Foresta del Teso, spingendosi dal Monte Gennaio al Monte Spigolino. L'accenno al SIC citato è importante perché l'esistenza di questi anche nella Montagna Pistoiese è pressochè sconosciuta.

Attività venatoria, raccolta dei frutti del bosco, accesso dei privati nell'area del parco, taglio del bosco.

Come tutti ricorderanno, anche in passato sono stati presentati progetti per istituire dei parchi nella Montagna Pistoiese. Queste proposte suscitarono molte opposizioni, spesso fondate. Questo soprattutto perché, a nostro avviso, tali progetti (in realtà il progetto al quale facciamo riferimento era uno, e non era un vero e proprio progetto, ma una valutazione di massima che di progetto non aveva nulla), che includevano un'area geografica vastissima che comprendeva paesi interi, appezzamenti agricoli e proprietà private, era del tutto confusionario riguardo a molti fondamentali aspetti ecc. Chiaramente la popolazione si allarmò. E non crediamo che le amministrazioni fecero allora molto per chiarire le finalità di quel progetto che in realtà non esisteva. Gli elementi di confusione riguardo a questioni fondamentali come appunto l'accessibilità all'area parco, i modi con i quali condurre l'attività venatoria, la possibilità di raccogliere i frutti di bosco come funghi, mirtilli e lamponi, e le regole riguardanti il taglio del bosco non trovavano in quel progetto nessuna soluzione, ma solo un rimando a future ed incerte regolamentazioni future. In questa parte del progetto, appunto per fare subito chiarezza, vogliamo anticipare alcune domande che sicuramente verranno poste riguardo alla possibilità di istituire un Parco nell'area da noi proposta. Intanto vogliamo però premettere che il nostro obbiettivo è quello di lasciare che la Foresta del Teso resti, come del resto è attualmente, un'area accessibile a tutti, dove sia possibile raccogliere funghi, lamponi e mirtilli, effettuare tagli del bosco a seconda delle regole vigenti ecc. Questo perché, semplicemente, tutte queste attività sono già appunto regolate, e il nostro progetto non mira a modificare detti regolamenti, ma a lasciarli tutti assolutamente invariati, sia per quanto riguarda l'accessibilità dei privati, sia per quanto riguarda l'attività venatoria, sia per quanto riguarda il taglio del bosco, sia per quanto riguarda la raccolta di funghi e dei frutti vari. Vorremmo iniziare a spiegare questo riguardo l'attività venatoria. L'attività venatoria, come tutti sappiamo, è regolamentata dal Piano Faunistico Venatorio che la Provincia redige ogni cinque anni. Il piano attuale, che interessa il periodo di tempo dal 2000 al 2005, è molto chiaro riguardo all'area che a noi interessa. Come tutti sanno, escluso che per gli eventuali abbattimenti controllati, nella Foresta del Teso non si può cacciare. Il problema non è dunque caccia si o no, o parco si o no. Ma caccia e Parco come. Quello che vogliamo dire, è che riguardo la Foresta del Teso, lo scontro tra "ambientalisti" e "cacciatori" è a nostro avviso del tutto fuorviante e di sicuro normalmente strumentalizzato. In realtà, riguardo l'equilibrio numerico di specie animali come cinghiali e ungulati, l'attività venatoria è inoltre praticamente necessaria. E siamo convinti che lasciare inalterate le regole del piano faunistico venatorio, o comunque ad esso rimandare ogni regolamentazione, rispetto a questa zona e a quelle circostanti, sia la soluzione migliore. Questo progetto, del resto, verrà presentato anche alle associazioni venatorie, perché è un progetto che non và contro né l'attività venatoria né chi la pratica. Noi siamo fermamente convinti che si possa addivenire ad una sorta di equilibrio, rispettando appunto il Piano Faunistico Venatorio, tra le esigenze di promozione turistica e del territorio espresse dal Parco, e quella dell'attività venatoria effettuata da chi la pratica. A nostro avviso è il territorio stesso che ci dà la possibilità di trovare un equilibrio dinamico che consenta ad entrambe le dimensioni e collegate attività di esistere. Se si guarda bene, si vede che esistono zone dove si può effettuare l'attività venatoria, e zone dove questa è vietata, come la Foresta del Teso. Come non vedere che è il territorio stesso che ci suggerisce la più semplice delle soluzioni e degli accordi? Un Parco nella Foresta del Teso e il consentire l'attività venatoria dove già questa è consentita. Dove sarebbe il problema? Il problema è nella mente solo di chi lo vuole creare per motivi personali o politici. Chi lavora alla promozione turistica ed economica, del territorio, avrebbe il suo punto di attrazione e di promozione, chi effettua l'attività venatoria vedrebbe non solo inalterati i confini attuali delle aree dove questa si può effettuare, ma a nostro avviso li vedrebbe rinforzati. C'è inoltre da dire che attività venatoria e attività turistica non si sono mai ostacolate a vicenda. Le due attività sono distanti le une dalle altre e non si sovrappongono mai. E questo è un altro indizio del fatto che lo scontro tra presunti ambientalisti e cacciatori è spesso attizzato strumentalmente da chi vi vede un mezzo per raggiungere o mantenere posizioni spesso elettorali o di preminenza e visibilità all'interno di questa o quella associazione, sia venatoria che ambientalista. Un altro aspetto importante è l'accesso alla Foresta del Teso. Come tutti sanno, l'accesso alla foresta è attualmente libero, e noi vogliamo che lo resti, lasciando semplicemente inalterate le regole odierne. Tutti, quando vogliono, possono entrare nella foresta, e nostra intenzione è che la godibilità e fruibilità della foresta resti inalterata, perché i santuari verdi, le foreste trasformate in chiese, non ci interessano. Per quanto riguarda la raccolta dei frutti del bosco e cioè dei funghi, dei mirtilli, dei lamponi ecc., questa è già regolata e la nostra proposta è di non cambiare nulla. Esiste uno specifico Regolamento che si occupa della raccolta dei frutti di bosco, che ha redatto la Comunità Montana, e codesto ci sembra sufficiente. Queste regole sono illustrate in maniera semplicissima in un depliant, che si può avere gratuitamente presso la sede della Comunità Montana Appennino Pistoiese stessa. Per quanto riguarda il taglio del bosco, questo è già ampiamente regolamentato da una legge Regionale. Riteniamo dunque il riferimento a questa Legge parte integrante del nostro progetto. Anche al riguardo del taglio del bosco, dunque, questo progetto non propone nessuna restrizione.

Conclusione sulle regolamentazioni. In conclusione, le leggi riguardanti le regole su accesso alla foresta, sull'attività venatoria, sulla raccolta di funghi e frutti di bosco e sul taglio del bosco esistono già e a quelle rimandiamo. E' chiaro che se le leggi cambiassero, il progetto si adeguerebbe a queste. Una posizione, la nostra chiara, semplice ma molto efficace. Il principio che la sostiene è altrettanto solido: l'attività venatoria, la raccolta dei funghi e dei frutti di bosco, il taglio del bosco, nessuna di queste attività contrasta e impedisce la valorizzazione del territorio, cornice nella quale questo progetto di Parco Provinciale si inserisce. Ed è la valorizzazione del territorio inteso come possibilità di incremento delle possibilità sociali che è il nostro obbiettivo, più che il Parco in se stesso, che è a nostro avviso un ulteriore possibilità di sviluppo delle ricchezze sociali della Montagna Pistoiese. Ma che non deve essere una operazione fine a se stessa, che a noi per primi non interesserebbe.

Il Territorio del Parco Provinciale della Foresta del Teso, le strutture in esso contenute, gli accessi

Il territorio del Parco Provinciale proposto, che è completamente demaniale e all'interno del quale praticamente non esistono insediamenti umani, presenta le seguenti caratteristiche.

Rappresenta circa il 20% del territorio comunale di San Marcello ed una piccolissima porzione del territorio di quello di Pistoia.

E' accessibile dai paesi di Gavinana, Maresca, Pontepetri, Pracchia, Orsigna, che quindi rappresentano le porte della riserva. Ricordiamo che i centri abitati restano fuori dal territorio del Parco.

All’interno del Parco Provinciale qui definito troviamo le seguenti strutture:

1)         Osservatorio Astronomico

2)         Piantinaio del Teso

3)         Complesso della Casetta Pulledrari con rifugio e ristorante

4)         Un rifugio/ristorante attivo, Tana dell'Orso

5)         Due rifugi del CAI, Montanaro e Portafranca

6)         Un campeggio

Che cosa intendiamo per "Parco".

Il Parco non deve essere solo uno strumento per la salvaguardia della natura, perché riteniamo questa già essere in opera, anche se non è mai bene abbassare la guardia, ma vuole essere uno strumento a favore delle attività sociali ed economiche delle popolazioni residenti, oltrechè di coloro che visitano la Montagna Pistoiese. Vediamo il Parco come una dimensione simbolica e promozionale del nostro territorio. Il nostro non è un progetto per naturalisti, ma principalmente un progetto che punta all'arricchimento economico e sociale di chi nei nostri territori abita. Come capirà bene chi legge queste pagine, il nostro è un progetto che non insiste molto sugli eventuali finanziamenti da richiamare tramite il Parco, ma che vuole porre l'accento sulla valorizzazione di ciò che in Montagna Pistoiese già è presente (una vera moltitudine di associazioni, ricchezze naturali e storiche, una forte presenza di imprese e capacità artigiane, commerciali, creditizie ecc.), è venuto alla luce recentemente (vedi la realtà dei Bed & Breakfast, che è una forma di accoglienza turistiche in linea con la modernità), o che aspetta solo di essere valorizzato (le tantissime manifestazioni), o che potrebbe nascere (nuove strutture ricettive, nuove associazioni, nuove manifestazioni, nuove iniziative sociali e culturali).

Il Parco come realtà diffusa sul territorio.

Come "Parco Diffuso" intendiamo tutte quelle dimensione o aree o punti d'interesse che fuori o dentro al Parco possono supportare la valorizzazione e la promozione del territorio della Montagna Pistoiese (anche se non dimentichiamo che il Parco porterebbe con sé la promozione anche degli altri territori della Provincia di Pistoia). Un punto d'interesse può essere una manifestazione, un ristorante, un prodotto tipico, un panorama, l'Osservatorio Astronomico. Ma anche un servizio, come una Banca, un Supermercato, un'attività artigianale. Un punto d'interesse può essere un Museo, un itinerario, una piscina. E' ovvio che nel presente progetto siamo sbilanciati sulle attrattive turistiche, ma dobbiamo metterci le vesti di chi viene a visitare la Montagna Pistoiese: cercheremmo bellezze naturali, ma anche servizi, curiosità storiche, ma anche dove andare a dormire, a mangiare, o a divertirsi. Diciamo che ciò che qui si definisce come Parco Diffuso è l'offerta che il nostro territorio propone ai turisti, ma anche, non dimentichiamolo mai, agli abitanti. Di seguito elenchiamo alcuni di questi punti di interesse, ed iniziative che a noi paiono interessanti. L'elenco che segue non è per fortuna affatto esaustivo di questi punti di interesse, e la sua utilità è soltanto quella di dare una visione, per limiti di spazio, per fortuna solo parziale di ciò che nel Comune di San Marcello P.se e parzialmente nei suoi dintorni è presente. Sempre per limiti di spazio non ci siamo soffermati se non  brevemente sui Comuni limitrofi.

La proposta per istituire nuovi Bed & Breakfast

Il collegamento dei siti internet esistenti e la creazione di nuovi

L'emigrazione e il Centro Olla

Sentieri Acustici

La formazione

L'Ecomuseo della Montagna Pistoiese

Il Museo Archeologico

L'Osservatorio Astronomico

I sentieri

Il Marchio d'Area

La proposta per istituire nuovi Bed & Breakfast.

La situazione dell'accoglienza turistica nella Montagna Pistoiese è molto singolare. Non ci dimentichiamo mai la miriade di associazioni culturali presenti nella montagna e l'altrettanto corposa serie di iniziative, a volte molto importanti, che queste, durante il corso di tutto l'anno, mettono in opera. Basterebbe leggere i quotidiani ogni giorno per rendersi conto della copiosa offerta di questi eventi. Purtroppo, a tanto lavoro non corrisponde assolutamente la possibilità adeguata di accogliere nel territorio visitatori. A chiunque risieda in montagna risalta agli occhi questa situazione: ci sono molte manifestazioni ed eventi, ma per chi vengono fatte? In estate la situazione è addirittura paradossale. Le strutture alberghiere, aperte a volte solo nei due mesi estivi e poco più, ospitano in molti casi prevalentemente persone anziane. Ci sono intere comunità che non possiedono praticamente strutture ricettive, come Pontepetri, Campo Tizzoro, Bardalone. Gli appartamenti privati sono normalmente posti in affitto per il periodo di un mese, e cioè con una modalità a dir poco fuori dal tempo, rispetto alle esigenze del turismo moderno. Per farla breve, l'unico turismo che forse è degno, almeno per i nostri parametri, di chiamarsi tale, e cioè quello che comprende una fascia d'età dai 16 ai 45 anni, nella Montagna Pistoiese praticamente non esiste, e comunque sia non è affatto valorizzato. Innanzi tutto perché non esistono strutture ricettive a sufficienza che lo prevedano e che siano pronte ad accoglierlo. Per questo la nostra Associazione punta alla messa in opera di iniziative di promozione presso la popolazione di tutta la montagna affinchè questa venga a conoscenza della possibilità di aprire dei Bed and Breakfast non professionali, o Letto e Colazione, per dirlo all'italiana. E gli esempi validi ci sarebbero. Il Comune di San Marcello P.se, dal 2002, ha varato un regolamento riguardo a questo tipo di accoglienza. Le strutture attualmente aperte sono 4, ed i risultati, tradotti in numero di presenze, sono stati lusinghieri. A detta dei gestori, moltissime persone sono state rifiutate nei periodi di punta a causa della scarsità dei posti letto a disposizione. Si obbietterà che è un tipo di turismo mordi e fuggi. Si risponde che la mentalità degli appartamenti affittati al mese è perdente e favorisce un turismo di anziani che, con tutto il rispetto per costoro, poco o nulla porta alla montagna, ma che anzi contribuisce ancor più a deprimere la realtà economica della montagna stessa. Come detto, la nostra Associazione prenderà iniziative dirette nel territorio per pubblicizzare presso i privati la possibilità di aprire Bed & Breakfast non professionali, e nel Comune di San Marcello P.se lo ha già fatto tramite dei manifesti e dei volantini, nell'inverno 2006. E intende farlo anche presso quei Comuni che non possiedono un regolamento specifico, anche se ricordiamo che non occorre, per legge, né nessuna domanda né nessun regolamento comunale per aprire un B & B nel territorio della Regione Toscana. E' sufficiente una dichiarazione di inizio attività.

Il collegamento dei siti internet esistenti e la creazione di nuovi.

La tecnologia ha sempre mutato le condizioni di vita degli esseri umani, e questo è stato il destino anche di internet. Questo mezzo ha aperto nuove possibilità ed incredibili scenari, e adesso la possibilità di promuovere un territorio è divenuta improvvisamente facile, poco costosa e, rispetto al passato, possiamo dire gratuita. Sono moltissimi i siti internet esistenti nella montagna pistoiese. Non esiste promozione di un territorio che attualmente non passi attraverso la creazione e la cura di siti internet. Nel territorio i siti internet esistenti gestiti da Pro Loco, associazioni ristoranti ecc. sono moltissimi. Il Comune di San Marcello P.se ha recentemente inaugurato il proprio sito internet. Al suo interno, ci sono pagine dedicate anche alle strutture turistiche ed è stata l'amministrazione stessa a chiedere l'inserimento dei link ai siti delle strutture ricettive e associazionistiche. Ovviamente, diciamo tutti. E' un primo, importantissimo passo. Adesso è indispensabile che sia le strutture ricettive, turistiche ed associazionistiche facciano crescere questa sinergia espandendo il potenziale pubblico di questi siti da quello italiano a quello estero. Le pagine in lingua straniera, inglese e tedesco almeno, sia del sito ufficiale del Comune di San Marcello P.se sia dei siti di associazioni e privati deve diventare un imperativo, se non vogliamo continuare a rimanere indietro di decenni riguardo all'uso del mezzo internet, che è, nella modernità, indispensabile. Ci sembra del tutto ovvio che qualsiasi promozione turistiche del territorio debba passare da una sinergia strettissima tra amministrazione comunale, attività ricettive in senso ampio ed APT. Come si possa solo pronunciare la locuzione "promozione turistica" senza attivare un coordinamento strettissimo e continuativo tra questi soggetti che abbia internet come indispensabile corollario, è un mistero. Vorremmo far notare che in questo argomento il Parco del Teso non c'entra quasi assolutamente niente. Sarebbe forse inutile avere un Parco senza avere strumenti come questi da mettere in campo.

L'emigrazione e il Centro Olla

Se c'è una dimensione che svela la fonte di tanti lati negativi presenti nella vita sociale dei nostri territori è però l'emigrazione. A giudicare da come viene trattata in montagna la storia dell'emigrazione, pare che i più siano soddisfatti che tanti abitanti dei nostri territori, nei decenni, se ne siano andati. Innanzi tutto, l'emigrazione dalla Montagna Pistoiese non è mai finita. Continuamente giovani nati e cresciuti in montagna vanno a lavorare a Pistoia, Firenze, Bologna, Milano, Roma ecc. Il fatto testimonia, almeno a chi non voglia impedirsi di vedere, che le opportunità sociali nella montagna non sono appetibili, alle giovani generazioni. La verità, è che vivere in montagna è molto noioso. Chiunque aspiri ad uno sviluppo culturale, ma anche professionale, non può che andarsene, non c'è, forse a parte rarissimi casi, praticamente scelta. Se l'emigrazione dei nostri padri, nonni ed oltre era un'emigrazione principalmente economica, l'emigrazione attuale è di tipo in parte diverso. A nostro avviso l'aspetto economico non è la molla più importante che fa scattare la decisione di andarsene. La verità è che, a pochi chilometri da qui, anche in una tutto sommato piccola città come Pistoia, la qualità della vita intesa come socialità, possibilità di ritrovarsi, aderire ad iniziative associazionistiche, culturali, avere la possibilità di usufruire di teatri, cinema, di concerti, avere al possibilità di crescita professionale e di mobilità lavorativa è altissima, almeno rispetto a quella che offre la montagna. Come non approvare la voglia, soprattutto di persone giovani, e che spesso hanno studiato, di vivere in un luogo dove si abbia la possibilità di conoscere persone nuove, e dove si abbiano a disposizione anche semplici ritrovi, come locali di vario genere e molte occasioni sociali, culturali, lavorative? Sappiamo invece tutti come si vive in montagna. La depressione culturale è enorme. L'emigrazione attuale dipende a nostro avviso da questo. Per chiudere il discorso sull'emigrazione, almeno quella intesa in senso classico, è sufficiente vedere la situazione del Centro Mario Olla. Il Centro è chiuso, anche se ufficialmente aperto, le documentazioni in esso contenute, pagate con le tasse dei cittadini, sono indisponibili a chi le voglia consultare, a fatica sappiamo da chi questo centro sia gestito. La nostra Associazione si muoverà presso la Comunità Montana per rendere il Centro aperto e fruibile a tutti coloro, privati, associazioni e operatori commerciali vogliano lavorare con la documentazione contenuta nel centro stesso. In questo senso invitiamo il Presidente della Comunità Montana, che si è del resto mostrato pubblicamente interessato riguardo al rilancio del Centro, a far sì che il Centro stesso non resti un santuario chiuso ad uso e consumo di qualche "studioso". La storia della nostra emigrazione deve essere tolta assolutamente dalle mani di personaggi non interessati alla divulgazione del sapere. La nostra Associazione proporrà la riapertura del Centro Olla, al cui interno dovranno lavorare le amministrazioni e le associazioni interessate della montagna Pistoiese ed anche altri soggetti comprese le associazioni di Categorie economiche.

Sentieri Acustici

Tutti noi conosciamo la manifestazione di musica etnica, se così vogliamo chiamarla, Sentieri Acustici, che porta ad Agosto in provincia di Pistoia ed in Montagna Pistoiese una serie di complessi e suonatori veramente da tutto il mondo. Di solito essa si conclude appunto in montagna, e durante i suoi concerti si vedono persone provenienti veramente da ogni parte d'Italia, d'Europa, dall'Africa, dall'Asia. E' una vetrina a nostro avviso eccezionale del nostro territorio, a nostro avviso, di nuovo, poco sfruttata, sulla quale si dovrebbe lavorare moltissimo. Ricordiamo ad esempio gli interessantissimi stages che a corollario di questa manifestazione si svolgono: le associazioni sul territorio dovrebbero trovare un collegamento con l'organizzazione di Sentieri Acustici per radicare corsi di musica e di arte in genere nella montagna appunto lungo tutto l'arco dell'anno. In mancanza di questo, anche Sentieri Acustici, che è veramente una manifestazione bella e ricchissima di spunti, in pratica scivola sulla superficie sociale della montagna: resta una settimana, e poi viene slavata via. La stessa cosa accade ad un'altra manifestazione montanina, Extrad'Arte, che purtroppo, non è mai riuscita a trovare un radicamento vero nel territorio, purtroppo.

La formazione

Siamo convinti che sia il sapere, la vera ricchezza dei nostri tempi.  Siamo inoltre convinti che nella Montagna Pistoiese quella della formazione sia una lacuna spaventosamente grave, indice di una vera e propria barbarie civile. Offrire la possibilità di formazione, in ogni campo, artistico e lavorativo, ai giovani, e ovviamente non solo a loro, è fondamentale. Esiste ed opera anche in Montagna una Associazione che si occupa di formazione culturale e professionale, che dovrebbe essere considerata, soprattutto dalle Amministrazioni montanine, come una grandissima ricchezza e che, come altre realtà, ci sembra che vivacchi e che non riesca molto a prosperare. Citiamo senza nominarla questa associazione, ma diversi soggetti ci risulta che operino in questo campo: una Cooperativa, per fare un esempio, ha organizzato insieme al CESVOT, un paio di anni addietro, un corso lungo mesi per preparare soggetti provenienti dalle associazioni allo studio delle bellezze e delle caratteristiche naturalistiche della montagna. In breve, l'impressione è che queste iniziative rimangano episodiche, con poco respiro, soprattutto con poco appoggio da parte delle amministrazioni, che invece dovrebbero impegnarsi nella creazione di una vera e propria Agenzia Formativa della Montagna Pistoiese, alla quale dovrebbero partecipare anche le Associazioni Culturali e le Associazioni di Categoria.

L'Ecomuseo della Montagna Pistoiese

Brevemente vogliamo ricordare questa realtà della montagna, che comprende ferriere, itinerari del carbone, del ferro ecc., mulini, musei come quello della Gente della Montagna di Rivoreta e quello Archeologico ecc. E' ovvio che una struttura del genere, posta in vari punti sul territorio, è una delle traduzioni pratiche di ciò che intendiamo come "Parco Diffuso". Torniamo a ripetere che la nostra concezione di Parco và ben oltre a quella di sola preservazione della natura. Il Parco vuole essere la conservazione del bellissimo territorio posto al suo interno e di promozione di tutte le ricchezze, quali esse siano, che intorno e dentro al Parco esistono. Il nostro obiettivo, dunque, è di far conoscere la Montagna Pistoiese nei suoi molteplici aspetti. Abbiamo scelto dunque, per mettere in opera nella realtà questo nostro intento, uno stupendo, quello della Foresta del Teso, proponendo che diventi un Parco Provinciale, e vogliamo far sì che le nostre iniziative contribuiscano a far conoscere tutte le ricchezze che dentro e intorno a questo nostro territorio insistono.

Il Museo Archeologico

Su questa struttura, posta a Campo Tizzoro, vorremo dire un attimo due parole. A vivere in montagna sembra quasi che le nostre comunità siano sorte dal nulla, senza una storia. Vorremmo invece che tutti visitassero almeno una volta questo piccolo museo, dove troviamo interessanti reperti, ossa di animali ecc, Ma soprattutto vorremmo che si vedessero alcune punte di lancia ritrovate qui nelle nostre zone, create dalle mani dei nostri avi. Vorremmo che tutti rimanessero colpiti, strabiliati, da questi oggetti finemente scheggiati dai nostri progenitori di migliaia di anni fa, che certo non avevano strumenti di precisione. Ci piacerebbe mettere alla prova un quale scultore contemporaneo, per verificare se sarebbe in grado di ottenere un manufatto così stupendo utilizzando soltanto una pietra. La storia della montagna è antichissima, e sarebbe bene che ce lo ricordassimo noi ma anche tutti coloro che amministrano questi territori come se una storia qui non ci fosse. Segnaliamo qui la quasi sconosciuta pubblicazione Ossi e Sassi, a cura del gruppo che gestisce il Museo.

L'Osservatorio Astronomico

Il nostro territorio ha anche questa attrattiva, per così dire, molto più specialistica. L'Osservatorio Astronomico di Pian dei Termini a Gavinana, è ovviamente uno di quei luoghi deputati a soddisfare le curiosità delle persone qualunque e di quelle più formate degli specialisti. E' uno di quei luoghi che attraggono persone tutto l'anno, sono per così dire "sempre aperti", come il ponte sospeso di Mammiano, o l'interessantissimo Orto Botanico dell'Abetone. Ribadiamo il concetto che il Sistema Parco o Parco Diffuso è fatto di una serie di punti di interesse sparsi per il territorio abili ad accendere dimensioni di interesse che possano coinvolgere visitatori e residenti.

I sentieri

La sentieristica è ovviamente parte fondamentale di un Parco, ma anche di qualsiasi territorio. Di sentieri ce ne sono molti all'interno e all'esterno del perimetro del Parco, ma si può fare di più e di meglio. Sappiamo che l'Associazione Montagna Pistoiese Bike segue questa tematica, con l'obbiettivo di rendere possibile la fruibilità dei sentieri della Foresta del Teso durante tutto l'arco dell'anno tramite una segnaletica fissa. Ricordiamo che la citata Associazione organizza tutti gli anni delle gare sportive nel perimetro della Foresta del Teso, e che quindi ha grande interesse affinchè i sentieri siano in ordine. Questo è un altro esempio di punto di interesse che con il Parco direttamente ha relativamente a che fare, nel senso che le attività di questa Associazione sono iniziate senza la necessità di avere un Parco a disposizione. Ci sembra ovvio rimarcare però che le attività di associazioni come questa potrebbero dare molto al Parco, come già molto danno al territorio, e dalla notorietà di un Parco molto avrebbero da ricevere.

Il Marchio d'Area della Montagna Pistoiese

Proprio recentemente è stato proposta, finalmente, da una Associazione di Categoria la creazione di un Marchio d'Area. L'iniziativa è lodevole, e ci trova fortissimi sostenitori. Ci permettiamo di far notare come il marchio d'Area abbia, con la proposta della creazione di un Parco della Foresta del Teso, un forte punto in comune: il tentativo e la spinta di rendere visibile una parte geografica di un territorio. Il marchio d'Area insisterà, se verrà creato, sul tentativo di rendere visibile il nostro territorio tramite le sue ricchezze, e visto l'argomento in oggetto, le sue capacità produttive ed artigianali. Si tenterà di rendere visibile un territorio tramite le sue professionalità. La stessa cosa che stiamo proponendo noi, in esteso, attraverso l'istituzione di un Parco: esaltare le capacità imprenditoriali, ma anche naturalistiche, associazionistiche ecc. del nostro territorio. Dopo sessanta anni dalla creazione della Repubblica, la Montagna Pistoiese, che tenta di svegliarsi dall'inganno industrialista che l'ha attanagliata come un maligno incantesimo per un secolo, come nella favola, tenta di ritrovare il proprio senso di esistere e il senso di un proprio orgoglio e dunque di mostrarsi all'esterno. Il Marchio d'Area e il Parco della Foresta del Teso fanno parte dello stesso moto di risveglio e di ripresa del senso di esistenza di un territorio popolato da migliaia di anni, e non da quando una qualche industria vi aveva messo piede.

Evitare la creazione di un apposito Ente Parco e favorire la conduzione di questo da parte della Comunità Montana

E' ovvio che si voglia evitare di creare un altro Ente che aggiungerebbe competenze a competenze. Noi proponiamo che l'Ente gestore del Parco sia la Comunità Montana o la Provincia di Pistoia. Soluzione, questa, che riteniamo congrua ai criteri di snellezza che ormai da anni la Pubblica Amministrazione tende a perseguire.

Il collegamento del Parco della Foresta del Teso al Parco delle Tre Limentre e al Parco Regionale del Corno alle Scale

La nostra Associazione presenta questo progetto di Parco ovviamente cosciente dell'esistenza del progetto riguardante l'istituzione del Parco delle Tre Limentre e della presenza del Parco Regionale del Corno alle Scale. Dobbiamo dunque fare uno sforzo e guardare la totalità di queste realtà e di questi progetti. La creazione del Parco della Foresta del Teso e di quello delle Tre Limentre, nella speranza che in quest'ultimo vengano risolti i problemi da più parti sollevati e il collegamento di questi due a quello Regionale del Corno alla Scale formerebbero un'area parco di notevoli dimensioni e di grandissima attrattiva turistica e sociale. Invitiamo i lettori di questa proposta a vedere questa unità territoriale tra Emilia Romagna e Toscana come un'area unita, capace di ridare vita non solo alla Montagna Pistoiese ma all'interno comprensorio dell'Appennino a cavallo tra Bologna e Pistoia.

Il nostro bacino di utenza preferenziale: le nazioni di lingua tedesca

Teniamo sempre in mente la eccezionale posizione della Montagna Pistoiese, posta a pochissima distanza sia da Firenze che da Bologna, dove è per fortuna presente ancora la linea ferroviaria, purtroppo poco o nulla sfruttata. Verremmo qui con far notare che è possibile giungere da tutta l'Austria, dalla Baviera e dalla Svizzera dopo una notte di viaggio a Bologna e raggiungere la Montagna Pistoiese tramite la ferrovia, dove si arriverebbe in mattinata. Il principale bacino di utenza turistica dell'Italia e anche della Provincia di Pistoia sono i paesi di lingua tedesca, dove la Montagna Pistoiese è del tutto sconosciuta. Invitiamo l'Assessorato al Turismo della Provincia di Pistoia, del resto molto attivo nella promozione del territorio, a prendere in seria considerazione la possibilità di effettuare promozioni esclusive in questi paesi.

Conclusioni

Il nostro problema non è la ricchezza naturale e sociale dei nostri territori, il nostro problema vero sono coloro che nei decenni l'hanno tenuta nascosta e che ancora oggi mirano all'isolamento della montagna. Il nostro problema sono coloro che all'inizio di Settembre guardano la piazza priva di vita di uno qualsiasi dei paesi della Montagna Pistoiese e che dicono: "Finalmente, guarda che bellezza, se ne sono andati tutti". Questi sono i mortali nemici di chi in Montagna Pistoiese ci vuole vivere.

BIBLIOGRAFIA DI BASE

- Direttiva comunitaria “Uccelli" (79/409/CEE); Gazzetta ufficiale della Comunità Europea n° 103 del 25 aprile 1979.

- Istituto Geografico De Agostini (ed.) (1987). Grande Atlante d’Italia De Agostini. Istituto Geografico De Agostini, Novara.

- Direttiva comunitaria "Habitat" (92/43/CEE); Testo del regolamento di attuazione in Italia con Decreto Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n° 357.

- Regione Toscana (1995). Legge Regionale N° 49 del 11 aprile 1995. Norme sui parchi, le riserve naturali e le aree naturali protette di interesse locale.

- Regione Toscana (2000). Legge Regionale n.56 del 6 aprile 2000. Norme per la conservazione e la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche; modifiche alla legge regionale 23 gennaio 1998, n.7 modifiche alla legge regionale 11 aprile 1995, n.49. B.U.R.T. n.17 del 17/4/2000.

- Sito web del Ministero dell’Ambiente: http://www.minambiente.it/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Matteoni

Come abitante in via Guido Rossa, traversa di via Erbosa, esprimo il mio parere in merito alle nuove soluzioni della mobilità nella zona.

1)) La mobilità fa parte integrante della Pianificazione urbanistica. A Pistoia, come hanno fatto rilevare innumerevoli volte le principali Associazioni cittadine che si occupano di ambiente ed urbanistica e, finalmente, da pochi giorni, anche dall'Ordine degli Architetti, lo sviluppo urbanistico procede da anni per singole Varianti senza un’idea, un quadro complessivo e coerente di Pianificazione urbanistica, (più di cento varianti negli utlimi anni). Il Piano Strutturale è stato modificato più volte, tanto da essere ormai stravolto. L’ultimo colpo inferto è stato l'Accordo di programma per fare il Nuovo ospedale al Campo di volo che ha scardinato uno dei suoi elementi qualificanti: la “ Cintura Verde” intorno alla città.
2) Ancora una volta i cittadini assistono a decisioni slegate da un quadro complessivo che pare nessuno abbia in mente. Per esempio Pistoia necessiterebbe di un casello autostradale ad est, per eliminare il traffico pesante di attraversamento che la affligge. In attesa della realizzazione dei lavori della Variante di via del Casello, che dovrebbe alleggerire notevolmente il traffico su via Fiorentina, si dovrebbero, al momento, evitare interventi frettolosi ed irreversibili, che possono innescare ulteriore degrado urbano e sociale in una zona già congestionata, con pochissime aree verdi ed aree pubbliche e parcheggi inesistenti.
3) Paradossalmente, si fa rientrare dalla porta ciò che si butta dalla finestra: da una parte si cerca di decongestionare il punto nevralgico del Fagiolo con provvedimenti tipici della viabilità extra-urbana, come l'installazione di barriere spartitraffico, dall'altra si continua ad autorizzare pesantissimi interventi edilizi sulla Fiorentina, via Erbosa e zone limitrofe: il P.I.P. di Bottegone, l'ennesima lottizzazione "Giusti per l'edilizia",( dichiarata addirittura dal Comune "di pubblica utilità" per accelerarne l'attuazione); l'area dell'ex Molino Bini, (che mi fa venire in mente l’Ecomostro di Punta Perotti a Bari…).
3) Pistoia, anche in questa occasione, dimostra di non meritare il titolo di " Città dei bambini": la cossidetta "sperimentazione" del nuovo assetto della viabilità a sud, ha considerato solo l'esigenza di velocizzare il traffico veicolare sulla via Guicciardini: ora attraversare questa strada, a piedi o in bicicletta, è pericoloso per tutti, impossibile per i bambini e gli anziani. I nostri figli non potranno più andare a scuola da soli, con buona pace delle proclamate intenzioni dell’Amministrazione di favorire la mobilità autonoma degli scolari.
4) Pistoia continua a non considerare la mobilità ciclabile e pedonale. La settimana scorsa mio figlio è stato per tre giorni a Prato con il suo gruppo scout: tutti insieme hanno percorso decine di chilometri al sicuro su comode piste ciclabili, da Prato alle colline di Poggio a Caiano e in altre zone della città e dei dintorni. I monconi di piste realizzati a Pistoia ci fanno vergognare di fronte ai nostri cugini pratesi.
6) La qualità della vita a Pistoia sta peggiorando a ritmi impressionanti: tutti i principali indicatori ci collocano in posizioni per lo meno mediocri. Dalla pessima qualità dell'aria e dell'acqua, alla scarsissima dotazione di spazi verdi, di aree pedonali e ciclabili, emerge una città che ha negato e, purtroppo, continua a negare "Lo Sviluppo Sostenibile del territorio". L'ultima "Perla" è la cementificazione del Campo di volo, l'ultima grande area verde prossima alla città, un'area tutelata dal Decreto del Ministero del 7 settembre 2005 che l'ha dichiarata " DI NOTEVOLE INTERESSE PUBBLICO…CHE DEVE MANTENERE LE CARATTERISTICHE DI AREA VERDE DI NOTEVOLE PREGIO NATURALISTICO… ANCORA SALVAGUARDATA DA INSEDIAMENTI, COLLEGA MIRABILMENTE DAL PUNTO DI VISTA AMBIENTALE LA CITTA' DI PISTOIA CON LE COLLINE DEL MONTALBANO, RISULTANDO ESSERE LUOGO DI GRANDE VALORE PAESAGGISTICO ANCHE PER LA SUA CONFORMAZIONE TERRITORIALE". Ma la Sovrintendenza perché non l’ha difesa come sarebbe stato suo compito?
Come cittadini dobbiamo riappropriarci del Bene, del Futuro della nostra Città. Non possiamo rassegnarci a lasciare ai nostri figli una Città, un Quartiere disgregati, privi di identità, semplici luoghi di passaggio e di shopping frettolosi ed ostili agli uomini, specie ai bambini, agli anziani, ai disabili.
Dobbiamo esigere che la Partecipazione dei cittadini alle decisioni dell'Amministrazione comunale sia effettiva e non ridotta a riti assembleari,( giustamente sempre più deserti), tenuti a cose fatte, La Partecipazione, diritto fondamentale dei cittadini riconosciuto da Leggi nazionali e regionali, se sarà tradotto in prassi concreta, in atti amministrativi trasparenti e condivisi, potrà rendere Pistoia più bella e vivibile.
Ing. Franco Matteoni

 

 

 

 

 

 

 

ecosistema

riportiamo l'intervista di Greenreport a Baronti (Legambiente) sulla classifica 2006 in merito alla qualità dell'ecosistema urbano. Lo studio è stato svolto da Legambiente con l’istituto Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore.
Pistoia ne esce malissimo: ultima in Toscana e sotto la media in Italia.

Ecco anche il report dello studio per tutta l'Italia e quello per la Toscana (dai siti di Legambiente)

 

 

 

 

 

 

benewwf

Le trasformazioni che sta subendo Pistoia in questo periodo sono epocali. E lo saranno ancora di più quando verrà costruito il nuovo Ospedale.
Cerchiamo di analizzarne alcune.
La zona sud verrà interessata dal sottopasso della stazione a sancire la quinta porta di ingresso alla città; nelll'area ex-Pallavicini è già visibile il nuovo centro commerciale di imminente apertura (con supermercato, decine di nuovi negozi e relativo parcheggio); sulla Tangenziale Nord si è aperto in questi giorni un infuocato dibattito; presso il nodo del Fagiolo (che verrà totalmente rivoluzionato) è stato di recente costruito un palazzo di sette piani ad uso commerciale nella zona dell'ex-mulino Bini; nuove abitazioni stanno sorgendo anche in Via Roccon Rosso.
Tutto questo senza dimenticare la nuova strada di collegamento nell'area verde di Via Gonfiantini e, ultimo non certo per importanza, lo sconvolgimento del Viale Adua, ai pistoiesi meglio nota come camionabile.
Cercherò adesso di fare esercizio di memoria storica, ritornando ai tempi della mia infanzia , prima adolescenza , ovvero la prima metà degli anni ottanta, paragonandola alla situazione attuale.
Sottolineo questo perchè quella del Viale Adua è proprio la zona dove sono cresciuto e dove giocavo a pallone con gli amici.
Partendo da sud, ovvero dalla COOP, già all'altezza di Via Vivaldi , proprio dietro l'edicola, dove un tempo c'era un piccolo fazzoletto di verde adesso ci sono nuove case , costruite pochi anni fa.
Dove un tempo c'era un bel prato, meta tra l'altro di Luna Park e spettacoli viaggianti, da diversi anni  c'è la sede provinciale dell'INPS.
 Ma questi sono avvenimenti più o meno recenti.
Arrivo dunque all'immediato. Intorno alla Chiesa di San Biagio, sia verso il Viale Adua che verso Via Salvo d'Acquisto sono stati posti in essere nuovi palazzi, che mi permetto di definire alla stregua di un cazzotto in un occhio, visto anche il contesto dove sono andati ad insistere. Ed anche lì se ne sono andati altri due appezzamenti di verde.
Proseguendo verso nord, costeggiando sempre il Viale, arrivo nella zona antistante il Centro Adua ed anche là dove c'era del verde adesso ci sono nuove abitazioni. Senza dimenticare l'altra , sempre di recente costruzione, subito dopo l'ex-palazzo Arlecchino. Ma sono parzialmente confortato : lì almeno non c'era il verde !
E poi il traffico, aumentato a dismisura con le auto poste tra i platani che sono come ultime sentinelle di un tempo che fu.
Ora io non faccio parte di un'associazione integralista che vorrebbe fondare parchi nazionali ovunque, che vorrebbe un mondo primitivo o un'utopia naturalistica che non è pensabile.
Ma mi chiedo : in tutto questo costruire dove sta la controparte verde ?
Mica sto parlando della luna: e le mura verdi ? e l'Arboreto? ed il bosco in città ? E poi ancora , uscendo per un attimo dalla città, il Parco delle Limentre ?
Cosa ci dice il nostro sindaco di quel documento con il quale si è presentato ai cittadini non più tardi di 4 anni fa e che certo non è frutto di ambientalisti talebani ma che faceva del verde un perno della nostra città?
Stanno sorgendo un po' ovunque comitati di cittadini che quasi sempre presentano proteste più che legittime, la città si sta abbastanza indignando.
E poi , dulcis in fundo, dove c'era la più importante zona verde della città, salvaguardata da tutti i piani urbanistici degli ultimi 50 anni, ovvero l'ex-Campo di Volo, ecco la ciliegina sulla torta: il nuovo Ospedale!
Sono francamente molto pessimista sul futuro di questa città.

Marco Beneforti
attivista del WWF di Pistoia.

 

 

 

rotonde

Un nuovo inequivocabile segno di ciò che la maggioranza intende per partecipazione: ieri, 27 novembre 06, il consiglio comunale ha di nuovo esautorato se stesso, i tecnici ed i cittadini da ogni possibile futura interferenza sulla V porta e sulla rotonda via Lucchese – via Gonfiantini.

Queste due opere sono state approvate affidandole ad una unica progettazione pur avendo priorità e funzioni totalmente diverse, la sola cosa che le accomuna, con la decisione del consiglio, è che non sarà nemmeno possibile presentare le osservazioni tecniche ! Altro che partecipazione !!

E i dubbi sono consistenti sulla funzionalità di ambedue ed anche sull’utilità della seconda rotonda. Per la prima addirittura se ne è decisa la realizzazione ancor prima dell’approvazione della variante Pistoia Sud che la comprendeva.

Di nuovo si decidono interventi avulsi da una progettazione complessiva della città e contraddittori: la V porta come si relaziona con la dichiarata volontà di ridurre il traffico in città ? L’enorme flusso di veicoli che comporterà come si distribuirà su via Pacinotti e sulla viabilità contigua (Largo Barriera e rotonda P.ta Lucchese) ? Che impatto acustico e che inquinamento produrrà ? Il traffico lento per l’accesso ai parcheggi sotterranei nell’area ex Breda come si relazionerà con quello veloce di transito ? Siamo sicuri che una rotonda sotterranea, quindi con una scarsa visibilità degli accessi, garantisca standards di sicurezza adeguati ? Ed in fine le 5 (cinque !) rotonde che sono previste in meno di un chilometro tra il nuovo ospedale e l'accesso alla città (area ex Breda) non sono un po' troppe sia per le ambulanze sia per i nervi anche del più paziente dei guidatori ? E per la rotonda di via Gonfiantini come si giustifica la grande rotatoria prevista con il carattere locale della viabilità che dovrà servire ? Non sarà che in qualche cassetto c’è già una inconfessabile ipotesi per un'altra colata di cemento in quell’area o qualche nuovo collegamento viario che vada a 'valorizzare' altre parti della città ?

Si perpetua il vuoto decisionismo di questa amministrazione, che non basa le proprie scelte su inoppugnabili ragioni documentate e discusse, ma su atti d’imperio che tolgono ogni dignità all’organo elettivo (il consiglio comunale) e non permettono ai cittadini di esprimere le proprie perplessità, di comprendere le motivazioni di questi interventi (se ce ne sono) così impattanti e così costosi (12 ml di Euro).

Di nuovo la maggioranza nel consiglio comunale ha palesato la propria totale subordinazione agli ordini di scuderia e la propria incolmabile distanza dai cittadini, oltre ad un senso della democrazia drammaticamente formalista e pericolosamente lontano dal significato di questa parola.

 

 

 

centrocomm

“Se si ripetesse la situazione di Prato dopo l’apertura dei ‘Gigli’ qui andiamo tutti a gambe all’aria”, dicono ora i commercianti in vista dell’apertura della PAM (La Nazione 28 11 06).

Abbiamo da tempo denunciato l’effetto disastroso che la politica di questa amministrazione in merito alla media e grande distribuzione avrà sulla città, ed in particolare sul centro storico. Ora anche i commercianti se ne accorgono. Ma il condizionale “se si ripetesse” è incomprensibile perché si ripeterà senza alcun dubbio. Non esiste caso in cui sia stato aperto un centro commerciale ed il piccolo commercio non ne abbia risentito pesantemente. La PAM inoltre è troppo vicina al centro ed attrarrà non solo chi passa la domenica tra le vetrine ma anche chi fa la spesa tutti i giorni.

I centri commerciali nella maggior parte dei casi, e la PAM non fa eccezione, introducono le reti commerciali nazionali che sottraggono clienti agli esercenti locali. Questo avrà una pesante ripercussione non solo sull’economia del commercio pistoiese ma anche sulla vivibilità di Pistoia perché l’inevitabile chiusura dei negozi di vicinato porterà la città alla morte. I residenti vi torneranno per dormire e per quelle poche manifestazioni che il comune organizzerà per far vedere, demagogicamente, il proprio impegno.

Intanto, grazie all’incapacità del comune di progettare il futuro di questa città, si aprono il centro commerciale e sono previsti diversi supermercati tutti in periferia, così presto Pistoia sarà niente più che la periferia di se stessa ed il centro, nella migliore delle ipotesi, una vuota scenografia. O forse un ghetto abbandonato a se stesso.